William Ewart Gladstone

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William Gladstone

William Ewart Gladstone (Liverpool, 29 dicembre 1809Castello di Hawarden, 19 maggio 1898) è stato un politico inglese. Ha fatto parte del Partito Liberale.

È stato Primo Ministro del Regno Unito quattro volte: dal 3 dicembre 1868 al 20 febbraio 1874, dal 23 aprile 1880 al 23 giugno 1885, dal 1 febbraio al 25 luglio 1886 e dal 15 agosto 1892 al 5 marzo 1894.

Indice

[modifica] Biografia

Quinto figlio di Sir John Gladstone (1764 – 1851) uomo d'affari e membro del Parlamento inglese e della sua seconda moglie, Anne (nata Robertson, 1771/2 - 1835). Iniziò la sua vita politica nelle file del Partito Conservatore, divenuto membro del parlamento dal 1833, entrò nel gabinetto conservatore di Robert Peel quale lord del Tesoro e poi sottosegretario delle Colonie.

Ritornò al governo nel 1841 come vice presidente del Board of Trade[1] collaborando alla riforma doganale.

Nel governo conservatore di George Hamilton Gordon ricoprì la carica di Cancelliere dello Scacchiere (Ministro delle Finanze) riesaminando l'intero sistema delle imposte sul reddito. A causa della sua contrarietà verso il coinvolgimento britannico nella guerra di Crimea, si dimise dal governo.

Dopo le elezioni del 1859, Gladstone passò al partito Liberale di Henry John Temple che gli offrì di nuovo la direzione del ministero delle Finanze. Nel 1867 conquistò la leadership del Partito Liberale e nel 1868 divenne per la prima volta primo ministro (dicembre 1868 - febbraio 1874). Il primo governo Gladstone avviò profonde riforme tra le quali la separazione tra Stato e Chiesa in Irlanda e la riforma agraria.

Battuto dai Conservatori di Disraeli nelle elezioni del 1874, guidò l'opposizione sino al 1880, anno in cui, grazie ad una schiacciante vittoria elettorale, formò il suo secondo governo (aprile 1880 - giugno 1885) che fu turbato da varie crisi internazionali tra le quali la Prima Guerra Boera e l'uccisione del generale Gordon in Sudan nella guerra contro i Dervisci di Muhammad Ahmad, proclamatosi Mahdi.

Il tentativo di concedere una larga autonomia all'Irlanda decretò la caduta del suo terzo governo, il più breve, che durò meno di sei mesi: dal 1 febbraio al 25 luglio del 1886.

Quando nel 1892 tornò al governo ripresentò il suo progetto di autonomia irlandese e questa volta riuscì a farlo approvare dal parlamento, ma la Camera dei Lords successivamente bocciò definitivamente la sua legge. Nel 1893 si dimise da primo ministro per motivi di salute ma rimase deputato sino al 1895. Alla sua morte fu sepolto nell'Abbazia di Westminster, ove venne sepolta successivamente anche la moglie Catherine.

[modifica] Matrimonio e figli

William Gladstone sposò il 25 luglio 1839 Catherine Glynne (1812 – 1900), figlia di Sir Stephen Glynne, 8° baronetto di Hawarden Castle, dalla quale ebbe otto figli, tra i quali:

[modifica] Gladstone e l'Italia

In Italia, Lord Gladstone divenne noto per due lettere che inviò, nel 1851, a Lord Aberdeen e nelle quali espresse giudizi molto negativi sul governo dei Borbone, definito come la «negazione di Dio»[2].

In sostanza, Gladstone, dopo aver soggiornato, per circa quattro mesi tra l'autunno del 1850 e l'inverno del 1851, a Napoli, dove si era recato a causa di una malattia agli occhi della figlia[3] ed essere rientrato in patria nel febbraio di quell'anno, scrisse le due missive, sostenendo di aver visitato alcune carceri napoletane, rimanendo scioccato dalle condizioni in cui versavano i detenuti[4]. Il politico britannico, tentando di dimostrare che lo stato borbonico si trovasse in una terribile situazione sociale, si espresse con parole molto dure:

« Non descrivo severità accidentali, ma la violazione incessante, sistematica, premeditata delle leggi umane e divine; la persecuzione della virtù, quand'è congiunta a intelligenza, la profanazione della religione, la violazione di ogni morale, sospinte da paure e vendette, la prostituzione della magistratura per condannare uomini i più virtuosi ed elevati e intelligenti e distinti e culti; un vile selvaggio sistema di torture fisiche e morali. Effetto di tutto questo è il rovesciamento di ogni idea sociale, è la negazione di Dio eretta a sistema di governo. »
(William Gladstone[5])

Tali assunti ebbero larga eco in tutta Europa, contribuendo in modo sensibile al sentimento antiborbonico e filorisorgimentale. Le accuse di Gladstone, tuttavia, suscitarono immediatamente forti dubbi ed ebbero anche diversi tentativi di confutazione in Italia ed in Europa[6][7]. Nel 1852, Gladstone ritrattò molte delle sue affermazioni ed ammise di essere stato in parte abbindolato; nel 1863, incalzato, in Parlamento, da Lord Henry Lennox, rivelò di aver costruito le proprie dichiarazioni sulla base delle tesi sostenute da alcuni degli esponenti liberali napoletani. Lo stesso Lord Aberdeen "istruito del come Sir Gladstone avesse scritte quelle lettere, ne fu indignato, si confessò ingannato, e ne rigettò la solidità con una pubblica dichiarazione"[8]. Inoltre, fu da più parti sostenuto che la visita di Gladstone alla città partenopea fosse frutto di un complotto ordito da Lord Palmerston ai danni della Corona Borbonica. Giuseppe Buttà scrisse che Gladstone era una creatura di Palmerston e che aveva ricevuto, da quest'ultimo, il compito di travisare la realtà napoletana ed "inventare spudoratamente de' mali che qui non esistevano". Buttà affermò anche che Gladstone non visitò, veramente, i penitenziari borbonici e si circondò immediatamente dei liberali della città[9]. Al riguardo, infatti, il Cognetti riportò che, al suo arrivo, l'inglese fu condotto da Sir William Temple, fratello di Palmerston e rappresentante del governo britannico a Napoli, che lo introdusse agli ambienti antiborbonici[10]. Anche Giacinto de' Sivo in Storia delle Due Sicilie sostenne che Gladstone fosse stato inviato a Napoli "col segreto onorevole ufficio", conferitogli da Palmerston, di divulgare calunnie riguardanti lo stato delle cose nel reame di Sua Maestà Siciliana[11]. Più in particolare, Domenico Razzano, nell'opera La Biografia che Luigi Settembrini scrisse di Ferdinando II, riportò che Gladstone, tornato a Napoli tra il 1888 e il 1889, avrebbe confessato di non essere mai stato in alcun carcere e di aver scritto le due missive dietro incarico di lord Palmerston, basando, quindi, i suoi assunti sulle affermazioni dei rivoluzionari antiborbonici[12]. Per contro, Maria Gaia Gajo, considerando che Gladstone, conservatore, si era dimostrato in passato un tenace oppositore della linea politica di Palmerston, liberale, sostiene che la possibilità di un'intesa tra i due fosse da ritenersi assurda[3].

In conclusione, sebbene Razzano sia l'unico contemporaneo a riportare l'informazione sulla confessione di mendacia da parte di Gladstone è vero anche che della visita del politico inglese alle carceri napoletane non esiste traccia in nessun documento ufficiale. Tuttavia, le dichiarazioni di Gladstone mandarono su tutte le furie il re Ferdinando II, che licenziò il primo ministro Giustino Fortunato per non averlo informato sull'accaduto.

Amante dell'Italia e della sua lingua, a partire dal 23 dicembre 1893 Lord Gladstone fu socio corrispondente dell'Accademia della Crusca[13].

[modifica] Gladstone nella cultura popolare

Gladstone occupa un posto di rilievo nella storia della Trilogia di Bartimeus, in cui il governo britannico è guidato da maghi. Gladstone è noto all'interno dei libri per essere il più potente mago ad esser mai diventato Primo Ministro e, sebbene non compaia mai nella scena, diversi suoi oggetti, ed in particolare il suo Bastone, sono importantissimi per lo svolgersi degli eventi. Il libro offre una storia alternativa di Gladstone, nella quale egli ha ucciso in duello Disraeli e ha guidato le forze britanniche in espansione coloniale.

Nei recenti film di Sherlock Holmes, diretti da Guy Ritchie, il celebre investigatore e il suo collega dottor Watson hanno un bulldog di nome Gladstone.

[modifica] Successione come Primo Ministro

Predecessore: Primo ministro del Regno Unito Successore: Flag of the United Kingdom.svg
Benjamin Disraeli Conte di Beaconsfield 1868 - 1874 Benjamin Disraeli Conte di Beaconsfield I
Benjamin Disraeli Conte di Beaconsfield 1880 - 1885 Robert Gascoyne-Cecil Marchese di Salisbury II
Robert Gascoyne-Cecil Marchese di Salisbury 1886 Robert Gascoyne-Cecil Marchese di Salisbury III
Robert Gascoyne-Cecil Marchese di Salisbury 1892 - 1894 Archibald Philip Primrose Conte di Rosebery IV

[modifica] Note

  1. ^ Il Board of Trade (in italiano: Ufficio del commercio) è un comitato del Consiglio privato del Regno Unito
  2. ^ Harold Acton, Gli ultimi Borboni di Napoli (1825-1861), Firenze, 1997, p.339
  3. ^ a b Gajo, op. cit., p.31
  4. ^ Lorenzo Del Boca, Indietro Savoia!, Milano, 2003, p. 67
  5. ^ Giacinto De Sivo, Storia delle Due Sicilie 1847-1861, Edizioni Trabant, 2009, p. 428.
  6. ^ Alphonse Balleydier, La vérité sur les affaires de Naples, réfutation des lettres de m. Gladstone (in francese), Parigi, Imprimerie de W. Remquet, 1851, pp. 5-6. (ISBN non disponibile)
  7. ^ Jules Gondon, La terreur dans le royaume de Naples, lettre au right honorable W.E. Gladstone en réponse à ses Deux lettres à lord Aberdeen (in francese), Parigi, Auguste Vaton, 1851. (ISBN non disponibile)
  8. ^ Salvatore Cognetti, op. cit., p. 293
  9. ^ Giuseppe Buttà, op. cit., pp. 38-39
  10. ^ Salvatore Cognetti, op. cit., p. 292
  11. ^ Giacinto de' Sivo, op. cit., pp. 377-378
  12. ^ Domenico Razzano p. 26, '.
  13. ^ Cfr. la Scheda su Gladstone del sito dell'Accademia della Crusca URL consultato il 7 giugno 2009

[modifica] Bibliografia

  • Carlo Alianello, La conquista del Sud, Ed. Rusconi, Milano, 1972, ISBN 88-18-70033-2
  • Beales, Derek (ottobre-dicembre 1953). Gladstone on the italian question. January 1860. Rassegna Storica del Risorgimento anno XL (fasc. IV): pp. 96-104  (in inglese).
  • Giuseppe Buttà, I borboni di Napoli al cospetto di due secoli, Napoli, Tipografia del giornale La Discussione, 1877, Volume III. Giuseppe Buttà
  • Salvatore Cognetti Giampaolo, Le Memorie dei miei tempi, Napoli, Pansini, 1874. (ISBN non disponibile)
  • Giacinto de' Sivo, Storia delle Due sicilie: dal 1847 al 1861, Trieste, Brenner, 1868, Volume Primo. (ISBN non disponibile)
  • Gajo, Maria Gaia (ottobre-dicembre 1973). Le lettere di Gladstone ad Aberdeen. Rassegna Storica del Risorgimento anno LIX (fasc. IV): pp. 31-47.
  • Domenico Razzano, Vincenzo D'Amico (a cura di), La Biografia che Luigi Settembrini scrisse di Ferdinando II, Battipaglia, Ripostes, 2010. ISBN 88-9693-302-2
  • Schreuder, D.M. (luglio 1970). Gladstone and Italian unification, 1848-70: the making of a Liberal?. The english historical review vol. LXXXV (n. 336): pp. 475-501  (in inglese).

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