Ignazio di Antiochia

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Sant'Ignazio di Antiochia
Icona raffigurante il martirio di sant'Ignazio.
Icona raffigurante il martirio di sant'Ignazio.

Vescovo e martire

Nascita 35 circa
Morte 107 circa
Venerato da Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Santuario principale le reliquie sono conservate nella basilica di San Clemente, a Roma
Ricorrenza Chiese cattolica, sira, evangelica e anglicana: 17 ottobre (per la Chiesa cattolica fino al 1969: 1º febbraio)
Chiese ortodossa, copta e armena: 20 dicembre
Attributi vescovo sbranato dai leoni o in catene

Ignazio di Antiochia, detto L'Illuminatore (35 circa – Roma, 107 circa), è stato un vescovo dell'Asia Minore dell'inizio del II secolo. È venerato come santo dalla Chiesa ortodossa e dalla Chiesa cattolica, ed è annoverato fra i Padri della Chiesa e Padre Apostolico. Fu il secondo successore di Pietro come vescovo di Antiochia di Siria, cioè della terza città per grandezza del mondo antico mediterraneo.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Crebbe in ambiente pagano; si convertì in età adulta. Nel 69, secondo la tradizione, fu nominato successore di Pietro alla sede episcopale d'Antiochia. Condannato ad bestias durante il regno dell'imperatore Traiano (98-117), fu imprigionato e condotto da Antiochia a Roma sotto la scorta di una pattuglia di soldati per esservi divorato dalle fiere.

Nel corso del viaggio da Antiochia a Roma[1] scrisse sette lettere alle chiese che incontrava sul suo cammino o vicino ad esso. Esse ci sono rimaste e sono una testimonianza unica della vita della chiesa dell'inizio del II secolo. Le prime quattro lettere furono scritte da Smirne alle comunità dell'Asia Minore, di Efeso, di Magnesia e di Tralli, ringraziandole per le numerose dimostrazioni d'affetto testimoniate nei suoi travagli.

Partito da Smirne, Ignazio giunse nella Troade, dove scrisse altre tre lettere: la prima ai Romani, supplicandoli di non impedire il suo martirio, inteso come desiderio di ripercorrere la vita e la passione di Gesù: «Com'è glorioso essere un sole al tramonto, lontano dal mondo, verso Dio. Possa io elevarmi alla tua presenza»[2]. Poi scrisse alla chiesa di Filadelfia e a quella di Smirne, chiedendo che i fedeli si congratulassero con la comunità d'Antiochia, che aveva sopportato con coraggio le persecuzioni ora ivi concluse. Scrisse anche a Policarpo, vescovo di Smirne, aggiungendovi interessanti direttive per l'esercizio della funzione episcopale, consigliandogli di «tenere duro come l'incudine sotto il martello»[3].

Le sue lettere esprimono calde parole d'amore a Cristo e alla Chiesa. Appaiono per la prima volta le espressioni "Chiesa cattolica" e "Cristianesimo", che sono ritenuti neologismi creati da lui. Le Lettere di Ignazio sono una finestra aperta per conoscere le condizioni e la vita della chiesa del suo tempo. In particolare appare per la prima volta nelle sue lettere la concezione tripartita del ministero cristiano: vescovo, presbiteri, diaconi. Ignazio auspicava una nuova organizzazione della chiesa cristiana in cui un solo vescovo presiedesse “al posto di Dio”. Questo vescovo avrebbe esercitato l’autorità su molti sacerdoti. Tali idee alimentarono nuove ondate di insegnamenti non scritturali.

Altro tema significativo è la confessione della vera umanità di Cristo contro i docetisti, i quali sostenevano che l'incarnazione del Figlio di Dio fosse stata solo apparente.

Raggiunta Roma dopo il faticoso viaggio, Ignazio subì il martirio nell'Urbe. Fu esposto alle fiere durante i festeggiamenti in onore dell'imperatore Traiano, vincitore in Dacia.

Culto[modifica | modifica sorgente]

Le sue ossa furono raccolte da alcuni fedeli e ricondotte ad Antiochia, dove furono sepolte nel cimitero della chiesa fuori della Porta di Dafne.

A seguito dell'invasione saracena, le reliquie furono ricondotte a Roma e lì sepolte nel 637 presso la basilica di San Clemente al Laterano dove tuttora riposano[4]. Una parte del cranio è custodita nella chiesa di Sant'Ignazio d'Antiochia, situata nella periferia sud di Roma[5]. La Chiesa cattolica celebra la sua festa il 17 ottobre, quella ortodossa il 20 dicembre.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Non sappiamo se la prima parte del viaggio fu effettuata via terra o per mare.
  2. ^ Lettera ai Romani, 2,2
  3. ^ Lettera a Policarpo 3,1
  4. ^ Vedi Martirologio romano 17 dicembre
  5. ^ Sant'Ignazio di Antiochia in una Chiesa alla periferia di Roma | ZENIT - Il mondo visto da Roma

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Eusebio di Cesarea, nel Chronicon, trattando dell'anno 107/08, scrive che Ignazio, vescovo di Antiochia, fu portato a Roma ed esposto alle fiere; per cui anche San Girolamo scrive, nel De viris illustribus, che Ignazio subì il martirio nel terzo anno dell'imperatore Traiano (che corrisponde al 107-08);
  • Giovanni Crisostomo († 407) dedicò una delle sue celebri omelie a Ignazio.

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