Guerra Bianca

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Guerra Bianca
Schema del fronte 1915 - 1918.
Schema del fronte 1915 - 1918.
Data 24 maggio 1915 - 1º novembre 1918
Luogo Sul confine tra Val Camonica e Tirolo meridionale
Esito Vittoria italiana e abbandono austro-ungarico del fronte
Schieramenti
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L'"Ippopotamo", uno dei cannoni da 149G portato in alta quota nel corso della Guerra Bianca

L'espressione Guerra Bianca (Gebirgskrieg in tedesco, ovvero "Guerra di montagna") individua il particolare contesto e l'insieme di eventi del fronte italiano durante la prima guerra mondiale combattuta nel 1915-1918 sulle Alpi del Tirolo meridionale tra le truppe del Regno d'Italia e dell'Impero Austro-ungarico negli scenari di media ed alta quota dei settori operativi di Ortles-Cevedale, Adamello-Presanella e Marmolada.[1]

Il contesto ambientale[modifica | modifica wikitesto]

I problemi più gravi che dovettero affrontare gli eserciti impegnati nella Guerra Bianca furono quelli legati all'impervietà del terreno ed alle condizioni climatiche estreme. Le montagne dei tre gruppi montuosi sono infatti assai elevate (con quote mediamente superiori ai 2000 metri, fino ai 3.905 metri s.l.m. della vetta dell'Ortles) e difficili da percorrere: tanto più ci si allontanava dai fondo valle tanto più per i trasporti fu necessario ricorrere agli animali da soma ed alle spalle degli uomini, anche per i pesantissimi carichi dei materiali d'artiglieria. Solo col procedere del conflitto negli anni si realizzò una fitta rete di strade, mulattiere e sentieri, tale da raggiungere gli avamposti nei luoghi più impervi; negli ultimi due anni di guerra fu infine sistematizzato l'uso delle teleferiche, ma la stessa realizzazione di queste infrastrutture, strade e teleferiche, fu forse l'impresa della Guerra Bianca che richiese più energie e sacrifici. In alta montagna le escursioni termiche sono notevoli e, al di sopra dei 2500 metri sono normali anche d'estate temperature al di sotto dello zero. D'inverno poi il termometro scende anche diverse decine di gradi, e, negli anni del conflitto si registrarono spesso temperature inferiori ai 35 °C sotto lo zero. Il clima muta in tempi rapidi e le tormente sono all'ordine del giorno, non solo nei mesi più freddi. Infine gli inverni del 1916 e del 1917 furono fra i più nevosi del secolo, con precipitazioni totali registrate superiori ai 16 metri. Questo rese oltremodo difficile la permanenza delle truppe in alta quota obbligando gli uomini a continui lavori di scavo e di sgombero della neve; ma soprattutto la grande quantità di neve caduta aumentò spaventosamente il rischio di valanghe, falcidiando pesantemente le corvèe di entrambi gli schieramenti.

Guerra Bianca in Ortles-Cevedale[modifica | modifica wikitesto]

Tra i settori operativi della Guerra Bianca, quello dell'Ortles-Cevedale presentò in assoluto le condizioni più estreme. Le quote decisamente più elevate (mediamente 500metri al di sopra di quelle degli altri due settori) e l'eccezionale impervietà del terreno, se da un lato impedirono azioni belliche di un certo respiro, dall'altro esasperarono al limite le condizioni di vita e di combattimento degli uomini coinvolti nel conflitto in questi luoghi.

Guerra Bianca in Adamello-Presanella[modifica | modifica wikitesto]

Tra i settori operativi della Guerra Bianca, il settore Adamello-Presanella fu quello che ebbe il peso strategico maggiore, registrando azioni belliche e gli eventi più significativi; sono questi i motivi per cui si individua la Guerra Bianca in Adamello-Presanella come tema di particolare approfondimento.

La preparazione della guerra[modifica | modifica wikitesto]

La dogana del passo del Tonale ad inizio secolo.

Allo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914 il territorio italiano non corrispondeva a quello attuale: esso non comprendeva l'attuale Trentino-Alto Adige ed il confine tra Italia e Austria-Ungheria si svolgeva dallo Stelvio al Garda, correndo attraverso i massicci Ortles-Cevedale, Adamello-Presanella a quote in gran parte superiori ai 2000 m s.l.m., abbassandosi soltanto nelle impervie montagne dell'Alto Garda Bresciano.

Nel settore più settentrionale le testate delle due valli lombarde di confine, la Valtellina e la Valle Camonica terminano rispettivamente con il Passo dello Stelvio e il Passo del Tonale. Di qui le due importanti direttrici stradali dello Stelvio e del Tonale avrebbero potuto consentire lo sfondamento italiano verso il Tirolo e, in direzione opposta, il movimento dell'esercito austro-ungarico verso i centri nevralgici della Pianura Padana, in particolare Milano, Brescia e Bergamo. Di qui la rilevanza strategica, per entrambi i contendenti, di questo fronte.

Gli italiani costruirono due linee principali: il Fronte del Montozzo e lo Sbarramento del Tonale i cui compiti, stabiliti dal Comando italiano, dovevano essere quasi esclusivamente difensivi (proprio frontalmente vi erano infatti le linee austriache). Dietro di queste furono costruiti numerosi sbarramenti sulle dorsali per creare seconde e terze linee a rincalzo delle prime.

Al regno d'Italia mancavano però i forti: gli austriaci disponevano di ben cinque forti sul versante trentino (i forti Strino, Velon, Mero, Zaccarana e Presanella) contro un solo forte italiano (il Forte Corno d'Aola) sul versante camuno.

La tattica delle linee multiple causò però numerosi problemi dato che molte si rivelarono inefficienti o troppo deboli per resistere mentre altre furono svuotate da inutili attacchi contro quelle austriache.

Il 1915[modifica | modifica wikitesto]

Artiglieria alpina al passo dello Stelvio in un momento di riposo

Quando il regno d'Italia dichiarò guerra all'impero austro-ungarico il 24 maggio 1915 gli eserciti schierarono sui monti i rispettivi reparti: gli italiani misero in campo gli Alpini (le truppe speciali di montagna create dal generale Giuseppe Perrucchetti), mentre gli austriaci dovettero "accontentarsi" degli Standschuetze (truppe di civili arruolate in fretta ma composte dai tiratori e dai cacciatori più precisi e abili); nonostante le differenze di addestramento questi ultimi resistettero fino all'arrivo dei rinforzi austriaci impegnati in Galizia.

La prima azione di guerra fu compiuta dal battaglione "Morbegno": questi aveva il compito di attaccare la conca della Presena per cogliere di sorpresa gli austriaci scacciandoli così dalle creste di Monticelli: quando, il 9 giugno 1915, fu effettuato l'attacco gli Alpini furono avvistati in anticipo e furono sottoposti al fuoco dei cecchini nemici che li costrinsero alla ritirata.

Gli austriaci compresero che il punto debole italiano era la scarsa attenzione mostrata verso i ghiacciai e cercarono di sfruttare questo a loro vantaggio. Il 5 luglio attaccarono e colsero di sorpresa il presidio italiano del lago di Campo (situato in val di Daone), costituito da un battaglione del 67º Reggimento fanteria della Brigata "Palermo"e da due compagnie di Alpini. Le truppe italiane, pur subendo gravi perdite, riuscirono a respingere l'attacco, costringendo gli avversari a ritirarsi sulle posizioni di partenza[2]. Il 15 luglio l'attacco si spostò al Rifugio Giuseppe Garibaldi e i difensori italiani riuscirono, anche stavolta, a resistere.

Sul fronte della Conca del Montozzo gli italiani riuscirono invece a conquistare il torrione d'Albiolo; una conquista tuttavia modesta e priva di importanza strategica.

Il 25 agosto fu ripreso l'attacco contro le creste di Monticelli con un esito diverso dal primo attacco: gli alpini stavolta attaccarono di notte grazie ai propri scalatori e sorpresero gli austriaci; una volta occupata la cresta furono subito iniziati i lavori di fortificazione con la costruzione di baracche, camminamenti, tane e la posa del filo spinato.

I generali ordinarono di continuare l'attacco verso il ghiacciaio Presena ma, sia il 14 settembre che il 30 ottobre, gli attacchi furono un fallimento; il regno d'Italia subì una sconfitta anche il 23 settembre, quando, sul fronte del Montozzo, gli austriaci ripresero il Torrione d'Albiolo.

Per tutto l'inverno, a causa anche del clima, le azioni militari si calmarono e non si registrarono combattimenti.

Il 1916[modifica | modifica wikitesto]

Reparti Alpini in combattimento tra i monti innevati

Le azioni di guerra furono riprese nella primavera del 1916. Il 12 aprile, il reparto di Alpini sciatori di stanza presso il rifugio Giuseppe Garibaldi attaccò e conquistò la linea austriaca che si snodava tra la Lobbia Alta e il Monte Fumo.

Un altro attacco venne lanciato tra il 29 e il 30 aprile, stavolta verso il Passo di Cavento; il successo fu solo parziale perché gli alpini riuscirono sì ad avanzare ma, a causa dei continui attacchi, subirono molte perdite e non conquistarono tutta la linea nemica. Per la prima volta in questa zona, in aiuto della fanteria, venne utilizzata l'artiglieria pesante.

Ad aggiungere ulteriori problemi agli Alpini c'era l'assoluta mancanza di divise mimetiche invernali che li obbligava a combattere sui ghiacciai in divisa grigio-verde.

La situazione venne sbloccata, agendo in maniera contraria agli ordini ricevuti, tra il 1 e il 4 maggio, grazie all'aggiramento delle linee austriache.

Il fronte dell'Adamello andò tuttavia in stallo dopo la Strafexpedition (la spedizione punitiva austriaca in Trentino) che obbligò i generali a sguarnire il fronte camuno per proteggere quello in cui era avvenuto lo sfondamento.

Per la prima volta gli Alpini, per trasportare le vettovaglie più leggere (alimenti, vino, grappa, ecc.), abbandonarono i fedeli muli per sostituirli con i cani, più veloci e meno bisognosi di cibo.

Il 1917[modifica | modifica wikitesto]

Artiglieria degli Alpini in azione sulle montagne
Alpini sul fronte dell'Adamello

Sui fronti dell'Adamello e del Montozzo il 1917 fu un periodo relativamente calmo.

Le battaglie principali si svolgevano infatti in Veneto e in Friuli (dove scorreva l'Isonzo, che fu teatro di alcuni tra i più violenti combattimenti).

La principale operazione fu la conquista, ad opera italiana, del Corno di Cavento. L'azione, partita dal passo sottostante (conquistato nel 1916), avvenne il 15 giugno e fu un pieno successo degli alpini (stavolta non sorsero problemi di tattica e l'artiglieria pesante colpì i nemici con precisione prima dell'attacco).

Il giorno più triste per i civili che abitavano la zona fu però il 27 settembre quando gli austriaci, per rappresaglia ai bombardamenti italiani, attaccarono con bombe incendiarie e proiettili di grosso calibro l'abitato di Ponte di Legno, distruggendolo completamente e costringendo alla fuga i suoi abitanti.

Sul fronte dell'Adamello, in ottobre, si riuscirono invece a fermare, senza subire gravi perdite, gli austriaci che avanzavano rinfrancati dalla vittoria di Caporetto.

Passato questo periodo gli alpini iniziarono a preparare i piani per la controffensiva.

Il 1918[modifica | modifica wikitesto]

Mitragliere degli Alpini in osservazione sul monte Adamello

Dopo alcune schermaglie avvenute nei primi mesi del 1918 il regno d'Italia riuscì ad ottenere una vittoria fondamentale per il successo italiano in questa zona: la conquista della Presena.

L'operazione, avvenuta tra il 25 e il 28 maggio, fu la più grande avvenuta in questo settore: vi parteciparono infatti sette battaglioni (Edolo, Monte Cavento, Monte Mandrone, Monte Granero, Monte Rosa, Pallanza, Tolmezzo e Val Brenta), il reparto d'assalto Fiamme Verdi, vari plotoni di Arditi e mitraglieri e circa 200 pezzi di artiglieria. L'attacco italiano portò non solo alla conquista della Presena, ma anche alla presa di altre vette vicine.

Il 13 giugno gli austriaci sferrarono un ultimo attacco per cercare di rompere le linee italiane; con la Lawine Expedition (che tradotto in italiano significa "offensiva valanga") vennero mandate all'attacco tutte le truppe residue. Gli italiani riuscirono a resistere per vari giorni ai costanti attacchi ma, il 19 luglio, sotto la seconda ondata d'attacco, persero il corno di Cavento in quella che sarà l'ultima vittoria austriaca.

Con l'attacco del 13 agosto gli alpini riuscirono, dopo tre anni, a riconquistare il Torrione d'Albiolo, perso agli inizi della guerra nel 1915.

Il 1º novembre vi fu l'attacco finale: gli austriaci non riuscirono, nonostante avessero tentato di combattere, a resistere all'attacco italiano, stavolta lanciato contro il passo del Tonale.

Interi reparti dell'Impero austro-ungarico si arresero e l'esercito italiano poté dilagare conquistando l'intera val di Sole e spianando la strada per Trento; la guerra in Adamello era finita.

Guerra Bianca in Marmolada[modifica | modifica wikitesto]

Un settore relativamente marginale del contesto della Guerra Bianca fu quello della Marmolada. Qui gli eventi bellici si svolsero infatti per un tempo più limitato, dal maggio del 1915 sino all'inizio di novembre del 1917, quando lo sfondamento di Caporetto spostò il fronte di combattimento più a ovest, sulla linea dal Grappa alle foci del Piave. Questo non consentì il pieno consolidamento del sistema difensivo e dell'organizzazione logistica come invece avvenne negli altri settori della Guerra Bianca nel corso del 1918. Fin dall'inizio del conflitto gli austro-ungarici, relativamente favoriti dalle condizioni del terreno, si attestarono rapidamente sul ciglione meridionale del massiccio montuoso e conquistarono pressoché integralmente l'ampio ghiacciaio della Marmolada. Gli italiani, posti così in condizioni di svantaggio non furono più in grado di svolgere azioni offensive di rilievo e questo portò ad una situazione di relativa immobilità consentendo ad entrambi gli schieramenti di consolidare le proprie posizioni. Malgrado questa relativa stasi la Marmolada fu comunque teatro di imprese notevoli, in un certo modo pionieristiche, soprattutto per quanto riguarda le opere di scavo in ghiaccio, che qui, grazie all'intraprendenza dell'ufficiale austriaco Leo Handl, furono per la prima volta sistematizzate applicando tecniche innovative, sino alla realizzazione di quella che, con un'espressione suggestiva, fu chiamata "la città fra i ghiacci".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Un autore inglese, Mark Thompson, nel 2008 con un'impropria generalizzazione ha individuato con l'espressione The White War, ossia La guerra bianca, l'intero contesto del fronte italo-austriaco.
  2. ^ P. A. Baldrati, Il 67° Fanteria - 100 anni di storia, pag. 47.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo Robbiati, Luciano Viazzi, Guerra bianca Ortles-Cevedale-Adamello 1915-1916, Ugo Mursia Edizioni, ISBN 978-88-425-1954-6.
  • Alberto Cavaciocchi, L'impresa dell'Adamello, Milano, Ugo Mursia Edizioni.
  • Vittorio Martinelli, Guerra Alpina sull'Adamello, volume primo, 1915-1917, Bolzano, La Grafica, 1996.
  • Vittorio Martinelli, Guerra Alpina sull'Adamello, volume secondo, 1917-1918, Pinzolo, D. e C. Povinelli, 1998.
  • Vittorio Martinelli, Guerra Alpina sull'Adamello, volume terzo, Corno di Cavento, Pinzolo, D. e C. Povinelli, 2000.
  • Luciano Viazzi, I Diavoli dell'Adamello, 1915-1918, la guerra a quota tremila, Milano, Ugo Mursia Edizioni, 1981.
  • Arturo Andreoletti, Luciano Viazzi, Con gli Alpini sulla Marmolada, 1915–1917, Milano, Mursia, 1977, p. 289.
  • Pier Amedeo Baldrati, Il 67° Fanteria - Cento anni di storia, Como, Tipografia A. Noseda, 1962.

Inoltre:

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]