Porajmos

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Porrajmos o Porajmos è il termine di lingua romanì con cui Rom e Sinti indicano lo sterminio del proprio popolo perpetrato da parte dei nazisti durante la seconda guerra mondiale, che provocò la morte di 500.000 di essi[1]. Porajmos significa "grande divoramento" o "devastazione". Questo disegno genocida è definito da Rom e Sinti anche con il termine Samudaripen, che significa letteralmente "tutti morti"[2].

(DE)
« Wir Roma und Sinti sind die Blumen dieser Erde.
Man kann uns zertreten,
man kann uns aus der Erde reißen, man kann uns vergasen,
man kann uns verbrennen,
man kann uns erschlagen –
aber wie die Blumen kommen wir immer wieder... »
(IT)
« Noi Roma e Sinti siamo come i fiori di questa terra.
Ci possono calpestare,
ci possono eradicare, gassare,
ci possono bruciare,
ci possono ammazzare -
ma come i fiori noi torniamo comunque sempre... »
(Karl Stojka[3])
Asperg 22 aprile 1940: gruppo di zingari rastrellato per essere deportato

Le origini storiche della discriminazione[modifica | modifica sorgente]

In Germania, e nel resto dell’Europa, la popolazione zingara fu vista con diffidenza sin dal medioevo[4]. Gli zingari, essendo un popolo nomade, si mostravano diversi dalle altre popolazioni per usi e costumi. Furono accusati di stregoneria, e durante il Sacro Romano Impero di essere spie al servizio dei turchi. Con la Riforma protestante fu severamente vietato l’accattonaggio, una delle attività principali degli zingari, che giudicati come mendicanti, per di più stranieri, non erano accolti dalle parrocchie. Alcuni di questi reati erano talvolta puniti con la pena di morte.

Lo Zigeuner-Buch, 1905

Nel XVII secolo, in seguito alla Guerra dei Trent'anni, i paesi dilaniati dal conflitto, e soprattutto la Germania, furono travolti da un’ondata di brigantaggio che vide come protagonisti numerosi gruppi di zingari spinti dalla fame. Così i principi tedeschi emanarono una serie di leggi contro di loro per fermarne le scorribande. Durante il 1700 vennero promulgate molte norme contro il vagabondaggio, il nomadismo, e in generale verso le attività zingare da parte di figure quali Augusto I di Sassonia e Adolfo Federico IV di Meclemburgo-Strelitz[5].

Con l’Illuminismo la situazione migliorò sensibilmente e molte di queste leggi furono attenuate. Si trasformarono in forme di controllo e monitoraggio, mirate all’identificazione degli individui presenti nei vari Paesi. Durante la Repubblica di Weimar gli zingari iniziarono a essere controllati da speciali corpi di polizia che garantivano l’ordine pubblico, imponendo documenti di identificazione e permessi per sostare in luoghi predisposti rispettando il numero di persone e carovane che erano consentite. Tutti gli zingari presenti sul territorio tedesco vennero schedati ed iscritti nel cosiddetto zigeuner buch già dal 1905 [6][7]. In Italia l’epurazione del territorio dagli zingari venne trattata già prima dello scoppio della guerra in una circolare dell’8 agosto del 1926, dove si ordinava di respingere qualsiasi carovana priva di documenti e di segnalare quelle che non rispettavano i limiti di tempo e di itinerario fissati dalle autorità.

In tutta l'Europa «si è costruito lo stereotipo dello zingaro criminale incallito e irrecuperabile, negando l'identità a quel popolo e disconoscendo l'esistenza di una lingua e di una cultura Rom e di una loro struttura sociale. Non vi è stato scambio culturale con le popolazioni europee ospitanti, come viceversa accade quando due popoli, con culture differenti, vengono a contatto. Verso i Rom, la risposta delle popolazioni ospitanti è stata di tipo normativo, quasi sempre repressivo, allo scopo di evitarne la presenza sul territorio nazionale o di normalizzarla, attraverso l'assimilazione»[8][9].

Gli zingari nel Reich[modifica | modifica sorgente]

« Gli Zingari risultano come un miscuglio pericoloso di razze deteriorate[10] »
(Robert Ritter, direttore del Centro Ricerche per l’Igiene e la Razza - Berlino)
« I Rom : Indegni individui primitivi »
(Eva Justin, assistente particolare di Robert Ritter)

Nel 1933, anno in cui Adolf Hitler divenne Cancelliere, il numero di zingari nel Reich, che vivevano in gruppi itineranti in tutta la Germania, ammontava a circa 25.000 individui[11]. Questa loro natura non sedentaria fu uno dei motivi per cui la società tedesca iniziò a vedere gli zingari come razza straniera e quindi non ariana.

Gli zingari erano cittadini tedeschi come altri. Molte città possedevano accampamenti per zingari: a Berlino vi erano ad esempio quelli di Weiβensee, Feldtmannstraβe, Müllerstraβe, Rennbahnstraβe, Alt-Glienicke e Pankow-Heinersdorf[12]. Gli zingari tedeschi lavoravano come giocolieri nei circhi, erano danzatori, musicisti, e proprietari di sale da ballo, e questo permetteva loro anche una vita dignitosa. Alcuni avevano servito nell’esercito come soldati semplici o altri come ufficiali: possedendo decorazioni militari tedesche come la Croce di Ferro.

Il Dott. Robert Ritter identifica una rom con un poliziotto. Donazione dell'Archivio Federale Tedesco (Deutsches Bundesarchiv)

A Monaco di Baviera il “Servizio informazioni sugli zingari”, un centro di studi e controllo sulla popolazione zingara istituito nel 1899, fu convertito nel 1929 in “Ufficio centrale per la lotta alla piaga zingara”[13]. Questo centro venne utilizzato dai nazisti per attingere informazioni su Rom e Sinti in modo da trovare le motivazioni scientifiche attraverso cui sarebbe stato possibile avvalorare la tesi che afferma che gli zingari non appartenevano alla razza ariana e che quindi dovevano essere catalogati come "razza impura". Da quel momento agli zingari non fu più permesso di passare da un accampamento all’altro senza il permesso della polizia.

Nel 1936 il dottor Hans Globke dichiarò che "gli zingari erano di sangue straniero" e nello stesso anno il ministero degli interni istituì a Berlino l’istituto di ricerca Rassenhygienische und bevölkerunsgbiologische Forschungsstelle (Istituto di ricerca sull'igiene razziale e la biologia della popolazione) diretto da Robert Ritter[14], psichiatra e neurologo di Tubinga. Questi, per le sue ricerche, si servì dell’“Ufficio centrale per la lotta alla piaga zingara” affiancato da Eva Justin, puericultrice diplomata che lo aiutò nei suoi studi sui bambini zingari prelevandoli dagli orfanotrofi.

Altre pietre miliari per il pregiudizio e la persecuzione degli zingari fu posto in Germania nel 1938 dal libro razzista di Tobias Portschy: La questione zingara (Die Zigeunerfrage) che storici ritengono il testo ideologico <<della persecuzione razziale dei Rom>>[15] e dall'articolo apparso sulla rivista medica Fortschitte der Erbathologie in cui Robert Ritter affermava <<che non c'erano più zingari puri poiché avevano assimilato le caratteristiche peggiori delle popolazioni dei numerosi Paesi in cui avevano soggiornato nella loro secolare migrazione dall'India. Pertanto, non si potevano considerare "ariani puri" ma "ariani decaduti", appartenenti a una "razza degenerata">>[15].

Ritter inoltre mise in guardia del pericolo che i Rom rappresentavano per tutta la società tedesca, rei d'altronde di essere portatori di un genere di gene estremamente pericoloso: l'istinto del nomadismo[15].

In Germania nel 1939 la documentazione storica certifica diversi gruppi di Rom discriminati: 13.000 Sinti, 8.000 zingari balcanici, 2.000 litautikker, 1.000 lalleri e 1.000 fra piccoli gruppi di drisari, lovari, medwasi e kelderari[16]. Nell’ottobre del 1939, dopo l’occupazione della Polonia, le discriminazioni si estesero anche su quei territori e subito dopo su tutti gli altri territori occupati.

Fu così che nel 1940 per bloccare la diffusione di quella <<minoranza degenerata, asociale e criminale>> Ritter propose la sterilizzazione forzata di tutti i Rom. Nominato nel 1941 direttore dell’Istituto di biologia criminale, Ritter curò personalmente la redazione di 30.000 schede di Rom tedeschi su cui nella stragrande maggioranza scriveva la parola tedesca evak ovvero evacuata, eufemistica espressione per un viaggio che destinava i Rom ai lager in attesa di essere poi eliminati.

Le leggi sulla razza[modifica | modifica sorgente]

Il Porrajmos non venne mai classificato come una persecuzione razziale al pari di quella ebrea fino agli anni Sessanta, quando storici e studiosi come Miriam Novitch iniziarono ad interessarsi a questo argomento allora poco noto o quasi totalmente sconosciuto. Molte sono le prove e i documenti che certificano invece il trattamento razziale che il partito nazionalsocialista riservò agli zingari.

Nel giugno 1936 il ministero degli Interni affidò la questione zingara alle autorità, chiedendo di operare attraverso leggi speciali per risolvere il problema.

Con il decreto del 14 dicembre 1937, in seguito alle ricerche del dottor Robert Ritter e dei suoi collaboratori, si affermava che gli zingari erano geneticamente criminali, e per questo dovevano essere messi agli arresti.

In una dichiarazione di Himmler, che risale invece al dicembre 1938, viene trattata la situazione degli zingari tedeschi “sotto l’aspetto della loro purezza razziale”. Nei vari punti sviluppati vi sono anche quelli che vietano il rilascio di diplomi o di qualsiasi altra forma di attestato per artigiani senza residenza fissa, imponendo una sorta di identificazione razziale per riconoscere i portatori di “sangue Zingaro”. In questo stesso anno cominciarono le deportazioni nei campi di concentramento di Buchenwald, Mauthausen-Gusen e Flossembürg, la sede dell’“Ufficio centrale per la lotta alla piaga zingara” fu trasferito da Monaco a Berlino. A partire proprio dal 1938, anno dell’Anschluss, il regime si occupò tra le altre cose di limitare i territori occupabili dagli zingari, estendendo le nuove leggi a tutti i nuovi territori del regime.

La polizia controlla carrozze di zingari

Nel 1939 fu creata la Reichszentrale zur Bekampfung des Zigeunerungwesens, un corpo speciale diverso dalla Polizia Criminale di Stato specializzata in un primo momento nel controllo e nella limitazione rigorosa dei tratti di pellegrinaggio delle carovane zingare e successivamente nelle persecuzioni vere e proprie. Il 17 ottobre dello stesso anno l’RSHA, l’Ufficio centrale per la sicurezza dello Stato, ordinò che gli zingari presenti in tutto il territorio del Reich fossero schedati e confinati in campi di internamento, in visione di una soluzione finale (la deportazione). Alcuni mesi dopo fu creato all’interno dello stesso RSHA un apposito ufficio per la deportazione di ebrei, zingari e polacchi denominato IV-A4 e affidato ad Eichmann[17].

Il primo ordine di deportazione in Polonia fu firmato da Himmler il 27 aprile 1940, e prevedeva il trasferimento di 2.500 zingari, indicando il numero di persone che ogni comando di polizia doveva raggruppare, ricorrendo se necessario alla deportazioni di clan di zingari presenti nei territori vicini. Il 7 agosto 1941 Himmler stabilì inoltre che gli zingari fossero catalogati come puri (Z), mezzi zingari con predominanza di sangue zingaro (ZM+), mezzi zingari con predominanza di sangue ariano (ZM-) e misti con sangue per metà zingaro e per metà ariano (ZM).

La sterilizzazione[modifica | modifica sorgente]

In una lettera risalente al 9 gennaio 1938[18], Portschy Gauleiter, un giurista austriaco, scrive al Ministro del Reich D. Lammers proponendo una legge che preveda la soluzione della sterilizzazione “per la questione zingara” dichiarando le specifiche ragioni scientifiche e sociali secondo cui le attitudini al vagabondaggio e alla criminalità erano di natura genetica. A fronte, inoltre, dell’alta ereditarietà che caratterizzava la razza zingara, la trasmissione del sangue impuro e portatore di malattie poteva essere fermata solo bloccando la proliferazione del popolo zigano.

Fu ordinato di sterilizzare tutte le donne zingare sposate con uomini ariani presso la sede dell’ospedale di Düssendorf-Lierenfeld, senza eccezioni per coloro che erano incinte e che morirono durante il trattamento. Successivamente, su proposta di Ritter, la sterilizzazione fu estesa a tutti i bambini che avevano superato il dodicesimo anno di età. Il trattamento avveniva solo dopo aver costretto le vittime a firmare un’autorizzazione, e queste firme vennero riutilizzate dai nazisti come prove per discolparsi durante il processo di Norimberga.

Questa pratica fu poi portata all’interno dei lager, anche ad Auschwitz, dove i documenti risalenti all’anno 1945 riportano i dati della sterilizzazione da parte del professor Clauberg su 130 donne rom, e a Ravensbrück dove le SS sterilizzarono 120 ragazze zigane[19].

La politica delle uccisioni di massa[modifica | modifica sorgente]

Uno dei metodi prediletti dalle Einsatzgruppen durante l’attacco all’Unione Sovietica fu la fucilazione di massa. Questo fenomeno si spiega con il semplice fatto che il popolo zingaro, non essendo per cultura abituato a vivere in luoghi fissi e stazionari per lunghi periodi di tempo, tendeva ad insorgere o a fuggire dai ghetti dove venivano reclusi durante l’avanzata delle armate del Reich. Tale comportamento spinse le autorità Naziste ad eliminare gruppi numerosi di zingari già fuori dai campi di concentramento, vista anche la loro grande conoscenza dei territori polacchi che rappresentava un enorme margine di vantaggio per la fuga.

Questa forma di sterminio fu registrata per la prima volta in Volhynia, dove più di cento zingari morirono per mano dei fascisti Ucraini che collaboravano con le forze naziste.

Nel ghetto di Varsavia invece le prime uccisioni di massa si registrano dal 1942, come punizione per i fuggitivi dal ghetto o dai campi di concentramento e per coloro che, nonostante l’ordine di deportazione, continuavano a vivere di nascosto nei territori esterni ai luoghi di reclusione. Spesso la maggior parte degli zingari deportati a Treblinka veniva fucilata prima di condurre il resto all’interno del campo.

Le uccisioni di massa erano fatte in modo da non lasciare testimoni esclusi gli esecutori, ma i racconti di questa pratica sono pervenuti a noi grazie a pochi zingari riusciti a fuggire dalle esecuzioni o a testimoni casuali.

A partire dal 1942 i pochi dati raccolti che testimoniano le esecuzioni di massa parlano di 30 tra uomini, donne e bambini uccisi a Grochow nella periferia di Varsavia, altri furono fucilati nel 1943 a Fort Bema, più di una dozzina di famiglie vennero uccise nella foresta Bracki e Gizycki. A Sielce, vicino Varsavia, sette famiglie zingare furono bruciate vive nelle loro abitazioni di legno. Altre testimonianze raccontano degli zingari di Jadów che furono radunati in una sinagoga dove tutti gli uomini vennero fucilati, le donne e i bambini che riuscirono a fuggire verso Karczew furono uccisi nella notte dai poliziotti tedeschi che dopo aver fucilato le donne gettarono i bambini dalle finestre delle case in cui avevano cercato di nascondersi.[20]

Berlino-Marzahn[modifica | modifica sorgente]

Nel 1936, per ripulire la città di Berlino dalla "piaga zingara" in occasione dei giochi olimpici, più di 600 zingari furono rinchiusi in una ex discarica a Marzahn, un quartiere della città. La struttura, non essendo idonea al contenimento di un così elevato numero di persone, costrinse gli zingari a vivere in condizioni igieniche pietose, e dopo qualche mese Marzahn fu convertito in campo di concentramento[21].

La deportazione[modifica | modifica sorgente]

Con la sua occupazione la Polonia divenne la prima meta per la deportazione degli zingari polacchi, tedeschi e per quelli che provenivano dagli altri Paesi sconfitti dal regime nazista. I campi di concentramento a cui erano destinati gli zingari, oltre ad Auschwitz, furono quelli di Treblinka, Belzec, Sobibor e Majdanek.

In questi ultimi gli zingari deportati venivano quasi immediatamente condotti nelle camere a gas o nei forni crematori a causa del loro comportamento poco sommesso e accondiscendente rispetto agli altri prigionieri.

Bundesarchiv R 165 Bild-244-47, Asperg, Deportation von Sinti und Roma.jpg

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Asperg 22 aprile 1940: Sinti in attesa di essere deportati.

Il ghetto di Łódź[modifica | modifica sorgente]

Il ghetto di Łódź fu il primo ad essere organizzato appositamente per lo sterminio di massa degli zingari. Al suo interno vi era un'area speciale predisposta nel 1941, il "campo per gli Zingari".

Quest’area era separata dal resto del ghetto con una doppia rete di filo spinato e da un fosso pieno d’acqua. Non veniva ammesso nessuno che non fosse appartenente alla razza zigana, eccetto le forze armate naziste e pochissimi medici o infermieri che erano ebrei.

Molte delle deportazioni in questo ghetto furono decise da Eichmann in persona. I trasporti provenivano da cinque campi di transito austriaci, il primo dei quali comprendeva circa 200 famiglie per un totale di 1.000 persone arrivando da Hartberg il 5 novembre del 1941. Il giorno dopo giunse un secondo trasporto proveniente da Furstenfeld con un carico di 147 famiglie. Il terzo trasporto arrivò il giorno dopo da Mattersburg per un totale sempre di un migliaio di persone tra donne e bambini. Questa volta però i prigionieri poterono scendere dai vagoni merci del treno solo il giorno seguente dopo avervi trascorso la notte in condizioni pessime. Il quarto trasporto proveniente da Roten Thurm arrivò al ghetto il 9 novembre con 160 famiglie e nello stesso giorno vi fu l’ultimo trasporto proveniente da Oberwart con 172 famiglie[22].

Il ghetto contava ora circa 5.000 zingari tra Kaldaresh, Lovari e Sinti, più di 2.000 erano bambini.

Dopo pochi mesi nel campo degli zingari scoppiò un’epidemia di tifo a causa delle pessime condizioni igieniche e della mancanza di cure mediche. In seguito fu ordinato al dipartimento di sanità del ghetto di inviare medici ebrei nel campo zingaro, dove però il loro compito non fu quello di curare i malati ma di firmare certificati di morte che accertassero molti dei decessi per malattia. In realtà oltre ai morti di tifo, molti cadaveri portavano i segni dell’impiccagione. Il Kripo infatti ordinava ogni giorno agli stessi zingari di impiccare i propri cari nella fucina del campo.

Il ghetto di Łódź durò fino al 1943, quando tutti i superstiti furono trasportati nello Zigeunerlager di Auschwitz.

Il ghetto di Varsavia[modifica | modifica sorgente]

Per gli zingari si trattò di un luogo di passaggio prima di essere deportati nel campo di Treblinka e non di un vero e proprio ghetto di reclusione. I gruppi nomadi vennero raccolti nel ghetto di Varsavia a partire dal 1941, e nell’anno successivo si contavano circa 1800 prigionieri zingari. Durante il loro breve soggiorno nel ghetto gli zingari dovevano indossare una fascia al braccio con la lettera Z, in modo da poter essere riconosciuti dai prigionieri ebrei al momento del trasferimento nel vicino campo di concentramento.[23]

Auschwitz[modifica | modifica sorgente]

Con il decreto Auschwitz del 16 dicembre 1942 promulgato da Himmler tutti gli zingari del Reich eccetto quei pochi che lavoravano nelle imprese belliche tedesche furono deportati a Birkenau. I gruppi di zingari sopravvissuti alle fucilazioni di massa e ai ghetti fino a quel momento provenivano da tutti i paesi sotto il controllo del regime nazista, dal Belgio, dall’Olanda e dalla Francia.

Il primo gruppo di zingari giunse a Birkenau il 26 febbraio 1943. All’arrivo nel campo gli zingari non venivano né smistati a seconda del sesso o dell’età né rasati a zero, ma venivano condotti tutti indistintamente nello Zigeunerlager. Solo a loro e agli ebrei del ghetto di Theresienstadt fu permesso di vivere in gruppi familiari all’interno del lager. Venivano distinti all’arrivo con un triangolo nero[24] cucito sulla divisa, il quale rappresentava il gruppo dei cosiddetti "asociali".[25]. Agli zingari, oltre al numero, veniva tatuata la "Z" di Zigeuner. Sebbene molti zingari furono sfruttati dai nazisti per la loro forza e la loro grande produttività nelle attività lavorative, alcuni di loro considerati misti erano destinati all’eliminazione.

Lo Zigeunerlager[modifica | modifica sorgente]

Si trattava di uno dei settori di Birkenau che era diviso in BI e BII. Il settore BIIe era quello riservato solo ed esclusivamente agli zingari e fu il primo ad essere attivato. I lavori di costruzione erano cominciati nel dicembre del 1942 impiegando gli stessi prigionieri del campo di Birkenau[26].

Lo Zigeunerlager era formato da una fila di baracche con una latrina e dei lavatoi, due cucine e uno spazio apposito per l’appello. Queste caratteristiche rendevano lo Zigeunerlager un campo nel campo. Non veniva effettuato l’appello mattutino ma solo quando lo ordinavano le SS. Gli zingari vivevano raggruppati per clan e le donne potevano partorire, uniche in tutta Auschwitz ad avere questo privilegio. Gli zingari non partecipavano ai gruppi di lavoro, ma in compenso furono abbandonati a sé stessi in condizioni indescrivibili. La totale mancanza di cibo e di cure mediche faceva sì che il campo fosse continuamente colpito da tremende epidemie, registrando nello Zigeunerlager un indice di mortalità più alto del resto del lager. Il limite di capienza che ammontava a circa 10.000 persone fu superato in pochissimi mesi dall’inizio delle deportazioni. All'interno dello Zigeunerlager vi era un blocco riservato alle partorienti:

« Su un pagliericcio giacciono sei bambini che hanno pochi giorni di vita. Che aspetto hanno! Le membra sono secche e il ventre è gonfio. Nelle brande lí accanto ci sono le madri; occhi esausti e ardenti di febbre. Una canta piano una ninna nanna: « A quella va meglio che a tutte, ha perso la ragione» [...] L'infermiere polacco che ho conosciuto a suo tempo nel lager principale mi porta fuori dalla baracca. Al muro sul retro è annessa una baracchetta di legno che lui apre: è la stanza dei cadaveri. Ho già visto molti cadaveri nel campo di concentramento. Ma qui mi ritraggo spaventato. Una montagna di corpi alta piú di due metri. Quasi tutti bambini, neonati, adolescenti. In cima scorrazzano i topi. »
(Hermann Langbein[27])

Questo trattamento singolare riservato agli zingari serviva anche a mantenere in loro l’illusione di una reclusione "tranquilla", onde evitare l’insorgere di rivolte e ribellioni. Sempre per questo motivo non erano permessi contatti con gli altri detenuti, per evitare che venissero a conoscenza dell’esistenza delle camere a gas o dei forni crematori che erano continuamente in attività.

Il dottor Mengele[modifica | modifica sorgente]

Nel marzo del 1943 il dottor Josef Mengele divenne il capo dei medici del campo zingari, che rappresentava la massima autorità sanitaria dello Zigeunerlager. Uno dei motivi per cui agli zingari fu permesso di vivere in gruppi familiari fu quello di permettere al dottor Mengele di condurre i propri studi sui bambini, e soprattutto sui gemelli. Fu lo stesso Mengele ad ordinare che ai bambini zingari gemelli fosse tatuata la sigla ZW (Zwilling). La particolare attenzione medica riservata agli zingari era dovuta alla loro presunta appartenenza alla razza pura degenerata, per questo furono sottoposti a specifici esperimenti genetici.

Ordinò di far filmare gli zingari durante le loro giornate e faceva loro visita regolarmente nello Zigeunerlager. I bambini che fino a quel momento risiedevano nel kinderblock furono spostati in un blocco più vicino al laboratorio di Mengele per ragioni medico-scientifiche, mentre le sperimentazioni avvenivano nella baracca adibita alla sauna. Furono inoltre allestiti dei Kindergarten per tenerli occupati tra un esperimento e l’altro e vennero sottoposti ad una dieta speciale. Ogni bambino veniva ritratto da una pittrice austriaca poiché Mengele lo riteneva un metodo più realistico rispetto ad una fotografia.

Una bambina zingara, sottoposta ad esperimenti sul vaccino per la malaria, descrive così la sua tragica esperienza:

« Il dott. Mengele mi ha presa per fare esperimenti. Per tre volte mi hanno preso il sangue per i soldati. Allora ricevevo un poco di latte e un pezzetto di pane con il salame. Poi il dott. Mengele mi ha iniettato la malaria. Per otto settimane sono stata tra la vita e la morte, perché mi è venuta anche un'infezione alla faccia. »
(Barbara Richter[28])

Venivano condotte prove antropometriche, esperimenti sull’ereditarietà per comprovare la superiorità dei caratteri razziali su quelli ambientali fino ad arrivare agli scambi di sangue tra individui. Nel caso dei gemelli tutte le sperimentazioni per essere valide dovevano terminare con il decesso contemporaneo di entrambi, che avveniva con un’iniezione di fenolo nel cuore in modo da facilitare l’esaminazione degli organi interni[29].

I lavori fuori dal lager[modifica | modifica sorgente]

Durante il 1943 diverse centinaia di zingari vennero mandate a lavorare nelle cave di pietra di Mauthausen[30].

La rivolta del 1944[modifica | modifica sorgente]

Prima della liquidazione degli zingari di Birkenau, pianificata per il maggio del 1944, vennero trasferiti negli altri campi del reich tutti quelli ancora idonei a lavorare. Ma l’allora lager führer Georg Bonigut avvertì gli zingari dell’imminente arrivo delle SS. Così il 16 maggio gli zingari, organizzandosi e munendosi di qualsiasi attrezzatura potesse essere usata come arma di difesa, riuscirono momentaneamente a contrastare le SS.

Purtroppo però l’eliminazione degli zingari fu solo posticipata al 2 agosto dello stesso anno. Prima di questa data i nazisti pensarono bene di dividere la popolazione zingara trasferendo più di 1.000 individui a Buchenwald in modo tale da togliere forze fresche pronte a resistere nuovamente. La notte del 2 agosto, 2.897 zingari tra uomini, donne e bambini trovarono la morte nel crematorio numero 5, quello più vicino allo Zigeunerlager.

Gli ebrei italiani che testimoniano di quella notte collocano questo evento tra i ricordi più tristi. Gli zingari erano coloro che suonavano, cantavano, e che con le voci dei propri bambini regalavano un po’ di vita a Birkenau, dopo la loro eliminazione il lager cadde nel silenzio.

La persecuzione in Italia[modifica | modifica sorgente]

Più che ricerche sulla razza, in Italia furono ragioni di ordine pubblico e di prevenzione della criminalità a condannare gli zingari alla deportazione nei campi di sterminio. Gli zingari minavano alla pubblica igiene e alla pubblica sicurezza.

Le prime disposizioni per la persecuzione e l’internamento per gli zingari in Italia furono emanate l’11 settembre 1940. Una circolare telegrafica firmata dal capo della polizia Arturo Bocchini e indirizzata a tutte le prefetture del Paese conteneva un chiaro riferimento all’internamento di tutti gli zingari italiani a causa dei loro comportamenti antinazionali e alle loro implicazioni in reati gravi. Nella circolare venne ordinato il rastrellamento di tutti gli zingari, nel minor tempo possibile, provincia dopo provincia.

Il 27 aprile 1941 fu emanata un’altra circolare da parte del Ministero dell'Interno con indicazioni riguardanti l’internamento degli zingari.

Contro gli zingari stranieri[modifica | modifica sorgente]

La politica di discriminazione fascista si basò principalmente sulla presenza dello zingaro straniero nel territorio italiano. Con l’invasione della Jugoslavia del 1941 e la conseguente fuga degli zingari da quei territori in Italia, le forze armate fasciste acuirono le già preesistenti misure di controllo verso gli zingari per provvedere all’invasione di quelli stranieri. Infatti, mentre per gli zingari italiani fu ordinata la reclusione nei campi di internamento, per quelli stranieri era prevista l’espulsione.

I luoghi di detenzione in Italia[modifica | modifica sorgente]

Negli anni è stato possibile ricostruire una lista abbastanza completa dei luoghi di detenzione per zingari che c’erano in Italia. Testimonianze zingare parlano di campi di detenzione ad Agnone nel convento di San Bernardino, in Sardegna a Perdasdefogu, nelle province di Teramo a Tossicia, a Campobasso, a Montopoli di Sabina, Viterbo, Colle Fiorito nella provincia di Roma e nelle isole Tremiti. Purtroppo, a seguito dell’occupazione tedesca nel territorio italiano, molti campi dell’Italia centrale e meridionale furono smantellati in vista dell’arrivo degli alleati e esistono pochissime prove della loro esistenza. Da quel momento in poi la maggior parte degli zingari internati in Italia fu trasferita nei campi nazisti passando da Gries a Bolzano.

L’unico campo di cui possediamo dati e documenti precisi grazie agli archivi comunali è quello di Tossicia. Entrò in funzione il 21 ottobre del 1940 e le prime deportazioni zingare furono registrate nell’estate del 1942. La presenza di detenuti zingari è documentata anche nel campo di Ferramonti di Tarsia, attivo dal 1940 al 1943.

Ad Agnone gli zingari vennero utilizzati per piazzare intorno al campo le mine che dovevano fermare l’avanzata degli alleati. Chi disobbediva alle regole veniva fucilato, solo qualcuno si salvò perché le pene venivano commutate spesso all’ultimo momento in bastonature o in segregazione per non perdere forza lavoro.[31]

Dei campi di detenzione che si trovavano nell’Italia meridionale si hanno alcune lettere amministrative riguardanti quello di Boiano nella provincia di Campobasso. Grazie alle lettere di corrispondenza tra le autorità della provincia e il ministero, gli studiosi sono venuti a conoscenza del fatto che il prefetto di Campobasso fu tra i primi a rispondere alla circolare sull’internamento della popolazione zingara, assicurando che il campo di Boiano metteva a disposizione posti a sufficienza per 250 internati, ma viste le abitudini già precarie degli zingari, il numero di posti liberi poteva arrivare a 300. Una lettera urgente del ministero datata il 6 ottobre del 1940 informò però che il campo di Boiano doveva essere utilizzato per altri internati e non per gli zingari. Lo stesso ordine arrivò ad alcuni campi nella provincia di Udine a causa degli interessi militari concentrati in quelle zone vicini ai confini[32].

Gli zingari nella Resistenza[modifica | modifica sorgente]

Molti furono gli zingari che, scampati dalle deportazioni di massa, si unirono alla Resistenza. La loro conoscenza dei territori, soprattutto di quelli dell’Europa orientale, li rese indispensabili come staffette, per non parlare della loro capacità di lavorare in gruppo e della loro forza. Dopo l’attacco all’Unione Sovietica gli attacchi da parte dei partigiani crebbero e le reazioni delle Einsatzgruppen divennero sempre più feroci. Gli zingari, già considerati spie a causa della loro natura itinerante, furono per l’appunto tra i bersagli principali delle spietate armate tedesche che condannavano alla fucilazione chiunque fosse sospettato di spionaggio o di aiutare i partigiani.

Secondo i rapporti scritti sulle attività delle Einsatzgruppen che ci sono pervenuti, le fucilazioni indiscriminate per sospetto di spionaggio divennero talmente frequenti che fu ordinato di interrogare i sospettati davanti agli ufficiali, prima di passare all’esecuzione. Purtroppo però i soldati continuarono a identificare qualsiasi zingaro come un partigiano o una spia e a riservagli il solito trattamento, finché nel 1941, durante un incontro tra ufficiale tedeschi, il capo dell’Einsatzkommando 8 formalizzò che qualunque girovago, se sprovvisto di documenti di identità adeguati, doveva essere ritenuto partigiano e quindi fucilato in quanto minaccia per i piani di conquista del Reich. Questo non fece altro che legittimare le carneficine messe in atto dai nazisti che non risparmiarono donne e bambini.

Vittime e memoria[modifica | modifica sorgente]

Targhe commemorative per Sinti e Rom

Le cifre approssimative raccolte dai ricercatori negli anni parlano di circa 500.000 morti tra Rom e Sinti a causa dello sterminio nazista.

30.000 trovarono la morte nei campi di concentramento in Polonia a Sobibor, Bełżec e Treblinka[33].

Più di 7.000 zingari trovarono la morte ad Auschwitz durante le epidemie di tifo e tubercolosi che colpirono lo Zigeunerlager nel 1943 a causa delle cure inesistenti e delle pessime condizioni igieniche. L’unica cura per chi si ammalava era la camera a gas. In base alla documentazione che abbiamo, possiamo dire che degli oltre 22.000 zingari a deportati a Birkenau 20.000 trovarono la morte nel lager.

Le testimonianze[modifica | modifica sorgente]

La cultura zingara è caratterizzata dalla mancanza di una tradizione scritta, tutte le informazioni che ci sono arrivate sono infatti il frutto del lavoro degli storici che hanno raccolto le testimonianze orali di coloro che, anche a distanza di anni a causa del dolore e della riservatezza, hanno deciso di raccontare la loro storia[34][35]

Molte informazioni che risultavano frammentarie sono state rielaborate mettendo insieme tutte le testimonianze raccolte negli anni successivi alla guerra, ed è grazie a questo lavoro di ricostruzione che noi oggi abbiamo abbastanza materiale per poter conoscere il Porrajmos.

I Musei dell'olocausto[modifica | modifica sorgente]

Targa commemorativa del Comune di Roma, dell'Opera Nomadi e della Comunità ebraica in Via degli Zingari, 54 a Roma[36]

Molti importanti musei dell'olocausto nel mondo oltre alla documentazione sullo sterminio nazista degli ebrei, contengono importanti "collezioni" sugli eccidi nazisti poco conosciuti, quelli "delle vittime dimenticate" in cui rientra anche lo sterminio degli zingari. Uno dei più conosciuti musei del mondo, l'United States Holocaust Memorial Museum (USHMM), il museo dell'olocausto ufficiale degli Stati Uniti d'America ha dedicato un'ampia collezione alla persecuzione nazista dei Rom e dei Sinti[37][38].

Video storico[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ 500.000 vittime è secondo la maggioranza degli storici un numero attendibile nonostante la documentazione sugli eccidi ne documenti solo la metà - Giannini 2011, p. 68.
  2. ^ Giorno della memoria: Porrajmos ma Samudaripen di Moni Ovadia e di Marco Rovelli.
  3. ^ (DE) Verein Roma Oberwart.
  4. ^ Il destino degli zingari. La storia sconosciuta di una persecuzione dal medioevo a Hitler di Donald Kenrick e Grattan Puxon, Rizzoli, Milano 1975.
  5. ^ Guenter Lewy, La persecuzione nazista degli zingari, pp. 6.
  6. ^ Zigeuner-Buch
  7. ^ Zigeuner-Buch, vedi data 1899
  8. ^ Giannini 2011, pp. 28-77 (Cap. Il genocidio dei Rom).
  9. ^ La cultura dei Rom non è stata accettata, neppure in parte, dalle popolazioni stanziali europee che li hanno ospitati. Solo in Irlanda c'è stata una parziale assimilazione con le popolazioni nomadi locali.
  10. ^ Un triangolo marrone per la sola colpa di essere zingari - Dal sito Arci onlus.
  11. ^ Dati statistici raccolti ne La razzizzazione del pregiudizio. Il Terzo Reich e i «nemici della stirpe» di Brunello Mantelli riportato su La persecuzione nazista degli zingari.
  12. ^ La presenza delle aree di sosta per zingari presenti a Berlino in quegli anni è testimoniata dai racconti di Otto Rosenberg, zingaro deportato ad Auschwitz, ne La lente focale: gli zingari nell'Olocausto, pp. 12.
  13. ^ Le testimonianze che parlano di centri di ricerca sugli zingari sono svariate e i pareri non sempre collimano fra loro, in Quaderni zingari n. 41 si parla anche di un "Centro di igiene razziale e di ricerche politico-demografiche" all'interno dell'Ufficio di sanità del reich con sede ancora a Berlino ed istituito nel 1929.
  14. ^ Robert Ritter fu il principale esperto sulla razza zingara e la maggior parte dei documenti sulla loro impurità genetica pervenutaci è firmata a suo nome.
  15. ^ a b c Giannini 2011, p. 34.
  16. ^ Giannini 2011, p. 69.
  17. ^ Giovanna Boursier, Lo sterminio degli zingari durante la seconda guerra mondiale.
  18. ^ La lettera è conservata all’lnstitut fùr Zeitgschichte di Monaco, Dc. 17.02
  19. ^ M. Novitch, Gypsy Victims of the Nazi Terror.
  20. ^ Queste e molte altre testimonianze delle carneficine simili a queste descritte sono riportate nel n. 42 di “Quaderni Zingari”.
  21. ^ Giovanna Boursier, Lo sterminio degli zingari durante la seconda guerra mondiale.
  22. ^ J. Ficowski, Condannati allo sterminio, “Quaderni Zingari”, n. 42, pp 22-23.
  23. ^ Queste informazioni sono tratte dal diario di Adam Czerniakow, presidente del Consiglio Ebreo nel ghetto di Varsavia. Vedi Hilberg, Staron, Kermisz 1979, pp. 364-368, 375.
  24. ^ L'United States Holocaust Memorial Museum fa notare che le varie etnie degli zingari venivano identificate nei campi nazisti con un triangolo nero. In alcuni campi venivano invece identificate con un triangolo marrone [1]
  25. ^ . Nella terminologia nazista il termine "asociale" veniva usato per indicare coloro che non si integravano con lo stereotipo della nuova società nazionalsiocialista
  26. ^ intervista a Marcello Pezzetti dal DVD 1 di A forza di essere vento. Lo sterminio nazista degli zingari.
  27. ^ Langbein 1984, p. 253.
  28. ^ Boursier 1995.
  29. ^ Sono tantissime le testimonianze di gemelli zingari sopravvissuti agli esperimenti del dottor Mengele, un esempio è quella di Hugo Hollenreimer (DVD 1 di A forza di essere vento. Lo sterminio nazista degli zingari).
  30. ^ Purtroppo degli uomini portati all'esterno del campo per lavorare nelle cave di pietra durante gli ultimi anni della guerra la maggior parte venne uccisa per eliminare testimoni dei lager, una testimonianza è riportata da Otto Rosenberg ne La lente focale : gli zingari nell'Olocausto.
  31. ^ Testimonianza di Mitzi Herzemberg in “Lacio Drom”, n.1 (1987).
  32. ^ G. Boursier, La persecuzione degli zingari nell’Italia fascista, “Studi Storici”, n. 4 (anno 37), p. 1071.
  33. ^ Giovanna Boursier, La persecuzione degli zingari da parte del Fascismo.
  34. ^ Molte testimonianze importanti sono contenute in Zigeuner : lo sterminio dimenticato.
  35. ^ Video-testimonianze dirette ed indirette sul sito di Memors
  36. ^ Roma, un monumento per ricordare gli stermini dimenticati
  37. ^ Dal sito del Museo del USHMM : "Tra il 1933 e il 1945, i Rom (Zingari) hanno sofferto molto come vittime della persecuzione nazista e dello sterminio di massa. Costruito su pregiudizi di lunga data, il regime nazista ha giudicato gli zingari sia come "asociali" (fuori quindi della cosiddetta società normale) sia come "di razza inferiore", ritenendo che essi rappresentavano una minaccia per la purezza biologica della razza "ariana". Durante la seconda guerra mondiale, i nazisti e i loro collaboratori uccisero fino a 220.000 uomini, donne e bambini zingari in tutta l'Europa occupata dai tedeschi. Auschwitz-Birkenau il più grande centro di sterminio nazista, è stato anche il sito di uno speciale "campo famiglia" zingaro. Nato nel febbraio del 1943, in questo campo ci sono stati ben 20.000 zingari. La stragrande maggioranza di essi sono morti di fame, di malattie, di esperimenti medici e nelle camere a gas. Tra i popoli nomadi come i Rom, le storie, le poesie e le canzoni sono tramandate da una generazione all'altra grazie alla tradizione orale. Recentemente, i ricercatori hanno cominciato a raccogliere e a pubblicare il folklore correlato all'olocausto come esperienza dei sopravvissuti zingari e delle loro famiglie. La canzone-lamento Aušvits (Auschwitz) è stata registrata nel 1960 da Ružena Danielová, una sopravvissuta della città ceca di Mutenice [...]. Cantata in lingua rom, Aušvits attinge a temi comuni del repertorio dei lamenti popolari dei rom, in particolare vengono messi in risalto i sentimenti della cantante che canta l'isolamento e la disperazione in un racconto in cui l'immagine simbolica di un uccello scuro porta un messaggio dalla terra dei morti."
  38. ^ I rom, il nazismo nella musica-lamento di Ružena Danielová.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giovanna Boursier, Lo sterminio degli zingari durante la seconda guerra mondiale (abstract) in Studi Storici, Anno 36, nº 2, Roma, Fondazione Istituto Gramsci, aprile-giugno 1995, pp. 363-395. Testo online: Lo sterminio degli zingari durante la seconda guerra mondiale in Storia XXI secolo, Anpi Roma.
  • Giovanna Boursier, La persecuzione degli zingari nell’Italia fascista, in Studi Storici, n. 4 (anno 37), pp. 1065-1082.
  • Giovanna Boursier, La persecuzione degli zingari da parte del Fascismo, 1/98, Triangolo Rosso. URL consultato il 2014-03-04. Il testo si trova anche sul sito Web di Triangolo Rosso
  • Giovanna Boursier, Rom e Sinti sotto nazismo e fascismo, in A rivista anarchica, n. 319 (anno 36), estate 2006.
  • Giovanna Boursier, Massimo Converso, Fabio Iacomini, Zigeuner : lo sterminio dimenticato, Roma, Sinnos, 1996.
  • G. Boursier, M. Attilia Ferrari, C. Osella, Zingari: L’olocausto dimenticato, in Quaderni Zingari, n. 41 Torino, Associazione italiana zingari oggi, 1994 .
  • Tiziano Ferri, Lineamenti di storia e teoria della discriminazione contro rom e sinti, “Briciole”, n. 32 (aprile/2012), pp. 25-28.
  • J. Ficowski, Condannati allo sterminio, in Quaderni Zingari, n. 42.
  • Giorgio Giannini, Vittime dimenticate, lo sterminio dei disabili, dei rom, degli omosessuali e dei testimoni di Geova, Viterbo, Nuovi Equilibri, 2011, ISBN 978-88-6222-274-7.
  • (EN) Raul Hilberg, Stanislaw Staron, Josef Kermisz (a cura di), The Warsaw Diary of Adam Czerniakow. Prelude to Doom., New York, Stein And Day, 1979, ISBN 0-8128-2523-3.
  • Donald Kenrick e Grattan Puxon,Il destino degli zingari. La storia sconosciuta di una persecuzione dal medioevo a Hitler, Milano, Rizzoli, 1975.
  • (EN) Kenrick, Donald e Puxon, Grattan, Gypsies Under the Swastika, Edizione riveduta e aggiornata, Hatfield, University Of Hertfordshire Press, 2009, ISBN 978-1902806808.
  • Shoah, Lagerpuntoit. URL consultato il 2014-03-04.
  • (DE) Hermann Langbein, Menschen in Auschwitz, Vienna, Europa Verlag [1972], 1995, pp. 800, ISBN 9783203512150. Traduzione italiana: H.L., Uomini ad Auschwitz, Introduzione di Primo levi, traduzione: D. Ambroset, Edizione ridotta autorizzata dall'autore, Milano, Ugo Mursia, 1984, pp. 534, ISBN 8842513482.
  • Guenter Lewy, La persecuzione nazista degli zingari, Torino, Einaudi, 2002.
  • (EN) Myriam Novitch, Gypsy Victims of the Nazi Terror, The Patrin Web Journal: Romani Culture and History. URL consultato il 2014-03-04.
  • Otto Rosenberg, La lente focale : gli zingari nell'Olocausto, traduzione di Maria Balì, Venezia, Marsilio, 2000.
  • Marco Rossi, Porrajmos. Lo sterminio, “Briciole”, n. 32 (aprile/2012), pp. 33-38.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]