Consigliere comunale

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Il consigliere comunale, in Italia, è un cittadino che viene eletto per rappresentare la comunità locale nel consiglio comunale, organo del Comune.

Modalità di elezione[modifica | modifica wikitesto]

Il consiglio comunale si compone di un numero variabile di consiglieri. La durata del mandato è di cinque anni e va di pari passo con quello del sindaco. Precisamente nei comuni con meno di quindicimila abitanti i seggi del consiglio sono attribuiti per 2/3 alla lista del candidato sindaco vincente secondo il sistema maggioritario, mentre i rimanenti vengono attribuiti secondo il sistema proporzionale. Secondo tale ultimo sistema vengono invece attribuiti i seggi nei comuni con più di 15 000 abitanti.

Per gravi motivi il consiglio può essere sciolto prima della scadenza naturale del mandato. In tal caso pure il sindaco e la giunta comunale decadono. In tal caso si parlerà di caduta anticipata.

Indennità[modifica | modifica wikitesto]

La legge 3 agosto 1999 n. 265 prevede che ai membri del consiglio comunale spetti una indennità di funzione, dimezzata per i lavoratori dipendenti che non abbiano richiesto l'aspettativa.[1]

La stessa norma afferma che tale indennità è determinata con adozione di un decreto interministeriale (emanato dal Ministero dell'Interno di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica) - sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali - nel rispetto di alcuni criteri previsti dalla stessa norma del 1999.[2]

In ottemperanza ai dettami della legge 265/1999 è stato emanato il decreto del Ministero dell'Interno n. 119 del 4 aprile 2000.[3] La materia è oggi regolata dall'art. 82 del TUEL. Il decreto prevede anche che i consiglieri comunali e provinciali hanno diritto di percepire, nei limiti fissati dal decreto, un gettone di presenza per la partecipazione a consigli e commissioni.[4]

Riguardo alla corresponsione dell'indennità poi il Ministero dell’Interno ha chiarito che, circa il dimezzamento della stessa, ai lavoratori dipendenti che non abbiano richiesto di essere collocati in aspettativa retribuita e che, pertanto, a coloro che non possono avvalersi di tale facoltà, quali i lavoratori autonomi, disoccupati, studenti e i pensionati compete l’indennità di funzione nella misura intera, sul presupposto che l'attuale posizione escluda la sussistenza di un rapporto di lavoro dipendente. Agli amministratori ai quali viene corrisposta, non è dovuto alcun gettone per la partecipazione a sedute degli organi collegiali dell'ente, né di commissioni che di quell'organo costituiscono articolazioni interne ed esterne.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Art. 23 comma 1 legge 3 agosto 1999 n. 265.
  2. ^ Art. 23 comma 9 lett. da a) a f) legge 3 agosto 1999 n. 265.
  3. ^ Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 110 del 13 maggio 2000.
  4. ^ Art. 82 comma 2 d.lgs 18 agosto 2000, n. 267.
  5. ^ Lavoro. Cariche elettive negli Enti Locali: indennità di funzione da lineaamica.gov.it, 13 novembre 2013

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]