Tenda (Francia)

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Tenda
comune
Tende
Tenda – Stemma
(dettagli)
Tenda – Veduta
Localizzazione
Stato Francia Francia
Regione Blason région fr Provence-Alpes-Côte d'Azur.svg Provenza-Alpi-Costa Azzurra
Dipartimento Nice Arms.svg Alpi Marittime
Arrondissement Nizza
Cantone Tenda
Amministrazione
Sindaco Jean-Pierre Vassallo (lista civica) dal 2001
Territorio
Coordinate 44°05′19″N 7°35′39″E / 44.088611°N 7.594166°E44.088611; 7.594166 (Tenda)Coordinate: 44°05′19″N 7°35′39″E / 44.088611°N 7.594166°E44.088611; 7.594166 (Tenda)
Altitudine 816 m s.l.m.
Superficie 177,47 km²
Abitanti 2 102[1] (2009)
Densità 11,84 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale 06430
Fuso orario UTC+1
Codice INSEE 06163
Nome abitanti Tendaschi
Cartografia
Mappa di localizzazione: Francia
Tenda
Tenda – Mappa
Sito istituzionale

Tenda (in francese Tende, in ligure, piemontese e brigasco Tenda) è un comune francese di 2.102 abitanti situato nel dipartimento delle Alpi Marittime nella regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra.

Nei pressi di Tenda si trova il sito preistorico, conosciuto come "Valle delle Meraviglie" (Vallée des Merveilles), di primaria importanza per le numerose incisioni rupestri risalenti con ogni probabilità all'età del bronzo. La città fa parte della regione geografica italiana, così come tutto la regione di Nizza fino al fiume Varo[2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La storia del comune è intimamente legata a quella dell'omonima contea, della quale Tenda fu per secoli il capoluogo.

Citata a partire dal XI secolo con il suo nome italiano attuale, Tenda era al tempo dipendente dalla contea di Ventimiglia. Nel 1261 Guglielmo Pietro I di Ventimiglia, signore di Tenda, sposò Eudossia Lascaris, sorella dell'imperatore bizantino, Giovanni Lascaris. I figli presero il nome di Lascaris di Ventimiglia.

Dal XIII al XVI secolo Tenda appartenne alla famiglia Lascaris di Ventimiglia. Nel 1509 passò, per matrimonio, ad un principe di Savoia, Renato di Savoia-Villars, il cui ramo si estinse nel 1754. La Contea passò pertanto ai Savoia del ramo principale, ai quali rimase sino al 1946, fatto salvo il periodo della rivoluzione francese e quello napoleonico, durante i quali fu soggetta alla Francia.

A seguito dell'alleanza franco-piemontese del 1858 (dopo gli accordi di Plombières tra Napoleone III e Cavour) per la seconda guerra di indipendenza, ne fu prevista la cessione alla Francia, assieme all'ex Contea di Nizza e a Briga Marittima. Dopo la guerra, vittoriosa per le armate franco-piemontesi, vi fu tenuto un plebiscito che confermasse gli accordi e che risultò favorevole alla Francia[3]. Tuttavia, le alte gerarchie dell'esercito piemontese, per motivi strategici, fecero pressioni contro la cessione, e Napoleone III finì per rinunciare all'annessione di Tenda e di Briga. Per giustificare pubblicamente la rinuncia si disse che i territori interessati facevano parte dei "territori di caccia" della corona sabauda, mentre in realtà questi si trovavano molto più a nord (Mollières) e nelle valli Tinea e Vesubia.

Il comune di Tenda, fino ad allora parte della provincia di Nizza, venne assegnato a quella di Cuneo[4].

Dopo la seconda guerra mondiale la Francia, vincitrice, chiese l'annessione dei territori di Tenda e Briga, ottenendola come disposto nel trattato di pace firmato dall'Italia il 10 febbraio 1947, entrato in vigore il 15 settembre 1947.

Poiché la Costituzione della IV Repubblica francese imponeva che non vi fossero acquisizioni territoriali senza il consenso delle popolazioni interessate, anche se Tenda era già controllata militarmente e amministrativamente dalla Francia che ne aveva ottenuta la cessione dall'Italia a seguito della firma del Trattato di pace, le autorità francesi diedero corso ad un referendum fra la popolazione per la scelta tra Francia ed Italia, che si svolse il 12 ottobre 1947.[5] Al voto furono ammessi solo i cittadini residenti nella zona al momento del referendum, quelli con almeno un genitore nato nei paesi interessati e quelli che potevano dimostrare di aver avuto un domicilio precedente alla presa del potere del fascismo in Italia nel 1922. Vennero così esclusi dal voto una parte degli abitanti che si erano rifugiati in Italia.[6] Il risultato fu un'adesione quasi unanime (93,95%) alla Francia: su 1538 votanti, 1445 voti andarono alla scelta "francese" e 76 a quella "italiana", mentre vi furono 78 astensioni.[7]

In pratica, sono stati sollevati numerosi dubbi sul libero svolgimento di un referendum, il cui unico scopo era di dare una parvenza di democrazia, all'annessione di Tenda alla Francia, come già un secolo prima era avvenuto con la contea di Nizza, quando Napoleone III volle ratificarne l'annessione all'impero francese con un referendum i cui risultati sono oggi contestati dai movimenti per l'autodeterminazione del popolo nizzardo.

Risultati dei plebisciti[modifica | modifica wikitesto]

Plebiscito del 15 aprile 1860
Paese Data Iscritti Votanti Favorevoli all'annessione alla Francia Contro l'annessione Schede bianche e nulle
Tenda 15 aprile 1860 389 389 388 1 0
Fonte: Risultati plebiscito
Plebiscito del 12 ottobre 1947
Paese Data Iscritti Votanti Favorevoli all'annessione alla Francia Contro l'annessione Schede bianche e nulle
Tenda 12 ottobre 1947 1 616 1 538 1 445 76 17
Fonte: cfr. Ugo 1989, op. cit., p. 172 e Risultati plebiscito

Benedetto Croce e Tenda[modifica | modifica wikitesto]

Nel suo discorso del 24 luglio 1947 all'Assemblea Costituente contro la ratifica del Trattato di pace, Benedetto Croce affermò: «E perfino le avete come ad obbrobrio strappati pezzi di terra del suo fronte occidentale da secoli a lei congiunti e carichi di ricordi della sua storia».

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Secondo le fonti più antiche il Comune di Tenda porterebbe: «di rosso al capo d'oro»,[8] stemma della famiglia Ventimiglia feudataria del luogo (in seguito divenuta Lascaris di Ventimiglia), di questo stemma (timbrato da corona da conte), fu richiesta la concessione alla Consulta Araldica negli anni '30 (allora Tenda apparteneva al Regno d'Italia); la richiesta fu respinta in seguito al parere negativo della Commissione araldica piemontese, competente per territorio, in quanto «… non può un comune (come pure una famiglia) portare stemma di un casato, sia pure estinto; né presenta [il Comune di Tenda] documento che chiaramente dimostrino che i Lascaris antichi signori di Tenda abbiano concesso ‘ex-privilegio’ a quel luogo di portare il loro stemma».[8]. In alternativa fu proposto uno stemma: «di rosso; al capo d’oro, con la lettera maiuscola T, di nero attraversante sul tutto» e con ornamenti da Comune, arme concessa al Comune di Tenda con Regio decreto del 2 marzo 1931 e lettere patenti del 15 ottobre 1931.[8]

Dopo il passaggio di Tenda alla Francia lo stemma concesso venne abbandonato ma sulle fonti non vi è unanimità su quale è l'emblema usato, se il semplice stemma dei Ventimiglia oppure l'arme “matrimoniale” di Anna Lascaris-Ventimiglia e Renato di Savoia: «Inquartato: al 1º e al 4º di rosso alla croce d’argento alla cotissa di nero sul tutto (Renato di Savoia); al 2º e al 3º controinquartato, al 1º e al 4º d’oro all’aquila di nero coronata dello stesso, al 2º e al 3º di rosso al capo d’oro (Lascaris-Ventimiglia)»;[8] quest'ultimo risulta però presente all'ingresso dell'Hotel de Ville.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Castello dei Lascaris[modifica | modifica wikitesto]

Costruito nel XIII secolo dai Lascaris, conti di Tenda, poi venne abbattuto nel 1692 dal maresciallo Catinat durante la Guerra della Grande Alleanza e mai più ricostruito. Tuttora la torre rimasta funziona da orologio.

Collegiata di Nostra Signora dell'Assunzione[modifica | modifica wikitesto]

Ordinata dal conte di Tenda Onorato Lascaris verso la fine del XV secolo sulle vestigia di un edificio preesistente distrutto da un incendio appiccato dal mercenario catalano Juan Lopez. Consacrata da monsignor Fregoso, vescovo di Ventimiglia, nel 1518. Il portale è in stile rinascimentale in pietra verde di Tenda e fu costruito solo nel 1562. All'interno si trova un organo tuttora utilizzato costruito da Carlo Serrassi.

Cappella della Misericordia[modifica | modifica wikitesto]

Piccola cappella dei Penitenti Neri edificata nel 1675 e dedicata alla Misericordia e alla decollazione di San Giovanni Battista, presenta all'interno un organo Valoncini offero nel 1902 dal canonico Antonio Guidi, curato di Nizza. Un orologio a bulbo barocco domina l'edificio.

Cappella dell'Annunciazione[modifica | modifica wikitesto]

Proprietà della Confraternita dei Penitenti Bianchi e classificata Monumento Storico. Consacrata nel 1621 e dedicata all'Annunciazione e all'Ascensione del Signore, è un vero gioiello dell'archittetura barocca.

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti

Il dialetto tendasco[modifica | modifica wikitesto]

Il tendasco è una parlata ligure, nella quale si possono trovare parole come:

Italiano Tendasco (grafia dipendente dal francese) Pronuncia
il ar arl (la "r" tende ad avere una pronuncia velare)
camino camin camin
rifugio chabotou sciabottu
sono le tre lei trei ouré lei trei ure (la "r" davanti a "ou" si pronuncia lunga)
un tendasco ar tendasqou tendascu
"grazie" marchi marlchi
"buongiorno" bondi bundì

Persone legate a Tenda[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Galleria di immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ INSEE popolazione legale totale 2009
  2. ^ "L'Enciclopedia Geografica - Vol.I - Italia", 2004, Ed. De Agostini
  3. ^ Sul metodo di voto - e dunque sul suo esito - applicato in questo, come in altri plebisciti tenuti nel XIX secolo, anche in Italia, alla luce degli standard attuali, sono lecite ampie riserve, basti pensare al fatto che il voto era di fatto palese. Nel caso in oggetto, in tutta la Contea di Nizza si ebbero 24.228 voti favorevoli alla cessione alla Francia e appena 160 no.
  4. ^ R.D. 14 luglio 1860, n. 4176, art. 1
  5. ^ Gian Vittorio Avondo e Marco Comello, Frontiere contese tra Italia e Francia, p. 71
  6. ^ M. Giovana, Frontiere, nazionalismi e realtà locali - Briga e Tenda (1943-1947)
  7. ^ Gian Vittorio Avondo e Marco Comello, Frontiere contese tra Italia e Francia, p. 76
  8. ^ a b c d Comune di Tende su araldicacivica.it. URL consultato l'11-05-2014.
  9. ^ F. Bagnoli, G.B. Cotta, sacerdote e poeta in Il Pensiero di Nizza, Quaderno n. 10, Genova, 2006

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • E. Amicucci, Nizza e l'Italia, Mondadori, Milano, 1939.
  • G. Beltrutti, Briga e Tenda, Cappelli, Bologna, 1952.
  • M. Giovana, Frontiere, nazionalismi e realtà locali - Briga e Tenda (1943-1947), Torino, Abele, 1966.
  • G. Vignoli, I territori italofoni non appartenenti alla Repubblica Italiana, Milano, Giuffrè, 1995.
  • G. Vignoli, Gli Italiani dimenticati. Minoranze italiane in Europa, Milano, Giuffrè, 2000.
  • N. Gismondi, Val Roia mutilata, Milano, Edizioni Team, 1987.
  • A. Ragazzoni, La cessione di Briga e Tenda, in Il Pensiero di Nizza-Quaderno, 1997, p.3.
  • Gianluigi Ugo, Il confine italo-francese - Storia di una frontiera, Milano (MI), XENIA Edizioni, novembre 1989, ISBN non esistente.
  • G. Vignoli, Rettifiche di confine, mutilazioni territoriali, cessioni coloniali: da Briga a Fiume, da Asmara a Rodi, in La sconfitta rimossa: 1947-2007. A sessant'anni dal Trattato di pace, Edizioni Italo Svevo, Trieste, 2008.
  • G. Vignoli, Storie e letterature italiane di Nizza e del Nizzardo (e di Briga e di Tenda e del Principato di Monaco), Settecolori, Lamezia Terme, 2011.
  • Gian Vittorio Avondo e Marco Comello, Frontiere contese tra Italia e Francia, Torino, Edizioni del Capricorno, 2012, ISBN 978-88-7707-160-6.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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