Banca Romana

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La Banca Romana è stata una banca di emissione fondata nel 1835 e posta in liquidazione nel 1893 in seguito a un grave scandalo finanziario.

Storia [modifica]

La Banca Romana era stata costituita nel 1835 da finanzieri francesi sulla base di un privilegio concesso dal papa Gregorio XVI. Nel 1850 assunse il nome di Banca dello Stato Pontificio, una denominazione che venne abbandonata con la fine dello Stato della Chiesa (1870) allorché l'istituto riprese l'antica denominazione di "Banca Romana". Da allora fu una delle cinque banche centrali con facoltà di emettere biglietti di banca intitolati al regno d'Italia.

Nel 1888, durante il Governo Crispi I, si sparse la voce di irregolarità amministrative negli istituti di emissione. Il ministro Luigi Miceli dispose un'inchiesta affidata al senatore Giuseppe Giacomo Alvisi e al funzionario Gustavo Biagini. L'inchiesta riscontrò un disavanzo di nove milioni di lire, reintegrato il giorno successivo. Alvisi non poté riferire in Senato i risultati dell'ispezione per l'opposizione del presidente Antonio di Rudinì (30 giugno 1891); i risultati vennero tuttavia resi noti il 20 dicembre 1892 alla Camera da Napoleone Colajanni. Una successiva inchiesta parlamentare presieduta dal primo presidente della Corte dei Conti Enrico Martuscelli rivelò che, a fronte di 60 milioni autorizzati, la Banca Romana aveva emesso biglietti di banca per 113 milioni di lire, fra cui banconote false per 40 milioni emesse in serie doppia (20 gennaio 1893). In seguito a ciò, il governatore della Banca Romana Bernardo Tanlongo e il direttore Michele Lazzaroni vennero arrestati, mentre il deputato Rocco de Zerbi, contro cui la Camera dei deputati aveva concesso l'autorizzazione a procedere per l'accusa di aver appoggiato per danaro la dirigenza della Banca Romana, morì improvvisamente, probabilmente suicida. Lo scandalo assunse proporzioni inquietanti anche perché dal carcere Tanlongo affermò che le anomalie erano conosciute anche da diversi presidenti del consiglio i quali non erano intervenuti perché corrotti. Il 23 novembre 1893 la relazione di un comitato parlamentare affermò che fra i beneficiari dei prestiti vi erano 22 parlamentari, fra cui Francesco Crispi. Il processo del 1894 si concluse con l'assoluzione degli imputati; in seguito allo scandalo venne tuttavia dato inizio al riordino del sistema bancario italiano con l'istituzione della Banca d'Italia: alla fine del 1893 si approvò infatti la fusione della Banca Romana con la Banca Nazionale del Regno, la Banca Nazionale Toscana e la Banca Toscana di Credito per le Industrie e il Commercio d'Italia per dare origine alla Banca d'Italia (a cui tuttavia, fino al 1926, erano affiancati, come istituti di emissione, il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia).

Bibliografia [modifica]

  • Enzo Magri, I ladri di Roma : 1893 scandalo della Banca Romana : politici, giornalisti, eroi del Risorgimento all'assalto del denaro pubblico. Milano : A. Mondadori, 1993
  • Stefano Poddi, La seconda Banca Romana: scandali e banconote, Cronaca Numismatica n. 214 Gennaio 2009

Voci correlate [modifica]

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