Reichsrat (Austria)

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Reichsrat
Consiglio Imperiale
Wappen Österreich-Ungarn 1916 (Klein).png
Wien Parlament um 1900.jpg
Il Reichsrat di Vienna in una cartolina del 1900 circa
Stato Austria-Ungheria Austria-Ungheria
Tipo Parlamento
Camere Herrenhaus (camera alta)
Abgeordnetenhaus (camera bassa)
Istituito 1867
Soppresso 1918
Successore Parlamento austriaco
Sede Palazzo del parlamento, Vienna

Il Consiglio Imperiale (in tedesco Reichsrat, in ceco Říšská rada, in croato Carevinsko vijeće, in sloveno Državni zbor), è stato il Parlamento austriaco (o più propriamente della Cisleitania) dal 1861 al 1918.

Esso era costituito dalla Herrenhaus (Camera dei Signori) e dalla Abgeordnetenhaus (Camera dei Deputati).

Durante tutta la sua esistenza, l'efficacia del Reichsrat ha sofferto pesantemente a causa del contrasto tra i numerosi gruppi etnici costituenti l'impero Austro-ungarico.

Di esso fecero parte, tra gli altri, Alcide De Gasperi che qui iniziò la sua attività politica difendendo la minoranza etnica di lingua italiana, e Cesare Battisti l'irredentista trentino che venne giustiziato per aver partecipato alla Prima guerra mondiale arruolandosi nell'Esercito Italiano.

Dal 1883 il Consiglio Imperiale si riunì in un'apposita struttura, ovvero nel Parlamento austriaco posto lungo la Ringstraße di Vienna.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso delle rivoluzioni del 1848, i rappresentanti delle terre della corona decisero di incontrarsi in un Reichstag a Vienna. La convenzione venne inaugurata dall'arciduca Giovanni d'Asburgo-Lorena il 22 luglio 1848 e dopo l'insurrezione viennese dell'ottobre di quell'anno venne spostata a Kroměříž, in Moravia. Essa non solo si preoccupò di abolire inizialmente la servitù della gleba presente ancora nelle terre austriache ma soprattutto si preoccupò di redigere una costituzione che riflettesse il carattere multinazionale dell'Impero, specialmente basandosi sulle teorie del politico boemo František Palacký.

Il 4 marzo 1849, ad ogni modo, il primo ministro principe Felix zu Schwarzenberg prese l'iniziativa e impose la "Costituzione di marzo" che promise sostanzialmente eguaglianza tra tutta la popolazione austriaca e provvise anche una legislatura bicamerale per il Reichstag. Ad ogni modo questa costituzione venne annullata nel 1851 quando l'imperatore Francesco Giuseppe decise di sostituire il Reichstag con un Reichsrat ovvero un consiglio imperiale i cui membri fossero nominati sotto la sua personale autorità.

Gli anni '50 dell'Ottocento, ad ogni modo, furono per l'Impero austriaco anni duri, segnati da un deficit cronico del governo e soprattutto dalle numerose sconfitte subite nell'ambito della Seconda guerra d'indipendenza italiana. Per calmare il fronte interno e garantirsi il supporto della ricca borghesia, dunque, Francesco Giuseppe emise nel 1860 il Diploma di ottobre, un documento simile ad una costituzione ma ancora in nuce. Il Reichstag, che continuava ad essere un'istituzione soprattutto consultiva, venne allargato ad un numero totale di 100 membri scelti dai vari Landtag, le assemblee regionali delle terre della corona austriaca. Ad ogni modo anche questa sistemazione delle cose non fu soddisfacente per i liberali borghesi e nemmeno per i magnati ungheresi i quali categoricamente si rifiutarono di obbedire al parlamento viennese reagendo con il mancato pagamento delle tasse.

La Camera dei Deputati del Reichsrat austriaco

L'anno successivo Francesco Giuseppe proclamò la Patente di febbraio, sottoscritta dal delegato liberale Anton von Schmerling, che fu di fatto una nuova costituzione per l'Impero. Questo nuovo documento di fatto implementava la legislatura bicamerale del Consiglio Imperiale e di fatti viene ad oggi considerato il "certificato di nascita" del parlamento austriaco.[1] Tale documento, ad ogni modo, venne nuovamente rifiutato dall'Ungheria e ufficialmente venne sospeso nel 1865. Le basi costituzionali cambiarono drammaticamente dopo la sconfitta dell'Austria nella Guerra austro-prussiana del 1866 e la dissoluzione della Confederazione Germanica a cui succedette l'Ausgleich.

Nel dicembre del 1867 venne finalmente adottata una nuova costituzione ma venne applicata esplicitamente alla sola Cisleitania, chiamata ufficialmente "I Regni e le Terre rappresentate al Consiglio Imperiale" (in tedesco: Die im Reichsrat vertretenen Königreiche und Länder), con l'esclusione dunque della Transleitania, ovvero delle terre ungheresi. Questo nuovo sistema venne approvato e parallelamente alla Herrenhaus si creò anche una Abgeordnetenhaus, composta da membri di una camera dei deputati che dal 1873 vennero eletti dal popolo per una durata di incarico di sei anni (anche se originariamente essi venivano eletti per censo). Il consiglio acquisì dunque notevoli poteri in tutti i campi di governo, anche se il diritto di eleggere o dimettere il primo ministro rimase privilegio esclusivo dell'Imperatore.

Dal 1874 vennero dunque iniziati i lavori per la costruzione di una nuova struttura che potesse contenere le due camere di governo, opera che si concluse nel 1883 dando vita all'attuale parlamento austriaco che a distanza di anni ha sede ancora qui.

Elenco dei partiti al Reichsrat[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sito ufficiale del parlamento austriaco moderno

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Berthold Sutter, Ernst Bruckmüller: Der Reichsrat, das Parlament der westlichen Reichshälfte Österreich-Ungarns (1861–1918). In: Ernst Bruckmüller (Hrsg.): Parlamentarismus in Österreich (= Schriften des Institutes für Österreichkunde, 64). Wien 2001, S. 60–109, ISBN 3-209-03811-2.
  • Wilhelm Brauneder: Österreichische Verfassungsgeschichte. 9. durchges. Aufl., Wien 2003, ISBN 3-214-14874-5.
  • Brigitte Hamann: Hitlers Wien. Lehrjahre eines Diktators. Piper, München 1996, ISBN 3-492-03598-1. (enthält ein Kapitel über die Sitzungen des Reichsrats).
  • G. Kolmer: Parlament und Verfassung in Österreich 1848–1918. 8 Bände. Wien 1920 ff.
  • Gerhard Silvestri (Hrsg.): Verhandlungen des Österreichischen Verstärkten Reichsrathes 1860. Nach den stenographischen Berichten. (Nachdruck) mit Einleitung und ergänzten biographischen Hinweisen, 2 Bände, Wien 1972.
  • Herbert Schambeck: Österreichs Parlamentarismus, Duncker & Humblot, Berlin 1986, ISBN 978-3-428-06098-6

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]