Italia (regione geografica)

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Italia
Stati Croazia Croazia (alcuni comuni)
Francia Francia (alcuni comuni)
Italia Italia (ad esclusione di alcuni comuni)
Malta Malta
Monaco Monaco
San Marino San Marino
Slovenia Slovenia (alcuni comuni)
Svizzera Svizzera (alcuni comuni)
Città del Vaticano Città del Vaticano
Superficie 324 000 km²
Lingue Lingue parlate in Italia, più latino, maltese, monegasco e romancio
Altimetrie in falsi colori della regione geografica italiana
Altimetrie in falsi colori della regione geografica italiana

L'Italia (o più precisamente regione geografica italiana, regione fisica italiana, regione italiana, Italia geografica) è una regione geografica dell'Europa Meridionale delimitata a nord e a ovest dalla catena delle Alpi. Questa regione è composta da una parte continentale al nord, una parte peninsulare ed una insulare. Situata tra la penisola iberica e la penisola balcanica, si affaccia sul mar Mediterraneo ed in particolare sul mar Ligure, il mar Tirreno, il mare di Corsica, il mar di Sardegna, il Canale di Sardegna, il Canale di Sicilia, il mar Ionio, ed il mar Adriatico.

La regione geografica italiana[1][2] nella sua conformazione tradizionalmente e più largamente accettata presenta una superficie di circa 324 000 k[1], superiore a quella occupata dalla quasi totalità della Repubblica Italiana (poco più di 301 000 k), dal momento che nella regione sono inoltre compresi anche territori che fanno parte della Francia, Svizzera, Slovenia e Croazia e che vi sono inclusi anche quattro piccoli Stati indipendenti: la Repubblica di Malta, la Repubblica di San Marino, il Principato di Monaco e la Città del Vaticano[3].

Regione geografica, politica e nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Quando si parla di regione geografica, non bisogna confondere la regione geografica, talora denominata con un aggettivo che si riferisce ad una specifica nazione o ad un popolo e che può risultare talora fuorviante, lo Stato, e la Nazione[2].

La regione geografica[modifica | modifica wikitesto]

La regione geografica è delimitata da confini fisici che sono rappresentati dalle coste marine, dal corso dei fiumi e dalle catene montuose (o per meglio dire dallo spartiacque e quindi sempre dall'acqua). Le grandi isole e gli arcipelaghi rappresentano casi di facile identificazione di regioni geografiche: si pensi in Europa alla Gran Bretagna, all'Irlanda, all'Islanda. Anche le grandi penisole, quando sono delimitate nel punto di attacco all'area continentale da catene montuose, sono agevolmente identificabili. Si possono citare al riguardo in Europa le penisole iberica e italiana. Tuttavia, i confini fisici sono spesso incerti, discutibili o addirittura del tutto assenti.

I confini dello Stato[modifica | modifica wikitesto]

Al contrario, i confini statali sono ben definiti e riconosciuti da accordi internazionali. Lo Stato è, infatti, un'entità giuridico-politica che ha sovranità su un territorio dai confini certi. Il suo territorio ed il tracciato dei suoi confini sono sanciti da atti ufficiali di diritto internazionale. Alla base dello Stato vi deve essere, infatti, la presenza congiunta di tre elementi fondamentali: il popolo, il territorio, la sovranità[2].

La nazione[modifica | modifica wikitesto]

Al contrario dei confini statali, i confini delle nazioni sono nebulosi e controversi. Anzi, a ben vedere, è lo stesso concetto di nazione a non essere chiaro. Ulteriore complessità nel problema in questione deriva dai flussi migratori, transnazionali e transcontinentali, in corso in ambito europeo o che si dirigono dai continenti extraeuropei verso l'Europa. Flussi migratori che incidono, talora anche pesantemente sulla composizione etnica delle popolazioni.

La nazione è definita convenzionalmente come insieme di genti che condividono in tutto o in parte vari elementi come origine, lingua, cultura, etnia, religione, identità, storia e che abitano in un dato territorio. Il territorio, secondo alcuni autori, sarebbe un elemento essenziale per connotare una nazione, mentre secondo altri, non sarebbe indispensabile. Questa tesi è stata sostenuta soprattutto con riferimento ai periodi storici delle grandi migrazioni. Si cita spesso a questo riguardo il caso del popolo rom che avrebbe una propria identità nazionale pur essendo sempre stato privo, almeno in Europa, di un proprio territorio[2].

L'Islanda, come nazione insulare, rappresenta in Europa un'eccezione, dato che offre una coincidenza perfetta fra regione geografica, stato e nazione.

Etimologia del nome "Italia"[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Etimologia del nome Italia.
Vista dell'Italia nel 1853
Progressivo estendersi del territorio denominato Italia dal VI secolo a.C. a Diocleziano[4]

Il toponimo "Italia" venne usato per la prima volta dagli autori greci e latini, nella fattispecie da Erodoto. Con tale nome si indicava la parte meridionale della penisola, l'antico Bruttium abitato dagli Itali, da Italo, re degli Enotri,[5] (attuale Calabria centrale) secondo quanto tramandato anche da Dionigi di Alicarnasso, Tucidide e Virgilio, poi il nome fu esteso ad indicare i connazionali della Magna Grecia, che venivano detti Italiótai.

L'etimologia del nome, secondo una tesi antica, si basa sul nome greco italós, che significa toro, come forma contratta e grecizzata dell'umbro uitlu (toro: vedasi il latino uitellus, forma con suffisso diminutivo che significa vitello). Tale etimologia era stata già tramandata dagli stessi greci che vedevano l'origine del nome in Ouitoulía (ossia "terra dei tori") dal vocabolo "Italòi", termine con il quale i Greci designarono peraltro i Vituli, una popolazione che abitava le terre a sud dell'istmo di Catanzaro, grosso modo l'area ionica oggi occupata dalle provincie di Catanzaro e di Reggio Calabria e che adorava il simulacro di un toro. Il nome significherebbe quindi "abitanti della terra dei vitelli". Essa fu in seguito riproposta da Dionigi d'Alicarnasso, Varrone, Aulo Gellio e Sesto Pompeo Festo. Secondo Dionigi di Alicarnasso la popolazione degli Itali era costituita da una parte dei Siculi che non varcò lo Stretto per stabilirsi nell'odierna Sicilia, rimanendo dunque nell'estremo lembo di terra che è l'attuale Calabria centrale. Tale popolo avrebbe assunto il proprio nome dal leggendario re Italo, così che la zona precedentemente detta Ausonia avrebbe preso il nuovo nome di "Italia" (come riportato anche da Tucidide e Virgilio).

Secondo Aristotele[6] gli Itali erano così chiamati in onore del loro re Italo appunto, che pare abbia trasformato gli Enotri, da nomadi che erano, in agricoltori, e che abbia anche dato ad essi altre leggi, e per primo istituito i sissizi. Infatti fino all'inizio del V secolo a.C., con Italia si arrivò ad indicare l'intera attuale regione calabrese, poi tutta la parte meridionale del Paese e, dal 49 a.C., quando alla Gallia Cisalpina furono concessi i diritti di cittadinanza romana, anche le regioni settentrionali della penisola. Tali confini vennero ulteriormente dilatati con la riforma amministrativa dell'imperatore Augusto (27 a.C.) che li portò a ovest fino al fiume Varo (presso Nizza) e ad est fino al fiume Arsa, in Istria.

Altre ipotesi[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia di Erodoto.

Secondo un'altra ipotesi l'origine del nome non è una forma grecizzata dell'umbro, bensì un termine di derivazione etrusca. In Etrusco esisteva difatti il termine Italòs, che indicava il toro, probabilmente derivato da *vitalu, con caduta del digamma. Questo termine fu usato dagli Etruschi per indicare i popoli italici (dell'Italia centro meridionale); ciò è stato in parte affermato da Apollodoro, che sosteneva che il termine italòn fosse un termine di derivazione tirrenica, ovvero etrusca, usato per indicare il toro. Lo stesso confermava il bizantino Giovanni Tzetzes, che presumibilmente non conosceva la fonte di Apollodoro e, forse, lo aveva appreso da qualche altra fonte antica. Appare inoltre molto più probabile che il termine sia passato dall'etrusco al greco, piuttosto che dall'umbro, per altri due motivi: utilizzare il termine italòn per indicare un popolo ha probabilmente una connotazione negativa, in quanto rimanderebbe ad una certa inferiorità; considerando la superiorità tecnico culturale degli Etruschi, e le condizioni dei rapporti che esistevano fra questo popolo e le genti italiche, è molto probabile che gli Etruschi abbiano utilizzato tale appellativo con lo scopo di deridere i propri vicini. Appare in secondo luogo difficile credere che tale appellativo fosse stato applicato a tutti i popoli italici a partire da un piccolo popolo, mentre la sua paternità etrusca renderebbe più probabile la sua diffusione su vasta scala.

Su quest'ultimo punto ci sono state ipotesi divergenti; ad esempio c'è chi, come il filologo Domenico Silvestri, sostiene che il nome sia passato dall'etrusco al greco, ma già con il suo significato finale. In pratica gli Etruschi chiamavano la penisola già Italia e i suoi abitanti Itali.

Altri sostengono che il termine Italia sia derivato dal greco Aithàle, termine usato per indicare l'isola d'Elba ed alcune vicine, trasformatosi poi in Aitlìa, Eitalìale, Etalìa, Italìa. Aithàle in greco significa fumosa o fumante, ed avrebbe indicato la presenza di molte fornaci per la lavorazione dei metalli. Tale presenza è però attestata solo sull'isola d'Elba e non in tutto il sud Italia, ragion per cui difficilmente questo nome si sarebbe potuto diffondere a tutta la penisola, a meno che, come sostiene Felice Vinci, il termine non si riferisca ai numerosi vulcani presenti nell'Italia meridionale (Etna, Vesuvio e le isole Eolie): in questo caso Aithàleia o Aithalia sarebbe la "terra che fuma". Altri sostengono che il termine Aithàle avesse indicato una tecnica di coltivazione, eseguita appiccando incendi sui campi con lo scopo di aumentarne la fertilità, ma tale tecnica era diffusa in tutto il Mediterraneo. Vi è poi chi sostiene che Aithale rimandi al concetto del tramonto, per il fatto che l'Italia era per i Greci la terra dove tramontava il sole, ma tale nome avrebbe potuto essere applicato anche alla Sicilia, o alla Numidia, che godevano della stessa caratteristica.

Più di recente il filologo Giovanni Semerano, noto per le sue controverse teorie sui rapporti tra le lingue indoeuropee e le lingue semitiche, propose l'ipotesi che il termine Italia derivi da attalû, una parola accadica ricostruita da Semerano e che significherebbe "terra del tramonto" (in siriano antico 'ātaljā, "oscurità").[7] Egli basava le sue idee su considerazioni di tipo linguistico: la "i" del latino vitulus è breve, mentre la "i" di Italia è lunga. A parte il fatto che attalû è priva di i (sia brevi che lunghe), secondo i critici della teoria di Semerano non esisterebbero sufficienti motivi storici che possano avere portato un termine accadico dalla Mesopotamia all'Italia.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Parti costituenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel linguaggio comune, quando si parla di regione italiana si parla in generale della penisola italiana. Similmente, gli abitanti delle isole usano il termine continente per designare la terra ferma che va dalle Alpi fino a Reggio Calabria. In realtà, la regione italiana comprende una parte continentale, una parte peninsulare ed una insulare.

Parte continentale[modifica | modifica wikitesto]

La parte continentale, nella quale sono inclusi il Nizzardo, il Canton Ticino, l'Istria e alcune valli alpine minori, come ad esempio le valli Poschiavo, Mesolcina e Bregaglia, corrisponde a circa il 40% della regione italiana e si situa al nord di una linea immaginaria che va dall'imboccatura del fiume Magra a quella del fiume Rubicone fino alle Alpi. La maggior parte è composta dai bacini idrografici dei fiumi Po e Adige. Dalla parte continentale sono escluse tuttavia acune valli alpine minori che pur fanno parte dello stato italiano, come ad esempio la conca di Livigno e la parte estrema della Val Pusteria.

Parte peninsulare[modifica | modifica wikitesto]

La penisola italiana, o penisola italica, è una penisola del continente europeo attraversata dalla catena degli Appennini e delimitata da quattro mari: mar Ligure, mar Tirreno, mar Ionio e mar Adriatico. È una delle tre penisole che costituiscono l'Europa del Sud con la penisola Iberica e la penisola balcanica.

In realtà, la penisola nel senso geografico comincia dall'Appennino tosco-romagnolo, a partire da una linea immaginaria che va dall'imboccatura del fiume Magra a quella del fiume Rubicone, e si estende fino all'estrema propaggine meridionale di Capo Spartivento in Calabria. La penisola ha una estensione di circa 1 000 km in direzione Nordovest - Sudest. Le grandi isole più vicine, la Sicilia, la Sardegna e la Corsica, non ne fanno parte. La penisola corrisponde a circa il 42% della regione geografica italiana.

Parte insulare[modifica | modifica wikitesto]

La parte insulare si estende su una superficie di circa 60 000 k (il 18% circa di tutta la regione italiana), di cui 58 000 k circa per la Sicilia, la Sardegna e la Corsica. Al di fuori di queste grandi isole, numerose isole minori, spesso raggruppate in arcipelaghi, si trovano lungo le coste italiane, per la maggior parte nel mar Tirreno. La lista qui sotto mostra le più grandi isole appartenenti alla regione geografica italiana:

Nome Superficie (km²) Mare Stato
Sicilia 25 460 Mediterraneo, Ionio Italia Italia
Sardegna 24 090 Mediterraneo Tirreno Italia Italia
Corsica 8 681 Mediterraneo Tirreno Francia Francia
Veglia[8] 409 Adriatico Croazia Croazia
Cherso[8] 406 Adriatico Croazia Croazia
Malta 246 Mediterraneo Malta Malta
Nome Superficie (km²) Mare Stato
Elba 223 Tirreno Ligure Italia Italia
Sant'Antioco 109 Mediterraneo Italia Italia
Pantelleria 83 Mediterraneo Italia Italia
Lussino[8] 74 Adriatico Croazia Croazia
Gozzo 67 Mediterraneo Malta Malta
San Pietro 51 Mediterraneo Italia Italia

Limiti geografici[modifica | modifica wikitesto]

I limiti naturali della regione italiana, segnati dallo spartiacque alpino e dal mare, sono relativamente chiari, tranne che agli estremi occidentali ed orientali delle Alpi.

Ai confini orientali tradizionalmente si indicano solitamente la catena delle Alpi Giulie ed il Golfo del Quarnaro, a cui fa riferimento anche Dante Alighieri. Tuttavia resta disponibile un'ampia gamma di altre tesi, racchiusa tra l'ipotesi minimale di una frontiera lungo il corso dell'Isonzo (propugnata in passato dall'Austria), che escluderebbe l'alta valle dell'Isonzo, Trieste e l'intera Istria, ed un'ipotesi all'estremo opposto, che contemplerebbe la continuazione dello spartiacque dalle Alpi Giulie, attraverso i monti Capella, fino alle catene delle Alpi Bebie e delle Alpi Dinariche e che racchiuderebbe anche la Dalmazia nella regione geografica italiana. All'interno di questi due estremi si collocano vari confini storici, diligentemente elencati da Tomaz, fra i quali, nell'assetto regionale augusteo dell'Italia romana, il limes di natura amministrativa lungo il fiume Arsa segnava la fine della Regio X Venetia et Histria[2].

Pertanto, ad est, nonostante il carattere più depresso dell'orografia e la scarsità dell'idrografia superficiale che si riscontrano nelle regione a mezzogiorno del passo di Nauporto nei pressi di Postumia grotte, la continuità del baluardo montano è assicurato dai rilievi posti tra il Monte Pomario e il Monte Nevoso, suo pilastro terminale, dove esso raggiunge il Golfo del Quarnaro e la Baia di Buccari, immediatamente a Sud-Est di Fiume[1][4]. A Oriente quindi, il limite estremo d'Italia viene generalmente individuato nel Passo di Vrata, detto anche Porta Liburnica. A sud-est del passo di Nauporto e a nord-ovest del monte Pomario, la tracciabilità del confine naturale è alquanto difficile in quanto in questa zona lo spartiacque idrografico non coincide con la catena orografica, caratterizzata peraltro da cime piuttosto esigue. Se si tiene conto dell'idrografia, comprensiva di quella sotterranea, Postumia apparterrebbe alla penisola balcanica, terminando quella italiana nei pressi di Resderta; se, invece, si considera l'orografia, allora il termine della regione italiana è al di là di Longatico e Olisa, comprendendo anche il Lago di Circonio.

Per quanto riguarda le isole di Cherso, Lussino, Veglia e altre isole minori vicine, la loro appartenenza alla regione geografica italiana può variare in funzione delle fonti. Tuttavia, nella maggior parte delle fonti, esse vengono incluse alla regione geografica italiana in quanto queste sole isole del Quarnaro sarebbero la naturale continuazione dell'Istria e sono più vicine alle coste istriane che a quelle dalmate[1][2].

Al contrario, ad ovest, il confine può essere rappresentato da quel contrafforte delle Alpi Marittime che, staccandosi dallo spartiacque padano-ligure in corrispondenza del Monte Clapier divide il bacino del Roia e del Paglione da un lato da quello del Varo dall'altro raggiungendo la costa poco lungi dalla foce di quest'ultimo, a Sud-Ovest di Nizza[1][4]. Altra ipotesi è che tale confine, dopo aver toccato la cima del Monte Pelat, comprenda tutto il bacino del fiume Varo con i suoi affluenti, ponendo in entrambi i casi Nizza all'interno della regione italiana.[9]

Punti estremi[modifica | modifica wikitesto]
Il faro di Punta Palascìa, meglio noto come Capo d'Otranto

I punti estremi della regione geografica italiana, misurati rispetto al Meridiano di Greenwich, sono[1]:

La distanza ortodromica N–S è di 1 269 km.

Geografia politica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Comuni appartenenti alla Repubblica Italiana non compresi nella Regione geografica italiana e Comuni non appartenenti alla Repubblica Italiana compresi nella Regione geografica italiana.

La Repubblica Italiana occupa il 93% della regione geografica italiana. La rimanente porzione (23 000 km²) è divisa tra diversi altri Stati, alcuni dei quali (San Marino e Città del Vaticano) sono interamente inclusi nei confini politici. Alla regione geografica italiana vengono ascritti anche il Nizzardo (compreso il Principato di Monaco), alcuni lembi del settore alpino presso il confine francese (italiani fino al Trattato di pace del 1947), la Corsica, la Svizzera italiana, le isole Maltesi, la Venezia Giulia slovena e quella croata (compresa la città di Fiume)[1][4].

Sono interamente inclusi nei limiti della regione geografica italiana[1][4]

Inoltre rientrano nei confini della regione geografica italiana[1][2]:

l'alta Val Divedro nel cantone del Vallese, il Canton Ticino (ad eccezione dell'alta valle della Reuss) nonché - nel cantone dei Grigioni - la Valle Mesolcina, la Val Bregaglia, la Val Poschiavo e la Val Monastero (tutte costituenti comunque la Svizzera italiana tranne la val Monastero);
l'Istria, la città di Fiume, l'arcipelago di Pelagosa e le tre isole di Cherso, Lussino e Veglia[10];
  • nella Repubblica Francese (parzialmente inclusa nella parte continentale e nella parte insulare, ad ovest):
la Corsica, il territorio dell'arrondissement di Nizza[11] ed i territori ceduti con il Trattato di Parigi del 1947 (Briga, Tenda, il Colle del Monginevro, la Valle Stretta dietro Bardonecchia, la zona del monte Chaberton presso il passo del Monginevro, la zona del Colle del Moncenisio col lago del Moncenisio);
  • della Repubblica Italiana (occupa quasi interamente la Regione geografica omonima pur non essendone interamente inclusa):
la quasi totalità del territorio ricade nella Regione geografica italiana, tranne 3 vallate alpine che sono tributarie del Reno e del Danubio e le isole Pelagie che appartengono alla piattaforma continentale africana.
le Alpi Giulie slovene, una parte della Carniola occidentale e il litorale sloveno.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La nozione di regione geografica italiana non deve essere confusa con qualsiasi confine storico territoriale. La storia di questa regione è una delle più ricche storicamente parlando e sarebbe difficile trovare nella sua lunga storia un momento rispetto ad un altro in cui i confini storici potrebbero corrispondere con i confini geografici. Inoltre, questi confini geografici hanno fortemente evoluto nel tempo in funzione dello sviluppo delle scienze geografiche.

Antichità[modifica | modifica wikitesto]

L'Europa vista da Strabone
L'Italia romana del Nord secondo l'Atlante di L. Carrez del 1886
L'Italia romana del Sud secondo l'Atlante di L. Carrez del 1886

L'idea dell'Italia come regione geografica è molto antica. Essa venne descritta con la nozione geografica di penisola già nel I secolo a.C. nel più vecchio trattato che ci sia pervenuto sull'argomento, denominato appunto Geografia (in greco antico: Γεωγραφικά - Gheographikà)[12], opera in 17 volumi del geografo greco Strabone (65/64 - 25/21 a.C. ) che ci è pervenuta quasi completa. Nel XV secolo, Guarino Veronese tradusse in latino la totalità dell'opera contribuendone così la riscoperta.

Nell'introduzione del suo libro V, Strabone dà la sua definizione dell'Italia:

« L'Italia attuale comincia ai piedi delle Alpi: [dico l'Italia attuale], perché questo nome indicava all'inizio soltanto l'antica Ouitoulía, ossia la contrada situata tra lo stretto di Sicilia e i golfi di Taranto e di Posidonia; ma, avendo preso con il tempo una sorte di predominanza, questo nome ha finito per estendersi fino ai piedi della catena delle Alpi, abbracciando anche, da una parte, tutta la Liguria fino al Varo e naturalmente anche i dintorni della Liguria dalla frontiera con l'Etruria, e, dall'altra parte, tutta l'Istria fino a Pola.[13] »
(Strabone - Geografia – Libro V – Capitolo I : La Transpadania e la Cispdana)

Nei libri V e VI della sua Geôgraphiká Strabone descrive i popoli ed i territori che fanno parte della macroregione storica:

  • Libro V :
    • Capitolo 1 : La Transpadania e la Cispdania
    • Capitolo 2 : L'Etruria, la Corsica e la Sardegna
    • Capitolo 3 : La Sabina e il Lazio
    • Capitolo 4 : Il Piceno e la Campania
  • Libro VI :
    • Capitolo 1 : La Lucania e il Bruttium
    • Capitolo 2 : La Sicilia e le isole Lipari
    • Capitolo 3 : La Messapia e le Apulie
    • Capitolo 4 : Cause della potenza romana


Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia politica alla fine del Medioevo, prima delle guerre d'Italia

Per numerosi secoli, la descrizione geografica di Strabone non cambierà fino alla pubblicazione della prima geografia universale di Conrad Malte-Brun (1775 - 1826), Geografia o descrizione di tutte le parti del mondo. Dal punto di vista geografico, infatti, l'Italia è fondamentalmente una penisola; quella che va cambiare è la sua geografia politica.

Infatti, dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, e in particolare con l'arrivo dei Longobardi, l'Italia ha perso la sua unità politica. Se a partire dell'855 un nuovo Regno d'Italia (in latino, regnum Italicum) è creato, esso comprende soltanto l'Italia del Nord. In più, a partire del XII secolo, l'Italia si ritrova divisa in una miriade di piccoli Stati spesso in lotta l'uno con l'altro o vittime delle mire espansionistiche straniere.

Tuttavia, Dante Alighieri scriveva nel XIV secolo nella Divina Commedia (L'Inferno, Canto IX, 114):

« sì com' a Pola, presso del Carnaro, ch'Italia chiude e i suoi termini bagna. »
(Dante Alighieri)

Similmente, Francesco Petrarca scriveva nella stessa epoca nella sua opera il Canzoniere o Rerum vulgarium fragmenta (s. CXLVI, 13-14):

« il bel paese ch'Appennin parte e 'l mar circonda e l'Alpe. »
(Francesco Petrarca)

XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Durante le guerre napoleoniche, la carta dell'Italia si ritrova semplificata, sconvolgendo il modo di vivere e portando delle idee nuove.

Napoleone Bonaparte[modifica | modifica wikitesto]

Nelle sue memorie scritte durante la sua prigionia sull'isola di Sant'Elena, ma pubblicate soltanto nel 2010, Napoleone Bonaparte fa una descrizione dell'Italia nel primo capitolo[14]:

« L'Italie est environnée par les Alpes et par la mer. Ses limites naturelles sont déterminées avec autant de précision que si c'était une île. Elle est comprise entre le 36e et le 46e degré de latitude, le 4e et le 16e de longitude de Paris ; elle est composée de trois parties : la continentale, la presqu'île et les îles. La première est séparée de la seconde par l'isthme de Parme. Si de Parme, comme centre, vous tracez une demi-conférence du côté du nord avec un rayon égal à la distance de Parme aux bouches du Var ou aux bouches de l'Isonzo (60 lieues), vous aurez tracé le développement de la chaîne supérieure des Alpes qui sépare l'Italie du continent. Ce demi-cercle forme le territoire de la partie dite continentale, dont la surface est de 5 000 lieues carrées. La presqu'île est un trapèze compris entre la partie continentale au nord, la Méditerranée à l'ouest, l'Adriatique à l'est, la mer d'Ionie au sud, dont les deux côtés principaux ont 200 à 210 lieues de longueur, et les deux autres côtés de 60 à 30 lieues ; sa surface est de 6 000 lieues carrées. La troisième partie, ou les îles, savoir, la Sicile, la Sardaigne, la Corse, qui géographiquement appartient plus à l'Italie qu'à la France, forme une surface de 4 000 lieues carrées ; ce qui porte à 15 000 lieues carrées la surface de toute l'Italie.

On a considéré ici les limites naturelles sans entrer dans aucune division politique. Ainsi on n'a compris ni la Savoie, qui est au-delà des Alpes, ni la Dalmatie, ni l'Istrie, et l'on a compris la partie des bailliages suisses-italiens qui sont en deça des Alpes, et toute la partie du Tyrol qui verse ses eaux dans l'Adige et est en deça du Brenner; tout cela d'ailleurs forme peu de changements. Du côté de l'est, on a placé la borne à l'Isonzo, quoique la division naturelle des montagnes passerait entre Laybach et l'Isonzo, comprendrait une portion de la Carniole et de l'Istrie et joindrait l'Adriatique à Fiume ; mais à l'Isonzo les montagnes des Alpes s'abaissent et deviennent d'une moindre considération. »

In tal modo, Napoleone mostra che ben prima della teorizzazione da parte dei geografi moderni, la nozione dell'Italia come regione geografica, al di là delle divisioni politiche, era diffusa.

Riscoperta della nozione di regione geografica italiana[modifica | modifica wikitesto]

Il Risorgimento e gli effetti del nazionalismo[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la Restaurazione, l'Italia rimane secondo l'espressione di Metternich « una semplice espressione geografica » senza unità politica. Tuttavia, un processo che porterà all'unità d'Italia è stato messo in moto.

Dopo la proclamazione di Vittorio Emanuele II re d'Italia il 17 marzo 1861, la nuova Italia subisce un nazionalismo importante da una parte per rinforzare all'interno il nuovo stato e dall'altra per crearsi una posizione tra le grandi potenze europee. Il movimento irrendentista creato nel 1877 continua a sostenere che la frontiera naturale deve passare sulla cresta delle Alpi basandosi su delle teorie geografiche. Per esempio, Cesare Battisti, una personalità conosciuta di questo movimento, comincia la sua carriera come geografo. Inoltre, « l'ambiente che gravita intorno alla Società Geografica italiana di Roma, e della Società di Studi Geografici di Firenze, è fortemente impregnata di spirito nazionalista che, durante i decenni successivi, diventerà sempre più colonialista e militarista. Questo spiega, come l'ha dimostrato Lucio Gambi[15], l'adesione entusiasta e quasi unanime dei geografi italiani al fascismo qualche decennio più tardi[16]. »

XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la Grande Guerra, la nozione di regione geografica italiana passa in secondo piano in quanto le frontiere naturali sono state più o meno raggiunte ed è su altre scale che si esprimono il nazionalismo e l'imperialismo italico, ben al di là dei confini della regione italiana.

Dopo la seconda guerra mondiale, la geografia italiana ha eliminato tutti gli aspetti politici e nazionalistici per concentrarsi soltanto su quelli geografici[17][18]. È per questo che la nozione di regione geografica italiana, includendo dei territori che non fanno parte dell'Italia, continua ad essere presente in alcune enciclopedie geografiche italiane[1], come quella pubblicata dalla casa editrice De Agostini.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j De Agostini Ed., L'Enciclopedia Geografica - Vol.I - Italia, 2004, p. 78
  2. ^ a b c d e f g Mauri, A., La presentazione di una storia delle frontiere orientali italiane: una occasione per riflettere sulle determinanti storiche, economiche e geopolitiche dei confini, Working Paper n. 2007-41, Università degli Studi di Milano, 2007
  3. ^ * "Archives historiques de la Suisse italienne" ("Archivio Storico della Svizzera Italiana"), Volumes 9-11, Université de Californie, 1934
  4. ^ a b c d e Touring Club Italiano, Conosci l'Italia. Vol. I: L'Italia fisica, 1937, p. 11-13
  5. ^ "…L'intiera terra fra i due golfi di mari, / il Nepetinico [S. Eufemia] e lo Scilletinico [Squillace], / fu ridotta sotto il potere di un uomo buono e saggio, / che convinse i vicini, gli uni con le parole, gli altri con la forza. / Questo uomo si chiamò Italo che denominò per primo / questa terra Italia. E quando Italo si fu impadronito / di questa terra dell'istmo, ed aveva molte genti / che gli erano sottomesse, subito pretese anche i territori confinanti / e pose sotto la sua dominazione molte città.", Antioco di Siracusa, V secolo a.C.
  6. ^ Politica, VII, 9, 2
  7. ^ Semerano, pag. 227.
  8. ^ a b c L'appartenenza delle isole di Cherso, Lussino e Veglia alla regione italiana può variare a seconda delle fonti. Tuttavia, essendo le tre isole la continuazione naturale della penisola istriana, Cherso e Lussino sono più vicine alla costa istriana che a quella dalmata, mentre Veglia è più vicina alla costa dalmata che all'Istria. Inoltre varie isole minori mostrano una continuità tra Veglia e Arbe, isola nettamente dalmata.
  9. ^ "L'Enciclopedia Geografica - Vol.I - Italia", 2004, Ed. De Agostini
  10. ^ l'appartenenza delle isole di Cherso, Lussino e Veglia alla regione italiana può variare a seconda delle fonti
  11. ^ corrispondente all'antica contea di Nizza fino al fiume Varo o al fiume Paglione
  12. ^ Geôgraphiká dans la traduction de A. Tardieu
  13. ^ Strabon, Géographie – Livre V – Chapitre I : La Transapadane et la Cispadane
  14. ^ Bonaparte, N., Mémoires de Napoléon - La campagne d'Italie, Ed. Tallandier, 2010, p. 53-54
  15. ^ Lucio Gambi (1991) Geografia ed imperialismo in Italia, Bologna, Patron
  16. ^ F. Ferretti (2009) § 15
  17. ^ L. Gambi, Una Geografia per la Storia, Torino, Einaudi, 1973
  18. ^ L. Gambi, Geografia e Imperialismo, Bologna, Patron, 1991

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Strabone, Geografia, scritta all'inizio del I secolo a.C. e tradotta in francese da A. Tardieu nel 1867 [1]
  • Balbi, A., Compendio di geografia universale. Conforme agli ultime politiche transazioni e recenti scoperte, Livorno, 1819 [2]
  • Marmocchi, F., Prodromo della storia naturale generale e comparata d'Italia, Società editrice Fiorentina, Firenze, 1844 [3]
  • Ranuzzi, A., Annuario geografico italiano: anno 1, Bologna 1844
  • Zuccagni-Orlandini, A., Corografia fisica, storica e statistica dell'Italia e delle sue isole, Presso gli editori, Firenze, 1833-1845 [4]
  • Dussieux, L., Géographie générale, J. Lecoffre et cie, 1866 [5]
  • Carrez, L., Atlas de géographie ancienne, Lille / Paris, Librairie de J. Lefort, 1886 [6]
  • Marinelli, G., Il nome Italia attraverso i secoli, in "Scritti Minori” Vol. 1, Firenze, F. Le Monnier, 1908
  • Porena, F., Sui confini geografici della regione italiana, Roma, Nuova Anotlogia, 1910
  • Orlandi, M., Il nome Italia nella prosodia, nella fonetica, nella semantica, in "Le vie d'Italia”, riv. Mensile del T.C.I., 1921
  • Solmi, A., Archives historiques de la Suisse italienne - Volumes 9-11, Université de Californie, 1934
  • Società Geografica Italiana, Quaderni geografici d'attualità - Serie I: I confini d'Italia, 1945-48
  • Touring Club Italiano, Conosci l'Italia - Vol. I: L'Italia fisica, 1957
  • Gambi, L., Una geografia per la storia, Torino, Einaudi, 1973
  • Gambi, L., Geografia e imperialismo, Bologna, Patron, 1991
  • Farinelli, F., L'immagine dell'Italia in P. Coppola (a cura di), Geografia Politica delle Regioni Italiane, Torino, Einaudi, 1997
  • De Agostini Ed., L'enciclopedia geografica - Vol.I - Italia, 2004
  • Dell'Agnese, E., Squarcina, E., (eds.), Europa, vecchi confini e nuove frontiere, Torino, UTET, 2005
  • Tomaz, L., I confini d'Italia in Istria e Dalmazia, Edizione Think, Conselve, 2007
  • Mauri, A., La presentazione di una storia delle frontiere orientali italiane: una occasione per riflettere sulle determinanti storiche, economiche e geopolitiche dei confini, Working Paper n. 2007-41, Università degli Studi di Milano, 2007 [7] e [8]
  • Ferretti, F., Traduire Reclus. L'Italie écrite par Attilio Brunialti, Cybergeo : European Journal of Geography, Epistémologie, Histoire de la Géographie, Didactique, document 467, mis en ligne le 10 juillet 2009 [9]
  • Bonaparte, N., Mémoires de Napoléon - La campagne d'Italie, Ed. Tallandier, 2010
  • Giovanni Semerano, L'infinito: un equivoco millenario. Le antiche civiltà del Vicino Oriente e le origini del pensiero greco, Bruno Mondadori, 2005, ISBN 88-424-9293-0.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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