Policarpo di Smirne

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San Policarpo di Smirne (Πολύκαρπος ο Σμυρναίος)
San Policarpo, incisione di Michael Burghers, 1685 circa
San Policarpo, incisione di Michael Burghers, 1685 circa

Vescovo e martire

Nascita 69 c.a.
Morte 23 febbraio 155
Venerato da Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Ricorrenza 23 febbraio (8 marzo per la Chiesa Copta)
Attributi bastone pastorale e palma

Policarpo di Smirne (in greco Πολύκαρπος ο Σμυρναίος) (Smirne, 69 circa – Smirne, 23 febbraio 155) fu discepolo di Giovanni apostolo e divenne vescovo di Smirne durante il regno di Traiano: come teologo, godette di grande autorità e fu uno dei pastori più stimati del tempo. È venerato come santo da molte Chiese cristiane e la sua memoria liturgica è celebrata il 23 febbraio (per i copti, l'8 marzo).

Dei suoi numerosi scritti, sono pervenute solo una Lettera di Policarpo ai Filippesi, scritta alla comunità di Filippi (tra il 107 e il 140), in cui riferisce del viaggio di Ignazio di Antiochia a Smirne e dalla quale si ricavano numerose informazioni sugli usi e la fede dei primi cristiani. Fu maestro di Ireneo di Lione, fondatore delle chiese nelle Gallie e suo biografo. Secondo la tradizione, sarebbe stato lui ad inviare in Gallia san Benigno, sant'Andochio, sant'Andeolo e san Tirso ad evangelizzare il Paese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dalla sua celebre passio (comunemente nota come Martirio di san Policarpo), redatta sotto forma di lettera circolare inviata alla comunità cristiana di Filomelio, città della Frigia posta tra Licaonia e Antiochia di Pisidia, si deduce che nacque nel 69 (avrebbe subito il martirio all'età di 86 anni): figlio di genitori cristiani, fu discepolo, con Papia di Ierapoli, di Giovanni il Presbitero, (per la tradizione Giovanni apostolo), dal quale fu consacrato vescovo della città di Smirne.[1]

Divenne uno dei più autorevoli e stimati vescovi del suo tempo, tanto che nel 154 fu scelto come rappresentante della Chiesa d'Asia e inviato a Roma a discutere con papa Aniceto la questione della data di celebrazione della Pasqua.

A Roma e a Smirne contrastò la diffusione delle dottrine docetiche di Marcione e Valentino.
Secondo Ireneo di Lione, Marcione incontrò Policarpo nel 154 e attribuisce a Marcione la condanna, "il primogenito del demonio", che Policarpo aveva scritto nella  sua lettera ai Filippesi, senza indicare nomi.

Durante l'impero di Antonino Pio (138 - 161) fu catturato per ordine del proconsole Stazio Quadrato: essendosi rifiutato di sacrificare per l'imperatore, fu condannato ad essere arso vivo nello stadio della sua città e, visto che miracolosamente le fiamme non lo consumavano, fu ucciso con un colpo di pugnale (sabato 23 febbraio 155).

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

La principale fonte su Policarpo è Ireneo di Lione, che lo menziona in Adversus Haereses (III 3.4) e nelle lettere a Florino e a papa Vittore. Le altre fonti sono Girolamo (347-420) in De illustribus viris, XVIII ed Eusebio di Cesarea (265 – 340) in Ecclesiastica Historia, IV. 15, 1-43

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Lettera di Policarpo ai Filippesi[modifica | modifica wikitesto]

La lettera testimonia una visione ancora molto comunitaria di Chiesa: diaconi e presbiteri non sono infatti posti in una gerarchia a parte, ma vengono visti insieme agli altri componenti della comunità. La lettera si rivolge innanzitutto alle donne, seguite quindi dai diaconi, dai giovani e dai presbiteri. Riguardo a questi ultimi, dal testo si evince che essi si occupavano della visita agli infermi e dell'assistenza alle vedove e agli indigenti oltre che, forse, della riconciliazione dei peccatori[2].

La lettera, che ci è giunta parzialmente in greco e integralmente in una traduzione in latino [3] , nasce probabilmente dalla fusione di due scritti[4]: il primo (cap. 13-14) è un biglietto di accompagnamento delle lettere di Ignazio raccolte da Policarpo (110 circa), il secondo è invece un testo sugli affari interni della Chiesa e sul rischio dell'eresia (cap 1-12), scritto diversi anni dopo.

Lo scritto ha un'impostazione anti-docetista e conferma numerose affermazioni fondamentali per l'ortodossia allora in fase di formazione. Nella sua lettera Policarpo cita ripetutamente la prima lettera di Pietro e varie lettere di Paolo. Sono presenti inoltre due citazioni della prima lettera di Giovanni, mentre mancano citazioni dirette dai vangeli. Secondo alcuni studiosi[5] la teologia di Policarpo aveva comuni basi paoline con quella di Marcione.

Lettera di Ignazio[modifica | modifica wikitesto]

Esiste inoltre una lettera di Ignazio a Policarpo, il cui contenuto non ha interesse storico. Ignazio cita Policarpo nelle sue lettere agli abitanti di Efeso e Magnesia. Queste lettere sono state raccolte da Policarpo nel 107 quando incontrò Ignazio il quale veniva trasferito a Roma prigioniero.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ireneo di Lione, III.3.4.
  2. ^ Enrico Cattaneo, I ministeri nella Chiesa antica: testi patristici dei primi tre secoli, Edizioni Paoline, 1997, ISBN 88-315-1370-2.
  3. ^ Gerardo Di Nola, Lo Spirito Santo nella testimonianza dei Padri e degli scrittori cristiani, Città Nuova, 1999, ISBN 88-315-1370-2.
  4. ^ vedi in Ehrman
  5. ^ Vedi in Stuckwisch

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Fonti secondarie[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Catholic encyclopedia online
  • (EN) Bart D. Ehrman The Apostolic Fathers: I Clement. II Clement. Ignatius. Polycarp. Didache‬ Harvard, 2003 anteprima
  • (EN) R.Stuckwisch Saint Polycarp of Smyrna: Johannine or Pauline Figure? online
  • (EN) Paul N. Tobin, The Apostolic Succession: Polycarp and Clement: A skeptical assessment of inconsistencies in the tradition online

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • San Policarpo in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei santi, santiebeati.it.

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