Grand Tour

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Il Grand Tour era un lungo viaggio nell’Europa continentale effettuato dai ricchi giovani dell’aristocrazia europea a partire dal XVII secolo e destinato a perfezionare il loro sapere con partenza e arrivo in una medesima città. Questo viaggio poteva durare da pochi mesi fino a svariati anni. La destinazione finale era comunemente l'Italia, o più raramente la Grecia.

Il Colosseo in un dipinto di Bernardo Bellotto (1721-1780)

Indice

Il Tour [modifica]

Durante il Tour, i giovani imparavano a conoscere la politica, la cultura, l'arte e le antichità dei paesi europei. Passavano il loro tempo facendo giri turistici, studiando e facendo acquisti.

L'Italia con la sua eredità della Roma antica, con i suoi monumenti, divenne uno dei posti più popolari da visitare. Oltre alla conoscenza del mondo antico, gli inglesi vennero così a contatto con le opere di Palladio e con il Neoclassicismo[senza fonte].

Durante il viaggio i giovani potevano acquistare, secondo le loro possibilità e i mezzi, numerose opere d'arte e d'antiquariato e visitare le rovine di Roma, ma anche di Pompei ed Ercolano che erano state riscoperte recentemente. Allo stesso tempo, anche gli studenti di arte da tutte le parti di Europa venivano in Italia a imparare dagli antichi modelli.

John Brudenell-Montagu (135-1770), ultimo marchese di Monthermer, ritratto da Pompeo Batoni

Una tappa importante del viaggio era, durante un soggiorno prolungato a Roma, la realizzazione d'un ritratto da parte di uno dei pittori più in vista al momento oppure il solo acquisto di vedute del paesaggio italiano. Tra i pittori che avevano questa clientela, Pompeo Batoni, Canaletto, e Piranesi. I numerosi pittori stranieri che vivevano a Roma, tra cui gli allievi dell’Accademia di Francia a Roma, beneficiavano economicamente di questa pratica, sia con la vendita delle loro opere che offrendo i loro servizi come guide.

La Francia rappresentava il vertice dello stile e della sofisticazione, così i giovani andavano là per liberarsi del loro comportamento grossolano e mettere su dello smalto che li metteva in evidenza come aristocrazia della Gran Bretagna. Sotto l’occhio attento del suo tutore e curato dal suo valletto, il giovane si metteva in moto. Il primo passo nel giro era attraversare la Manica per Calais, in Francia. Per molti giovani, già questa era una prova poiché il mal di mare era spesso il risultato della turbolenta traversata. A Parigi, tutte le tracce esteriori del precedente Britannico venivano cancellate con un guardaroba completamente francese. Vestito come un francese, ora era pronto a essere introdotto nella società francese. Dopo la sua introduzione in Francia, il turista andava a Digione, Lione e infine Marsiglia.

Durante il XIX secolo, la maggior parte dei giovani istruiti fecero il Grand Tour. Più tardi, divenne alla moda anche per le donne giovani. Un viaggio in Italia con la zia nubile in qualità di chaperon faceva parte della formazione della signora d’alto ceto.

L’espressione Grand Tour, sembra aver fatto la sua comparsa sulla guida The Voyage of Italy di Richard Lassels, edita nel 1670. Il successo del libro di Thomas Coryat Coryat's Crudities è spesso considerato come l'inizio della mania per Grand Tour.

Al Grand Tour, specie verso l’Italia, non erano estranei i giovani degli altri paesi europei, come la Germania e la Francia. Anche Johann Wolfgang von Goethe effettuò il suo Grand Tour in Italia dal 1786 al 1788 di cui scrisse nel suo famoso diario di viaggio Viaggio in Italia.

La pratica del Grand Tour divenne meno frequente durante le guerre della Rivoluzione francese e l’Impero, ma riprese con la Restaurazione, senza tuttavia conoscere la popolarità del secolo precedente.

Il Grand Tour fu occasione per la pubblicazione di numerosi libri guida: uno dei primi fu An Account of Some of the Statues, Bas-Reliefs, Drawings, and Pictures in Italy (1722), scritto dai pittori inglesi Jonathan Richardson il Vecchio (1665-1745) e suo figlio Jonathan Richardson il Giovane (1694-1771).

Filmografia [modifica]

Bibliografia [modifica]

  • Alberto Macchi, Irene Parenti, atto unico teatrale tra realtà e ipotesi, AETAS, Roma 2006, Note

Voci correlate [modifica]

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