Battaglia di Custoza (1866)
Coordinate: 45°22′44″N 10°47′45″E / 45.37889°N 10.79583°E
| Battaglia di Custoza (1866) parte della terza guerra di indipendenza
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| Data | 24 giugno 1866 | ||
| Luogo | Custoza, presso Verona, nell'allora Regno Lombardo-Veneto | ||
| Esito | Vittoria austriaca | ||
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| Comandanti | |||
| Effettivi | |||
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| Perdite | |||
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La battaglia di Custoza del 24 giugno 1866 fu la battaglia che diede inizio alle manovre offensive della Terza guerra d'indipendenza sulla terraferma e che vide la sconfitta delle truppe italiane, pur numericamente superiori e comandate dal generale La Marmora di fronte alle truppe austriache dell'arciduca Alberto d'Asburgo, duca di Teschen.
Le motivazioni dell'insuccesso sono da ricercarsi nella scarsa organizzazione dei comandi dell'esercito italiano, che nonostante la superiorità numerica e la conquista di importanti teste di ponte ordinò che si ripiegasse a causa dell'incomprensione e delle rivalità fra i comandanti di divisione e dalla conoscenza approssimativa o del tutto nulla dei movimenti delle truppe nemiche sul territorio. Sebbene gli italiani non avessero perso più di 600 uomini (mentre gli austriaci ebbero il doppio delle perdite) La Marmora perse la testa e dette, ingiustificatamente in quanto le sue truppe erano quasi del tutto intatte e il morale fosse ancora alto, l'ordine di ritirata ingigantendo nei suoi dispacci la sconfitta, definendola disastrosa e impedendo perciò a Vittorio Emanuele II, che voleva contrattaccare sul fianco destro, di raccogliere abbastanza reparti per l'attacco e lasciandogli solo truppe sufficienti per fare quadrato intorno al Principe Ereditario. Le truppe quindi sbandarono e la ritirata si trasformò, colpa anche di Enrico Cialdini che per le solite rivalità rifiutò di portare appoggio tattico, in una rotta che permise agli austriaci di avanzare senza quasi incontrare resistenza. La battaglia si risolse quindi in scontri fra reparti isolati.
Dopo il disastroso scontro contro le truppe asburgiche e la disordinata ritirata che ne seguì, nonostante entrambi i generali delle due armate italiane dovessero ritenersi parimenti responsabili della disfatta, il comando di fatto passò dal generale La Marmora, Capo di stato Maggiore al generale Enrico Cialdini, che aveva già diretto l'assedio di Gaeta, responsabile della seconda armata schierata a sud del Po verso Mantova e Rovigo. Di fatto, il giorno 24 giugno, invece di intervenire in appoggio alle truppe sul fiume Mincio il generale Cialdini abbandonò il campo per ripiegare in salvo a Modena[1].
Solo una divisione italiana, la 2ªcomandata dal generale Pianell, tenne la posizione sul Mincio e respinse il nemico presso Monzambano. Ma, visto l'esito generale della battaglia, dovette ritirarsi anch'essa.
Nonostante la vittoria, Vienna fu costretta a domandare la pace di fronte al successo delle truppe prussiane nella battaglia di Sadowa, in cui gli alleati dell'Italia sbaragliarono gli austriaci.
Curiosità [modifica]
- L'incapacità dell'uomo di partecipare alle vicende della Storia e di comprendere a fondo i significati degli eventi sono tematiche che s'impongono nel pensiero e nella letteratura di questo particolare e paradossale momento della vicenda italiana: esse costituiscono l'anima e l'ossatura di una celeberrima novella di Camillo Boito, Senso, che ha proprio come cornice le vicende legate alla Terza Guerra d'Indipendenza e che offre un eloquente spaccato di vita del mondo post-unitario e del decadimento di quel mondo antico che l'Impero asburgico incarnava, attraverso le immorali vicende di un'aristocratica veneziana. Da quest'opera Luchino Visconti trasse il celebre film dallo stesso nome che ha per protagonista Alida Valli, che secondo il progetto iniziale del regista doveva chiamarsi proprio Custoza.
Note [modifica]
- ^ Beggiato, Ettore in Cronologia e Storia d'Italia, Riassunti cronologici su www.cronologia.leonardo.it/storia/a1866.htm, 15 luglio 1997.