Zingari
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Il termine zingari, zigani, zingani o gitani è un termine con cui vengono identificato un insieme di etnie, originariamente e fino a non molto tempo fa nomadi, ed in parte tuttora, ed almeno in parte parlanti lingue di origine indiana. Contrariamente alla credenza comune in gran parte gli zingari non sono (o non sono più) nomadi.
In Italia sono presenti zingari appartenenti ai gruppi etnici Rom, Sinti, Kale, Manouches, Romanichals, Camminanti, Jenisch. Gli zingari, in Europa, vivono oggi per la maggior parte in Romania, ma sono anche piuttosto diffusi nel resto dell'Europa balcanica e centrale, sono in massima parte stanziali ed hanno generalmente la cittadinanza del Paese in cui vivono.
Anche se spesso, soprattutto nei canali mediatici, viene generata una certa confusione, non c'è in realtà alcuna connessione tra il nome "Rom" e il nome dello stato di Romania, il popolo di lingua neolatina dei rumeni o la lingua rumena.
A causa della connotazione negativa che la parola "zingari" ha assunto oggi alcuni ritengono "politicamente scorretto" definirli con questo termine e perciò vengono da alcuni superficialmente o erroneamente anche definiti genericamente "nomadi" (anche se la maggior parte non lo è più), "Rom" (ma non tutti lo sono), "Sinti" (il nome di una delle etnie), oppure in modo piuttosto erroneo anche "rumeni" o "slavi" a causa della cittadinanza di molti di loro, ma ovviamente solo una ristretta minoranza di cittadini rumeni e slavi sono zingari.
Indice |
[modifica] Origine del termine
La parola italiana zingaro, come il francese tsigane e il tedesco Zigeuner, deriva dal greco athinganoi con il significato di "intoccabili", con connotazione, secondo molti, negativa (dato che trattasi dello stesso nome dell'infima "casta-non casta" indiana da cui proverrebbero, in cui oggi sono inseriti, per esempio, i necrofori). Altri ritengono invece che la connotazione del significato fosse positiva, portando a sostegno di ciò un documento del 1387 di Nauplia, in Grecia, dove i veneziani confermarono i privilegi agli zingari già concessi a loro dai bizantini.[1] Privilegi che ritroviamo per questi popoli in diversi documenti per un centinaio di anni in diversi luoghi dell'Europa, come quella, per esempio, del 1423:
| « Noi Sigismundo, per grazia di Dio sempre Augusto Re dei Romani, Re d'Ungheria, di Boemia, di Dalmazia, di Croazia... Per la quale cosa dovunque il detto Ladislao Voivoda e la sua gente giungano nei nostri domini, città e castella, con la presente lettera comandiamo e ordiniamo alle nostre fedeltà che il medesimo L.V. e gli zingari i suoi sudditi, tolto ogni impedimento e difficoltà debbano essere favoriti e protetti e difesi da ogni attacco e offesa. Se poi tra loro stessi sarà sorta qualche zizzania o contesa, allora né voi, né nessun altro di voi, ma lo stesso Ladislao Voivoda, abbia facoltà di giudicare e liberare. » | |
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(da Jean-Paul Clébert, Les Tziganes)
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Intorno al XVI secolo il termine ha assunto quella connotazione negativa che troviamo ancora oggi.
[modifica] Altre denominazioni
La parola gitano, come l'ungherese cigány, l'inglese gypsy, il francese gitan, lo spagnolo gitano, alimentava la leggenda,di una loro provenienza dall'Antico Egitto e il mito degli zingari discendenti dal figlio di Abramo con la schiava Agar, non sapendo che Ismaele nella Bibbia viene considerato "colui che camminava con Dio" (Gen. 21,20).
Piero Colacicchi [2] sostiene che nomade, riferito ai rom, è termine, ottocentesco, usato da Adriano Colocci ( Gli Zingari, storia di un popolo errante, 1889 pag: 162 ) per indicare lo stile di vita di questi che lui riteneva "uomini inferiori", pigro, vagabondo, caratterialmente instabile, in contrapposizione a quello dell'uomo eletto, amante della patria, posato e seguace della morale.
Rom sta ad indicare una precisa etnia di zingari ed è il termine con il quale il non-zingaro, oggi, intende indicare tutti i gruppi di zingari; ma molti di loro stessi, sia Jenisch, Sinti e Rom si ridefiniscono fieramente come «zingari», appropriandosi così di una designazione che era stata loro imposta dall'esterno [3]. A Lamezia Terme In Calabria ci sono persone che si autodefiniscono orgogliosi "zingari veri".[citazione necessaria]
[modifica] Zingari in Europa
| Per approfondire, vedi le voci Rom (popolo), Sinti e Jenisch. |
Gli zingari di origine indiana in Europa sono rappresentati dai gruppi etnici:
- Rom (in Europa centro-orientale sono quasi tutti Rom)
- Sinti (nord Italia)
- Manouches
- Kalé (Rom della Spagna)
- Romnichels del Galles (in via di estinzione)
Popolazioni non-indiane a volte erroneamente accomunate sotto lo stesso termine di "zingari":
[modifica] Storia
Quale sia luogo d'origine del popolo zingaro (se gli zingari provengono da un luogo unico) è una questione a lungo dibattuta. La maggior parte degli studiosi ritene essere una regione situata tra India e Pakistan attuali, da dove verso l'anno mille iniziarono l'esodo fuggendo dalle devastanti invasioni di Mahmud di Ghazni e arrivarono fino al XV secolo in tutta l'Europa: i principali argomento di tale tesi, comunque variamente circostanziata, è la chiara derivazione indiana della loro lingua, il loro aspetto fisico e le documentazioni storiografiche della loro antica presenza in tali territori. Non è tuttavia chiaro se la regione indiana sia stata il luogo di origine primitivo della cultura zingara e non piuttosto una tappa intermedia di una migrazione più complessa, dal momento che tale cultura risulta radicalmente diversa da quelle dell'area indiana: si suppone quindi che debba avere una più antica origine allogena ancora non identificata, portata da un misterioso popolo ivi migrato e successivamente mescolatosi con stirpi locali e indianizzato nel linguaggio.
[modifica] Gitani in Spagna
La prima notizia che si ha degli zingari in Spagna - dove vengono anche chiamati Kalé - risale al 1415, quando attraversarono i Pirenei e si stanziarono nella penisola iberica.
Nel XV secolo vennero espulsi dalla Spagna arabi ed ebrei, tuttavia la persecuzione non si estese agli zingari, che erano cristiani e che non rappresentavano una minaccia per la politica della riconquista, non detenendo alcun potere politico o economico e non essendosi mai schierati a favore degli arabi.
Probabilmente la comunità dei Kalè spagnoli rappresenta uno degli esempi più proficui di convivenza ed integrazione storicamente verificata tra popolazioni europee e zingare, avendo prodotto un sostanziale adattamento culturale della seconda (in questo caso del tutto stanziale) alla realtà sociale ed economica locale senza che si sia verificata completa assimilazione.
[modifica] Religione
Gli zingari normalmente adottano la religione appartenente alle popolazioni non zingare fra cui vivono. Per la stragrande maggioranza sono cristiani, soprattutto cattolici: nel nord Europa sono protestanti, in Serbia, Russia, Romania, Bulgaria, Grecia, etc., ortodossi, mentre in Ungheria, Italia, Spagna, Francia, Polonia, Austria, Croazia, Slovenia, ecc. sono cattolici. Nel complesso sono in gran maggioranza cattolici. Una piccola minoranza sono invece musulmani, in alcune zone della Bosnia, della Macedonia e del Kosovo e nei Paesi islamici, dove però sono raramente presenti.
A proposito della loro fede tradizionale, Leblon afferma[citazione necessaria] che “la fede zingara poggia su una visione mitica di un mondo diviso tra forze oscure e contrarie, benefiche o malefiche, in perpetua lotta di influenza. Le due forze sono impersonate in Dio e nel diavolo. Dio creatore, principio del bene o il diavolo, principio del male. Ambedue potenti e sempre in lotta tra loro. Questi principi non sono astratti ma al contrario materializzati negli elementi della natura...” Al dualismo corrisponde puro-impuro, fortuna-sfortuna, ecc. Per lo zingaro, oltre gli amuleti e le immagini sacre, l’oro è un metallo che ha il potere di proteggere dalle forze oscure. “Dalla contrapposizione dei due mondi (zingaro e non-zingaro) deriva una diversa valutazione: mentre è male... derubare ed ingannare uno zingaro, queste azioni non sono avvertite come colpe se rivolte verso i gagé, poiché lo zingaro reputa il nostro mondo immorale, spinto dall’egoismo e da interessi materiali. Lo zingaro è fondamentalmente religioso, anche se non aderisce con piena consapevolezza a nessuna religione positiva. Tutto ciò che risponde alla volontà divina è principio di amore e di vita. Lo zingaro vede nell’amore la ragione della sua vita, infatti si ritiene del tutto giustificato agli occhi di Dio quando ha assolto il suo impegno verso il prossimo. Va evidenziato che il prossimo, per lo zingaro, è l’uomo del suo stesso sangue, non straniero, il gagé ma questo non vuol dire che non provi sentimento di forte e sincera amicizia per i gagé, l’ospitalità è sempre sacra per gli zingari”.
Ci sono ancora oggi diversi gruppi che definiscono “rom” l’uomo e “romni” la donna. Nell’Antico Testamento troviamo, prima del peccato originale, la denominazione di “ish” per l’uomo e di “issha” per la donna. Questo modo di identificazione equivarrebbe nella nostra lingua a "donno" per l'uomo e "donna" per la donna. La lingua dei Rom indica così una parità dei sessi, un’equivalenza che è anche culturale e sociale, e alimenta la leggenda di essere un popolo senza Peccato Originale e perciò esente dal doversi “guadagnare il pane col sudore della fronte”[citazione necessaria]
[modifica] Struttura sociale
“Gli zingari hanno sempre avuto una netta divisione tra maschio e femmina, ma più come divisione dei compiti, che di potere effettivo, anche se per l’esterno l’uomo rappresenta il capofamiglia. La vita zingara non è scandita da un ritmo temporale. per loro il primo posto nella scala dei valori è la famiglia. ...Nella famiglia... che è sempre spinta all’autonomia, il prestigio viene conquistato dal capofamiglia per quello che realmente fa e non tanto perché riesce ad imporre la propria volontà ad altre persone.” Leonardo Piasere[citazione necessaria]
[modifica] Lingua
La lingua della maggior parte degli zingari è la romanì[citazione necessaria], che ha origine dal sanscrito.
[modifica] Porajmos
| Per approfondire, vedi la voce Porajmos. |
Il regime nazista tentò di porre in atto il genocidio del popolo rom, giustiziando circa 250.000 zingari nei campi di sterminio, una cifra che deve essere raddoppiata considerando i rom uccisi appena catturati oppure morti durante il trasferimento verso i lager.[4] I rom ricordano oggi questa tragedia con il termine romanì Porajmos ("devastazione"), analogo a quello con cui si ricorda il più noto tentativo di sterminio nazista del popolo ebraico, la Shoah ("distruzione") chiamata anche Olocausto.
[modifica] Zingari in Italia
[modifica] Suddivisioni
In Italia gli zingari sono quantificati in circa 160.000, tra rom, sinti, camminanti e rom romeni. Si suddividono in:
- Zingari italiani (con cittadinanza): circa 90.000, di cui:
- 30.000 residenti nel Sud Italia, distinguibili in:
- Rom abruzzesi e molisani: giunti in Italia al seguito dei profughi arbreshe dall’Albania dopo la battaglia di Kosovo Polje nel 1392, parlano romanì oltre ai dialetti locali e praticano l’allevamento e il commercio di cavalli, oltre che, nel caso delle donne, la chiromanzia (romnìa), diversi nuclei sono emigrati in vari centri del Lazio a partire dal '900
- Rom napoletani (napulengre): ben integrati, fino agli anni ’70 si occupavano principalmente della fabbricazione di attrezzi da pesca e di spettacoli ambulanti
- Rom cilentani: comunità di 800 persone residente ad Eboli, con punte di elevata alfabetizzazione
- Rom lucani: uno dei gruppi più integrati
- Rom pugliesi
- Rom calabresi: uno dei gruppi più poveri, con 1550 ancora residenti in abitazioni di fortuna
- Camminanti siciliani:
- Sinti: circa 30.000, residenti principalmente in Nord e Centro Italia e occupati principalmente come giostrai, mestiere che sta scomparendo e che li costringe ultimamente a reinventarsi in nuovi mestieri, da rottamatori a venditori di bonsai. In migliaia hanno abbracciato la Chiesa evangelica.[citazione necessaria]
- Rom harvati: 7.000 persone giunte dalla Jugoslavia settentrionale dopo la seconda guerra mondiale. I khalderasha ne costituiscono un sottogruppo.
- Rom lovari: circa 1.000 persone, si occupano principalmente dell'allevamento di cavalli (la parola viene dall'ungherese ló, che significa appunto cavallo).
- 30.000 residenti nel Sud Italia, distinguibili in:
- Rom balcanici: circa 70.000
- Rom jugoslavi: presenti principalmente in campi del Nord Italia. Meno del 10% dei minori frequenta le scuole pubbliche e bassissimo è il tasso d’impiego degli adulti.
- Khorakhané ("lettori di Corano"): caratterizzati dalla religione musulmana e provenienti da Kosovo e Bosnia-Erzegovina, sono il gruppo più numeroso di Rom stranieri presente nel Bresciano. La migrazione è avvenuta dalla seconda metà del 1991 fino all’estate del 1993, in concomitanza con l’aggravarsi della situazione bellica nella ex Jugoslavia
- Dasikhané: caratterizzati dalla religione ortodossa, provenienti da Romania o Bulgaria.
- Rom romeni: sono il gruppo in maggior crescita; hanno comunità a Milano, Roma, Napoli, Bologna, Bari, Genova, ma si stanno espandendo anche nel resto d’Italia. A seguito dell’ingresso della Romania nell’Unione Europea dal 2007, in qualità di cittadini europei, ci si aspetta l'afflusso di un consistente numero di rom rumeni in Italia e negli altri paesi dell'Europa Occidentale. Solo il 10% dei rom rumeni vive in strutture pubbliche. Tra i minori rom rumeni attualmente in Italia, solo il 3% frequenta regolarmente le scuole.
- Rom jugoslavi: presenti principalmente in campi del Nord Italia. Meno del 10% dei minori frequenta le scuole pubbliche e bassissimo è il tasso d’impiego degli adulti.
A questi si aggiungono i rom clandestini, il cui numero non è stabilito ufficialmente. A Roma la Prefettura riporta la presenza di 12-13.000 rom clandestini a fronte dei 7.000 regolari, residenti in una ventina di campi non autorizzati. La Fondazione per le iniziative e gli studi della multietnicità in Lombardia riporta la presenza di circa 7.000 irregolari a Milano.[citazione necessaria]
[modifica] Situazione demografica
I 160.000 zingari presenti in Italia costituiscono oggi lo 0,3% della popolazione italiana. L'età media è tra 40 e 50 anni.
Per quanto riguarda la distribuzione per fasce d'età:
- il 40% è maggiore di 18 anni
- il 60% è minore di 18 anni, di cui:
- il 23% ha tra i 15 e i 18 anni
- il 47% ha tra i 6 e i 15 anni
- il 30% ha tra 0 e 5 anni
[modifica] Condizioni abitative
Nel decidere la propria collocazione abitativa, gli zingari tendono a preservare l'unità della famiglia estesa (comprendente fino a 60 persone), cercando allo stesso tempo di non mescolarsi con altri gruppi.
La maggior parte degli zingari in Italia è stanziale e vive in case popolari e alloggi costruiti dai comuni o enti pubblici in aree specifiche, oltre che in case di proprietà o in affitto.
Esistono numerosi campi nomadi autorizzati dai comuni, dove le abitazioni sono costituite da container, roulotte, tende e baracche. Le condizioni igieniche e di sicurezza abitativa sono spesso precarie, e non sono rari gli incendi e gli incidenti mortali dovuti all'utilizzo di candele (mancanza di elettricità). Oltre ai campi autorizzati, esistono almeno 500 campi abusivi, abitati principalmente da rom romeni e jugoslavi.[citazione necessaria] Sono stati compiuti alcuni tentativi di creare dei micro-villaggi che permettessero agli zingari di preservare la propria struttura familiare e al tempo stesso innalzare i propri standard abitativi e sociali, con risultati non sempre positivi:
- Area residenziale per famiglie rom del "Guarlone" a Firenze Clicca qui
- un villaggio rom è stato costruito a Cosenza nel 2001, ma l'evasione scolastica resta al 70% e la microcriminalità è dilagante[citazione necessaria]
- un altro villaggio è stato costruito ad Arghillà, quartiere periferico di Reggio Calabria
- nuovi villaggi sono in costruzione a Firenze. A Padova, nel "Villaggio della Speranza", verranno costruite 54 casette con garage e giardino.[citazione necessaria]
[modifica] Note
- ^ Jean-Paul Clébert, 1926, Les Tziganes
- ^ http://www.nonluoghi.info/old/rom41.html
- ^ Schweizerische Eidgenossendschaft, UFC - Ufficio federale della cultura [citazione necessaria]
- ^ La stima di circa 500.000 vittime totali è comunemente accettata dalla maggior parte degli studiosi del fenomeno. Si veda, ad esempio: Comune di Torino, Divisione Servizi Sociali, Settore Stranieri e Nomadi.L'Ufficio Rom, Sinti e Nomadi, pp. 4-5, dal sito web del Comune di Torino. Riportato il 14 febbraio 2007.
[modifica] Bibliografia
- La maschera e il pregiudizio. Storia degli zingari. Melusina, Roma, 1990
- Chi sono gli Zingari? (intervista all'antropologo Leonardo Piasere)
- Nando Sigona (2002) Figli del ghetto. Gli italiani, i campi nomadi e l'invenzione degli zingari, Civezzano, Nonluoghi
- La pentola di rame. Frammenti di vita del mondo dei nomadi. Melusina, Roma, 1993
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
- Relazione del Ministero dell'Interno sugli zingari (rom, sinti e caminanti) in formato pdf
- zingari, rom, sinti
- Rom, Sinti e Camminanti
- OsservAzione - Centro di Ricerca Azione contro la discriminazione di Rom e Sinti
- Trasmissione sulla situazione degli Zingari in Svizzera nell'ultimo secolo
- (EN) Patrin cultura e storia Rom
- Sucar Drom - Associazione Nazionale
- Associazione "Amalipe Romano" - Aderente al Comitato Nazionale Rom e Sinti Insieme


