Infallibilità papale

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il dogma dell'infallibilità papale (o infallibilità pontificia) afferma che il Papa, essendo sostenuto e ispirato dallo Spirito Santo nel suo incarico di Vicario di Cristo, non può sbagliare quando parla ex cathedra. Il dogma dunque non si applica a tutti gli atti e le parole pronunciate dal Papa, ma vale solo quando egli proclama un nuovo dogma o afferma una dottrina in modo definitivo come rivelata.

Tuttavia, secondo la dottrina cattolica anche il magistero ordinario della Chiesa, esercitato dal Papa e dai Vescovi, in conformità con l’insegnamento del Pontefice, possiede il carisma della infallibilità di cui Cristo ha dotato la Chiesa perché sia sacramento universale di salvezza. Ciò viene esplicitato in modo particolare nella costituzione dogmatica Lumen Gentium del concilio vaticano II.

Indice


[modifica] Definizione

Il dogma dell'infallibilità papale fu definito con la costituzione dogmatica Pastor Aeternus.

Questo è il testo tradotto in italiano dell'ultima parte della Pastor Aeternus, dove si trova la definizione del dogma:

« Richiamandoci dunque fedelmente alla tradizione, come l’abbiamo assunta dalle prime epoche del Cristianesimo, noi insegniamo, ad onore di Dio, nostro Salvatore, per gloria della Religione Cattolica e per la salvezza dei popoli cristiani, con l’approvazione del sacro Concilio, e dichiariamo quale dogma rivelato da Dio: ogni qualvolta il Romano Pontefice parla ex cathedra, vale a dire quando nell’esercizio del Suo Ufficio di pastore e Maestro di tutti i cristiani, con la sua somma Apostolica Autorità dichiara che una dottrina concernente la fede o la vita morale dev’essere considerata vincolante da tutta la Chiesa, allora egli, in forza dell’assistenza divina conferitagli dal beato Pietro, possiede appunto quella infallibilità, della quale il divino Redentore volle munire la sua Chiesa nelle decisioni riguardanti la dottrina della fede e dei costumi. Pertanto, tali decreti e insegnamenti del Romano Pontefice non consentono più modifica alcuna, e precisamente per sé medesimi, e non solo in conseguenza all'approvazione ecclesiastica. Tuttavia, chi dovesse arrogarsi, che Dio ne guardi, di contraddire a questa decisione di fede, sarà oggetto di scomunica. »
(Pastor Aeternus, 18 luglio 1870)

Secondo tale dottrina il Papa deve quindi essere considerato infallibile quando egli parla ex cathedra, cioè quando esercita il «suo supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani» e «definisce una dottrina circa la fede e i costumi»; quanto da lui stabilito sotto queste condizioni «vincola tutta la Chiesa».

[modifica] Storia

[modifica] L'antefatto

Pio IX nel 1854 aveva proclamato ex cathedra il dogma dell'Immacolata Concezione di Maria. Esso stabilisce che la madre di Gesù, fin dal suo concepimento, non fu macchiata dal "peccato originale". Questa proclamazione dilacerò le coscienze dei cattolici perché (nonostante quanto affermato nel "Pastor Aeternus" citato sopra) fin dai tempi della chiesa primitiva la materia di fede era tipicamente definita dai Concili e non dal papa. Si ricordi ad esempio il Concilio di Nicea, in cui la divinità di Cristo viene definita in assenza del vescovo di Roma, ed anzi con una scarsa partecipazione da parte dell'Occidente. Le polemiche riguardavano in alcuni casi l'oggetto della proclamazione (L'Immacolata Concezione), ma soprattutto la liceità da parte del papa di proclamare dogmi di fede senza il Concilio dei vescovi.

[modifica] La proclamazione

Per affermare questo diritto Pio IX convocò un concilio che doveva sanzionare questa sua scelta. Il meccanismo era chiaro: se si dubitava del fatto che un papa potesse decretare anche senza un Concilio, questa potestà poteva essere sancita (agli occhi dei dubbiosi) proprio da un Concilio che confermasse il dogma dell'infallibilità del papa ed anzi la sua assoluta supremazia in materia di fede. In passato ci furono invece concili che destituirono addirittura dei papi, ma occorre ricordare che si era nel periodo storico della restaurazione dell'assolutismo, e il papa guardava a Napoleone III.

Questo dogma fu definito nel 1870: per proclamarlo fu convocato un Concilio, il Vaticano I, il 18 luglio 1870, poi sospeso il 20 ottobre in seguito alla presa di Roma che segnò la fine del potere temporale dei papi, e non venne più concluso: ma il decreto sull'infallibilità del papa era ormai approvato.

Il dogma, voluto fortemente da Papa Pio IX su prevalente ispirazione dei Gesuiti, suscitò le proteste degli ambienti laici del tempo e anche di una parte di quelli religiosi. Benché fortemente avversato dalla curia romana esisteva infatti un cattolicesimo liberale, tanto che una significativa minoranza dei padri del Concilio (prevalentemente francesi e tedeschi) preferì abbandonare Roma per non dare voto contrario al momento dell'approvazione, pur non sottraendosi all'accettazione del medesimo una volta approvato. Invece una piccola parte di vescovi dell'Europa centrale fuoriuscì dalla chiesa di Roma dando vita allo scisma vetero-cattolico, basato sul rifiuto del dogma dell'infallibilità.

[modifica] Reazioni e conseguenze

Come per il dogma dell'Immacolata Concezione, proclamato dallo stesso Pio IX nel 1854, esso non è accettato dalle altre confessioni cristiane, sia per ragioni teologiche sia perché esse non riconoscono l'autorità del Papa. Alcune chiese (in particolare quelle evangeliche) reputano anzi che lo stesso istituto papale non sia in accordo con le Sacre Scritture.

La proclamazione del dogma costituì il fondamento teologico della scomunica già impartita a Vittorio Emanuele II e ai liberali italiani nel 1855, che si trasformò in attiva opposizione politica dei cattolici al Regno d'Italia con il "Non expedit" del 1874, attraverso la scomunica comminata per la partecipazione al voto e all'attività politica.

[modifica] Critica teologica

Tra i teologi critici dell'infallibilità papale troviamo Hans Küng, Brian Tierney, e August Bernhard Hasler, un discepolo di Küng.

Nel commentare la formula dell'infallibilità questi parlò di "vaghezza" e "indeterminatezza" della formula ex-cathedra in modo che "quasi mai si può dire quali decisioni debbano essere ritenute infallibili":

« La vaghezza dei concetti consente sia un'applicazione estensiva del dogma in modo da aumentare il potere del papa, sia un'interpretazione più ristretta che, di fronte a errati insegnamenti del passato, possa sempre permettere di sostenere che essi non rientrano nel cosiddetto "magistero infallibile". »
(Come il papa divenne infallibile. Pio IX e la Politica della Persuasione, Claudiana, 1982, pp. 241-242)

Le argomentazioni di Hasler sono basate essenzialmente sul fatto che, durante i cinque anni che ha lavorato nel Segretariato per l'Unità dei Cristiani della Curia romana, egli aveva accesso agli archivi segreti della Biblioteca Apostolica Vaticana. Di fatto i documenti su cui si sarebbe basato Hasler non sono stati ancora pubblicati, per cui nessun teologo è stato in grado di stabilire la veridicità delle sue tesi.

[modifica] Applicazioni dell'infallibilità

Di fatto, finora, una sola volta un Pontefice ha fatto uso della infallibilità ex cathedra per definire un dogma. Nel 1950 papa Pio XII ha definito il dogma della Assunzione della Vergine Maria, usando delle parole "tecniche", cioè solenni ed esplicite, che non lasciano spazio a dubbi o discussioni dottrinali:

« pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l'immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo. »
(Munificentissimus Deus)

Secondo la maggior parte dei teologi, anche tre insegnamenti dell'enciclica Evangelium Vitae devono essere considerati dogmi non modificabili; ma la mancanza di un testo così esplicito e diretto spinge alcuni altri a negare il loro carattere dogmatico. La questione è tuttora aperta.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

Strumenti personali