Fascismo giapponese

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Storia del Giappone
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Manifesto del 1940 per il 2600º anniversario della fondazione dell'Impero

Il termine fascismo giapponese è usato da alcuni storici per definire il regime politico che governò l'Impero giapponese a partire dall'inizio degli anni trenta sino al termine della seconda guerra mondiale, in analogia con le dittature italiana e tedesca dello stesso periodo.

L'uso del termine è tuttavia oggetto di controversie, tanto che molti autori negano che si possa parlare di fascismo in riferimento al Giappone, preferendo definizioni come militarismo giapponese o ultranazionalismo giapponese.

Dibattito storiografico[modifica | modifica wikitesto]

Le differenze più evidenti tra la forma di governo anteguerra giapponese rispetto ai suoi omologhi italiano e tedesco sono:

Gli storici che sostengono si possa parlare di fascismo anche per il Giappone ribattono in tal modo:

  • La figura del dittatore in Giappone non era necessaria, sostituita da una parte dalla figura sacra dell'imperatore (anche se l'imperatore non era più il protagonista attivo della vita politica giapponese), dall'altra da una divisione del potere deresponsabilizzante e impersonale tra i diversi membri del governo, e in particolare tra i funzionarî della burocrazia. Alcuni storici, anche giapponesi, preferiscono parlare addirittura di "fascismo del sistema imperiale" o "Tennosei-fashizumu".
  • Il partito unico non era necessario, stante il già notevole inquadramento della popolazione tramite associazioni civili e politiche legate in vario modo al governo (ad esempio i tonarigumi). Inoltre quasi tutti i primi ministri giapponesi in questo periodo storico erano militari, che pertanto giuravano fedeltà fino alla morte all'imperatore.
  • La presa di potere violenta non è avvenuta in quanto il passaggio da una debole democrazia al regime si è realizzato con gradualità, non essendoci, in partenza, una forte opposizione politica o sindacale da combattere e stroncare, com'era invece in Italia e Germania.

Da segnalare infine che gli storici che sostengono sia legittimo parlare di fascismo anche per il Giappone riservano particolare attenzione alla situazione economica del paese, per cui i legami tra strutture politiche autoritarie e un'economia basata sugli interessi dei grandi monopolî industriali, specie quelli militari, sarebbero pressoché uguali tra Italia, Germania e Giappone.

Tuttavia è da notare che in Giappone esistevano due partiti dichiaratamente fascisti e riconosciuti come tali dal congresso Fascista di Montreux, il Tōhōkai ed il Kokumin Domei, partiti assolutamente minoritari e guardati con sospetto dai governanti giapponesi, tanto che nel 1943 il leader del Tōhōkai Nakano Seigō fu arrestato con l'accusa di aver tramato un colpo di Stato per rovesciare il regime di Hideki Tojo, ed il partito sciolto.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Bix, Herbert. (1982) "Rethinking Emperor-System Fascism" Bulletin of Concerned Asian Scholars. v. 14, pp. 20–32.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]