Giovanni Damasceno

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San Giovanni Damasceno
SanGiovanniDamasceno.jpg

Dottore della Chiesa

Nascita 676 ?
Morte 749
Venerato da Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa
Ricorrenza 4 dicembre
Attributi L'iconografia di Giovanni Damasceno si fonda sulla leggenda secondo la quale l'imperatore Leone III Isaurico fece tagliare la mano destra al santo perché questi difendeva strenuamente le immagini sacre; la Madonna tuttavia gliela riattaccò lasciandogli un segno rosso sul polso. Giovanni Damasceno viene quindi per questo raffigurato a volte monco, o con una linea rossa attorno al polso destro. Il turbante indica la sua origine siriaca
Patrono di Pittori, monchi e farmacisti.

San Giovanni Damasceno (latino Iohannes Damascenus; arabo: يوحنا ابن ﺳﺮﺟﻮﻥ , Yuḥannā ibn Sarjūn ; Damasco, 676 circa – Mar Saba, 4 dicembre 749) è stato un presbitero e teologo siriano. Di famiglia araba di fede cristiana, figlio di Sarjūn ibn Manṣūr e nipote di Manṣūr - il primo della famiglia ad assumere alte responsabilità amministrative sotto il governo omayyade del califfo Mu‘āwiya b. Abī Sufyān e dei suoi due primi successori - è venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa. Papa Leone XIII lo ha dichiarato Dottore della Chiesa nel 1890.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

In giovane età, per le sue doti intellettuali e grazie alla posizione della sua famiglia, diviene consigliere del Califfo della sua città che, in un'epoca caratterizzata da convivenza e tolleranza religiosa in Palestina, lo nomina responsabile dell'amministrazione (ḥāǧib ) a Damasco dove era ritenuto amico dell'Islam poiché in realtà vedeva nel dogma islamico dell'eternità del Corano una forma dell'insegnamento cristiano sul Logos. Caduto in disgrazia presso il suo protettore, viene processato per tradimento e gli viene amputata la mano sinistra. Si allontana dunque da Damasco e si fa monaco a San Sabba (o San Saba), monastero fra Betlemme e Gerusalemme, dove è fatto presbitero. Predica e scrive moltissimo, guadagnandosi la fama di "San Tommaso d'Oriente" e muore secondo la tradizione nel 749, all'età di 73 anni.

L'opera più ricordata è il De Fide Orthodoxa dove, da devoto della Madonna, sostiene la verginità della stessa sant'Anna, madre di Maria, ma è ricordato anche il De haeresibus, sulle eresie del Cristianesimo. Impegnato contro l'iconoclastia decretata dall'imperatore di Costantinopoli Leone III nel 726, le sue tesi prevalgono, insieme a quelle di San Germano di Costantinopoli, nel Secondo concilio di Nicea (787, dopo la sua morte). Fatto santo e Dottore della Chiesa, è ricordato tradizionalmente il 4 dicembre (con memoria facoltativa), data alla quale è stato riportato nel Nuovo Calendario del Concilio Vaticano II dopo essere stato a lungo ricordato il 27 marzo.

Icona della Vergine Tricherusa

Sull'amputazione della mano all'origine della conversione, nasce una leggenda devozionale molto diffusa: Giovanni avrebbe offerto la mano tagliata ad un'immagine della Madonna, senza chieder nulla. Dall'icona sarebbe uscita una mano della Vergine, che avrebbe riattaccato l'arto offeso. Allora Giovanni fece applicare all'icona una mano votiva d'argento. Col successo delle tesi del Santo, crebbe anche la fama di questa Madonna con tre mani, detta Tricherusa, frequente nell'iconografia ortodossa, di cui si conserva una copia preso il Monastero di Hilandar, nella penisola del Monte Athos, repubblica monastica in territorio greco.

Una grande immagine di san Giovanni Damasceno si trova nella chiesa di San Blandano di Bronte, ai piedi dell'Etna, dove è ritratto nella pala destra dell'altare con tre braccia, due protese a venerare la Vergine, una nell'atto di scrivere.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Opere apocrife[modifica | modifica sorgente]

A San Giovanni Damasceno è attribuita la traduzione in greco di una leggenda ispirata alla vita di Buddha. Circolò nella cristianità come "storia di Barlaam e Josaphat". Gli studiosi moderni sono concordi nel ritenere che si tratti di un testo apocrifo.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Piero Bargellini, Mille Santi del giorno, Vallecchi editore, 1977

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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