Rupe Tarpea

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La rupe Tarpea come appare oggi.
Il supplizio di Tarpeia in una moneta dell'89 a.C.

La rupe Tarpea (latino: Rupes Tarpeia o Saxum Tarpeium) è la parete rocciosa posta sul lato meridionale del Campidoglio a Roma, dalla quale venivano gettati i traditori condannati a morte, che in tal modo venivano simbolicamente espulsi dall'Urbe.

La rupe[modifica | modifica sorgente]

Secondo la tradizione mitografica il Saxum Tarpeium deriverebbe dalla figura eponima di Tarpeia, che, tradendo Roma, aprì ai Sabini di Tito Tazio la rocca del Campidoglio.

Dalla rupe venivano gettati nel sottostante Foro Romano quanti fossero stati condannati a morte, come accadde per Spurio Cassio Vecellino che, per l'accusa di aspirare a diventare re, fu condannato e gettato dalla rupe dai suoi due accusatori, i questori Lucio Valerio Potito e Cesone Fabio Vibulano[1].

La rupe di Tarpea veniva usata per condannare le persone che si rifiutavano di testimoniare, visto che erano le uniche fonti di prova avendo i contratti unicamente forma orale.

Condannati a morte di rilievo[2][modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dionigi, Antichità romane, Libro VIII, 77-78.
  2. ^ Plutarch, Lives; Livy, Ab Urbe Condita; M. Grant, Roman Myths.
  3. ^ Livy. Book 6 [20.9]

Coordinate: 41°53′29.6″N 12°28′55.98″E / 41.891556°N 12.482216°E41.891556; 12.482216

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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