Luigi Facta
| Luigi Facta | |
|---|---|
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| Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d'Italia | |
| Durata mandato | 26 febbraio 1922 – 31 ottobre 1922 |
| Capo di Stato | Vittorio Emanuele III |
| Predecessore | Ivanoe Bonomi |
| Successore | Benito Mussolini |
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| Dati generali | |
| Partito politico | Partito Liberale |
| sen. Luigi Facta | |
|---|---|
| Parlamento del Regno d'Italia Senato del Regno d'Italia |
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| Luogo nascita | Pinerolo |
| Data nascita | 18 settembre 1861 |
| Luogo morte | Pinerolo |
| Data morte | 5 novembre 1930 |
| Titolo di studio | Laurea in giurisprudenza |
| Professione | Avvocato |
| Data | 18 settembre 1924 |
| Pagina istituzionale | |
Luigi Facta (Pinerolo, 13 settembre 1861 – Pinerolo, 5 novembre 1930) è stato un politico italiano. Ha ricoperto per ultimo la carica di Presidente del Consiglio prima della dittatura di Benito Mussolini.
[modifica] Biografia
Laureato in giurisprudenza, avvocato, entrò in politica nel 1892 venendo eletto deputato nel collegio della sua città natale, dove fu puntualmente rieletto nel corso dei successivi trent'anni. Giolittiano, membro del Partito Liberale, nel corso della sua carriera politica ebbe numerosi incarichi politici: fu sottosegretario alla giustizia ed agli interni per poi divenire Ministro delle Finanze (dal 1910 al 1914).
Allo scoppio della prima guerra mondiale, sostenne le idee dei neutralisti, ma cambiò opinione dopo l'entrata del Paese nel conflitto. Dopo la morte in battaglia del figlio, affermò di esser fiero di aver consegnato l'esistenza del ragazzo alla Patria. Nel dopoguerra continuò la sua ascesa e venne nominato nuovamente ministro delle Finanze nel quinto esecutivo guidato da Giolitti (1920 - 1921).
Il re Vittorio Emanuele III di Savoia lo nominò presidente del Consiglio dei ministri il 26 febbraio 1922, e Facta (che occupò ad interim anche il ruolo di Ministro degli Interni) conservò tale incarico fino al 31 ottobre dello stesso anno. Quando seppe che i fascisti avrebbero organizzato una marcia su Roma, fu dapprima indeciso sul da farsi e successivamente propose al Re di promulgare lo stato d'assedio, senza però ottenere la firma del sovrano.
Facta non volle mai rivelare a nessuno che cosa fosse successo la notte in cui il re si rifiutò di firmare lo stato d'assedio. L'indomani, lui e il governo rassegnarono le dimissioni, e Vittorio Emanuele III fece telegrafare a Mussolini che si trovava a Milano di recarsi immediatamente a Roma per formare il nuovo governo.
Facta non si oppose al regime, e nel 1924 fu nominato senatore del Regno.
Il giornalista Giovanni Ansaldo, nel suo Ministro della buona vita, così spiegò perché Giolitti avesse tra i suoi collaboratori un uomo come Facta:
| « Spesso la mediocrità è una voragine per la quale anche gli spiriti eletti provano una cupa attrazione » | |
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| Predecessore: | Ministro delle Finanze del Regno d'Italia | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Enrico Arlotta | 31 marzo 1910 - 30 marzo 1911 (governo Luzzatti) |
Luigi Facta | I |
| Luigi Facta | 30 marzo 1911 - 21 marzo 1914 (governo Giolitti IV) |
Luigi Rava | II |
| Francesco Tedesco | 10 agosto 1920 - 4 luglio 1921 (governo Giolitti V) |
Marcello Soleri | III |
| Predecessore: | Ministro della Giustizia del Regno d'Italia | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Ettore Sacchi | 18 gennaio 1919 - 23 giugno 1919 (governo Orlando) |
Lodovico Mortara |
| Predecessore: | Ministro dell'Interno del Regno d'Italia | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Ivanoe Bonomi | 26 febbraio 1922 - 1 agosto 1922 (governo Facta I) |
Paolino Taddei |
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