Olocausto

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Olocausto è una parola derivante dal greco ὁλόκαυστος (olokaustos, "bruciato interamente"), a sua volta composta da ὅλος (holos, "tutto intero") e καίω (kaio, "brucio")[1]. Essa definisce una tipologia di sacrificio, specificatamente della religione greca, ebraica e dei culti dei Cananei[1], nel quale ciò che si sacrifica viene completamente arso. Per estensione, si riferisce anche all'oggetto del sacrificio. Nella Tanakh, יolah è un termine ricorrente[2][3], specialmente in occasione di sacrifici rituali, di animali uccisi e bruciati sull'altare del tempio, tesi a sancire un rinnovo dell'alleanza tra il Dio di Israele e il proprio popolo. Nei culti cananei, tenutisi nello specifico nella valle dell'Hinnom, l'olocausto indica il sacrificio umano al dio Moloch[4].

Dalla seconda metà del XX secolo "l'Olocausto" è divenuto per antonomasia il termine con il quale ci si riferisce al genocidio compiuto dal Terzo Reich e dai suoi alleati a danno degli ebrei (circa sei milioni di vittime).[1]

Talvolta il termine viene riferito per estensione a tutte quelle persone, gruppi etnici e religiosi ritenuti "indesiderabili" dalla dottrina nazista: omosessuali, oppositori politici, Rom, Sinti, zingari, testimoni di Geova, pentecostali, malati di mente, portatori di handicap, prigionieri di guerra sovietici etc.[5]

Indice

Terminologia e definizione

Shoah

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Hester Panim.

Dalla seconda metà del 1900 il termine "olocausto" è stato utilizzato per descrivere l'eccidio a cui gli ebrei hanno dovuto sottostare sotto il periodo nazista, e in seguito, in modo estensivo, anche per indicare massacri o catastrofi su larga scala. A causa del significato religioso del termine, alcuni, ebrei ma non solo, trovano inappropriato l'uso di tale termine[6]: costoro giudicano offensivo paragonare o associare l'uccisione di milioni di ebrei ad una "offerta a Dio".

Popolazione ebraica in Europa nel 1939

Il termine Shoah è stato adottato più recentemente per descrivere la tragedia ebraica di quel periodo storico, anche allo scopo di sottolinearne la specificità rispetto ai molti altri casi di genocidio, di cui purtroppo la storia umana fornisce altri esempi.

Shoah (in lingua ebraica שואה), significa "desolazione, catastrofe, disastro". Questo termine venne usato per la prima volta nel 1940 dalla comunità ebraica in Palestina, in riferimento alla distruzione degli ebrei polacchi[7]. Da allora definisce nella sua interezza il genocidio della popolazione ebraica d'Europa. Ciò spiega come la parola Shoah non sarebbe sinonimo di Olocausto, in quanto la seconda si riferisce allo sterminio compiuto dai tedeschi nei confronti di ebrei, comunisti, Rom, testimoni di Geova, dissidenti tedeschi e pentecostali, mentre la prima definisce solamente il genocidio degli ebrei[senza fonte].

Infine molti Rom usano la parola Porajmos o Porrajmos («grande divoramento»), oppure Samudaripen («genocidio») per descrivere lo sterminio operato dai nazisti.

L'olocausto nazista e altri genocidi

Il termine olocausto viene principalmente utilizzato per indicare lo sterminio sistematico di milioni di ebrei (le stime vanno da 5[8] a 7, con una media accreditata di 6 milioni circa[9][10][11][12]) che vivevano in Europa prima della seconda guerra mondiale. Il numero delle vittime è confermato dalla vasta documentazione lasciata dai nazisti stessi (scritta e fotografica) e dalle testimonianze dirette (di vittime, carnefici e spettatori) e dalle registrazioni statistiche delle varie nazioni occupate.

Prigionieri nelle baracche dei lager[13]

In alcuni ambienti il termine olocausto viene usato per descrivere il genocidio sistematico di altri gruppi che vennero colpiti nelle stesse circostanze dai Nazisti, compresi i gruppi etnici Rom e Sinti (i cosiddetti zingari), comunisti, omosessuali, malati di mente, Pentecostali (classificati come malati di mente), Testimoni di Geova, Sovietici, Polacchi ed altre popolazioni slave (detti nel complesso Untermenschen). Aggiungendo anche questi gruppi il totale di vittime del Nazismo è stimabile tra i dieci e i quattordici milioni di civili, e fino a quattro milioni di prigionieri di guerra. Oggigiorno il termine viene usato anche per descrivere altri tentativi di genocidio, commessi prima e dopo la seconda guerra mondiale, o più in generale, per qualsiasi ingente perdita deliberata di vite umane, come quella che potrebbe risultare da una guerra atomica, da cui l'espressione "olocausto nucleare".

Mentre oggigiorno il termine 'Olocausto' si riferisce solitamente al summenzionato assassinio di ebrei su larga scala, viene a volte usato per riferirsi ad altri casi di genocidio, specialmente quello armeno e quello ellenico che portò all'uccisione di 2,5 milioni di cristiani da parte del governo nazionalista ottomano dei Giovani Turchi tra il 1915 e il 1923. Comunque, il governo turco nega ufficialmente che ci sia mai stato un genocidio, sostenendo che la maggior parte delle morti fu causata da conflitti armati, malattie e carestia, durante le rivolte della prima guerra mondiale; questo nonostante il fatto che molte delle vittime si ebbero in villaggi molto distanti dal campo di battaglia e che ci siano pesanti indizi che vi fosse stato un tentativo di colpire talune comunità non-islamiche (malgrado lo sterminio armeno non abbia coinvolto in quel periodo la comunità armena di Istanbul e le comunità ebraiche turche non abbiano subito particolari vessazioni, in quanto gruppo religioso).

Durante le prime tre settimane dell'invasione della Polonia nel 1939 250.000 furono gli ebrei vittime di pogrom scatenati dai loro concittadini polacchi approfittando del caos generale.[14]

Descrizione

Una donna anziana ed alcuni bambini avviati alle camere a gas ad Auschwitz

Meccanismo del genocidio

Le eliminazioni di massa venivano condotte in modo sistematico: venivano fatte liste dettagliate di vittime presenti, future e potenziali, così come sono state trovate le meticolose registrazioni delle esecuzioni. Oltre a ciò, uno sforzo considerevole fu speso durante il corso dell'olocausto per trovare metodi sempre più efficienti per uccidere persone in massa, ad esempio passando dall'avvelenamento con monossido di carbonio dei campi di sterminio dell'Operazione Reinhard di Bełżec, Sobibór e Treblinka, all'uso dello Zyklon-B di Majdanek e Auschwitz; camere a gas che utilizzavano monossido di carbonio per gli omicidi di massa venivano usati nel campo di sterminio di Chelmno.

In aggiunta alle esecuzioni di massa, i nazisti condussero molti esperimenti medici sui prigionieri, bambini compresi. Uno dei nazisti più noti, il Dottor Josef Mengele, era conosciuto per i suoi esperimenti come "l'angelo della morte" tra gli internati di Auschwitz.

Campi di concentramento e di sterminio

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Lager, Campo di sterminio e Gaswagen.
Il campo di concentramento nazista di Auschwitz

Nella storiografia tedesca - e poi in quella degli altri paesi - si è imposta una suddivisione che considera da una parte i campi di concentramento (Konzentrationslager) adibiti a campi di lavoro (Arbeitslager), campi per donne (Frauenlager), campi per giovani (Jugendkonzentrationslager) e campi di transito (Durchgangslager), e dall'altra i campi di sterminio (Vernichtungslager), il cui scopo principale - se non unico - era quello di sterminare gli internati.

I campi di concentramento per gli "indesiderabili" erano disseminati in tutta l'Europa, con nuovi campi creati vicino ai centri con un'alta densità di popolazione "indesiderata": ebrei, intellighenzia polacca, comunisti e gruppi Rom. La maggior parte dei campi di concentramento era situata nei confini del Reich, ma i campi di sterminio furono invece costruiti principalmente nell'area del Governatorato Generale.

Anche molti prigionieri dei campi di concentramento - benché questi ultimi non fossero stati costruiti col compito precipuo dello sterminio - morirono a causa delle terribili condizioni di vita o a causa di esperimenti condotti su di loro da parte dei medici dei campi.

Alcuni campi, come quello di Auschwitz-Birkenau, combinavano il lavoro schiavistico con lo sterminio sistematico. All'arrivo in questi campi i prigionieri venivano divisi in due gruppi; quelli troppo deboli per lavorare venivano uccisi immediatamente nelle camere a gas (che erano a volte mascherate da docce) e i loro corpi bruciati, mentre gli altri venivano impiegati come schiavi nelle fabbriche situate dentro o attorno al campo. I nazisti costrinsero anche alcuni dei prigionieri a lavorare alla rimozione dei cadaveri e allo sfruttamento dei corpi. I denti d'oro venivano estratti (senza anestesia) e i capelli delle donne (tagliati a zero prima che entrassero nelle camere a gas) venivano riciclati per la produzione industriale di feltro.

Oltre al campo di Auschwitz-Birkenau (in Polonia), attualmente sono considerati campi di sterminio o campi di concentramento e anche di sterminio i campi di Bełżec (Polonia), Sobibór (Polonia), Treblinka (Polonia), Chełmno (Polonia), Majdanek (Polonia) e Maly Trostenets (Bielorussia). In tutti questi campi (salvo Auschwitz e Majdanek) solo un piccolo numero di prigionieri veniva tenuto in vita per svolgere i compiti legati alla gestione dei cadaveri delle persone uccise nelle camere a gas.

Il trasporto dei prigionieri nei campi era spesso svolto utilizzando convogli ferroviari composti da carri bestiame, con un ulteriore elemento di umiliazione e di disagio dei prigionieri.

Storia dell'Olocausto

Distruzione degli ebrei d'Europa

Antisemitismo e leggi razziali

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Politica razziale nella Germania nazista.

L'antisemitismo era comune nell'Europa degli anni venti e trenta (anche se le sue origini risalgono a molti secoli prima). L'antisemitismo di Adolf Hitler venne esposto nel suo libro del 1925, il Mein Kampf, che, inizialmente ignorato, divenne popolare in Germania quando Hitler acquistò potere politico.

Il 1º aprile 1933, poco dopo l'elezione di Hitler al cancellierato, il fanatico antisemita Julius Streicher, con la partecipazione delle Sturmabteilung ed attraverso le colonne della rivista antisemita Der Stürmer da lui diretta, organizzò una giornata di boicottaggio di tutte le attività economiche tedesche gestite da ebrei (l'ultima impresa gestita da ebrei rimasta in Germania venne chiusa il 6 luglio 1939). Nonostante la fredda accoglienza da parte della popolazione tedesca che fece rientrare il boicottaggio dopo solo un giorno, questa politica servì a introdurre una serie di progressivi atti antisemiti che sarebbero poi culminati nella Shoah.

Con una serie di successive leggi le autorità tedesche limitarono sempre più le possibili attività della popolazione ebraica fino a giungere, nel settembre 1935, alla promulgazione delle leggi di Norimberga che, di fatto, esclusero i cittadini di origine ebraica[15] da ogni aspetto della vita sociale tedesca.

Violenze ed emigrazione forzata

L'iniziale politica tedesca di obbligare gli ebrei ad un'emigrazione «forzata» dai territori del Reich raggiunse il suo apice nel corso del pogrom del 9-10 novembre 1938, passato alla storia con il nome di «Notte dei cristalli», quando circa 30.000 ebrei vennero deportati presso i campi di Buchenwald, Dachau e Sachsenhausen ed obbligati ad abbandonare, spogliati di ogni bene, la Germania e l'Austria (annessa nel marzo di quell'anno alla Germania) per poter riottenere la libertà.

Sinagoga di Monaco distrutta durante la Notte dei cristalli.

La violenza incontrollata della Notte dei Cristalli provocò accese polemiche nella dirigenza nazista: Heinrich Himmler, il capo delle SS, riteneva inefficaci queste azioni ed accusò Joseph Goebbels, principale promotore del pogrom, di "sete di potere"; mentre Hermann Göring mostrò preoccupazioni economiche legate ai danni provocati ai beni materiali ed ai risarcimenti delle compagnie assicurative tedesche, e per possibili ripercussioni internazionali. Lo stesso Hitler, che pur aveva approvato il pogrom, intervenne e, di fronte alle numerose reazioni negative, assegnò, tramite Martin Bormann, a Göring l'incarico di trovare una soluzione coordinata della "questione ebraica"[16]. Il 12 novembre 1938 si tenne una riunione generale presso il ministero dell'Aviazione con la presenza di oltre cento funzionari; Göring valutò il problema ebraico principalmente dal punto di vista della convenienza economica, criticò iniziative incontrollate, propose la confisca dei beni e delle attività ebraiche e annunciò la creazione di una "ammenda di riparazione" per i danni del pogrom da far pagare agli ebrei stessi. Goebbels parlò di misure di discriminazione sociale mentre Reinhard Heydrich propose l'obbligatorietà di un distintivo di riconoscimento (proposta rifutata da Hitler)[17]. Il quello stesso giorno Göring promulgò una serie di ordinanze con l'imposizione della multa e l'esclusione degli ebrei dall'economia tedesca a partire dal 1 gennaio 1939[18].

Il 24 gennaio 1939 Goring diede l'incarico a Reinhard Heydrich, capo dell'SD, di trovare "una soluzione al problema ebraico, secondo le circostanze del momento"[19]; la scelta della dirigenza del Reich, dopo le misure di esclusione dalla vita economica e sociale, si basava sull'incremento massimo delle politiche di emigrazione forzata fino a rendere la Germania "libera da ebrei". Il comandante della Gestapo, Heinrich Müller, divenne il responsabile dell'Agenzia centrale per emigrazione ebraica di Berlino, mentre un ruolo fondamentale nel programma di emigrazione forzata venne assunto dal tenente colonnello SS Adolf Eichmann già distintosi in precedenza per i suoi successi[20]. Eichmann, attivo nella sezione II-112 dell'SD e poi responsabile dell'"dipartimento giudaico" delle SS (Judenreferat), esperto di questioni ebraiche, aveva partecipato dal 1937 al programma di emigrazione degli ebrei tedeschi in Palestina (attivato fin dal 1933 con l'Haavara Agreement) e poi nell'ottobre 1938 aveva diretto con successo la sezione emigrazione costituita a Vienna dopo l'Anschluss che aveva forzato la partenza di 50.000 ebrei austriaci in sei mesi[21].

Reinhard Heydrich, responsabile dal 24 gennaio 1939 del programma di emigrazione forzata degli ebrei.

La politica di emigrazione forzata, perseguita dal Terzo Reich fin dal 1933, non ottenne risultati decisivi e si trovò di fronte una serie di difficoltà insormontabili mentre al contrario la popolazione ebrea all'interno dell'area di influenza tedesca, in continua crescita con la politica espansionistica di Hitler, aumentava di numero. Dal 1933 al 1938 erano emigrati circa 150.000 ebrei e nel 1939 l'Ufficio di Eichmann, esercitando forti pressioni, riuscì a far emigrare altre 78.000 persone. Tuttavia il programma di emigrazione in Palestina, favorito da contatti tra sionisti e agenti tedeschi dell'SD, dovette essere sospeso per i dubbi di Hitler di fronte alla prospettiva della rinascita di una nazione ebraica in Terra santa e per il rifiuto britannico di accogliere altri ebrei a causa delle tensioni con gli arabi. Inoltre anche altre nazioni, come la Svizzera e la Svezia, ridussero fortemente l'accoglienza; in Polonia, Romania e Ungheria si stavano sviluppando correnti antisemitiche, la Francia rifiutò di accettare altri ebrei tedeschi, ed anche Stati Uniti e Gran Bretagna inasprirono le leggi sull'immigrazione[22].

Rimasero attive ancora precarie vie di emigrazione ebraica attraverso Lituania, Unione Sovietica, Shangai, Giappone e attraverso Spagna e Portogallo; fino al marzo 1941 altri 13.000 ebrei riuscirono a raggiungere illegalmente la Palestina, attraverso i porti sul Danubio della Romania, mediate accordi tra l'SD e la struttura sionista dell'Aliyah Bet, l'immigrazione illegale organizzata dalle autorità ebraiche in Palestina[23].

Nonostante le crescenti difficoltà, tra il 1933 e il 1939 la popolazione ebrea nel vecchio Reich si ridusse, con l'emigrazione e l'espulsione, da 503.000 a 240.000 persone, mentre anche il numero degli ebrei presenti in Austria (180.000) e in Cecoslovacchia (85.000) diminuì del 50% grazie all'attività dell'ufficio di Eichmann. Quasi la metà dei circa 400.000 profughi ebrei fuggiti dalla Germania o dai territori dominati dai tedeschi si stabilirono nei paesi europei e sarebbero rimasti esposti alla macchina del genocidio attivata dal Terzo Reich negli anni della seconda guerra mondiale[24].

Progetti di deportazione e ghettizzazione

L'inizio della seconda guerra mondiale e l'invasione della Polonia provocarono un radicale cambiamento della "questione ebraica" e l'attivazione da parte del Reich di nuove iniziative sempre più dure; nello spazio di poche settimane la Germania occupò territori in cui vivevano quasi 3 milioni di ebrei, già in precedenza soggetti a forti restrizioni ed esposti a fenomeni di antisemitismo da parte delle autorità polacche[25]. Nei territori della Polonia che la Germania annesse direttamente (il cosiddetto Warthegau) erano presenti 603.000 ebrei, mentre nel costituendo Governatorato Generale vivevano oltre 2 milioni di ebrei[26].

Le prime misure contro questa numerosa popolazione ebraica furono immediate: nel corso dell'operazione Tannenberg sette "gruppi operativi speciali" delle SS (Einsatzgruppen) si incaricarono dell'individuazione e soppressione violenta delle "élite" polacche (potenziali oppositori politici e intellettuali in grado di salvaguardare la cultura polacca) e degli ebrei. In questa fase i polacchi furono particolarmente colpiti e circa 39.000 persone furono uccise sommariamente dai tedeschi, mentre la persecuzione anti-ebraica fu meno sistematica anche se provocò circa 7.000 vittime[27]. Inoltre già alla fine di ottobre 1939 ebbe inizio l'espulsione degli ebrei presenti nei territori annessi al Reich e la loro deportazione nel Governatorato Generale; in un documento del 21 settembre 1939 Reinhard Heydrich, il capo dell'SD e responsabile dell'operazione Tannenberg, delineò le direttive generali della politica antiebraica[28].

Bambino ebreo del ghetto di Varsavia caduto a terra.

Heydrich distinse tra tempi lunghi e tempi brevi, e tra obiettivi immediati e "meta finale" (Endziel); delineò il programma di deportazione degli ebrei, riservò ai comandi subordinati la definizione delle modalità pratiche di attuazione delle misure; identificò il territorio ad est di Cracovia, tra la Vistola e il Bug Occidentale, come una possibile "riserva ebraica" (Judenreservat) in cui evacuare tutti gli ebrei. In una prima fase era però necessario concentrare gli ebrei in pochi centri urbani di raccolta secondo lo schema del ghetto; anche gli ebrei delle campagne dovevano essere trasferiti in questi centri. Questa concentrazione sarebbe stata utile anche per agevolare in futuro l'esecuzione di ulteriori misure antiebraiche[29]. In questo senso lo stesso Heydrich scrisse il 29 settembre 1939 in modo criptico, in una lettera a Kurt Daluege, che "alla fine il problema ebraico" sarebbe stato risolto "in una maniera speciale" (Schliesslich, soll das Judenproblem einer besonderen Regelung unterworfen werden)[30].

Elementi caratterizzanti dei ghetti sarebbero divenuti lo straordinario affollamento, la loro "chiusura", decisa quasi subito, secondo la quale le enclave ebraiche sarebbero state totalmente isolate dal punto di vista sociale, territoriale ed economico dal resto della città, la diffusione di fame, malattia e quindi morte, l'istituzione da parte tedesca di "Consigli ebraici" (Jüdische Altestenräte, conosciuti come Judenräte), una mistificazione di tradizionali organi di autogoverno formati dai maggiorenti ebrei della comunità, incaricati di mantenere i rapporti con i tedeschi, di collaborare e di dare pronta esecuzione alle direttivi delle autorità del Reich[31].

Costruzione del muro nel ghetto di Varsavia, per isolare completamente l'enclave ebraica dal resto della città.

Il primo ghetto ad essere ufficialmente costituito fu quello di Łódź il 10 dicembre 1939, seguirono poi Varsavia (2 ottobre 1940), Cracovia (3 marzo 1941), Lublino (24 marzo 1941), Kielce (marzo 1941), Radom (apriel 1941). La vita degli ebrei in queste aree totalmente isolate e sovraffollate (il ghetto di Varsavia arrivò a contare 400.000 persone e quello di Łódź 200.000), divenne estremamente difficile: la fame e le malattie provocarono tassi di mortalità elevatissimi, si diffuse la microcriminalità, la presenza dei Judenräte e di una polizia ebraica al servizio dei tedeschi divise la comunità e favorì recriminazioni e conflittualità, si moltiplicarono rivalità e scontri. Inoltre gli ebrei dei ghetti vennero sfruttati nel lavoro coatto al servizio dell'apparato produttivo del Reich[32].

Oltre ad organizzare la concentrazione degli ebrei polacchi nei ghetti, Heinrich Himmler, capo delle SS, del RSHA ed incaricato dal 7 ottobre 1939 di dirigere anche il RKFDV (Reichskommissar für die Festigung deutschen Volkstums, "commissariato del Reich per la difesa della razza tedesca"), tentò di iniziare una gigantesca operazione di pulizia etnica, germanizzazione e deportazione, studiata per decimare la popolazione polacca, colonizzare le terre con tedeschi etnici, e soprattutto svuotare la Germania ed i territori recentemente annessi, dagli ebrei ancora presenti (circa 380.000 persone[33])[34]. L'"Ufficio per l'emigrazione ebraica" diretto dal tenente colonnello SS Adolf Eichmann studiò i progetti per la deportazione degli ebrei tedeschi, austriaci e del Protettorato di Boemia e Moravia nel Governatorato Generale, già sovraffollato di ebrei nei ghetti[35].

Le deportazioni ebbero inizio nell'ottobre 1939 ed alcune migliaia di ebrei provenienti da Vienna, Ostrava e Katowice vennero trasferti a Nisko, nei pressi di Lublino, ma il progetto andò rapidamente incontro al fallimento; gravi difficoltà di trasporti, la confusione organizzativa e logistica e le vivaci proteste di Hans Frank, responsabile con pieni poteri nel Governatorato arrestarono molto presto le evacuazioni nella ipotizzata "riserva ebraica". Frank, alle prese con la sua massa di ebrei già presenti e desideroso a sua volta di libersi di loro, rifiutò di accoglierne altri ed intervenne con Hermann Göring che, preoccupato soprattutto per i possibili danni economici provocati dai vasti trasferimenti di popolazione previsti, riuscì a bloccare il progetto[36]. L'11 marzo 1940 Himmler fu costretto ad interrompere la deportazioni e quindi il piano della "riserva ebraica" tra la Vistola ed il Bug in cui concentrare tutti gli ebrei del Reich e dei territori occupati venne abbandonato[37].

Hans Frank, capo plenipotenziario del Governatorato Generale.

La vittoria tedesca sul fronte occidentale dell'estate 1940 sembrò aprire prospettive di potere mondiale per il Terzo Reich ed in questo contesto emersero nuovi progetti territoriali per risolvere il "problema" degli ebrei d'Europa. Fin dal 27 maggio 1940 Himmler aveva inviato un dettagliato memorandum ad Hitler in cui ritornava sui suoi grandiosi progetti di reinsediamento, deportazione e germanizzazione delle terre dell'est e proponeva di evacuare gli ebrei in una non meglio precisata "colonia in Africa o altrove"; il Reichsführer in questo documento riteneva "non da tedeschi" adottare la soluzione "di tipo bolscevico" dello sterminio di massa[38].

Il 3 luglio 1940 il ministero degli Esteri del Reich presentò la sua proposta: il nuovo vice-responsabile agli affari ebraici del ministero, Franz Rademacher (alle dipendenze di Martin Luther), propose in un documento la deportazione di tutti gli ebrei in Madagascar, dove avrebbero vissuto sotto sorveglianza tedesca come garanzia in caso di complicazioni con la comunità ebraica americana[39]. Il "piano Madagascar", che riprendeva vecchie ipotesi di deportazione sull'isola del XIX secolo e degli anni trenta di origine polacca e francese, sembrò realizzabile, in vista della vittoria finale ritenuta imminente sulla Gran Bretagna, e venne divulgato a livello diplomatico[40].

Si discusse di cessione del Madagascar da parte della Francia alla Germania come "mandato" e ci furono colloqui con italiani e rumeni[41]. Adolf Eichmann parlò del trasferimento di 4 milioni di ebrei in un paese non precisato, ed anche Hans Frank parlò il 12 luglio 1940 di intera "tribù ebraica" evacuata in Madagascar[42]. Heydrich convenne sulla necessità di una soluzione territoriale, ed anche Hitler in agosto disse di completa "evacuazione" del popolo ebraico dopo la guerra[43].

Fu in un documento del 4 dicembre 1940, preparato dal tenente colonnello SS Adolf Eichmann per un discorso di Himmler ai Gauleiter, che comparve per la prima volta l'espressione "soluzione finale della questione ebraica" (Endlösung der Judenfrage); si trattava di un consuntivo sul numero degli ebrei che avevano lasciato a quella data il territorio del Reich e del Protettorato (501.711 persone) e sul numero di quelli ancora rimasti (315.642). Riguardo la "soluzione finale", Eichmann la identificava sempre nel trasferimento di circa 5,8 milioni di ebrei "al di fuori dello spazio economico europeo, in un territorio ancora da definire"[44].

Gii sviluppi bellici fecero svanire ben presto questi progetti; la crescente resistenza britannica rese del tutto impraticabile un eventuale trasporto via mare in Madagascar, e già prima dell'invasione dell'Unione Sovietica il piano era ormai stato abbandonato da Hitler che disse a Martin Bormann di aver riflettuto su altre idee "non altrettanto gradevoli". Rademacher nell'ottobre 1941 convenne dell'irrealizzabilità del progetto e scrisse che il Führer aveva deciso di deportare gli ebrei "non in Madagascar ma all'est"[45].

Einsatzgruppen all'est

La fase di pianificazione dell'invasione dell'Unione Sovietica (operazione Barbarossa) fu caratterizzata da una serie di riunioni, direttive e decisioni politico-militari che ebbero conseguenze decisive anche per la popolazione ebraica dell'est. Nei territori sovietici che furono occupati dalla Wehrmacht nei primi mesi dell'invasione risiedevano 4 milioni di ebrei, di cui 2 milioni nei territori polacchi e baltici recentemente annessi dall'URSS; circa 1,5 milioni riuscirono a fuggire abbandonando le proprie case e trasferendosi verso est insieme alle truppe sovietiche in ritirata, ma gli altri, concentrati prevalentemente nelle aree urbane, subirono le micidiali conseguenze dell'arrivo dell'invasore tedesco[46].

Le prime decisioni vennero prese durante due riunioni di Reinhard Heydrich con il generale Eduard Wagner, quartiermastro generale dell'esercito tedesco, e con Hermann Göring il 26 marzo 1941; con Wagner, Heydrich concordò che le SS avrebbero avuto piena autonomia per salvaguardare la sicurezza dietro il fronte combattente nei territori di cui si prevedeva l'occupazione. Nel successivo incontro con Göring invece Heydrich discusse una nuova "soluzione per la questione ebraica"; la proposta verteva sulla deportazione di tutti gli ebrei europei all'est, probabilmente nell'estremo nord sovietico, dove sarebbero stati tenuti sotto sorveglianza[47]. Anche Joseph Goebbels nel suo diario fece riferimento il 20 giugno ad una riunione con Hitler e Hans Frank in cui si era parlato di deportare lontano all'est gli ebrei del Governatorato Generale e scrisse di "disintegrazione graduale delle popolazione ebrea polacca"[48].

Heinrich Himmler durante una visita al campo di concentramento di Dachau.

Dal 12 al 15 giugno Heinrich Himmler riunì nel suo castello in Sassonia a Wewelsburg, oltre ad Heydrich, i principali generali delle SS, Kurt Daluege, Erich von dem Bach-Zelewski, Karl Wolff, Rudolf Brandt, Werner Lorenz, Friedrich Jeckeln e Hans-Adolf Prützmann; illustrò ampiamente le visioni di germanizzazione e rivoluzione razziale e i progetti globali del nazismo. Dopo la conquista dell'URSS tutti gli ebrei del continente sarebbero stati in mano tedesca e sarebbero stati eliminati dall'Europa; gli slavi sarebbero stati decimati, parlò di eliminare 20-30 milioni di persone[49].

Dal punto di vista operativo nell'aprile 1941 furono quindi costituiti, sulla base delle esperienze precedenti in Polonia, quattro gruppi operativi mobili delle SS (Einsatzgruppen) incaricati, formalmente alle dipendenze dell'esercito territoriale ma in realtà a disposizione dell'RSHA, di eliminare qualunque opposizione nei territori occupati, di mantenere l'ordine e di sterminare membri del partito comunista, eventuali partigiani ed ebrei[50]. Inoltre una direttiva di Heydrich del 29 giugno stabilì che, oltre ad eliminare tutti i funzionari ebrei, fossero incoraggiati pogrom antiebraici (definiti selbstbereinigung, "autoepurazione") sfruttando i diffusi sentimenti antisemiti presenti nelle popolazioni e nelle minoranze nazionaliste dei Paesi Baltici, della Bielorussia e dell'Ucraina[51].

A partire dal luglio 1941 si scatenò nelle terre dell'est un'ondata di violenze, di massacri e di stermini di massa: in novembre 1941 Himmler poté comunicare a Hitler che erano già stati eliminati, mediante fucilazioni sommarie ed esplosioni di violenza dei nazionalisti locali, 363.211 ebrei, mentre una statistica interna del 1943 calcolò che ad opera degli Einsatzgruppen erano stati "trasferiti all'est" (eufemismo per "sterminati") 633.300 ebrei[52]. Fin dal 16 luglio 1941 il Führer aveva parlato delle nuove "possibilità" di eliminare tutti i nemici aperte dalle conquiste all'est e dalla lotta "contro i partigiani". Il 15 agosto Himmler si recò a Minsk ed assistette alle esecuzioni di ebrei da parte degli Einsatzgruppen[53].

Otto Ohlendorf, il comandante del Einsatzgruppe D in Ucraina.

Particolarmente micidiale risultò l'operato del Einsatzgruppe A guidato da Franz Stahlecker nei Paesi Baltici; i nazionalisti locali di Lituania e Lettonia scatenarono pogrom sanguinosi, la Wehrmacht collaborò senza difficoltà con le SS per il rastrellamento degli ebrei, esecuzioni di massa pubbliche vennero effettuate a Ljepaja, a Daugavpils, a Riga. In ottobre l'arrivo del generale SS Friedrich Jeckeln, organizzatore degli eccidi in Ucraina, incrementò ancora lo sterminio, la regione baltica divenne il primo territorio europeo dichiarato judenfrei ("libero da ebrei"), entro l'inizio del 1942 erano ormai stati uccisi 229.052 ebrei[54]. Anche gli altri Einsatzgruppen si impegnarono a fondo negli eccidi: a metà ottobre lo Einsatzgruppe B di Otto Rasch riferì l'uccisione di 75.000 ebrei, a novembre lo Einsatzgruppe C, guidato da Arthur Nebe, calcolava 45.467 vittime ed il 12 dicembre Otto Ohlendorf, comandante del Einsatzgruppe D in azione nel settore meridionale del fronte orientale riferì di 54.696 uccisioni[55]. Massacri di massa ebbero luogo il 29 settembre 1941 a Babi Yar, nei pressi di Kiev, dove furono uccisi dai tedeschi 33.700 ebrei[56], ed a Kam'janec'-Podil's'kyj dove il generale Jeckeln organizzò lo sterminio in agosto di oltre 20.000 ebrei[57].

A partire dalla fine dell'anno 1941 i compiti degli Einsatzgruppen vennero progressivamente affidati all'apparato di repressione organizzato dalla nuova amministrazione dei territori occupati dell'est: entro la metà del 1942 165.000 uomini (saliti a 300.000 all'inizio del 1943) della gendarmeria, della polizia SS tedesca e dei reparti ausiliari reclutati sul posto continuarono l'opera di sterminio degli ebrei ancora presenti in Ucraina e Bielorussia. I generalkommissar Wilhelm Kube (Bielorussia) e Erich Koch (Ucraina) diedero il massimo impulso allo sterminio nei loro rispettivi territori; oltre alle fucilazioni si fece ricorso ad autocarri a gas provenienti da Berlino che fornirono un servizio mobile di gassazione. Gli ebrei del ghetto di Minsk vennero sterminati nel corso del 1942. Al momento del ritiro definitivo dei tedeschi (1944) nei vecchi confini del 1941 erano stati uccisi oltre 2 milioni di ebrei presenti nei territori sovietici occupati[58].

La soluzione finale

Il 31 luglio 1941 Hermann Göring inviò una lettera di grande importanza a Reinhard Heydrich, incaricandolo di studiare e risolvere i problemi organizzativi e tecnici relativi alla prevista "soluzione totale" (Gesamtlösung) della questione ebraica nell'area di dominio nazista in Europa. Göring inoltre incaricava Heydrich di presentargli un piano globale riguardo le misure da adottare concretamente per l'attuazione della desiderata "soluzione finale" (Endlösung) del problema ebraico. La missiva in realtà era stata scritta dallo stesso Heydrich e sottoposta all'approvazione di Göring per garantirsi il suo consenso e per affermare burocraticamente l'autorità suprema delle SS di Heinrich Himmler e Heydrich riguardo le competenze sulla gestione del problema ebraico[59].

Reinhard Heydrich, capo dell'SD e responsabile della "soluzione finale".

La disponibilità dei vasti territori orientali occupati rendeva teoricamente possibile progettare il trasferimento degli ebrei in queste regioni; i Gauleiter (in particolare Hans Frank) facevano costantemente pressione per essere liberati dai loro ebrei di cui richiedevano la deportazione all'est; venne anche preso in considerazione il trasferimento degli ebrei tedeschi ancora residenti in Germania (131.800 ebrei nel vecchio Reich, 43.700 in Austria) al fine di rendere il Reich "libero da ebrei" il prima possibile[60].

Nei mesi seguenti tuttavia Hitler sembrò ancora convinto della necessità di attendere la vittoria finale all'est prima di procedere con le deportazioni in massa; il tenente colonnello SS Adolf Eichmann, capo del Zentralstelle für jüdische Auswanderung (Ufficio centrale per l'emigrazione ebraica) ai primi di agosto 1941, durante una conferenza di funzionari, affermò che il Führer aveva respinto la richiesta di Heydrich di iniziare subito la deportazione degli ebrei all'est durante la guerra in corso. Il 18 agosto, durante un colloquio con Joseph Goebbels, Hitler accolse la proposta di contrassegnare con il simbolo identificativo della Stella di Davide con la parola jude gli ebrei del Reich, ma confermò che il trasferimento all'est sarebbe stato attuato quando si sarebbero resi disponibili i mezzi di trasporto, dopo la fine della campagna all'est prevista per il mese di ottobre 1941[61].

Dopo aver appreso che Stalin stava deportando in Siberia i tedeschi del Volga, Hitler decise il 17 settembre 1941 di approvare la proposta di Heydrich di iniziare a deportare all'est gli ebrei tedeschi nonostante le enormi difficoltà logistiche create dalla situazione sul fronte orientale. Nella decisione di Hitler può aver influito anche il suo desiderio di esercitare pressioni sul presidente Roosevelt minacciando la rovina degli ebrei in caso di un suo intervento nella guerra[62]. Heydrich inizialmente decise di trasferire a partire dal 15 ottobre nel ghetto di Łódź 20.000 ebrei delle città tedesche e di Vienna; molti sarebbero morti di fame e di freddo, altri sterminati da gennaio 1942 nel campo di Chełmno. In autunno Himmler decise di organizzare anche i ghetti di Minsk, Kaunas e Riga per accogliere ebrei del Reich e del Protettorato di Boemia e Moravia[63]. La deportazione di 22.000 ebrei tedeschi ebbe inizio l'8 novembre; per fare spazio ai nuovi arrivati dal Reich si procedette all'annientamento delle comunità ebraiche di Riga (30.000 persone), Minsk (20.000) e Kaunas (10.000)[64].

L'andamento delle operazioni all'est fu molto diverso dalle previsioni dei dirigenti tedeschi e dopo il fallimento della battaglia di Mosca, la Wehrmacht fu costretta a combattere durante l'inverno russo una aspra battaglia difensiva. Di conseguenza divenne irrealizzabile un progetto di deportazione di massa nell'estremo nord sovietico[65]. Negli ultimi tre mesi del 1941 Hitler mostrò qualche incertezza sulle decisioni da prendere; secondo lo storico Saul Friedländer la decisione di procedere allo sterminio potrebbe essere stata presa in considerazione dal Führer nel mese di ottobre (come sembra di poter dedurre da alcuni documenti e dalle testimonianze di Eichmann e di Erhard Wetzel, il capo dell'Ufficio del Reich per la politica razziale all'est, Reichsministerium für die besetzten Ostgebiete) e resa definitiva e irreversibile a dicembre dopo l'entrata in guerra degli Stati Uniti e la controffensiva dell'Armata Rossa davanti a Mosca[66].

Sulle motivazioni di questa decisione, presa nel periodo di deterioramento della situazione militare complessiva della Germania, lo storico Enzo Collotti sottolinea che l'accelerazione della "soluzione finale", in apparenza controproducente ai fini dell'utilizzo di forza lavoro coatta per la macchina bellica del Reich, può essere ricondotta alle difficoltà pratiche di mantenimento di milioni di ebrei nei ghetti con conseguenti problemi sanitari, igienici e di sostentamento ed, in modo preminente, a motivazioni ideologiche. La decisione quindi andrebbe ricondotta al fanatismo razziale di Hitler e dei principali dirigenti del Reich, alla necessità di fornire un ammonimento esemplare ad altre popolazioni occupate, e soprattutto alla volontà di esaltare lo spirito di resistenza del popolo tedesco ponendolo di fronte, con la concreta realtà dello sterminio, all'alternativa radicale del suo annientamento o di quello dei suoi nemici mortali[67]. Anche lo storico John Lukacs interpreta la decisione di Hitler di procedere alla "soluzione finale", da questo autore retrodatata al settembre 1941, come un "atto propiziatorio", dimostrando, con l'annientamento del nemico razziale, la sua volontà "fanatica" di combattere fino in fondo, e come un "atto di vendetta" in anticipo nel caso, ritenuto probabile dal Führer già in questa fase della guerra, di una sconfitta della Germania[68].

Altri studiosi dell'Olocausto hanno datato in modo diverso il momento della decisione definitiva di procedere allo sterminio e quindi le motivazioni di Hitler: mentre Lucy Davidowitz e Daniel Goldhagen fanno discendere la concatenazione dei fatti direttamente dalle concezioni ideologico-razziali di Hitler espresse fin dal 1918-1920, Yehuda Bauer sostiene che la decisione fu adottata nel marzo 1941, in connessione con la chiara indicazione del Führer sul carattere di "guerra di annientamento" dell'imminente campagna all'est[69], e Richard Breitman stabilisce il momento al maggio 1941, collocandolo tra gli obietti principali dell'attacco all'URSS. Lo storico tedesco Peter Witte crede di aver individuato il momento della decisione ai giorni 16-17 settembre 1941, in un momento di euforia per il previsto trionfo della guerra orientale; infine Cristopher Browning parla di un Hitler ancora indeciso negli ultimi mesi dell'anno 1941 e propende per una data intorno al 10 ottobre 1941, quando il Führer ritenne di avere la vittoria in pugno[70].

Il 12 dicembre 1941 ebbe luogo un'importante riunione nell'appartamento privato del Führer alla presenza dei Gauleiter[71]. Goebbels, l'unica fonte di questa riunione, riportò nel suo diario i contenuti del discorso di Hitler. Dopo una lunga esortazione alla spietatezza ed alla resistenza nella "lotta per la sopravvivenza" del popolo tedesco, ed un'ottimistica esposizione delle prospettive globali della guerra, il Führer avrebbe affermato esplicitamente che gli ebrei avrebbero dovuto essere spazzati via (reinen Tisch zu machen, "fare piazza pulita"); con riferimento alla sua lugubre "profezia" del 30 gennaio 1939[72] Hitler espresse la sua decisione di annientare gli ebrei. Di ritorno dalla riunione anche Hans Frank riferì queste notizie ai suoi subordinati parlando esplicitamente di eliminazione degli ebrei; riferì inoltre che Hitler aveva parlato di sterminio attivo degli ebrei non solo dell'est ma anche di quelli del Governatorato Generale (calcolati tra i 2,5 e i 3,5 milioni)[73].

Adolf Eichmann, il principale pianificatore della deportazione degli ebrei nei campi di sterminio.

Dopo essere stata inizialmente fissata per il 9 dicembre 1941, il 20 gennaio 1942 si tenne a Berlino la cosiddetta Conferenza di Wannsee; presieduta da Heydrich, vide la partecipazione di quattordici persone tra segretari di stato ed alti funzionari, compreso Eichmann con funzioni di segretario, ed esaminò a fondo i dettagli burocratico-amministrativi del progetto di "soluzione finale della questione ebraica" (Endlösung der Judenfrage). Heydrich illustrò l'incarico ricevuto direttamente da Göring e rivendicò la responsabilità e l'autorità suprema delle SS sul progetto, ottenendo la collaborazione di Josef Buhler (rappresentante di Frank), di Alfred Meyer, rappresentante di Alfred Rosenberg, di Wilhelm Stuckart e Roland Freisler, segretari di stato dei ministeri degli Esteri e della Giustizia[74].

Heydrich riferì che Hitler aveva autorizzato l'evacuazione all'est degli ebrei; inoltre calcolò in circa 11 milioni le persone coinvolte nel progetto di soluzione finale ed elencò dettagliatamente le varie comunità ebraiche europee (comprese quelle di Gran Bretagna, URSS, Svizzera). Con termini eufemistici che tuttavia i partecipanti alla riunione mostrarono di aver compreso, parlò di deportazione, di lavori forzati per i fisicamente idonei, di trasferimento al campo di Theresienstadt di vecchi, invalidi e dei decorati veterani di guerra. La gran massa di ebrei non rientranti in queste categorie sarebbe stata immediatamente sterminata. Durante la discussione venne anche presentato il problema dei sangue misti (Mischlinge) e dei matrimoni misti[75]. Il dottor Buhler, segretario di stato per il Governatorato Generale[76], sollecitò inoltre Heydrich ad avviare subito la soluzione finale nel proprio distretto amministrativo dove erano presenti 2,5 milioni di ebrei. La conferenza di Wannsee terminò con un appello di Heydrich alla collaborazione e con il riconoscimento dell'autorità delle SS di Himmler nell'attuazione del progetto di soluzione finale del problema ebraico[77].

Aktion Reinhardt

Nei mesi successivi alla conferenza di Wannsee si sviluppò in modo sistematico il programma di "soluzione finale" con la combinazione delle vecchie procedure di uccisioni incontrollate nei territori orientali con l'avvio a ritmo serrato della politica di deportazione da tutta Europa degli ebrei nei campi di Auschwitz e Majdanek, trasformati in lager contemporanemente di lavoro e di sterminio, e con la costituzone di una rete di campi segreti nel territorio del Governatorato Generale per lo sterminio diretto e immediato degli ebrei polacchi[78]. In realtà fin dall'autunno 1941 Himmler aveva già incaricato l'ufficiale SS Odilo Globocnik, responsabile a Lublino, di studiare ed organizzare tecnicamente il concentramento e l'annientamento degli ebrei del Governatorato. Globocnik, ufficiale dal passato turbolento e dalle forti motivazioni nazionaliste e razziste, lavorò intensamente durante l'inverno sperimentando tecniche di sterminio e selezionando comandanti e personale per i nuovi campi[79] che, secondo le disposizioni di Himmler, erano svincolati dall'autorità del generale SS Richard Glücks, il responsabile del Inspektion der Konzentrationlager trasformato il 3 marzo 1942 in sezione D del cosiddetto "Ufficio Centrale SS per la amministrazione economica" (SS Wirtschaftverwaltungs-Hauptamt, WVHA) diretto a sua volta dal generale SS Oswald Pohl, che controllava il sistema dei lager, compreso Auschwitz[80].

Odilo Globocnik, il responsabile dei campi di sterminio dell'operazione Reinhard.

Il programma di Globocnik, sviluppato sotto la costante supervisione di Himmler che si incontrò con l'ufficiale SS il 14 marzo 1942, ebbe inizio il 17 marzo 1942 con l'arrivo dei primi treni carichi di ebrei del distretto di Lublino nel campo di sterminio di Bełżec; altri trasporti seguirono provenienti da Leopoli e Cracovia[81]. Altri campi furono organizzati nel Governatorato a Sobibór in aprile e Treblinka (luglio 1942). Il responsabile dei tre campi di sterminio era l'ufficiale SS Christian Wirth (già coinvolto nel programma di eutanasia), mentre principale collaboratore di Globocnik per il piano di annientamento era il maggiore SS Hermann Höfle[82]. Goebbels annotò per la prima volta nel suo diario alla fine di marzo 1942 gli aspetti fondamentali dei programma di sterminio degli ebrei del Governatorato; scrisse di "procedura alquanto barbarica che non andrebbe descritta in ulteriore dettaglio" e di circa il 60% di ebrei da "liquidare" con il 40% utilizzabile per il lavoro[83].

Il 30 aprile il generale SS Pohl, capo del WVHA, presentò a Himmler un importante documento in cui evidenziò l'importanza economica dei campi e dei deportati da utilizzare come forza di lavoro schiavistica in vista di un inevitabile prolungamento della guerra. I deportati dovevano essere sottoposti ad un regime di lavoro "sfibrante" (erschöpfend); il ministro della Giustizia Thierack definì il nuovo sistema Vernichtung durch Arbeit ("sterminio per mezzo del lavoro")[84]. In realtà queste nuove direttive che sembravano porre maggiore enfasi sullo sfruttamento economico dei deportati vennero presto superate da nuove decisioni al massimo livello a favore di un potenziamento delle procedure di annientamento degli ebrei[85].

Secondo lo storico dell'Olocausto Saul Friedländer due avvenimenti possono avere influito sull'accelerazione e sull'ulteriore radicalizzazione del programma di "soluzione finale". Il 18 maggio 1942 il gruppo filocomunista, composto in maggioranza da ebrei tedeschi, "gruppo Herbert Baum" fece esplodere un ordigno incendiario nella sede di un'esposizione antisovietica a Berlino, suscitando grande inquietudine in Hitler e Goebbels; il 27 maggio 1942 un gruppo di agenti speciali cecoslovacchi addestrati dai britannici ferirono a morte Reinhard Heydrich, principale responsabile del progetto di distruzione degli ebrei. Il 3, 4 e 5 giugno ebbe luogo un incontro tra Hitler ed Himmler in cui è possibile che siano stati discussi e decisi i piani di accelerazione massima del programa di sterminio. Himmler ne parlò il 9 giugno ad una riunione di generali SS ed il 19 luglio comunicò al generale SS Friedrich Wilhelm Krüger, diretto superiore di Globocnik, che il "reinsidiamento" dell'intera popolazione ebraica del Governatorato doveva essere completato entro il 31 dicembre 1942[86]. Alla fine del mese di luglio Himmler in una lettera ad un aiutante scrisse esplicitamente che "i territori orientali occupati saranno liberi da ebrei" e che "questo compito molto difficile" gli era stato assegnato direttamente dal Führer[87].

Memoriale a Treblinka; ciascuna pietra sul terreno rappresenta una città la cui popolazione ebraica fu annientata nel campo di sterminio.

Alla metà di giugno 1942 erano già stati uccisi 280.000 ebrei nei campi di sterminio della cosiddetta operazione Reinhard (Aktion Reinhardt[88]), principalmente a Bełżec, Chelmno e Sobibór; a partire da luglio le deportazioni e lo sterminio vennero ancora incrementati, secondo le indicazioni di Himmler, con il potenziamento di Bełżec e l'entrata in funzione anche del campo di Treblinka[89]. Alla fine del 1942 rimanevano in vita nel Governatorato solo 297.000 ebrei su una popolazione iniziale di oltre 2 milioni, ed altri 15.000 nel Protettorato di Boemia e Moravia[90].

L'11 gennaio 1943 Hermann Höfle presentò un rapporto riassuntivo, indirizzato al vice-comandante della polizia di sicurezza del Governatorato (il colonnello SS Franz Heim), dei risultati raggiunti dall'operazione Reinhard: l'ufficiale SS elencò il numero dei cosiddetti "arrivi registrati al 31 gennaio 1942"; in realtà si trattava di un consuntivo degli ebrei uccisi con statistiche separate per i vari campi[91]. Secondo questo documento in quattro campi di sterminio (Bełżec, Treblinka, Sobibór e Majdanek) erano stati uccisi non meno di 1,2 milioni di ebrei attraverso l'utilizzo di camere a gas fisse e mobili[92] che sfruttavano il monossido di carbonio. La maggior parte degli ebrei polacchi era stato ucciso a Bełżec (434.508) e a Treblinka (713.555) che era entrato in funzione il 23 luglio 1942 e dove vennero sterminati, prima sotto la direzione di Irmfried Eberl e poi quella di Franz Stangl, la maggior parte degli ebrei di Varsavia[93].

Nella prima metà del 1943 l'operazione Reinhard continuò con la deportazione a Treblinka degli ultimi ebrei del Governatorato presenti nei ghetti di Varsavia e Białystok; nel corso della cosiddetta Aktion Erntefest (operazione "Festa della mietitura") anche questi ebrei vennero uccisi. Ad agosto ed a ottobre 1943 ebbero luogo una serie di rivolte e di tentativi di fuga dai campi di sterminio da parte dei pochi superstiti ormai coscienti del loro destino ed a questo punto Himmler, essendo rimaste solo poche concentrazioni ebraiche in Polonia a Łódź e nel campo di lavoro di Auschwitz, decise di chiudere l'operazione Reinhard. I campi di sterminio furono rasi al suolo e si cercò di occultare tutte le prove degli eccidi con l'intervento di piccoli reparti scelti di SS nel quadro della Sonderaktion 1005[94].

La macchina dello sterminio

Contemporaneamente all'avvio dell'operazione Reinhard aveva avuto inizio l'ampliamento del campo di concentramento di Auschwitz, situato in una zona di facile accessibilità ferroviaria. La località di Auschwitz era stata proposta a Himmler dal generale SS Richard Glücks il 21 febbraio 1940; si trattava di una cittadina isolata tra le paludi sede in passato di un'unità di cavalleria austriaca. Il 14 giugno 1940 il campo aveva ricevuto i primi prigionieri politici polacchi e nello stesso momento vi era stato stabilito un impianto di carburanti e gomma sintetica della I.G. Farben. Nella primavera 1940 arrivarono ad Auschwitz gli ufficiali SS Josef Kramer e Rudolf Höss che avrebbero assunto un ruolo centrale nel processo di ampliamento e di trasformazione di Auschwitz nel principale campo di lavoro e sterminio della soluzione finale[95].

Rudolf Höss, il comandante del campo di sterminio di Auschwitz.

Sotto la direzione tecnica di Hans Kammler, capo costruzioni dell'organizzazione del generale SS Pohl, si procedette ad un costante ampliamento degli impianti; il numero di internati passò da 30.000 a 80.000, vennero allestiti campi satelliti, tra cui un campo femminile, un campo per famiglie di zingari e un campo per famiglie per ebrei provenienti da Theresienstadt[96], nella vicina Monowitz venne potenziato lo stabilimento della I.G.Farben servito dai deportati abili al lavoro.Dopo che le prime gassazioni avevano avuto luogo nell'obitorio ristrutturato di Auschwitz I, due camere a gas provvisorie furono installate nel nuovo campo di Auschwitz-Birkenau (Bunker I e II). Vennero quindi allestiti i forni crematori I-V a Birkenau e soprattutto, dopo la chiusura della camera a gas di Auschwitz I, vennero messe in funzione nel corso del 1943 le camere a gas I-IV a Birkenau dove vennero uccisi centinaia di migliaia di ebrei europei nel giro di poche settimane[97].

Ad Auschwitz per lo sterminio sistematico vennero studiate nuove «soluzioni» che consentissero di eliminare il maggior numero di soggetti nel modo più rapido ed efficiente. Dopo una serie di prove condotte su prigionieri di guerra sovietici e detenuti politici polacchi nell'agosto 1941, il 3 settembre 1941 venne impiegato per le gassazioni per la prima volta su larga scala, su 650 prigionieri sovietici e 250 internati infermi, il Zyklon B (acido cianidrico)[98]. La sostanza veniva immesso attraverso aperture nel soffitto delle camere, nascoste tra le finte docce: le vittime morivano per asfissia nell'arco di 10-15 minuti.

L'11 giugno 1942 nel corso di una riunione convocata da Adolf Eichmann nella sede di Berlino del RSHA vennero stabiliti i piani dettagliati per le deportazioni nei campi di sterminio all'est degli ebrei da Francia, Olanda e Belgio. Alla presenza dei responsabili delle sezioni ebraiche dell'SD di Parigi, Bruxelles e L'Aia, Eichmann illustrò le richieste di Himmler: il Reichsführer richiedeva la deportazione di uomini e donne di età compresa tra sedici e quarantanni da impiegare come lavoratori schiavi nei lager al posto della popolazione ebraica polacca non più idonea al lavoro da inviare subito allo sterminio. I piani prevedevano la deportazione di 15.000 ebrei dall'Olanda, 10.000 dal Belgio e 100.000 dalla Francia. Difficoltà organizzative permisero la deportazione di soli 40.000 ebrei francesi nel periodo estivo del 1942 e di conseguenza venne incrementato il quantitativo dall'Olanda che salì da 15.000 a 40.000 ebrei[99].

Le deportazioni sistematiche a Auschwitz degli ebrei europei ebbero inizio nel luglio 1942; sulla banchina ferroviaria di Birkenau, in un'atmosfera di smarrimento, violenza e disperazione, le squadre SS procedevano alla selezione degli internati, circa il 25% delle persone di ogni convoglio (quelli ritenuti fisicamente "adatti al lavoro") veniva temporaneamente trasferito, in media per un periodo di circa tre mesi, nei campi di lavoro del lager per essere sfruttati come manodopera schiava in condizioni di vità estreme. Gli altri venivano immediatamente uccisi nelle camere a gas. I sopravvissuti venivano periodicamente selezionati e poi inviati nelle camere di sterminio mentre alcuni venivano utilizzati dai medici e biologi presenti a Auschwitz (tra cui i dottori Mengele, Schumann, Weber, Munch, Wirths, Clausberg e Delmotte) per un'ampia varietà di esperimenti medici[100]. Sonderkommandos (squadre speciali) dirette dalle SS e costituite da ebrei ai quali veniva imposto il compito, si occupava del funzionamento delle camere a gas e dei crematori: taglio dei capelli, estrazione dei cadaveri, recupero dei beni delle vittime, incenerimento dei corpi[101].

L'entrata della linea ferroviaria al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau.

Entro il 1942 vennero deportati e quindi sterminati a Auschwitz oltre 175.000 ebrei, provenienti principalmente dalla Slovacchia (56.691), dalla Francia (41.911) e dai Paesi Bassi (38.571); fin dal 17 luglio Himmler aveva detto al comandante del lager Rudolf Höss che il campo sarebbe stato la destinazione di tutti gli ebrei d'Europa e lo aveva esortato a potenziare gli impianti e intensificare "inflessibilmente" l'attività[102]. Himmler e Hitler vennero costantemente informati sui progressi del sistema di annientamento degli ebrei d'Europa: il 29 dicembre 1942 Himmler presentò un rapporto al Führer con il consuntivo delle uccisioni di ebrei in Ucraina e Russia meridionale; mentre il 23 marzo 1943 il responsabile statistico delle SS Richard Korherr consegnò a Himmler un documento dettagliato con il calcolo aggiornato delle persone sterminate al 31 dicembre 1942 (1.873.539) che venne evidentemente mostrato ad Hitler visto che Himmler lo restituì all'ufficio di Eichmann con la postilla: "Il Führer ha preso nota. Distruggete. H.H."[103].

Il 4 ed il 6 ottobre 1943, nel corso di due discorsi tenuti a Posen ai generali SS ed ai Gauleiter, Heinrich Himmler parlò in modo esplicito dello "sterminio del popolo ebraico", usando toni pacati e confidenziali, offrendo incoraggiamenti e giustificazioni per il "compito che è diventato il più difficile della mia vita"[104]. Il Reichsführer motivò la decisione di uccidere anche donne e bambini parlando di "soluzione chiara" e di "non avere il diritto di uccidere gli uomini e lasciare che i loro figli crescano per poi vendicarsi"; espresse apertamente che si era dovuta prendere la "difficile decisione" di far scomparire dalla terra il popolo ebraico[105]. Con i generali il 4 ottobre presentò lo sterminio come un impegno duro, difficile ma "glorioso" e fondamentale per la sopravvivenza del popolo tedesco, "una pagina di gloria della nostra storia che non è mai stata scritta e mai lo sarà", infine sottolineò la "moralita" degli uomini impegnati nella missione con la frase: "aver superato tutto questo ed essere rimasti persone per bene (a parte le eccezioni dovute alla debolezza umana), questo è ciò che ci ha reso forti". Con queste parole Himmler voleva esaltare l'importanza storica della "missione", da condurre fino alla fine e, non essendo il popolo tedesco ancora maturo per questa, da mantenere segreta[106]

Dopo la quasi completa distruzione delle comunità ebraiche polacca e dei territori orientali e l'inizio delle deportazioni dall'Europa occidentale, a partire dalla metà del 1942 Adolf Eichmann, responsabile dell'Ufficio centrale dell'emigrazione ebraica, si impegnò costantemente per ottenere la consegna degli ebrei presenti nell'Europa sud-orientale. Impegnato in colloqui con i dirigenti locali e supportato dai rappresentanti del ministero degli Esteri e dallo stesso Hitler durante i suoi incontri con i capi di stato stranieri, Eichmann si concentrò soprattutto sulle numerose comunità ebraiche presenti in Romania, Ungheria e Bulgaria[107]. Inizialmente sembrò che Eichmann fosse riuscito a convincere i dirigenti rumeni a consegnare i circa 300.000 ebrei che vivevano nel paese, ma poi l'11 ottobre 1942 il dittatore rumeno Ion Antonescu, sottoposto a pressioni dal nunzio papale, da personalità ebraiche, dal ministro svizzero, rifiutò di collaborare ed ordinò il rinvio delle deportazioni. Anche in Bulgaria le autorità locali fecero opposizione e vennero consegnati solo 11.000 ebrei, provenienti dai territori recentemente annessi, che vennero uccisi a Treblinka[108].

Ebrei ungheresi al loro arrivo ad Auschwitz nel maggio 1944.

La popolazione ebraica ungherese era molto numerosa (800.000 persone) e nel 1942 i diplomatici tedeschi fecero pressione a favore dell'introduzione di leggi antiebraiche e della deportazione all'est. Nonostante alcuni progetti antiebraici dei militari ungheresi, l'ammiraglio Miklós Horthy e il capo del governo Miklós Kállay si opposero a queste iniziative ed anche un intervento diretto di Hitler durante un incontro con Horthy nell'aprile 1943 non ottenne risultati decisivi[109]. Il 19 marzo 1944 la Wehrmacht occupò l'Ungheria e la dirigenza nazista potè quindi imporre un radicale cambiamento della politica ebraica ungherese; Eichmann arrivò subito a Budapest dove diede inizio al rastrellamento degli ebrei; il 14 maggio 1944 ebbero inizio deportazioni a Auschwitz. Le notizie dei trasporti all'est si diffusero a livello internazionale e la dirigenza ungherese fu sottoposta a pressioni da parte americana, svedese e vaticana per fermare le deportazioni; l'8 luglio Horthy decise la sospensione, risparmiando quindi i 250.000 ebrei di Budapest, ma altri 438.000 ebrei ungheresi erano già stati trasferiti dall'organizzazione di Eichmann ad Auschwitz dove circa 394.000 vennero subiti sterminati[110].

Tra maggio e giugno 1944 con l'annientamento degli ebrei ungheresi il campo di Auschwitz, diretto prima da Arthur Liebehenschel e poi da Richard Baer con la supervisione di Rudolf Höss, raggiunse l'apogeo della sua attività di sterminio, le vittime mensili quadruplicarono e la capacità dei nuovi inceneritori venne portata a 132.000 cadaveri al mese[111]. Nel campo di sterminio di Auschwitz vennero deportati come minimo 1.100.000 ebrei, provenienti da Ungheria (438.000), Polonia (300.000), Francia (69.000), Paesi Bassi (60.000), Grecia (55.000), Boemia e Moravia (46.000), Germania e Austria (23.000), Slovacchia (27.000), Belgio (25.000), Jugoslavia (10.000), Italia (7.500), Norvegia (690), zone non precisate (34.000); circa 900.000 morirono nelle camere a gas ed altri 95.000 per le condizioni di vita tra i deportati registrati come lavoratori. Altri 400.207 persone vennero inoltre deportate nel campo come internati-lavoratori registrati. Considerando altri internati passati per Auschwitz e poi tradotti in altri campi (oltre 210.000) e gli 8.000 sopravvissuti, si raggiunge una cifra complessiva di vittime del campo di sterminio di 1.417.595 su un totale di internati di 1.613.455, tra cui 220.000 adolescenti e bambini[112].

Liberazione dei campi e "marce della morte"

L'interruzione del deportazioni dall'Ungheria ed il catastrofico peggioramento della situazione bellica tedesca sui fronti di guerra provocarono un ultimo cambiamento dei piani tedeschi riguardo il problema ebraico: si decise quindi di abbandonare i campi dell'est esposti all'avanzata dell'Armata Rossa e il trasferimento forzato dei detenuti superstiti di nuovo in Germania; i prigionieri malati o non in grado di affrontare il viaggio in carri bestime o a piedi sarebbero stati uccisi[113].

Bambini liberati dall'Armata Rossa.

Fin dal 1943 Himmler aveva incaricato il colonnello SS Paul Blobel di procedere alla sistematica riesumazione dei cadaveri dei deportati per poi bruciare i resti umani; inoltre si procedette alla Sonderaktion 1005 per occultare i segni del genocidio e distruggere i campi di sterminio. Blobel effettuò le esumazioni e gli incenerimenti in Russia, Bielorussia, Ucraina e nei Paesi Baltici poco prima dell'arrivo delle truppe sovietiche; i campi del operazione Reinhard vennero rasi al suolo in tempo mentre non si riuscì ad impedire che il campo di Majdanek (Lublino) cadesse il 23 luglio 1944 ancora intatto in mano dei soldati russi della 2ª Armata corazzata del generale Semën Bogdanov (1° Fronte bielorusso del maresciallo Konstantin Rokossovskij) che quindi poterono trovare le spaventose tracce delle uccisioni[114]. Alla fine del 1944 Himmler ordinò di accelerare la distruzione di Auschwitz ma il programma era ancora in corso quando le truppe dell'Armata Rossa (reparti della 60ª Armata del 1° Fronte ucraino del maresciallo Ivan Konev[115]) liberarono il campo il 27 gennaio 1945, trovando ancora prigionieri malati, edifici, documenti ed enormi quantità di effetti personali delle vittime[116]. Dai documenti dell'Armata Rossa risulta che vennero liberati 2.819 prigionieri e furono trovati 348.820 abiti maschili e 836.255 cappotti e abiti femminili[117],

Nelle ultime settimane della guerra i prigionieri superstiti vennero trasferiti a ovest in campi di detenzione in Germania per evitare che venissero liberati; mentre i deboli e i malati vennero uccisi sommarimente prima dell'evacuazione dei campi, quelli in grado di sopportate il viaggio vennero trasportati in treno a bordo di carri bestime o costretti a estenuanti "marce della morte" attraverso cittadine di campagna fino a nuovi campi sovraffolati dove furono falcidiati dalla fame e dalle malattie. 80.000-100.000 ebrei morirono in quest'ultima fase della guerra, mentre circa 100.000 furono liberati dalle truppe alleate al momento della fine del Terzo Reich[118]. Nella primavera 1945 Himmler aveva intrapreso discreti contatti con personalità di nazioni neutrali per cercare di aprire un dialogo e negoziare la fine della guerra; il 20 aprile 1945 ebbe anche un colloquio con Norbert Masur, un importante ebreo esule tedesco, durante il quale affermò la sua preferenza per le politiche di espulsione che erano però fallite a causa del rifiuto del mondo di accettare gli ebrei, e giustificò il genocidio come misura preventiva contro le masse di ebrei proletari, partigiani e malati. Il Reichsführer definì anche i crematori "misure sanitarie" ed i lager "campi di educazione"[119]. Mentre Himmler intratteneva il suo ospite e consentiva al rilascio di mille donne ebree; i detenuti continuavano a morire negli ultimi campi ancora attivi: in aprile a Ravensbrück, prima della liberazione da parte dei sovietici, furono gassati 2000 ebrei tra cui donne incinte e neonati; a Buchenwald. durante l'ultima marcia della morte verso Dachau, persero la vita tra i 13.000 e i 15.000 ebrei[120].

La sorte degli ebrei italiani

L'occupazione tedesca dell'Italia ebbe conseguenze decisive anche per la sorte dei circa 44.000 ebrei presenti; Adolf Eichmann e Heinrich Müller previdero di potere estendere rapidamente le misure di deportazione all'est anche a questa comunità ebraica. Nonostante alcune momentanee difficoltà frapposte dal consigliere d'ambasciata Moellhausen, dal generale Stahel e dal feldmaresciallo Albert Kesselring, il 16 ottobre 1943 il colonnello delle SS Herbert Kappler e il capitano delle SS Dannecker (dell'ufficio di Eichmann) eseguirono il rastrellamento del ghetto di Roma ed arrestarono 1259 persone. La situazione ebbe una svolta nel mese di novembre 1943 quando il governo fascista repubblicano decise di aderire alla campagna antiebraica: il 30 novembre il ministro Guido Buffarini-Guidi ordinò l'internamento in campi di concentramento predisposti di tutti gli ebrei in Italia; la misura, diretta dalle prefetture con la partecipazione di reparti speciali fascisti tra cui la Muti, gli Uffici politici investigativi ed il gruppo Koch, rappresentò la premessa organizzativa per la successiva deportazione all'est[121].

L'internamento procedette nei mesi seguenti e subito gli organi di polizia tedeschi, guidati dal tenente colonnello delle SS Bosshammer, richiesero la consegna degli ebrei per la deportazione. Nel corso della primavera 1944 gli organi di polizia e delle SS tedesche presero possesso dei campi di raccolta, tra cui il 15 marzo 1944 il campo centrale di Fossoli; circa 8000 ebrei italiani vennero trasportati a Auschwitz e Bergen-Belsen dove morirono tutti tranne 820 sopravvissuti[122]. Inoltre dopo la costituzione Operationszone Adriatisches Küstenland, Odilo Globocnik era diventato comandante delle SS e dela Polizia nella zona d'operazioni adriatica ed aveva attivato, in collaborazione anche con Christian Wirth (che venne ucciso da partigiani jugoslavi nel 1944), un campo di sterminio alla Risiera di San Sabba dove vennero uccisi alcune migliaia di persone tra partigiani, oppositori politici ed ebrei.

Le vittime

Corpi rinvenuti a Buchenwald

I calcoli delle vittime durante il genocidio degli ebrei d'Europa sono ancora oggi oggetto di dibattito nelle fonti; Adolf Eichmann, principale organizzatore della deportazione per lo sterminio, avrebbe indicato, secondo due deposizioni di membri delle SS al processo di Norimberga, una cifra oscillante tra i cinque ed i sei milioni di ebrei uccisi; durante il processo si stabilì in via ufficiale il numero di 5.700.000 morti, numero che concorda con i dati del Consiglio Mondiale Ebraico. Lo storico Gerard Reitlinger ha calcolato invece una cifra tra i 4.194.200 e i 4.581.200[123]. Raul Hilberg presenta la cifra di 5,1 milioni di vittime; Saul Friedländer scrive di 5-6 milioni di vittime ebree, di cui quasi 1,5 milioni avevano meno di quattordici anni[124].

La fase del vero e proprio sterminio ebbe inizio nel 1941, quando vennero uccisi 1,1 milioni di ebrei prevalentemente all'est dagli Einsatzkommandos (una cifra dieci volte più alta di quella del 1940), mentre l'anno con il maggior numero di morti fu il 1942, il periodo dell'operazione Reinhard, con 2,7 milioni di ebrei uccisi. Il numero delle vittime discese invece nel 1943, con 500.000 morti, e nel 1944, con 600.000 ebrei sterminati, principalmente ad Auschwitz[125].

Le condizioni di abbrutimento e annichilimento della persona nei campi del genocidio sono state illustrate con grande efficacia da numerosi scrittori e diaristi; tra le opere più significative è Se questo è un uomo, capolavoro dello scrittore italiano Primo Levi, deportato ad Auschwitz e miracolosamente sopravvissuto alla prigionia nel campo di sterminio fino alla liberazione ad opera dei soldati sovietici.

Il segreto sullo sterminio e la diffusione di notizie

La macchina dello sterminio venne costantemente mantenuta nella massima segretezza; nessuna indicazione veniva fornita sulla destinazione dei lunghi convogli ferroviari che da tutta Europa trasferivano gli ebrei, per tranquillizzare le vittime si diffondevano voci su nuovi insediamenti confortevoli creati appositamente per i deportati, ai reparti tedeschi incaricati dell'annientamento nei campi vennero fornite notizie sul rischio di contagio proveniente da ebrei infetti da malattie epidemiche o sulla minaccia di una loro resistenza armata. Apparentemente l'apparato nazista ritenne anche i suoi esecutori non in grado di sostenere il peso delle loro azioni diretta conseguenza dell'aberrante ideologia[126]. Nel gergo burocratico dell'organizzazione SS preposta allo sterminio si usarono sempre espressioni eufemistiche ed edulcorate per indicare il genocidio, come: Auswanderung (emigrazione), Sonderbehandlung (trattamento speciale), Säuberung (bonifica), Wohnsitzverlegung (trasferimento di residenza), natürliche Verminderung (decremento naturale)[127].

Quindi la portata dei tragici avvenimenti accaduti nelle zone controllate dai nazisti non si conobbe esattamente fino a dopo la fine della guerra. Numerose voci e testimonianze di rifugiati diedero comunque qualche informazione sul fatto che gli ebrei venivano uccisi in grande numero. Nell'agosto 1942 Gerhart Riegner, direttore dell'ufficio in Svizzera del World Jewish Congress, ebbe informazioni a Ginevra, tramite l'addetto stampa Benjamin Sagalowitz a sua volta in contatto con un uomo d'affari ebreo che aveva ricevuto notizie da Eduard Schulte[128], un uomo d'affari tedesco legato a Fritz Bracht, il Gauleiter dell'Alta Slesia che aveva visitato Auschwitz ed era al corrente degli avvenimenti. Grazie alle informazioni di Schulte, Riegner potè inviare un telegramma da Ginevra ad importanti personalità ebraiche americane in cui scriveva di "allarmanti notizie" provenienti dal quartier generale di Hitler, di "sterminio in un colpo solo" di 3,5-4 milioni di ebrei nei paesi controllati dalla Germania, e che, sulle modalità di esecuzione, si era parlato di "acido prussico"[129].

Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna mostrarono scetticismo di fronte a queste notizie provenienti dalla Svizzera; il cablogramma fu fermato a Washington, ma fu trasmesso dalla sede britannica di Londra del World Jewish Congress a Stephen Wise, il rappresentante del congresso ebraico negli Stati uniti. Tuttavia il sottosegretario di Stato Sumner Welles riuscì a bloccarne la divulgazione pubblica da parte di Wise, in attesa di conferme da fonti indipendenti[130].

Nel novembre 1944 il giurista e ricercatore polacco Raphael Lemkin nel suo lavoro Axis Rule in Occupied Europe: Laws of Occupation - Analysis of Government - Proposals for Redres riportava le uccisioni di massa naziste fatte contro le popolazioni polacche, russe , indicando fra liquidati nel ghetto e morti in luoghi sconosciuti, dopo deportazioni ferroviarie, la cifra di 1.702.500 uccisi, secondo un dato fornito dallo "Institute of Jewish Affairs of the American Jewish Congress in New York"[131].

Si tennero anche delle manifestazioni come, ad esempio, quella tenuta il 29 ottobre 1942 nel Regno Unito; molti esponenti del clero e figure politiche tennero un incontro pubblico per mostrare il loro sdegno nei confronti della persecuzione degli ebrei da parte dei tedeschi.

Il segreto di Adolf Hitler

Adolf Hitler non diramò alcuna direttiva scritta per l'attuazione del genocidio; il 26 maggio 1944 durante un discorso ad ufficiali parlò di "dovere eliminare (entfernen) gli ebrei", ma la "soluzione finale" rimase un segreto di stato, un "capolavoro di occultamento" (secondo le parole del generale Alfred Jodl al Processo di Norimberga). Hitler decretò che "la Cancelleria del Führer non deve in nessuna circostanza risultare parte attiva in questa materia", mentre l'11 luglio 1943 Martin Bormann ricevette una direttiva confidenziale dalla Cancelleria che imponeva di non usare le espressioni "soluzione finale" o "trattamento speciale" ma solo di "ebrei mandati a lavorare" all'est. Hitler quindi continuò a parlare negli incontri con visitatori stranieri o persone a lui vicine di deportazione e lavori forzati, insistette sulla necessità di trattare il "problema ebraico" in modo "freddo, scientifico" e si mostrò sempre riluttante ad apprendere particolari ed a leggere descrizioni o rendiconti degli eventi in corso all'est[132].

Hitler mantenne sempre uno stretto riserbo sugli avvenimenti, sia nei discorsi pubblici, sia nelle conversazioni conviviali a tavola, sia nei colloqui con suoi collaboratori. Non risultano testimonianze sulle sue reazioni, i suoi commenti o le sue valutazioni riguardo lo sterminio. Sulle motivazioni di questo silenzio su un evento cruciale, lo storico tedesco Joachim Fest ha proposto alcune interpretazioni fondate sulla "mania di segretezza" del Führer, su un residuo moralismo borghese, sull'intenzione di mantenere questi terribili avvenimenti "in una sfera astratta", infine sul timore di manifestare in modo troppo esteriore il proprio odio verso gli ebrei[133].

Altri programmi di annientamento

Omosessuali

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Storia degli omosessuali nella Germania nazista e durante l'Olocausto e Paragrafo 175.

Gli omosessuali erano un altro dei gruppi presi di mira durante l'olocausto. Ad ogni modo il partito nazista non fece mai nessun tentativo di sterminare tutti gli omosessuali; in base alle prime leggi naziste, essere omosessuali in sé non era un motivo sufficiente per l'arresto, occorreva avere compiuto qualche atto omosessuale, punibile in base al paragrafo 175. Dopo la fine delle SA e il trionfo delle SS, però, la persecuzione si aggravò, anche se rimase sempre limitata ai gay tedeschi, ariani. Erano questi che rifiutando di unirsi alle donne intralciavano la crescita della "razza ariana". I nazisti si disinteressarono in genere degli omosessuali maschi di altri popoli considerati inferiori, per concentrarsi e tentare di "curare" i maschi gay tedeschi.

Alcuni membri eminenti dei vertici nazisti, come Ernst Röhm, erano conosciuti dai loro stessi compagni di partito come omosessuali, il che può rendere conto del fatto che la dirigenza nazista diede segnali contrastanti su come trattare con gli omosessuali. Alcuni dei leader volevano chiaramente il loro sterminio, mentre altri si limitavano a chiedere un rafforzamento delle leggi contro gli atti omosessuali, ma per il resto permisero agli omosessuali di vivere come gli altri cittadini.

Le stime sul numero di omosessuali internati con il triangolo rosa e uccisi variano molto. Si va da un minimo di 10.000 fino a un massimo di 600.000. Questo ampio intervallo dipende in parte dal criterio adottato dai ricercatori per classificare le vittime: se solo omosessuali o anche appartenenti ad altri gruppi sterminati dai nazisti (ebrei, rom, dissidenti politici). In aggiunta a questo, le registrazioni delle ragioni per l'internamento risultano non esistenti in molte aree.

Zingari

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Porajmos.
Asperg: Deportazione di Rom e Sinti nel 1940

La campagna Hitleriana di genocidio nei confronti dei popoli zigani principalmente Rom e Sinti dell'Europa venne vista da molti come un'applicazione particolarmente bizzarra della scienza razziale nazista. Gli antropologi tedeschi erano disorientati dalla contraddizione che gli zingari erano discendenti degli originali invasori ariani dell'India, che tornarono poi in Europa. Ironicamente, questo li rendeva, in pratica se non in teoria, non meno ariani della stessa gente tedesca. Questo dilemma fu risolto dal Professor Hans Gunther, uno dei principali scienziati razziali, che scrisse:

« Gli Zingari hanno effettivamente mantenuto alcuni elementi della loro origine nordica, ma essi discendono dalle classi più basse della popolazione di quella regione. Nel corso della loro migrazione, hanno assorbito il sangue delle popolazioni circostanti, diventando quindi una miscela razziale di Orientali e Asiatici occidentali con aggiunta di influssi Indiani, Centroasiatici ed Europei. »

Come risultato, nonostante le misure discriminatorie, alcuni gruppi di Rom, comprese le tribù tedesche dei Sinti e dei Lalleri, vennero risparmiati dalla deportazione e dalla morte. I restanti gruppi zingari soffrirono all'incirca come gli ebrei (e in alcuni casi vennero degradati ancor più degli ebrei). Nell'Europa Orientale, gli zingari venivano deportati nei ghetti ebraici, uccisi dagli Einsatzgruppen delle SS nei loro villaggi, o deportati e gasati ad Auschwitz e Treblinka.

Testimoni di Geova

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce I Testimoni di Geova e l'olocausto.

I Testimoni di Geova, malgrado la "dichiarazione dei fatti" del 1933 indirizzata dai Testimoni di Geova al governo tedesco in cui si richiamava l'attenzione di Hitler sul fatto che "Ci sia consentito richiamare l'attenzione sul fatto che in America, dove i nostri libri furono scritti, cattolici ed ebrei si sono alleati nel denigrare il governo nazionale tedesco e nel tentativo di boicottare la Germania a motivo dei principi sostenuti dal partito nazionalsocialista",[134] furono tra i primi ad essere presi di mira dallo stato nazionalsocialista con la deportazione nei campi di concentramento. Essi rifiutavano il coinvolgimento nella vita politica, non volevano dire "Heil Hitler" né servire nell'esercito tedesco. Nel 1933, la comunità religiosa fu messa al bando e la sua opera di predicazione fu messa fuorilegge. Nell'agosto del 1942, constatando che tutte le misure più drastiche non erano servite né a bloccare le loro attività né ad impedire le loro iniziative, Hitler stesso dichiarò con fervore in un discorso che "questa genìa deve essere eliminata dalla Germania". Pur subendo numerosi colpi mortali, i Testimoni di Geova non furono sterminati. Da 25.000 all'epoca dell'ascesa al potere nazista, dopo la capitolazione del Reich si contavano ancora 7.000 attivi evangelizzatori.

Mentre gli altri erano condannati senza alcuna possibilità di salvezza per motivi razziali, politici o morali, solo per i Testimoni di Geova era prevista l'opzione della liberazione dal campo di concentramento attraverso una semplice firma di abiura.

Pentecostali

Dei Pentecostali deportati nei campi di sterminio non se ne conosce il numero preciso in quanto considerati malati di mente a motivo della glossolalia. In Italia venne emanata l'apposita circolare Buffarini Guidi che ne metteva al bando il culto[135].

Altre confessioni cristiane

Nel settembre 1943, nel campo di sterminio di Dachau erano registrati 2644 sacerdoti cattolici di 24 nazionalità (di cui 843 non fecero ritorno). In altri momenti vi sono stati detenuti anche 2044 sacerdoti polacchi. È calcolato che complessivamente furono “gasati” o fatti morire 2579 sacerdoti cattolici, 109 pastori protestanti e 22 popi ortodossi[136].

Altri

Le popolazioni slave erano tra gli obiettivi dei nazisti, soprattutto per quanto riguarda gli intellettuali e le persone eminenti, anche se ci furono alcune esecuzioni di massa e istanze di genocidio (gli Ustascia croati ne sono l'esempio più noto).

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Crimini nazisti contro i prigionieri di guerra sovietici.

Durante l'Operazione Barbarossa, l'invasione tedesca dell'Unione Sovietica del 1941-1944, milioni di prigionieri di guerra russi vennero sottoposti ad arbitraria esecuzione sul campo dalle truppe tedesche, in particolare dalle note Waffen SS, o vennero spediti nei molti campi di sterminio per l'esecuzione, semplicemente perché erano di estrazione slava. Migliaia di contadini russi vennero annichiliti dalle truppe tedesche più o meno per le stesse ragioni.

Il 24 agosto 1941, Adolf Hitler ordinò la fine del Programma T4, l'uccisione sistematica, definita dai nazionalsocialisti «eutanasia», dei malati di mente ed i portatori di handicap a causa di proteste da parte della popolazione tedesca.

Estensione dell'olocausto

Il calcolo del numero delle vittime dipende anche dal modo in cui la definizione di "Olocausto" è utilizzata. Donald Niewyk e Francis Nicosia scrivono in The Columbia Guide to the Holocaust che il termine è comunemente inteso[5] come l'assassinio di massa e il tentativo di cancellare l'ebraismo europeo, il che porterebbe il numero totale delle vittime quasi a sei milioni, ovvero a circa il 78 % dei 7,3 milioni di ebrei nell'Europa occupata dell'epoca.[137]

La più ampia definizione che include i Rom e Sinti, disabili e malati di mente, gli oppositori o dissidenti politici e religiosi, i prigionieri di guerra e i civili sovietici, gli omosessuali, i Polacchi e gli Slavi porta il totale di morti addirittura a 17 milioni.[5]

Il numero esatto di persone uccise dal regime nazista è ancora soggetto a ulteriori ricerche. Recentemente, documenti declassificati di provenienza britannica e sovietica hanno indicato che il totale potrebbe essere ancora superiore a quanto ritenuto in precedenza.[senza fonte].

Fotografia scattata da un militare americano entro il cortile del lager vicino Nordhausen (campo di concentramento della Gestapo) pieno di cadaveri (12 aprile 1945)
Helga Deen: la sua esperienza di deportata in un campo di concentramento è stata raccontata in un diario - Kamp Vught - dato alle stampe nel 2007. Studentessa diciottenne, fu uccisa assieme a tutta la sua famiglia nel 1943 nel campo di sterminio di Sobibór.
Categoria Numero di vittime Fonte del dato
Ebrei 5,9 milioni [12][138]
Prigionieri di guerra sovietici 2–3 milioni [139]
Polacchi non Ebrei 1,8–2 milioni [140]
Rom e Sinti 220.000-500.000 [141]
Disabili e Pentecostali 200.000–250.000 [142]
Massoni 80.000–200.000 [143]
Omosessuali 5.000–15.000 [144]
Testimoni di Geova 2.500–5.000 [145]
Dissidenti politici 1-1,5 milioni [senza fonte]
Slavi 1-2,5 milioni [146][147][148][12]
Totale 12,25 - 17,37 milioni

I triangoli

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Simboli dei campi di concentramento nazisti.
Un uomo con addosso la stella di David usata per identificare gli ebrei. 1941

I prigionieri, al loro arrivo, erano obbligati ad indossare dei triangoli colorati sugli abiti, che qualificavano visivamente il tipo di «offesa» per la quale erano stati internati. I più comunemente usati erano:

  • Giallo: ebrei -- due triangoli sovrapposti a formare una stella di David, con la parola Jude (Giudeo) scritta sopra
  • Rosso: dissidenti politici
  • Rosso con al centro la lettera S: repubblicani spagnoli
  • Verde: criminali comuni
  • Viola: Testimoni di Geova
  • Blu: immigranti
  • Marrone: zingari
  • Nero: soggetti "antisociali" e lesbiche
  • Rosa: omosessuali maschi

Interpretazioni storiche

Come per ogni altro evento della storia, gli studiosi continuano a dibattere su cosa è avvenuto esattamente e perché. Tra le domande principali cui gli storici hanno cercato di dare risposta troviamo:

  • Quante persone vennero uccise nell'Olocausto?
  • Chi fu coinvolto direttamente nelle uccisioni?
  • Chi autorizzò le uccisioni?
  • Chi sapeva delle uccisioni?
  • Perché la gente partecipò direttamente, autorizzò o accettò tacitamente le uccisioni?

Funzionalismo contro Intenzionalismo

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Funzionalismo contro intenzionalismo.

Una questione principale negli studi contemporanei sull'Olocausto è quella del funzionalismo contro l'intenzionalismo. Gli intenzionalisti sostengono che l'Olocausto venne pianificato da Hitler sin dall'inizio. Per i funzionalisti invece, l'Olocausto iniziò nel 1942 come risultato del fallimento della politica di deportazione nazista e delle imminenti perdite militari in Russia. Essi sostengono che le fantasie di sterminio delineate nel Mein Kampf e in altra letteratura nazista furono mera propaganda e non costituivano dei piani concreti.

L'Olocausto ed il consenso della popolazione tedesca

Un'altra controversia è stata avviata dallo storico Daniel Goldhagen, il quale sostiene che la gente comune tedesca conosceva ed era una partecipante volontaria dell'Olocausto, il quale affonderebbe le sue radici in un profondo e antico antisemitismo eliminazionista tedesco. Altri sostengono che mentre l'antisemitismo era innegabilmente presente in Germania, lo sterminio era sconosciuto ai più e dovette essere rafforzato dall'apparato dittatoriale nazista.

Il negazionismo dell'Olocausto

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Negazionismo dell'Olocausto.
Lapide a memoria dell'Olocausto, collocata sulla facciata della Sinagoga di Alessandria (Italia)

Alcuni autori, spesso vicini a movimenti politici antisemiti e di estrema destra, hanno cercato di mettere in discussione la veridicità storica dell'Olocausto. In particolare, sono state contestate la stime internazionalmente accettate sul numero di ebrei morti (reputate irrealistiche per eccesso), la presenza delle camere a gas nei lager nazisti e la deliberata volontà genocida della Germania. Essi sono chiamati negazionisti, poiché negano lo sterminio ebraico, ma preferiscono autodefinirsi revisionisti, cercando deliberatamente di apparire degli storici "neutrali". Le loro posizioni sono ritenute ideologicamente prevenute, minoritarie e non supportate da dati affidabili (o addirittura in netto contrasto con gli stessi) da parte della comunità storica ed accademica internazionale[149].

La maggior parte dei negazionisti ritiene che ai tempi di Hitler fosse in atto una sorta di enorme complotto ebraico-capitalista contro la Germania. Essi negano veridicità anche agli stessi rapporti degli Einsatzgruppen, i reparti speciali inviati dai tedeschi a "ripulire" da ebrei ed altre categorie indesiderate le zone conquistate durante le campagne di Polonia e Russia. Allo stesso modo, ritengono che le decine di confessioni degli stessi tedeschi nelle quali si descrivono dettagliatamente i processi dello sterminio siano in realtà false o estorte, così come false sarebbero tutte le testimonianze in merito. I negazionisti considerano inoltre falsi i documenti che i membri del Sonderkommando di Auschwitz (così viene in genere definito il gruppo di ebrei incaricati del funzionamento delle camere e gas e dei forni crematori) lasciarono a futura memoria in diari di fortuna, nascosti in vari contenitori nel terreno del campo di sterminio e ritrovati fra gli anni '40 e gli anni '80 del XX secolo. Infine, i negazionisti si sono concentrati anche su questioni apparentemente minori, quali la veridicità del Diario di Anna Frank, definito un abile falso, nonostante il manoscritto sia stato sottoposto ad approfondite perizie chimico/fisiche e calligrafiche. Le affermazioni negazioniste si basano su cosiddette "prove" riconosciute come false ed indimostrate dalla ricerca storica internazionale[150].

Fra i negazionisti vi sono coloro i quali, mossi da motivazioni ideologico-politiche di vario tipo e da dichiarate simpatie neonaziste, negano radicalmente le sofferenze specifiche del popolo ebraico durante il Terzo Reich. Una parte dei negazionisti invece non nega le sofferenze degli Ebrei d'Europa né i crimini di guerra nazisti, ma li ridimensiona enormemente. Secondo i negazionisti una capillare propaganda bellica sarebbe stata imposta al mondo, in modo particolare mediante il Processo di Norimberga, tenuta in vita negli ultimi decenni perché strumentale agli interessi d'alcuni soggetti (USA, URSS ed Israele su tutti). Questa particolare interpretazione politico-storiografica ha fatto sorgere anche - a fianco di una ben più nutrita schiera di negazionisti di estrema destra - un filone negazionista di sinistra, particolarmente nutrito in Francia e legato alla casa editrice La Vielle Taupe[151].

La pubblica esposizione di tesi negazioniste è attualmente un crimine in molti paesi europei: Francia, Spagna, Polonia, Austria, Svizzera, Belgio, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania, Germania, Cipro e Lussemburgo.

Fra i più noti autori di testi negazionisti vi sono: Jürgen Graf (condannato nel 1998 a 15 mesi di prigione da una corte elvetica, fuggì prima in Iran e poi in Russia); David Irving (soccombente in una causa da lui intentata contro Deborah Lipstadt, venne descritto nella sentenza come "antisemita e razzista, associato con l'estremismo di destra che promuove il neonazismo"[152]; Carlo Mattogno (che ha pubblicato gran parte dei suoi studi per case editrici neonaziste) e Paul Rassinier (ex deportato politico socialista, perennemente presentato dai negazionisti come presunta prova del fatto che essi non sono compromessi col nazismo). È da segnalare che anche il fondatore del Movimento Rexista belga Léon Degrelle, volontario nelle Waffen-SS, rifugiato in Spagna dopo la guerra e icona del neonazismo internazionale, abbracciò tesi negazioniste negli anni '70 del XX secolo, e partecipò alle attività della principale pubblicazione negazionista, il Journal of Historical Review.

Teologia dell'olocausto

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Hester Panim.

Alla luce dell'enormità di ciò che accadde durante l'Olocausto, vi sono persone che hanno riesaminato la visione teologica classica della bontà divina e dell'intervento divino sul mondo[153].

Conseguenze politiche

L'Olocausto ha una serie di ramificazioni politiche e sociali che arrivano fino al presente. Il bisogno di una patria per molti rifugiati ebrei portò una parte di loro a emigrare in Palestina, gran parte della quale sarebbe ben presto diventata il moderno Stato di Israele. Questa immigrazione ha avuto un effetto diretto sugli Arabi della regione, che è discusso negli articoli sul conflitto arabo-israeliano, il conflitto israelo-palestinese e quelli ad essi correlati.

Etica e memoria

Monumento in memoria dell'Olocausto a Berlino

Il significato della Shoah rinvia indissolubilmente al senso del ricordo per il presente, ed alla ribellione al disumano quale espressione testimoniale di coesistenza contro la riduzione a "cosa" perpetrata nei confronti del nostro vivere, in cui è da riconoscere una nuova e possibile aggressione dell'essenza criminale rivelata dal nazionalsocialismo. Su questo argomento, è significativa la riflessione di autori quali Theodor Adorno, Jean Amery, Hannah Arendt, Zygmunt Bauman, Dietrich Bonhoeffer, Paul Celan, Emmanuel Levinas, Primo Levi, Friedrich Kellner, Elie Wiesel.

Nota vittima dell'Olocausto fu anche Anne Frank, una ragazzina ebrea tedesca rifugiatasi in Olanda con la famiglia, che morì nel 1945; ha scritto un diario pubblicato in seguito alla sua morte dal padre, che ha rappresentato una delle più note testimonianze, a livello internazionale, delle persecuzioni naziste.

Emblematica fu anche la figura della filosofa ebrea tedesca Edith Stein, scomparsa ad Auschwitz il 9 agosto 1942. Edith Stein, convertitasi al cattolicesimo e santificata negli anni finali del pontificato di papa Giovanni Paolo II, incarna infatti la figura dell'ebrea convertitasi al cattolicesimo che la follia nazista non esita ad opprimere con tutta la sua cieca violenza. La radicalità dei suoi costumi religiosi (era diventata monaca di clausura tra le carmelitane) e la fierezza delle sue posizioni porteranno il Reich hitleriano a perseguitarla e a confinarla ad Auschwitz, dove della sua presenza non rimarrà più traccia.

Diverse associazioni ricordano ancora oggi ai giovani le disastrose conseguenze di quanto accaduto in quel periodo, anche con premi come l'Austrian Holocaust Memorial Award.

Il 27 gennaio, anniversario della liberazione da parte dei soldati sovietici dell'Armata Rossa dei reclusi sopravvissuti del campo di concentramento e sterminio di Auschwitz, viene commemorato nel mondo come Giorno della Memoria, in cui ricordare la Shoah.

Note

  1. ^ a b c Olocausto in Vocabolario Treccani
  2. ^ Si veda p. es. Levitico, 1.
  3. ^ Cfr. Giovanni Deiana, Levitico, p. 49-56.
  4. ^ dal vocabolario Treccani
  5. ^ a b c Niewyk, Donald L. and Nicosia, Francis R. The Columbia Guide to the Holocaust, Columbia University Press, 2000, pp. 45-52.
  6. ^ Olocausto, Shoah, memoria
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  13. ^ La foto è stata scattata a Buchenwald successivamente alla liberazione. Il settimo da sinistra nella seconda fila di pagliericci è il futuro premio Nobel Elie Wiesel.
  14. ^ "I carnefici della porta accanto. 1941: il massacro della comunità ebraica di Jedwabne in Polonia", Gross Jan T., Arnoldo Mondadori Editore, 2002
  15. ^ Da notare che le leggi di Norimberga non discriminavano l'appartenenza alla fede ebraica, ma la stirpe (l'essere figlio o nipote di ebrei) e quindi l'origine ebraica. Per questo, negli anni successivi, vennero perseguitati indifferentemente ebrei praticanti e non praticanti ed anche ebrei convertiti ad altre fedi.
  16. ^ I.Kershaw, Hitler. 1936-1945, pp. 223-225 e 230-231.
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  69. ^ Sulle affermazioni di Hitler in questa circostanza: S.Friedländer, Gli anni dello sterminio. La Germania nazista e gli ebrei (1939-1945), p. 238.
  70. ^ R.Rosenbaum, Il mistero Hitler, pp. 489-497.
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  72. ^ Durante un discorso al Reichstag il 30 gennaio 1939, Hitler affermò che in caso di nuova guerra mondiale (causata, a suo dire dal "giudaismo della finanza internazionale") il risultato non sarebbe stato "la bolscevizzazione della terra e la vittoria del giudaismo ma l'annientamento della razza ebraica in Europa", in A.Hillgruber, La distruzione dell'Europa, p. 382.
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  76. ^ Il Governatorato Generale comprendeva la maggior parte della Polonia, esclusi alcuni distretti al confine occidentale (Slesia, Pomerania) che erano stati inglobati direttamente nel Reich.
  77. ^ S.Friedländer, Gli anni dello sterminio. La Germania nazista e gli ebrei (1939-1945), pp. 409-411.
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  87. ^ M.Mazower, L'impero di Hitler, p. 405.
  88. ^ Si è a lungo ritenuto che il nome facesse riferimento a Reinhard Heydrich, pianificatore principale della "soluzione finale", ucciso in un attentato di partigiani cechi, sembra invece che la denominazione derivasse dal cognome del sottosegretario alle finanze del Reich, in E.Collotti, L'Europa nazista, p. 173.
  89. ^ M.Mazower, L'impero di Hitler, pp. 404-405.
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  91. ^ M.Mazower, L'impero di Hitler, pp. 400-402.
  92. ^ Si trattava in questo caso di autocarri con la zona di carico sigillata ermeticamente e collegata ai gas di scarico dell'automezzo stesso.
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Bibliografia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Olocausto (bibliografia).

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