Ricciotti Garibaldi

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Ricciotti Garibaldi
Ricciotti Garibaldi.jpg
24 febbraio 1847 - 17 luglio 1924
Nato a Montevideo
Morto a Riofreddo
Dati militari
Campagne battaglia di Bezzecca, battaglia di Domokos

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Ricciotti Garibaldi (Montevideo, 24 febbraio 1847Riofreddo, 17 luglio 1924) è stato un politico, patriota e condottiero italiano, figlio di Anita e Giuseppe Garibaldi.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato in Uruguay, trascorse l'infanzia tra Nizza, Caprera e l'Inghilterra. Quarto figlio dell'Eroe dei due mondi, venne così chiamato in ricordo di Nicola Ricciotti, fucilato dai borbonici nel corso della spedizione dei Fratelli Bandiera. Sposò l'inglese Costanza Hopcraft, con la quale tentò sfortunate imprese commerciali in America e in Australia. Fu eletto membro della Camera dei deputati del Regno d'Italia dal 1887 al 1890.

Attività politica e militare[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'unità d'Italia, Ricciotti andò a vivere assieme al padre sull'isola di Caprera. Qui conobbe Bakunin che fu ospite di Garibaldi per quattro giorni a Caprera nel 1863.[1] Dal 1865 si stabilì a Napoli, iniziando a propagandare idee repubblicane e libertarie. Nel marzo 1864, assieme al fratello Menotti, il giovane Ricciotti accompagnò il padre nel suo viaggio in Inghilterra, durato circa due mesi, in quella che fu la sua prima comparsa pubblica.

Arruolatosi nelle Guide a cavallo del corpo dei volontari garibaldini, prese parte nel 1866 alla terza guerra d'indipendenza. Ricevette il battesimo del fuoco durante la battaglia di Bezzecca, guidando una carica contro gli austriaci e portando la bandiera del reggimento.[2] L'anno successivo, sempre a seguito del padre, partecipò al fallito tentativo di conquistare Roma, combattendo il 26 ottobre 1867 alla conquista di Monterotondo e nella Battaglia di Mentana al comando di uno squadrone di Guide a cavallo.

Nel 1867 Ricciotti, con Raffaele Piccoli, Giuseppe Foglia e Antonio Miceli[3] aderì a un movimento filo-repubblicano guidato in Calabria da un vecchio garibaldino, l'avvocato Giuseppe Giampà, che aveva dato nascita al foglio politico "La luce calabra", propugnante fortemente l'ideale repubblicano. Il movimento sostenne, tra il 6 e 7 maggio 1870, il tentativo di fondare la repubblica libertaria, di ispirazione bakunista di Filadelfia, nei territori compresi fra Filadelfia, Maida, Curinga[4] venne stroncato incruentemente dall'arrivo delle truppe del Regio Esercito con l'arresto dei principali capi dopo pochi giorni.[5] Ricciotti, sfuggito all'arresto, tentò un'ultima difesa occupando temporaneamente Monterosso Calabro, prima che il movimento venisse definitivamente disperso a seguito di uno scontro a Cortale; quindi si nascose a Cortale presso il massone e liberale Antonio Cefaly[6] che lo convinse a desistere dal proseguire la lotta. Sebbene l'attività del piccolo movimento repubblicano si esaurì presto, l'episodio ebbe echi giudiziari e parlamentari rilievanti.[7]

Nell'ottobre 1870, seguendo il padre, partecipò alla Guerra franco-prussiana, combattendo nei Vosgi, dove occupò Chatillon comandando la 4ª brigata di volontari garibaldini e conquistò a Pouilly, durante la battaglia di Digione la bandiera del 61º reggimento tedesco Pomerania, l'unica bandiera prussiana persa durante la guerra, terminata con la sconfitta francese. Alla firma dell'armistizio franco prussiano la municipalità di Lione gli offrì il comando della guardia nazionale cittadina, incarico che rifiutò su suggerimento del padre, memore delle incomprensioni avute a Montevideo comandando come straniero truppe patriottiche, portandosi a Parigi per osservare lo svolgersi delle vicende della Comune di Parigi (1871)[8].

Il suo impegno rivoluzionario proseguì quando Giuseppe Garibaldi ruppe definitivamente con Mazzini, prendendo posizione favorevole verso la Prima Internazionale dei lavoratori e nel novembre 1871 Ricciotti era a Londra dove visitò Karl Marx e nella sua casa incontrò anche Engels.[9] La sua popolarità fra circoli operai e anarchici aumentava e, dopo la morte di Giuseppe Mazzini, assieme a qualche mazziniano e a qualche garibaldino fondò nell'agosto 1872, riunendo 300 persone al teatro Argentina, l'associazione dei Franchi cafoni o "associazione dei Liberi Cafoni", denominazione con richiami contadini, e probabilmente di ispirazione bakuniana[10] con cui avrebbe voluto riunire i democratici italiani per organizzare la "democrazia pura"[11]. Il nome dell'organo di stampa del movimento: "Spartacus" è indicativo dei propositi rivoluzionari dell'associazione, che tra i suoi obiettivi poneva quello del suffragio universale[12]. L'associazione ben presto assunse i caratteri di associazione di ideali socialisti finendo in poco tempo per essere disciolta dalla questura romana[13].

Nel 1874 si sposò con l'inglese Constance Hopcraft trasferendosi per 7 anni Australia dove nacque il figlio Peppino. Nel 1897 combatté in Grecia nella battaglia di Domokos, dove i garibaldini si sacrificarono lasciando sul campo, tra gli altri, il deputato repubblicano Antonio Fratti, per coprire la ritirata all'esercito greco, e nel 1912 a Drisko, al comando di un corpo di camicie rosse, combattendo in difesa della Grecia contro l'Impero Ottomano. Convinto interventista, non partecipò direttamente -ormai non più giovane- alla prima guerra mondiale, animando tuttavia il fronte interno. Successivamente, nei primi anni del dopoguerra, manifestò il suo appoggio all'impresa dannunziana, offrendosi per supportare con i suoi uomini l'estensione al Montenegro delle vocazioni espansionistiche dei legionari fiumani. Aderì al fascismo, ricevendo personalmente Benito Mussolini, conosciuto durante il periodo irredentista, in occasione di una sua visita a Caprera il 2 giugno 1923.[14]

Discendenti[modifica | modifica sorgente]

Ebbe otto figli da Constance Hopcraft.

Sette maschi:

Una figlia:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fabrizio Montanari, Garibaldi e Bakunin in Rivista anarchica, anno 37 n. 329, ottobre 2007 online
  2. ^ cfr pag 74 Angelo Umiltà, I volontari del 1866 ovvero da Milano alle Alpi Rezie, Vol II, Milano, 1866 [1]
  3. ^ cfr pag. 46 Rosalia Cambareri, La massoneria in Calabria dall'Unità al fascismoBrenner, 1998
  4. ^ Gaetano Cingari, Storia della Calabria dall'unità a oggi, Laterza, 1982, p. 405.
  5. ^ Giuseppe Mazzini, Scritti editi ed inediti, vol. 88, Cooperativa tipografico-editrice P. Galeati, 1940, p. 46.
  6. ^ futuro senatore del Regno d'Italia, cfr. Scheda su Antonio Cefaly dal sito del Senato italiano.
  7. ^ Augusto Placanica, Storia della Calabria: dall'antichità ai giorni nostri, Roma, Donzelli Editore, 1999, p. 345, ISBN 88-7989-483-8. URL consultato il 10 marzo 2011.
  8. ^ Cfr. pag. 96 di: Zeffiro Ciuffoletti, Arturo Colombo, Annita Garibaldi Jallet,I Garibaldi dopo Garibaldi: la tradizione famigliare e l'eredità politica, P. Lacaita, 2005
  9. ^ Nello Rosselli in Mazzini e Bakunin, Liberliber, riporta le parole di Engels:
    « Ho veduto stamattina, da Marx, Ricciotti Garibaldi; è un giovanotto assai intelligente, molto tranquillo, ma più un soldato che un pensatore. Può però diventare assai utile. Proprio come il vecchio [Giuseppe Garibaldi] egli mostra nelle sue teorie più buona volontà che chiarezza, e non pertanto la sua ultima lettera a Petroni è per noi d'un valore infinito... Ci può ella procurare un indirizzo sicuro a Genova? Si tratta di fare avere con sicurezza le nostre cose a Caprera, e Ricciotti dice che molto viene intercettato »
    (Engels)
  10. ^ Cfr. pag. 97 di: Zeffiro Ciuffoletti, Arturo Colombo, Annita Garibaldi Jallet, I Garibaldi dopo Garibaldi: la tradizione famigliare e l'eredità politica, P. Lacaita, 2005
  11. ^ vedi Cesare Cantù, Storia universale, Volume 2; Volume 12, Unione Tipografico-Editrice, 1886
  12. ^ vedi pag.83 Gaspare Nicotri, Franco Nicotri Freedom for Italy! Italian American press, 1942
  13. ^ vedi pag. 226 Émile de Laveleye, The socialism of today,Field and Tuer, 1885
  14. ^ Il figlio di Garibaldi a Caprera con Mussolini, L'Unione Sarda, martedì 25 gennaio 2011.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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