Erich Raeder

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Erich Johann Albert Raeder
Bundesarchiv Bild 146-1980-128-63, Erich Raeder.jpg
24 aprile 1876 - 6 novembre 1960
Nato a Wandsbek
Morto a Kiel
Dati militari
Paese servito Flag of the German Empire.svg Impero tedesco
Flag of Germany (3-2 aspect ratio).svgRepubblica di Weimar
Flag of the NSDAP (1920–1945).svg Germania nazista
Forza armata Kaiserliche Marine
Reichsmarine
Kriegsmarine
Anni di servizio 1894 - 1943
Grado Ammiraglio
Grandammiraglio
Guerre Prima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
Battaglie Battaglia dello Jutland
Operazione Weserübung
Pubblicazioni Mein Leben

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Erich Johann Albert Raeder (Wandsbek, 24 aprile 1876Kiel, 6 novembre 1960) è stato un ammiraglio tedesco, considerato uno dei più importanti comandanti della marina della Germania nazionalsocialista (Kriegsmarine) prima e durante la seconda guerra mondiale. Raggiunse il grado di Großadmiral (Grandammiraglio) nel 1939, primo dopo Alfred von Tirpitz ad ottenere questa carica in tempo di guerra. Nel 1957 scrisse un'autobiografia Mein Leben (La mia vita).

Primi anni[modifica | modifica sorgente]

La prima guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Raeder nacque in una famiglia del ceto medio (il padre era preside) a Wandsbek, oggi parte della città di Amburgo, in Germania. Si arruolò nella Kaiserliche Marine, la marina militare dell'Impero tedesco, nel 1894 ed ebbe una carriera rapida: iniziò come capo dello staff di Franz von Hipper nel 1912 e con questo ruolo partecipò alla prima guerra mondiale. Prese parte alla battaglia navale di Dogger Bank nel mare del Nord nel 1915 ed alla battaglia navale dello Jutland nel 1916.

La carriera militare[modifica | modifica sorgente]

Dopo la guerra continuò la sua ascesa gerarchica nella marina militare: fu nominato Konteradmiral (Contrammiraglio) nel 1922 e Vizeadmiral (Viceammiraglio) nel 1925.
Nell'ottobre 1928 Raeder fu promosso Admiral (Ammiraglio) e divenne Oberbefehlshaber der Reichsmarine (Comandante in capo della marina militare tedesca) della Repubblica di Weimar.

Nonostante non avesse simpatia per il partito nazista, appoggiò il tentativo di Hitler di riorganizzare la marina militare tedesca, anche se apparentemente non era d'accordo su altre questioni. Il 20 aprile 1936, giusto quattro giorni prima del suo compleanno, Hitler lo promosse al rango di Generaladmiral (Ammiraglio generale).

Nel suo sforzo di ricostruire l'armata navale tedesca si scontrò continuamente con la riorganizzazione della Luftwaffe di Hermann Göring. Nonostante questo, fu promosso Großadmiral (Grande ammiraglio) nel 1939 e poco dopo suggerì l'Operazione Weserübung, ossia l'invasione della Danimarca e della Norvegia per garantire la protezione delle zone portuali, poste al di fuori della portata aerea della britannica Royal Air Force, e per fornire uscite dirette sul mare del Nord.

Queste operazioni terminarono con successo, anche se con pesanti perdite. I tedeschi subentrarono negli impianti di acqua pesante in Norvegia, essenziali per la costruzione di una bomba nucleare.

Erich Raeder

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Raeder non appoggiò l'Operazione Seelöwe (Leone Marino), il piano tedesco per invadere le isole britanniche. Egli riteneva che la guerra in mare potesse avere molto più successo con un approccio strategico indiretto, con un incremento del numero degli U-boot e con l'ausilio di piccole navi: tutto ciò in aggiunta ad un intervento strategico nel teatro del mar Mediterraneo che includesse una forte presenza tedesca in Nord Africa a supporto di un'invasione di Malta e del Medio oriente. Criticò vivacemente il piano Seelöwe perché aveva dubbi sulla superiorità aerea tedesca sul Canale della Manica e conosceva le carenze dell'Armata navale. La superiorità aerea era essenziale per respingere l'attacco devastante che la Royal Air Force avrebbe verosimilmente condotto per contrastare l'invasione tedesca.

Le richieste non furono soddisfatte: l'invasione fu temporaneamente rimandata per poi essere definitivamente abbandonata dopo il fallimento subito dalla Luftwaffe nella Battaglia d'Inghilterra. La macchina da guerra tedesca optò allora per l'Operazione Barbarossa, ossia l'invasione dell'Unione Sovietica, alla quale Raeder nuovamente si oppose.

Mentre la flotta di superficie riportava una serie di sconfitte nel Mar Baltico, la flotta degli U-boot comandata da Karl Dönitz otteneva maggiori successi. Anche per questo, nel gennaio 1943, Raeder fu retrocesso al rango puramente onorifico di Ammiraglio ispettore della Kriegsmarine e Dönitz, il 30 gennaio 1943, gli succedette come Comandante in Capo. Dopo pochi mesi, nel maggio 1943, Raeder diede le dimissioni e si ritirò.

Il processo di Norimberga[modifica | modifica sorgente]

Al termine del conflitto, fu catturato dagli Alleati e processato dal tribunale di Norimberga. Riconosciuto colpevole per tre punti di accusa su quattro:

  1. cospirazione contro la pace;
  2. attentati contro la pace ed atti di aggressione;
  3. crimini di guerra e violazioni delle convenzioni dell'Aja e di Ginevra;

con una sentenza spesso criticata, il 1º ottobre 1946, fu condannato al carcere a vita. Dopo circa nove anni di reclusione, per le sue condizioni di salute ufficialmente peggiorate, ottenne la grazia ed il 26 settembre 1955 poté lasciare il carcere di Spandau. Morì cinque anni più tardi.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze tedesche[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere di I Classe dell'Ordine dell'Aquila Rossa - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I Classe dell'Ordine dell'Aquila Rossa
Cavaliere dell'Ordine Reale di Hohenzollern - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Reale di Hohenzollern
Cavaliere della Croce di Ferro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere della Croce di Ferro
Insegna d'Oro del Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi - nastrino per uniforme ordinaria Insegna d'Oro del Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi
Croce di IV Classe dell'Ordine al Merito Militare di Baviera - nastrino per uniforme ordinaria Croce di IV Classe dell'Ordine al Merito Militare di Baviera

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere di gran croce dell'ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d'Italia)
Cavaliere di gran croce Ordine militare di Savoia (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce Ordine militare di Savoia (Regno d'Italia)
Cavaliere di I classe dell'ordine del Sol Levante (Giappone) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I classe dell'ordine del Sol Levante (Giappone)
Commendatore di gran croce dell'ordine della Rosa bianca (Finlandia) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore di gran croce dell'ordine della Rosa bianca (Finlandia)
Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila bianca (Polonia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila bianca (Polonia)
Cavaliere di gran croce dell'ordine del Salvatore (Regno di Grecia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'ordine del Salvatore (Regno di Grecia)
Cavaliere di I classe dell'ordine di San Stanislao (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I classe dell'ordine di San Stanislao (Impero russo)
Membro di I classe dell'ordine di Michele il Coraggioso (Romania) - nastrino per uniforme ordinaria Membro di I classe dell'ordine di Michele il Coraggioso (Romania)
Croce di I classe con stella dell'ordine della Corona del re Zvonimiro (Regno di Croazia) - nastrino per uniforme ordinaria Croce di I classe con stella dell'ordine della Corona del re Zvonimiro (Regno di Croazia)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Erich Raeder. La guerra degli incrociatori nelle acque straniere. Tre volumi, Roma: Provveditorato generale dello Stato, 1927-1938
  • Erich Raeder. Mein Leben. Due volumi, Tubingen: F. Schlichtemmayer, 1956-1957
  • Erich Raeder. Grand Admiral. Da Capo Press, 2001, ISBN 0-306-80962-1
  • Erich Raeder. Struggle for the sea. London: William Kimber, 1959
  • Alexander Bevin. How Hitler Could Have Won World War II. New York: Three Rivers Press, 2000. ISBN 0-609-80844-3
  • Luis de la Sierra. La guerra navale nell'Atlantico: 1939-1945. Milano: Mursia, 2003. ISBN 88-425-3098-0

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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