Guerra austro-prussiana

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Guerra austro-prussiana
Terza guerra di indipendenza
parte delle guerre di unificazione tedesche
Battaglia di Sadowa, di Georg Bleibtreu. Olio su tela, 1869.
Battaglia di Sadowa, di Georg Bleibtreu. Olio su tela, 1869.
Data 14 giugno - 23 agosto 1866
Luogo Boemia, Italia e mare Adriatico
Esito Vittoria prussiana
Modifiche territoriali La Prussia annette Hannover, Schleswig-Holstein, i ducati dell'Assia-Nassau e Francoforte;
l'Italia annette il Veneto, il Friuli e la provincia di Mantova;
la Prussia forma la Confederazione Tedesca del Nord;
l'Impero austriaco diviene l'Impero Austro-Ungarico.
Schieramenti
Effettivi
500.000 prussiani e alleati tedeschi
300.000 italiani
600.000 austriaci e alleati tedeschi
Perdite
37.000 morti o feriti (tedeschi e italiani) 20.000 morti o feriti
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La guerra austro-prussiana (chiamata anche guerra delle sette settimane) fu combattuta nel 1866 dall'Impero d'Austria e i suoi alleati tedeschi, contro il Regno di Prussia, alcuni stati tedeschi minori e il Regno d'Italia. Le operazioni sul fronte meridionale tra Italia e Austria costituiscono la terza guerra d'indipendenza italiana. In Germania e Austria viene chiamata Deutscher Krieg ("guerra tedesca") o Bruderkrieg ("guerra dei fratelli").

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1862 divenne cancelliere del nuovo sovrano Guglielmo I (1861) l'energico principe Otto von Bismarck, che subito proclamò la sua volontà di risolvere il problema dell'unificazione tedesca «col sangue e col ferro»[1], invece che con assemblee e votazioni. Per preparare diplomaticamente la guerra all'Austria e saggiare la forza del proprio esercito, Bismarck decise di appoggiare, anche militarmente, l'impero russo nella repressione di una violenta insurrezione scoppiata in Polonia nel 1863.

Sempre in tale prospettiva, riprese poi una vecchia questione relativa a due ducati, lo Schleswig e l'Holstein, abitati da popolazioni tedesche e danesi. Di fatto, la decisione del re di Danimarca, Cristiano IX, di annettersi lo Schleswig diede alla Prussia il pretesto per un intervento militare (guerra per i ducati danesi del 1864) al quale si associò anche l'Austria. L'Impero d'Austria fu praticamente costretto a seguire il disegno bismarckiano per il timore di vedersi estromesso dalla Confederazione tedesca; non si rese conto, però, che proprio il Cancelliere prussiano aveva forzato Vienna in un vicolo cieco, proponendo la Prussia come il Paese guida del mondo germanico, con il chiaro intento di estromettere l'Impero dalla tradizionale posizione di privilegio nell'area tedesca.

L'esercito prussiano diede prova della propria efficienza e la Danimarca fu rapidamente costretta a cedere i territori contesi, con il conseguente allargamento della Confederazione germanica. Tale estensione appariva un indiscutibile successo della Prussia che le procurò sempre maggiori consensi soprattutto tra gli Stati luterani del nord, come Brema, Amburgo e Kiel. Al contrario, gli Stati del sud e quelli cattolici, in particolar modo la Baviera, rimanevano ancorati all'orbita asburgica.

Di lì a poco i dissidi che nasceranno tra la concezione bismarckiana del mondo tedesco (fondata sulla soluzione "piccolo-tedesca", cioè sull'esclusione dell'Impero d'Austria) e la posizione asburgica porteranno allo scontro austro-prussiano del 1866.

Una parte non secondaria l'ebbe la questione del Liechtenstein: il suo status di Principato facente parte della confederazione avrebbe comportato che, alla pari di tutti gli altri stati tedeschi non asburgici, partecipasse nella sua condizione di enclave alla fondazione della nuova confederazione. Quando la pace venne firmata la Prussia accusò il Liechtenstein di essere stato la causa dello scoppio della guerra con l'Austria. Per questo il Liechtenstein si rifiutò di siglare la pace rimanendo nello stato di guerra con la Prussia[2], ma senza che venisse combattuto realmente alcun conflitto. Il Liechtenstein ottenne così la completa indipendenza dalla confederazione (e quindi la mancata unione con il resto della futura Germania), evitò l'annessione all'Austria, pur restando sotto la sua influenza, ma dovette rinunciare a un proprio'esercito (1868). Per queste ragioni la vera data di indipendenza del Liechtenstein può essere identificata in questi eventi dell'anno 1866.

1866, la vittoria prussiana[modifica | modifica wikitesto]

Poco prima dello scoppio del conflitto, Bismarck accolse l'alleanza italiana, ben contento di poter distogliere una buona parte delle forze imperiali nel fronte meridionale, rendendo in tal modo meno rischioso il compito delle forze armate. In Italia, nella metà del decennio, ci si era resi conto della volontà bismarckiana di esclusione dell'impero asburgico dalla Confederazione Tedesca e si decise di approfittare della preziosa potenza bellica prussiana per continuare la strada del processo di unificazione della penisola. Venne conclusa, pertanto, una singolare alleanza offensiva di limitata durata (tre mesi) nell'aprile 1866.

Tra le clausole del patto di alleanza viene menzionato il Lombardo-Veneto, a cui Gorizia e Trieste, come pure il Trentino e l'Alto Adige, non appartenevano; eventuali cessioni all'Italia di territori inclusi nella Confederazione germanica non sarebbero state politicamente accettabili per i Principi tedeschi, che avrebbero potuto ostacolare il progetto bismarckiano di unificazione del mondo germanico sotto l'egida della Prussia. I territori già veneziani in Istria e Dalmazia non erano invece inclusi nella Confederazione germanica. Alla luce di questa situazione politica si comprendono quindi i motivi che saranno alla base della decisione italiana di conquistare l'isola di Lissa. Dal punto di vista militare, la guerra contro l'Austria trova soluzione grazie alla vittoria prussiana a Sadowa, seguita dall'armistizio di Nikolsburg.[3]

Con il conseguente trattato di Praga (23 agosto 1866) fu istituita una confederazione degli stati tedeschi a nord del fiume Meno che fu posta sotto la direzione prussiana. Guglielmo I la presiedeva e Bismarck ne era il cancelliere; un'assemblea eletta a suffragio universale (il Reichstag), rappresentava il popolo, sebbene il cancelliere e il governo non fossero responsabili verso di essa, ma soltanto di fronte al re. I ducati dello Schleswig e dell'Holstein insieme all'Hannover furono annessi direttamente alla Prussia, mentre gli stati meridionali della Germania si riunirono in una loro confederazione indipendente che era di fatto strettamente vincolata all'orbita prussiana, come dimostrò l'alleanza militare del 1866 nella quale fu sancito che, in caso di guerra, gli eserciti della confederazione indipendente sarebbero dovuti essere a disposizione del governo prussiano.

Nell'Impero asburgico, la sconfitta segnò l'inizio di un lungo periodo di decadenza. Nel tentativo di reagire alla crisi e di rafforzare le strutture interne, nel 1867 l'imperatore Francesco Giuseppe compì una riforma costituzionale (l'Ausgleich) con cui concedeva larga autonomia all'Ungheria e proclamava la parità tra l'etnia tedesca e quella ungherese, la più forte e la più combattiva delle nazionalità che componevano l'impero, ma ormai la monarchia asburgica che, da quel momento, prese il nome di Impero austro-ungarico, era avviata ad una lenta agonia.

Il Regno d'Italia, da poco costituitosi, alleandosi con la Prussia (Terza guerra di indipendenza italiana), aspirava all'annessione del Veneto; il Veneto sarà ottenuto dalle mani di Napoleone III, a cui l'Austria, che non si riteneva vinta dagli Italiani - sconfitti per terra a Custoza e per mare a Lissa - lo cederà, e che a sua volta lo passerà agli italiani.

1866, annus mirabilis[modifica | modifica wikitesto]

« La guerra rappresentò una rivoluzione che non si sarebbe potuta verificare senza Bismarck, [...] una volta che la rivoluzione giunse al successo, l'opposizione si dissolse rapidamente e i dubbi vennero messi a tacere...Era come se il popolo tedesco avesse assistito a un miracolo. Niente era più come prima [...] La ragione era diventata torto e il torto ragione »
(H. Kohn. I tedeschi[4])

Nel 1928 lo storico tedesco Hans Delbruck scrisse a proposito della guerra austro-prussiana: «Bismarck la volle, profondamente convinto della sua necessità, ma la portò a buon fine contro la volontà del re, del popolo e persino dell'esercito.» La borghesia liberale e gli intellettuali tedeschi, sino ad allora ostili al governo Bismarck, «si adattarono prontamente ad adorare quanto, qualche settimana prima avevano condannato.»[4]

Il cancelliere Otto von Bismarck

Di fronte alla strepitosa vittoria di Sadowa, i liberali tedeschi recitarono il mea culpa per gli insuccessi dell'Assemblea di Francoforte del 1848, quando era andata in fumo la possibile unificazione per gli interessi contrapposti di Grandi e Piccoli tedeschi. D'altra parte lo stesso Federico Guglielmo IV aveva rifiutato l'«avvelenato diadema» a lui offerto dai Piccoli tedeschi. Se l'unità della Germania doveva essere, questa doveva avvenire sotto il segno della Prussia e non per volontà di un'assemblea democratica. Ora di fronte alla vittoria di Sadowa «un'intera classe di uomini colti e benintenzionati dichiarava la propria immaturità in fatto di politica»[4].

A buon diritto sembrava che il militarismo prussiano dell'aristocrazia junker avesse ora il diritto di dirigere politicamente la Germania avendo dimostrato con i fatti la superiorità del «Cancelliere di ferro» che con «tre bagni di sangue» costruirà l'Impero tedesco. I liberali tedeschi ricevevano in cambio della loro rinuncia all'opposizione politica le più ampie possibilità, con l'aiuto finanziario dello Stato protezionista e delle banche, di esercitare il loro primato nelle attività industriali.

Ben presto la Germania, con la scoperta del "processo Thomas" di defosforazione, superò l'Inghilterra nella produzione dell'acciaio. Lo storico liberale Hermann Baumgarten, ex avversario del Bismarck, scriveva: «Il mondo stupefatto non sa cosa ammirare di più, l'eccezionale organizzazione delle forze armate della Prussia o la dedizione morale del suo popolo, l'incomparabile vigore della sua economia o la solidità della sua educazione generale, la grandezza delle sue vittorie o la modestia dei suoi bollettini, il coraggio dei suoi giovani soldati o la devozione al dovere del suo re attempato.»

1866, la crisi del pensiero liberale[modifica | modifica wikitesto]

Anche Benedetto Croce nota come in Prussia all'indomani della vittoria i liberali rimasero prima sgomenti e stupefatti, e poi ammirati, del "miracolo" di Sadowa, e cominciarono a dubitare delle loro stesse convinzioni di fronte all'opera di uno «Stato che, rigettando il governo popolare, fondandosi sull'autorità, prendendo regola solo dall'alto, conseguiva trionfi che nessun altro popolo d'Europa avrebbe saputo né osato contestargli…»[5].

Successi non solo politici e militari ma anche nel campo dell'istruzione pubblica, dello sviluppo economico e commerciale, sostenuto dal protezionismo e dal dumping, che porterà la Germania, dopo l'unificazione, a rivaleggiare con la produzione industriale inglese e a formulare una legislazione sociale e protettiva del lavoro che sopravanzava quella di molti stati europei. Provvidenze per gli operai che tuttavia non impedirono la formazione in Germania del più forte partito socialista.

« ..si insinuava qualcosa di mal sicuro e di poco sano.... La coscienza morale d'Europa era ammalata da quando, caduta prima l'antica fede religiosa, caduta più tardi quella razionalistica e illuministica, non caduta ma combattuta e contrastata l'ultima e più matura religione, quella storica e liberale, il bismarckismo e l'industrialismo e le loro ripercussioni e antinomie interne, incapaci di comporsi in una nuova e rasserenante religione, avevano foggiato un torbido stato d'animo, tra avidità di godimenti, spirito di avventura e conquista, frenetica smania di potenza, irrequietezza e insieme disaffezione e indifferenza, com'è proprio di chi vive fuori centro, fuori di quel centro che è per l'uomo la coscienza etica e religiosa. »
(Benedetto Croce[5])

«La concorrenza e la lotta dei mercati conferivano a suggerire il primato dell'energia, della forza, della capacità pratica sui motivi etici e razionali»[5] e già si cominciava a pensare che tutto questo fosse il risultato di connaturate capacità di un popolo al quale si attribuiva il diritto di dominare la società e la storia. La classe borghese liberale rinunciava alla sua opera di mediazione, cessava di essere quel ceto "dialettico" tra le classi estreme e nasceva così la marxiana lotta di classe tra capitalisti e operai. Il 1866 quindi, "annus funestus" che segna una spaccatura nella storia europea tra la prima e seconda metà dell'Ottocento.

1866, l'origine delle catastrofi tedesche[modifica | modifica wikitesto]

Gli avvenimenti tedeschi dal 1866 al 1870 segneranno profondamente la mentalità del popolo tedesco, che troverà la sua unità non alla luce di quei principi spirituali del romanticismo liberale di libertà e dignità civile, ma rifacendosi ad una politica di mera potenza, a quei valori guerrieri di disciplina, fedeltà, onore e coraggio che avevano segnato la prima formazione del futuro stato prussiano ad opera dell'ordine monastico-cavalleresco dei Cavalieri Teutonici.

«La politica della mera potenza, che si levava con aria di schiacciante superiorità a fronte della concezione liberale, era il riflesso della ritardata e incompiuta formazione liberale e politica...»[5] che i tedeschi dovranno scontare con le disfatte del 1918 e del 1945.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tommaso Detti, Giovanni Gozzini, Ottocento, Pearson Italia S.p.a., 2000, p.193
  2. ^ A tutt'oggi la pace non è stata siglata
  3. ^ Sul fronte Boemo si distingue contro i Prussiani l'ufficiale Antonio Baldissera, futuro generale e senatore del Regno d'Italia che, in seguito all'unione del suo Veneto all'Italia, proseguirà la carriera militare nel Regio esercito sino a guidare con successo le truppe italiane in Eritrea nel 1888.
  4. ^ a b c H. Kohn. I tedeschi. Milano, 1963
  5. ^ a b c d Benedetto Croce. Storia d'Europa nel secolo XIX, Bari, 1938

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Baldini, «AUSTRO-PRUSSIANA, GUERRA» la voce nella Enciclopedia Italiana, Volume 5, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1930.