Neville Chamberlain

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Arthur Neville Chamberlain
Arthur Neville Chamberlain fu il maggior sostenitore della politica di appeasement alla vigilia della seconda guerra mondiale

Arthur Neville Chamberlain fu il maggior sostenitore della politica di appeasement alla vigilia della seconda guerra mondiale


Primo ministro del Regno Unito
Durata mandato 28 maggio 1937 –
10 maggio 1940
Capo di Stato Giorgio VI
Predecessore Stanley Baldwin
Successore Winston Churchill

Cancelliere dello Scacchiere
Durata mandato 5 novembre 1931 –
28 maggio 1937
Primo ministro Ramsay MacDonald fino al 7 giugno 1935 e Stanley Baldwin fino al 28 maggio 1937
Predecessore Philip Snowden
Successore Sir John Allsebrook Simon

Dati generali
Partito politico Conservatore

Arthur Neville Chamberlain (Edgbaston, 18 marzo 1869Reading, 9 novembre 1940) è stato un politico inglese membro del Partito Conservatore nonché Primo Ministro del Regno Unito dal 28 maggio 1937 al 10 maggio 1940.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Neville Chamberlain era figlio del politico inglese Joseph Chamberlain (1836 – 1914) e della di lui seconda moglie, Florence Kenrick. Era fratellastro di sir Austen Chamberlain. Dal 1890 al 1897 tentò la fortuna alle Bahamas, gestendo delle piantagioni di agavi in un isolotto deserto a quaranta miglia da Nassau, ma l'impresa si rivelò un fallimento.[1] Tornato in Inghilterra, dal 1897 lavorò a Birmingham ai vertici di numerose imprese manifatturiere.

Chamberlain iniziò la sua carriera politica solamente nel 1911, come membro del consiglio comunale di Birmingham, carica che mantenne fino al 1918. Durante questo periodo servì anche come sindaco della città (1915-1916). In seguito fu eletto deputato fra le file del Partito Conservatore nel 1918. Più volte ministro (delle poste, della sanità), fu anche Cancelliere dello Scacchiere e nel maggio 1937 successe infine a Stanley Baldwin alla testa del partito e del governo britannico.

In politica estera Chamberlain tentò di neutralizzare l’aggressività di Hitler e Mussolini praticando la politica dell'appeasement (pacificazione a prezzo di concessioni) nonostante l’opposizione del suo ministro degli Esteri Anthony Eden, che si dimise il 21 febbraio 1938 e fu sostituito da Edward Wood, I conte di Halifax. Chamberlain ottenne il proprio maggior successo personale quando fece ritorno dopo la firma degli accordi di Monaco, annunciando solennemente al Paese di portare «pace per la nostra epoca».Resta evidente che gli accordi Monaco dettero modo discoprire i piani di Htler e rinnovare interamente gli aerei da caccia e mettere a punto il radar,e facendo apparire l'Inghilterra come una nazione in pieno declino militare.Questa immagine di una nazione in declino veniva aumentata dalle critiche di Churchill che convalidava agli occhi di Hitler lo stato opulento della nazione in declino: Churchill era abile nel tendere una trappola ai tedeschi. La sua buona fede, ovvero la realtà fu tuttavia smentita dai fatti, in quanto dopo l'annessione anche dei territori slavi della Cecoslovacchia, in dispregio ai patti sottoscritti, divenne chiaro che la Germania nazista si stava prendendo gioco delle diplomazie europee. Ciò nonostante Chamberlain tentò comunque di trovare una linea di dialogo con la Germania, al fine di scongiurare una guerra. Parallelamente diede però avvio al riarmo inglese che permise di resistere all'attacco tedesco del 1940 avendo deciso la dichiarazione di guerra alla Germania il 3 settembre 1939, pochi giorni dopo l'invasione tedesca della Polonia.

Chamberlain rassegnò le dimissioni il 10 maggio 1940, dopo l'invasione tedesca della Norvegia: vista la gravità della situazione, riteneva necessario un Governo di larghe intese ed era consapevole che né i Liberali né i Laburisti avrebbero appoggiato un esecutivo guidato da lui. Suo successore divenne Winston Churchill, ma Chamberlain conservò un posto di primissimo piano sia nel Gabinetto di Guerra (quale Lord Presidente del Consiglio), sia nel Partito Conservatore.[2] Abbandonò però ogni incarico il 22 settembre 1940, con l'aggravarsi delle sue condizioni di salute (gli era già stato diagnosticato un tumore del colon-retto allo stadio terminale). Morì il 9 novembre 1940. Il discorso funebre fu pronunciato da Winston Churchill.

Chamberlain riposa nell'Abbazia di Westminster, a Londra.

La politica di Chamberlain[modifica | modifica wikitesto]

La politica di Neville Chamberlain (alla quale va associata anche l’opera dell’influente ministro degli esteri Lord Halifax) è stata oggetto di diverse e contrastanti valutazioni. Nei primi anni successivi alla Seconda guerra mondiale prevalevano i giudizi severi nei confronti del Primo Ministro che non si era dimostrato abbastanza fermo nei confronti di Hitler, favorendo quindi indirettamente l'arroganza dei nazisti. Un contributo non indifferente a queste valutazioni negative proveniva proprio dagli scritti di Winston Churchill, il quale però era interessato a ritrarsi fin da principio come il più accanito avversario di Hitler, e ciò anche sulla base di giudizi ingenerosi e non di rado faziosi nei confronti del suo predecessore.

Churchill tra l’altro sembrava dimenticare che era stato proprio Chamberlain dapprima a richiamarlo al Governo e, successivamente, a cedergli il posto di Primo Ministro. Senza il sostegno di Chamberlain, che rimaneva ancora l’uomo forte dei Conservatori, Churchill, che non godeva di molti simpatizzanti nel partito, non avrebbe mai potuto formare il suo Gabinetto.[3] Negli ultimi anni, invece, si è tentato di giungere a una maggiore comprensione del contesto storico in cui Neville Chamberlain si trovò ad agire.

Diversamente dal suo omologo francese Édouard Daladier, che perseguì durante la seconda metà degli anni trenta una politica estera debole e incerta, principalmente a causa dello stato di forte timore che la prospettiva di una nuova guerra europea aveva generato presso l'opinione pubblica del suo paese, Chamberlain era estremamente convinto che la via dell'appeasement avrebbe finito con il soddisfare pienamente le aspirazioni di una Germania giustamente risentita a causa delle pesanti umiliazioni che le erano state inferte con il trattato di Versailles. A differenza di Daladier, dunque, che sostanzialmente mantenne suo malgrado una linea politica improntata al basso profilo pur intuendo che Hitler avrebbe continuato a sostenere rivendicazioni sempre più esose, Chamberlain agì in quel modo perché fermamente convinto di tutelare in questo modo gli interessi della Gran Bretagna. Il sacrificio di intere nazioni inermi, date letteralmente in pasto al delirio espansionistico nazista, venne ritenuto dal primo ministro inglese il giusto prezzo da pagare per assicurare un futuro di pace e stabilità all'Europa.

Tale linea di condotta, che evidenzia in modo plateale un'assoluta mancanza di percezione della realtà dei fatti da parte di Chamberlain, è esemplificata dall'atteggiamento tenuto dallo statista al momento del ritorno in patria dopo il successo diplomatico conseguito a Monaco. Mentre Daladier era tornato in Francia consapevole di non aver fatto nulla per salvare l'Europa dallo scoppio di un imminente e catastrofico conflitto, Chamberlain si presentò trionfalmente all'opinione pubblica come colui che aveva posto le basi per un futuro di pace. La miopia del suo giudizio politico sarebbe divenuta evidente alcuni mesi dopo, quando Hitler attaccò la Polonia dando inizio alla seconda guerra mondiale, e poi ancora nel 1940, quando ritenne, erroneamente, di poter ancora contare sull'azione "mediatrice" di Mussolini, che si apprestava invece a entrare a sua volta in conflitto contro le potenze occidentali.

Nonostante questo è bene ricordare che, almeno inizialmente, la politica dell'appeasement era sostenuta dalla maggioranza del mondo politico e dell’opinione pubblica britannica. Questo soprattutto a causa dei grandi timori nei confronti dell’Unione Sovietica: Stalin e i comunisti erano visti come dei barbari quasi disumani, la cui minaccia incombeva su tutta l’Europa. Erano infatti gli anni delle sanguinose purghe, che causarono milioni di morti nell’URSS. Una Germania riammessa nel consesso delle potenze europee poteva così costituire un baluardo contro i Russi: di qui la necessità di consentirle il riarmo.

Gli accordi di Monaco, in ogni caso, furono considerati da Chamberlain e dal Governo inglese come l'ultima concessione fatta ad Hitler. Quando in seguito divenne chiara l'inaffidabilità delle potenze dell’Asse (Hitler occupò sotto pretesto anche Praga, mentre Mussolini invase l’Albania), Chamberlain accelerò il riarmo della Gran Bretagna e fornì la garanzia per l'integrità della Polonia, ben presto individuata come probabile casus belli. Churchill scrisse nelle sue memorie che nel 1938 la Germania era ancora debole militarmente e poteva essere attaccata, invece di perseguire la strada “disonorevole” degli accordi di Monaco, ma tale opinione è stata smentita dagli storici recenti. Lo stesso John Fitzgerald Kennedy, il futuro presidente USA, il cui padre Joseph era stato ambasciatore in Gran Bretagna in quei momenti cruciali e che poté così consultare documenti riservati, nel suo pamphlet Perché l'Inghilterra dormì evidenziò come l’apparente arrendevolezza delle potenze occidentali nel 1938 fosse dovuta essenzialmente alla consapevolezza della loro impreparazione militare. Né il timore che una guerra con la Germania avrebbe aperto a Stalin le porte dell’Europa era così peregrino, visto quello che accadde nel 1945 (l’Armata Rossa si arrestò, in Germania Orientale, solo di fronte agli eserciti alleati ed la supremazia sovietica imperversò sull’Europa Centro-orientale per quasi mezzo secolo).

L'accordo di Monaco del 1938, tradizionalmente interpretato come un cedimento inglese alla superiorità militare di Hitler[4], ebbe tuttavia un'importanza determinante sull'esito finale del successivo conflitto mondiale. Il tempo guadagnato, infatti, dette modo agli Inglesi di rinnovare la RAF con monoplani da caccia di tecnologia pari a quella degli aerei della Luftwaffe e di curare la preparazione dei piloti, fattore vitale. Ancora, consentì la messa a punto del dispositivo di sicurezza radar nella difesa del territorio, che risultò fondamentale nella Battaglia d'Inghilterra del 1940; mentre la Germania perdeva il punto di forza di una guerra-lampo che è la sorpresa. Chamberlain, in definitiva, non nutriva certo simpatie per i nazisti (questo a sfatare una leggenda letteraria e cinematografica: si veda ad esempio il celebre film Quel che resta del giorno), né si illudeva sulla loro sincerità[5], ma si trovava di fronte all’alternativa tra Stalin ed Hitler, e a lungo ritenne Hitler il male minore: fino all’ultimo, pertanto, cercò un’intesa con la Germania.[6]

La sua politica fu interpretata da Adolf Hitler come il sintomo della debolezza e della decadenza irreversibile dell’Impero britannico e la prova che la Gran Bretagna non sarebbe intervenuta in caso di invasione tedesca della Polonia.[7] Quando la mattina del 3 settembre 1939 l'ambasciatore inglese Neville Henderson gli comunicò l'ultimatum della Gran Bretagna, il Führer reagì dapprima con incredulità e poi diede in escandescenze. Mussolini, invece, si era fatto molte meno illusioni, non entrò in guerra, proclamando il famoso status di 'non belligeranza', anche se i principali motivi furono l'impreparazione dell'esercito, già esautorato in Etiopia e in Spagna, e l'accordo con Hitler di aspettare l'invasione fino al 1942.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Winston Churchill, The second world war, Volume 2° The Twilight War, 6º capitolo The combat deepens, pag. 82 Cassel & Company LTD, Londra, 1964.
  2. ^ Durante le prime riunioni del Gabinetto di Guerra cui prese parte, sembra che Chamberlain ancora confidasse che l'Italia sarebbe rimasta fuori dal conflitto, consigliando moderazione nei suoi confronti. Dopo la Dichiarazione di Guerra di Mussolini del 10 giugno 1940, però, Chamberlain sposò appieno la linea intransigente di Churchill.
  3. ^ Pare peraltro che Chamberlain ritenesse il governo Churchill una parentesi temporanea e che confidasse di tornare alla guida del Partito al termine del conflitto.
  4. ^ William L. Shirer. Storia del Terzo Reich, Torino, 1961.
  5. ^ Al ritorno da Monaco, nel 1938, Chamberlain disse a Lord Halifax, sventolando la dichiarazione di Hitler: "Tutto ciò non durerà tre mesi!". Citato in W. Churchill, Storia della seconda guerra mondiale, v. I, p.352.
  6. ^ Né mancò chi all'epoca interpretasse tale posizione come dettata dal proposito di condurre il Terzo Reich e l'Unione Sovietica ad uno scontro frontale, dal quale Francia e Inghilterra sarebbero state risparmiate. Fu questa, in particolare, l'opinione dei Sovietici che soprattutto a causa di tale sospetto furono spinti alla stipula del patto Molotov-Ribbentrop.
  7. ^ A difesa di Chamberlain, gli storici recenti hanno evidenziato la volontà di Hitler di arrivare comunque ad un conflitto definitivo con le democrazie occidentali, al fine di conseguire l'egemonia mondiale. Già nel novembre del 1936, Hitler aveva confidato ad Albert Speer: "Per me i casi sono due: o realizzo completamente i miei disegni, o fallisco. Se li realizzo, sarò uno dei più grandi personaggi della storia... Se fallisco, sarò condannato, aborrito e maledetto". Albert Speer, Memorie del Terzo Reich, 1976, p.138.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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Stanley Baldwin 1937 - 1940 Winston Churchill

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