Regno delle Ryūkyū

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Regno delle Ryūkyū
Regno delle Ryūkyū – Bandiera Regno delle Ryūkyū - Stemma
Regno delle Ryūkyū - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Regno delle Ryūkyū
Nome ufficiale 琉球國
Lingue ufficiali Cinesi tradizionali
Lingue parlate ryukyuano (lingue native)
Capitale Shuri
Politica
Forma di Stato Monarchia
Forma di governo
Shō Shō Hashi (1429–1439) Shō Shin (1477–1526) Shō Nei (1587–1620) Shō Tai (1848–1879)
Nascita 1429
Causa Unificazione dei tre regni dell'Isola di Okinawa
Fine 11 marzo 1879
Causa Annessione giapponese
Territorio e popolazione
Bacino geografico Asia
Massima estensione 2.271 nel 1879
Economia
Commerci con Asia sud-orientale
Religione e società
Religioni preminenti Buddismo, Scintoismo, Taoismo
Evoluzione storica
Succeduto da Giappone

Il Regno delle Ryūkyū (ryukyuano: 琉球國 Rūchū-kuku, 琉球王国 Ryūkyū-ō-koku, 琉球國trad. Liúqiúguó) fu un regno indipendente che governò la maggior parte delle Isole Ryukyu dal XV al XIX secolo. I sovrani delle Ryūkyū unificarono l'Isola di Okinawa ed estesero il regno alle Isole Amami nell'odierna Prefettura di Kagoshima, e alle Isole Sakishima vicino a Taiwan. Malgrado le sue piccole dimensioni, il regno giocò un ruolo centrale nelle reti commerciali marittime dell'Asia orientale e sudorientale medievale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini del Regno[modifica | modifica wikitesto]

Nel XIV secolo, piccoli domini sparsi sull'Isola di Okinawa furono unificati in tre principati: Hokuzan (北山? Montagna settentrionale), Chūzan (中山? Montagna centrale) e Nanzan (南山? Mountagna meridionale). Questo fu conosciuto come il periodo dei Tre Regni o periodo Sanzan (三山, Tre Montagne).[senza fonte] Hokuzan, che costituiva gran parte della metà settentrionale dell'isola, era il più grande in termini di superficie e militarmente forte, ma era economicamente il più debole dei tre. Nanzan comprendeva la porzione meridionale dell'isola. Chūzan era situato al centro dell'isola, ed era il più forte economicamente. La sua capitale politica di Shuri confinava con il grande porto commerciale di Naha e con il centro della cultura tradizionale cinese, Kumemura. Queste località, e Chūzan nel suo complesso, avrebbero continuato a formare il centro del Regno delle Ryūkyū fino alla sua abolizione.[senza fonte]

Questi tre principati, o federazioni tribali, guidati dai principali capi, si combatterono e alla fine Chūzan emerse vittoriosa e i suoi capi furono ufficialmente riconosciuti dalla Cina come re di diritto su quelli di Nanzan e di Hokuzan, conferendo in tal modo una grande legittimazione alle loro rivendicazioni, se non la vittoria totale. Il sovrano di Chūzan passò il suo trono al re Hashi; Hashi conquistò Hokuzan nel 1416 e Nanzan nel 1429, unificando per la prima volta l'isola di Okinawa, e fondò la prima dinastia Shō. Hashi ricevette il soprannome "Shang" dall'imperatore Ming nel 1421, divenendo noto come Shang Bazhi (尚巴志).[senza fonte]

Shang Bazhi adottò il sistema gerarchico della corte cinese, edificò il Castello di Shuri facendo della città la sua capitale, e costruì il porto di Naha. Nel 1469, il re Shō Toku morì senza un erede maschio; un servitore palatino dichiarò di essere il figlio adottivo di Toku e ottenne l'investitura cinese. Questo pretendente, Shō En, diede inizio alla seconda dinastia Shō. L'età d'oro delle Ryūkyū avvenne durante il regno di Shō Shin, il secondo re di tale dinastia, che regnò dal 1478 al 1526.[senza fonte]

Il regno estese la sua autorità sulle isole più meridionali dell'arcipelago delle Ryukyu entro la fine del XV secolo, ed entro il 1571 anche le Isole Amami-Ōshima a nord, vicino a Kyūshū, furono incorporate nel regno[1]. Mentre nelle Isole Amami-Ōshima il sistema politico del regno era adottato e l'autorità di Shuri riconosciuta, tuttavia, l'autorità reale sulle Isole Sakishima a sud rimase per secoli al livello di una relazione tributario-sovrano[2].

Età d'oro del commercio marittimo[modifica | modifica wikitesto]

Per quasi duecento anni, il Regno delle Ryūkyū avrebbe prosperato come un attore chiave del commercio marittimo con l'Asia sud-orientale e orientale[3]. Essenziale per le attività marittime era la continuazione della relazione tributaria con la Cina della dinastia Ming, cominciata da Chūzan nel 1372[1][4], e sfuttata dai tre regni okinawani che l'avevano preceduto. La Cina forniva navi per le attività commerciali marittime delle Ryūkyū[5], consentiva a un numero limitato di Ryukyuani di studiare all'Accademia Imperiale di Pechino, e riconosceva formalmente l'autorità del re di Chūzan, permettendo al regno di commerciare ufficialmente nei porti Ming. Le navi ryukyuane, in tal modo, commerciavano in porti attraverso tutta la regione, facendo scalo in porti in Corea, Cina e Giappone, come pure in Siam, Malacca, Giava, Sumatra, Annam (Vietnam), Pattani e Palembang, tra gli altri[6].

I prodotti giapponesi — argento, spade, ventagli, lacche, paraventi — e quelli cinesi — erbe medicinali, monete coniate, ceramica lucida, broccati, tessuti — erano scambiati nel regno con prodotti dell'Asia sud-orientale — legno sappan, corno di rinoceronte, latta, zucchero, ferro, ambra grigia, avorio indiano e franchincenso arabo. Complessivamente, 150 viaggi tra il regno e l'Asia sud-orientale su navi ryukyuane furono annotati nel Rekidai Hōan, un registro ufficiale di documenti diplomatici compilato dal regno, che ebbero luogo tra il 1424 e gli anni e il 1630, con 61 di essi diretti in Siam, 10 a Malacca, 10 a Pattani e 8 a Java, tra gli altri[6].

La politica cinese dello hai jin (海禁, "divieti del mare"), che limitava il commercio con la Cina agli stati tributari e a quelli con autorizzazione formale, insieme al trattamento preferenziale accordato dalla corte Ming alle Ryūkyū, permise al regno di fiorire e prosperare approssimativamente per 150 anni[7]. Alla fine del XVI secolo, tuttavia, la prosperità commerciale del regno cadde in declino. Tra altri fattori, il venire meno della minaccia dei wokou ("pirati giapponesi") portò alla perdita graduale del trattamento preferenziale cinese[8]; il regno soffrì anche per l'accresciuta concorrenza marittima degli Europei[1].

Invasione giapponese e subordinazione[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio principale del Castello di Shuri

Intorno al 1590, Toyotomi Hideyoshi pretese che il Regno delle Ryūkyū lo appoggiasse nella sua campagna per la conquista della Corea. In caso di successo, Hideyoshi si sarebbe mosso successivamente contro la Cina. Siccome il Regno delle Ryūkyū era uno stato tributario della dinastia Ming, la richiesta fu rifiutata. Lo shogunato Tokugawa che emerse dopo la caduta di Hideyoshi autorizzò la famiglia Shimazusignori feudali del Dominio di Satsuma (attualmente Prefettura di Kagoshima) — ad inviare una forza di spedizione per conquistare le Ryūkyū. La successiva invasione ebbe luogo nel 1609[1]. L'occupazione fu abbastanza rapida, incontrando un minimo di resistenza armata, ed il re Shō Nei fu portato prigioniero nel dominio di Satsuma e successivamente ad Edo (odierna Tokyo). Quando fu liberato due anni dopo, il Regno delle Ryūkyū ottenne una certa autonomia; Satsuma però mantenne il controllo di alcuni territori del Regno delle Ryūkyū, in particolare l'Arcipelago Amami-Ōshima, che furono incorporati nel dominio di Satsuma e rimangono ancora oggi parte della Prefettura di Kagoshima, anziché di Okinawa.

Il Regno delle Ryūkyū si trovava in un periodo di "duplice subordinazione" al Giappone e alla Cina, nel quale le sue relazioni tributarie erano mantenute tanto con lo shogunato Tokugawa che con la corte cinese Ming. Dal momento in cui la Cina proibì il commercio con il Giappone, il dominio di Satsuma, con la benedizione del bakufu (shogunato) Tokugawa, usò le relazioni commerciali tradizionali del Regno delle Ryūkyū per continuare a mantenere relazioni commerciali con la Cina. Considerando che il Giappone aveva precedentemente troncato i legami con la maggior parte dei paesi europei ad eccezione degli Olandesi, tali relazioni commerciali si rivelarono particolarmente cruciali sia per il bakufu Togukawa che per lo han Satsuma, che avrebbero usato il potere e l'influenza guadagnati in tal modo per aiutare a rovesciare lo shogunato negli anni 1860.[senza fonte]

Il re ryūkyūano era un vassallo del daimyo di Satsuma, ma la sua terra non era considerata parte di alcuna divisione amministrativa o han (feudo): fino all'annessione formale delle isole e all'abolizione del regno nel 1879, le Ryūkyū non furono considerate veramente parte del Giappone, e i Ryūkyūani non furono considerati giapponesi. Benché tecnicamente sotto il controllo di Satsuma, a Ryūkyū era concesso un notevole grado di autonomia, per meglio servire gli interessi del daimyō di Satsuma e quelli dello shogunato, commerciando con la Cina. Ryūkyū era uno stato tributario della Cina, e poiché il Giappone non aveva alcuna relazione diplomatica formale con la Cina, era essenziale che Pechino non si rendesse conto che Ryūkyū era controllato dal Giappone. Così, ironicamente, Satsuma — e lo shogunato — era obbligato a tenere le mani lontane da qualsiasi azione volta a occupare visibilmente o violentemente Ryūkyū o a controllare le sue politiche e le sue leggi. La situazione beneficiava tutte e tre le parti coinvolte — il governo reale delle Ryūkyū, il daimyo di Satsuma e lo shogunato — quanto bastava perché fosse loro interesse far sembrare Ryūkyū il più possibile una nazione distinta e straniera. Ai Giapponesi era proibito visitare Ryūkyū senza il permesso dello shogunato, e ai Ryūkyūani era proibito adottare nomi, abiti o costumi giapponesi. Era addirittura proibito loro mostrare la loro conoscenza della lingua giapponese durante i loro viaggi a Edo; la famiglia Shimazu, del daimyo di Satsuma, acquistò grande prestigio allestando uno spettacolo con una parata del re, dei suoi ufficiali e di altre persone di Ryūkyū che attraversavano la città di Edo. Come unico han ad avere un re ed un intero regno come vassalli, Satsuma ottenne significativi vantaggi dall'esoticità di Ryūkyū, rafforzata dal fatto di essere un regno separato.[senza fonte]

Quando il commodoro Matthew Calbraith Perry fece rotta per il Giappone per costringerlo ad aprire le relazioni commerciali con gli Stati Uniti nel 1853, si fermò innanzi tutto nelle Ryūkyū, come avevano fatto molti marinai occidentali prima di lui, e costrinse il Regno delle Ryūkyū a firmare i trattati ineguali che aprivano le Ryūkyū al commercio statunitense. Da là, continuò fino a Edo.[senza fonte]

In seguito alla Restaurazione Meiji, il governo giapponese Meiji abolì il Regno delle Ryūkyū, annettendo formalmente le isole al Giappone come prefettura di Okinawa l'11 marzo 1879.[senza fonte] L'Arcipelago Amami-Ōshima che era stato integrata nel dominio di Satsuma divenne parte della prefettura di Kagoshima. Re Shō Tai, l'ultimo re delle Ryūkyū, fu trasferito a Tokyo e fu nominato marchese (vedi Kazoku), come molti altri aristocratici giapponesi, e morì là nel 1901.[senza fonte]

Principali eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • 1372 Il primo inviato della dinastia Ming visita Okinawa, che era stata divisa in tre regni, durante il periodo Sanzan. Cominciano relazioni tributarie formali con la Cina imperiale[1].
  • 1416 Chūzan, guidata da Shō Hashi, occupa Nakijin gusuku, capitale di Hokuzan[9].
  • 1429 Chūzan occupa Shimajiri Osato gusuku, capitale di Nanzan, unificando l'Isola di Okinawa. Shō Hashi fonda il Regno delle Ryūkyū, governando come re con la capitale a Shuri (ora parte della moderna Naha)[9].
  • 1470 Shō En (Kanemaru) fonda la seconda dinastia Shō[9].
  • 1477 Il terzo re, Shō Shin, sale al trono[9]. Età d'oro del regno.
  • 1609 (5 aprile) il daimyō (signore) di Satsuma nel Kyūshū meridionale conquista il regno. Il re delle Ryūkyū diventa un vassallo giapponese[9].
  • 1624 Il signore di Satsuma annette le Isole Amami.
  • 1846 Il dr. Bernard Jean Bettelheim (m. 1870), un missionario protestante britannico, arriva nel Regno delle Ryūkyū[9]. Fonda il primo ospedale straniero sull'isola presso il Tempio di Gokoku-ji a Naminoue.
  • 1853 Il commodoro Matthew Perry della Marina degli Stati Uniti visita il regno[9]. Bettelheim parte con Perry.
  • 1866 L'ultima missione ufficiale cinese dell'impero Qing visita il regno.
  • 1872 Il governo giapponese abolisce unilateralmente il Regno delle Ryukyu, e dichiara che le isole sono Han delle Ryukyu (feudo delle Ryukyu), con Shō Tai (尚泰?) come capo del feudo 藩王 (Han'ō?).
  • 1874 L'ultimo invio di tributi alla Cina è spedito da Naha.
  • 1879 Il Giappone sostituisce l'han delle Ryūkyū con la Prefettura di Okinawa, annettendo formalmente le isole[9]. Re Shō Tai (尚泰?) riceve il titolo di marquis (侯爵?) ed è trasferito a Tokyo.

Lista dei sovrani delle Ryūkyū[modifica | modifica wikitesto]

Signori di Okinawa
Nome Kanji Regno Linea dinastica Note
Shunten 舜天 1187–1237 Tenson
Shunbajunki 舜馬順熈 1238–1248 Tenson
Gihon 義本 1249–1259 Tenson
Eiso 英祖 1260–1299 Eiso
Taisei 大成 1300–1308 Eiso
Eiji 英慈 1309–1313 Eiso


Re delle Ryūkyū
Nome Kanji Regno Linea dinastica Note
Shō Hashi 尚巴志 1429–1439 Prima dinastia Shō Primo sovrano delle Ryūkyū
Shō Chū 尚忠 1440–1442 Prima dinastia Shō
Shō Shitatsu 尚思達 1443–1449 Prima dinastia Shō
Shō Kinpuku 尚金福 1450–1453 Prima dinastia Shō
Shō Taikyū 尚泰久 1454–1460 Prima dinastia Shō
Shō Toku 尚徳 1461–1469 Prima dinastia Shō
Shō En 尚円 1470–1476 Seconda dinastia Shō noto anche come Kanamaru Uchima
Shō Sen'i 尚宣威 1477 Seconda dinastia Shō
Shō Shin 尚真 1477–1526 Seconda dinastia Shō
Shō Sei 尚清 1527–1555 Seconda dinastia Shō
Shō Gen 尚元 1556–1572 Seconda dinastia Shō
Shō Ei 尚永 1573–1586 Seconda dinastia Shō
Shō Nei 尚寧 1587–1620 Seconda dinastia Shō dominava durante l'invasione Satsuma; primo re subordinato a Satsuma
Shō Hō 尚豊 1621–1640 Seconda dinastia Shō
Shō Ken 尚賢 1641–1647 Seconda dinastia Shō
Shō Shitsu 尚質 1648–1668 Seconda dinastia Shō
Shō Shōken 向象賢 1666–1673 Sessei (primo ministro) primo storico di Ryūkyūan; vissuto 1617–1675
Shō Tei 尚貞 1669–1709 Seconda dinastia Shō noto anche come Shang Jing; vissuto 1645–1709
Shō Eki 尚益 1710–1712 Seconda dinastia Shō noto anche come Shang Ben; vissuto 1678–1712
Shō Kei 尚敬 1713–1751 Seconda dinastia Shō noto anche come Shang Jing; vissuto 1700–1751
Sai On 蔡温 1711–1752 consigliere e reggente dello Stato maggiore studioso e storico di Ryūkyūan; vissuto 1682–1761
Shō Boku 尚穆 1752–1795 Seconda dinastia Shō noto anche come Shang Mu; vissuto 1739–1795
Shō On 尚温 1796–1802 Seconda dinastia Shō noto anche come Shang Wen; vissuto 1784–1802
Shō Sei (r. 1803) 尚成 1803 Seconda dinastia Shō noto anche come Shang Cheng; vissuto 1800–1803
Shō Kō 尚灝 1804–1828 Seconda dinastia Shō noto anche come Shang Hao; vissuto 1787–1839
Shō Iku 尚育 1829–1847 Seconda dinastia Shō noto anche come Shang Yu; vissuto 1813–1847
Shō Tai 尚泰 1848–11 marzo 1879 Seconda dinastia ShōS noto anche come Shang Tai; vissuto 1843–1901; ultimo re di Ryūkyū

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Matsuda. p. 16.
  2. ^ Murai. pp. iv–v.
  3. ^ Okamoto, Hiromichi. "Foreign Policy and Maritime Trade in the Early Ming Period Focusing on the Ryukyu Kingdom". Acta Asiatica, vol. 95 (2008), p. 35.
  4. ^ Anche Nanzan e Hokuzan entrarono in relazioni tributarie con la Cina dei Ming, rispettivamente nel 1380 e nel 1383. (Okamoto, Hiromichi. "Foreign Policy and Maritime Trade in the Early Ming Period: Focusing on the Ryukyu Kingdom". Acta Asiatica, vol. 95 (2008), p. 36.
  5. ^ Okamoto, p. 36.
  6. ^ a b Sakamaki, Shunzō. "Ryukyu and Southeast Asia". Journal of Asian Studies, vol. 23, n. 3 (maggio 164), pp. 382–4.
  7. ^ Murai, Shōsuke. "Introduction". Acta Asiatica, vol. 95 (2008). Tokyo: The Tōhō Gakkai (Istituto di Cultura Orientale), p. iv.
  8. ^ Okamoto, p. 53.
  9. ^ a b c d e f g h Hamashita, Takeshi. Okinawa Nyūmon (沖縄入門, "Introduction to Okinawa"). Tokyo: Chikuma Shobō, 2000, pp. 207–13.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Matsuda, Mitsugu (2001) The Government of the Kingdom of Ryukyu, 1609–1872: a dissertation submitted to the Graduate School of the University of Hawaii in partial fulfillment of the requirements for the degree of Doctor of Philosophy, January 1967, Gushikawa: Yui Pub., 283 p., ISBN 4-946539-16-6
  • Smits, Gregory (1999) Visions of Ryukyu: identity and ideology in early-modern thought and politics, Honolulu: University of Hawai'i Press, 213 p., ISBN 0-8248-2037-1

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