Battaglia di Bezzecca

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Battaglia di Bezzecca
Battaglia di Bezzecca. Dall'Illustrated London News dell'11 agosto 1866.
Battaglia di Bezzecca. Dall'Illustrated London News dell'11 agosto 1866.
Data 21 luglio 1866
Luogo Bezzecca, Trentino
Esito Vittoria italiana
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
15.000 uomini circa 4.500 uomini circa
Perdite
121 morti o dispersi
451 feriti
1.070 prigionieri
25 morti o dispersi
82 feriti
100 prigionieri
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La battaglia di Bezzecca fu un episodio della invasione italiana del Trentino, durante la terza guerra di indipendenza italiana. La battaglia fu combattuta il 21 luglio 1866, e vinta dal Corpo Volontari Italiani di Giuseppe Garibaldi che fermarono il tentativo del comandante austriaco del Tirolo meridionale (attuali Trentino e Alto Adige) e del generale Franz Kuhn von Kuhnenfeld, al comando anch'essi di truppe volontarie provenienti dalle valli tirolesi, di ricacciarli verso il Lago d'Idro.

Contesto[modifica | modifica wikitesto]

In vista dello scoppio della terza guerra d'indipendenza, iniziata il 23 giugno 1866, a Giuseppe Garibaldi e al suo Corpo Volontari Italiani venne comandato di operare sul lungo fronte che divideva la Lombardia dalla Contea Principesca del Tirolo, comprendente anche gli attuali territori dell'Alto Adige e del Trentino, controllando le tre principali vie di invasione: il Passo dello Stelvio a nord, il Passo del Tonale al centro e il lago d'Idro a sud, dove lo stesso generale Garibaldi aveva il compito di guidare il grosso dei volontari a penetrare verso Trento.

L'avanzata garibaldina in Trentino[modifica | modifica wikitesto]

Fra il lago d'Idro e il lago di Garda, il confine passava poco a nord del primo, lungo il corso del fiume Caffaro e della Val Vestino. Da lì, verso nord si estendono le Valli Giudicarie che, lungo il corso del fiume Chiese ed attraverso Sarnico, consentivano di liberare il lato orientale del Passo del Tonale, ovvero scendere su Trento. Fra i due laghi, d'altra parte, non esisteva altra strada percorribile con artiglierie e la sponda orientale del lago di Garda era tenuta dalle fortezze di Verona e dalla superiorità navale austriaca.

Il 3 luglio Garibaldi aveva conquistato prima la forte posizione sul monte Suello (nei combattimenti lo stesso generale era stato ferito alla coscia e si muoveva in carrozza), e una parte dell'austriaca Valvestino, poi i paesi della valle del Chiese (Lodrone, Darzo e Storo sino a Condino), mentre l'avanguardia garibaldina si era installata a Cimego, col suo ponte sul Chiese, circa 20 km a nord del Caffaro. Lì aveva sostenuto la battaglia di Condino, un importante assalto austriaco, poi rientrato sulle posizioni di partenza .

Bezzecca vista dal Colle di Santo Stefano. Sullo sfondo Tiarno di Sotto

Il 18 luglio i garibaldini del 2º Reggimento Volontari Italiani erano avanzati sino a controllare, con il combattimento di Pieve di Ledro, la parte orientale della Val di Ledro ed il 19 l'assedio del Forte d'Ampola si era concluso con la resa della fortificazione, che bloccava la strada carrabile sopra Storo.

Era ora aperta ai garibaldini la via per assalire i forti di Riva del Garda, ovvero aggirarli, proseguendo verso la valle dell'Adige e Trento.

Il piano di battaglia austriaco[modifica | modifica wikitesto]

Il generale Ernesto Haug.

Il generale Kuhn dispose per una azione aggirante, da nord dalla Valle del Chiese e da ovest, sul nuovo fianco destro garibaldino in Val di Ledro e concentrato su Bezzecca: la prima colonna del colonnello Bruno von Montluisant, suddivisa in altre due colonne al comando dei maggiori Philipp Graf Grunne e Julian von Krynicki, doveva scendere in Val di Ledro, sloggiare i garibaldini da Pieve di Ledro e Bezzecca, inseguirli sino a Tione ed al forte di Ampola e poi giù sino a Storo e Darzo. Il 20 luglio le forze si unirono a Campi, di là dal Monte Parì, sopra Riva del Garda. Contemporaneamente, la seconda colonna del generale Carl Kaim von Kaimthal e di Heribert Höffern von Saalfeld dovevano riunirsi a Roncone, sopra Lardaro e, scendendo dalla Valle del Chiese, attaccare la sinistra e il centro garibaldino, più o meno all'altezza di Condino.

La presa di Locca[modifica | modifica wikitesto]

Bezzecca

Il 21 luglio alle 4 del mattino le truppe di Montluisant levarono il campo per portarsi su due colonne nella Val Concei, verso Lenzumo. Benché la marcia avvenisse molto lentamente ed in fila indiana, l'attacco di Montluisant poté godere dell'effetto sorpresa. Giunti sul posto, gli assalitori si suddiviserono in tre colonne d'attacco: Julian von Krynicki all'ala sinistra, Philipp Graf Grünne a destra e il Montluisant al centro con l'artiglieria; in breve agganciarono i volontari a Lenzumo e li ricacciarono oltre Enguiso, sino a Locca. Il paese di Locca, posto sulla cima pianeggiante di un ponticello che chiude la Val Concei verso sud, con la chiesa di Santo Stefano isolata ed il cimitero racchiuso da un muro di cinta, era fortemente presidiato dal 5º Reggimento del colonnello Giovanni Chiassi, provvisto di tre cannoni. La posizione venne bombardata dalle batterie austriache. I garibaldini tentarono di aggirare gli assalitori da Pieve di Ledro verso le alture ad est di Locca, ma vennero bloccati. La chiesa di Locca, difesa con accanimento, venne assalita e presa, dopo che era stato ferito a morte il comandante, colonnello Chiassi. Caddero in mano austriaca circa 600 prigionieri, quasi un intero battaglione del 5º Reggimento volontari.

La caduta di Bezzecca[modifica | modifica wikitesto]

Sullo sfondo Bezzecca e la Valle di Concei viste dal colle di Santa Lucia. Qui fu piazzata l'artiglieria garibaldina che fermò l'avanzata austriaca

I volontari restavano asserragliati a Bezzecca, ove vennero investiti in pieno dal fuoco di artiglieria, assaliti e spinti alla fuga. Vi furono altri 500 prigionieri. Gli austriaci avevano occupato anche la selletta di Monte Vies, che sopra Bezzecca metteva in collegamento Lenzumo direttamente con Tiarno.

Nel frattempo Garibaldi, partito all'alba da Storo in carrozza, era giunto sul posto con il 9º Reggimento, comandato dal figlio Menotti Garibaldi, proprio mentre i suoi uomini stavano cedendo sotto l'impeto del nemico ed avevano abbandonato Bezzecca, ripiegando sulla chiesetta di Santa Lucia, a metà strada tra Tiarno e Bezzecca. Garibaldi stesso, sconsolato da quanto accadeva, si trovò alle Fornaci del rio Sacher bersagliato dagli uomini di Julian von Krynicki e fu trascinato via a braccio dai suoi stessi volontari.

Ripresosi dallo sgomento, egli stabilì che la chiave della giornata fosse il controllo del borgo di Bezzecca e comandò a Menotti di guidare il 9º Reggimento da Tiarno di Sotto sulla destra del nemico, al colonnello Pietro Spinazzi da Molina di Ledro sulla destra austriaca, il 7º Reggimento e i resti del 5° e dei Bersaglieri sul centro. L'azione, tuttavia, non poté svolgersi con sufficiente rapidità e gli austriaci ebbero il tempo di rafforzare le posizioni conquistate, sistemando artiglierie sulle alture retrostanti per investire con forza decisiva le linee dei Cacciatori. Il bombardamento colpì lo stesso Garibaldi, visibile perché si muoveva in carrozza: la vettura venne investita, un cavallo e la sua guida (il Giannini) ucciso ed il generale estratto di forza dalla scorta.

La controffensiva italiana[modifica | modifica wikitesto]

Garibaldi a Bezzecca riorganizza le truppe presso il colle di Santa Lucia

Garibaldi, sempre lucido, ordinò allora a due battaglioni del 9º Reggimento di occupare le alture dietro l'abitato e all'artiglieria del maggiore Orazio Dogliotti, rinforzata della batteria di riserva, di piazzarsi su una piccola altura prima del paese e far convergere tutto il fuoco sul centro abitato, per battere gli austriaci nel loro punto di ammasso.

Il bombardamento raggiunge l'obiettivo di scompigliare i reparti che andavano riorganizzandosi e, unitamente ad un contrattacco del 9º Reggimento, di spingere le truppe che già avanzavano a ripiegare sul paese. Nel frattempo, gli altri reparti garibaldini, ripreso fiato, riorganizzavano i ranghi.

Come consueto nelle sue battaglie, al momento decisivo Garibaldi comandò una carica alla baionetta. A mezzogiorno i comandanti presenti (Menotti e Ricciotti Garibaldi, Stefano Canzio, Bedeschini, Rizzi, Antonio Mosto, Antongini, Francesco Vigo Pelizzari) agirono alla garibaldina: riunirono tutti gli uomini abili di tutti i corpi e li guidarono al passo di corsa sul villaggio, in un corpo a corpo.

Dipinto della battaglia di Bezzecca che ritrae Garibaldi nei pressi di Santa Lucia mentre riordina le sue truppe per l'offensiva finale

Il paese venne liberato e gli austriaci che ripiegavano seguiti d'appresso sino oltre Enguiso e Lenzumo, sotto il Monte Pichea, da dove erano discesi. Gli austriaci tennero la sella sino al giorno successivo, a protezione dei feriti e delle retroguardie.

Sull'estremo fianco destro italiano, due compagnie austriache si portarono a Molina di Ledro, ma non ingaggiarono combattimento e retrocessero su Pré, da dove vennero respinte su Biacesa. Da lì attraversarono il Monte Pari e giunsero a Campi per unirsi alle truppe che avevano ripiegato. Da lì la compagnia venne comandata a scortare i 1.100 prigionieri italiani catturati nel corso della battaglia sino a Trento, ove giunse il 23 luglio.

Esito della battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Bezzecca. La lapide che ricorda il luogo ove fu deposto il corpo del colonnello Giovanni Chiassi

In effetti, il conte Montluisant aveva quasi esaurito le munizioni dell'artiglieria, né si poteva contare su agevoli rifornimenti, stante i difficili collegamenti stradali. Il sacrificio del Chiassi e della guarnigione di Bezzecca era almeno servito a questo essenziale fine. Garibaldi poteva, probabilmente, contare su ingenti rinforzi tra Tiarno e dalla strada di Ampola.

Le perdite austriache ammontarono a 6 ufficiali e 19 uomini morti, 7 ufficiali e 75 uomini feriti; gli italiani ebbero intorno ai 100 morti, 250 feriti e più di 1100 prigionieri tra i quali 2 ufficiali superiori e 17 inferiori. L'offensiva austriaca, tuttavia, aveva fallito in pieno l'obiettivo strategico di riconquistare la Val di Ledro. Gli scontri, anzi, avevano dimostrato la serietà della minaccia italiana e Garibaldi poteva ora consolidarsi in Val di Ledro e avviare nuove azioni offensive.

La parallela avanzata nella Valle del Chiese[modifica | modifica wikitesto]

Interno di Bezzecca

Nel frattempo la seconda colonna austriaca, quella del generale Carl Kaim von Kaimthal affiancata dalle truppe del tenente colonnello Heribert Höffern von Saalfeld, scese la Valle del Chiese pressappoco con il medesimo schema della precedente battaglia di Condino. Gli italiani vennero agganciati solo oltre il ponte di Cimego che, questa volta, i volontari non avevano occupato, preferendo insediarsi saldamente lungo la sponda sinistra del Chiese. Cimego venne rioccupata, un contrattacco di 200 uomini respinto da una carica di nove ulani del tenente Torresani. Ma l'avanzata venne sospesa di fronte alle rinforzate linee garibaldine. Nel frattempo la colonna di Heribert Höffern von Saalfeld risalì di nuovo il monte alle spalle di Cimego, raggiunse di nuovo la Val Giulis ed occupò Castel Condino. Ma le antistanti terrazze di Brione erano fortemente presidiate, anche con artiglieria che effettuava un efficace bombardamento: l'avanzata venne interrotta e la truppa ripiegò su Roncone.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Il 21 luglio 1966, in occasione del centenario della battaglia, le Poste Italiane le dedicarono un francobollo da 90 lire.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Bezzecca, Colle di Santo Stefano. La lapide ricordo collocata dai garibaldini nel luglio 1866, sradicata subito dopo dagli austriaci il 31 ottobre e infine nuovamente ricollocata nel luogo originario dagli abitanti di Bezzecca il 21 luglio 1919
  • Giuseppe Cesare Abba, Tornando a Bezzecca. 21 luglio- 40º anniversario, Scritti vari apparsi su giornali e riviste, V,II, a c. di Antonio Del Vecchio, Brescia, Morcelliana, 2010, pp.431-437.
  • Ottone Brentari, Garibaldi e il Trentino, Milano 1907.
  • Osvaldo Bussi, Una pagina di storia contemporanea, Tipografia Franco-Italiana, Firenze 1866.
  • Paolo Cont, Garibaldi nel Trentino, Uomini e Donne per tutte le stagioni,. "Quaderni del Borgoantico", 12 (2011), pp. 35-40.
  • Corpo dei Volontari Italiani (Garibaldi), Fatti d’armi di Valsabbia e Tirolo, 1867.
  • Virgilio Estival, Garibaldi e il governo italiano nel 1866, Milano 1866.
  • Gianfranco Fagiuoli, 51 giorni con Garibaldi, Cooperativa Il Chiese, Storo 1993.
  • Antonio Fappani, La Campagna garibaldina del 1866 in Valle Sabbia e nelle Giudicarie, Brescia 1970.
  • Giuseppe Garibaldi, Le memorie, Nella redazione definitiva del 1872, a cura della reale commissione, Bologna-Rocca S. Casciano, 1932.
  • Tullio Marchetti, Fatti e uomini e cose delle Giudicarie nel Risorgimento (1848-1918), Scotoni, Trento 1926.
  • G. Poletti e G. Zontini, La campagna garibaldina del 1866 nei diari popolari di Francesco Cortella di Storo e Giovanni Rinaldi di Darzo, Storo 1982.
  • Pietro Spinazzi, Ai miei amici, Stabilimento tipografico di Genova 1867.
  • Supplemento al n. 254 della Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia (15 settembre 1866).
  • Ugo Zaniboni Ferino, Bezzecca 1866. La campagna garibaldina dall’Adda al Garda, Trento 1966.
  • Carlo Zanoia, Diario della Campagna garibaldina del 1866, a cura di Alberto Agazzi, in "Studi Garibaldini", n. 6, Bergamo 1965.
  • Gianpaolo Zeni, La guerra delle Sette Settimane. La campagna garibaldina del 1866 sul fronte di Magasa e Val Vestino, Comune e Biblioteca di Magasa, 2006.



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