Teresa di Lisieux

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Santa Teresa di Lisieux
Suor Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo in una fotografia originale del 1896
Suor Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo in una fotografia originale del 1896

Dal 1997 è il 32° Dottore della Chiesa

Nascita Alençon, 2 gennaio 1873
Morte Lisieux, 30 settembre 1897
Venerata da Chiesa cattolica
Beatificazione Roma, 29 aprile 1923, da papa Pio XI
Canonizzazione Roma, 17 maggio 1925, da papa Pio XI
Santuario principale Basilique Sainte-Thérèse de Lisieux, Lisieux
Ricorrenza 1º ottobre
Attributi I fiori
Patrona di Australia; Francia; Russia;

malati di AIDS, di tubercolosi e di altre malattie infettive; aviatori; fiorai; orfani; missionari.

Thérèse Françoise Marie Martin (Alençon, 2 gennaio 1873Lisieux, 30 settembre 1897) fu una religiosa, mistica e drammaturga francese, meglio nota come santa Teresa del Bambino Gesù, nome con il quale è venerata dalla Chiesa cattolica. Monaca carmelitana presso il monastero di Lisieux, è talora chiamata anche santa Teresa di Lisieux o santa Teresina, per distinguerla da Teresa d'Ávila. Suor Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo[1] è il nome da lei assunto al momento della professione dei voti. La sua festa liturgica ricorre il 1º ottobre.

È patrona dei missionari dal 1927, e, dal 1944, assieme a Giovanna d'Arco, anche patrona di Francia. Il 19 ottobre 1997 fu dichiarata dottore della Chiesa, la terza donna a ricevere tale titolo dopo Caterina da Siena e appunto Teresa d'Ávila. L'impatto delle sue pubblicazioni postume, tra cui Storia di un'anima pubblicata poco tempo dopo la sua morte, è stato notevole.

La devozione a santa Teresa si è sviluppata dappertutto nel mondo. Considerata da Pio XI come la "stella del suo pontificato", è stata beatificata poi canonizzata nel 1925. Monaca di clausura paradossalmente è stata dichiarata patrona delle missioni e con Giovanna D'Arco è stata canonizzata nel 1920 e proclamata "Patrona secondaria di Francia". Infine è stata anche proclamata 33° dottore della Chiesa da Giovanni Paolo II nel 1997 per il centenario della sua morte. Figlia di una coppia che commerciava in oreficeria, orologeria e nel "punto d'Alencon", Louis Martin e Zélie Guerin, Teresa perde sua madre all'età di quattro anni e mezzo.

Viene pertanto accudita dalle sue sorelle maggiori Marie e Pauline, che una dopo l'altra entrano al Carmelo di Lisieux, facendo però così rivivere alla bambina quel sentimento di abbandono già provato con la perdita della madre. Malgrado ciò Teresa sente ben presto una chiamata alla vita religiosa e superando ogni ostacolo riesce infine ad entrare anch'essa come le sue sorelle al carmelo di Lisieux all'età di quindici anni. Dopo nove anni di vita religiosa, di cui i due ultimi passati in una "notte della fede", Teresa muore di tubercolosi il 30 settembre 1897 come si racconta nelle testimonianze del tempo tra le 19h20m e le 19h30m all'età di 24 anni.

La novità della sua spiritualità, chiamata anche teologia della "piccola via", dell'infanzia spirituale, ha ispirato numerosi credenti. Teresa propone di ricercare la santità, non nelle grandi azioni, ma negli atti quotidiani anche i più insignificanti, a condizione di compierli per amore di Dio. Proclamandola 33° dottore della Chiesa, il S. Giovanni Paolo II ha riconosciuto ipso facto l'esemplarità della sua via e dei suoi scritti. Qui risiede uno dei paradossi di Teresa di Lisieux: morta sconosciuta poiché monaca di clausura, è celebrata e venerata a livello mondiale. Edificata in suo onore, la Basilica di Lisieux è il secondo luogo di pellegrinaggio di Francia solo dopo Lourdes.

Indice

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La prima infanzia ad Alençon (1873-1877)[modifica | modifica sorgente]

La futura santa Thérèse Martin a tre anni nel luglio 1876

Il padre di Thérèse, Louis Martin (Bordeaux, 1823 - Lisieux, 1894) esercitava il mestiere di orologiaio, dove eccelleva. Sua madre Zélie-Marie (Gandelain, 1831 - Alençon, 1877) era già conosciuta fin dal 1850 come sarta esperta nel famoso "punto d'Alençon"; creò anche una piccola impresa a conduzione familiare dove lavoravano una ventina di operaie.

Louis avrebbe voluto entrare nella congregazione dei canonici regolari del Gran San Bernardo (Valais - Suisse), ma la sua non buona conoscenza del latino glielo impedì. Anche Zélie-Marie avrebbe voluto entrare in convento come la sorella maggiore Marie-Louise, ma la madre superiora la persuase ad abbandonare il progetto. Così si ripromise in segreto, se si fosse sposata, di donare se possibile tutti i suoi figli alla Chiesa.

Louis e Zélie-Marie si conobbero nel 1858 sul ponte Saint-Léonard d'Alençon e, dopo un breve fidanzamento, si sposarono il 13 luglio 1858 nella chiesa di Notre-Dame. La loro vita coniugale era orientata inizialmente a vivere la castità nel matrimonio ma in seguito, su consiglio del loro confessore e padre spirituale, decisero diversamente: ebbero così nove figli, dei quali quattro morirono in tenera età[2]:

  • Marie-Joseph-Louis (20 settembre 1866 - 14 febbraio 1867);
  • Marie-Joseph-Jean-Baptiste (19 dicembre 1867 - 24 agosto 1868);
  • Marie-Hélène, (13 ottobre 1864 - 22 febbraio 1870);
  • Marie-Mélanie-Thérèse (16 agosto 1870 - deceduta appena dopo sette settimane).

Gli altri cinque figli, tutte femmine, divennero religiose:

  • Marie (22 febbraio 1860, carmelitana a Lisieux (1886) — con il nome di suora Marie du Sacré-Cœur — morì il 19 gennaio 1940);
  • Pauline (7 settembre 1861, carmelitana a Lisieux (1882) — suora e poi madre Agnès de Jésus —, morì il 28 luglio 1951);
  • Léonie (3 giugno 1863, nell'ordine religioso delle clarisse (1886) poi visitandina à Caen (1894) — suor Françoise-Thérèse — morì il 16 giugno 1941);
  • Céline (28 aprile 1869, carmelitana à Lisieux (1894) — suora Geneviève de la Sainte-Face — morì il 25 febbraio 1959);
  • Thérèse (2 gennaio 1873, carmelitana a Lisieux (1888) — suora Thérèse de l'Enfant-Jésus et de la Sainte-Face — morì il 30 settembre 1897 e fu canonizzata nel 1925).
Louis Martin, padre di Thérèse
Zélie Martin, madre di Thérèse, in questa foto già colpita dal male che ne causerà la morte

Marie-Françoise-Thérèse Martin, questo il suo nome completo, nacque in rue Saint-Blaise nella cittadina di Alençon nel nord della Francia in Normandia, il 2 gennaio 1873. Fu battezzata due giorni dopo nella chiesa Notre-Dame d'Alençon. Il padrino fu Paul Boul, figlio di un amico di famiglia, mentre la madrina fu la sua stessa sorella maggiore Marie; tutti e due dell'età di tredici anni.

In marzo, all'età di due mesi, rischia la morte e deve essere mandata a balia da una nutrice, Rose Taillé, che era stata già a suo tempo la nutrice di due bambini della coppia Martin. Si ristabilisce e cresce nella campagna della Normandia, nella fattoria di Semallé, distante 8 chilometri. Al suo ritorno ad Alençon, il 2 aprile 1874, la sua famiglia la circonda di affetto. Sua madre dirà che «è di una intelligenza superiore a quella di Céline, ma meno dolce, e soprattutto di una testardaggine quasi invincibile. Quando dice no, niente la può far cedere.» Giocosa e maliziosa, fa la felicità della sua famiglia con la sua gioia di vivere, ma è anche molto emotiva e piange spesso.

Cresce così allora in questa famiglia di cattolici ferventi che assistono ogni mattina alla messa delle 5:30, rispettano rigorosamente il digiuno e pregano rispettando i ritmi dell'anno liturgico. Inoltre i Martin praticano la carità e accolgono all'occasione dei vagabondi alla loro tavola, visitano i malati e gli anziani. Thérèse anche se non è la bambina modello che invece dipingeranno più tardi le sue sorelle è ugualmente sensibile a questo tipo di educazione. Così gioca a fare la religiosa, cerca spesso di «fare piacere a Gesù» e si preoccupa di sapere che egli sia contento di lei. Un giorno arriva addirittura a augurare a sua madre di morire; viene sgridata ma lei spiega che è perché le augura così la felicità del Paradiso.

Nel 1865, Zélie Martin si ammala di un tumore al seno che si svilupperà lentamente, ma sempre più. Solo nel dicembre 1876 un medico le rivela la gravità di questo tumore, ma ormai è troppo tardi per tentare un'operazione. Il 24 febbraio 1877, Zélie perde sua sorella maggiore Marie-Louise, che muore di tubercolosi al convento della Visitazione di Mans, dove aveva preso il nuovo nome da religiosa di suor Marie-Dosithée. Dopo questo decesso il male peggiora e il dolore aumenta sempre più malgrado ella cerchi di nasconderlo alla sua famiglia.

È nel giugno 1877 che infine Zélie parte per Lourdes in pellegrinaggio nella speranza di essere guarita, ma il miracolo non ha luogo. Muore il 28 agosto dello stesso anno, dopo molti giorni di agonia. A quattro anni e mezzo Thérèse perde sua madre e di questo lutto fu profondamente segnata per il prosieguo del suo percorso. Più tardi ritenne che la prima parte della sua vita si fermò proprio in quel giorno. Dopo quell'evento così drammatico per lei, decise di scegliere sua sorella Pauline che era solo la secondogenita, come sua madre adottiva.

Lisieux (1877-1887)[modifica | modifica sorgente]

La casa di famiglia presso i Buissonnets a Lisieux

Nel novembre 1877, Louis e le sue cinque figlie si trasferiscono a Lisieux per essere più vicini a Isidore Guérin, fratello di Zélie, che un consiglio di famiglia ha nominato co-tutore delle figlie. Isidore Guérin e sua moglie si sono infine persuasi che questa fosse la soluzione più saggia e a questo passo infine riuscirono a convincere Louis che dapprima era molto reticente a spostare la sua residenza da Alencon a Lisieux. Per accogliere la famiglia Martin hanno trovato una casa borghese circondata da un parco: les Buissonnets.

Lo zio Isidore, farmacista a Lisieux, allora era politicamente attivo: monarchico convinto, difende papa Leone XIII e gli sviluppi della dottrina sociale della chiesa. Louis, invece, che ha venduto il commercio a conduzione famigliare di Alençon e vive ormai solo delle sue rendite, si consacra totalmente alle sue figlie e in particolare a Thérèse, che egli chiama la sua «piccola regina». Egli la porta spesso in passeggiata nei dintorni.

Marie di diciassette anni, prende in mano le redini della casa con l'aiuto di una domestica che era stata assunta mentre Pauline, di sedici anni, si occupa dell'educazione delle due più piccole, specialmente di Thérèse. Thérèse risente profondamente del cambiamento di atmosfera: all'animazione della bottega di Alençon, sempre piena di clienti e di operaie, succede il silenzio e la solitudine di questa dimora quasi nascosta dove non si riceve nessuno. Sua madre le manca talmente che scriverà: «A partire dalla morte di mamma, il mio felice carattere cambiò completamente; io così viva, così espansiva, divenni timida e dolce, sensibile fino all'eccesso.»

Malgrado l'amore che le prodigheranno suo padre e Pauline, la sua «mamma», la vita è austera ai Buissonnets e Thérèse considerò più tardi che si trattava del «secondo periodo della sua esistenza, il più doloroso dei tre».

A scuola dalle monache Benedettine[modifica | modifica sorgente]

Teresa nel 1881 a otto anni.

A otto anni e mezzo, il 3 ottobre 1881, Thérèse entrò a sua volta al pensionato delle benedettine a Lisieux. Ogni sera faceva ritorno a casa sua essendo il pensionato vicino al domicilio famigliare. Le lezioni di Pauline e di Marie le avevano dato delle buone basi e si ritrovò ben presto tra le prime della classe. Tuttavia è con questa nuova esperienza che essa scopre la vita collettiva alla quale non era preparata.

Perseguitata dalle compagne più grandi che aveva fatto ingelosire suo malgrado, ella spesso piange anche se non osa mai lamentarsi. Non ama la grande agitazione delle ricreazioni. La sua istitutrice la descrive come una bambina obbediente calma e silenziosa, a volte malinconica o anche triste. Thérèse affermerà più tardi che questi cinque anni furono i più tristi della sua vita e che non trovava conforto se non nella presenza della sua «cara Céline».

Thérèse vive come un sollievo il ritorno ai Buissonnets la sera dopo la scuola: ritrova allora la sua famiglia, il suo universo familiare, la sua gioia di vivere. I giovedì e le domeniche diventano dei giorni importanti. Con sua cugina Marie Guérin inventa un nuovo gioco: vivere come degli eremiti in fondo al giardino.

La partenza di Pauline per il carmelo[modifica | modifica sorgente]

Antico manoscritto dell'«Imitazione di Cristo» un testo capitale fin dall'infanzia per la formazione mistico-teologica di Thérèse

Nel corso dell'estate 1882, Thérèse ha nove anni. Casualmente viene a conoscenza del fatto che sua sorella Pauline sta per entrare al Carmelo. La prospettiva di perdere la sua « seconda mamma » la porta alla disperazione: « [...] avendolo appreso per caso, questo fu come se un macigno si fosse abbattuto sul mio cuore ». Pauline, cercando di consolarla, descrive allora a sua sorella la vita di una carmelitana e, comprendendo, Thérèse si sente anch'essa chiamata al carmelo, infatti scriverà: « Sentivo che il Carmelo era il deserto dove il Buon Dio voleva che io andassi a nascondermi… Sentivo questo con così tanta forza da non avere il minimo dubbio nel mio cuore: non si trattava di un sogno di qualcuno ancora in età infantile che si lasci trasportare ma era proprio la certezza di una chiamata divina; volevo andare al Carmelo non per Pauline ma per Gesù solo...»


Una strana malattia[modifica | modifica sorgente]

Verso il mese di dicembre 1882, la salute di Thérèse di degrada stranamente: è presa continuamente da emicranie, dolori ai fianchi. Mangia poco, dorme male, appaiono delle pustole. Anche il suo carattere cambia: talvolta si arrabbia con Marie, spesso ha qualche battibecco con Céline malgrado proprio lei le stia così vicina. Al parlatorio del Carmelo Pauline si inquieta per la giovane sorella a cui prodiga consigli e rimproveri affettuosi.

Durante le vacanze di Pasqua 1883, Louis Martin organizza un viaggio a Parigi con Marie e Léonie mentre lo zio Guérin accoglie a casa sua Céline e Thérèse. Il 25 marzo, sera di Pasqua, durante la cena si evocano i ricordi di Zélie. Thérèse sprofonda allora in lacrime e la si deve mettere a letto. Thérèse passa una notte tutta agitata così suo zio inquietatosi, l'indomani fa chiamare un medico. Questi diagnostica « una malattia molto grave di cui mai alcuno in età infantile sia mai stato colpito ». Davanti alla gravità del suo stato, indirizza un telegramma a Louis che fa ritorno immediatamente da Parigi.


Prima comunione e cresima[modifica | modifica sorgente]

Per prudenza si prolunga la convalescenza di Thérèse fino alle vacanze estive che sono l'occasione per lei di lasciare Lisieux e di fare la sua « entrata nel mondo ». Per la prima volta ritrova Alençon e i luoghi della sua infanzia ma anche la tomba di sua madre. Dappertutto i Martin sono ricevuti dagli amici di famiglia, la buona borghesia di Alençon: « Tutto era festa attorno a me, io ero festeggiata, coccolata, ammirata.»


Gli scrupoli[modifica | modifica sorgente]

Nel maggio 1885, Thérèse si prepara a quella che in quei tempi chiamavano "la seconda comunione". Durante il ritiro seguendo il modo di pensare di una parte del clero dell'epoca, l'abate Domin insiste in modo particolare sui peccati che non si deve commettere nel modo più assoluto, i peccati mortali che nell'ultimo giudizio ci costeranno la morte dell'anima. Le « pene dell'anima », che avevano tanto tormentato Thérèse e che sembravano essere scomparse, si risvegliano invece bruscamente. La ragazza già così fragile si adombra di nuovo e ricade nella « terribile malattia degli scrupoli ». Thérèse si crede in stato di peccato e sviluppa un forte senso di colpa a proposito di tutto. « Ogni sorta di azioni e pensieri tra i più semplici divennero invece per lei fonte di turbamenti. » Per di più non osa confidarsi con Pauline, che le pare così distante nel suo carmelo. Non le resta per confidarsi che Marie, la sua « ultima madre », ed è a lei che ormai racconta tutto, compreso i pensieri più « stravaganti » che le passano per la testa. Quest'ultima l'aiuta a preparare le sue confessioni lasciando da parte tutte le sue paure. Docile Thérèse le obbedisce. Questo modo di procedere ha però come effetto di nascondere la sua « insistente malattia » ai suoi confessori privandola così dei loro consigli.

Le vacanze estive sono un momento di diversivo per Thérèse. Con sua sorella Céline passa quindici giorni a Trouville, una località in riva al mare. « Thérèse appare decisamente felice », constata sua zia, « mai l'ho vista così gioiosa ». Ma forse non fa altro che riuscire a nascondere bene le sue sofferenze. Il rientro nell'ottobre 1885 non comincia sotto i migliori auspici.

La conversione del natale 1886[modifica | modifica sorgente]

Thérèse nel 1886 a tredici anni

La sera di Natale, Louis Martin e le sue figlie assistono alla messa di mezzanotte alla cattedrale. Di ritorno ai Buissonnets, come ogni anno, Thérèse mette le sue calze davanti al camino perché vi si mettano i regali. Stanco e infastidito per questa ritualità infantile, Louis dice a Céline: « Meno male che è l'ultimo anno! ». Thérèse comincia a piangere poi, bruscamente, si riprende e asciuga le sue lacrime e gioiosa apre i suoi regali davanti a Céline. Thèrèse spiegherà in seguito il mistero di questa conversazione nei suoi scritti. Parlando di Gesù afferma anche che « in questa notte in cui Egli si fa debole e sofferente per nostro amore Egli mi rese forte e coraggiosa ».

Il "processo Pranzini"[modifica | modifica sorgente]

Thérèse Martin seguì, per circa due mesi, sul quotidiano La Croix lo svolgersi del processo di Enrico Pranzini, che aveva assassinato tre donne. Thèrèse, in una sorta di sfida personale contro il male e quasi per provare la solidità della sua fede prese come compito quello di convertire il "grande criminale" coinvolgendo in quest'azione di preghiera anche sua sorella Celine. Gli sforzi di Thérèse furono in un certo senso ricompensati quando apprese dal giornale che, sul patibolo, Pranzini si pentì delle sue azioni e baciò il crocifisso dopo un primo rifiuto.

Verso il monastero[modifica | modifica sorgente]

Statua che rappresenta Thérèse nel momento che chiede l'autorizzazione a suo papà per entrare in monastero

Thérèse si sente ormai pronta ad entrare al carmelo di Lisieux, e ne ha anche fissato la data: il 25 dicembre 1887, il giorno dell'anniversario della sua conversione. Sente ugualmente che dovrà superare numerosi ostacoli e, pensando forse a Giovanna d'Arco, si dichiara decisa a « conquistare la fortezza del carmelo con le armi ».

Prima di tutto deve ottenere il consenso della sua famiglia e soprattutto di suo padre. Determinata ma timida, esita davanti a lui a confidargli il suo segreto, anche perché Louis Martin ha subìto qualche settimana prima un attacco che l'ha lasciato paralizzato più ore. Il 2 giugno 1887, giorno della Pentecoste, dopo aver pregato tutto il giorno, gli presenta la sua richiesta la sera, nel giardino dei Buissonnets. Luois gli obbietta la sua giovinezza ma si lascia presto convincere da sua figlia. Aggiunge anche che Dio gli fa « un grande onore di chiedergli di offrirgli le sue figlie ».

Le sue sorelle sono divise: Marie cerca di ritardare la decisione, diversamente Pauline la incoraggia. Céline, che soffre di più da una possibile partenza di sua sorella, la sostiene ugualmente. Ma un grande ostacolo si presenta nell'ottobre 1887: lo zio Isidore, tutore delle figlie Martin, pone il suo veto al progetto della nipote. Prudente, il farmacista di Lisieux teme « che cosa si dirà » e se non mette in dubbio la vocazione religiosa di Thèrèse, le chiede di attendere almeno di compiere diciassette anni.

La giovane, fiduciosa malgardo tutto, si confida a Pauline. Ma dal 19 al 22 ottobre prova per la prima volta della sua vita "aridità" interiore. Questa « notte profonda dell'anima » la disorienta, tanto più avendo ricevuto così tante grazie dopo Natale.


Il pellegrinaggio a Roma[modifica | modifica sorgente]

Nel 1887, per i 50 anni di sacerdozio di papa Leone XIII, le diocesi di Coutances e di Bayeux organizzarono un pellegrinaggio a Roma, dal 7 novembre al 2 dicembre. Al viaggio partecipò un gruppo di 197 pellegrini, tra cui i Martin. Lungo il percorso, tra le altre città, Teresa fece sosta a Firenze presso il Convento di Santa Maria Maddalena dei Pazzi in Borgo Pinti.

Thérèse nel 1887 poco prima del viaggio in Italia

A Roma, durante l'udienza con Leone XIII, nonostante il divieto di parlare in presenza del Papa imposto dal vescovo di Bayeux, Teresa si inginocchiò davanti al Pontefice, chiedendogli di intervenire in suo favore per l'ammissione in monastero. Il Papa tuttavia non diede l'ordine auspicato, ma le rispose che, se la sua entrata in monastero era scritta nella volontà di Dio, questo desiderio si sarebbe certamente adempiuto.

Sulla via del ritorno il vescovo cambiò opinione su Thérèse e diede il proprio permesso. A poco più di quindici anni, il 9 aprile 1888, Thèrèse assunse il nome di "Teresa del Bambin Gesù", aggiungendovi in seguito "del Volto Santo". Il suo nome completo da religiosa fu dunque "Teresa del Bambin Gesù del Volto Santo".

Il pellegrinaggio al quale si aggiunse la famiglia Martin è organizzato in occasione del giubileo di Leone XIII. Guidato dal vescovo di Coutances, riunisce quasi duecento pellegrini, di cui settantacinque preti. In assenza di monsignor Hugonin c'è l'abate Révérony, suo vicario generale, che lo rappresenta. Il costo del viaggio ha operato una severa selezione: un quarto dei pellegrini appartiene alla nobiltà.

L'appuntamento era fissato a Parigi, Louis Martin approfitta dell'occasione per far visitare la capitale alle sue figlie. È durante una messa a Nostra-Signora delle Vittorie, che Thérèse è infine liberata dall'ultimo dei suoi dubbi: è proprio la Vergine che le ha sorriso e che l'ha guarita dalla sua malattia. Thérèse le affida allora il viaggio e la sua vocazione.

Un treno speciale li conduce in Italia dopo aver attraversato la Svizzera. La giovane non smette di ammirare i paesaggi che scopre durante il viaggio ed è cosciente di ciò a cui dovrà rinunciare per sempre: « mi dicevo: più tardi, nell'ora della prova, quando prigioniera al Carmelo non potrò contemplare che una piccola porzione di cielo, mi ricorderò di ciò che sto vedendo oggi. »


La vita in monastero (aprile 1888 - 1896)[modifica | modifica sorgente]

Il carmelo di Lisieux nel 1888[modifica | modifica sorgente]

In monastero conobbe la fondatrice del carmelo di Lisieux, Madre Genoveffa, al secolo Claire Bertrand.

Nel 1893 fu nominata vice-maestra delle novizie, in aiuto a madre Maria Gonzaga. Nel 1894, dopo una lunga malattia mentale, Louis Martin morì, e Celine che lo aveva accudito, entrò nello stesso Carmelo dove già si trovano le sorelle.

Cartolina postale che raffigura il carmelo de Lisieux

Il periodo del postulato[modifica | modifica sorgente]

Il postulato di Thérèse comincia con la sua entrata al Carmelo il 9 aprile 1888, tanto osteggiata dal canonico Delatroëtte ma auspicata dalle suore lì presenti, tra cui Madre Maria di Gonzaga. Thérèse deve qui abituarsi ad uno stile di vita ben più austero e confrontarsi con i sospetti che possa attirare su di sé troppe attenzioni e, essendo ormai tre sorelle Martin, con suor Agnese di Gesù (Pauline) e suor Maria del Sacro Cuore (Marie), ricostituire nel carmelo quella stessa comunità famigliare dei Buissonnets.


Il noviziato[modifica | modifica sorgente]

Dodici giorni dopo avere preso l'abito, suo padre è colpito da una crisi particolarmente grave. Durante il delirio, credendosi in un campo di battaglia, impugna un revolver creando una situazione pericolosa che viene contenuta con la forza e l'internamento all'ospedale del Bon Sauveur a Caen. Le sorelle Martin che hanno sempre venerato il loro padre sono costrette a sopportare per questo episodio duri commenti e calunnie. Thérèse resta in silenzio, appoggiandosi alla preghiera e alla lettura della Bibbia. L'analisi grafologica, fatta nel XX secolo, delle sue lettere la mostrano in uno stato di grande tensione, talvolta sul bordo del tracollo.


La vita discreta di una carmelitana[modifica | modifica sorgente]

Gli anni che seguono sono quelli della maturazione della sua vocazione. Thérèse prega senza grandi emozioni sensibili ma con fedeltà. Evita anche di mischiarsi nella dialettica interna alla comunità di monache che talvolta turba la stessa vita comunitaria preferendo stare in disparte e invece moltiplica i piccoli atti di carità e di attenzione alle altre monache, rendendo dei piccoli servizi senza segnalarlo. Accetta in silenzio le critiche, anche quelle che possono essere ingiuste e sorride alle sorelle che le sono sgradevoli.


L'elezione di Madre Agnese a priora[modifica | modifica sorgente]

Nel 1893, Madre Maria di Gonzaga giunge al termine del suo secondo mandato consecutivo di priorato. Non può dunque ripresentarsi. È Pauline, suor Agnese di Gesù in religione, che è eletta il 20 febbraio 1893, priora del carmelo per i successivi tre anni. Questa situazione non è delle più facili per Pauline, ormai chiamata madre Agnese, e per le sue sorelle: madre Maria di Gonzaga intende comunque esercitare la sua influenza. In più lo stesso canonico Delatroëtte consiglia pubblicamente a Madre Agnese di lasciarsi consigliare dall'antica priora. Pauline dovrà quindi mostrarsi particolarmente diplomatica. Inoltre non deve dare l'impressione di favoritismi verso le sue due sorelle, Maria del Sacro Cuore e Thérèse. Madre Maria di Gonzaga viene nominata durante questo periodo maestra delle novize e Madre Agnese chiede a Thèrèse di aiutarla in questo incarico. Il suo ruolo consiste nell'insegnare alle novizie la via religiosa.


Thérèse e le carmelitane di Compiègne[modifica | modifica sorgente]

Nel 1894 viene celebrato il centenario del martirio delle carmelitane di Compiègne. Questo avvenimento ha una grande ripercussione in tutta la Francia, e ancora di più nel carmelo di Lisieux. Le religiose del carmelo di Compiègne chiesero alle consorelle di Lisieux di contribuire alla decorazione della cappella.


La scoperta della "piccola via"[modifica | modifica sorgente]

Thérèse è entrata al carmelo con il desiderio di divenire una grande santa. Ma già alla fine del 1894, al termine di sei anni di vita carmelitana si trova costretta a riconoscere che questo obiettivo è praticamente impossibile da raggiungere. Ha ancora numerose imperfezioni e non ha il carisma di Teresa d'Avila, Paolo da Tarso e tanti altri. Soprattutto, essendo molto volontarista, vede bene i limiti di tutti i suoi sforzi, sentendosi piccola e ben lontana da questo amore senza difetti ch'essa vorrebbe praticare. Comprende allora che è su questa piccolezza stessa che può appoggiarsi per domandare l'aiuto di Dio.

Nella Bibbia il versetto « Se qualcuno è piccolo, che venga a me! » (Libro dei Proverbi, cap.4, versetto 9) le offre un principio di risposta. Lei che si sente così piccola e incapace può così rivolgersi a Dio con fiducia. Ma allora che cosa accadrà? Un passaggio del Libro di Isaia le offre una risposta che è profondamente incoraggiante: « Come una madre accarezza i suoi bambini, così io vi consolerò, io vi porterò sul mio seno e vi cullerò sulle mie ginocchia. » (Libro d'Isaia, 66, 12-13)

Thérèse ne trae le conclusioni che sarà quindi lo stesso Gesù che la innalzerà alle somme cime della santità. Thérèse scriverà ancora: « L'ascensore che deve innalzarmi al cielo, sono le vostre braccia, oh Gesù! Per raggiungere un tale scopo non ho bisogno di divenire grande, al contrario, occorre che io resti piccola e che lo divenga ancora di più.»

La piccolezza di Teresa, i suoi limiti divengono così motivo di gioia, piuttosto che di scoraggiamento. Proprio perché è nei suoi limiti che si va ad esercitare l'amore misericordioso di Dio per lei. Nei suoi manoscritti Thérèse dà a questa scoperta teologica il nome di « piccola via » e a partire dal febbraio 1895, inizia a firmare regolarmente le sue lettere aggiungendovi «piccolissima» prima del suo nome.

Fino a quel momento, Thérèse impiegava il vocabolario della "piccolezza" per richiamare il suo desiderio di una vita nascosta e discreta. A partire da questo momento, lo utilizza anche per manifestare la sua speranza: quanto più si sentirà piccola davanti a Dio, tanto più potrà contare su di lui.

È anche proprio durante questo periodo che Thérèse comincia, su richiesta di Madre Agnese, a scrivere i suoi ricordi. Continua ugualmente anche nella composizione di brevi opere teatrali e di cantici, di cui il più conosciuto è "Vivere d'amore".

L'offerta all'amore misericordioso[modifica | modifica sorgente]

Il 9 giugno 1895 in occasione della festa della Santissima Trinità, Thérèse ha l'improvvisa ispirazione di offrirsi vittima di olocausto « all'amore misericordioso ». Era d'uso infatti in quell'epoca presso alcune religiose di offrirsi vittime della giustizia di Dio. La loro intenzione era di soffrire a immagine del Cristo, in unione con lui, per supplire alle penitenze che non facevano i peccatori.

La malattia e la notte della fede (1896-1897)[modifica | modifica sorgente]

Il padre Adolphe Roulland, fratello spirituale di Thérèse

Nell'aprile del 1896 la monaca contrasse la tubercolosi, malattia che nel giro di 18 mesi la portò alla morte. In questo periodo Teresa subì una crisi profonda della fede: meditò di abbandonare il monastero e si sentiva spinta all'ateismo ed al materialismo. Questi mesi sono stati dalla religiosa definiti come "notte della fede". Durante la quaresima del 1896, Thérèse segue rigorosamente gli esercizi e i digiuni. Nella notte tra il Giovedì santo e il Venerdì santo è vittima di una prima emottisi. Lo segnala a Madre Maria di Gonzaga, insistendo tuttavia che non soffre e che non ha bisogno di niente. Una seconda crisi si ripete la notte seguente. Questa volta la priora comincia a preoccuparsi seriamente e autorizza pertanto il cognato di Thérèse, il dottor La Néele a visitarla. Questi ritiene che il sanguinamento sia stato causato dalla rottura di vasi sanguigni della gola. Thérèse non si fa alcuna illusione sul suo stato di salute tuttavia non prova alcuna paura. Semmai accade il contrario poiché la morte ai suoi occhi le permetterà ben presto di andare in quel Cielo dove ritroverà colui che essa è venuta a cercare al carmelo: la sua gioia giunge così al suo apice. Continua pertanto a partecipare a tutte le attività del carmelo senza risparmio alcuno delle sue forze. Questo periodo difficile è anche un periodo di « notte della fede ». Durante la settimana santa entra improvvisamente in una notte interiore. Il sentimento di fede che l'animava da tanti anni e le ispirazioni che la facevano vibrare dal « morir d'amore » per Gesù sono scomparsi definitivamente in lei. Ormai nelle tenebre, le sembra di ascoltare una voce interiore che sembra prendersi gioco di lei e della felicità ch'essa attende con la morte, mentre invece, la voce insinua, avanza sì ma solo verso « la notte del nulla. »

I suoi combattimenti interiori non vertono sull'esistenza di Dio ma sulla stessa credenza in una vita eterna. In lei si fa strada ormai un'impressione sentita: morirà giovane e per niente. Questa prova non le impedisce tuttavia di proseguire nella sua vita di monaca carmelitana e solo i cantici e le poesie che continua a comporre su richiesta delle sue consorelle lasciano intravedere questo feroce combattimento interiore: ad esempio « Il mio Cielo è di sorridere a questo Dio che io adoro, allorché egli vuole nascondersi per provare la mia fede. »

Le tenebre non la lasceranno più e persisteranno fino alla sua morte, che avverrà un anno più tardi. Malgrado ciò ella vive questa notte come l'ultimo combattimento, l'occasione di provare malgrado tutto la sua irriducibile fiducia in Dio. Rifiutando di cedere a questa paura del nulla, moltiplica i suoi atti di fede, con ciò volendo significare ch'essa continua a credere malgrado che il suo spirito sia invaso da obiezioni alla fede. Questo combattimento è stato tanto doloroso che ella ha sempre manifestato il suo desiderio di essere attiva e di fare molto bene dopo la sua morte.

A partire dal maggio 1896, su richiesta di Madre Maria di Gonzaga viene affidato alle preghiere di Thérèse un secondo missionario: il padre Roulland. Ordinato prete, il 28 giugno 1896, il padre Roulland parte come missionario in Cina. La sua corrispondenza epistolare con i suoi fratelli spirituali è l'occasione per Thérèse di sviluppare la sua concezione della santità:

« Ah ! Fratello mio, come la bontà, l'amore misericordioso di Gesù sono così poco conosciuti!... E' anche vero per per gioire di questi tesori, occorre umiliarsi, riconoscere il proprio nulla, ed è proprio questo che molte anime non vogliono fare. »
(Lettera n°261, all'abate Bellière, p. 619))

Nel settembre 1896, Thérèse prova sempre numerosi desideri: vuole essere nello stesso tempo missionaria, martire, prete, dottore della chiesa. Legge allora gli scritti di San Paolo. Nella Prima epistola ai Corinzi, l'inno alla carità, al capitolo 13, la illumina profondamente. Come un fulmine che la attraversa, il senso profondo della sua vocazione gli appare d'improvviso:

« La mia vocazione infine l'ho trovata, la mia vocazione è l'amore!... »
(Manoscritto B, 2v°-3r°, p. 224)

In effetti, la vocazione alla carità ingloba tutte le altre; è dunque questa che risponde a tutti i desideri di Thérèse.

« Compresi che l'amore comprendeva tutte le vocazioni, che l'amore era tutto, che abbracciava tutti i tempi e tutti i luoghi. In una parola che era eterno. »
(Manoscritto B, 2v°-3r°, p. 226)

Il padre Rouland gli fece conoscere Théophane Vénard. Lei scoprirà i suoi scritti nel novembre 1896, e Théophane diverrà per lei un modello di predilezione. Ricopierà più passaggi del testamento di Théophane Vénard.

L'ultimo calvario e la morte[modifica | modifica sorgente]

Nel gennaio 1897, Thérèse nel compiere ventiquattro anni scrive: « credo che la mia corsa ormai non sarà più molto lunga ». Tuttavia malgrado l'aggravamento della malattia durante l'inverno, Thérèse riesce ancora a dare il cambio alle altre carmelitane e a mantenere il suo posto all'interno della comunità.

Con la primavera, i vomiti, i forti dolori al petto, gli sputi di sangue divengono quotidiani e Thérèse si indebolisce. Nell'aprile 1897 subisce i contraccolpi del caso Diana Vaughan. Questa era conosciuta fin dal 1895 per le sue "Memorie" dove raccontava delle sue frequentazioni degli ambienti satanici, a cui fece seguito la sua conversione grazie all'esempio di Giovanna d'Arco.

Thérèse colpita come molti cattolici da questa testimonianza esprime la sua ammirazione con una preghiera unita a poche righe composta per Diana Vaughan. Madre Agnese aggiunse alla lettera anche una fotografia di Thérèse che la raffigura mentre recita nel ruolo di Giovanna D'Arco.

Thérèse ha anche scritto, nel giugno 1896, una piccola opera di teatro, inspirandosi proprio alla conversione di Diana Vaughan e intitolata "Il trionfo dell'umiltà". In verità per Diana Vaughan ,che viveva nascosta, si presentava come intermediario presso la stampa un certo Léo Taxil, già noto anticlericale, il quale si dichiarava anch'egli convertito.

Tuttavia, a partire dal 1896 la gente comincia a dubitare della sua sincerità; Léo Taxil annuncia allora per il 19 aprile 1897 una conferenza congiunta con la celebre giovane donna. Nel corso di questa conferenza pubblica rivela che Diana Vaughan non era mai esistita e che questa storia altro non era che una presa in giro della credulità dei cattolici.

Coloro che assistono alla conferenza sono scandalizzati mentre al carmelo si apprenderà questa notizia solo il 21 aprile.

Il 24 Thérèse verrà a sapere che la foto che la rappresenta come Giovanna D'Arco è stata proiettata nel corso della conferenza. Vive questo episodio come una umiliazione e una prova, soprattutto in questo periodo dove è già tormentata dai dubbi.

In giugno, Madre Maria di Gonzaga le chiede di proseguire nella redazione delle sue memorie. Così le accade di continuare nella scrittura nel giardino, questa volta sulla sedia di infermo che era stata già utilizzata da suo padre negli ultimi anni della sua malattia e ceduta in seguito al carmelo.

A partire dall'8 luglio 1897 Thérèse lasciò definitivamente la sua cella per l'infermeria del monastero e lì resterà ancora per dodici settimane fino alla sua morte.

Il 17 luglio, confida:

« Sento che sto per entrare nel riposo... Ma sento soprattutto che la mia missione sta per incominciare, la mia missione di far amare il buon Dio come io l'amo, di donare la mia piccola via alle anime. Se il buon Dio esaudisce i miei desideri, il mio Cielo si svolgerà sulla terra fino alla fine del mondo. Sì voglio passare il mio Cielo a fare del bene sulla terra. »
« Je sens que je vais entrer dans le repos... Mais je sens surtout que ma mission va commencer, ma mission de faire aimer le bon Dieu comme je l'aime, de donner ma petite voie aux âmes. Si le bon Dieu exauce mes désirs, mon Ciel se passera sur la terre jusqu'à la fin du monde. Oui, je veux passer mon Ciel à faire du bien sur la terre. »

Il 17 agosto, il dottor La Néele visita Thérèse. La sua diagnosi è senza appello: si tratta di una tubercolosi in stadio avanzato, un polmone ormai è perso e l'altro è minato, anche gli intestini sono coinvolti. Adesso le sue sofferenze si fanno estreme: « C'è da perdere la ragione. » Poi si placano in un'ultima fase di remissione; Thèrèse riprende un po' di forze e ritrova anche il suo humour. le sue sorelle registrano e ci riportano le sue parole. Le domandano come invocarla quando la pregheranno più tardi; e lei risponde che bisognerà chiamarla « piccola Thérèse »

Tuttavia a partire dal 29 settembre 1897 la sua agonia ricomincia. passa una ultima notte difficile, vegliata dalle sue sorelle. Al mattino dice a loro: « È l'agonia allo stato puro senza neppure un minimo di consolazione. » Domanda quindi di essere preparata spiritualmente a morire. Madre Maria di Gonzaga la rassicura dicendole che essa non ha mai mancata di praticare l'umiltà, la sua preparazione era dunque fatta. Thérèse riflette un istante poi risponde:

« Si, mi sembra che io non ho mai cercato che la verità; sì ho compreso l'umiltà del cuore... »
« Oui, il me semble que je n'ai jamais cherché que la vérité ; oui, j'ai compris l'humilité du cœur... »

Pur sapendosi condannata e continuando ancora a vivere questa notte della fede che la privava dell'esperienza interiore di una vita dopo la morte, Thérèse non di meno continuò a dire in più riprese la sua speranza.

La religiosa morì il 30 settembre, verso le 19 e 20. Il giorno dopo il suo corpo venne esposto nel coro, dietro le grate. Davanti al feretro sfilarono fino alla domenica sera parenti, amici e fedeli facendo toccare al corpo esanime di Teresa rosari e medaglie, secondo l'usanza di quei tempi. La mattina del 4 ottobre un carro funebre trainato da due cavalli condusse la salma nel nuovo cimitero delle Carmelitane e ne occupò il primo posto.


L'opera[modifica | modifica sorgente]

L'opera di Thérèse Martin consta di tre scritti autobiografici più noti con il nome complessivo di "Storia di un'anima", più 54 poesie, 8 opere teatrali, 21 preghiere e 266 lettere.

Storia di un'anima[modifica | modifica sorgente]

Una delle prime edizioni di "Storia di un'anima" precedenti la nuova edizione critica che ha ripristinato i testi originali

Alla morte di Thérèse, Madre Agnese si trovò a disporre di differenti scritti autobiografici di Thèrèse, e li organizzò in modo tale da designarli con i titoli "Manoscritto A", "Manoscritto B", "Manoscritto C".

Il "Manoscritto A" fu redatto su richiesta di Madre Agnese nel corso dell'anno 1895. Fu infatti nel corso dell'inverno 1894 che la sorella di Thérèse, allora priora del carmelo, gli ordinò di scrivere tutti i suoi ricordi d'infanzia. Alla fine del 1895, Thèrèse si procura un piccolo quaderno scolastico e si accinse al compito, scrivendo generalmente la sera dopo l'ufficio di compieta.


Opere per il teatro[modifica | modifica sorgente]

Teresa di Lisieux nella sua breve vita si cimentò anche con l'arte dello spettacolo: il teatro[3]. Compose infatti 8 lavori teatrali che mise in scena personalmente nel teatro del Carmelo, curandone personalmente non solo la scenografia ma anche i costumi, talvolta figurando come protagonista. Tali lavori ebbero come nome Récréations Pieuses (Ricreazioni Pie). Questi otto quadri scenici furono redatti tra il 1894 e il 1897 e sono nell'ordine cronologico:

  1. La missione di Giovanna D'Arco - La pastorella di Domrémy in ascolto delle proprie voci (21 gennaio 1894)
  2. Gli angeli alla culla di Gesù (25 dicembre 1894)
  3. Il martirio di Giovanna D'Arco (21 gennaio 1895)[4]
  4. Gesù a Betania (29 luglio 1895)
  5. Il divino piccolo mendicante di natale (25 dicembre 1895)
  6. La fuga in Egitto (21 gennaio 1896)
  7. Il trionfo dell'umiltà (21 giugno 1896)
  8. Santo Stanislao Kostka (8 febbraio 1897)

"Il trionfo dell'umiltà": una vicenda tra satanismo e massoneria - Tra i lavori teatrali composti da Thérèse e di cui fu anche, oltre che autrice, regista, scenografa e attrice, ve n'è uno composto per la festa di san Luigi Gonzaga che cadeva il 21 giugno 1896 e che era anche la festa della madre priora Maria di Gonzaga subentrata di nuovo, dopo il priorato di Madre Agnese, nell'incarico. Questo lavoro s'intitolava Il trionfo dell'umiltà. La vicenda trattata da Thèrèse ha un precedente nella vita reale in una vicenda tra satanismo e massoneria che ha i suoi inizi nel maggio-giugno 1895 e che, mentre Thèrèse e le altre monache mettono in scena al teatro del Carmelo, è ancora in corso di svolgimento.

Giovanna d'Arco rappresentava per Teresa l'eroina per antonomasia. Teresa in questo testo teatrale non esita ad affermare che la nuova Giovanna D'Arco si chiama Diana Vaughan. Ma chi è Diana Vaughan? Una fidanzata di Satana pentitasi e convertitasi a fidanzata di Gesù. Il nome di Diana Vaughan in quel periodo era nelle prime pagine dei giornali che la descrivevano come figlia di un americano e di una francese che a vent'anni viene iniziata al palladismo, una sorta di spiritismo-satanico-massonico. Precisiamo, per correttezza, che i massoni in quell'epoca venivano presentati come spaventosi demoni, le etichette, tuttavia, nel loro semplicismo non rendono ragione della complessità di un movimento di pensiero: basti pensare che l'evangelista Giovanni è sempre stato tenuto in alta considerazione dalla massoneria (ma non l'apostolo Pietro). Sempre per correttezza, aggiungiamo che la Chiesa cattolica ha più volte e irrevocabilmente dichiarato l'incompatibilità tra la professione di fede cristiana e la massoneria. Nel 1893 Diana Vaughan va ad abitare a Parigi dove entra in amicizia con il dottor Bataille ed un marsigliese Léo Taxil il cui vero nome è Gabriel Jogand-Pagés. Entrambi sono dei fuoriusciti dalla massoneria.

Nel 1895 la satanista è pronta per convertirsi al cattolicesimo, almeno così recitano i giornali, in particolare il giornale cattolico La Croix che l'8 maggio 1895 invita i suoi stessi lettori a pregare Giovanna D'Arco per la conversione dell'ormai ex satanista. Finalmente il 6 giugno la Francia cattolica esulta e il 13 giugno viene confermata come data della conversione ufficiale. Arrivati a questo punto, con un'inversione di marcia, l'ex sacerdotessa di Satana si lancia in una lotta senza tregua contro il satanismo e la massoneria pubblicando le Memorie di una ex palladista. Nella primavera 1896 Diana Vaughan raggiunge il massimo di notorietà ed il giornale L'univers le o di persona Diana Vaughan, benché il suo nome fosse arrivato anche in Vaticano da Leone XIII il quale, letta La Novena Eucaristica composta dalla stessa Diana Vaughan, mostra approvazione. Chi fa conoscere Diana Vaughan a Teresa è lo zio Isidore Guerin che porta Le memorie di una ex palladista al Carmelo.

Anche Thèrèse risulta molto interessata a questo racconto della lotta tra le forze della luce e il principe delle tenebre, da qui l'ispirazione alla composizione di un breve lavoro teatrale Il trionfo dell'umiltà. Questo lavoro di Thèrèse, messo in scena da lei stessa nel piccolo teatro del Carmelo, è un successo presso il pubblico di sole carmelitane e Madre Agnese chiede a Teresa, che ormai ha fama di poetessa, di scrivere qualcosa di poetico per incoraggiare Diana Vaughan nel proseguire sulla nuova strada.

Teresa, tuttavia, non riesce a scrivere alcunché, così invia a Diana Vaughan semplicemente una lettera con una sua foto nei panni di Giovanna D'Arco, foto scattata da Celine durante il lavoro teatrale in cui Teresa recitava la parte della Pulzella d'Orléans. L'epilogo di questa storia avviene il 19 aprile 1897. Nel frattempo erano cominciati a sorgere forti dubbi, così Diana Vaughan per quella data annuncia una conferenza stampa a Parigi in cui si mostrerà al pubblico: Le Normand del 24 aprile 1897 pubblica un lungo resoconto di quella conferenza stampa. Alla conferenza stampa, infatti, i giornalisti videro proiettata un'immagine di Giovanna D'Arco in prigione: era la foto di Teresa. Poi entrò un signore basso, grassottello, calvo e barbuto e disse: «Diana Vaughan sono io!». Si trattava di Léo Taxil, esponente di una loggia massonica ed ex direttore del giornale L'anticlericale. Quando Teresa seppe la verità, lei che aveva ricevuto anche una lettera di risposta dalla sedicente Diana Vaughan, andò a prendere quella lettera e la gettò nel letamaio.

Composizioni poetiche[modifica | modifica sorgente]

Vivere d'amore Il 26 febbraio 1895 compose la poesia Viver d'amore che, secondo la sorella Celine, era la regina delle sue composizioni poetiche. In essa Teresa canta le ragioni dell'amore, ragioni di cui lei è consapevole, ma che agli occhi del mondo appaiono una follia. È un viver d'amore conseguente, radicale, estremista, il cui significato è, quindi, inevitabilmente anche "morir d'amore". Questo "morir d'amore" per Teresa rappresenta la consapevolezza che non è possibile trovare facili compromessi tra le ragioni dell'amore e le ragioni del mondo, per cui viver d'amore è anche un uscire dal mondo, vissuto, come è tradizione delle correnti apocalittiche della cristianità, come un esilio da quella che sarebbe, in questa concezione, la vera patria. Questa poesia è stata musicata dal compositore Frei Hermano Da Camara all'interno della sua Missa Portuguesa.

Nel 2013, dodici delle poesie di Thérèse compongono l'album intitolato significativamente "Vivere d'amore" e sono cantate dalla cantante canadese Natasha St-Pier e dalla cantante indonesiana Anggun, quest'ultima tral'altro nemmeno cattolica ma di religione musulmana.

Le mie armi In quest'ultimo anno della vita di Thérèse c'è da segnalare che il 25 marzo 1897 una delle sue novizie, la cugina e amica d'infanzia Maria Guerin, fa la professione religiosa e diviene suor Maria dell'Eucarestia. Questo evento ispira a Thérèse una delle sue poesie più bellicose: Mes armes (Le mie armi). Alcuni esegeti dei testi teresiani leggono questa poesia come il testamento di Teresa.[senza fonte] Questo testamento venne cantato nel coro della comunità dalla stessa Maria Guerin che era considerata per la sua voce "l'usignuolo" della comunità. Tuttavia, proprio in quel periodo, uno dei suoi due "fratelli preti", l'ancora seminarista Maurice Bellière, stava svolgendo controvoglia il servizio militare e non vedeva l'ora che terminasse. Nel momento storico in cui si svolse questa vicenda infatti, lo stato francese non esentava i seminaristi dal servire la patria. Così Thérèse decise di inviare Le mie armi anche al fratello soldato Maurice.

Anche della poesia Mes armes (Le mie armi) Natasha St-Pier questa volta in duo con Sonia Lacen ne ha musicato una versione: le parole sono sempre di Thérèse Martin.

Derniers Entretiens[modifica | modifica sorgente]

A partire dal 6 aprile 1897 Madre Agnese di Gesù aveva cominciato a raccogliere le ultime parole di Thérèse nel famoso Cahier Jaune e presto, dal luglio 1897, era stata imitata dalle altre due sorelle incoraggiate in questo progetto del resto anche dall'unica sorella che si trovava ancora nel mondo, Leonie, che venne regolarmente al parlatorio per chiedere notizie della sorella malata. A Celine, infatti Leonie scrive il 18 luglio 1897:

« Quanto ella deve coprirti col profumo delle sue virtù! Se tu potessi mettere tutto ciò per iscritto, sarebbe molto consolante per me, perché io non ho come voi, piccole sorelle amate, la fortuna di essere vicina alla mia sorella cara. »

Alla morte di Thérèse e dopo la pubblicazione e fortuna di Storia di un'anima, l'insieme di questi scritti più altre testimonianze prenderanno il nome di Derniers Entretiens o "Ultimi Colloqui" che susciteranno contestazioni soprattutto da parte di quei lettori e studiosi della carmelitana che non condivideranno la chiave di lettura conformista e riduttiva della vita e delle opere di Thérèse che pur avendo avuto tanta fortuna tra i devoti meno esigenti non riscuote assolutamente credito tra i lettori più smaliziati di Thérèse che dal loro punto di vista la vedono, in tali schemi interpretativi, sminuita e ridotta, falsificandone, anche se quasi sempre in buona fede, la sua vera identitàyoutubTale critica trova ulteriore giustificazione nel fatto che i Derniers Entretiens non sono propriamente le parole che Thérèse ha scritto in prima persona come gli altri scritti a lei attribuiti, ma sono gli appunti delle ultime conversazioni che lei ha intrattenuto, tra il luglio e il settembre 1897, in particolare con la sorella Pauline/suor Agnese di Gesù. Le parole che in questi appunti vengono a lei attribuite non danno la certezza che furono proprio quelle, come invece per gli altri scritti di cui si hanno gli originali autografi. Occorre poi tener presente la disinvoltura con cui - a parere degli storici - le sue consorelle ed, in primo luogo, Pauline/suor Agnese "corressero" i suoi scritti originali prima che fossero pubblicati.

I Derniers Entretiens sono, ovviamente, un'interessante ed utile documentazione che si aggiunge ad altre per comprendere più profondamente il vero senso della vicenda di Thérèse Martin, ma il rispetto per la verità di questa storia con le sue luci e anche con le sue ombre esige, comunque, che ogni affermazione che in esso viene a lei attribuito vada per lo meno preso con le pinze. Uno studioso di questa vicenda oltre che carmelitano, Jean François Six, riteneva che tale insieme di scritti non andassero nemmeno inseriti nell'edizione delle Opere Complete di Thèrèse Martin ma che dovessero essere, semmai, pubblicati a parte.

Posterità di Teresa di Lisieux[modifica | modifica sorgente]

Questa è la storia della vicenda di Thérèse Martin, che non finisce con la sua morte, ma continua: il dibattito su Thérèse Martin è tuttora in corso; dibattito teologico, filosofico, e più generalmente culturale che ormai ha raggiunto più di 100 anni di storia: 1898 - 2014.

Le disavventure dei suoi scritti autentici[modifica | modifica sorgente]

La mistificazione: il necrologio[modifica | modifica sorgente]

È con un necrologio che comincia questa seconda parte della vita di Teresa di Lisieux. Nel settembre 1898, primo anniversario della morte della giovane monaca, un necrologio fu dato alle stampe e distribuito soprattutto ai carmeli di Francia e pochi altri. Fu questo il vero atto d'inizio che innescò tutto quello che qui di seguito verrà documentato.

Malgrado la grande popolarità che Thérèse Martin ebbe sùbito dopo la sua morte, fu soltanto a partire dal 1957 che si cominciò a lavorare alla pubblicazione critica dei suoi scritti, in parte precedentemente censurati, se non manomessi, da chi ne aveva curato le pubblicazioni. Manipolazioni che snaturavano la vera figura di Thérèse Martin accreditandone una falsa immagine. Tale lavoro di recupero e di demistificazione è stato portato a termine nel 1973 con la prima edizione critica del centenario.

A distanza di venti anni da quella prima edizione, nel 1992 esce la nuova edizione critica del centenario in otto volumi delle opere complete di Thérèse Martin.

La demistificazione[modifica | modifica sorgente]

Tramite la tecnica del fumetto questa storia singolare trova oggi nuovi lettori

Per una maggiore intelligibilità di quanto segue, premettiamo che Jean-François Six è un padre carmelitano, noto per essere, oltre che un profondo conoscitore della vita e dell'opera di Thérèse, anche uno strenuo difensore della memoria della vera e autentica Thérèse.

Quando esce la nuova edizione delle opere complete, diversamente da molti estimatori della santa, Jean-François Six si dichiara non ancora soddisfatto e chiede il ripristino totale e chiaro della vera e autentica mistica carmelitana senza inquinamenti di sorta.

Sul giornale Le Monde del 25 dicembre 1992[5] appare un suo articolo in proposito.

Beata, santa e dottore: cronistoria della carriera ecclesiastica di Thérèse Martin[modifica | modifica sorgente]

La Basilica di Lisieux: 4500 m² di superficie e 95 m di lunghezza, innalzata in suo onore nel 1937 e sfuggita ai bombardamenti anglo-americani del 1944

La Chiesa cattolica, dapprima molto cauta e guardinga, imparò a far sua la devozione dei semplici cattolici. Malgrado questo inizio sospettoso, in seguito alti esponenti del clero, tra cui gli stessi papi, fecero propria la stessa devozione della gente semplice per la monaca di clausura di Lisieux, in certi casi trainandola ad una maggiore serietà devozionale.

Nel 1925 Teresa di Lisieux fu canonizzata da papa Pio XI e due anni dopo dichiarata patrona dei missionari, anche se non si spostò mai dal suo convento.

Per rendere gli onori dovuti alla figura della Santa, la Chiesa cattolica erige una gigantesca basilica alla "piccola Thérèse". Nel 1932 e successivamente nel 1987 fu richiesto alla Santa Sede di riconoscerle il dottorato. Le fu concesso il 19 ottobre 1997. Thérèse è quindi il 33º Dottore della Chiesa e la terza donna a ricevere questo riconoscimento dopo Teresa d'Avila e Caterina da Siena, entrambe dichiarate dottore della Chiesa cattolica da Paolo VI nel 1970.

La prima chiesa in Italia dedicata a Santa Teresa di Lisieux sorge alla periferia est di Bologna, in quella zona del Quartiere Savena denominata Pontevecchio. La cerimonia per la posa della prima pietra fu compiuta domenica 21 giugno 1925; l’Arcivescovo di Bologna, il Cardinale Giovanni Battista Nasalli Rocca di Corneliano, che aveva dato la propria piena adesione al progetto, espresse il desiderio che la nuova chiesa fosse dedicata a Santa Teresa del Bambino Gesù, innalzata all’onore degli altari appena un mese prima. Inaugurata nel 1926 come Chiesa sussidiale di Santa Maria degli Alemanni, è divenuta Parrocchia nel 1940.

Il dibattito su Teresa di Lisieux (1898 - 2014)[modifica | modifica sorgente]

Teresa di Lisieux e la Psicoanalisi[modifica | modifica sorgente]

Simultaneamente alla diffusione di questo[6]e altri scritti minori e al suo innalzamento in prestigio all'interno della Chiesa cattolica (beata, santa ed infine dottore della Chiesa), la sua figura è stata oggetto di dibattito nel mondo culturale in genere e non solo in quello teologico. Ne è una più che eloquente dimostrazione il fatto che a partire dalla stessa autorevole rivista Imago diretta da Sigmund Freud, la psicoanalisi se ne è occupata, anche se tale interessamento è passato inosservato rispetto al clamore che si faceva sulla sua figura soprattutto in quegli anni all'interno della Chiesa.

Teresa di Lisieux e la fenomenologia paranormale[modifica | modifica sorgente]

A tutto questo va aggiunto che Thérèse stessa non ha mancato di manifestarsi in questi più di cento anni che ci separano dalla sua morte, in presunte apparizioni di ordine paranormale, cfr, ad esempio, le esperienze del Cerchio Firenze 77.

Teresa di Lisieux e la storia del misticismo mondiale[modifica | modifica sorgente]

Uno dei più famosi storici del misticismo, Elémire Zolla, nella sua vasta Storia del misticismo non ha parlato di Thérèse. Alcuni cattolici, risentiti di ciò, si chiedono polemicamente se è per un "limite" di Thérèse, non in grado di figurare accanto a coloro che tradizionalmente vengono considerati grandi mistici, o se invece è solo una "svista" o, peggio ancora, un "limite di visione" dello storico.

A questo dibattito hanno partecipato, direttamente o indirettamente, suscitando interesse o semplice curiosità per la figura di Thérèse, non solo personalità del mondo della religione, ma anche artisti, intellettuali, politici e finanche criminali.

Il superamento dei dualismi corpo-anima, spirito-materia[modifica | modifica sorgente]

Tra le tesi/ipotesi di lettura più significative del percorso evolutivo della mistica di Lisieux vi è quella di Jean Francois Six che vede in lei e nel suo pensiero teologico il superamento dei dualismi corpo-anima e che contrappone alla "lettura di Thérèse Martin secondo Madre Agnese" in cui accomuna tutte le interpretazioni dualiste, compresa la più moderna e aggiornata lettura elaborata dal vescovo di Lisieux, il carmelitano Guy Gaucher.

Thérèse Martin femminista[modifica | modifica sorgente]

Alcuni autori (ad esempio Catherine Rihoit in "La piccola principessa di Dio") hanno voluto vedere in Thérèse Martin un'anticipatrice delle battaglie femministe di questo secolo; tuttavia, se è pur vero che negli scritti di Thérèse Martin si possono trovare elementi rivendicativi in questo senso, la dimensione in cui Thèrèse si muove e la prospettiva verso la quale il pensiero e la pratica di Thérèse Martin si dirige è molto più massimalistica e radicale.

Di tutt'altro avviso è invece la nota antropologa Ida Magli, che tratta Thérèse alla stregua di una che ha visto, che sa, ma che non agisce.

Thérèse Martin anticlericale[modifica | modifica sorgente]

(FR)
« Il faut que je m'arrete, si je continuais de parler sur ce sujet, je ne finirais pas! »
(IT)
« Bisogna che mi fermi, perché se continuassi a parlare su questo argomento non la finirei più! »
(Teresa di Lisieux, Manoscritto autobiografico A, f.56 v°)

Può sembrare strano che si sia detto anche questo di Thérèse Martin, eppure in questi ultimi anni Claude Langlois, storico del cattolicesimo contemporaneo oltre che direttore dell'"Istituto Europeo in Scienze delle Religioni" presso l'Università di Parigi, da studioso della mistica ha elaborato in un suo scritto, argomentandola, questa tesi che poi non è così sconvolgente come può sembrare a prima vista. Questa ipotesi di lettura vuole ancor più sottolineare uno degli elementi costituenti l'insieme degli scritti di Thérèse là dove parla dei mediocri, o accenna al sale della terra divenuto insipido o ancora ai preti tiepidi.

Illuminante su questa accezione del termine usato dall'esegeta francese di Thérèse è anche un'intervista concessa al filosofo Jean Guitton dal cardinale Montini (il futuro papa Paolo VI):

« Nel corso del suo pellegrinaggio a Roma, Teresa aveva incontrato dei preti mediocri; invece di criticarli, aveva preso la decisione di situarsi non alla periferia, ma al centro, nel solo amore»
(Jean Guitton intervista papa Paolo VI)

E il testo teresiano conferma pienamente la correttezza della suddetta interpretazione.

« Compresi che l'Amore racchiudeva tutte le vocazioni, che era tutto, che abbracciava tutti i tempi e tutti i luoghi. Gridai: ho trovato il mio posto nella Chiesa, sarò l'Amore. »
(Manoscritto B)
Foto originale della mistica risalente al tempo delle sue considerazioni cosiddette "anticlericali" (1887)

Qualcuno ha voluto insinuare che nel gruppo di pellegrini c'era anche un giovane prete, che travolto da un'eccessiva simpatia per le due giovinette di cui forse lui stesso non era ben consapevole, per tutto il corso del pellegrinaggio non aveva fatto altro che esagerare in premure e gentilezze verso le stesse, mettendo talvolta in imbarazzo gli altri pellegrini per il suo fare così eccessivamente disinvolto e incontrollato. Il pensiero di Teresa tuttavia va certamente al di là di questi episodi contingenti e particolari poiché, se la Dottoressa della Chiesa fosse stata avvezza a dare peso a semplici convenzioni, oggi non sarebbe conosciuta per la sua profondità che invece l'ha sempre mossa a vedere oltre tali convenzioni.

Thérèse Martin antiautoritaria[modifica | modifica sorgente]

Fu infatti l'avvocato del diavolo ad accusare la giovane carmelitana di aver dimostrato con il suo comportamento di non tenere in gran conto il valore dell'autorità, e con tale accusa riteneva di poter concludere che non era degna di figurare accanto alle altre persone che la Chiesa nei secoli aveva onorato con tale titolo. Il succitato avvocato desumeva ciò dai documenti scritti in suo possesso e dalle testimonianze delle sue allieve novizie e delle altre religiose, quindi in particolare dal modo e dallo stile tutto personale con cui Thérèse ha esercitato la carica di assistente della maestra delle novizie, allorché la priora le affidò tale incarico che fu suo appannaggio sino alla morte.

La critica di Simone Weil a Teresa di Lisieux[modifica | modifica sorgente]

Simone Weil, anche lei francese e cristiana proprio come Thérèse Martin, ma ex miliziana anarco-comunista nelle brigate volontarie dell'esercito repubblicano anti-franchista nella guerra civile spagnola, considerava la giovane monaca carmelitana troppo infantile. Più in particolare, la critica di Simone Weil a Teresa riguarda la concezione di Dio che è propria della carmelitana di Lisieux.

Per comprendere la critica di "infantilismo" mossa dalla Weil nei riguardi di Teresa occorre tenere conto proprio del pregresso percorso di pensiero in un marxismo molto incline all’anarchismo e nell’impegno alla trasformazione rivoluzionaria della società come militante sindacale. Simone Weil fece di più: da intellettuale decise di andare a lavorare in una grande fabbrica come operaia, per meglio comprendere la realtà di classe. Questo suo forte impegno sociale nella storia del tempo sfociò in seguito nella sua partecipazione attiva alla guerra civile di Spagna in sostegno al governo rivoluzionario anarco-comunista.

È evidente che ci troviamo di fronte a due donne completamente diverse come storia e anche per ciò che esse cercano nella dimensione religiosa della vita. Teresa di Lisieux eredita la fede dai genitori, dalla famiglia e dal suo ambiente di nascita senza minimamente metterlo in discussione, eccettuata la prova della fede che giunge negli ultimi diciotto mesi della sua esistenza. Nei confronti di questa eredità, essa si limita a lavorarci sopra per trasformarla alla luce della sua sola viva ed intensa esperienza interiore molto meno solitaria di quanto forse sognava da bambina: le sue poesie, scritte da adulta, continuamente lo ribadiscono.

Non sorprende invece che Simone Weil insista maggiormente nel sottolineare una concezione dell’amore di Dio strettamente legato all’azione pratica per il prossimo. Da questo punto di vista la Weil non poteva mostrarsi che molto critica nei confronti di questa giovane carmelitana, in quanto a suo parere la piccola Teresa non riesce a concepire altro che un Dio personale che da Teresa viene compreso in una visione che, a giudizio di Simone Weil, si presenta troppo infantile. È proprio in questo che Simone Weil, la cui forte esigenza etica aveva sempre retto tutta la sua esistenza, vede un limite di Teresa di Lisieux e della sua elaborazione di pensiero.

La critica di Simone Weil a Teresa di Lisieux per alcuni autori è imputabile ad una lettura non approfondita dei testi della "scienziata dell'amore". Tuttavia, Simone Weil ribadisce quanto anche esponenti autorevoli della Chiesa cattolica, pur riconoscendo i meriti di Teresa di Lisieux, le rimproverano:

  • l'aver completamente ignorato i problemi di giustizia sociale, proprio nel momento in cui la Chiesa cominciava ad occuparsene sempre più.
  • l'aver completamente eluso quelli inerenti al lavoro di riforma e rinnovamento della Chiesa come istituzione.

Costoro danno per scontato, in quanto più moderni, di possedere una visione più ampia e quindi più realistica delle problematiche in gioco; viene tuttavia da chiedersi se, denunciando questo aspetto della carmelitana, si evidenzia una ristrettezza della sua visione o forse si mette in luce una sua grandezza di visione così profonda (e celata in parte a lei stessa) da essere incomprensibile o "follia", come lei stessa diceva, non solo per il mondo secolare ma anche per la Chiesa: Teresa era orientata a quella che dovrebbe essere l'unica ragione d'essere della Chiesa: la salvezza delle anime, dalle quali consegue l'operosità anche fisicamente benefica.

Forse è legittimo citare il monito di Gesù a Giuda nell'episodio del vangelo di Giovanni: Gesù disse infatti al suo discepolo, che rimproverava Maria Maddalena, di non intralciarla, poiché i poveri li avrebbero avuti sempre, mentre il "Figlio dell'Uomo" non lo avrebbero avuto sempre accanto a loro. Questo a ribadire ancora una volta che la via religiosa tracciata da Cristo è ben più che un'etica, ma una vera e propria scienza d'amore, come "l'infantile" Teresa di Lisieux ha voluto ribadire nella sua versione di questa scienza.

Teresa si addormentava durante le preghiere in comune e alla fine della sua vita non le riesce più di continuare a credere a un astratto "Buon Dio" mentre le riesce ancora molto più facilmente di credere nei suoi amici "di carne ed ossa" che essa conosce bene: Gesù e i beati cittadini del Cielo.

Dopo il mito della "santa delle rose" un nuovo mito?[modifica | modifica sorgente]

Allineato a questo tipo di lettura è René Laurentin, mariologo, che ha al suo attivo il progetto di creazione del più grande archivio di tutte le apparizioni di Maria in questi duemila anni e allarmato che possa ripetersi un'idealizzazione di Thérèse, questa volta con segno contrario: un culto più laico, ma sempre lontano dal realismo che invece sembra auspicare.

Katowice (Polonia) rappresentazione idealizzata della teologa di Lisieux

René Laurentin si felicita che sia sorto, già a partire dal 1925, questa sorta di movimento di liberazione di Thérèse Martin dal mito di essere considerata "Santa delle Rose", con tutti i fraintendimenti e le mistificazioni che ciò comportava, oscurando la vera fisionomia di questa donna reale con le sue luci e le sue ombre. Lo studioso ci mette tuttavia in guardia dal sorgere di un nuovo mito di Thérèse, ugualmente da lui condiviso solo parzialmente, sostenuto da simpatizzanti "fanatici" di Thérèse, molto più colti e spregiudicati, più moderni, aperti, che verso la borghesia di allora provano solo ripugnanza.

Tra questi fautori, Laurentin cita come primo nome proprio il carmelitano Jean Francois Six, che nella sua difesa intransigente e a oltranza della sua "sorella" carmelitana ha sparato con veemenza su tutti, perfino contro i genitori e le sorelle di Thérèse, in particolare Pauline. Basta dire che per Six l'ambiente di Thérèse era un "universo di morte", dove solo lei ha saputo portare la vita.

La posizione di Laurentin è quella di chi mette in guardia dicendo: - Sì, Thérèse non era la "Santa delle Rose" tutta buonina e zuccherosa che se attirava certi cristiani altri li faceva rivoltare e allontanare ma non è neanche quell'essere dalla statura così grande che da taluni viene presentata: un essere ancora inattuale.

Anche per Laurentin, Thérèse è un personaggio dalla statura eccezionale, ma rimane comunque in grandissima parte figlia del suo tempo con tutti i limiti che ciò comporta. Ed elenca tutti i limiti di Thérèse che la rendono, almeno da questo punto di vista, per l'uomo di oggi, superata dal procedere storico delle cose.

Contestazioni al dottorato a Teresa di Lisieux

Inscrizione commemorativa del raggiunto titolo di "Dottore" nella basilica di Lisieux

Dopo che il Papa concesse nel 1998 il dottorato a Teresa di Lisieux sorsero all'interno della Chiesa alcune contestazioni. A queste, altri esponenti della Chiesa ribatterono nel tentativo di convincere i contestatori del merito di questo riconoscimento alla mistica carmelitana. Tra questi segnaliamo in particolare la filosofa carmelitana Cristiana Dobner che nel suo libro "Eco creante" (2008) dedicato a parare i colpi inferti a Teresa dai suoi critici, scrive su questo, a loro dire, inopportuno dottorato:

“[...] sono coloro che, incapaci di superare la barriera del linguaggio dell’epoca e l’immaginario di Teresa, non sanno toccare il fondo roccioso di quella che ella stessa chiamò la scienza dell’Amore”.

Con queste parole, questa lettura del percorso di vita teresiano, sembra proprio ricalcare la stessa terminologia usata da Freud in "Analisi terminabile e interminabile" (1937) allorché riconosce la totale impotenza della psicoanalisi nel trascendere appunto "il fondo roccioso di ogni analisi": la realtà biologica. E in effetti "la scienza d'amore" perseguita dalla discepola del Maestro di Nazareth pur rinnegando ogni pratica ascetico-masochista di tipo medioevale viveva mettendosi "sotto i piedi", sempre però in nome dell'Amore, ogni limite biologico.

L'autrice quindi mostra nel prosieguo del suo saggio come Teresa in realtà pur dal chiuso del monastero fosse per niente avulsa dai mondo ma al contrario in una sintonia di ricerca con i più grandi pensatori della sua epoca: Baudelaire, Dostojevskij, Nietzsche, Freud.

L'amore come intelligenza suprema[modifica | modifica sorgente]

Un detto popolare recita "L'amore è cieco". Teresa di Lisieux è tra i tanti sostenitori che ritengono che l'amore vede bene, anzi che ha la vista lunga e che tende, sprezzante dei limiti rappresentati dalla morte, e tende più all'evoluzione che alla conservazione.

Questa tesi, che si allinea alle più moderne teorie della scienza psicologica che vede più forme di intelligenza, trova la sua teorizzazione estrema in un'interprete del percorso evolutivo della teologa carmelitana, Isabelle Prêtre, filosofa e psicologa, autrice anche di uno studio su Friedrich Nietzsche. Essa considera l'amore non solo una forma di intelligenza, ma addirittura la suprema forma d'intelligenza. Nel suo lavoro "Teresa di Lisieux l'intelligenza dell'amore" tratta Teresa oltre che come teologa anche come psicologa e filosofa e alla conclusione della sua lettura della storia di questa giovane amante e pensatrice si domanda: "E se l'amore fosse lui stesso l'intelligenza suprema?".

Altre considerazioni sul suo percorso spirituale[modifica | modifica sorgente]

Il desiderio missionario[modifica | modifica sorgente]

Il grande desiderio di Teresa di recarsi in missione in Indocina non si realizzò mai a causa della sua malattia. Il progredire inarrestabile di essa, tuttavia, non le impedì di prendersi cura dei missionari in partenza per il sud-est asiatico e pregare per loro.

A questo scopo madre Maria di Gonzaga affidò quali fratelli spirituali, secondo una consuetudine del tempo, i missionari Maurice Bellière[7] e Adolphe Roulland[8], missionari rispettivamente in Africa ed in Cina, affinché essa sostenesse per mezzo della preghiera il loro lavoro apostolico. Thérèse aveva sempre desiderato avere un fratello sacerdote e anche per questo si rammaricava per la morte precoce dei suoi veri fratelli di sangue.

Dello scambio epistolare di Thérèse ed i missionari sono rimaste 36 lettere, di cui 11 di Thérèse a Bellière, 11 di Bellière a Thérèse, 8 di Roulland a Thérèse e 6 di Thérèse a Roulland.

Il desiderio del sacerdozio[modifica | modifica sorgente]

Teresa aveva sempre desiderato di poter accedere al sacerdozio, precluso per il suo esser donna.

Nel suo ultimo componimento teatrale, nel febbraio 1897, Teresa affronta questa tematica. In questo lavoro Thérèse, ricordando che fu santa Barbara a portare la comunione al gesuita Stanislao Kostka che la richiedeva, sostiene che forse santa Barbara abbia desiderato essere sacerdote quando era sulla Terra ma che abbia potuto realizzare questo suo sogno solo una volta in Cielo. In questo modo Thérèse, con la storia di santa Barbara e santo Stanislao Kostka, sembra risolvere la questione che riguarda anche lei.

La spiritualità di Teresa[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Misticismo cristiano.

Nell'autobiografia, Teresa descrive il proprio abbandono a Dio come uno stato d'"infanzia spirituale".[9][10] Questa cosiddetta "via dell'infanzia spirituale"[11][12][13] (piccola via,[14] petite voie[15]) è stata considerata dal Martirologio Romano come suo specifico insegnamento nella santità.[16] È lei stessa a spiegarla nei seguenti termini:[17][18]

(FR)
« je veux chercher le moyen d'aller au Ciel par une petite voie bien droite, bien courte, une petite voie toute nouvelle. Nous sommes dans un siècle d'inventions, maintenant ce n'est plus la peine de gravir les marches d'un escalier, chez le riches un ascenseur le remplace avantageusement. Moi je voudrais aussi trouver un ascenseur pour m'élever jusqu'à Jésus, car je suis trop petite pour monter le rude escalier de la perfection. »
(IT)
« voglio cercare il mezzo di andare in Cielo per una via ben diritta, molto breve, una piccola via tutta nuova. Siamo in un secolo d'invenzioni, non vale più la pena di salire gli scalini, nelle case dei ricchi un ascensore li sostituisce vantaggiosamente. Vorrei anch'io trovare un ascensore per innalzarmi fino a Gesù, perché sono troppo piccola per salire la dura scala della perfezione. »

Nel Manoscritto C (vedi sotto), al cap. X riprende e approfondisce il paragone:[19]

(FR)
« l'ascenseur qui doit m'élever jusqu'au Ciel, ce sont vos bras, ô Jésus ! Pour cela je n'ai pas besoin de grandir, au contraire il faut que je reste petite, que je le devienne de plus en plus. »
(IT)
« le tue braccia, o Gesù, sono l'ascensore che mi deve innalzare fino al cielo! Per questo io non ho affatto bisogno di diventare grande; bisogna anzi che rimanga piccola, che lo diventi sempre di più. »

La "piccola via" vuole anche indicare non più solo la consueta spiritualità epicamente appariscente, bensì pure l'esercizio eroico delle virtù cristiane praticato nella vita quotidiana (cf. Manoscritto B, 3v).[10]

La devozione a Teresa di Lisieux[modifica | modifica sorgente]

Tra i devoti a Teresa di Lisieux si annoverano tra gli altri i più conosciuti:

  • Henri Bergson – Filosofo e premio Nobel della letteratura
  • Lucie Delarue-Mardrus - poetessa francese. Benché atea, è lei che inaugura nel 1926 la copiosa letteratura sulla figura di Teresa di Lisieux, scrivendo un libro di 160 pagine su di lei
  • Ada Negri – Poetessa italiana
  • Giuseppe Moscati – Medico cattolico canonizzato
  • Maria Valtorta – Mistica e veggente cattolica
  • Georges Bernanos – Scrittore francese
  • Jack Kerouac – Romanziere americano tra i più importanti della "Beat Generation"
  • Édith Piaf - Cantante francese
  • Jacques Fesch - Criminale francese convertitosi in prigione autore di un "Diario"
  • Claudia Koll - Nota attrice italiana racconta che Thérèse è stata all'origine della sua conversione al senso religioso dell'esistenza
  • Marc Sangnier Esponente del cattolicesimo democratico e progressista francese
  • Madre Speranza di Gesù Religiosa e mistica spagnola fondatrice delle Ancelle dell'Amore Misericordioso

A questi se ne possono aggiungere altri ma per correttezza di informazione non si può non segnalare in particolare anche un noto esponente del fascismo francese collaborazionista con il nazismo durante la seconda guerra mondiale segno che l'interpretazione del pensiero della mistica e la sua figura si può prestare anche a diverse valutazioni e forse anche strumentalizzazioni. Questo ci induce a considerare anche questo aspetto problematico della figura e del pensiero della mistica a cui evidentemente hanno contribuito le prime edizioni mistificate delle sue opere e anche una devozione poco pensata. Va segnalato in proprosito anche che Charles Maurras era di casa al carmelo di Lisieux e amico devoto della sorella ancora vivente di Thérèse, Pauline Martin (madre agnese) divenuta priora a vita del carmelo di Lisieux per ordine del Papa Pio XI e che si prodigò dopo la scomunica dell'Action Française affinché venisse tolta una tale scomunica su tale movimento politico noto per il suo antisemitismo tra l'altro. L'antisemitismo del resto era di casa presso la famiglia Martin: lo zio Isidore Guerin era un convinto antisemita e la sua opera di giornalista ne fa fede ma Thérèse nei suoi scritti non esita a definirlo "un cristiano d'altri tempi". Malgrado ciò fu proprio questo zio che finanziò la prima edizione di "Storia di un'anima" in una quantità considerevole di copie dando inizio così alla sua notorietà mondiale.

  • Charles Maurras fondatore del movimento di estrema destra Action Française
  • Le note cantautrici americane Joan Osborne e Patty Smith hanno cantato insieme la canzone Santa Teresa. La Osborne ricanterà la stessa canzone da lei composta in onore della monaca di Lisieux anche al "Pavarotti & Friend festival di Modena".

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ santa Teresa di Gesù Bambino (di Lisieux)
  2. ^ Sito ufficiale del santuario di Lisieux
  3. ^ Su questo aspetto particolare della poliedrica personalità di Thérèse: Giuseppe Fasoli, Santa Teresa di Lisieux, autrice, regista, attrice, (Studi cattolici n° 40, 1996)
  4. ^ durante le prove di questa rappresentazione teatrale, che si svolseno in maniera alquanto realistica, Teresa, nei panni della protagonista, rischiò di farne la stessa fine: fortunatamente le fiamme vennero ben presto domate.
  5. ^ J.-F. Six, articolo del 25 dicembre 1992 pubblicato su Le Monde.
  6. ^ ?
  7. ^ Maurice Bartolomeo Bellière era un seminarista della diocesi di Bayeux. Il 29 settembre 1897, vigilia della morte di Teresa, s'imbarcò per Algeri dove doveva entrare al noviziato dei Padri Bianchi. Dopo alcuni anni di missione in Africa, colpito dalla malattia del sonno, tornò in Francia e morì il 14 luglio 1907, all'età di trentatré anni.
  8. ^ Adolphe Roulland era un seminarista della Società delle Missioni Estere di Parigi. Ordinato sacerdote il 28 giugno 1896 s'imbarcò per la Cina il 2 agosto dello stesso anno. Nel 1909 ritornò in Francia dove ebbe diversi incarichi. Morì il 12 giugno 1934. Teresa conobbe di persona solo quest'ultimo.
  9. ^ Cf. voce su Sapere.it.
  10. ^ a b Benedetto II, Udienza Generale in vatican.va, 6 aprile 2011. URL consultato il 20 agosto 2014.
  11. ^ La vita si s. Teresa di Lisieux in vatican.va. URL consultato il 20 agosto 2014.
  12. ^ Giovanni Paolo II, Litterae Apostolicae in vatican.va, 19 ottobre 1997. URL consultato il 20 agosto 2014.
  13. ^ Pio IX, Celebrazione eucaristica in onore di santa Teresa del Bambin Gesù in vatican.va, 17 maggio 1925. URL consultato il 20 agosto 2014.
  14. ^ Cf. Teresa di Lisieux, Storia di un'anima. Scritti autobiografici, Roma, Città Nuova, 4ª ed. 2000, pp. 220 e 277. ISBN 88-311-1408-5; ISBN 978-88-311-1408-0.
  15. ^ (FR) Histoire d'une âme. Manuscrits autobiographiques, Parigi, Cerf, 1985, pp. 236 e 302. ISBN 2-204-02076-1; ISBN 978-2-204-02076-3.
  16. ^ Cf. voce in santiebeati.it.
  17. ^ Op. cit., p. 220.
  18. ^ (FR) Op. cit., p. 236.
  19. ^ Omelia di sua santità Giovanni Paolo II in vatican.va, 14 agosto 1979. URL consultato il 20 agosto 2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Questo testo è fondamentale per un approccio al pensiero originale di Santa Teresa di Lisieux senza mediazioni o censure. In un unico volume di 1600 pagine consta di ben otto volumi nell'edizione critica integrale più completa di annotazioni.

Nel 1996 a completare questo poderoso lavoro editoriale è stato pubblicato anche "Les Mots de Thérèse de Lisieux. Concordance générale".

è anche possibile leggere il testo integrale on-line.
La suddetta Edizione Critica delle Opere Complete comprende i seguenti scritti:
  • Manoscritto autobiografico A (1895)
  • Manoscritto autobiografico B (1896)
  • Manoscritto autobiografico C (1897)
  • 54 "Poesie" (1893-1897)
  • 21 "Preghiere" (1884-1897)
  • 266 "Lettere" (1877-1897)
  • Récréations Pieuses, otto quadri scenici (1894-1897):
    • 1 - La missione di Giovanna D'Arco - La pastorella di Domrémy in ascolto delle proprie voci (21 gennaio 1894)
    • 2 - Gli angeli alla culla di Gesù (25 dicembre 1894)
    • 3 - Il martirio di Giovanna D'Arco (21 gennaio 1895)
    • 4 - Gesù a Betania (29 luglio 1895)
    • 5 - Il divino piccolo mendicante di natale (25 dicembre 1895)
    • 6 - La fuga in Egitto (21 gennaio 1896)
    • 7 - Il trionfo dell'umiltà (21 giugno 1896)
    • 8 - San Stanislas Kostka (8 febbraio 1897)
In questa ultima edizione delle Opere Complete vengono tuttavia ancora inclusi i contestatissimi Derniers Entretiens o Ultimi Colloqui (6 aprile 1897 - 30 settembre 1897):
  • 1 - Carnet Jaune (di Madre Agnese di Gesù / Pauline Martin)
  • 2 - Derniers Entretiens (di suor Genoveffa / Celine Martin)
  • 3 - Derniers Entretiens (di suor Maria del Sacro Cuore / Marie Martin)
  • 4 - Lettere di testimoni
  • 5 - Parole di Teresa di Lisieux riportate da diversi testimoni (suor Maria dell'Eucaristia, suor Maria della Trinità, suor Teresa di sant'Agostino......)

Scritti di Thérèse Martin on-line[modifica | modifica sorgente]

Opere su Thérèse Martin[modifica | modifica sorgente]

Studi biografici[modifica | modifica sorgente]

  • Studi biografici generali
    • Teresa di Lisieux. Il fascino della santità. I segreti di una "dottrina" ritrovata - Gianni Gennari (2012), Torino, Edizioni Lindau, ISBN 978-88-6708-033-5
    • Teresina - Storie di un'anima - Laura Bosio (2004)
    • Les trois vies de Thérèse au Carmel - Claude Langlois (2002)
    • Teresa di Lisieux. I limiti umani di una grande santa - Luis J.Gonzàles (2001)
    • Il desiderio del sacerdozio in Teresa di Lisieux - Claude Langlois (2000)
    • La teologia di s. Teresa di Lisieux Dottore della Chiesa - Antonio M. Sicari (1997) ISBN 88-16-30328-X
    • Lisieux au temps de Thérèse - Jean-François Six (1997) ISBN 2-220-03999-4
    • Teresa di Lisieux e l'aldilà - Blaise Arminjon (1996)
    • Teresa di Lisieux - Una vita d'amore Jean Chalon (1996)
    • La piccola principessa di Dio - Catherine Rihoit (1992)
    • La 'Scienza d'amore' in Santa Teresa del Bambin Gesù - Alexis Riaud (1989)
    • Thérèse Martin: un romanzo - Laura Kreyder (1988)
    • La prima estasi - Elisabetta Rasy (1985)
    • Santa Teresa di Lisieux - Ida Magli (1984)
    • Vita di Teresa di Lisieux: la donna, la famiglia, l'ambiente - Jean François Six (1979)
    • Teresa di Lisieux - La verità è più bella - G. Gennari (1974)
    • Teresa di Lisieux: la sua vita al carmelo - Abbè Jean François Six (1973)
    • Iniziazione alla vera Teresa di Lisieux - René Laurentin (1972)
    • Suor Genoveffa del Volto Santo. Sorella, compagna e discepola di Santa Teresa del Bambin Gesù - Piat, Stéphane-Joseph (1961)
    • Two portraits of St therese of Lisieux - Etienne Robot (1955) (1957)
    • Il genio di Teresa di Lisieux - Jean Guitton (1954)
    • Storia di una famiglia - Piat S. (1948)
    • Thérèse, la sposa dell'agnello - Jean Sleiman
    • Teresa di Lisieux. L'intelligenza dell'amore - Isabelle Pretre (1997)
    • Thérèse de Lisieux e il racconto della 'Vita di bambina' - Anna Scattigno [in "Santi, culti, simboli nell'età della secolarizzazione (1815 -1915)" a cura di Emma Fattorini]
  • Studi biografici specifici
    • Teresa di Lisieux italiana: la visita al Duomo di Milano - Natal Mario Lugaro (1986)
    • Maurice e Thérèse - Storia di un amore - Patrick Ahern (1998)
    • Charles Arminjon, ce pretre qui inspira Thérèse de Lisieux - G. Arminjon (1972)
    • Le Chéri magnifique - Histoire d’un crime - Viviane Janouin-Benanti (2001)
    • Maurice Barthèòemy Bellière - Il primo "fratello" di Thérèse - Cécile Pergeaux (2003)
    • Maria della Trinità - L'amica di Thérèse - Cécile Pergeaux

Studi psicoanalitici[modifica | modifica sorgente]

  • L'orfanella della Bérésina, Thérèse de Lisieux (1873-1897): saggio di psicoanalisi socio-storica - Jacques Maître (1995)
  • Une Sainte et ses soeurs au début de la IIIe République. Thérèse de Lisieux, petite dernière dans la 'sororie' des Martin - Jacques Maître (2000)
  • Santa Teresina. Nevrosi o santità? - Giuseppe Massone (2002)
  • La vera infanzia di Teresa di Lisieux. Nevrosi e santità Abbè Jean François Six (1972)
  • Una malattia nervosa nell'infanzia di Santa Teresa di Lisieux Louis Gayral (1959)
  • Thérèse et l'illusion - di Bellet Maurice (1998) --->(Recensione)
  • La souffrance sans jouissance ou le martyre de l'amour - Denis Vasse (1998)
  • Letture psicoanalitiche dell'esperienza spirituale di Santa Teresa di Lisieux, Luca Ezio Bolis, 2003
  • L'incidence de la vérité chez Thérèse de Lisieux - L'épreuve spirituelle du savoir et son enseignement pour la psychanalyse, Louis-Georges Papon (2006, 256 pagine)

Studi specifici sulla tentazione ateo-materialista in Thérèse Martin[modifica | modifica sorgente]

  • Nel dramma della incredulità con Teresa di Lisieux - C.M.Martini-Guy Gaucher-Clément Olivier (1997)
  • Luci della notte: gli ultimi 18 mesi di Teresa di Lisieux Abbè Jean François Six (1995)
  • La prova della fede: la lotta di Teresa di Lisieux Renault Emmanuel (1975)
  • Thérèse de Lisieux: l'expérience de la nuit (M. Bellet), par Dominique SALIN (Recherches de Science Religieuse anno 1997 nº87)
  • La passione di Teresa di Lisieux di Guy Gaucher (1993)

Studi sui testi[modifica | modifica sorgente]

  • Claude Langlois, Il poema di settembre - Una lettura del manoscritto B, 2002

Studi comparati[modifica | modifica sorgente]

  • De ce côté du ciel: Thérèse de Lisieux et Arthur Rimbaud - Pascal Ruffenach (2006)
  • Giovanna e Teresa Régine Pernoud, Geneviève Bailac, Guy Gaucher (1984)
  • Teresa di Lisieux e la bibbia P. Roberto Moretti (1973)
  • Lingua e verità in Emily Dickinson, Teresa di Lisieux, Ivy Compton-Burnett - Luisa Muraro e gli studenti del corso dell'Università di Verona.(1995).
  • Destins de femmes, desir d'absolu: essai sur Madame Bovary et Therese de Lisieux - Micheline Hermine, prefazione di Michelle Perrot (1997)

Nietzsche e Thérèse de Lisieux[modifica | modifica sorgente]

  • Friedrich Nietzsche e la piccola Teresa Bruno Avrain (1988)
  • Nietzsche, Thérèse de Lisieux Noelle Hausman (1984) ISBN 2-7010-1076-4
  • Teresa, Nietzsche e l'ateismo moderno. La paternità di Dio Noelle Hausman

Il dibattito sull'intera vicenda legata alla figura di Teresa di Lisieux: 1898-2014[modifica | modifica sorgente]

  • Thérèse de Lisieux: enquete sur un siecle de saintete (1897/1997) di Bernard Gouley, Rémi Mauger e Isabelle Chevalier. Tradotto in italiano in Teresa di Lisieux - La grande saga di una piccola suora (1997)
  • Thérèse de Lisieux, cent ans plus tard: son actualité, son influence: actes du Colloque de Montréal sur Thérèse de Lisieux." (1998, 223 pagine) ISBN 2-89007-873-6
  • Thérèse de Lisieux Dialogo tra René Laurentin e Jean-François Six. (1973)

Articoli[modifica | modifica sorgente]

  • Letture psicoanalitiche dell'esperienza spirituale di Santa teresa di lisieux - Bolis Ezio ("Teologia" nº28 (2003) 3,369-382)
  • Centenario teresiano: alcuni orientamenti della bibliografia più recente - Bolis Ezio ("Teologia" nº22 (1997) 163-194)
  • Sainte Thérèse trahie par sa soeur - Michel Cool ("L'express" nº2373, 26 dicembre 1996, Pag.22-23)
  • La Thérèse de Maître - Claude Langlois ("Archives de Sciences Sociales de Religions" nº96 - ottobre-dicembre 1996, Pag.41-50)
  • Ideologie religieuse, conversion religieuse et symbiose mère-enfant. Le cas de Thérèse Martin (1873-1897) di Jacques Maitre (Archives de sciences sociales des religions - nº 51.1, anno 1981, pag. 65-99)
  • Recherches psychanalytiques sur un cas de sainteté canonisée. Thérèse Martin (1873-1897) di Jacques Maitre (Archives de sciences sociales des religions - nº 41, anno 1976, pag. 109-136)
  • Psychanalyse et sociologie religieuse. Reflexions autour de quelques ouvrages récents. di Jacques Maitre (Archives de sciences sociales des religions - nº 33, anno 1972, pag.111-134)
  • Un'amicizia celeste, santa Teresa del Bambino Gesù e il beato Teofano Vénard P. Destombes, in "Il carmelo" 1961,I
  • Die Geschichte der Phantasie einer Heiligen di Iseult F. Grant Duff ("Imago" nº16, anno 1930, pag.486-501)
  • A psychoanalytical study of a phantasy of Ste Thérèse de l'Enfant Jésus di Ernest Jones (British Journal of Medical Psychology - anno 1925)

Riviste interamente dedicate a studi Teresiani[modifica | modifica sorgente]

  • Vie thérésienne, supplemento trimestrale della rivista mensile Thérèse de Lisieux, originariamente intitolata Les Annales. Ogni fascicolo raccoglie studi e documenti relativi alla mistica. La rivista è stata fondata nel 1961 e viene editata dal Pèlerinage de Lisieux con sede nella stessa Lisieux. In Italia i padri Carmelitani Scalzi pubblicano a Verona la rivista mensile "Santa Teresa del Bambino Gesù e la sua pioggia di rose". Ogni fascicolo raccoglie studi e notizie relativi a santa Teresa, la sua Basilica di Verona Basilica di santa Teresa e sulla spiritualità carmelitana.

Elenchi Bibliografici[modifica | modifica sorgente]

  • Ercoli R. Bibliografia di Santa Teresa del Bambin Gesù (1947) - [Consta di ben 70 pagine ma è proprio a partire dal 1947 che cominciavano appena i lavori seri.]
  • Conrad de Meester Bibliografia di Santa Teresa di Lisieux (1969) - [Questo è il miglior elenco tra tutti quelli pubblicati ad oggi, tuttavia dopo questa data sono apparse opere capitali]
  • Archivum Bibliographicum Carmelitanum [ L'elenco bibliografico presente in questo archivio gestito dall'Ordine Religioso dei Carmelitani viene costantemente aggiornato]
  • Bibliografía española sobre Santa Teresa de Lisieux (1900-1995) di Francisco Vega Santovena (1997)

Altri testi inerenti all'argomento[modifica | modifica sorgente]

  • L'orfanella di Mosca (Romanzo - 1874)
  • Lettere di Zelie Guerin (200 lettere 1860-1875)

Lavori su supporti multimediali[modifica | modifica sorgente]

  • Io sarò l'amore CD-ROM - Autore: Don Carlo Sacchetti (Multimedia San Paolo Edizioni: Contiene un filmato di 30 minuti, 200 foto e tutti gli scritti di Teresa di Lisieux).

Lavori teatrali su Thérèse Martin[modifica | modifica sorgente]

  • Il volto velato - di Maricla Boggio (2000)
  • La Santa - di Antonio Moresco (2000)
  • Emily e Thérèse - di Antonia Spaliviero (1991)
  • Il teatro di Teresa di Lisieux - di Maricla Boggio (1999)
  • Santità - di Luigi Gozzi (1992)

Lavori cinematografici su Thérèse Martin[modifica | modifica sorgente]

La filmografia dedicata alla figura di Teresa di Lisieux annovera le seguenti opere:

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

DOCUMENTI ORIGINALI

DOCUMENTAZIONE SECONDARIA

Controllo di autorità VIAF: 7397609 LCCN: n80036570