Prima guerra boera

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Prima guerra boera
parte delle Guerre boere
George Pomeroy Colley a Majuba Hill
George Pomeroy Colley a Majuba Hill
Data 20 dicembre 1880 - 23 marzo 1881
Luogo Sudafrica
Esito Vittoria Boera
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
3.000 1.200
Perdite
41 uccisi
47 feriti
408 uccisi
315 feriti
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La prima guerra boera (Afrikaans: Eerste Vryheidsoorlog, prima guerra di libertà), conosciuta anche come prima guerra anglo-boera o guerra del Transvaal, fu un conflitto combattuto tra il 1880 e il 1881 tra l'Impero britannico e i coloni sudafricani di origine olandese, detti boeri.

Antefatti[modifica | modifica sorgente]

Movimenti indipendentisti[modifica | modifica sorgente]

Negli anni precedenti la guerra il conflitto di interessi tra l'imperialismo britannico (personificato nella figura di Cecil Rhodes) e la popolazione locale divenne sempre più marcato, in particolare riguardo agli immensi interessi economici che giravano attorno alla produzione di diamanti e all'industria mineraria in generale. Questi conflitti portarono i boeri ad un concetto di identità nazionale senza precedenti per loro, cementificato in particolare dall'odio verso i britannici colonizzatori visti come invasori, nonostante i boeri stessi non fossero altro che i discendenti dei primi coloni giunti nell'Africa meridionale. Nel 1875 un colono di nome Stephanus Jacobus du Toit aveva fondato la Genootskaap van Regte Afrikaners (in afrikaans "Associazione dei veri afrikaner") con l'intento originario di promuovere la lingua afrikaans, ben presto però l'associazione divenne praticamente un centro politico nazionalista che riunì sotto la sua bandiera diversi movimenti indipendentisti.

Reazione britannica[modifica | modifica sorgente]

Queste continue manifestazioni anti-britanniche irritarono i governanti della Colonia del Capo e la fondazione di una associazione che riuniva i vari movimenti indipendentisti fece capire agli inglesi che l'indipendentismo boero non era più un fenomeno "selvaggio" ma piuttosto un'ideologia "organizzata"; questa consapevolezza portò all'emanazione di alcuni provvedimenti particolarmente contestati. Tra questi i principali sono l'atto unilaterale con cui nel 1877 il Transvaal fu obbligato ad accettare di essere annesso alla Colonia del Capo e il Peace Preservation Act dell'anno seguente, con cui i britannici imposero il disarmo forzato delle minoranze anti-britanniche.

La guerra Zulu[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra anglo-zulu.

Il primo a reagire alle nuove imposizioni (in particolare al disarmo imposto dal Peace Preservation Act) fu il Re Zulu Cetshwayo. La situazione degenerò rapidamente e si trasformò ben presto in una sanguinosa guerra in cui la netta superiorità tecnica e logistica delle truppe britanniche vanificò la superiorità numerica dei nativi e si tradusse in un massacro di Zulu, come conseguenza di questa serie di scontri l'Impero Zulu cessò di esistere diventando Colonia britannica.

In risposta a questa azione di forza si originò la Afrikaner Bond, un vero e proprio movimento politico che promuoveva l'indipendenza e l'autogoverno dei boeri.

Operazioni militari[modifica | modifica sorgente]

Per tutto il 1879 Paul Kruger fomentò una serie di ribellioni su vasta scala nel Transvaal e ben presto la situazione degenerò fino a diventare una guerra civile, sebbene non dichiarata ufficialmente.

Il 16 dicembre 1880 i boeri autoproclamarono il Transvaal come repubblica indipendente e ammainarono la Union Jack per fare posto al vessillo boero. Quattro giorni dopo un drappello di 250 boeri intercettò e attaccò il 94esimo reggimento britannico diretto a Pretoria dando vita alla azione di Bronkhorstspruit, nel corso della schermaglia oltre 150 soldati inglesi morirono ed il resto (circa altri 120 uomini) fu fatto prigioniero. Nei giorni seguenti gli inglesi sottovalutarono il problema e inviarono una esigua spedizione comandata da George Pomeroy Colley per ripristinare l'ordine, ma anche questi soldati furono intercettati e sconfitti a Laing's Nek dai boeri il 28 gennaio 1881. Il giorno 8 del mese seguente i boeri colsero un altro importantissimo successo a Schuinshoogte, infine il 27 febbraio Colley tentò un'ultima disastrosa operazione a Majuba Hill.

Conclusione della guerra[modifica | modifica sorgente]

Dopo Majuba Hill il governo coloniale britannico ottenne un armistizio il 6 marzo, che divenne trattato di pace il 23 marzo 1881, mettendo fine alla prima guerra boera. Nel trattato di pace veniva riconosciuto l'autogoverno e la grande autonomia (ma non l'indipendenza) del Transvaal

La conclusione definitiva della guerra si ebbe con la Convenzione di Pretoria firmata il 3 agosto 1881 in cui le condizioni del trattato di pace furono ufficializzate e precisate.

La superiorità dei boeri era stata tanto imprevista e imprevedibile quanto schiacciante, avendo vinto tutte le quattro battaglie e perso solo poche decine di uomini (in contrasto alle truppe britanniche che persero diverse centinaia di soldati). L'imprevedibilità di tale esito fu dovuta alla netta convinzione degli inglesi di essere nettamente superiori in tutti i campi, convinzione maturata anche in seguito alla schiacciante vittoria contro gli Zulu. I boeri riuscirono prevalere grazie ad una attenta organizzazione e alla migliore conoscenza del territorio, sorprendendo il mondo e in particolare l'Impero Britannico.

Definizione[modifica | modifica sorgente]

La definizione di guerra, pur essendo generalmente accettata, è molto spesso discussa dagli storici in riferimento alla prima guerra boera (soprattutto se paragonata alla vastità e lunghezza della seconda guerra boera). Questo è dovuto al fatto che le operazioni coinvolsero un numero molto limitato di uomini (complessivamente meno di 5.000 soldati presero parte alle operazioni) in numero altrettanto esiguo di battaglie (appena 4, di cui solo una significativa con più di 1.000 uomini sul campo di battaglia) in tre mesi di scontri.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Duxbury, Geo. R. David and Goliath: The First War of Independence, 1880-1881 (Johannesburg: SA National Museum of Military History, 1981).
  • Gross, David (ed.) We Won’t Pay!: A Tax Resistance Reader ISBN 1-4348-9825-3 pp. 169-174

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