Wilhelm von Tegetthoff

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Wilhelm von Tegetthoff
Tegetthoff-lithographie.jpg
Wilhelm von Tegetthoff in una litografia del 1866
Nato Marburgo, oggi Maribor (Slovenia)
23 dicembre 1827
Morto Vienna
7 aprile 1871
Dati militari
Grado War flag of Austria-Hungary (1880-1915).svg
ammiraglio austriaco
Guerre terza guerra di indipendenza italiana
Battaglie Helgoland, 9 maggio 1864; Lissa, 20 luglio 1866, presso l'isola di Lissa
Nemici storici Carlo Pellion di Persano

[senza fonte]

voci di militari presenti su Wikipedia

Wilhelm von Tegetthoff, a volte citato anche come Guglielmo di Tegetthoff[1] (Marburgo, 23 dicembre 1827Vienna, 7 aprile 1871), è stato un ammiraglio austriaco. Artefice della vittoria della flotta austriaca nella battaglia di Lissa.[2][3]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Secondo di cinque figli, Wilhelm von Tegetthoff nacque nell'allora Impero austriaco il 23 dicembre 1827 a Marburgo, in Stiria (attualmente Maribor, in Slovenia), da una nobile famiglia originaria della Vestfalia.[4] Suo bisnonno servì il Sacro Romano Impero come capitano di cavalleria durante la guerra dei sette anni (1756-1763) ed elevato alla nobiltà ereditaria da Maria Teresa, un suo prozio, Joseph von Tegetthoff, fu cavaliere dell'Ordine militare di Maria Teresa.[5]

Suo padre, Karl von Tegetthoff, entrò nell'Esercito imperiale nel 1805, l'anno prima che Napoleone Bonaparte dichiarasse di non riconoscere più l'esistenza del S.R.I. della nazione germanica, la cui terra governata dalla Casa d'Asburgo divenne quindi nota come Impero austriaco. Karl von Tegethoff combatté la guerra di liberazione contro Napoleone (1813-1815) ed in seguito trasferito alla guarnigione di Marburgo.

Sua madre invece era figlia di un impiegato civile di Praga.

Il 28 novembre 1840, allora tredicenne, Guglielmo di Tegetthoff[1] entrò nella Imperial e regia scuola dei cadetti di marina alloggiato negli stabili dell'antico monastero di Sant'Anna, a Castello, Venezia[6]. All'epoca l'Imperial Regia marina austriaca era totalmente influenzata dalla componente veneta,di fatto, la base navale e l'Arsenale erano anch'essi basati nella città del leone di San Marco e Tegetthoff venne preparato alla carriera imparando il veneto, lingua di comando della Marina.[7] [8] [9] [10]

Il 21 luglio 1845 Tegetthoff completò il ciclo di studi, di tredici membri della sua classe solo due completarono il corso. Alla campagna del 1848 non prese parte in mare, ma come aiutante di campo del viceammiraglio Anton Stephan Ritter von Martini[11] e del feldmaresciallo-luogotenente Ferencz Gyulai; nel 1849 fu sull'Adria al blocco di Venezia. L'anno 1854 ebbe il primo comando, quello della scuna Elisabetta, d'onde passò sul Taurus. Le stazioni del Levante e del Mar Nero gli procacciarono distinzione e presto anche il favore dell'arciduca Massimiliano. Una campagna scientifica nel Mar Rosso, ed il comando del Friedrich al Marocco, una campagna al Brasile in qualità di aiutante dell'arciduca riempiono il periodo 1857-1860; l'autunno del quale ultimo anno fu* comandante il Radetsky nei mari di Siria. Capitano di corvetta nel 1858, di fregata[12]

Si distinse durante la guerra dei Ducati affrontando, il 9 maggio 1864, al comando di una formazione austro-prussiana al largo di Helgoland, forze navali danesi. Conquistò fama quale artefice della clamorosa e bruciante sconfitta italiana nella battaglia di Lissa del 20 luglio 1866, quando la flotta austro-veneta[8][9][10], formata in prevalenza da vascelli obsoleti, sbaragliò quella italiana, affondando due corazzate e causando la perdita di 640 uomini. Va ricordato che la flotta italiana contava un numero superiore di navi, per giunta di fattura moderna. Una, l'Affondatore, era stata costruita addirittura in Inghilterra e dotata di un rostro di otto metri.

All'ammiraglio Tegetthoff viene anche attribuita una celebre frase di scherno nei confronti dei nemici: «Navi di legno comandate da uomini con la testa di ferro hanno sconfitto navi di ferro comandate da uomini con la testa di legno», con la quale voleva forse attribuire la responsabilità della sconfitta ai comandi italiani, in particolare a Carlo Pellion di Persano.

Il 25 febbraio 1868 Francesco Giuseppe I nominò infine Tegetthoff comandante della marina e capo della Marinesektion. Negli anni successivi venne dato avvio al programma di sviluppo della marina concepito dall'ammiraglio, con l'istituzione di scuole di addestramento e corsi di formazione, nonché con l'inizio di spedizioni all'estero per temprare gli equipaggi, allacciare rapporti commerciali e diffondere il prestigio della k.u.k. Kriegsmarine. Quando l'ammiraglio Tegetthoff morì a Vienna di polmonite, il 7 aprile 1871, all'eroe di Lissa vennero tributati grandi onori militari[13].

Alla morte di Tegetthoff, monumenti in suo onore vennero innalzati a Vienna, Marburgo (oggi Maribor) e Pola, porto militare principale dell'impero.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Commendatore dell'ordine militare di Maria Teresa - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'ordine militare di Maria Teresa
— Vienna, 1866
Cavaliere di III classe dell'Ordine della corona ferrea - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di III classe dell'Ordine della corona ferrea

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Benché fosse in tutto e per tutto un Deutschösterreicher, era registrato a chiare lettere nell'apposito registro come Guglielmo Tegetthoff – e questo lo si può ancora vedere presso l'archivio dell'attuale Scuola navale militare "Francesco Morosini" di Venezia.
  2. ^ Antonio Schmidt-Brentano: Die K.K bzw. K.u.K Generalität 1816–1918. Österreichisches Staatsarchiv, Wien 2007, S. 185 (PDF).
  3. ^ Antonio Schmidt-Brentano: Die österreichischen Admirale. Band I 1808–1895, Bibliotheksverlag, Osnabrück 1997, S. 176–187.
  4. ^ http://www.centrostudimilitaritrieste.org/Web%20Italiano/Pubblicazioni/Gli%20Asburgo%202010%20-%20Parte%20XVII.pdf
  5. ^ Elenco degli insigniti dell'onorificenza di cavaliere dell'Ordine militare di Maria Teresa.
  6. ^ Anche se nel tempo cambiò più volte sede e denominazione, l'attuale Scuola navale militare "Francesco Morosini" può essere considerata l'erede del Collegio dei cadetti di marina.
  7. ^ Prima del 1797 non esisteva nemmeno una marina austriaca ed è dopo quella data che nasce col nome di " österreichische-venezianische Kriegsmarine " (Marina austro-veneta), composta da ufficiali e marinai provenienti dalle terre della ex Repubblica di Venezia, i quali avevano ben recepite le sue millenarie tradizioni marinare, militari, culturali e storiche. Nel 1849, dopo la rivoluzione Veneta capitanata da Daniele Manin e Niccolò Tommaseo, vi era stata una "austriacizzazione" nella denominazione ufficiale e l'espressione "veneta" venne tolta; inoltre fra gli ufficiali vi era stato un certo ricambio ed il tedesco era sì diventato la lingua primaria, ma non fra gli equipaggi. Infatti questo cambiamento non poteva essere fatto in così breve tempo. I nuovi marinai continuavano ad essere reclutati nelle terre Venete dell'impero asburgico, e non certamente nelle regioni alpine o austriache anche se in realtà potevano essere arruolati nell'I.R. Marina anche coloro che abitavano in località situate sui fiumi che sfociano in mare; così potevano essere arruolati giovani di Trento e Merano, bagnate dall'Adige, ma non di Bolzano.
  8. ^ a b Durante la battaglia di Lissa, la corazzata Re d'Italia, speronata dall'ammiraglia austriaca Ferdinand Max, affondò in pochi minuti con la tragica perdita di circa 400 uomini, la corvetta corazzata Palestro colpita da un proiettile incendiario esplose trascinando con sé oltre 200 marinai, e quando von Tegetthoff annunciò la vittoria, gli equipaggi veneti risposero lanciando i berretti in aria e gridando: "Viva San Marco". Cfr. in Alvise Zorzi, Venezia austriaca. Bari, Laterza, p. 138.
  9. ^ a b Degno di menzione è anche il nocchiere (capo timoniere) della nave ammiraglia austriaca Ferdinand Max, Vincenzo Vianello di Pellestrina, detto “el Graton”, il quale agli ordini di Tegetthoff manovrò abilmente la nave per speronare ed affondare l'ammiraglia Re d'Italia, guadagnandosi la medaglia d'oro imperiale assieme a Tomaso Penso di Chioggia: due delle tre medaglie d'oro e delle cento quaranta d'argento elargite in quel giorno ai marinai veneti (su un totale di 14 d'oro e di 240 d'argento, le altre furono concesse agli ufficiali austriaci).
    Famoso è nella tradizione il comando che Tegetthoff diede a Vianello: “...daghe dosso, Nino, che la ciapemo”. Cfr. in Alberto Vedovato, "Il Leone di Lissa, cosa è legittimo fare", in: Quaderni del Lombardo-Veneto, n. 48, aprile 1999.
  10. ^ a b Le perdite furono complessivamente di 620 morti e 40 feriti da parte italiana, mentre quelle austro-venete di 38 morti e 138 feriti. Cfr. in Angelo Iachino, in Storia Illustrata 06/1966, pp. 113-119.
  11. ^ PALBA.CZ :: Zobrazit téma - RAKOUSKO - UHERSKO _ Kriegsmarine
  12. ^ Storia generale della marina militare: corredata d'incisioni e carte
  13. ^ Cfr. in Eric A. Leuer, Die k.u.k. Kriegsmarine als Ausdruck kolonialer Großmachtpolitik Österreich-Ungarns. GRIN Verlag, 2009, a p. 9.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Comandante in capo alla marina imperiale austriaca Successore War flag of Austria-Hungary (1880-1915).svg
Ludwig von Fautz 1865 - 1871 Friedrich von Pöck
Predecessore Capo della sezione navale del ministero della guerra Successore Flag of Austria-Hungary (1869-1918).svg
Ludwig von Fautz 1868 - 1871 Friedrich von Pöck

Controllo di autorità VIAF: 11491945 LCCN: n91117222