Bakumatsu

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Storia del Giappone

Glossario - Linea del tempo

Sono chiamati Bakumatsu (幕末?) gli ultimi anni del periodo Edo nel quale lo shogunato Tokugawa venne alla fine. È caratterizzato da una serie di eventi accaduti tra il 1853 e il 1867 durante i quali il Giappone concluse la sua politica isolazionista conosciuta come sakoku e passò dal sistema feudale dello shogunato al governo Meiji.

La maggior divisione politico/ideologica di questo periodo fu tra i pro-imperialisti ishin shishi (nazionalisti) e le forze dello shogunato, includendo l'élite Shinsengumi. Al di là di queste due fazioni molte altre tentarono, nel caos del Bakumatsu, di guadagnare rilevanza.[1] Inoltre ci furono altre due forze di dissenso: primo, un risentimento crescente verso i tozama daimyo (o signori fuorilegge), e secondo un crescente risentimento anti occidentale in seguito all'arrivo di Matthew C. Perry. Il primo era riferibile a quei signori che avevano combattuto contro le forze dei Tokugawa nella Battaglia di Sekigahara (nel 1600) e da quel momento in poi erano stati esclusi permanentemente da tutte le posizioni di potere nello shogunato. La seconda era espressa nella frase sonnō jōi, o "riverire l'Imperatore, espellere i barbari". Il punto di svolta del Bakumatsu fu durante la Guerra Boshin e la Battaglia di Toba-Fushimi quando le forze favorevoli allo shogunato furono sconfitte.[2]

Trattato di Pace e Amicizia (1854)[modifica | modifica sorgente]

Quando lo squadrone di quattro navi del Commodoro Matthew C. Perry apparve nella Baia di Tokyo (allora chiamata Baia di Edo) nel luglio 1853, il bakufu (shogunato) venne gettato nel caos. Il capo dei consiglieri anziani, Abe Masahiro (1819–1857), fu incaricato di trattare con gli Americani. Non essendoci precedenti per gestire questa minaccia alla sicurezza nazionale, Abe tentò di mediare fra il desiderio dei consiglieri di avere a che fare con gli stranieri, quello dell'imperatore che voleva tenere gli stranieri fuori dal paese,e quello dei signori feudali (daimyo) che volevano passare alla guerra. Mancando il consenso, Abe decise di compromettersi accettando le richieste di Perry di aprire il Giappone al commercio con l'estero mentre nel frattempo faceva preparativi militari. Nel marzo 1854, la Convenzione di Kanagawa / Trattato di Pace e Amicizia (o Trattato di Kanagawa) mantenne la proibizione di commercio ma aprì tre porti (Nagasaki, Shimoda, Hakodate) alle baleniere americane in cerca di provviste, garantì un buon trattamento ai marinai americani naufragati, e permise a un console degli Stati Uniti di prendere residenza a Shimoda (Shizuoka/Shimoda), un porto marittimo nella Penisola di Izu, a sud-ovest di Edo.

Problemi politici e modernizzazione[modifica | modifica sorgente]

Il danno che ne risultò per il bakufu fu significativo. Discutere sulla politica del governo era inusuale e aveva fatto rischiare critiche pubbliche sul bakufu. Nella speranza di avere il supporto di nuovi alleati, Abe, per la costernazione dei fudai, si era consultato con gli shinpan daimyo e i tozama daimyo , minando ulteriormente il bakufu già indebolito.

Il Centro Navale di addestramento di Nagasaki, a Nagasaki, vicino aDejima.
Kankō Maru, la prima nave da guerra a vapore del Giappone, 1855.

Con la Riforma Ansei (1854–1856), Abe tentò di rafforzare il regime ordinando navi da guerra ed armamenti dall'Olanda e costruendo nuove opere di difesa portuali. Nel 1855, con l'assistenza olandese, lo Shogunato acquistò la sua prima nave da guerra a vapore, la Kankō Maru, che fu usata per l'addestramento dei soldati, e aprì il Centro Navale di Addestramento di Nagasaki con istruttori olandesi, e a Edo fu costituita una scuola militare in stile occidentale. Nel 1857, acquistò la sua prima nave militare a vapore mossa ad elica (screw-driven), la nave da guerra giapponese Kanrini Maru (corazzata). Le conoscenze scientifiche si espansero velocemente a partire dalle basi preesistenti di conoscenza della scienza occidentale, o "Rangaku". L'opposizione ad Abe aumentò negli ambienti fudai, che si opponevano all'apertura dei consigli del bakufu ai tozama daimyo, e nel 1855 venne rimpiazzato come capo dei consiglieri anziani da Hotta Masayoshi (1810–1864). A capo della fazione dissidente c'era Tokugawa Nariaki, che aveva da lungo tempo abbracciato una lealtà militante verso l'imperatore così come sentimenti anti-stranieri, e che nel 1854 era stato posto a capo della difesa nazionale. La scuola di Mito (basata su principi neo-confuciani e shintoisti) aveva come obiettivo la restaurazione dell'istituzione imperiale e il voltare le spalle all'Occidente.

Trattati di Amicizia e Commercio (1858)[modifica | modifica sorgente]

Townsend Harris negoziò il "Trattato Harris" o "Trattato di Amicizia e Commercio" nel 1858, aprendo il Giappone all'influenza straniera e al commercio, a condizioni non eque.
Vista di Yokohama nel 1859.

A seguito della nomina di Townsend Harris a console degli Stati Uniti nel 1856 e di due anni di negoziazioni, il "Trattato di Amicizia e Commercio (Stati Uniti-Giappone)" venne firmato nel 1858 e venne applicato a partire dalla metà del 1859. Con un grande colpo diplomatico, Harris aveva abbondantemente puntualizzato il colonialismo aggressivo di Francia e Gran Bretagna contro la Cina nella contemporanea Seconda Guerra dell'Oppio (1856–1860), suggerendo che quei paesi non avrebbero esitato a far guerra anche al Giappone, e che gli stati Uniti offrivano un'alternativa pacifica. I punti più importanti del Trattato erano:

  • scambio di diplomatici.
  • L'apertura di Edo, Kobe, Nagasaki, Niigata, e Yokohama come porti per il commercio straniero.
  • la possibilità per i cittadini degli stati Uniti di vivere e commerciare liberamente in quei porti (solo il commercio dell'oppio fu proibito).
  • un sistema di extraterritorialità che provvedeva a sottomettere i residenti stranieri alle leggi delle proprie corti consolari invece che al sistema di leggi giapponese.
  • bassi tassi di importazione ed esportazione fissati, soggetti al controllo internazionale, privando il governo giapponese del controllo del commercio estero e della protezione dell'industria nazionale (il tasso arrivò ad essere basso fino al 5% negli anni sessanta dell'Ottocento)
  • possibilità per il Giappone di acquistare navi ed armi americane (tre navi a vapore americane furono consegnate al Giappone nel 1862).

Il Giappone fu inoltre forzato ad applicare ulteriori condizioni garantite ad altre nazioni straniere nel futuro agli Stati Uniti, sotto la previsione di "nazione maggiormente favorita". Presto numerose nazioni straniere seguirono le orme degli Stati Uniti ed ottennero trattati con il Giappone (i Trattati Ansei delle Cinque Potenze): gli Stati Uniti il 29 luglio 1858 (Trattato di Amicizia e Commercio fra Stati Uniti e Giappone o Trattato Harris), l'Olanda(Trattato di Amicizia e Commercio fra Paesi Bassi e Giappone) il 18 agosto, la Russia (Trattato di Amicizia e Commercio fra Russia e Giappone) il 19 agosto, il Regno Unito(Trattato Anglo-Giapponese di Amicizia e Commercio) il 26 agosto, e la Francia (Trattato di Amicizia e Commercio fra Francia e Giappone) il 9 di ottobre.

Case di commercio vennero presto messe a punto nei porti aperti al commercio con l'estero.

Crisi e conflitto[modifica | modifica sorgente]

Crisi Politica[modifica | modifica sorgente]

Hotta Masayoshi (1810–1864).

Hotta perse il supporto dei daimyo chiave, e quando Tokugawa Nariaki si oppose al nuovo trattato, Hotta cercò la sanzione imperiale. Gli ufficiali di corte, percependo la debolezza del bakufu, respinsero la richiesta di Hotta, cosa che ebbe come risultato le sue dimissioni e che improvvisamente coinvolse Kyoto e l'imperatore nella politica interna del Giappone, per la prima volta dopo molti secoli. Quando lo shogun morì senza un erede, Nariaki fece appello alla corte perché supportasse il proprio figlio, Tokugawa Yoshinobu (o Keiki), come shogun, un candidato favorito dagli shimpan daimyo e dai tozama daimyo. I fudai vinsero la lotta per il potere; tuttavia si installò Ii Naosuke, firmando i Trattati Ansei delle Cinque Potenze e ponendo così fine a duecento anni di chiusura verso l'esterno senza autorizzazione imperiale (autorizzazione concessa nel 1865) ed arrestando Nariaki e Yoshinobu, ordinando l'esecuzione di Yoshida Shōin (1830–1859, un intellettuale che guidava il sonnō-jōi, si era opposto al trattato con gli Americani e aveva tramato una rivoluzione contro il bakufu) conosciuto come la Purga Ansei.

Modernizzazione, crisi economica e sollevazioni[modifica | modifica sorgente]

Navi straniere nel porto di Yokohama.
Una casa commerciale straniera a Yokohama nel 1861.

L'apertura del Giappone al commercio estero incontrollato portò ad una grande instabilità economica. Mentre alcuni imprenditori prosperarono, molti altri fecero bancarotta. La disoccupazione crebbe, così come l'inflazione. Per coincidenza molte carestie avevano fatto alzare drasticamente il prezzo del cibo. Avvennero incidenti fra alcuni stranieri, chiamati "feccia della terra" da un diplomatico dell'epoca, e giapponesi.

Anche il sistema monetario del Giappone andò in rovina. Tradizionalmente, il tasso di scambio del Giappone fra argento e oro era di 1:5, mentre i tassi internazionali erano dell'ordine di 1:15. Questo portò ad un massiccio acquisto di oro da parte degli stranieri, e infine costrinse le autorità giapponesi a svalutare la loro moneta.[3]

Gli stranieri portarono in Giappone anche il colera (probabilmente dall'India), causando centinaia di migliaia di morti[4]

Membri della Prima ambasciata giapponese in Europa (1862), intorno a Shibata Sadataro, capo della missione (seduto).

Durante gli anni sessanta dell'Ottocento, rivolte di contadini (hyakushō ikki) e disordini urbani (uchikowashi) si moltiplicarono. Apparve il movimento "Rinnovamento del mondo" (yonaoshi ikki), così come febbrili movimenti di isteria collettiva come l'Eejanaika ("Non è grandioso!?").

Il bakufu inviò all'estero numerose missioni diplomatiche, per acquisire conoscenze a proposito della civiltà occidentale, rivedere i trattati iniqui e rimandare l'apertura di città e porti al commercio straniero. Questi sforzi per la revisione rimasero largamente senza successo.

Nel 1860 venne inviata un'ambasciata giapponese agli Stati Uniti (1860), sulla nave da guerra Kanrin Maru e la nave americana Powhattan. Nel 1862 venne inviata una prima ambasciata giapponese in Europa(1862).

Assassinii di stranieri e conflitto aperto[modifica | modifica sorgente]

Attacco alla legazione britannica a Edo, 1861.

Aumentò la violenza contro gli stranieri e coloro che avevano a che fare con loro. Ii Naosuke, che aveva firmato il Trattato Harris e aveva tentato di eliminare l'opposizione all'Occidentalizzazione con la Purga Ansei, fu assassinato a Sakuradamon nel marzo 1860. Henry Heusken, il traduttore olandese di Harris venne ucciso da alcuni spadaccini nel gennaio del 1861. Sempre nel 1861, venne attaccata la delegazione britannica a Edo, e vi furono due morti. Durante quel periodo, venne ucciso circa uno straniero al mese. Nel settembre del 1862 avvenne l'Affare Richardson, che avrebbe costretto le nazioni straniere a intraprendere azioni decisive per proteggere gli stranieri e garantire l'esecuzione delle provvisioni dei Trattati. Nel maggio 1863, la delegazione statunitense a Edo venne data alle fiamme.

Cannoni giapponesi sparano a navi occidentali a Shimonoseki nel 1863. Dipinto giapponese.

L'opposizione belligerante all'influenza occidentale si trasformò in conflitto aperto quando l'Imperatore Kōmei, rompendo con secoli di tradizione imperiale, iniziò a prendere un ruolo attivo negli affari di stato e promulgò, l'11 marzo e l'11 aprile 1863, il suo "Ordine di espellere i barbari" (攘夷実行の勅命). Il clan Chōshū con base a Shimonoseki, sotto il Lord Mori Takachika, eseguì l'Ordine, e iniziò a intraprendere azioni per espellere tutti gli stranieri a partire dalla data fissata come ultimatum (10 maggio, calendario lunare). Sfidando apertamente lo shogunato, Takachika ordinò alle sue forze di sparare senza avvertimento su tutte le navi straniere che attraversassero lo Stretto di Shimonoseki.

Sotto le pressioni dell'Imperatore, lo Shogun fu inoltre costretto a promulgare una dichiarazione di fine delle relazioni con gli stranieri. L'ordine fu comunicato alle legazioni straniere da Ogasawara Zusho no Kami il 24 giugno 1863:

« Gli ordini del Tycoon, ricevuti da Kyoto, sono che i porti debbano essere chiusi e gli stranieri cacciati via, perché il popolo del paese non desidera rapporti con paesi stranieri. »
(Missive of Ogasawara Dzusho no Kami, 24 giugno, 1863, citata in A Diplomat in Japan, Ernest Satow, p75)

Il tenente colonnello Edward Neale, capo della delegazione britannica, rispose in termini molto forti, equiparando la mossa a una dichiarazione di guerra:

« Essa è, infatti, una dichiarazione di guerra del Giappone stesso contro tutte le Potenze dei Trattati, le conseguenze della quale, se non si arresterà immediatamente, dovrò far pagare il fio con le più severe e più meritate punizioni »
(Edward Neale, 24 giugno, 1863. Citato in A Diplomat in Japan, Ernest Satow, p77)

Una seconda ambasciata giapponese in Europa (1863) fu inviata nel dicembre 1863, con la missione di ottenere il supporto degli Europei per ristabilire la precedente chiusura del Giappone al commercio straniero, e specialmente per fermare l'accesso degli stranieri al porto di Yokohama. L'ambasciata terminò con un totale fallimento perché le potenze europee non trovarono alcun vantaggio nell'accettare le sue richieste.

Interventi militari occidentali(1863-1865)[modifica | modifica sorgente]

L'influenza americana, così importante all'inizio, svanì dopo il 1861 per l'inizio della Guerra Civile Americana (1861–1865) che mobilitò tutte le risorse disponibili degli Stati Uniti. Quest'influenza fu irrevocabilmente rimpiazzata da quella degli inglesi, degli olandesi e dei francesi.

A capo dell'opposizione al bakufu vi erano Chōshū e Satsuma. In quanto coinvolti direttamente prima negli attacchi alle navi straniere a Shimonoseki, e poi nell'omicidio di Richardson, ed in quanto il bakufu si dichiarò incapace di placarli, le forze occidentali decisero di metter su spedizioni militari dirette.

Intervento americano (Luglio 1863)[modifica | modifica sorgente]

La USS Wyoming che combatte negli Stretti di Shimonoseki contro le navi da guerra a vapore dei Chōshū Daniel Webster (sei cannoni), il brigantino Lanrick (Kosei, con dieci cannoni), e la nave a vapore Lancefield (Koshin, con quattro cannoni).

Il mattino del 16 luglio, 1863, con l'approvazione del Ministro Pruyn, in un'apparente rapida risposta all'attacco al Pembroke, la fregata statunitense, l'USS Wyoming al comando dello stesso Capitano McDougal navigò dentro lo stretto ed affrontò da sola la flotta ribelle, costruita negli Stati Uniti ma con scarso equipaggio. Per circa due ore prima di ritirarsi, McDougal affondò una nave nemica e danneggiò gravemente le altre due, insieme a quaranta perdite giapponesi, mentre la Wyoming ricevette danni estesi, con quattordici membri dell'equipaggio morti o feriti.

Intervento francese (Agosto 1863)[modifica | modifica sorgente]

Sulla scorta dell'attacco di McDougal, due settimane dopo un contingente di terra francese di due navi da guerra, la Tancrède e la Dupleix, e 250 uomini al comando del Capitano Benjamin Jaurès entrarono in Shimonoseki e distrussero una cittadina, insieme con almeno una piazzaforte di artiglieria.

Bombardamento inglese di Kagoshima (Agosto 1863)[modifica | modifica sorgente]

veduta a volo d'uccello del bombardamento di Kagoshima ad opera della Royal Navy, 15 agosto, 1863. Le Monde Illustré.

Nell'Agosto del 1863, avvenne il Bombardamento di Kagoshima, in risposta per l'incidente Namamugi e l'omicidio del commerciante inglese Richardson. La Royal Navy inglese bombardò la città di Kagoshima e distrusse numerose navi. Satsuma tuttavia più tardi negoziò e pagò 25 000 sterline, ma non consegnò gli assassini di Richardson, e in cambio ottenne un accordo da parte della Gran Bretagna per la fornitura di navi da guerra a vapore a Satsuma. Il conflitto concretamente divenne il punto d'inizio di una stretta relazione fra Satsuma e la Gran Bretagna, che divennero i principali alleati nella successiva Guerra Boshin. Dall'inizio, la Provincia di Satsuma era generalmente stata favorevole all'apertura e alla modernizzazione del Giappone. Nonostante l'incidente Namamugi fosse stato una sfortuna, non era caratteristico della politica di Satsuma, e fu abbastanza abusivamente bollato come un esempio del sentimento xenofobo sonnō jōi, come giustificazione per una forte dimostrazione di forza da parte dell'Occidente.

Bombardamento di Shimonoseki (settembre 1864)[modifica | modifica sorgente]

Le nazioni occidentali organizzarono una rappresaglia armata contro l'opposizione giapponese con il Bombardamento di Shimonoseki. L'intervento avvenne nel settembre del 1864, combinando le forze navali della Gran Bretagna, dei Paesi Bassi, della Francia e degli Stati Uniti, contro il potente daimyo Mōri Takachika del Dominio Chōshū con base a Shimonoseki, in Giappone. Questo conflitto minacciò di coinvolgere l'America, che nel 1864 era già martoriata dalla guerra civile, in una guerra esterna.

Spedizione navale di Hyōgo (Novembre 1865)[modifica | modifica sorgente]

Soldato giapponese della fanteria del bakufu(Osaka, 29 aprile 1867). Dipinto di Jules Brunet.

Poiché il bakufu si era dimostrato[non chiaro] di pagare l'indennità di tre milioni di dollari richiesta dalle nazioni straniere per l'intervento a Shimonoseki, esse accettarono di ridurre la somma in cambio di una ratifica del Trattato Harris da parte dell'Imperatore, un abbassamento delle tariffe doganali a un uniforme 5%, e l'apertura dei porti di Hyōgo (moderna Kōbe) e Osaka al commercio straniero. Per fare una maggiore pressione per le loro richieste, uno squadrone di quattro navi da guerra inglesi, una olandese e tre francesi vennero inviate nel porto di Hyōgo nel novembre 1865. Da parte delle forze straniere vennero fatte varie incursioni, finché l'Imperatore alla fine decise di modificare la sua posizione di totale opposizione ai Trattati, permettendo formalmente allo Shogun di intrattenere negoziati con le potenze straniere.[5]

Questi conflitti portarono a comprendere che quel conflitto frontale con le nazioni occidentali non era una buona soluzione per il Giappone. Mentre il bakufu continuava nei suoi sforzi per la modernizzazione, i daimyo delle regioni occidentali (soprattutto Satsuma e Chōshū) continuarono a loro volta a modernizzare intensivamente per costruire un Giappone più forte e stabilire un governo più legittimo sotto il potere dell'Imperatore.

Rinnovamento nel Bakumatsu e modernizzazione[modifica | modifica sorgente]

Kanrin Maru, la prima nave da guerra a vapore giapponese mossa a elica (screw-driven), 1855.

Durante gli ultimi anni del bakufu, o bakumatsu, il bakufu intraprese forti misure per tentare di riaffermare il suo dominio, nonostante il suo coinvolgimento con la modernizzazione e le potenze stranieri lo rendesse un bersaglio del sentimento anti-occidentale in tutto il paese.

Allievi della marina vennero inviati a studiare in scuole navali occidentali per numerosi anni, iniziando una tradizione di futuri leader istruiti all'estero, come l'Ammiraglio Enomoto. L'ingegnere navale francese Léonce Verny venne assunto per costruire arsenali navali come Yokosuka e Nagasaki. Alla fine dello shogunato Tokugawa nel 1867, la marina giapponese dello shogun possedeva già otto navi da guerra a vapore di tipo occidentale intorno alla nave ammiraglia, la nave da battaglia giapponese Kaiyō Maru, che furono usate contro le forze pro-imperiali durante la Guerra Boshin, sotto il comando dell'Ammiraglio Enomoto. Una missione militare francese in Giappone(1867) fu inviata per aiutare a modernizzare gli eserciti del bakufu. Il Giappone mandò una delegazione e partecipò alla Esposizione Universale del 1867 a Parigi.

Tokugawa Yoshinobu, l'ultimo Shogun, in uniforme militare francese, c.1867

Riverendo l'imperatore come simbolo di unità, gli estremisti portarono violenza e morte contro le autorità Bakufu e Han e contro gli stranieri. Le rappresaglie navali straniere nella Guerra Anglo-Satsuma portarono ad un altro trattato commerciale che molto concedeva nel 1865, ma Yoshitomi non era in grado di rinforzare i trattati con gli occidentali. Un esercito del bakufu fu sconfitto quando venne inviato a schiacciare una rivolta nello han della Provincia di Satsuma e nel Dominio Chōshū nel 1866. Infine, nel 1867, l'Imperatore Komei morì, e gli succedette il secondogenito Mutsuhito.

Keiki divenne con riluttanza capo della casata Tokugawa e shogun a seguito della morte inaspettata di Tokugawa Iemochi, a metà del 1866. Tentò di riorganizzare il governo sotto l'Imperatore conservando il ruolo di leadership dello shogun, un sistema conosciuto come kōbu gattai. Temendo il potere crescente dei daimyo di Satsuma e Chōshū, altri daimyo chiesero il ritorno del potere politico dello shogun all'Imperatore e a un consiglio di daimyo incaricati dal precedente shogun Tokugawa. Con la minaccia di un'imminente azione militare guidata da Satsuma-Chōshū, Keiki anticipò le mosse cedendo una parte della sua precedente autorità.

Fine del bakufu[modifica | modifica sorgente]

Truppe dello shogun nel 1864. The Illustrated London News.
Truppe del Bakumatsu presso il Monte Fuji nel 1867. Dipinto di Jules Brunet.

Dopo che Keiki abe ebbe temporaneamente evitato il conflitto che stava crescendo, le forze ostili allo shogunato istigarono disordini diffusi nelle strade di Edo usando gruppi di rōnin. Quindi le truppe di Satsuma e Chōshū si mossero in forze su Kyoto, facendo pressione sulla Corte Imperiale per un editto conclusivo che mettesse fine alla supremazia dello shogunato. A seguito di una conferenza di daimyo, la Corte Imperiale promulgò tale editto, rimuovendo il potere dello shogunato negli ultimi giorni del 1867. I leader di Satsuma, Chōshū e di altri han e cortigiani radicali, tuttavia, si ribellarono, assediarono il palazzo imperiale e annunciarono la loro personale restaurazione il 31 gennaio 1868. Keiki nominalmente accettò il fatto, ritirandosi dalla Corte Imperiale a Osaka e nello stesso tempo dimettendosi da shogun. Temendo una falsa concessione del potere di shogun per consolidare il suo potere[chi lo temeva?], la disputa continuò fino a culminare in un confronto militare fra i Tokugawa ed i domini loro alleati e le forze di Satsuma, Tosa e Chōshū, a Fushimi e Toba (battaglia di Toba Fushimi). Quando la battaglia fu vinta dalle forze ostili allo shogunato, Keiki lasciò Osaka per Edo, essenzialmente ponendo fine al potere dei Tokugawa e allo shogunato che aveva governato il Giappone per più di 250 anni.

Dopo la Guerra Boshin (1868–1869), il bakufu fu abolito, e Keiki fu ridotto al rango di un comune daimyo. La resistenza continuò nel Nord durante il 1868, e la marina del bakufu al comando dell'Ammiraglio Enomoto Takeaki continuò a resistere per altri sei mesi in Hokkaidō, dove fondarono la Repubblica di Ezo, che ebbe vita breve. Questa sfida finì con la Battaglia di Hakodate, dopo un mese di combattimenti.

Si veda anche[modifica | modifica sorgente]

Figure importanti[modifica | modifica sorgente]

Figure meno conosciute del periodo:

A Matsudaira Yoshinaga, Date Munenari, Yamanouchi Toyoshige e Shimazu Nariaki ci si riferisce collettivamente come Bakumatsu no Shikenkō (幕末の四賢侯?). Osservatori stranieri:

Relazioni internazionali[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Hillsborough, Romulus. Shinsengumi: The Shōgun's Last Samurai Corps. North Clarendon, Vermont: Tuttle Publishing, 2005.
  2. ^ Mark Ravina, Last Samurai: The Life and Battles of Saigo Takamori, John Wiley & Sons, 2004.
  3. ^ Dower, "Chaos"
  4. ^ Dower, "Chaos".
  5. ^ p157.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]