Mein Kampf

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« I popoli che combattono per sublimi idee nazionali hanno forza di vita e ricchezza d'avvenire. Tengono nelle proprie mani i loro destini. Non di rado le loro forze, creatrici di comunità, sono valori di portata internazionale, aventi per la convivenza dei popoli effetti più benefici che gli «immortali principii» del liberalismo, i quali intorbidano e avvelenano i rapporti fra le Nazioni.

Il Fascismo e il Nazional-socialismo, intimamente connessi nel loro fondamentale atteggiamento verso la concezione del mondo, hanno la missione di segnare nuove vie ad una feconda collaborazione internazionale. Comprenderli nel loro senso più profondo, nella loro essenza, significa rendere servigio alla pace del mondo e quindi al benessere dei popoli. »

(Adolf Hitler, op. cit., prefazione, p. 3)
La mia battaglia
Titolo originale Mein Kampf
Erstausgabe von Mein Kampf.jpg
Prima edizione di "Mein Kampf" del 1925 esposta al Deutsches Historisches Museum a Berlino
Autore Adolf Hitler
1ª ed. originale 1925
1ª ed. italiana 1934
Genere saggio
Sottogenere politico, autobiografico
Lingua originale tedesco

Mein Kampf (La mia battaglia) è il saggio pubblicato nel 1925 attraverso il quale Adolf Hitler espose il suo pensiero politico e delineò il programma del partito nazista anticipando il tutto con un'autobiografia.

Una prima parte del testo venne dettata da Hitler all'amico di prigionia Rudolf Hess, ritenuto da molti il più fedele fra i suoi seguaci[1], durante il periodo di reclusione nel carcere di Landsberg am Lech seguìto al tentativo fallito del colpo di stato di Monaco[2] del 9 novembre 1923.

Il Times, che pubblicò il volume a puntate, lo definì la «Bibbia laica» perché fornisce la giustificazione al credo politico di ogni nazionalsocialista insegnandogli la via della salvezza nazionale.

Pubblicazione[modifica | modifica wikitesto]

Hitler s'impegnò nella stesura del programma politico, trascritto nel libro da Hess, durante la sua reclusione, iniziata il 1º aprile 1924 per reato d'insurrezione, e successivamente, dopo la sua liberazione il 20 dicembre dello stesso anno, sull'Obersalzberg. Secondo uno studio universitario, basato anche su un racconto di Otto Strasser[3] e pubblicato in associazione col museo commemorativo dell'olocausto degli Stati Uniti d'America[4], nella redazione del Mein kampf, in particolare nella fase di correzione delle bozze, Hitler fu aiutato dal cappellano del carcere di Landsberg am Lech, Bernhard Stempfle[5][6], che fu vittima di omicidio nella notte dei lunghi coltelli del 1934[7][8] poiché, avendo eliminato verbosità, inesattezze e banalità infantili, avrebbe potuto rivelare le debolezze dell'autore[9].

Il primo volume, intitolato Eine Abrechnung ("Resoconto") fu pubblicato il 18 luglio 1925; il secondo, Die nationalsozialistische Bewegung ("Il movimento nazional-socialista"), nel 1926. Il titolo originale scelto da Hitler era "Quattro anni e mezzo di lotta contro menzogna, stupidità e codardia" ma il responsabile della casa editrice, Max Amann[10], lo convinse, con la persuasione del comandante di compagnia a cui era avezzo pure con lui fin dai tempi della prima guerra mondiale, a sintetizzarlo in Mein Kampf ("La mia lotta" o "La mia battaglia")[11]. Nel 1930 il libro era venduto al prezzo di 12 reichsmark e veniva stampato nel formato 12 x 18,9 centimetri, lo stesso normalmente adoperato per la Bibbia[2].

Analisi[modifica | modifica wikitesto]

Mein Kampf è stato studiato come un'opera di filosofia politica. Per esempio, Hitler rivela il suo odio per ciò che riteneva fossero i due mali gemelli del mondo: comunismo ed ebraismo. Il nuovo territorio di cui la Germania aveva bisogno avrebbe realizzato nella giusta maniera il "destino storico" del popolo tedesco; tale obiettivo, a cui Hitler si riferiva parlando del Lebensraum (spazio vitale), spiega perché Hitler, con modi aggressivi, volle estendere la Germania ad est e, in particolar modo, invadere la Cecoslovacchia e la Polonia, prima ancora di lanciare il suo attacco contro la Russia. Nel libro Hitler sostiene apertamente che in futuro la Germania "dovrà mentire nella conquista dei territori ad est a spese della Russia[12].

Nel corso dell'opera, Hitler evidenzia le sofferenze politiche del cancelliere tedesco nel parlamento della Repubblica di Weimar e inveisce contro gli ebrei e i socialdemocratici, così come i marxisti. Annuncia di voler distruggere completamente il sistema parlamentare ritenendolo per lo più corrotto, sulla base del principio secondo cui i detentori del potere sono opportunisti per natura.

Altri punti salienti del libro sono:

Hitler si rappresenta come "Übermensch", con riferimento all'opera Così parlò Zarathustra di Friedrich Nietzsche, intendendo con "superuomo" un uomo capace di essere superiore a se stesso e ai propri impulsi e che, quindi, in questa accezione, andrebbe tradotto con un più esplicativo "oltreuomo". Tuttavia lo stesso Nietzsche era stato uno dei più grandi critici tedeschi contro l'antisemitismo sviluppatosi nel XIX secolo[2].

Nel Mein Kampf è presente una diffusa enfasi sul cristianesimo quale base ideologica della dottrina di Hitler che paragona l'ascesa del nazismo a quella del cristianesimo originale ed equipara se stesso a Gesù nella sua opposizione alle istituzioni ebraiche[13].

Mein kampf fu profondamente influenzato dalle teorie sull'evoluzione di Ernst Haeckel[14].

Antisemitismo[modifica | modifica wikitesto]

In Mein Kampf, Hitler, basandosi su documenti falsi noti come i protocolli dei Savi di Sion, formula principalmente la tesi del "pericolo ebraico", secondo la quale esiste una cospirazione ebraica con l'obiettivo di ottenere la supremazia nel mondo. Il testo descrive il processo con cui egli diventa gradualmente antisemita e militarista, soprattutto durante i suoi anni vissuti a Vienna; tuttavia le ragioni più profonde del suo antisemitismo rimangono ancora un mistero. Racconta di non aver incontrato alcun ebreo fino al suo arrivo a Vienna e che la sua mentalità era inizialmente liberale e tollerante. Quando s'imbattè per la prima volta nella stampa antisemita, dice lui, la respinse non reputandola meritevole di seria considerazione. Successivamente gli stessi punti di vista antisemiti vennero accettati e divennero cruciali nel suo programma di ricostruzione nazionale della Germania.

Mentre gli storici non concordano sulla data esatta in cui Hitler decise di sterminare il popolo ebreo, pochi collocano questa decisione in data antecedente alla prima metà degli anni 30[15]. Pubblicato per la prima volta nel 1925, il Mein kampf già esprime quelle idee che accresceranno il risentimento storico di Hitler e le ambizioni per la creazione di un Nuovo Ordine.

Le leggi razziali promulgate da Hitler rispecchiano fedelmente le idee espresse nel Mein kampf. Nella prima edizione Hitler ha affermato che la distruzione del debole e del malato è molto più umana della loro protezione. A parte ciò, Hitler vede uno scopo nel distruggere "il debole" perché tale azione fornisce, più di ogni altra cosa, lo spazio e la purezza necessaria al forte.

Popolarità[modifica | modifica wikitesto]

Fino all'ascesa al potere di Hitler, avvenuta nel gennaio del 1933, furono vendute 241 000 copie del Mein kampf; nello stesso anno si raggiunse la cifra del milione che, però, non includeva ancora quelle cedute a titolo gratuito dallo stato nazista ai soldati al fronte e ad ogni nuova coppia di sposi[16].

Al termine della seconda guerra mondiale, milioni di esemplari di Mein kampf furono distrutti insieme a molti altri simboli del nazismo. I diritti d'autore di tutte le edizioni di Mein kampf, ad eccezione di quelli inglesi e olandesi, rimarranno in possesso della Baviera fino al 31 dicembre del 2015 (allo scadere dei 70 anni dalla morte dell'autore)[2]. Secondo lo storico Werner Maser, Peter Raubal, pronipote di Hitler, avrebbe la possibilità di riappropriarsi dei diritti d'autore, ma quest'ultimo ha dichiarato di non voler avere nulla a che fare con il libro che potrebbe valere diversi milioni di euro. In Germania è vietata la distribuzione del libro eccetto che in limitate circostanze[17]. Nella maggior parte dei casi possedere o acquistare il libro è legale, anche se si tratta di copie vecchie, a meno che il suo uso non sia finalizzato a promuovere nuove forme di nazismo. Fino ad oggi non è stata pubblicata un'edizione seriamente commentata di Mein kampf in lingua tedesca; pertanto l'originale può essere consultato solo in copie d'antiquariato, nelle biblioteche, su internet e in ristampe prodotte da neonazisti, soprattutto statunitensi.

In Francia, la Corte d'appello di Parigi ha proceduto dopo un arresto avvenuto l'11 luglio 1979[18], ad autorizzare la vendita del libro per motivi storici, e con una premessa esplicativa di otto pagine, tuttora il libro è stampato da Les nouvelles éditions latines. Nei Paesi Bassi, la vendita del libro è illegale in ogni caso, ma non il possesso o il prestito e nel 1997 il governo olandese ha spiegato che la vendita di una versione scientificamente annotata potrebbe risultare legale.

Negli Stati Uniti il libro si può acquistare nelle librerie e via internet. Il governo americano si impossessò dei diritti d'autore nel 1941 in seguito all'entrata degli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale come parte del Trading with the Enemy Act e nel 1979 la Houghton Mifflin acquistò i diritti dal governo americano. Ogni anno sono vendute più di 15.000 copie.[19] In Brasile il libro si trova in poche librerie in vendita solo per scopi di ricerca. Nessuna delle maggiori catene di vendita di libri brasiliane ha in vendita il libro.

In Austria e in Israele il possesso e la vendita di Mein Kampf sono illegali. In Cina il Mein Kampf è vietato ed è visibile per ricerche solo in poche biblioteche. Nel 1999 il centro Simon Wiesenthal, organizzazione contro l'antisemitismo, è riuscito a fermare le vendite di Mein Kampf da parte di amazon.com e Barnes & Noble[20]. In Canada il libro è in commercio, tranne che nella catena di librerie Chapters/Indigo.

Nell'Unione Sovietica il libro fu stampato in un ristretto numero di copie per i membri anziani del PCUS secondo la traduzione russo di Karl Radek, ma il libro era de facto proibito. In Russia il Mein Kampf è stato pubblicato tre volte dal 1992 e il testo in russo si può trovare anche su internet. Nel 2006 la Camera Pubblica della Russia ha proposto di vietare le pubblicazioni. Nel 2009 la sezione di San Pietroburgo del ministero russo degli Affari Interni ha chiesto di rimuovere una traduzione del libro da un sito storiografico.[21][22]

Un'edizione in lingua araba è stata pubblicata da Bisan Publishers nel Libano. Una nuova edizione in lingua turca è diventata bestseller in Turchia nel 2005[23]. In Iran, così come anche in tutto il mondo arabo, il libro è venduto liberamente. Nel 2009 in Giappone è stata stampata una versione manga del libro con il nome di Mein Kampf (わが闘争 waga tōsō?)[24]

In Italia il libro venne stampato per la prima volta nel 1934 dalla casa editrice Bompiani su ordine di Mussolini[25]. Durante i colloqui di Stresa dello stesso anno Mussolini definì il Mein Kampf "un mattone leggibile solo dalle persone più colte e intelligenti".[26] Nel dopoguerra è stato stampato per lungo tempo soltanto dalle Edizioni di Ar; è stato poi ristampato nel 2009 dalla Kaos Edizioni, con il commento critico di Giorgio Galli.

Il seguito[modifica | modifica wikitesto]

Dopo gli scarsi risultati alle elezioni del 1928, Hitler decise di ritirarsi a Monaco per dettare un seguito a Mein Kampf che trattava principalmente di politica estera. Il libro non fu mai pubblicato a causa dello scarso successo iniziale del primo o per la sconfitta elettorale appena patita[27].

Non è stato scoperto fino al 1958 e la prima edizione autorizzata in inglese non è stata pubblicata fino al 2003 (Hitler's Second Book: The Unpublished Sequel to Mein Kampf, ISBN 1-929631-16-2)[28].

Adattamenti artistici[modifica | modifica wikitesto]

  • 1973 Il cabarettista Helmut Qualtiger espone al pubblico vari passaggi del libro (disponibili su CD).
  • 1987 Al teatro di Vienna viene esibito per la prima volta il pezzo teatrale Mein Kampf di George Tabori, che narra gli avvenimenti della vita di Adolf Hitler antecedenti alla Prima guerra mondiale.
  • 1996 L'artista turco-tedesco Serdar Somoncu conduce presentazioni pubbliche con scopo antirazzista leggendo passaggi del libro.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Rudolf Hess, History Learning Site. URL consultato il 16 marzo 2014.
  2. ^ a b c d Mein kampf – Il pensiero di Adolf Hitler, Università di Pisa, 29 marzo 2005. URL consultato il 16 marzo 2014.
  3. ^ Otto Strasser, op. cit., p. 215
  4. ^ Kevin Spicer, op. cit.
  5. ^ Othmar Plöckinger, op. cit., pp. 133–141
  6. ^ Giorgio Galli, op. cit., p. 47
  7. ^ La notte dei lunghi coltelli - Nacht der langen Messer, lager.it. URL consultato il 16 marzo 2014.
  8. ^ (EN) Emil Maurice, spartacus.schoolnet.co.uk. URL consultato il 16 marzo 2014.
  9. ^ Pietro Minto, Mein copyright, rivistastudio.com, 18 giugno 2012. URL consultato il 16 marzo 2014.
  10. ^ Max Amann, olokaustos.org. URL consultato il 16 marzo 2014.
  11. ^ (EN) Richard Cohen, Guess Who's on the Backlist, The New York Times, 28 giugno 1998. URL consultato il 16 marzo 2014.
  12. ^ (EN) Ian Kershaw, Hitler’s expansionist aims. URL consultato il 16 marzo 2014.
  13. ^ (EN) Richard Steigmann-Gall, The Holy Reich: Nazi Conceptions of Christianity, 1919-1945, Cambridge, Cambridge University Press, 2003, ISBN 978-0-521-82371-5.
  14. ^ (EN) Richard Webster, Why Freud Was Wrong. Sin, Science and Psychoanalysis, Oxford, Orwell Press, 2005, p. 230, ISBN 978-0-9515922-5-0.
  15. ^ (EN) Cristopher R. Browning, Initiating the Final Solution : the fateful months of September-October 1941 (PDF), Washington, United States Holocaust Memorial Museum, 2003, p. 8.
  16. ^ (DE) Per Hinrichs, Mythos Ladenhüter, Spiegel Online, 25 agosto 2006. URL consultato il 16 marzo 2014.
  17. ^ (EN) Hitler Relative Eschews Royalties, Reuters, 25 maggio 2004. URL consultato il 16 marzo 2014.
  18. ^ Istanza giudiziaria e data d'arresto riportata in prima pagina e sul web da un articolo di Pierre Lemieux, intitolato Liberté d'expression absolue. URL consultato il 16 marzo 2014., pubblicato su Le Québécois libre, numero 39, del 12 giugno 1999.
  19. ^ (EN) Julia Pascal, Unbanning Hitler, New Statesman, 25 giugno 2001. URL consultato il 16 marzo 2014.
  20. ^ Mein Kampf, Amazon lo blocca in Germania, 18 novembre 1999. URL consultato il 16 marzo 2014.
  21. ^ (RU) A well-known historiography web site shut down over publishing Hitler's book, 8 luglio 2009. URL consultato il 16 marzo 2014.
  22. ^ (RU) Adolf Hitler, Моя борьба, Vyacheslav Rumyantsev. URL consultato il 16 marzo 2014.
  23. ^ (EN) Hitler book bestseller in Turkey, 18 marzo 2005. URL consultato il 16 marzo 2014.
  24. ^ Giappone: a ruba Mein Kampf di Hitler versione manga, 9 settembre 2009. URL consultato il 16 marzo 2014.
  25. ^ Messina Dino, Il Duce ordinò: si stampi il «Mein Kampf», Corriere della Sera, 18 giugno 2004. URL consultato il 16 marzo 2014.
  26. ^ Smith. 1983. Mussolini: A Biography. New York: Vintage Books. p172
  27. ^ «La politica estera del Reich comincia da quelle pagine»
  28. ^ "Sud Tirolo agli italiani". Firmato Hitler

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]