Briga Marittima

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Briga Marittima
comune
(FR) La Brigue
Briga Marittima – Stemma
Briga Marittima – Veduta
Localizzazione
Stato Francia Francia
Regione Blason région fr Provence-Alpes-Côte d'Azur.svg Provenza-Alpi-Costa Azzurra
Dipartimento Nice Arms.svg Alpi Marittime
Arrondissement Nizza
Cantone Tenda
Amministrazione
Sindaco Bernard Gastaud (lista civica) dal 2008
Territorio
Coordinate 44°03′47″N 7°37′01″E / 44.063056°N 7.616945°E44.063056; 7.616945 (Briga Marittima)Coordinate: 44°03′47″N 7°37′01″E / 44.063056°N 7.616945°E44.063056; 7.616945 (Briga Marittima)
Altitudine 748 m s.l.m.
Superficie 88,29 km²
Abitanti 680[1] (2009)
Densità 7,7 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale 06430
Fuso orario UTC+1
Codice INSEE 06162
Nome abitanti brigaschi
Cartografia
Mappa di localizzazione: Francia
Briga Marittima
Briga Marittima – Mappa
Sito istituzionale

Briga Marittima (in francese La Brigue, dal 1947 al 1976 La Brigue de Nice, in brigasco Ra Briga, in ligure Briga, in piemontese Briga Marìtima), è un comune francese di 680 abitanti situato nel dipartimento delle Alpi Marittime nella regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Gli abitanti sono chiamati brigaschi.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Il territorio di Briga Marittima è compreso nel bacino del fiume Roia e fa parte, dal punto di vista oro-idrografico, della regione fisica italiana.

La città apparteneva alla provincia di Cuneo ed è stata ceduta dall'Italia alla Francia con il trattato di pace di Parigi del 12 febbraio 1947 e ribattezzata come La Brigue. La parte rimasta in Italia è stata divisa tra il nuovo comune piemontese di Briga Alta (comprendente le frazioni di Piaggia, Upega e Carnino), mentre la frazione Realdo è passata al comune ligure di Triora (IM).

Situata a 770 metri d'altitudine nell'Alta Valle del Roia (Alpi Marittime), Briga è un villaggio di 633 abitanti, all'ultimo censimento (circa 300 reali durante l'anno), classificato monumento storico.

Il comune di Briga rappresenta l'estrema punta orientale della Regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, e si trova, idealmente, sul vertice sud-est dell'Esagono, anche se Lauterbourg in Alsazia, è in assoluto il comune più orientale della Francia continentale.

Il paese è attraversato da est ad ovest dal torrente Levenza, affluente del Roia. Il paesaggio è di tipo prealpino, costituito da calcari.

Il nome del paese deriva da un termine di origine ligure, che si ricollega alla radice preromana "brigo", la quale designa in lingua celtica ed in lingua ligure un sito elevato e fortificato, e si ritrova anche nel nome degli abitanti, detti Brigaschi[2].

Idrografia[modifica | modifica sorgente]

I due corsi d'acqua che attraversano Briga sono la Levenza (da est ad ovest, affluente del Roia) ed il Rio Secco (da sud a nord, affluente del fiume Levenza).

Il Rio Secco è un fiumiciattolo a carattere torrentizio, ed il suo letto non si riempie d'acqua che in seguito a forti temporali, i quali possono formarsi all'improvviso, specialmente d'estate, sul Balcone di Marta. A secco la maggior parte dell'anno, come indica il suo nome, il Rio Secco può, a seguito di tali piogge violente, divenire un torrente impetuoso molto pericoloso.

Topografia[modifica | modifica sorgente]

Al fondo della Val Roia, Briga è contornata da montagne notevoli dai tratti già alpini: il Monte Bego ad ovest, il versante delle "Ciage" ed il Monte Saccarello ad est, il «Balcone di Marta» a sud.

Una parte del comune s'estende fino al Marguareis, insieme carsico nelle Alpi Liguri, frequentemente esplorato da speleologi esperti.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Il clima di Briga è di tipo mediterraneo con un'influenza alpina, che può rendere gl'inverni rigidi. Le gelate non sono rare da dicembre a marzo. L'estate è generalmente molto mite, offrendo l'altitudine al paese estati calde ma mai canicolari. I temporali sono frequenti da ferragosto a fine settembre.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'attuale comune francese di La Brigue, che comprende la frazione di Morignolo (francesizzato in Morignole), prima del 1947 era capoluogo del comune italiano di Briga Marittima, comprendente anche le frazioni di Piaggia, Upega e Carnino (oggi nel comune di Briga Alta in provincia di Cuneo), Realdo (oggi nel comune di Triora, in provincia di Imperia). Questo territorio, noto anche come terra brigasca, era caratterizzato da una cultura tipicamente alpina e pastorale, con tradizioni linguistiche di tipo occitano. Nonostante i suoi territori si trovassero sui due versanti opposti del Monte Saccarello, tuttora non collegati da strade comode (ad oggi esistono solo strade militari, non agibili durante la stagione invernale), questo non costituiva un problema per i suoi abitanti, da sempre abituati a spostarsi a piedi seguendo le greggi.

Il plebiscito del 1860[modifica | modifica sorgente]

A seguito dell'alleanza franco-piemontese del 1858 (dopo gli accordi di Plombières tra Napoleone III e Cavour) per la seconda guerra di indipendenza, ne fu prevista la cessione alla Francia, assieme all'ex Contea di Nizza e a Tenda.

Dopo la guerra, vittoriosa per le armate franco-piemontesi, vi fu tenuto un plebiscito che confermasse gli accordi e che risultò favorevole alla Francia[3]. Tuttavia, le alte gerarchie dell'esercito piemontese, per motivi strategici, fecero pressioni contro la cessione e Napoleone III finì per rinunciare all'annessione di Tenda e di Briga. Per giustificare pubblicamente la rinuncia si disse che i territori interessati facevano parte dei "territori di caccia" della corona sabauda, mentre in realtà questi si trovavano molto più a nord (Mollières) e nelle valli Tinea e Vesubia.

Plebiscito del 15 aprile 1860
Paese Data Iscritti Votanti Favorevoli all'annessione alla Francia Contro l'annessione Schede bianche e nulle
Briga Marittima 15 aprile 1860 329 329 323 6 0
Fonte: Risultati plebiscito

Il passaggio alla Francia nell'ultimo dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Dopo la seconda guerra mondiale la Francia, vincitrice, chiese l'annessione dei territori di Tenda e Briga, ottenendola come disposto nel trattato di pace firmato dall'Italia il 10 febbraio 1947, entrato in vigore il 15 settembre 1947.

Poiché tuttavia la Costituzione della IV Repubblica francese imponeva che non vi fossero acquisizioni territoriali senza il consenso delle popolazioni interessate, anche se Briga era già controllata militarmente e amministrativamente dalla Francia che ne aveva ottenuta la cessione dall'Italia a seguito della firma del Trattato di pace, le autorità francesi diedero corso ad un referendum fra la popolazione per la scelta tra Francia ed Italia, che si svolse il 12 ottobre 1947.[4]

La prospettiva del cambio di nazionalità divise la famiglia socialista, comunque minoritaria a Briga: da una parte il Partito Socialista Italiano favorevole all'annessione, e paradossalmente dall'altra il capo carismatico dei socialisti francesi, Léon Blum, molto critico sul progetto espansionistico transalpino. In ogni caso, nell'apposito plebiscito del 1947 i brigaschi optarono per il passaggio di sovranità. Al voto furono ammessi solo i cittadini residenti nella zona al momento del referendum, quelli con almeno un genitore nato nei paesi interessati e quelli che potevano dimostrare di aver avuto un domicilio precedente alla presa del potere del fascismo in Italia nel 1922. Vennero così esclusi dal voto una parte degli abitanti che si erano rifugiati in Italia, in quanto non avevano cambiato la loro cittadinanza in quella francese.[5] Il risultato fu un'adesione quasi unanime (96,07%) alla Francia: su 790 votanti, 759 voti andarono alla scelta "francese" e 26 a quella "italiana", mentre vi furono 5 tra schede bianche o nulle.[6] Tuttavia il confronto fra i dati del voto del 1946 per la Costituente e quello del 1947 per il Trattato mostra come tali esuli non sarebbero stati in grado di ribaltare l'esito della seconda votazione.[7][8]

Plebiscito del 12 ottobre 1947
Paese Data Iscritti Votanti Favorevoli all'annessione alla Francia Contro l'annessione Schede bianche e nulle
Briga Marittima 12 ottobre 1947 831 790 759 26 5
cfr. Ugo 1989, op. cit., p. 172 e Risultati plebiscito

Benedetto Croce e Briga[modifica | modifica sorgente]

Nel suo discorso del 24 luglio 1947, all'Assemblea Costituente, contro la ratifica del Trattato di pace, Benedetto Croce affermò: «E perfino le avete come ad obbrobrio strappati pezzi di terra del suo fronte occidentale da secoli a lei congiunti e carichi di ricordi della sua storia».

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Attualmente il comune fa parte dell'area di lingua ligure in territorio francese. È di lingua e cultura brigasca anche la frazione di Viozene (nel comune di Ormea, CN), situata tra la Colla di Carnino e il torrente Regioso (alta Val Tanaro), che però non ha mai fatto parte del comune di Briga Marittima. Testimonianze del passato italiano sono comunque ancora sia a Briga che nel resto dell'Alta Roia, e passeggiando per i borghi ci si può anche imbattersi in antiche scritte nella lingua di Dante. In tutta la zona la Francia ha conservato intatti i monumenti ai caduti della Grande Guerra che vide Francia e Italia alleate, ma a Briga ha francesizzato i nomi di battesimo dei caduti, sostituendo la lapide originale con una nuova; si veda anche per il monumento a Giovanni Pastorelli e la lapide sulla Fondazione Arnaldi. Sull'ingresso del municipio campeggia ben tenuta una lapide in ricordo della battaglia di Vittorio Veneto e in onore del generale Diaz in lingua italiana. Trattasi con più precisione del "Bollettino della Vittoria" che essendo stato redatto dal Diaz, è ovviamente in lingua italiana. Gli anziani di origine brigasca, forti delle loro tradizioni locali, mantengono ancora oggi stile di vita, idioma ed usanze tipicamente liguri.

Luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Monumento ai caduti a Briga Marittima

A Briga vi sono i resti del castello dei Conti Lascaris. Notevole è la chiesa della Madonna del Fontan (Notre Dame des Fontaines), chiamata anche "Cappella Sistina delle Alpi" il cui interno è interamente coperto dai pregevoli affreschi di Giovanni Canavesio perfettamente conservati e rappresentanti la Passione del Signore.
Inaugurata il 12 ottobre del 1492, sorge su un sito sotto il quale vi sono sette sorgenti che già nell'antichità emettevano acqua ad intermittenza. Pare che gli abitanti del luogo avessero invocato l'intercessione della Madonna affinché le sorgenti continuassero a far sgorgare acqua.

Altri edifici religiosi sono:

Pregevole, inoltre, il ponte medievale del gallo (Le pont du coq).

Innumerevoli i sentieri che da Briga (m 784 s.l.m.) portano al Monte Saccarello (Italia), a Piaggia (capoluogo dell'attuale comune di Briga Alta) ed al Colle Sanson per poi scendere a Realdo, Verdeggia e infine a Triora.

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

Trasporti ferroviari[modifica | modifica sorgente]

Briga è servita dalla linea internazionale italo-francese Nizza-Cuneo, a gestione mista Ferrovie dello Stato e SNCF, con una diramazione a Breglio verso Ventimiglia.

Il materiale rotabile è francese sulla tratta Nizza-Breglio, italiano sul tragitto Ventimiglia-Breglio e misto sul percorso Breglio-Tenda-Cuneo.

La linea ferroviaria, non elettrificata, inaugurata nel 1928, abbandonata a seguito dei bombardamenti della seconda guerra mondiale e rimessa in servizio solamente nel 1979, è reputata come una delle linee ferroviarie più spettacolari al mondo, tanto da costituire da sola un motivo d'attrazione turistica.

La sua conservazione è considerata come fondamentale dagli abitanti di Briga, essendo l'unica alternativa possibile ai trasporti stradali e la sola forma di trasporto pubblico in Val Roia.

Trasporti stradali[modifica | modifica sorgente]

Il principale asse di comunicazione della valle del Roia, è la strada dipartimentale D6204 (ex nazionale N204), che permette l'accesso a Briga dal sud, provenienti da Ventimiglia, dal sud-ovest, provenendo da Nizza via Sospello ed il Colle di Turini, e dal nord, venendo da Cuneo.

Briga è in disparte rispetto alla strada dipartimentale D6204: bisogna infatti deviare alla biforcazione di San Dalmazzo di Tenda sulla D43 per raggiungere il villaggio, che termina anch'essa nel comune di Briga, in una sorta di cul di sacco, nella frazione di Morignolo da un lato ed in località detta di Bens dall'altro.

È possibile continuare ancora verso est su piste forestali che raggiungono poi le antiche frazioni di Briga sul versante italiano, ma lo stato di manutenzione di tali carrabili, non asfaltate, le riserva pressoché esclusivamente ai soli veicoli fuoristrada.

Per questo fatto, Briga si trova in una posizione di "fine della strada": si può difficilmente passarvi per caso di ritorno da un'altra località od andando verso un'altra destinazione.

Tale particolare situazione stradale "ad imbuto" rappresenta anche uno svantaggio turistico per Briga in confronto alla vicina Tenda, la quale, benché distante solamente cinque chilometri, è un passaggio frequentato tra il Basso Piemonte e la Liguria occidentale.

I trasporti stradali sono anche molto influenzati dalla presenza del Traforo stradale del Colle di Tenda: vetusto e necessitante frequenti rifacimenti, è di sovente chiuso, tagliando così fuori Briga, e più in generale la sua vallata, dallo sbocco sul Piemonte.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Sindaci di Briga Marittima[modifica | modifica sorgente]

  1. Hippolyte Lamberti (1947-1949), primo sindaco francese
  2. Aimable Gastaud (1949-1965)
  3. André Merquiol (1965-1983)
  4. Jean-Pierre Bronda (1983-2008)
  5. Bernard Gastaud (dal 2008)

Persone legate a Briga[modifica | modifica sorgente]

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ INSEE popolazione legale totale 2009
  2. ^ ↑ Philippe Blanchet, Petit dictionnaire des lieux-dits en Provence, Montfaucon, Librairie contemporaine, 2003, (ISBN 2-905405-22-8), p. 15
  3. ^ Sul metodo di voto - e dunque sul suo esito - applicato in questo, come in altri plebisciti tenuti nel XIX secolo, anche in Italia, alla luce degli standard attuali, sono lecite ampie riserve, basti pensare al fatto che il voto era di fatto palese. Nel caso in oggetto, in tutta la Contea di Nizza si ebbero 24.228 voti favorevoli alla cessione alla Francia e appena 160 no.
  4. ^ Gian Vittorio Avondo e Marco Comello, Frontiere contese tra Italia e Francia, p. 71
  5. ^ M. Giovana, Frontiere, nazionalismi e realtà locali - Briga e Tenda (1943-1947)
  6. ^ Gian Vittorio Avondo e Marco Comello, Frontiere contese tra Italia e Francia, p. 76
  7. ^ Archivio elettorale online del Ministero italiano degli interni, dati 1946; dati del plebiscito del 1947 da Le Monde del 13 ottobre.
  8. ^ Mario Giovana, Frontiere, nazionalismi e realtà locali, Torino, 1996

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giorgio Beltrutti, Briga e Tenda, Bologna, Cappelli, 1952, ISBN non esistente.
  • Mario Giovana, Frontiere, nazionalismi e realtà locali - Briga e Tenda (1943-1947), Torino, EGA - Edizioni Gruppo Abele, 1996, ISBN 88-7670-264-4.
  • G. Marcolini, Val Roia mutilata, Milano, Edizioni Team 80, 1987, ISBN non esistente.
  • Achille Ragazzoni, La cessione di Briga e Tenda in Il Pensiero di Nizza-Quaderno, nº 1, 1997, pp. p. 3.
  • Gianluigi Ugo, Il confine italo-francese - Storia di una frontiera, Milano, XENIA Edizioni, 1989, ISBN non esistente.
  • Giulio Vignoli, I territori italofoni non appartenenti alla Repubblica Italiana, Milano, Giuffrè, 1995, ISBN 88-14-04990-4.
  • Giulio Vignoli, Gli Italiani dimenticati, Milano, Giuffrè, 2000, ISBN 88-14-08145-X.
  • Giulio Vignoli, Rettifiche confinarie, mutilazioni territoriali, cessioni coloniali: da Briga a Fiume, da Asmara a Rodi in Atti del Convegno Nazionale di Studi «La sconfitta rimossa: 1947-2007. A sessant'anni dal Trattato di pace» - Trieste, 9 marzo 2007, Trieste, Edizioni Italo Svevo, 2008, p. 17, ISBN non esistente.
  • Giulio Vignoli, Storie e letterature italiane di Nizza e del Nizzardo (e di Briga e di Tenda e del Principato di Monaco), Lamezia Terme, Edizioni Settecolori, 2011, ISBN non esistente. URL consultato il 21-4-2011.
  • Gian Vittorio Avondo e Marco Comello, Frontiere contese tra Italia e Francia. 1947: le valli perdute del Piemonte, Torino, Edizioni del Capricorno, 2012, ISBN 978-88-7707-160-6

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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