Antonio Starabba, marchese di Rudinì

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Antonio Starabba di Rudinì
Rudini.jpg

Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d'Italia
Durata mandato 6 febbraio 1891 –
15 maggio 1892
Capo di Stato Umberto I
Predecessore Francesco Crispi
Successore Giovanni Giolitti

Durata mandato 10 marzo 1896 –
29 giugno 1898
Capo di Stato Umberto I
Predecessore Francesco Crispi
Successore Luigi Pelloux

Dati generali
Suffisso onorifico Marchese di Rudinì
Partito politico Destra storica

Antonio Starabba marchese di Rudinì (Palermo, 6 aprile 1839Roma, 6 agosto 1908) è stato un politico e prefetto italiano.

Fu più volte ministro e fu presidente del Consiglio dei ministri italiano nei periodi: 6 febbraio 1891 - 15 maggio 1892 e 10 marzo 1896 - 29 giugno 1898.

Dai Garibaldini a Roma[modifica | modifica sorgente]

Nel 1859 si unì al comitato rivoluzionario che spianò la strada ai trionfi di Garibaldi nell'anno seguente. Quindi, dopo aver passato un breve periodo a Torino come addetto del ministero degli esteri, venne eletto sindaco di Palermo. Nel 1866 mostrò una considerevole energia e coraggio personale, nel reprimere la rivolta del sette e mezzo, provocata da separatisti e reazionari. Il prestigio così acquisito lo portò alla nomina come prefetto di Palermo, e mentre occupava tale incarico, represse il brigantaggio in tutta la provincia. Nel 1868 fu prefetto di Napoli.

Nell'ottobre 1869 divenne ministro dell'Interno nel gabinetto Menabrea, ma cadde assieme a tale governo pochi mesi dopo, e benché eletto membro del parlamento per Canicattì, non ricoprì alcuna posizione importante fino a quando, alla morte di Minghetti nel 1886, divenne il capo della destra. All'inizio del 1891 succede a Francesco Crispi come primo ministro e ministro degli affari esteri, formando un governo di coalizione con una parte della sinistra di Nicotera. La sua amministrazione si rivelò vacillante, ma diede il via alle economie con cui le finanze italiane vennero messe in sesto e rinnovò inoltre la Triplice Alleanza.

Il suo governo cadde nel maggio 1892 per via di un voto alla camera, ed il suo posto venne preso da Giolitti. Al ritorno al potere del suo rivale, Crispi, nel dicembre 1893, egli riprese l'attività politica, alleandosi con il leader radicale Felice Cavallotti. La crisi conseguente al disastro di Adua (1º marzo 1896), permise a Starabba di tornare al potere come primo ministro e ministro dell'Interno, in un governo formato dal veterano conservatore, generale Ricotti.

Di Rudinì concluse la pace con l'Abissinia ponendo così termine alla campagna d'Africa Orientale, ma mise in pericolo le relazioni con il Regno Unito per colpa della pubblicazione non autorizzata di corrispondenza confidenziale diplomatica, in un libro verde sulla questione abissina. Per soddisfare il partito anti-coloniale, cedette Cassala ai britannici, provocando molta indignazione in Italia.

La sua politica interna fu marcata da un continuo trattenere le pressioni radicali e dalla persecuzione di Crispi. Sciogliendo la camera all'inizio del 1897 e favorendo i candidati radicali nelle elezioni generali, spianò la strada agli scontri del maggio 1898, la soppressione dei quali richiese un notevole spargimento di sangue e lo stato di assedio a Milano, Napoli, Firenze e Livorno. L'indignazione per i risultati della sua politica favorì il suo rovesciamento nel giugno 1898, anche se il vero motivo della caduta fu il suo tentativo di ridurre il numero dei corpi d'armata del regno (che incidevano pesantemente sul bilancio statale), gesto che fece infuriare il sovrano Umberto I, per tradizione e formazione molto vicino all'esercito. Durante il suo secondo mandato modificò il gabinetto per tre volte (luglio 1896, dicembre 1897, giugno 1898) senza rafforzare la sua posizione politica.

Per molti versi di Rudinì, leader della destra e dunque, nominalmente, politico conservatore, si rivelò un elemento dissolutore nelle file dei conservatori italiani. Con la sua alleanza con i liberali di Nicotera nel 1891, con la sua intesa con i radicali di Cavallotti nel 1894; con l'abbandono del suo collega conservatore, generale Ricotti, al quale doveva la carica di primo ministro nel 1896; e con la sua azione ondivaga dopo aver perso il potere, egli divise e demoralizzò una parte politica che avrebbe potuto costituire, se gestita altrimenti, una solida organizzazione parlamentare. Di Rudinì, inoltre, mal sopportava l'impostazione centralista del regno sabaudo e in più di una occasione tentò di trovare in parlamento, senza riuscirci, una maggioranza favorevole a una grande riforma federalista (l'istituzione dei "circoli di Provincia") che in realtà tradiva l'intento di consegnare l'amministrazione del paese ai notabili locali, soprattutto nel meridione.

Fu uno dei più grandi e ricchi proprietari terrieri della Sicilia e gestì le sue proprietà secondo principi liberali, senza mai incorrere in problemi con la manodopera agricola. Non ricoprì più incarichi pubblici dal 1898. Morì il 6 agosto 1908, lasciando un figlio, Carlo, che sposò una figlia di Henry Labouchere e una figlia, Alessandra che, dopo esser stata l'amante di d'Annunzio, si farà monaca carmelitana. È sepolto presso il Cimitero del Verano di Roma.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata
— 1896
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1896
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia
— 1896

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

P. CARUSI, Superare il trasformismo. Il primo ministero di Rudinì e la questione dei partiti "nuovi", RomA, Studium, 1999

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Emblema della Regno d'Italia Predecessore: Presidenti del Consiglio dei ministri del Regno d'Italia Successore: Stemma dei Savoia
Francesco Crispi febbraio 1891 - maggio 1892 Giovanni Giolitti I
Francesco Crispi marzo 1896 - giugno 1898 Luigi Pelloux II
Camillo Benso, conte di Cavour (1861-1861)  | Bettino Ricasoli (1861-1862)  | Urbano Rattazzi (1862-1862)  | Luigi Carlo Farini (1862-1863)  | Marco Minghetti (1863-1864)  | Alfonso La Marmora (1864-1866)  | Bettino Ricasoli (1866-1867)  | Urbano Rattazzi (1867-1867)  | Luigi Federico Menabrea (1867-1869)  | Giovanni Lanza (1869-1873)  | Marco Minghetti (1873-1876)  | Agostino Depretis (1876-1878)  | Benedetto Cairoli (1878-1878)  | Agostino Depretis (1878-1879)  | Benedetto Cairoli (1879-1881)  | Agostino Depretis (1881-1887)  | Francesco Crispi (1887-1891)  | Antonio di Rudinì (1891-1892)  | Giovanni Giolitti (1892-1893)  | Francesco Crispi (1893-1896)  | Antonio di Rudinì (1896-1898)  | Luigi Pelloux (1898-1900)  | Giuseppe Saracco (1900-1901)  | Giuseppe Zanardelli (1901-1903)  | Giovanni Giolitti (1903-1905)  | Tommaso Tittoni (1905-1905)  | Alessandro Fortis (1905-1906)  | Sidney Sonnino (1906-1906)  | Giovanni Giolitti (1906-1909)  | Sidney Sonnino (1909-1910)  | Luigi Luzzatti (1910-1911)  | Giovanni Giolitti (1911-1914)  | Antonio Salandra (1914-1916)  | Paolo Boselli (1916-1917)  | Vittorio Emanuele Orlando (1917-1919)  | Francesco Saverio Nitti (1919-1920)  | Giovanni Giolitti (1920-1921)  | Ivanoe Bonomi (1921-1922)  | Luigi Facta (1922-1922)  | Benito Mussolini (1922-1943)  | Pietro Badoglio (1943-1944)  | Ivanoe Bonomi (1944-1945)  | Ferruccio Parri (1945-1945)  | Alcide De Gasperi (1945-1946)
Predecessore Ministro degli Esteri del Regno d'Italia Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Francesco Crispi (ad interim) 6 febbraio 1891 - 15 maggio 1892 Benedetto Brin
Predecessore Ministro dell'Interno del Regno d'Italia Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Luigi Ferraris 22 ottobre 1869 - 14 dicembre 1869 Giovanni Lanza I
Francesco Crispi 10 marzo 1896 - 29 giugno 1898 Luigi Pelloux II
Predecessore Ministro della Giustizia del Regno d'Italia Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Giacomo Giuseppe Costa 15 agosto 1896 - 18 settembre 1897 Emanuele Gianturco
Predecessore Sindaco di Palermo Successore Palermo-Stemma.png
Mariano Stabile 1863-1866 Salesio Balsano

Controllo di autorità VIAF: 76412149 LCCN: nr/94/9278