Rupe Tarpea
La Rupe Tarpea (latino: Saxum Tarpeium) è la parete rocciosa posta sul lato meridionale del Campidoglio a Roma, dalla quale venivano gettati i traditori condannati a morte, che in tal modo venivano simbolicamente espulsi dall'urbe.
Secondo la tradizione mitografica il saxum tarpeium deriverebbe dalla figura eponima di Tarpeia, figlia di Spurio Tarpeo, custode dell'arx capitolina.[1] Spinta dal desiderio di impossessarsi dei bracciali d'oro dei Sabini, Tarpeia chiese al re Tito Tazio i preziosi monili in cambio del passaggio alla rocca. Quando i Sabini riuscirono a penetrare sull'acropoli, al posto del premio promessole la uccisero con i loro scudi e la fecero precipitare dalla rupe.
Secondo Dionigi di Alicarnasso, che informa della presenza di una tomba in onore della vestale[2], Tarpeia non avrebbe tradito, ma in cambio dell'apertura della porta avrebbe chiesto ai Sabini di consegnarle ciò che portavano al braccio sinistro, lo scudo, in modo che potessero essere facilmente sopraffatti dai soldati romani avvertiti da un messaggero. Fu costui però a tradire e i soldati sabini per vendicarsi seppellirono la giovane con i loro scudi.
La Rupe di Tarpea, inoltre, in età romana veniva usata per condannare le persone che si rifiutavano alla testimonianza, visto che erano gli unici "oggetti" di prova essendo i contratti tutti in forma orale.
Indice |
[modifica] Note
- ^ Livio, Ab Urbe condita libri, I, 11.
- ^ Dionigi di Alicarnasso, II, 38-40
Coordinate: 41°53′30″N 12°28′56″E / 41.891556°N 12.482216°E
[modifica] Bibliografia
- Livio, Ab Urbe condita libri, I.
- Dionisio di Alicarnasso Antichità romane,II,36 3-38, 2
- PROPERZIO, iv 4
- OVIDIO, METAMORFOSI, xiv 775-99
- Valerio Massimo,IX 6,I
- Plutarco, Romolo,18, I (da "la leggenda di Roma" a cura di andrea Carandini edizioni:fondazione Lorenzo Valla, Arnoldo Mondadori editore, marzo 2010)
[modifica] Voci correlate
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