Monte Corno Battisti

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Monte Corno Battisti
Stato Italia Italia
Regione Trentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige
Provincia Trento Trento
Altezza 1.778 m s.l.m.
Catena Alpi
Coordinate 45°48′37.08″N 11°07′27.48″E / 45.8103°N 11.1243°E45.8103; 11.1243Coordinate: 45°48′37.08″N 11°07′27.48″E / 45.8103°N 11.1243°E45.8103; 11.1243
Altri nomi e significati Monte Corno di Vallarsa
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Monte Corno Battisti
Mappa di localizzazione: Alpi
Dati SOIUSA
Grande Parte Alpi Orientali
Grande Settore Alpi Sud-orientali
Sezione Prealpi venete
Sottosezione Prealpi vicentine
Supergruppo Piccole Dolomiti
Gruppo Massiccio del Pasubio
Sottogruppo Dorsale del Pasubio
Codice II/C-32.I-B.4

Il Monte Corno Battisti, già Monte Corno di Vallarsa, (1778 m) è una cima del massiccio del Pasubio, nel gruppo delle Prealpi vicentine, che amministrativamente si trova in territorio trentino.

Si tratta di una cima scabra e piuttosto imponente nel paesaggio circostante, che spicca vista dalla sottostante Vallarsa. Tuttavia non è di particolare importanza alpinistica, ma di grande rilevanza storica.

Gli episodi di guerra[modifica | modifica sorgente]

Il monte Corno Battisti fu teatro di due delle azioni più famose della Prima guerra mondiale che fu qui combattuta. Era conosciuto all'epoca come Monte Corno di Vallarsa, e solo dopo le vicende belliche venne ribattezzato.

La cattura di Cesare Battisti e Fabio Filzi[modifica | modifica sorgente]

In origine sotto il controllo italiano, durante la Strafexpedition del maggio 1916 ritornò in mano austriaca, e vi rimase anche dopo il parziale ritiro dovuto al fallimento dell'offensiva nel giugno successivo.

La notte del 10 luglio dello stesso anno, l'Esercito italiano tentò un'offensiva per riappropriarsi del torrione che offriva un'ottima posizione sulla zona sommitale del Pasubio. L'azione prevedeva innanzitutto la salita per un impervio canalone del battaglione alpino Vicenza, quindi sarebbero giunti a sostegno il 69° e 71° battaglioni di fanteria circondando la cima. Il battaglione Vicenza, guidato dal tenente Cesare Battisti con il sottotenente Fabio Filzi adempì il suo compito impadronendosi della cima, ma i due battaglioni di fanteria non riuscirono a raggiungere la quota prestabilita a causa del terreno impervio e intricato. Dopo una lotta all'ultimo sangue furono catturati Cesare Battisti e Fabio Filzi, l'uno originario di Trento e l'altro di Pisino d'Istria (ma residente a Rovereto), quindi all'epoca austriaci di nascita. I due vennero processati e giustiziati come traditori due giorni dopo nel castello del Buonconsiglio a Trento.

La conquista del monte[modifica | modifica sorgente]

Il monte fu conquistato dall'esercito italiano fra il 10 e il 13 maggio 1918. Dal momento che la posizione e la natura del terreno non permetteva un attacco diretto, si iniziò, all'inizio del 1918, a scavare un sistema di gallerie sotterranee per far saltare le posizioni nemiche sull'esperienza acquisita sullo stesso Pasubio sui Denti nell'inverno 1917-1918.

Entrambi gli eserciti scavarono infatti un labirinto di gallerie con vari sbocchi e camere, usate anche come ricoveri, postazioni, ecc. Sulla base delle informazioni di un disertore austriaco, si iniziò l'assalto nella notte fra il 9 e il 10 maggio.

Sia dal proclama dei comandi a firma Armando Diaz, sia da altri rapporti ufficiali, da testimonianze dirette e articoli di giornali ─ risulta che tale azione ebbe pieno successo.  L’intera posizione del Monte Corno venne occupata la mattina del 10 Maggio.  Ciò fu principalmente merito di un ridotto numero di arditi ─ non più di una trentina di elementi su un corpo di spedizione di circa 500 militari, per la maggior parte costituito dalla fanteria della Brigata Murgie ─ che per iniziativa e sotto la guida del Sottotenente Fulvio Bottari di Torino, assalirono le postazioni della vetta sotto il fuoco nemico, le conquistarono occupando tutte le caverne e facendo un centinaio di prigionieri, oltre a catturare alcune mitragliatrici, due cannoni e materiale vario.

L'impresa valse al Sottotenente Fulvio Bottari la medaglia d'argento, con la seguente motivazione:

«In pieno giorno, dopo avere superato difficoltà di terreno con un nucleo di arditi, assaliva le posizioni di Monte Corno e, dopo intensa lotta a corpo acorpo, riusciva a catturare l’intero presidio. Rimaneva con pochi soldati sotto intenso bombardamento a guardia della posizione conquistata » Monte Corno, 10.5.1918.

La fanteria, con il resto degli arditi non partecipanti alla fase finale dell'assalto, dopo aver sostato si ritirò ─ valutando che, in mancanza della sorpresa che era stata programmata dal Comando come essenziale per la riuscita, e per l'intensità del fuoco austriaco una volta scoperti, ogni ulteriore attacco sarebbe fallito. Successe infatti che, per un errore da parte del Comando nel prevedere il tempo da impiegare nella salita dalla base, la truppa arrivò nei pressi della vetta del Monte Corno soltanto al levar del sole, anziché a notte fonda ─ e quindi pienamente visibile dagli austriaci.  Tutto ciò impedì che i fanti della Murgie compissero, com’era programmato, un aggiramento della cima salendo dal versante opposto ─ azione che, se riuscita, avrebbe costituito anche un importante diversivo, oltre a garantire successivamente il consolidamento della posizione sul Monte Corno.  Un’ errata informazione, che segnalava l’insuccesso dell'attacco, diede poi l'avvio a un cannoneggiamento della cima anche da parte italiana, oltre che da parte austriaca.  Fu proprio questo cannoneggiamento incrociato che costrinse gli arditi a tenersi nelle caverne del Monte Corno, e non un insuccesso dell’assalto.  Molti, ma non tutti, degli austriaci presi prigionieri sulla vetta vennero inviati alla truppa che si era fermata più in basso, prima che essa si ritirasse ─ ma evidentemente la notizia non giunse immediata al Comando. Il Tenente Sabatini salì sul Monte Corno con truppe di rinforzo in data 12 Maggio.  Ciò avvenne dopo che il Sottotenente Bottari, già nel pomeriggio del 10, era riuscito a recarsi personalmente al Comando ─ gettandosi nel canalone Battisti sotto il fuoco battente austriaco, fuoco che aveva precedentemente fermato i portaordini: ciò sia per segnalare la completa occupazione della vetta che per chiedere l’invio di urgenti rinforzi e medicamenti per i feriti di parte italiana e austriaca. Sulla vetta rimasero non più di una ventina di soldati ─ fra superstiti dell’attacco e superstiti di un primo insufficiente invio di rinforzi (avvenuto quest’ultimo con rilevanti perdite: un numero certamente insufficiente per tenere a lungo quelle posizioni.  

Nella notte dell'11 Maggio, prima cioé dell'arrivo il 12 dei rinforzi (costituiti da fanteria e arditi, fra i quali il Tenente Sabatini), si colloca il contrattacco da parte di un nucleo di assalitori austriaci (circa una trentina), che riesce ad aver ragione delle scarse difese agendo su una parte delle postazioni della vetta: Si trattò di alcune gallerie che portavano sullo sperone del Monte Corno ─ dove il nemico si asserragliò. Da tali postazioni del resto i soldati italiani erano stati ritirati, in quanto risultavano, essendo pochi, troppo dispersi e poiché erano inoltre ancora presenti sulla vetta una quarantina di prigionieri.  Secondo un'altra testimonianza fu durante i contrattacchi dei giorni 11 e 12 che un reparto nemico si rifugiò sulla quota 1776 allo scopo di sfuggire all'intenso fuoco delle batterie di cannoni e al tiro delle mitragliatrici. E’ qui che si genera una situazione di paradossale blocco o di impedimento reciproco fra italiani e austriaci: da un lato questi ultimi impossibilitati ad esporsi dalle posizioni in cui si erano rifugiati ─ forse in attesa di rinforzi ─ ma in grado con il fuoco delle armi di dare comunque fastidio battendo alcuni camminamenti e pendii  del monte; dall'altra gli italiani, conseguentemente limitati nel possesso o controllo totale del Monte Corno.  L'azione valorosissima del Sabatini, il giorno 13 Maggio, se vista in questo contesto può definirsi di ri-conquista di postazioni di rilievo tattico sulla vetta, con la eliminazione di una “sacca” di infiltrazione nemica nel sistema più ampio delle postazioni che caratterizzava l’assetto difensivo del Monte Corno.  Azione successiva a quella del 10 Maggio, che riveste una diversa dimensione tattica e strategica, nella quale il Sottotenente Fulvio Bottari svolse un ruolo determinante, e ampiamente documentato, per la riuscita della conquista del Monte Corno. 

I quattro Arditi appena decorati dopo l'azione sul Monte Corno

Il Ten. Carlo Sabatini al comando di un piccolo gruppo di quattro arditi risalì dalle posizioni conquistate fino alla cima riconquistando definitivamente il Monte Corno Battisti il 13 maggio del 1918. I cinque scalarono in pieno giorno la parete del monte Corno, caratterizzata da rocce friabili, in assoluto silenzio, per non essere identificati dalle vedette austriache appostate in vetta. L'azione si concluse con la morte di 20 militari austriaci e di due italiani. L'impresa del Monte Corno valse al Tenente Carlo Sabatini la medaglia d'oro al valor militare con la seguente motivazione:

SABATINI  CARLO

Medaglia d’oro al valor militare

Maggiore Generale (Fanteria, Direttore del Comando Superiore FF.AA.)

Luogo di nascita : Alessandria (AL)

Data del conferimento: 03/07/1918

Motivazione:

Primo sempre ai cimenti, personificazione vera delle più elette virtù militari, con alto spirito di abnegazione e magnifico ardire, con una scalata che ebbe del prodigioso poté primo, esempio ai quattro arditi che lo seguirono, sotto i vigili occhi delle vedette nemiche, audacemente piombare su numeroso presidio avversario, col quale ingaggiò violento corpo a corpo.  Nessuno dei nemici fu salvo, i più furono uccisi e nella mischia rotolarono pei dirupi.  Sei ne catturò, compreso l’ufficiale comandante del presidio.  Fattosi poscia raggiungere da forte nucleo dei suoi, si affermò saldamente sulla posizione.

Monte Corno, 13 Maggio 1918

Tratto dal diario di Carlo Sabatini, per gentile concessione della Famiglia Sabatini: "La mattina del 13 avevo fatto esplorare dal Serg. Magg. Degli Esposti un canalone che accedeva alla cima, ma era ritornato dichiarandolo impraticabile, perché sbarrato ad un certo punto da una parete a picco. La sera del 13 doveva giungere al Comando della Brigata Murge, S.E. il Generale Badoglio per assicurarsi se la cima fosse realmente nostra. Mi decisi dì provare ancora il canalone del mattino. Chiamai Degli Esposti ed alcuni arditi volontari. Si presenteranno in tre, Torri, Cataldo e Brancato della I Sezione Mitragliatrici. Erano le tre del pomeriggio, con un sole splendido. Mi affacciai alle feritoie dalle quali sarei uscito, si vedeva la Cima del Monte ad un centinaio di metri in alto, ed in basso più di mille metri di burrone. Lasciammo i moschetti, le cartucce, ci mettemmo cinque o sei petardi ciascuno nella casacca, il pugnale nel taschino della giubba e sù. Degli Esposti avanti, io dopo, appresso gli altri più un incognito che ci seguì per qualche metro poi tornò indietro preso dalla paura delle vertigini. Gli osservatori tutti della Vallarsa erano stati avvisati con questa frase lanciata dal telefono: «guardate cosa succede a momenti sulla cima». Il canale per il quale salivamo essendo formato dalle acque, offriva appigli friabilissimi, ai quali ci attaccavamo con la massima precauzione..........".

Il Monte Corno Battisti oggi[modifica | modifica sorgente]

Il 23 agosto 1987 è stato inaugurato il sentiero Franco Galli che risale dalla frazione Valmorbia, in Vallarsa, alla sommità del Corno Battisti con alcuni passaggi in galleria.

In precedenza, il 18 agosto 1985, alcuni alpinisti vicentini appassionati del Pasubio hanno riscoperto l'accesso all'impervio sistema di gallerie del Corno Battisti, che per loro stessa ammissione è molto più pericoloso e con il rischio di crolli più elevato rispetto al sistema dei Denti.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]