Trasformismo (politica)
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| « Se qualcheduno vuole trasformarsi e diventare progressista, come posso io respingerlo?[1] » | |
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(Agostino Depretis, durante la propria campagna elettorale)
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Il trasformismo è una pratica politica che consiste nell'abbandono e nell'annullamento della tradizionale dialettica e differenza ideologica fra le varie parti politiche all'interno del Parlamento; si fa del trasformismo quando le parti più estreme degli schieramenti politici perdono d'incisività nello scontro politico, mentre vengono integrati in un unico partito gli elementi della parte opposta. Il trasformismo è quindi anche la capacità di repentini cambiamenti di linea. Tali cambiamenti sono generalmente dettati anche dalla necessità di catturare il consenso di alcune componenti influenti della finanza e dell'industria, conciliandole a prescindere dalle eventuali diffidenze politiche.
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[modifica] Cenni storici
Il termine si diffuse a partire dal 1882, durante il governo italiano di Agostino Depretis. Il premier della Sinistra liberale auspicò che gli esponenti più progressisti della Destra entrassero nell'orbita della Sinistra. Venne così a crearsi un nuovo schieramento centrista moderatamente riformatore, che bloccava l'azione delle ali progressiste più radicali nel Parlamento.
[modifica] Precedenti: il Connubio
Alla base del fenomeno politico del trasformismo c'era una vera e propria tradizione italiana, manifestatasi inizialmente nel 1852 grazie all'alleanza parlamentare dell'ala più progressista dalla maggioranza cavourriana con la componente più moderata della Sinistra; tale accordo prese il nome di Connubio e fu organizzato dall'azione mediatrice di Cavour con lo scopo di poter trovare una più ampia maggioranza che fosse poi in grado di attuare sostanziali riforme del paese.[2] Similmente, anche nelle camere subalpina ed italiana vi erano state sensibili manovre parlamentari.[3]
Il Connubio ebbe però connotati diversi rispetto al trasformismo di Depretis: non fu infatti caratterizzato dall'inclusione nello schieramento moderato di singoli parlamentari della parte politica avversa, bensì un'alleanza più o meno trasversale che non si risolse mai nell'assimilare completamente l'opposizione. Inoltre, il Connubio ebbe la particolarità di creare coesione fra singoli gruppi all'interno del paese e di alcune élites.[4] Parallelamente al trasformismo però, il Connubio spostò l'asse politico verso l'area centrale e moderata, eliminando gli scontri con le ali estreme e la loro incisività nello scontro politico.[5]
[modifica] Condizioni storico-politiche
Il 25 marzo 1876 si insediò al Parlamento il governo Depretis I, dopo circa quindici anni di governo della Destra storica. Durante questo lasso di tempo gli eredi politici di Cavour avevano incentrato la propria azione politica sul risanare il bilancio economico attraverso l'aumento della pressione fiscale ed il corretto controllo della riscossione delle tasse, causando però un progressivo scollamento della politica dalla dimensione sociale; ciò permise all'opposizione - la Sinistra storica - di cavalcare l'onda del dissenso, soprattuto riguardo a provvedimenti altamente impopolari come ad esempio l'imposta sul macinato. Inoltre, la Destra non fu capace di risolvere completamente i problemi del Mezzogiorno, riuscendo semplicemente ad alienare la proprietà e ricostituendo un ceto borghese di grandi proprietari terrieri, incapace di ridare slancio produttivo ed economico al sud Italia; parallelamente, non colse l'occasione di includere nel proprio progetto politico elementi di spicco della società civile meridionale, in primis le personalità legate al passato borbonico.[6]
Stando a quanto afferma Benedetto Croce, le condizioni che resero possibile il manifestarsi del trasformismo in Italia sono da rintracciare non soltanto nella debolezza strutturale che aveva portato la Destra storica al tracollo elettorale[7], bensì nella conformazione del ceto parlamentare, organizzato in una suddivisione che non corrispondeva ad un vero e proprio programma politico che permettesse di distinguere nitidamente la Sinistra dalla Destra; i due schieramenti maggiori non corrispondevano alla comune distinzione fra "Progresessisti" e "Conservatori", ma erano essenzialmente l'uno e l'altro. Per Croce, le differenze maggiori erano evidenti soltanto in merito a questioni particolari, generalmente in relazione con la posizione politica del singolo parlamentare, e non del raggruppamento di cui faceva parte.[8]
[modifica] Il governo Depretis
In opposizione al modello politico della Destra storica, la Sinistra riuscì con Depretis ad organizzare le proprie politiche in modo tale da essere capace di includere al proprio interno il dissenso popolare nei confronti dell'operato della Destra, le nostalgie borboniche dell'elettorato del sud e le diverse componenti dei ceti più produttivi del paese.[9]
Agostino Depretis riuscì a formare un primo governo nel 1876, dapprima costituito esclusivamente da forze di Sinistra. Tuttavia, a causa della scarsa consistenza della maggioranza acquisita, tentò con successo di acquisire l'appoggio di alcuni elementi di Destra evitando la nazionalizzazione delle ferrovie, argomento che aveva frammentato le frange moderate sul fronte di Destra. Tale provvedimento causò tuttavia una forte fragilità all'interno del raggruppamento di Sinistra, che fu risolta concedendo nuove elezioni il 5 novembre 1876, come molti membri della Sinistra richiedevano.[10] Alla formazione del governo contribuì anche l'ingresso di organi e clientele di potere nello schieramento di Sinistra, come ad esempio le grandi industrie e lo stesso re Vittorio Emanuele II, che si augurava di poter ampliare la spesa pubblica per l'esercito; successivamente, dal 1876 al 1881 Depretis ampliò la base elettorale istituzionalizzandone l'allargamento con la realizzazione di una vera e propria riforma elettorale.[11]
[modifica] "Normalizzazione" dei Rivoluzionari ed assorbimento politico
L'azione di trasformismo del governo di Depretis ed il rinnovamento dell'apparato parlamentare furono possibili grazie ad un doppio procedimento, costituito in una prima fase dalla capacità di far rientrare nei canoni della legalità l'azione politica di alcuni protagonisti storici del Risorgimento[12], ed in una seconda dall'assorbimento degli elementi più moderati e attivi sia degli schieramenti alleati che di quelli avversari. Infatti, l'avvento al governo della Sinistra storica permise l'accesso al potere di alcuni fra gli elementi più estremi del Risorgimento; lo stesso Depretis era stato infatti partecipe dei moti Mazziniani e membro della Giovine Italia. Tuttavia, non si profilarono problematiche politiche che invece da più parti erano state previste: il carattere "rivoluzionario" di alcuni dei componenti della Sinistra era infatti antecedente all'Unità d'Italia ed aveva non un carattere antisistemico, bensì nazionale, e si era pienamente espresso attraverso il processo d'unificazione italiano.[13] Inoltre, bisogna ricordare che tutti i membri del Parlamento erano a quell'epoca appartenenti più o meno in larga maggioranza allo stesso ceto sociale, ovvero a quello borghese, tutti avevano ricevuto la stessa formazione culturale; semplicemente, la differenza che caratterizzava alcuni membri della Sinistra rispetto agli altri parlamentari era quella di avere una maggiore sensibilità per le problematiche sociali a loro contemporanee, probabilmente grazie alla formazione politica teorizzata dello stesso Mazzini. Tali elementi non furono però estromessi dal processo di trasformismo, ma vennero irregimentati nel sistema direttivo dello Stato, negli impieghi pubblici ed in quelli privati.
In un secondo momento, la politica del Depretis si sforzò di includere nelle proprie schiere elementi quanto più vicini alla propria politica sotto il profilo del moderatismo, a prescindere dall'appartenenza o meno ad uno schieramento alleato oppure d'opposizione.[14] Tale esigenza fu dettata dal bisogno della Sinistra storica di allargare e conciliare le maggioranze parlamentari via via sempre più esigue. Il processo di trasformazione fu quindi possibile grazie al conciliarsi delle esigenze politiche di Depretis con il desiderio di una parte della Destra Storica di tornare a coprire incarichi di potere.[15] Esemplare è in questo senso il progressivo distaccarsi dalla Destra storica di elementi politici che desiderassero posizioni di prestigio nel governo, come ad esempio Cesare Correnti, che collaborò a lungo con Depretis[16], Marco Minghetti, cavourriano che nel 1883 si allineò con la maggioranza,[17] oppure Cesare Correnti, scrittore, giornalista e politico che nel 1876 passò dall'ala di Destra a quella di Sinistra del Parlamento.[18]
[modifica] Il governo Crispi
Alla morte di Agostino Depretis, avvenuta il 29 luglio 1887, giunse a capo del governo Francesco Crispi, anch'egli esponente della Sinistra storica e già Presidente della Camera nel 1876 e ministro degli Interni nel governo Depretis IX. Similmente a quanto fu messo in atto dal suo predecessore, Crispi proseguì la pratica trasformista dello schieramento di Sinistra, ormai diventata prassi all'interno del Parlamento.[19]
Già di buon grado si era trasformato egli stesso qualche mese prima della morte di Depretis, accettando il ministero offertogli e distaccandosi dalla Pentarchia di cui era stato componenete assieme a Giuseppe Zanardelli, Alfredo Baccarini, Benedetto Cairoli e Giovanni Nicotera. Rappresentante della nuova borghesia italiana, Crispi si dimostrò ampiamente trasformista, riuscendo a conciliare di volta in volta gli interessi delle clientele più influenti all'interno del parlamento. La fusione delle diverse esigenze utilitaristiche avvenne nel primo anno di governo, quando nel 1887 fu approvata dal parlamento una particolare tariffa, la quale innalzò i dazi protettivi applicati ad alcuni prodotti importati e a gran parte delle merci che l'industria nazionale poteva produrre autonomamente. Attraverso l'introduzione di questa nuova imposta protezionista, Francesco Crispi riuscì ad allineare assieme gli interessi delle antiche oligarchie agricole d'origine risorgimentale, le società industriali protezioniste e i proprietari terrieri più retrogradi; così, il processo d'unificazione attuato attraverso la politica protezionista del Crispi mise in correlazione le clientele a livello locale ed i gruppi di potere regionali, che si saldarono definitivamente con gli interessi generali a livello nazionale.[20]
Episodio paradigmatico della commistione trasformista tra il mondo degli affari e la maggioranza di Crispi fu la nomina di ben ottantaquattro nuovi senatori, avvenuta durante il periodo di crisi finanziaria e di scandali bancari che si protrasse nella parte finale dei nove anni di predominanza Crispina; la gran parte dei nominati era appartenente alla nobiltà, e fra questi spiccavano tre grandi industriali dell'epoca.(Breda, Bastogi, Orlando)[21]
L'esperienza politica del governo di Francesco Crispi evidenziò inoltre una netta dicotomia - assimilabile al trasformismo - oscillando di volta in volta fra l'anticlericalismo e la riconciliazione tra Stato e Chiesa, tra il pacifismo e l'interventismo imperialista, tra il giacobinismo e l'aperta ostilità alla Francia, tra il liberalismo e l'autoritarismo.[22]
[modifica] Malcostume politico e parentesi giolittiana
Il fenomeno del trasformismo, iniziato con Depretis e proseguito con Crispi, fu foriero di una serie di manifestazioni di immoralità e clientelismo fra i parlamentari, le quali culminarono più d'una volta in scandali e processi che agitarono l'opinione pubblica ed alimentarono il discredito nei confronti delle istituzioni. E' d'esempio la vicenda che vide coinvolto il deputato Filippo Cavallini, che si prodigò nell'intessere fitte relazioni con numerosi membri del Parlamento, a prescindere dalle distanze politiche che lo dividevano da costoro; Cavallini operò da tramite fra i gruppi di potere della finanza, dell'industria e della politica procurando denaro, senza tuttavia riaverlo indietro, ad imprese e personalità pubbliche. Quando le sue vicende furono note al pubblico a causa dell fallimento d'un Istituto di credito di Como, gli furono attribuiti dei legami diretti con lo stesso Francesco Crispi, accusato tra l'altro di essere il responsabile della reiterata impunità del deputato Cavallini.[23]
In questo contesto si inserisce la breve esperienza di governo di Giovanni Giolitti, divenuto Presidente del Consiglio dei Ministri il 15 maggio 1892, dopo la prima, grande crisi del governo Crispi. Il primo mandato di Giolitti fu caratterizzato a sua volta da manifestazioni d'evidente trasformismo correlate con l'ormai consolidata pratica della cooptazione di personalità influenti a livello economico, come ad esempio la nomina a Senatore del Regno di Bernardo Tanlongo, governatore della Banca Romana che già era stato coinvolto in alcuni episodi di corruzione della corte papale, ordinati da Cavour in persona, e che fu poi consigliere finanziario di numerosi Presidenti del Consiglio e cardinali.[24] Il 15 dicembre 1893 il governo Giolitti I cadde, coinvolto nello scandalo della Banca Romana; il crollo dell'istituto evidenziò in modo inequivocabile i legami intercorsi fra politica e mondo della finanza, ponendo l'accento sulla pratica consolidata di intessere relazioni di mutuo interesse fra i ceti più influenti che fossero trasversali rispetto agli allineamenti politici.[25]
[modifica] Il governo Giolitti
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[modifica] Il trasformismo moderno
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[modifica] Prima Repubblica
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Già da tempo la vita politica italiana ha vissuto fenomeni di trasformismo, come ad esempio lo slittamento al centro del Partito Socialista Italiano, avvenuto molto tempo prima della crisi del1992. Sul finire della Prima Repubblica, la trasformazione politica dei partiti è culminata con la progressiva perdita delle classiche discriminanti fra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano, venute meno in virtù degli sconvolgimenti politici nazionali, come la vicenda di Mani Pulite, e internazionali, come la caduta del muro di Berlino; il primo e più rapido a trasformarsi è il PCI, che il 3 febbraio 1991 si scioglie, riaggregandosi nel nuovo Partito Democratico della Sinistra, passando dall'ideologia comunista alla Socialdemocrazia. Allo stesso modo degli ex-PCI, personalità eminenti dei partiti laici come Giorgio La Malfa e Mariotto Segni costituiscono una piccola coalizione denominata Alleanza Democratica. La dialettica politica scade, perdendo di pregnanza ideologica: le posizioni politiche divengono sempre più trasversali, le alleanze si fondano e si sciolgono facilmente, le coalizioni politiche si rivelano fragili, sempre soggette al ricatto di singoli individui politici - o talvolta di gruppi più numerosi.[26]
[modifica] Seconda Repubblica
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Nella Seconda Repubblica il trasformismo è rimasto la costante più radicata nella politica italiana, accentuando tuttavia le proprie caratteristiche in una evoluzione su più larga scala, capace di stravolgere non più un solo partito o una intera classe sociale, bensì il sistema politico nella sua interezza. Secondo lo storico britannico Perry Anderson, la classe politica italiana, alla luce dello scandalo di Tangentopoli, non è stata in grado di rinnovarsi col passaggio dalla Prima Repubblica alla Seconda, non è riuscita ad invertire la tendenza alla corruttela e al malcostume politico, trasformando sé stessa ed i suoi propositi d'evoluzione nella propria nemesi.[27]
Nel 1993, circa un anno prima delle elezioni politiche del 1994 che segnarono la fine della Prima Repubblica, in un suo articolo pubblicato sulle pagine del Corriere della Sera, il giornalista Ernesto Galli della Loggia ha definito la stessa nascita della Seconda Repubblica, sviluppatasi sulle ceneri della Prima, come una sorta di Rivoluzione passiva (concetto teorizzato da Gramsci e che comprende fra i suoi fattori di sviluppo la presenza di fenomeni trasformistici nello scenario politico) poiché sviluppatasi con dei chiari connotati trasformistici: il vecchio e il nuovo, i "vincitori" e i "vinti" della politica italiana si sono ben mescolati durante il ricambio politico tra la Prima e la Seconda Repubblica, garantendo continuità al sistema stesso. [28]
[modifica] Analisi ed effetti del trasformismo
Il manifestarsi del trasformismo in ambito prettamente politico coincide, generalmente, con lo svuotarsi di significato dello scontro politico e delle stesse istanze ideologiche alla base dei diversi movimenti politici.[29] Ad esempio, con il costituirsi del governo Depretis I da più parti si profilava il timore dell'arrivo al potere di un gruppo dirigente altamente pericoloso, poichè avverso alle dinamiche politiche dei suoi predecessori - Cavour in primis. Invece, grazie alla cooptazione di clientele e gruppi dominanti, grazie all'inserimento degli elementi più estremi nelle strutture governative, grazie all'assorbimento di elementi moderati delle altre parti politiche, le stesse radici democratiche e repubblicane alla base del pensiero politico della Sinistra vennero meno, diventando sovrastrutture retoriche prive di un corrispettivo nell'azione di governo, che invece si spostava sempre più su posizioni centriste, moderate e conservatrici.[30]
Nonostante alcune azioni riformatrici della Sinistra come ad esempio l'allargamento del suffragio e la riforma dell'istruzione, di fatto il trasformismo di Depretis immobilizzò lo scontro politico italiano e lo scambio dialettico divenne sempre più una sorta di scambio di favori e clientele fra le diverse parti del Grande Centro. Fulcro di questi scambi era sempre il capo del governo, che provvedeva a mediare e armonizzare le parti, a scapito di una più chiara e trasparente vita politica.[31]
Diversa è l'analisi storico-politica che ne fa Benedetto Croce, il quale ritiene fisiologico il trasformismo per l'evoluzione del parlamentarismo moderno; considerando la mancanza di schieramenti politici o propriamente riformatori o propriamente conservatori, per lo storico l'avvicinarsi di alcuni membri della Destra attorno al polo di Sinistra fu il sintomo evidente che il processo parlamentare italiano si stava sviluppando correttamente.[32] Inoltre, Croce si discosta dal giudizio negativo che molti storici hanno formulato in merito al trasformismo di Depretis, puntualizzando come l'opera di avvicinare alcuni membri dello schieramento opposto non fosse affatto un'azione politica moralmente deplorevole, bensì una dimostrazione di pragmatismo: attraverso la pratica del trasformarsi, fu possibile trovare convergenze comuni in merito a delle singole questioni che difficilmente potevano essere contestualizzate nei programmi propriamente di Destra o di Sinistra.[33]
Antonio Gramsci inserisce invece il concetto di trasformismo nella più ampia e vasta analisi della Rivoluzione passiva, ovvero quel fenomeno, teorizzato dallo stesso filosofo marxista, secondo cui gli sconvolgimenti politici, sociali, culturali e storici avvengono senza il coinvolgimento delle grandi masse popolari, e che a suo giudizio si era manifestato fin dall'Unità d'Italia; il trasformismo viene associato al Cesarismo come mezzo attraverso il quale si effettua la Rivoluzione passiva, poichè consente di assimilare in un grande partito i potenziali leader delle classi subalterne. Per analogia, secondo Gramsci il trasformismo riesce ad impedire lo sviluppo di idee potenzialmente pericolose per il sistema politico, evitando la formazione di un'opposizione organica - specialmente da parte del proletariato, delle classi meno abbienti - in grado di inserirsi nella lotta politica.[34]
Il trasformismo, iniziato con Depretis, continuò con i governi di Giovanni Giolitti, assumendo sempre più una connotazione negativa, in quanto strettamente legato a fenomeni di corruzione, degrado morale e scarso coinvolgimento dell'opinione pubblica nella vita politica del Paese; quest'ultima connotazione coincide con la progressiva eliminazione del modello bipartitico in luogo al trasformismo, che tende a rendere la politica eccessivamente omogenea.
Si può ritenere che il trasformismo sia sempre stato una costante della storia della democrazia italiana, che negli anni 1980 ha preso la configurazione di consociativismo.
[modifica] Note
- ^ R. Romanelli, L'Italia liberale, Il Mulino, Bologna - (documento presente nell'op. cit. nella nota 4)
- ^ G.Carocci, Storia d'Italia dall'Unità ad oggi, Feltrinelli, Milano, 1977 - (documento presente nell'op. cit. nella nota 4)
- ^ Vedi nota 2
- ^ A.Desideri e M.Themelly, Storia e storiografia - dall'Illuminismo all'età dell'Imperialismo, tomo 2, Casa editrice G.D'Anna, Messina-Firenze, pag. 1198
- ^ Vedi nota 4
- ^ Vedi nota 2
- ^ Benedetto Croce, Storia d'Italia dal 1871 al 1915, a cura di Giuseppe Talamo, con la collaborazione di Aureliana Scotti, Bibliopolis, 2004, Napoli; cfr. Capitolo I: "Polemiche politiche in Italia dopo il 1870 e realtà storica" (l'argomento è trattato nell'intero capitolo)
- ^ Vedi nota 7
- ^ Vedi nota 2
- ^ I.Montanelli, Storia del Regno d'Italia, Capitolo IV, Il Trasformismo, Milano, Ottobre/Novembre 1993 (inserto redazionale allegato al quotidiano Il Giornale) - pag.37
- ^ Vedi nota 2
- ^ C.Morandi, I partiti politici nella storia d'Italia, Le Monnier, Firenze, 1945 - (documento presente nell'op. cit. nella nota 4)
- ^ Vedi nota 12
- ^ Vedi nota 4
- ^ A.Desideri e M.Themelly, Storia e storiografia - dall'Illuminismo all'età dell'Imperialismo, tomo 2, Casa editrice G.D'Anna, Messina-Firenze, pag. 1169
- ^ A.Desideri e M.Themelly, Storia e storiografia - dall'Illuminismo all'età dell'Imperialismo, tomo 2, Casa editrice G.D'Anna, Messina-Firenze, pag. 1201
- ^ Vedi nota 15
- ^ A.Desideri e M.Themelly, Storia e storiografia - dall'Illuminismo all'età dell'Imperialismo, tomo 2, Casa editrice G.D'Anna, Messina-Firenze, pag. 1266 (nota a pié pagina)
- ^ Benedetto Croce, Storia d'Italia dal 1871 al 1915, a cura di Giuseppe Talamo, con la collaborazione di Aureliana Scotti, Bibliopolis, 2004, Napoli; cfr. Capitolo VII: L'età Crispina
- ^ E.Ragionieri, La storia politica e sociale, in Storia d'Italia, a cura di R.Romano e C.Vivanti, vol. IV, Dall'Unità ad oggi, Einaudi, Torino, 1976 (documento presente nell'op. cit. nella nota 4)
- ^ D.Mack Smith, Storia d'Italia, 1861-1958, Laterza, Bari, 1959 (documento presente nell'op. cit. nella nota 4)
- ^ Vedi nota 17
- ^ F.Cordova, Alle radici del Malpaese. Una storia italiana, Bulzoni, Roma, 1994 (documento presente nell'op. cit. nella nota 4)
- ^ Vedi nota 20
- ^ A.Desideri e M.Themelly, Storia e storiografia - dall'Illuminismo all'età dell'Imperialismo, tomo 2, Casa editrice G.D'Anna, Messina-Firenze, pag. 1240-1241
- ^ (IT) Enzo Santarelli, Storia critica della Repubblica. L'Italia dal 1945 al 1994, Milano, Feltrinelli, 1996 Pag. 325-328. URL consultato il 24-06-2009.
- ^ (EN) Perry Anderson, An entire order converted into what it was intended to end (Articolo pubblicato su London Review of books). URL consultato il 24-06-2009.
(Traduzione in italiano dell'articolo) - ^ (IT) E.Galli della Loggia, Trasformismo e Rivoluzione, 22 aprile 1993, Corriere della Sera. URL consultato il 24-06-2009.
- ^ Vedi nota 15
- ^ Vedi nota 15
- ^ Vedi nota 15
- ^ Vedi nota 7
- ^ Vedi nota 7
- ^ (EN) Stephen Gill, Gramsci, historical materialism and international relations Pag. 55 (Articolo accademico dell'Università di Cambridge). URL consultato il 22-06-2009.
[modifica] Bibliografia
- A.Desideri e M.Themelly: Storia e storiografia - dall'Illuminismo all'età dell'Imperialismo, tomo 2, Casa editrice G.D'Anna, Messina-Firenze ISBN 88-8104-566-4
- R. Romanelli, L'Italia liberale, Il Mulino, Bologna
- G.Carocci, Storia d'Italia dall'Unità ad oggi, Feltrinelli, Milano, 1977
- C.Morandi, I partiti politici nella storia d'Italia, Le Monnier, Firenze, 1945
- B. Croce, Storia d'Italia dal 1871 al 1915, a cura di Giuseppe Talamo, con la collaborazione di Aureliana Scotti, Bibliopolis, 2004, Napoli ISBN 88-7088-402-3
- F.Cordova, Alle radici del Malpaese. Una storia italiana, Bulzoni, Roma, 1994
- E.Ragionieri, La storia politica e sociale, in Storia d'Italia, a cura di R.Romano e C.Vivanti, vol. IV, Dall'Unità ad oggi, Einaudi, Torino, 1976
- D.Mack Smith, Storia d'Italia, 1861-1958, Laterza, Bari, 1959
- Enzo Santarelli, Storia critica della Repubblica. L'Italia dal 1945 al 1994, Milano, Feltrinelli
- I.Montanelli, Storia del Regno d'Italia, Capitolo IV, Il Trasformismo, Milano, Ottobre/Novembre 1993 (inserto redazionale allegato al quotidiano Il Giornale)
[modifica] Voci correlate
- Agostino Depretis
- Giovanni Giolitti
- Francesco Crispi
- Destra storica
- Sinistra storica
- Connubio
- Parlamento
[modifica] Collegamenti esterni
- P.Anderson,An entire order converted into what it was intended to end
- Un intero ordine trasformato in ciò a cui intendeva porre fine (Traduzione in italiano dell'articolo di Perry Anderson An entire order converted into what it was intended to end
- Stephen Gill, Gramsci, historical materialism and international relations (Articolo accademico dell'Università di Cambridge)


