Giovanni Nicotera

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Giovanni Nicotera
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Camera del Regno d'Italia
Giovanni Nicotera, xilografia del Matania, ed. 1887
Giovanni Nicotera, xilografia del Matania, ed. 1887

Giovanni Nicòtera (Sambiase, 9 settembre 1828Vico Equense, 13 giugno 1894) è stato un politico e patriota italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Aderì alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini; combatté a Napoli il 15 maggio 1848 e quindi insieme a Garibaldi durante la Repubblica Romana nel 1849. Dopo la caduta di Roma si rifugiò in Piemonte, dove organizzò la fallita spedizione di Sapri con Carlo Pisacane nel 1857. Nicotera, gravemente ferito e arrestato, fu portato in catene a Salerno, dove venne processato e condannato a morte.

La pena fu tramutata in ergastolo solo per l'intervento del governo inglese che guardava con crescente preoccupazione la furia repressiva di Ferdinando II. Prigioniero a Favignana, fu liberato nel 1860 per l'intervento di Garibaldi. Inviato per conto di questi in Toscana, formò un corpo di volontari per tentare di invadere lo Stato Pontificio, tuttavia esso fu costretto al disarmo e allo scioglimento da Ricasoli e Cavour.

Nel 1862 fu al fianco di Garibaldi sull'Aspromonte e quindi, nel 1866, comandò il 6º reggimento volontari nella Terza guerra d'indipendenza contro l'Austria. L'anno seguente entrò in territorio pontificio da sud ma la sconfitta di Garibaldi a Mentana pose fine all'operazione. Fin dal 1860 aveva anche intrapreso una attività politica, pubblicando articoli su un giornale, Il popolo d'Italia, al quale collaborava anche Aurelio Saffi[1]; per un decennio fu su posizioni di estrema opposizione; dal 1870 iniziò tuttavia ad appoggiare le riforme militari di Ricotti-Magnani.

Con l'arrivo al governo della Sinistra storica, nel 1876, divenne ministro dell'Interno nel primo governo Depretis, incarico che esercitò con particolare fermezza. Fu costretto alle dimissioni nel dicembre 1877; formò quindi la "pentarchia", con Crispi, Cairoli, Zanardelli e Baccarini, in opposizione a Depretis. Tornò al governo, sempre come ministro dell'Interno, nel 1891, con il primo governo di Rudinì. Durante questo incarico reintrodusse la circoscrizione uninominale, si oppose alle agitazioni socialiste e propose invano l'adozione di severe misure repressive contro le banconote false stampate dalla Banca Romana. La sua permanenza al governo terminò con la caduta di Rudinì, nel maggio 1892. Morì a Vico Equense il 13 giugno 1894.

Navi[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Nicotera fu il nome di un cacciatorpediniere della Regia Marina italiana, varato nel 1926 e ritirato nel 1940.

Carmelo Calci, «Le navi della regia marina Pepe, Stocco, Nicotera e Bianchi», in Storicittà XVIII, n. 178, Dicembre 2009, pp. 620-623 e in Storicittà XIX, n. 179, Gennaio 2010, pp. 60-62.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Storia della stampa nell'Ottocento

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro degli Interni del Regno d'Italia Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Gerolamo Cantelli 25 marzo 1876 - 26 dicembre 1877 Francesco Crispi I
Francesco Crispi 6 febbraio 1891 - 15 maggio 1892 Giovanni Giolitti II

Controllo di autorità VIAF: 13154169

Risorgimento Portale Risorgimento: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Risorgimento