Cesare Battisti

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Cesare Battisti
Cesare Battisti al fronte con l'uniforme degli Alpini
Cesare Battisti al fronte con l'uniforme degli Alpini
4 febbraio 1875 - 12 luglio 1916
Soprannome C.Battisti
Nato a Trento
Morto a Trento
Cause della morte impiccagione
Luogo di sepoltura Trento, Mausoleo di Cesare Battisti
Dati militari
Paese servito Flag of Italy (1861-1946).svg Regno d'Italia
Forza armata Flag of Italy (1860).svg Regio Esercito
Arma Fanteria
Corpo Alpini
Reparto 6º Reggimento alpini
Anni di servizio 1915 - 1916
Grado Ufficiale
Comandanti Luigi Cadorna,
Guerre Prima guerra mondiale
Decorazioni Medaglia d'oro al valor militare
Altro lavoro geografo, giornalista, politico

[senza fonte]

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Cesare Battisti

Abgeordnetenhaus
Legislature XXI
Gruppo parlamentare Italiano (frazione socialista)
Circoscrizione Contea del Tirolo
Collegio Trento

Dati generali
Partito politico Partito Socialista Trentino

Cesare Battisti (Trento, 4 febbraio 1875Trento, 12 luglio 1916) è stato un patriota, giornalista, geografo, politico socialista e irredentista italiano. Cittadino austriaco di nascita, diresse giornali nella Trento asburgica e fu deputato al Parlamento di Vienna. Allo scoppio della grande guerra combatté per la parte italiana. Catturato dai Welschtiroler Kaiserjäger, fu processato e impiccato per alto tradimento in quanto deputato austriaco.

Insieme a Guglielmo Oberdan, Damiano Chiesa, Fabio Filzi, Francesco Rismondo e Nazario Sauro è considerato tra le più importanti figure della causa dell'irredentismo italiano ed eroe nazionale.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nacque a Trento quando questa era ancora parte dell'Impero austro-ungarico, da Cesare, commerciante, e dalla nobildonna Maria Teresa Fogolari. Dopo aver frequentato l'Imperial Regio Ginnasio a Trento, l'attuale Liceo Classico Giovanni Prati, si sposta a Graz, dove incontra e si lega al gruppo dei marxisti tedeschi con cui fonda un giornale che però verrà subito censurato; dopo la parentesi di studi a Graz, approda a Firenze per frequentare l'università.

Si laurea nel 1898 in geografia. Seguendo le orme dello zio materno, don Luigi Fogolari (condannato a morte dall'Austria per cospirazione e poi graziato), abbraccia presto gli ideali patriottici dell'irredentismo. Successivamente agli studi universitari, si occupa di studi geografici e naturalistici e pubblica alcune apprezzate "Guide" di Trento e di altri centri della regione e l'importante volume "Il Trentino". Contemporaneamente si occupa di problemi sociali e politici e, alla testa del movimento socialista trentino, si batte per migliorare le condizioni di vita degli operai, per l'Università italiana di Trieste e per l'autonomia del Trentino. Nel 1900 fonda il giornale socialista "Il Popolo" e quindi il settimanale illustrato "Vita Trentina", che dirige per molti anni.

Desiderando combattere per la causa trentina con la politica e farla valere dall'interno, nel 1911 si fa eleggere deputato al Reichsrat, il Parlamento di Vienna. Nel 1914 entra anche nella Dieta di Innsbruck. Si sposò con Ernesta Bittanti (Cremona, 1871 - Trento, 1957) ed ebbe tre figli: Luigi (1901 - 1946), Livia (1907 - 1978) e Camillo (1910 - 1982).[1]

Il trasferimento in Italia[modifica | modifica sorgente]

L'11 agosto 1914, appena due settimane dopo lo scoppio della guerra austro-serba, il deputato Battisti abbandona il territorio austriaco e si trasferisce in Italia[2]. Qualche giorno dopo lo seguirà anche la moglie con i loro tre figli. Il fratello Giuliano, che era nato il 30 luglio 1868, rimane invece a Trento. Verrà poi richiamato alle armi, inviato in una compagnia di disciplina e successivamente, essendosi ammalato, al domicilio coatto. Morirà prematuramente il 3 dicembre 1921 a seguito dei patimenti di quegli anni.[3]

Battisti diventa subito un propagandista attivo per l'intervento italiano contro l'Impero austro-ungarico, tenendo comizi nelle maggiori città italiane e pubblicando articoli interventisti su giornali e riviste. Tra le città in cui soggiornò vi è anche Treviglio dove risiedette in via Sangalli al numero 15.

Forse legato alla massoneria, riconobbe ad essa un ruolo negli accadimenti:[senza fonte]

« "... molto, moltissimo devesi alla Massoneria se la causa di Trento e Trieste ha ancora fautori in Italia e se l’irredentismo si è gagliardamente ridestato e, malgrado le opposizioni neutraliste, affermato". »
(Cesare Battisti - Lettera a Bernardo Degregorio, "Venerabile" della loggia massonica di Corato - 5 marzo 1915)

[4].

In guerra[modifica | modifica sorgente]

Il 24 maggio 1915, l'Italia entra in guerra. Battisti si arruola volontario e viene inquadrato nel Battaglione Alpini Edolo, 50ª Compagnia. Combatte al Montozzo sotto la guida di ufficiali come Gennaro Sora e Attilio Calvi. Per il suo sprezzo del pericolo in azioni arrischiate riceve, nell'agosto del 1915, un encomio solenne. Viene trasferito ad un reparto sciatori al Passo del Tonale e successivamente, promosso ufficiale, al Battaglione Vicenza del 6º Reggimento Alpini, operante sul Monte Baldo nel 1915 e sul Pasubio nel 1916.

Targa apposta sulla casa natale a Trento, in piazza Duomo

Nel maggio 1916 si trova a Malga Campobrun, in attesa dell'inizio della famosa Strafexpedition (15 maggio - 15 giugno 1916), preparando la controffensiva italiana. Il 10 luglio il Battaglione Vicenza, formato dalle Compagnie 59ª, 60ª, 61ª e da una Compagnia di marcia comandata dal tenente Cesare Battisti, di cui è subalterno anche il sottotenente Fabio Filzi, riceve l'ordine di occupare il Monte Corno di Vallarsa (1765 m) sulla destra del Leno in Vallarsa, occupato dalle forze austro-ungariche.

La cattura[modifica | modifica sorgente]

Nelle operazioni, molti Alpini caddero sotto i colpi dei Kaiserjäger austriaci, mentre molti altri furono fatti prigionieri. Tra questi ultimi si trovavano anche il sottotenente Fabio Filzi e il tenente Cesare Battisti stesso che, dopo essere stati riconosciuti, furono tradotti e incarcerati a Trento. A riconoscere l'irredentista trentino fu il Welschtiroler Kaiserjaeger ("cacciatore imperiale trentino"), Bruno Franceschini, originario della Val di Non, nell'allora Welschtirol (l'attuale Trentino)[senza fonte].

La mattina dell'11 luglio, Battisti venne trasportato attraverso la città a bordo di un carretto, in catene e circondato da soldati. Durante il percorso, organizzato dalla polizia austriaca in una Trento semideserta e silenziata, le milizie lo fecero bersaglio di insulti, sputi e frasi infamanti, apostrofandolo come traditore: "Gli organi di stampa austriaci lo descrissero come «bancarottiere», «truffatore», «vigliacco», «disertore», «traditore dei suoi e dai suoi tradito»; il processo fu istruito senza garanzie per l’imputato, al quale venne negata anche la difesa di fiducia, e contrassegnato da grossolani errori procedurali".[5]

Tutta questa operazione aveva fini precisi per l'autorità asburgica perché Battisti era ancora deputato austriaco: "Una volta catturato, Battisti entrerà come attore in un apparato scenico in cui l’azione collettiva si sposa ad un’abile regia governativa", Battisti dovette subire moltissimi insulti ed umiliazioni dai suoi carcerieri. In via Borgonovo la folla, composta in maggioranza da militari e funzionari austriaci, incominciò a fischiare, a schiamazzare e a ingiuriare i prigionieri: ingiurie come Hund (cane), Schuft (briccone), Canaille (canaglia)".[6] Gli insulti pronunciati in tedesco smentirebbero taluna storiografia anti-irredentista, la quale vorrebbe che anche alcuni cittadini trentini, quindi di ceppo italiano, avessero partecipato alle ingiurie. "Sovente volte i prigionieri vennero sputacchiati".[6] I testimoni riportano anche d’altri atti di violenza contro Battisti: gli furono gettati addosso polvere e zolfo con un mantice; fu percosso da una guardia cittadina; avendo chiesto da bere, gli fu offerta acqua sporca.[7]

Il processo e l'esecuzione[modifica | modifica sorgente]

Cesare Battisti nel momento della sua impiccagione per mano del boia Lang

La mattina seguente, il 12 luglio 1916, fu condotto insieme a Fabio Filzi davanti al tribunale militare, che aveva sede al Castello del Buonconsiglio, al tempo adibito a caserma delle truppe austro-ungariche. Durante il processo non si abbassò mai alle scuse, né rinnegò il suo operato e ribadì invece la sua piena fede all'Italia. Respinse l'accusa di tradimento a lui rivolta, basata sul fatto d'essere suddito asburgico passato alle file nemiche e deputato del Reichsrat. Egli si considerò invece soltanto un soldato catturato in azione di guerra.

Il corpo di Battisti messo in mostra dal boia
« Ammetto inoltre di aver svolto, sia anteriormente che posteriormente allo scoppio della guerra con l'Italia, in tutti i modi - a voce, in iscritto, con stampati - la più intensa propaganda per la causa d'Italia e per l'annessione a quest'ultima dei territori italiani dell'Austria; ammetto d'essermi arruolato come volontario nell'esercito italiano, di esservi stato nominato sottotenente e tenente, di aver combattuto contro l'Austria e d'essere stato fatto prigioniero con le armi alla mano. In particolare ammetto di avere scritto e dato alle stampe tutti gli articoli di giornale e gli opuscoli inseriti negli atti di questo tribunale al N. 13 ed esibitimi, come pure di aver tenuto i discorsi di propaganda ivi menzionati. Rilievo che ho agito perseguendo il mio ideale politico che consisteva nell'indipendenza delle province italiane dell'Austria e nella loro unione al Regno d'Italia. »
(Dal verbale dettato dallo stesso Battisti durante il processo[8])

Alla pronuncia della sentenza di morte mediante capestro per tradimento, Battisti prese la parola e chiese, invano, di essere fucilato invece che impiccato, per rispetto alla divisa militare che indossava. Il giudice gli negò questa richiesta.[senza fonte] Si procedette invece ad acquistare alcuni miseri indumenti da fargli indossare, dando esecuzione alla sentenza due ore dopo la sua lettura.

L'esecuzione avvenne nella Fossa della Cervara, sul retro del castello. Le cronache riportano che la prima volta il cappio si spezzò e che il carnefice ripeté l'esecuzione con una nuova corda. Un testimone diretto[9], raccontò che, qualche ora prima dell'impiccagione, aveva chiesto al boia (Josef Lang, venuto da Vienna e chiamato ancora prima che il processo iniziasse) come sarebbe stata fatta. Questi glielo fece vedere, passando una corda sottile attorno al collo di un assistente e fissandola poi a un gancio. Richiesto se proprio quella era adatta per l'esecuzione, il Lang rispose che la corda buona la teneva nella valigia, donde effettivamente poi l'estrasse quando la prima si spezzò, il che sta a significare che già era stato deciso che il supplizio sarebbe stato ripetuto.

Cesare Battisti affrontò il processo, la condanna e l'esecuzione con animo sereno e con grande fierezza, nonostante la misera esposizione durante il tragitto in città, il fatto che fosse stato condotto alla forca vestito quasi di stracci e che non gli si permise di scrivere alla famiglia, ma solo di dettare ad uno scrivano una lettera diretta al fratello Giuliano. Secondo la versione accreditata dalla storiografia italiana morì gridando in faccia al carnefice ed ai numerosi spettatori: Viva Trento italiana! Viva l'Italia!.

Monumento a Battisti a Bolzano

Alla vedova Ernesta Bittanti fu liquidato l'importo di 10.000 lire dalla RAS, compagnia di assicurazione di Trieste, all'epoca austroungarica.[10] Cesare Battisti è ricordato nel canto popolare italiano La canzone del Piave, citato assieme a Nazario Sauro e Guglielmo Oberdan.

La figura di intellettuale[modifica | modifica sorgente]

Nel 1967 Claus Gatterer in un'opera intitolata ironicamente Cesare Battisti: ritratto di un alto traditore riscopre le sue origini di intellettuale austro-socialista, dimenticate nelle opere scritte a suo ricordo durante l'immediato periodo postbellico. La sua figura intellettuale è anche stata al centro del lavoro di Marco Albertazzi.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

LA DISPERATA AVSTRIACA FEROCIA VOLLE OFFESI E PVNITI IN CESARE BATTISTI LA STIRPE LA FEDE L'AMORE DELLA PATRIA E DELLA LIBERTÀ E NELLA CIECA BARBARIE DEL SVPPLIZIO SÉ CONDANNÒ ALL'OBBROBRIO DEL MONDO LVI VOTANDO ALL'AMMIRAZIONE DEI SECOLI --- ALLA MEMORIA DEL MARTIRE ROMA INTERPRETE DEL CVORE D'ITALIA XX SETTEMBRE MCMXVI
Targa dedicata a Cesare Battisti nella via omonima, presso Piazza Venezia a Roma
Placca e busto in onore a Battisti a Perugia
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Esempio costante di fulgido valor militare, il 10 luglio 1916, dopo aver condotto all'attacco, con mirabile slancio, la propria compagnia, sopraffatto dal nemico soverchiante, resistette con pochi alpini, fino all'estremo, finché tra l'incerto tentativo di salvarsi voltando il tergo al nemico ed il sicuro martirio, scelse il martirio. Affrontò il capestro austriaco con dignità e fierezza, gridando prima di esalare l'ultimo respiro: "Viva l'Italia!" e infondendo così con quel grido e col proprio sacrificio, sante e nuove energie nei combattenti d'Italia[11].»
— Monte Corno di Vallarsa, 10 luglio 1916

Cesare Battisti è considerato un eroe nazionale italiano e a lui sono dedicati monumenti, piazze e vie in tutta Italia. A suo ricordo a Trento, in epoca fascista fu eretto un grande mausoleo sul Doss Trento, che sovrasta simbolicamente la città. La montagna su cui venne catturato viene adesso chiamata Monte Corno Battisti.

La quarta galleria della strada delle 52 gallerie del Monte Pasubio, scavate in occasione dei combattimenti della prima guerra mondiale, porta il suo nome.[12]

A lui vennero dedicate alcune logge massoniche in tutto il mondo, come la "loggia Cesare Battisti" di San Paolo in Brasile.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ http://www.museostorico.tn.it/bib_arch/fondi_archivi.htm
  2. ^ E. Fabietti, Cesare Battisti, pag. 210
  3. ^ Cesare Battisti, Epistolario, Vol. I, pag. 330, nota 4; http://ricerca.gelocal.it/trentinocorrierealpi/archivio/trentinocorrierealpi/2009/02/17/AT8PO_AT803.html
  4. ^ Cesare Battisti - Epistolario, La Nuova Italia Editrice, Firenze, 1966, Vol. I, pag. 400
  5. ^ Diego Leoni, "Finis Austriae e teatro della crudeltà: l’impiccagione di Cesare Battisti" (in "La prima guerra mondiale", a cura di S. Audoin Rouzeau e J. J. Becker, Torino 2007, p. 572.
  6. ^ a b Ibidem, p. 573.
  7. ^ Ibidem, p. 573-574.
  8. ^ Atti dei processi Battisti Filzi Chiesa, pag. 45; Giulio Bedeschi, "Cesare Battisti", su Storia illustrata n° 146, gennaio 1970 pag. 40
  9. ^ Resoconto del dott. Pompeo Zumin sulle ultime ore di Cesare Battisti, pubblicato sul settimanale L'Unità di Firenze il 17 luglio 1919, riportato nel libro di L. Filippi Cesare Battisti cit.
  10. ^ Cesare Battisti, Onlife. URL consultato il 4 marzo 2009.
  11. ^ Quirinale - scheda - 7 gennaio 2009
  12. ^ Gattera 2007, op. cit., pagg. 100

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Oreste Ferrari (a cura di), Martiri ed eroi Trentini della guerra di redenzione, Edito dalla Legione Trentina, T.E.M.I., Trento, 1925
  • Jane Hazon de Saint-Firmin, César Battisti et la fin de l'Autriche, Editions de l'ame gauloise, Paris, 1927
  • Ettore Fabietti, Cesare Battisti. L'anima - La vita, Vallecchi Editore, Firenze, 1928
  • Luigi Filippi, Cesare Battisti, G. B. Paravia & C., 1929
  • Oreste Ferrari (a cura di), Per l'Italia immortale - Cesare Battisti - La sua terra e la sua gente, Edito dalla Legione Trentina, T.E.M.I., Trento, 1935
  • Archivio di Stato di Trento e Società di studi per la Venezia Tridentina (a cura di) Atti dei processi Battisti Filzi Chiesa, T.E.M.I, Trento, 1935
  • Atti dei processi a Cesare Battisti, Fabio Filzi e Damiano Chiesa, a c. di Marco Albertazzi, La Finestra editrice, Lavis 2012. ISBN 978-88-95925-39-4.
  • Ernesta Bittanti Battisti, Con Cesare Battisti attraverso l'Italia, Treves, Milano, 1938.
  • Riccardo Bacchi, Cesare Battisti nella storia d'Italia, Edizioni TEMI, Trento, 1965
  • Stefano Biguzzi, Cesare Battisti, UTET, 2008
  • Karl Kraus, Gli ultimi giorni dell'umanità, Vienna, 1918 (1922)
  • Massimo Tiezzi, L'eroe conteso. La costruzione del mito di Cesare Battisti negli anni 1916-1935, Trento, Museo Storico in Trento, 2007
  • Diego Leoni (a cura di), Come si porta un uomo alla morte: la fotografia della cattura e dell'esecuzione di Cesare Battisti, Museo storico in Trento-Provincia di Trento, 2008
  • Claus Gatterer, Cesare Battisti: ritratto di un alto traditore, La Nuova Italia editrice, Firenze, 1975. Tit. orig. Unter seinem Galgen stand Österreich. Cesare Battisti: Porträt eines Hochverräters, 1967 [Europa Verlag Wien]
  • Franz Tumler, Incidente a Trento, SugarCo, Milano, 1990
  • Claudio Gattera, Il pasubio e la strada delle 52 gallerie, Valdagno, Gino Rossato Editore, 2007, ISBN 978-88-8130-017-4.
  • Claudio Gattera - Carlo Calenco - Giovanni Menotti, Cesare Battisti e Fabio Filzi Ultimo atto La verità sull'attacco al Corno di Vallarsa, Gino Rossato Editore, Valdagno, 2008

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