Porajmos
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Il termine Porajmos o Porrajmos (in Lingua romaní «devastazione», «grande divoramento»), oppure il termine Samudaripen («genocidio») indicano il tentativo del regime nazista di sterminare la popolazioni romaní durante la Seconda guerra mondiale.
Al pari della più nota Shoah (il tentativo del regime nazista di sterminare gli ebrei), il Porrajmos fu deciso sulla base delle teorie razziste che caratterizzavano il nazismo e il fascismo, in particolare in seguito alla pubblicazione del Manifesto della Razza.
Dato che la popolazioni romaní (principalmente Rom ma anche Sinti) dell'Europa orientale non erano organizzate come quelle ebraiche, e poiché non si conosce con accuratezza il numero di romaní che al 1935 vivevano in quei territori, è difficile dire con precisione quante furono le vittime. Ian Hancock, direttore del Programma di studi Rom presso l'Università del Texas ad Austin, suggerisce una cifra che oscilla tra le 500 mila ed il milione e mezzo di vittime, mentre un stima di 220/500 mila vittime è fatta da Sybil Milton, storico dell'"Holocaust Memorial Museum" [1]
Rom e Sinti che venivano deportati nei campi di concentramento potevano talvolta vivere in sezioni separate, e le condizioni igienico-sanitarie di queste aree erano gravissime. In altri casi il loro trattamento era invece equiparato a quello degli altri prigionieri. Gli zingari reclusi furono autori, tra l'altro, di una rivolta contro le truppe naziste[senza fonte]. Rivolta che aveva come scopo evitare di essere portati ai forni crematori.
L'aspetto più terribile della loro detenzione consistette soprattutto negli esperimenti scientifici cui fecero da cavie, a partire dal 1943, ad Auschwitz e altri campi di concentramento. A molti di loro furono inoculati germi e virus patogeni per osservare la reazione dell'organismo di fronte alle malattie, altri vennero obbligati a ingerire acqua salata fino alla morte. Particolarmente duro fu il trattamento riservato alle donne zingare. Le più giovani venivano sottoposte a dolorose operazioni di sterilizzazione, mentre quelle mature erano utilizzate per riscaldare, nude, i corpi di coloro che erano stati soggetti agli esperimenti sul congelamento.
Sin dal primo dopoguerra si è, come detto, dedicata pochissima attenzione allo sterminio dei rom e dei Sinti, e solo negli ultimi anni sono state organizzate mostre e presentati documentari sull'argomento. La questione di un possibile risarcimento ai familiari delle vittime del regime nazista appare tuttavia ancora remota, anche per l'impossibilità, in molti casi, di ricostruire i relativi rami genealogici.
In Italia, Rom e Sinti furono imprigionati nei campi di concentramento di Agnone (convento di San Berardino), Berra, Bojano (capannoni di un tabacchificio dismesso), Bolzano, Ferramonti, Tossicìa, Vinchiaturo, Perdasdefogu e nelle Tremiti. Erano Rom italiani, ma anche di altre nazionalità; in particolare un gran numero erano Rom slavi, fuggiti in Italia dalle persecuzioni in patria. Molti di loro riuscirono a fuggire e si unirono alle bande partigiane.
[modifica] Note
- ^ Sybil Milton, afferma che ci furono un minimo di 220.000 vittime, probabilmente di più, plausibilmente circa 500.000 (cited in Re. Holocaust Victim Assets Litigation (Swiss Banks) Special Master's Proposals, September 11, 2000). Ian Hancock, stima tra le 500.000 e il 1.500.000 di vittime in un suo articolo del 2004, Romanies and the Holocaust: A Reevaluation and an Overview, pubblicato in Stone, D. (ed.) (2004) The Historiography of the Holocaust. Palgrave, Basingstoke and New York.
[modifica] Bibliografia
- A forza di essere vento. Lo sterminio nazista degli Zingari", Rivista A, Cofanetto composto da 2 cd rom di documentari e testimonianze, ed un libricino di 72 pagine. Reperibile in http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/aforzadiesserevento/index.htm
- AA.VV., Alla periferia del mondo. Il popolo dei Rom e dei Sinti escluso dalla storia, Fondazione Roberto Franceschi, Milano, 2003
- AA.VV., A Forza Di Essere Vento. Lo Sterminio Nazista Degli Zingari (2 DVD), Editrice A e Wide Records, Milano, 2006
- Giovanna Boursier, Massimo Converso, Fabio Iacomini, Zigeuner. Lo sterminio dimenticato, Sinnos, Roma, 1996
- Giovanna Boursier, Gli zingari nell'Italia fascista, in «Italia Romanì», n. 1, Roma, 1996
- Giovanna Boursier, La persecuzione degli zingari nell'Italia fascista, in «Studi Storici», n. 4, Roma, 1996
- Giovanna Boursier, Lo sterminio degli zingari durante la seconda guerra mondiale, in «Studi Storici», n. 2, Roma, 1995
- Giovanna Boursier, Zingari internati durante il fascismo, in «Italia Romanì», n. 2, Roma, 1999
- Luca Bravi, Altre tracce. Sul sentiero per Auschwitz, Cisu, Roma, 2002
- Virgilia Donati, Porrajmos. La persecuzione razziale dei Rom-Sinti durante il periodo nazi-fascista, Istituto di cultura sinta, Mantova, 2003
- Karola Fings, Herbert Heuss, Frank Sparing, Dalla ricerca razziale ai campi nazisti. Gli zingari nella Seconda guerra mondiale, Anicia, Roma, 1998
- Isabel Fonseca, Seppellitemi in piedi, Sperling & Kupfer, Milano, 1999
- Mirella Karpati, Zingari ieri e oggi, Centro studi zingari, Roma, 1993
- Guenter Lewy, La persecuzione nazista degli zingari, Einaudi, Torino, 2002
- Annamaria Masserini, Storia dei nomadi. La persecuzione degli zingari nel XX secolo, Edizioni GB, Padova, 1990
- Otto Rosenberg, La lente focale. Gli zingari nell'Olocausto, Marsilio, Venezia, 2000
- Lo sterminio degli zingari durante la seconda guerra mondiale (parte III)

