Eugenetica

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando informazioni sui programmi eugenetici della Germania nazista, vedi Aktion T4.

La parola eugenetica a rigore fa riferimento allo studio dei metodi volti al perfezionamento della specie umana attraverso selezioni artificiali operate tramite la promozione dei caratteri fisici e mentali ritenuti positivi, o eugenici (eugenetica positiva), e la rimozione di quelli negativi, o disgenici (eugenetica negativa), mediante selezione o modifica delle linee germinali, secondo le tradizionali tecniche invalse nell'allevamento animale e in agricoltura basate sulla genetica mendeliana, e quelle rese attualmente o potenzialmente disponibili dalle biotecnologie moderne. Nel linguaggio comune, il termine si confonde spesso con l'eugenismo, che è l'ideologia che ritiene che la soluzione di problemi politici, sociali, economici o sanitari possa essere raggiunta attraverso l'adozione di pretese soluzioni eugenetiche.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Teorie precedenti[modifica | modifica sorgente]

Storicamente, l'eugenetica come campo di ricerca è stata per la prima volta suggerita da Platone (Pol. 458 segg.).

Il Cristianesimo medioevale, dando per scontata la degenerazione umana dal peccato originale e l'intrinseca negatività dell'atto sessuale, lascia alla sfera ultraterrena ogni possibilità di "miglioramento".

Nel Rinascimento Tommaso Campanella, nella prospettiva utopica de La città del Sole sostiene l'opportunità di combinare i matrimoni e controllare la vita sessuale dei cittadini.

Tra Settecento e Ottocento si afferma la frenologia, disciplina non scientifica che sosteneva di riuscire ad individuare dalla forma del cranio le tendenze psicologiche delle persone, in primis la propensione a devianza e criminalità.

Successivamente, Herbert Spencer prese a prestito i concetti chiave dell'evoluzione darwiniana e li applicò alle scienze sociali, sostenendo l'opportunità e la necessità delle differenze sociali allo scopo di assecondare il naturale processo di selezione dei più adatti.

Nascita e diffusione della teoria eugenetica[modifica | modifica sorgente]

Present Distribution of the European Races. Mappa dell'eugenetista statunitense Madison Grant tratta da una sua opera del 1916, The Passing of the Great Race. Rappresenta la presunta distribuzione delle razze europee
Immagine degli anni venti che tenta di associare le tipologie di cervello al comportamento criminale. La teoria è chiamata "determinismo biologico-ereditario".

Negli anni sessanta dell'Ottocento l'eugenetica venne portata in auge da Francis Galton (cugino di Charles Darwin) che teorizzò il miglioramento progressivo della razza secondo criteri analoghi a quelli dell'evoluzione biologica. Sosteneva necessario un intervento delle istituzioni per questo fine, mediante l'incrocio selettivo degli adatti. Galton ideò anche il termine, traendolo dal greco classico. Specialmente in Inghilterra ed in Germania, questa teoria ebbe grande successo, grazie anche alla forte impostazione positivista della scienza e all'ideale imperante di progresso della civiltà.

Ad inizio Novecento, anche grazie all'impegno di soggetti come la Fondazione Rockefeller e la Massoneria di Rito Scozzese, l'Inghilterra divenne il centro della diffusione delle teorie eugenetiche. Nel 1912 si tiene a Londra il primo congresso internazionale, con la presenza di una folta delegazione di scienziati italiani, ispirati anche dalle teorie degenerazioniste di Cesare Lombroso.

Politiche eugenetiche applicate[modifica | modifica sorgente]

In gran parte dell'Europa occidentale e del Nord America vennero applicati provvedimenti di vario tipo di carattere eugenetico a partire dagli ultimi anni dell'Ottocento.

Alcuni stati si sono distinti per un maggior impegno in tal senso, con una legislazione eugenetica non solo positiva, mirante cioè a indirizzare le scelte riproduttive, ma anche negativa, ovvero la rimozione di caratteri considerati negativi, attraverso la sterilizzazione forzata.

Ecco le stime riguardanti i casi di sterilizzazioni:[1]

  • Germania: 1933-1941: oltre 400.000
  • Stati Uniti: 1899-1979: circa 65.000
  • Svezia: 1934-1976: 62.888
  • Finlandia: 1935-1970: 58.000
  • Norvegia: 1934-1977: 40.891
  • Danimarca: 1929-1967: 11.000
  • Canada: 1928-1972: circa 3.000
  • Svizzera: 1928-1985: meno di 1.000

Oltre alle sterilizzazioni vi erano le politiche che miravano a favorire la riproduzione tra soggetti "adeguati", ad esempio il divieto di matrimonio tra "adatti" e "inadatti". Misure eugenetiche positive più o meno blande sono state prese pressoché ovunque. Negli Stati Uniti, la violazione delle regole sul matrimonio era punita con pene fino a 10 anni di reclusione.[senza fonte]

Le leggi eugenetiche furono votate pressoché ovunque a stragrande maggioranza. Le forze politiche di ogni orientamento furono concordi sull'utilità delle pratiche di sterilizzazione, per miglioramento della razza, o per motivi demografici ed economici.

In Germania[modifica | modifica sorgente]

I programmi eugenetici più efferati sono stati applicati dalla Germania nazista, ampiamente trattati nella voce Aktion T4.

In Svezia e Finlandia[modifica | modifica sorgente]

In particolare in Svezia[2] e Finlandia la gestione del welfare state portò a scegliere interventi di questo tipo per ridurre il carico degli assegni di maternità.

Negli Stati Uniti[modifica | modifica sorgente]

Negli Stati Uniti ad essere sterilizzati erano coloro che venivano dichiarati deboli di mente, pazzi, idioti, imbecilli, criminali-nati, o addirittura epilettici, persone moralmente degenerate o sessualmente pervertite.

In Italia[modifica | modifica sorgente]

La sterilizzazione degli individui "di tipo B" (terminologia utilizzata correntemente nei paesi nordici) non fu mai introdotta in Italia nonostante il dibattito culturale sull'eugenetica vi si fosse diffuso ampiamente nei primi decenni del secolo XX. La pratica incontrava l'opposizione da un lato di molti esponenti del mondo della cultura, che attribuivano la cosiddetta "degenerazione della razza" molto più a fattori sociali ed educativi che all'ereditarietà, e dall'altro della Chiesa Cattolica. Su quest'ultimo fronte occorre ricordare l'azione pubblicistica di padre Agostino Gemelli e nel 1930 l'enciclica papale Casti Connubii, che condannò fermamente la sterilizzazione (sia che fosse volontaria, sia che fosse imposta da altri).

Il regime fascista, quindi, nonostante la vicinanza con alcuni scienziati sostenitori dell'eugenetica, non prenderà mai misure di questo tipo. Il perseguimento del "miglioramento della razza" portò il fascismo a intervenire a favore della famiglia e dell'infanzia (con la creazione dell'Opera Nazionale Maternità e Infanzia) e a introdurre una politica di igienizzazione "morale", vista come prevenzione contro la disgregazione delle famiglie e la diffusione di malattie veneree. Posizione perfettamente in sintonia con il parere della Chiesa, che non vedeva di buon occhio i provvedimenti eugenetici del mondo anglosassone perché contrari agli insegnamenti di Gesù Cristo.

Il dibattito contemporaneo[modifica | modifica sorgente]

La disponibilità della completa sequenza del genoma e l'avanzamento delle biotecnologie ha fatto ipotizzare ad alcuni un pericolo di possibile selezione dei caratteri genetici dei nascituri. La Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (Carta di Nizza) all'art. 3 §2 impone il divieto delle pratiche eugenetiche[3].

Oltre alla succitata sterilizzazione chirurgica o farmacologica delle persone con menomazioni fisiche o psichiche, ipotetici strumenti di selezione eugenetica possono essere considerati:

  • La manipolazione eugenetica del DNA
  • L'utilizzo di banche del seme o degli embrioni, o la moltiplicazione di questi mediante fecondazione in vitro, se utilizzati al fine di conservare e diffondere i patrimoni genetici di "migliore qualità"

Il dibattito in Italia[modifica | modifica sorgente]

Recentemente il termine eugenetica è stato anche ripreso da politici ed esponenti cattolici e conservatori per etichettare in modo negativo anche le tecniche di diagnosi preimpianto dell'embrione nei casi di fecondazione assistita e riguardo ai casi di aborto terapeutico.

L'ordinamento italiano, con la legge 40/2004, ha ritenuto in linea di principio inammissibili alcune pratiche in materia di procreazione medicalmente assistita[4]:

« La ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione umano è consentita a condizione che si perseguano finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche ad essa collegate volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell'embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie alternative »
(art.13 comma 2)
« Sono, comunque, vietati [...] ogni forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni e dei gameti ovvero interventi che, attraverso tecniche di selezione, di manipolazione o comunque tramite procedimenti artificiali, siano diretti ad alterare il patrimonio genetico dell'embrione o del gamete ovvero a predeterminarne caratteristiche genetiche, ad eccezione degli interventi aventi finalità diagnostiche e terapeutiche, di cui al comma 2 del presente articolo »
(art.13 comma 3b)

Nella stessa ottica, la legge n. 40 del 2004, art. 1 e art. 4 comma1, vietano il ricorso alla fecondazione assistita ai portatori di malattie genetiche. La fecondazione è ammessa nei soli casi di sterilità e infertilità di uno dei partner.

Il 24 settembre 2007 il Tribunale di Cagliari ha emesso una sentenza, provocando lo sdegno della Conferenza Episcopale Italiana, a favore di una donna che, due anni prima, aveva chiesto di poter eseguire la diagnosi preimpianto prima di procedere con le tecniche di fecondazione in vitro perché portatrice di talassemia, malattia molto diffusa in Sardegna, al pari del diabete mellito.

Tale sentenza veniva confermata dal TAR Lazio, con sentenza 398/08 la quale dichiarava illegittimo il divieto di diagnosi preimpianto previsto dalle Linee Guida Ministeriali (adottate con D.M 21.7.2004) a meno che tale tecnica non avesse carattere sperimentale ovvero specifica finalità eugenetica (nel senso di tecniche volte alla selezione della razza umana). (Nella sentenza 398/08 venivano anche sollevate le questioni di legittimità costituzionale poi accolte dalla Corte Costituzionale -con sentenza 151/09- che ha previsto la possibilità di inseminare un numero di embrioni adeguato al caso concreto -valutato in scienza e coscienza dal medico curante- e di crioconservare gli embrioni che non risultasse opportuno trasferire immediatamente nell'utero materno, quando ciò comportasse un rischio per la salute della donna e dei concepiti).

Il caso è stato oggetto di particolare attenzione da parte dei giuristi, alla luce della delicatezza degli interessi toccati e della emblematica vicenda umana, segnata dalla condizione della donna, attrice nel processo, prostrata da precedenti interventi abortivi dovuti alle annunciate malattie del concepito. La decisione è fondata nel rinvenimento di un'identità nelle finalità della diagnosi prenatale ex l.194/78 e della diagnosi dell'embrione in vitro, pure consentita dalla citata legge 40. Ritenuto pertanto che deve prevedersi identico trattamento (ex art. 3 Cost.) al feto in fase prenatale ante 90º giorno e all'embrione concepito in vitro, si dà la possibilità alla madre di evitare l'impianto dell'embrione talassemico(ex art.32 Cost.). Con la decisione del giudice infatti, l'ospedale e il medico incaricato controlleranno lo stato dell'embrione, verificando se può essere colpito da talassemia. Solo nel caso in cui l'embrione sia sano il medico procederà all'impianto e alla gravidanza[5][6].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Eugenetica. Statistiche, istoreto.it - Museo virtuale delle intolleranze e degli stermini.
  2. ^ Giovanni Belardelli, Eugenetica, ombra scura sul modello svedese in Corriere della Sera, 3 marzo 2005, p. 37.
  3. ^ La Carta: patrimonio comune di diritti e valori, europarl.europa.eu, 2 aprile 2004.
  4. ^ Legge 40/2004 [collegamento interrotto]
  5. ^ Augusto Ditel, Legge 40, "Sì alla diagnosi preimpianto" Tribunale Cagliari dà ragione a una donna in la Repubblica (Cagliari), 25 settembre 2007.
  6. ^ Procreazione, lo sdegno della Cei "Illegittima la sentenza di Cagliari" in la Repubblica (Città del Vaticano), 25 settembre 2007.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Andrea D'Onofrio, Razza, sangue e suolo. Utopie della razza e progetti eugenetici nel ruralismo nazista, ClioPress (Università degli Studi di Napoli Federico II), 2007, (versione online). Il testo contiene anche una breve ricapitolazione dei provvedimenti eugenetici di Stati Uniti ed Europa.
  • Luca Dotti, L'utopia eugenetica del welfare state svedese (1934-1975). Il programma socialdemocratico di sterilizzazione, aborto e castrazione, Rubbettino, 2004.
  • Jürgen Habermas, Il futuro della natura umana. I rischi di una genetica liberale, Einaudi, 2002.
  • Cristian Fuschetto, Fabbricare l'uomo. L'eugenetica tra biologia e ideologia, Armando Editore, 2004.
  • Jeremy Rifkin, Il secolo biotech. Il commercio genetico e l'inizio di una nuova era, Baldini Castoldi, 2003.
  • Gregory Stock, Riprogettare gli esseri umani. L'impatto dell'ingegneria genetica sul destino biologico della nostra specie, Orme Editori, 2005.
  • Gregory Tranchesi, Identità e determinismo genetico. Bioetica e filosofia delle scienze genetiche, Edizioni Nuova Prhomos, 2013.
  • L'arco di Giano, rivista di medical e humanities, Istituto per l'analisi dello Stato Sociale, n. 43 primavera 2005, pag. 101 e seguenti, per gentile autorizzazione degli aventi diritto.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Biologia Portale Biologia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Biologia