Shogunato Tokugawa

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Shogunato Tokugawa
Shogunato Tokugawa – Bandiera Shogunato Tokugawa - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Dati amministrativi
Nome completo Tokugawa bakufu
Nome ufficiale 徳川幕府
Lingue ufficiali Giapponese
Lingue parlate Giapponese
Capitale Edo (odierna Tokyo)
Dipendenze Flag of Ryukyu.svg Regno delle Ryūkyū (dal 1609)
Politica
Forma di Stato Stato feudale
Forma di governo Dittatura militare
Imperatore Elenco
Shōgun Clan Tokugawa
Nascita 24 marzo 1603 con Tokugawa Ieyasu
Causa Fine dell'Epoca Sengoku
Fine 3 gennaio 1868 con Tokugawa Yoshinobu
Causa Rinnovamento Meiji
Territorio e popolazione
Bacino geografico Arcipelago giapponese
Suddivisione Province del Giappone
Economia
Valuta Ryō
Commerci con China Qing Dynasty Flag 1889.svg Cina
Flag of the king of Joseon.svg Corea
Prinsenvlag.svg Compagnia olandese delle Indie orientali
Flag of Ryukyu.svg Ryūkyū
Popolazioni Ainu
(vedi Sakoku)
Religione e società
Religioni preminenti Buddhismo, Shintoismo
Religioni minoritarie Cristianesimo
Classi sociali Feudatari, samurai, contadini, artigiani, borghesi
Shogunato Tokugawa - Mappa
Evoluzione storica
Preceduto da Reggenza Toyotomi
Succeduto da Merchant flag of Japan (1870).svg Impero del Giappone
Ora parte di Flag of Japan.svg Stato del Giappone
Il mon (blasone) del clan Tokugawa rappresentava un fiore di malvarosa.

Lo shogunato Tokugawa (徳川幕府 Tokugawa bakufu?, 1603-1868), conosciuto anche come anche Tokugawa shōgun-ke (徳川将軍家? famiglia di shōgun Tokugawa) o Edo bakufu (江戸幕府? shōgunato di Edo) fu l’ultimo governo feudale del Giappone.

Il dominio dello shōgunato ebbe inizio ufficialmente dal 1603, anno in cui Ieyasu Tokugawa venne nominato shōgun dall’imperatore, e si concluse nel 1868 quando l’ultimo shōgun, Yoshinobu Tokugawa, fu costretto a dimettersi dopo la guerra Boshin.

La capitale dello shōgunato era Edo[1] e la famiglia Tokugawa risiedeva nel Castello Nijō.

Storia[modifica | modifica sorgente]

XVII Secolo[modifica | modifica sorgente]

Dopo la vittoria nella Battaglia di Sekigahara, nel 1603 Tokugawa Ieyasu fu nominato shōgun dall'imperatore Go-Yozei.

Stampa d'epoca raffigurante Tokugawa Ieyasu

Dopo la nomina Tokugawa prese il potere, togliendo ogni effettiva forza politica all’imperatore. Ieyasu fu il primo dei quindici shōgun della dinastia Tokugawa.[2]

Il boom urbano e finanziario[modifica | modifica sorgente]

Il Seicento fu il secolo del boom urbano giapponese.

Oltre ad Edo, che era notevolmente cresciuta grazie alla presenza del governo Tokugawa,[3] anche Osaka si sviluppò notevolmente diventando il cuore mercantile e finanziario del paese.[4]

Lì fu istituito nel 1670 il Junin Ryogae, un prototipo della banca centrale. I dieci banchieri che vi sedevano rappresentavano le più forti corporazioni di Osaka  ed avevano il monopolio delle operazioni creditizie.[5]

Lo sviluppo delle campagne[modifica | modifica sorgente]

A partire dal Seicento anche le campagne subirono uno sviluppo notevole e ci fu una notevole crescita della produzione e del territorio coltivato.[6]

In particolare questo sviluppo fu riscontrato nella pianura del Kanto e nelle zone intorno a Kanazawa, Niigata e Sendai dove sorsero 400 nuovi villaggi su terre bonificate.[7]

Le cause che aiutarono molto questo sviluppo furono:

  • La disponibilità di grandi quantità di forza-lavoro data dalla smobilitazione degli eserciti dopo più di un secolo di guerre ininterrotte,
  • Il periodo di tranquillità che seguì l’ascesa dei Tokugawa,[8]
  • Il favorevole trattamento fiscale,
  • La sicurezza del possesso.

XVIII Secolo[modifica | modifica sorgente]

Nei primi anni del Settecento i Tokugawa furono impegnati principalmente nel tentativo di ripristinare l’ordine sui mercati monetari nei grandi centri urbani e di ridimensionare il ruolo dei ceti mercantili cittadini.

Si accordarono con i ceti mercantili in modo che i debiti dell’aristocrazia fossero consolidati o cancellati in cambio della gestione esclusiva dei mercanti delle borse merci.

Ci fu una saturazione delle imprese economiche e commerciali che portò ad un arresto delle crescita demografica.[9]

XVII–XIX Secolo[modifica | modifica sorgente]

Negli anni a cavallo fra il Settecento e l’Ottocento ci fu un'espansione delle aree rurali.

Tra il 1830 e il 1850 la struttura corporativa urbana entrò in crisi.

Osaka perse gran parte delle sua popolazione in pochi anni.

Sul piano politico la situazione si fece tesa poiché la fossilizzazione del governo Tokugawa aveva grandemente indebolito le capacità di mantenere un controllo centralizzato da parte di Edo. Alcuni feudi incominciarono ad emanare leggi rendendosi più indipendenti e alcuni instaurarono rapporti con l’occidente.

Nel 1868 alcuni feudatari, guidati dall’imperatore, scatenarono la guerra civile Boshin. La guerra porto alle dimissioni di Yoshinobu Tokugawa e l’imperatore riprese il potere dando così inizio al periodo Meiji.[10]

Caratteristiche istituzionali[modifica | modifica sorgente]

Le caratteristiche istituzionali dei Tokugawa presentano numerosi aspetti feudali come la ripartizione del paese in varie entità, dotate di milizie, di entrate proprie e formalmente autonome.[11]

I territori dominati dai Tokugawa occupavano circa un terzo di tutto il Giappone e i restanti due terzi erano divisi fra circa 250 feudatari. 

Sebbene i feudatari non costituissero una minaccia per il potere centrale, i possedimenti dei Tokugawa erano disposti strategicamente in modo tale da coprire le zone chiave del paese. Inoltre le principali città e le grandi vie di comunicazione erano controllate direttamente dal governo centrale dei Tokugawa.

Oltretutto i feudatari  non esercitavano alcuni poteri e facoltà essenziali fra cui l’automaticità del trasferimento ereditario del feudo e avevano l’obbligo di ricevere un consenso preventivo per i matrimoni.

Ai feudatari, poiché dovevano risiedervi per periodi alterni, era anche imposta la seconda residenza ad Edo. La famiglia del feudatario invece doveva risiedere in città permanentemente.[12]

La società[modifica | modifica sorgente]

La società Tokugawa era basata principalmente su una rigida gerarchia.

I feudatari erano in cima seguiti dai samurai, dai contadini, dagli artigiani e dalla borghesia. I feudatari, a causa delle spese imposte dalla doppia residenza e dall’acquisto dei beni di consumo di cui abbisognavano, erano sempre indebitati in maniera grave.

I samurai erano in larga misura disoccupati ed avevano stipendi molto bassi.

Alcuni di loro furono inseriti fra i funzionari della burocrazia amministrativa, ma la maggior parte abbandonò la propria casta aggregandosi alle borghesie urbane o rurali in espansione.

Alla fine del periodo Tokugawa i samurai e le loro famiglie costituivano solo il 5% della popolazione contro il 7-8% originario.[13]

Il catasto[modifica | modifica sorgente]

L’esigenza di alimentare le grandi masse di fanteria spinsero a compilare i primi catasti locali. L’opera fu terminata tra il 1620 eil 1630.

Le misure prese furono:

  • Accatastamento generale di tutti i terreni cerealicoli suddivisi per la potenza del produttivo,
  • Assegnazione a tempo indefinito delle parcelle coltivate a singoli capofamiglia,
  • Uniformazione delle aliquote impositive, riscosse solamente in natura, sulla base dei dati catastali con meccanismi di adeguamento per situazioni eccezionali,
  • Istituzione di registri nominali dei debitori d’imposta affidati ai consigli di villaggio,
  • Responsabilizzazione collettiva del villaggio per la riscossione e il trasporto dell’imposta alla sede del governo locale.[14]

Commercio estero[modifica | modifica sorgente]

I Tokugawa ridussero al minimo i rapporti con l’estero.

Il documento che permise agli olandesi di sbarcare liberamente in Giappone.

Entro il 1636 venne tagliato ogni legame commerciale con alcune città costiere del Giappone meridionale con le numerose colonie mercantili installatesi nel Sud-Est asiatico nel secolo precedente.

Ai sudditi giapponesi venne proibito di andare all’estero e agli emigrati di ritornare in patria.

Vennero espulsi gli spagnoli e i portoghesi.

Venne interrotto il collegamento con Macao, finanziata da decenni con crediti in argento da mercanti ed aristocratici di alcuni feudi del Giappone meridionale.

Nei due secoli successivi l’unico legame col mondo occidentale fu costituito dal permesso di alcune navi olandesi di attraccare a Nagasaki.

In seguito, tutto il commercio internazionale (Incluso quello con la Cina) fu concentrato a Nagasaki e sottoposto al controllo governativo.[15]

Lista degli shōgun Tokugawa[modifica | modifica sorgente]

Ultime volontà di Ieyasu Tokugawa
  1. Tokugawa Ieyasu (徳川家康? 15431616) (shōgun 16031605)
  2. Tokugawa Hidetada (徳川秀忠? 15791632) (shōgun 1605–1623)
  3. Tokugawa Iemitsu (徳川家光? 16041651) (shōgun 1623–1651)
  4. Tokugawa Ietsuna (徳川家綱? 16411680) (shōgun 1651–1680)
  5. Tokugawa Tsunayoshi (徳川綱吉? 16461709) (shōgun 1680–1709)
  6. Tokugawa Ienobu (徳川家宣? 16621712) (shōgun 1709–1712)
  7. Tokugawa Ietsugu (徳川家継? 17091716) (shōgun 17131716)
  8. Tokugawa Yoshimune (徳川吉宗? 16841751) (shōgun 1716–1745)
  9. Tokugawa Ieshige (徳川家重? 17111761) (shōgun 1745–1760)
  10. Tokugawa Ieharu (徳川家治? 17371786) (shōgun 1760–1786)
  11. Tokugawa Ienari (徳川家斉? 17731841) (shōgun 17871837)
  12. Tokugawa Ieyoshi (徳川家慶? 17931853) (shōgun 1837–1853)
  13. Tokugawa Iesada (徳川家定? 18241858) (shōgun 1853–1858)
  14. Tokugawa Iemochi (徳川家茂? 18461866) (shōgun 1858–1866)
  15. Tokugawa Yoshinobu (徳川慶喜? 18371913) (shōgun 18671868)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (IT) Claudio Zanier ,Il Giappone Tokugawa : una via autonoma all'accumulazione originaria (1603-1867),Torino, UTET.
  • (EN) Yasuko Sato, The Tokugawa Bureaucracy and Urban Crises: A Revival of the Humanist Traditions of China and Japan in Ogyu Sorai's Political Writings, in "History Compass", n° 5, (2007) pp.745–762
  • (EN) GRZEGORZ FRUMKIN, JAPAN'S DEMOGRAPHIC EXPANSION IN THE LIGHT OF STATISTICAL ANALYSIS, in " The Sociological Review", n°30 (1938), pp. 1-28
  • (EN) KURT SINGER, LANDLORDS AND TENANT FARMERS OF JAPAN, in " Economic Record", n°23 (1947), pp. 238–249

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Zanier, op.cit., pag. 836
  2. ^ Zanier, op.cit., pag. 836
  3. ^ Yasuko Sato, op.cit., pag.747
  4. ^ Zanier, op.cit., pag. 839
  5. ^ Zanier, op.cit., pag. 841
  6. ^ Kurt Singer, op.cit., pag. 242
  7. ^ Zanier, op.cit., pag. 842
  8. ^ Yasuko Sato, op.cit., pag.748
  9. ^ Zanier, op.cit., pag. 844
  10. ^ Zanier, op.cit., pag. 848
  11. ^ Zanier, op.cit., pag. 838
  12. ^ Zanier, op.cit., pag. 837
  13. ^ Zanier, op.cit., pag. 839
  14. ^ Zanier, op.cit., pag. 836
  15. ^ Zanier, op.cit., pag. 838

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]