Etna

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« ... l'Etna nevoso, colonna del cielo / d'acuto gelo perenne nutrice / lo comprime. / Sgorgano da segrete caverne / fonti purissime d'orrido fuoco, / fiumi nel giorno riversano / corrente di livido fumo / e nella notte rotola / con bagliori di sangue / rocce portando alla discesa / profonda del mare, con fragore. »
(Pindaro, Pitica I 470 a. C.)
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Etna
L'Etna vista dalla campagna di Randazzo.JPG
Veduta dell'Etna
Stato Italia Italia
Regione Sicilia Sicilia
Provincia Catania Catania
Altezza 3343 m s.l.m.
Ultima eruzione 2014[1]
Coordinate 37°44′N 15°00′E / 37.733334°N 15°E37.733334; 15Coordinate: 37°44′N 15°00′E / 37.733334°N 15°E37.733334; 15
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Etna
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Monte Etna
(EN) Mount Etna
EtnaAvió.JPG
Tipo Naturalistico
Criterio (viii)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 2013
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

L’Etna (Mungibeddu o 'a Muntagna in siciliano) è un complesso vulcanico siciliano originatosi nel Quaternario e rappresenta il vulcano attivo terrestre[2] più alto della Placca euroasiatica.[3] Con le diverse eruzioni ad esso connesse ha modificato incessantemente il paesaggio, minacciando spesso le diverse comunità umane che nei millenni si sono insediate intorno ad esso.

La sua superficie è caratterizzata da una ricca varietà di ambienti che alterna paesaggi urbani, folti boschi che conservano diverse specie botaniche endemiche ad aree desolate ricoperte da roccia magmatica e periodicamente soggette ad innevamento alle maggiori quote.

Il 21 giugno 2013 la XXXVII Sessione del Comitato UNESCO, riunitasi a Phnom Penh, ha insignito il Monte Etna del titolo di Patrimonio dell'umanità[4].

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

L'Etna sorge sulla costa orientale della Sicilia, entro il territorio della provincia di Catania ed è attraversato dal 15º meridiano est, che da esso prende il nome.

Trattandosi di un vulcano a scudo con affiancato uno strato vulcano, la sua altezza varia nel tempo a causa delle sue eruzioni che ne determinano l'innalzamento o l'abbassamento. Così se nel 2011 raggiungeva i 3.340 m. s.l.m., nel 2010 erano 3.350 m., 3.274 m. nel 1900, 3.326 m. nel 1950 e 3.269 m. nel 1942.

Esso occupa una superficie di 1570 km², il suo diametro è di circa 45 chilometri e il suo perimetro di base e di circa 180 km. Le sue dimensioni lo pongono tra i maggiori al mondo e, dal punto di vista prettamente geologico, il più alto del continente europeo.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

L'Etna fotografato da nord-ovest nell'ottobre 2002 dalla Stazione Spaziale Internazionale con la cenere espulsa dal vulcano sotto forma di coltre di fumo scuro.

Il nome Etna sembrerebbe risalire alla pronuncia del greco antico itacista del toponimo Aitna (Aἴτνα-ας), nome che fu anche attribuito alle città di Katane e Inessa, che deriva dalla parola del greco classico αἴθω (aitho cioè bruciare)[5][6]. L'Etna era conosciuto nell'età romana come Aetna.

Gli scritti in lingua araba[7] si riferivano ad essa come la montagna Ǧabal al-burkān o Ǧabal Aṭma Ṣiqilliya ("montagna - o vulcano - somma della Sicilia") o Ǧabal al-Nār ("montagna di fuoco"); questo nome fu più tardi mutato in Mons Gibel letteralmente "monte Gibel"[8] (dal latino mons "monte" e dall'arabo Jebel (جبل) "monte") proprio per indicarne la sua maestosità, da cui Mongibello (o anche Montebello)[9].

Il termine Montebello rimase di uso comune praticamente fin quasi ai nostri giorni (ancora oggi esiste chi chiama l'Etna in questa maniera). Secondo un'altra teoria il nome Mongibello deriva da Mulciber (qui ignem mulcet - che placa il fuoco), uno degli epiteti con cui veniva chiamato, dai latini, il dio Vulcano, Le popolazioni etnee, per indicare l'Etna, usano a volte il termine gergale 'a muntagna semplicemente nel suo significato di montagna per antonomasia. Oggi il nome Mongibello indica la parte sommitale dell'Etna: l'area dei due crateri centrali e dei crateri sud-est e nord-est.

Leggende[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Etna (mitologia).
« ...Trescano ai piedi tuoi silfi e sirene;/ Fremon dentro di te sofi e giganti... »
(Mario Rapisardi - All'Etna)

Le eruzioni regolari della montagna, a volte drammatiche, l'hanno resa un soggetto di grande interesse per la mitologia greca e romana e le credenze popolari che hanno cercato di spiegare il comportamento del vulcano tramite i vari dei e giganti delle leggende romane e greche.

A proposito del dio Eolo, il re dei venti, si diceva che avesse imprigionato i venti sotto le caverne dell'Etna. Secondo il poeta Eschilo, il gigante Tifone fu confinato nell'Etna e fu motivo di eruzioni. Un altro gigante, Encelado, si ribellò contro gli dei, venne sconfitto da Atena e sepolto sotto un enorme cumulo di terra che la dea raccolse dalle coste del continente. Encelado soccombette, si appiattì e divenne l'isola di Sicilia. Si racconta che il suo corpo sia disteso sotto l'isola con la testa e la sua bocca sotto l’Etna che sputa fuoco ad ogni grido del gigante[10]. Di Encelado sepolto sotto l'Etna parla pure Virgilio[11]. Su Efesto o Vulcano, dio del fuoco e della metallurgia e fabbro degli dei, venne detto di aver avuto la sua fucina sotto l'Etna e di aver domato il demone del fuoco Adranos e di averlo guidato fuori dalla montagna, mentre i Ciclopi vi tenevano un'officina di forgiatura nella quale producevano le saette usate come armi da Zeus. Si supponeva che il "mondo dei morti" greco, il Tartaro, fosse situato sotto l'Etna.

Si racconta che Empedocle, un importante filosofo presocratico e uomo politico greco del V secolo a.C., si gettò nel cratere del vulcano per scoprire il segreto della sua attività eruttiva. Il suo corpo sarebbe stato in seguito restituito dal mare al largo della costa siciliana, anche se in realtà sembra che sia morto in Grecia.

Si dice che quando l'Etna eruttò nel 252, un anno dopo il martirio di santa Agata, il popolo di Catania prese il velo della Santa, rimasto intatto dalle fiamme del suo martirio, e ne invocò il nome. Si dice che a seguito di ciò l'eruzione finì, mentre il velo divenne rosso sangue, e che per questo motivo i devoti invocano il suo nome contro il fuoco e fulmini.

Re Artù risiederebbe, secondo la leggenda, in un castello sull'Etna, il cui celato ingresso sarebbe una delle tante e misteriose grotte che la costellano. Il mitico re dei Britanni appare anche in una leggenda, quella del cavallo del vescovo, narrata da Gervasio di Tilbury[12]. Secondo una leggenda inglese l'anima della regina Elisabetta I d'Inghilterra ora risiede nell'Etna, a causa di un patto che lei fece col diavolo in cambio del suo aiuto per governare il regno.

Il vulcano[modifica | modifica wikitesto]

Genesi del vulcano[modifica | modifica wikitesto]

Faraglioni dei Ciclopi Aci Trezza Aci Castello
Restituzione grafica 3D dell'Etna.Etna 3d version2.gif
L'Etna vista da Catania negli anni dieci; si nota l'aspetto del tutto diverso del vulcano modificato ampiamente dalla successiva nascita dei nuovi crateri

Come tutti i vulcani l'Etna si è formato nel corso dei millenni con un processo di costruzione e distruzione iniziato intorno a 570.000 anni fa, nel Quaternario, durante il Pleistocene inferiore medio[13]. Al suo posto si ritiene vi fosse un ampio golfo nel punto di contatto tra la zolla euro-asiatica a nord e la zolla Africana a sud, corrispondente alla catena dei monti Peloritani a settentrione e all'altopiano Ibleo a meridione. Fu proprio il colossale attrito tra le due zolle a dare origine alle prime eruzioni sottomarine di lava basaltica fluidissima con la nascita dei primi coni vulcanici, al centro del golfo primordiale detto pre-etneo. Oggi di questi restano gli splendidi affioramenti della “Riviera dei Ciclopi” con i loro prismi basaltici (l'isola Lachea ed i Faraglioni di Aci Trezza), le brecce vulcaniche vetrose (ialoclastiti) e le lave a pillow della rupe di Aci Castello, ma anche i basalti colonnari affioranti nel terrazzo fluviale del Simeto, esteso nei versanti sud occidentale e sud orientale da Adrano e Paternò fino alla costa Ionica[14].

In una fase successiva compresa tra i 350.000 ed i 200.000 anni fa, da una attività di tipo fessurale, spesso anche subacquea, scaturirono lave estremamente fluide che diedero luogo alla formazione di bancate laviche tabulari di elevato spessore (fino a 50 m), i cui resti sono oggi gli imponenti terrazzamenti visibili nell'area sud occidentale dell'edificio vulcanico a quote comprese fra i 300 ed i 600 m s.l.m.[14].

Gli studi sulla composizione di queste lave hanno messo in evidenza che questi prodotti vulcanici (sia subacquei che subaerei) rappresentano le cosiddette vulcaniti tholeiitiche basali, cioè magmi simili, anche se con delle differenze, a quelli che vengono prodotti in aree del mantello terrestre caratterizzate da alti gradi di fusione parziale di grande attività distensive, tipiche delle dorsali e delle isole oceaniche. Le tholeiiti costituiscono una percentuale assai limitata dei prodotti dell’area etnea e sono state eruttate in più riprese a partire da circa 500.000 anni fa, questa è infatti l’età dei più antichi prodotti etnei[15]. Allo stesso periodo geologico si attribuisce anche la formazione del notevole Neck di Motta, una rupe isolata di lave colonnari su cui è edificato il centro storico di Motta Sant'Anastasia[14].

Si ritiene che tra 200.000 e 110 000 anni fa ci fu uno spostamento degli assi eruttivi verso nord e verso Ovest con un contemporaneo mutamento nell'attività di risalita e nei meccanismi di effusione, accompagnati da una variazione nella composizione chimica dei magmi e nel tipo di attività[14]. La nuova fase eruttiva vide come protagonisti coni subaerei che emettevano lave di tipo "alcalino". L'attività si concentrò lungo la costa ionica in corrispondenza del sistema di faglie dirette denominato delle Timpe. I prodotti alcalini costituiscono la gran mole del vulcano etneo e vengono eruttati ancora oggi. La distinzione tra i termini viene effettuata mediante i rapporti tra le percentuali di alcuni ossidi ed in particolare SiO2 e K2O+Na2O ritenuti indicativi delle condizioni di genesi dei magmi stessi[16]

Durante il Tarantiano, 110.000-60.000 anni fa, l’attività eruttiva si sposta dalla zona Val Calanna-Moscarello verso l’area adesso occupata dalla depressione della Valle del Bove. Da un’attività di tipo fissurale, come quella che ha caratterizzato le prime due fasi, si passerà gradualmente ad un’attività di tipo centrale caratterizzata sia da eruzioni effusive che esplosive. Questo tipo di attività porterà alla formazione di diversi centri eruttivi. Il principale dei coni, che viene denominato dagli studiosi Monte Calanna, è oggi inglobato al di sotto del vulcano. Cessata l'attività di questo, circa ottantamila anni fa entrò in eruzione un nuovo complesso di coni vulcanici, detto Trifoglietto, più ad ovest del precedente, che a dispetto del grazioso nome fu un vulcano estremamente pericoloso, di tipo esplosivo caratterizzato da eruzioni pliniane polifasiche, come ad esempio il Vesuvio e Vulcano delle isole Eolie, che emetteva lave di tipo molto viscoso. L'attività vulcanica si spostò poi ancor più ad ovest con la nascita di un ulteriore bocca vulcanica a cui vien dato il nome di Trifoglietto II (dai 70 ai 55.000 anni fa). Il collasso di questo edificio ha dato origine all'immensa caldera della già citata Valle del Bove, profonda circa mille metri e larga cinque chilometri, lasciando esposti sulle pareti di questa gli affioramenti di rocce piroclastiche che evidenziano lo stile particolarmente esplosivo della sua attività. L’esplosività è probabilmente collegata alle grandi quantità di acqua nell’edificio che vaporizzandosi frammentava il magma.

Intorno a 55.000 anni fa circa si verifica un’ulteriore spostamento dell’attività eruttiva verso nord-ovest dopo la fine dell’attività dei centri della Valle del Bove. È la fase detta dello stratovulcano. Tale spostamento porterà alla formazione del più grosso centro eruttivo che costituisce la struttura principale del Monte Etna: il "vulcano Ellittico". Il nome Ellittico deriva dalla forma, appunto di ellisse (2 km asse maggiore ed 1 km asse minore), della caldera che ha segnato la fine della sua attività. I suoi prodotti, sia colate laviche che piroclastiti, costruirono un edificio di dimensioni notevoli che, prima del collasso calderico avvenuto 15 000 anni fa, doveva probabilmente raggiungere i 4000 metri di altezza. Le eruzioni laterali dell’Ellittico hanno prodotto la graduale espansione laterale dell’edificio vulcanico attraverso la messa in posto di colate laviche che hanno causato un radicale cambiamento dell’assetto del reticolo idrografico principalmente nel settore nord e nord-orientale[17]. In quest’area le colate laviche colmarono antiche paleovallate come quella del fiume Alcantara generando numerosi fenomeni di sbarramento lavico del paleoalveo del fiume Simeto[18]. L’intensa e continua attività effusiva degli ultimi 15000 anni riempirà del tutto la caldera del vulcano Ellittico coprendo in gran parte i suoi versanti e formando il nuovo cono craterico sommitale. Tale attività effusiva, originata sia dalle bocche sommitali che da apparati eruttivi parassiti, porterà alla formazione dell’edificio vulcanico che forma il complesso oggi in attività: il Mongibello.

Nel corso del tempo si sono avute fasi di stanca e fasi di attività eruttiva, con un collasso del Mongibello intorno a ottomila anni fa; nei prodotti del Mongibello recente è stata osservata una generale transizione da termini più antichi ed acidi (relativamente arricchiti in SiO2) a più recenti e basici (cioè relativamente povere di SiO2) e porfirici (ricchi di minerali cristallizzati in profondità prima dell’emissione), le lave sono quindi ritornate ad essere di tipo fluido basaltico e si sono formati altri coni di cui alcuni molto recenti. Il vulcano attuale è costituito essenzialmente da 4 crateri sommitali attivi: il cratere centrale o Voragine, il cratere subterminale di Nord-est (formatosi nel 1911), la Bocca Nuova (del 1968) e il cratere subterminale di Sud-est (del 1971) (SEC)[19].

Alla fine del 2011 dove prima c'era un cratere a pozzo (o pit crater) alla base del SEC, si è sviluppato quello che ormai anche gli studiosi hanno ribattezzato Nuovo Cratere di Sud-Est (NSEC)[20]. Durante l'ultima campagna di misurazioni con GPS effettuata dall'INGV nel gennaio del 2014 si è constatato che il punto più alto del nuovo cono si era assestato ad una quota di 3290 m s.l.m.[21] facendone di fatto, con pieni diritti, la quinta bocca sommitale del grande vulcano.

L'Etna presenta inoltre diverse piccole bocche laterali sparse a varie altitudini, dette crateri avventizi, prodotte dalle varie eruzioni laterali nel tempo. Esistono poi dei centri eruttivi eccentrici caratterizzati dalla non condivisione del condotto vulcanico con il vulcano principale, ma del solo bacino magmatico, quali i monti Rossi e il monte Mojo.

Attività vulcanica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Eruzioni dell'Etna.
Canale lavico sull'Etna

L'Etna è un vulcano attivo. A differenza dello Stromboli che è in perenne attività e del Vesuvio che alterna periodi di quiescenza a periodi di attività parossistica esso appare sempre sovrastato da un pennacchio di fumo. A periodi abbastanza ravvicinati entra in eruzione iniziando in genere con un periodo di degassamento ed emissione di sabbia vulcanica a cui fa seguito un'emissione di lava abbastanza fluida all'origine. Talvolta vi sono dei periodi di attività stromboliana che attirano folle di visitatori d'ogni parte del mondo per via della loro spettacolarità. In genere le eruzioni dell'Etna pur fortemente distruttive delle cose, non lo sono per le persone se si eccettuano i casi fortuiti o di palese imprudenza come quello dell'improvvisa esplosione di massi del 1979 che uccise nove turisti e ne ferì una decina di altri avventuratisi fino al cratere appena spento. A memoria storica si ricordano centinaia di eruzioni di cui alcune fortemente distruttive.

Eruzioni notevoli in periodo storico[modifica | modifica wikitesto]

L'eruzione del 1669 secondo Giacinto Platania.

L'eruzione più lunga a memoria storica è quella del luglio 1614. Il fenomeno durò ben dieci anni ed emise oltre un miliardo di metri cubi di lava, coprendo 21 chilometri quadrati di superficie sul versante settentrionale del vulcano. Le colate ebbero origine a quota 2550 e presentarono la caratteristica particolare di ingrottarsi ed emergere poi molto più a valle fino alla quota di 975 m s.l.m., al di sopra comunque dei centri abitati. Lo svuotamento dei condotti di ingrottamento originò tutta una serie di grotte laviche, oggi visitabili, come la Grotta del Gelo e la Grotta dei Lamponi.

Nel 1669 avvenne l'eruzione più conosciuta e distruttiva, che raggiunse e superò, dal lato occidentale, la città di Catania; ne distrusse la parte esterna fino alle mura, circondando il Castello Ursino e superandolo creò oltre un chilometro di nuova terraferma. L'eruzione fu annunciata da un fortissimo boato e da un terremoto che distrusse il paese di Nicolosi e danneggiò Trecastagni, Pedara, Mascalucia e Gravina. Poi si aprì una enorme fenditura a partire dalla zona sommitale e, sopra Nicolosi, si iniziò l'emissione di un'enorme quantità di lava. Il gigantesco fronte lavico avanzò inesorabilmente seppellendo Malpasso, Mompilieri, Camporotondo, San Pietro Clarenza, San Giovanni Galermo (oggi frazione di Catania) e Misterbianco oltre a villaggi minori dirigendosi verso il mare. Si formarono i due coni piroclastici che oggi sono denominati Monti Rossi, a Nord di Nicolosi. L'eruzione durò 122 giorni ed emise un volume di lava di circa 950 milioni di metri cubi.

Nel 1892 un'altra eruzione portò alla formazione, a circa 1800 m di quota, del complesso dei Monti Silvestri.

Nel 1928, ai primi di novembre, iniziò l'eruzione più distruttiva del XX secolo. Essa portò, in pochi giorni, alla distruzione della cittadina di Mascali. La colata fuoriuscì da diverse bocche laterali sul versante orientale del vulcano e minacciò anche Sant'Alfio e Nunziata.

L'eruzione del 5 aprile del 1971 ebbe inizio a quota 3050 da una voragine dalla quale l'emissione di prodotti piroclastici formò l'attuale cono sub-terminale di Sud-est. Vennero distrutti l'Osservatorio Vulcanologico e la Funivia dell'Etna. Ai primi di maggio si aprì una lunga fenditura a quota 1800m s.l.m. che raggiunse Fornazzo e minacciò Milo. La lava emessa fu di 75 milioni di metri cubi. L'eruzione del 1981 ebbe inizio il 17 marzo e si rivelò abbastanza minacciosa: in appena poche ore si aprirono fenditure da quota 2550 via via fino a 1140. Le lave emesse, molto fluide, raggiunsero e tagliarono la Ferrovia Circumetnea; un braccio si arrestò appena 200 metri prima di Randazzo. Il fronte lavico tagliò la strada provinciale e la Ferrovia Taormina-Alcantara-Randazzo delle Ferrovie dello Stato, proseguendo fino alle sponde del fiume Alcantara. Si temette la distruzione della pittoresca e fertile vallata, ma la furia del vulcano si arrestò alla quota di 600 m.

Il 1983 è da ricordare oltre che per la durata dell'eruzione, 131 giorni, con 100 milioni di metri cubi di lava emessi (che distrussero impianti sciistici, ristoranti, altre attività turistiche, nuovamente la funivia dell'Etna e lunghi tratti della S.P. 92), anche per il primo tentativo al mondo di deviazione per mezzo di esplosivo della colata lavica. L'eruzione si presentava abbastanza imprevedibile, con numerosi ingrottamenti ed emersioni di lava fluida a valle, che fecero temere per i centri abitati di Ragalna, Belpasso e Nicolosi. Pur tra molte polemiche, e divergenze tra gli studiosi, vennero praticati, con notevole difficoltà, date le altissime temperature che arrivavano a rovinare le punte da foratura, decine e decine di fornelli per consentire agli artificieri di immettere le cariche esplosive. La colata venne parzialmente deviata; l'eruzione ebbe comunque termine di lì a poco.

Il 14 dicembre del 1991 ebbe inizio la più lunga eruzione del XX secolo (durata 473 giorni), con l'apertura di una frattura eruttiva alla base del cratere di Sud-est, alle quote da 3100 m a 2400 m s.l.m. in direzione della Valle del Bove. L'esteso campo lavico ricoprì la zona detta del Trifoglietto e si diresse verso il Salto della Giumenta, che superò il 25 dicembre 1991 dirigendosi verso la Val Calanna. La situazione fu giudicata pericolosa per la città di Zafferana Etnea e venne messa in opera, una strategia di contenimento concertata tra la Protezione civile e il Genio dell'Esercito. In venti giorni venne eretto un argine di venti metri d'altezza che, per due mesi, resse alla spinta del fronte lavico. La tecnica fu quella dell'erezione di barriere in terra per mezzo di lavoro ininterrotto di grandi ruspe ed escavatori a cucchiaio. Questa tecnica in seguito si rivelerà efficace nel tentativo di salvataggio del rifugio Sapienza e della stazione turistica di Etna Sud nel corso dell'eruzione 2001, e sarà oggetto di studio da parte di équipe internazionali, tra cui esperti giapponesi[22]. Tutto si rivelò efficace nel rallentare il flusso lavico guadagnando tempo ma ancora una volta non risolutivo in caso di persistenza dell'evento eruttivo. Furono chiamati gli incursori della Marina che operarono nel canale principale, a quota 2200 m, con cariche esplosive al plastico (C4) e speciali cariche esplosive cave per deviare il flusso di lava ed inviarla così nel canale d'invito nella valle del Bove, riportando indietro di circa sei mesi la posizione del fronte lavico. L'operazione riuscì perfettamente, utilizzando una carica di C4 pari a 7 tonnellate e 30 cariche cave, il tutto fatto esplodere in rapidissima successione facendo crollare il diaframma che separava il magma dal canale d'invito e successivamente ostruire con grandi macigni di pietra lavica il canale principale che scendeva pericolosamente verso Zafferana Etnea.[23]

Turismo e ambiente[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Parco dell'Etna.
Colata lavica del 2002 a Linguaglossa.
La cima dell'Etna, in basso i resti di un rifugio ricoperto dalla colata del 2002.

Il territorio del vulcano è suddiviso in ambienti differenti per morfologia e tipologia. Coltivato fino ai mille metri s.l.m. e fortemente urbanizzato sui versanti est e sud si presenta selvaggio e brullo soprattutto dal lato ovest dove dai mille metri in poi predominano le "sciare", specie nella zona di Bronte. Poco urbanizzato, ma di aspetto più dolce il versante nord con il predominio dei boschi al di sopra di Linguaglossa. Il versante est è dominato dall'aspetto inquietante della Valle del Bove sui margini della quale si inerpicano i fitti boschi.

Al di sopra dei 1000 m, in inverno, è presente la neve che spesso dura fin quasi all'estate. Questa è raggiungibile agevolmente dai versanti sud e nord. Di conseguenza sull'Etna si trovavano anche due stazioni sciistiche la cui particolarità è quella di poter sciare sulla neve potendo osservare il mare. Da quella Sud dello storico Rifugio Sapienza[24], nel territorio di Nicolosi, è possibile ammirare tutto il golfo di Catania e la valle del Simeto. Nelle piste a Nord, quelle di Piano Provenzana in territorio di Linguaglossa, lo scenario che si apre d'innanzi comprende Taormina e le coste della Calabria. Le piste di Nicolosi sono state danneggiate dall'eruzione dell'estate del 2001, quando una colata lavica ha distrutto la stazione d'arrivo della funivia ed il centro servizi passando a pochi metri dallo stesso "Rifugio Sapienza". Le piste di Piano Provenzana sono state colpite dalla colata dell'Autunno del 2002.

Negli anni settanta del XX secolo le piste del versante sud, Nicolosi, sono state protagoniste della "Tre giorni Internazionale dell'Etna" gara di sci alpino che vedeva alla partenza i grandi nomi dello sci alla fine delle gare della coppa del mondo. Poi con il passare degli anni e con l'avvento del professionismo esasperato in tutte le discipline sportive, questa gara non ha più avuto luogo.

L'Etna è anche meta ininterrotta delle visite di turisti interessati al vulcano e alle sue manifestazioni in virtù del fatto che è uno dei pochi vulcani attivi al mondo ad essere a portata di mano di chiunque avendo a supporto ogni tipo di mezzo di comunicazione per raggiungerlo. Sono presenti infatti anche guide specializzate e mezzi fuoristrada che in sicurezza portano fino ai crateri sommitali. Il circondario ha caratteristiche che ne rendono le terre ottime per produzioni agricole, grazie alla particolare fertilità dei detriti vulcanici. La zona abitata giunge fino ai 1000 m s.l.m. mentre le zone coltivate e boschive vanno fin oltre i 1500 metri. Ampie parti delle sue pendici sono comprese nell'omonimo parco naturale che è meta di turisti amanti della natura e di un sano relax.

La superficie del vulcano è percorsa dalla strada provinciale SP92, che per salire la montagna genera circa 20km di tornanti. Questa infrastruttura non permette tuttavia di raggiungere la cima in auto, ma ferma su un belvedere con annesso uno storico rifugio servito da funivie per raggiungere la cima.[24]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Sulle strade del versante sud si è disputata, sin dal 1924, una gara automobilistica, la Catania-Etna con partenza da Catania. Motivi di sicurezza e di circolazione suggerirono in seguito di spostare il punto di partenza a nord di Nicolosi. La gara è stata sospesa sine die dalla edizione del 2010 in cui perse la vita un giovane astante catanese.

Il 26 maggio 1967 la 7ª tappa del Giro d'Italia si è conclusa sull'Etna, partendo da Catania, con la vittoria di Franco Bitossi.

Il 22 agosto 1982, per la prima volta, venne corsa una maratona di beneficenza; i partecipanti indossavano una maglia bianca con la scritta Corri Catania.

Il 22 maggio 1989 la 2ª tappa del Giro d'Italia si è conclusa sull'Etna, partendo da Catania, con la vittoria del portoghese Acácio da Silva.

Domenica 15 maggio 2011 L'Etna è stata la sede di arrivo della 9ª tappa del Giro d'Italia 2011, con partenza da Messina, vinta dallo spagnolo Alberto Contador che, nell'occasione, ha conquistato anche la maglia rosa.

Dal 2004, il vulcano è sede della SuperMaratona dell'Etna, unica maratona al mondo[senza fonte] ad avere tremila metri di dislivello. La manifestazione sportiva parte dalla spiaggia di Marina di Cottone sul livello del mare e si conclude, appunto, sul vulcano a quota tremila.

Dal 2012, nel primo weekend di agosto, sull'Etna si corre l'Etna Trail.

Sci[modifica | modifica wikitesto]

L'Etna si presta agli sport invernali, sci, sci di fondo, scialpinismo e snowboard; l'abbondante innevamento consente l'apertura delle due stazioni sciistiche presenti (una nel versante sud e l'altra in quello nord) in genere dalla metà di dicembre a primavera inoltrata. Nel versante sud, dal Rifugio Giovannino Sapienza, (Nicolosi) si può usufruire di una cabinovia da 6 posti, di una seggiovia biposto e di tre skilift per raggiungere le piste, nel versante est è presente il Rifugio Citelli, in comune di Sant'Alfio. Il comprensorio meridionale offre circa 10 km di piste. Il versante nord (Piano Provenzana, Linguaglossa, situato a 1825 m), è dotato di due skilift e di una seggiovia.

Entrambe le stazioni sciistiche hanno subito, in due eruzioni differenti, la quasi totale distruzione delle strutture da parte della lava tuttavia dopo qualche anno di interruzione è avvenuta l'apertura degli impianti.

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

L'Etna ha ispirato diverse opere letterarie dell'antichità, tra cui una perduta tragedia di Eschilo, intitolata Le Etnee, il dramma satiresco Il ciclope di Euripide, ispirato alla figura omerica di Polifemo e ambientato alle balze dell'Etna[25], e il poemetto pseudovirgiliano Aetna compreso all'interno dell'Appendix Vergiliana. Molto più spesso l'Etna ha ispirato diverse poesie dell'età moderna; esempi significativi possono essere la Fábula de Polifemo y Galatea, opera scritta nel 1616 da Luis de Góngora ispirata alla leggenda di Aci e Galatea e ambientata in una caverna etnea, A' piè dell'Etna di Alfio Belluso[26] e All'Etna di Mario Rapisardi[27].

Araldica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Armoriale dei comuni della provincia di Catania.

L'Etna figura negli stemmi comunali dei seguenti comuni della provincia di Catania: Adrano, Belpasso,Castiglione di Sicilia, Misterbianco, Nicolosi, Piedimonte Etneo, Ragalna, Sant'Alfio, Santa Venerina, Tremestieri Etneo e Zafferana Etnea.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Aggiornamenti dell'INGV Catania
  2. ^ Il vulcano sottomarino più grande d'Europa è attivo e pericoloso. Il Cnr mette il Marsili sotto osservazione | tiscali.ambiente
  3. ^ Italy volcanoes and Volcanics, USGS.
  4. ^ Unesco, Etna nel patrimonio dell'umanità - L'agenzia Onu ha motivato la scelta con il fatto che il vulcano siciliano è uno dei "più emblematici e attivi del mondo" su Repubblica.it.
  5. ^ Nel suo libro Place-names of the World (Toponimi del mondo), Adrian Room scarta l'etimologia dal greco; cfr. Volcano – Podictionary Word of the Day, Blog.oup.com, 29 aprile 2010. URL consultato il 2 giugno 2011.
  6. ^ In base ad alcuni, tra cui è Andrew Room, Etna deriva dal fenicio; le principali radici poste come etimologia per Αἴτνη sono la fenicia attuna (fornace o ciminiera) e il greco αἴθω (aitho, bruciare); attuna dà ['ajtnɛ] con metatesi a contatto del fono vocalico-semiconsonantico [w] e spostamento dell'articolazione verso l'approssimante palatale [j]. [θ] in αἴθω sposterebbe l'articolazione verso [s] e inoltre la [n] di Αἴτνη dovrebbe essere qualche forma di infisso che darebbe una forma *ainthano
  7. ^ Vedi ad esempio Michele Amari, Biblioteca Arabo-Sicula, 1887..
  8. ^ In epoca moderna interpretato e tradotto come "Montagna due volte" o "Monte dei Monti". In realtà la coesistenza in altri luoghi di etimologie simili deve ridimensionare ad una vera e propria ignoranza da parte dei geografi medievali i quali non conoscevano il significato di gibel. La coesistenza delle due lingue, latino e arabo, infatti deve far pensare all'introduzione del lemma non prima della età Normanna.
  9. ^ Note di toponomastica. URL consultato il 20 agosto 2011 (archiviato dall'url originale il 27 marzo 2009)..
  10. ^ Apollodoro (Biblioteca, I, 6)
  11. ^ "Eneide" Libro III
  12. ^ Artù nell'Etna
  13. ^ L'Etna, Salvatore Caffo
  14. ^ a b c d Evoluzione morfostrutturale del complesso vulcanico poligenico dell’area etnea, Salvatore Caffo
  15. ^ Fase delle Tholeiiti Basali, INGV Catania
  16. ^ “Petrologia ed evoluzione strutturale dell’Etna: studi geologici e geofisici sull’Etna” dott. Carmelo Ferlito, INGV Catania
  17. ^ Geological evolution of Etna volcano, S. Branca, M. Coltelli, G. Groppelli - Geophysical Monograph Series, 2004
  18. ^ Geological and geomorphologic evolution of the Etna volcano NE flank and relationships between lava flow invasions and erosional processes in the Alcantara Valley (Italy). Geomorphology, S. Branca(2003)
  19. ^ INGV:sezione di Catania, le eruzioni dell'Etna
  20. ^ Quotidiano La Sicilia, ed. del 9 settembre 2011
  21. ^ L'attività eruttiva del Nuovo Cratere di Sud-Est dell’Etna fra ottobre e dicembre 2013: campi lavici e crescita del nuovo cono, B. Behncke & E. De Beni, INGV Catania, 22 gennaio 2014
  22. ^ La Repubblica, 31 luglio 2001
  23. ^ Corriere della sera incursori marina militare 1992
  24. ^ a b 20 km di tornanti sul vulcano Etna a bordo di una Maserati Quattroporte GTS. (articolo + video). URL consultato il 17 agosto 2014.
  25. ^ Tradotta anche in lingua siciliana da Luigi Pirandello col titolo U Ciclopu.
  26. ^ A. Belluso, A' piè dell'Etna, ed. Giannotta 1899.
  27. ^ M. Rapisardi, Le poesie religiose, Sonzogno, Milano 1887.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • AA. VV. - Etna. Unico Multimedia, Tremestieri Etneo 1998
  • AA. VV. - Dentro il vulcano. a cura del Centro Speleologico Etneo, edito dal Parco dell'Etna, Nicolosi 1999.
  • AA. VV. - Etna, il vulcano e l'uomo. Giuseppe Maimone editore, Catania 1994.
  • F. Alaimo -Parco dell'Etna. F. Orlando editore, Palermo 2002.
  • F. Andronico -l'Etna- Oasi Editrice, Troina 2001.
  • S. Arcidiacono -Guida naturalistica alla provincia di Catania. Giuseppe Maimone editore, Catania 2002.
  • F. Barbagallo -Guida del turismo alternativo in Sicilia III. STS, Palermo 2001.
  • Patrick Brydone, Ascesa sull'Etna, a cura di Carlo Ruta. Edi.bi.si. Messina 1999.
  • E. Costanzo, T. Guerrera -Le città attorno al vulcano. Broker Service Edizioni, Ragalna 1996.
  • R. Cristofolini, N. Improsa, G. Patané - Etna 1983:cronaca minore di un evento storico - Tringale Editore, Catania 1984
  • F. Ferrara -Descrizione dell' Etna con la storia delle eruzioni e il catalogo dei prodotti- L. Dato Editore, Palermo 1818.
  • S. Gesù, L’Etna nel cinema. Un vulcano di celluloide, Catania, Giuseppe Maimone Editore, Catania, 2005
  • Guglielmo Manitta, "l'Etna e le sue eruzioni attraverso i documenti", pp. 400, Il convivio, 2010.
  • Guglielmo Manitta, "Il nuovo cratere di SE e gli episodi parossistici del 2011-2012, (aggiornato al mese di giugno 2012), 2012.
  • Guglielmo Manitta, "Le eruzioni dell'Etna, storia e documenti", pp. 512, Il Convivio, 2012.
  • G. Patanè, S. La Delfa e J. Tanguy- L'Etna e il mondo dei vulcani. Giuseppe Maimone editore, Catania 2004.
  • E. Poli Marchese, Piante e fiori dell'Etna. Sellerio, Palermo 1991.
  • E. Reclus, La Sicilia e l'eruzione dell'Etna del 1865. B&B, Catania 1999.
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  • G. Riggio, G. Vitali, Conoscere l'Etna. Sellerio, Palermo 1987.
  • Quaderni di Le Scienze n. 4 (1983) - I Vulcani. L. Villari L'Etna
  • La Sicilia e l'eruzione dell'Etna nel 1865 (ristampa anastatica), B&B editori, Catania 1999
  • Maria Corti, Catasto Magico, I coralli, Einaudi, 1999.
  • Etna Cooperativa, Etna Sud - Ambiente, storia, tradizioni. Tringale Editore, 1990

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