Ferruccio Parri
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| Ferruccio Parri | ||||
| Luogo di nascita | Pinerolo | |||
| Data di nascita | 19 gennaio 1890 | |||
| Luogo di morte | Roma | |||
| Data di morte | 8 dicembre 1981 | |||
| Partito politico | Partito d'Azione | |||
| Mandato | 21 giugno 1945 - 8 dicembre 1945 | |||
| Titolo di studio | Laurea in Lettere | |||
| Professione | Giornalista | |||
| Predecessore | Ivanoe Bonomi | |||
| Successore | Alcide De Gasperi | |||
| « Se ci fu un presidente del Consiglio italiano che meritò la qualifica di galantuomo, di politico onesto e probo, quello fu Ferruccio Parri » | |
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(Indro Montanelli, L'Italia della guerra civile)
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| « A Parri è sempre bastato avere la coscienza tranquilla. Per questo non volle mai rinunciare alle sue idee. » | |
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(Enzo Biagi, Era ieri)
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Ferruccio Parri (Pinerolo, 19 gennaio 1890 – Roma, 8 dicembre 1981) è stato un politico e antifascista italiano. Con lo pseudonimo di "Maurizio" fu un capo partigiano durante la guerra di liberazione dal regime nazifascista in Italia, decorato dagli USA con la Bronze Star Medal. Fu il primo presidente del Consiglio a capo di un governo di unità nazionale istituito alla fine della seconda guerra mondiale. Lo pseudonimo "Maurizio" proveniva dal nome della collina di San Maurizio, nella sua città natale di Pinerolo.
Indice |
[modifica] Biografia
[modifica] L'impegno antifascista
Laureato in Lettere, insegnò al Liceo Parini di Milano e fu redattore del Corriere della Sera. Prese parte alla Prima guerra mondiale. Allontanato dal Corriere per non aver accettato la svolta fascista del quotidiano nel 1925, dovette successivamente lasciare il ruolo di insegnante per non aver preso la tessera del Partito Fascista, necessaria per svolgere la professione. Sospettato di attività antifascista fu arrestato nel 1926, poi condannato a sei anni di confino nell'Italia meridionale. Durante il processo davanti al Tribunale Speciale, il suo avvocato tentò di difenderlo ricordando le tre medaglie d'argento conquistate durante la prima guerra mondiale. Parri lo interruppe: «Se considero l'Italia attuale mi vergogno delle mie decorazioni!».
Rilasciato nel 1931 fu assunto come impiegato dalla Edison di Milano, occupandosi di ricerche sui contatori del gas. Continuò a mantenersi segretamente in contatto con il movimento di Giustizia e Libertà, nato in Francia, il quale prospettava la nascita in Italia di una democrazia sociale.
[modifica] Alla guida della Resistenza
Con l'invasione nazista del nostro Paese successiva all'armistizio dell'8 settembre, Parri venne indicato dai primi gruppi partigiani che si andavano formando nell'inverno 1943-1944 come il mediatore fra la Resistenza e gli Anglo-Americani. Egli venne scelto perché le sue idee azioniste e repubblicane non erano troppo di sinistra e quindi non avrebbero impensierito l'America. Incontrò il capo dei servizi segreti americani, Allen Dulles dopo essere riuscito a oltrepassare il confine svizzero. Tuttavia il colloquio, ufficialmente definito come "molto cordiale", si concluse con un nulla di fatto.
In seguito, con la costituzione delle prime bande armate, egli divenne il leader del Partito d'Azione nei territori occupati e in seguito lo rappresentò nel Comitato di Liberazione Nazionale dell'Alta Italia. Con la costituzione il 9 giugno 1944 del Comando Generale dei Volontari per la Libertà, una sorta di guida militare dei partigiani, Parri vi fu nominato vice-comandante, insieme al futuro leader comunista, Luigi Longo e al generale Raffaele Cadorna. Egli assunse il nome di battaglia di Maurizio.
Qualche tempo dopo (gennaio 1945) Parri cadde in un agguato fascista: il comandante Maurizio, dopo che fu riconosciuto, venne condotto nel carcere di Verona, dove aveva sede il Tribunale Speciale della Repubblica Sociale Italiana. Il capo della polizia Montagna preferì camuffare la sua identità volendolo utilizzare come "merce di scambio" in vista del vicino crollo del fascismo.
Poche ore dopo il suo arresto era fallito un coraggioso tentativo di liberarlo: una banda dei Gap di Milano, guidato da Edgardo Sogno aveva fatto irruzione nell'Hotel Regina ma la schiacciante superiorità numerica delle SS aveva fatto fallire il colpo, portando anzi all'arresto dello stesso Sogno.
Numerose congetture furono aperte sull'arresto di Parri: dopo la guerra si sostenne che erano stato favorito dai servizi segreti inglesi per indebolire la componente di sinistra della Resistenza. La maggioranza della storiografia oggi ritiene invece che quello di Parri fu un arresto fortuito.
Successivamente quando il generale tedesco Dollman, iniziò a condurre trattative segrete con gli Alleati per una ritirata onorevole delle truppe tedesche dal suolo italiano, gli Americani chiesero come prova di "buona volontà" la scarcerazione immediata di Parri e del maggiore degli alpini Antonio Usmiani. Parri e Usmiani furono immediatamente liberati e condotti con un aereo militare in Svizzera. Allen Dulles incontrò i due ex prigionieri a Zurigo e Parri, con coraggio, dichiarò che non gli importava nulla dei patti che avevano sottoscritto e che voleva rientrare al più presto in Italia per riprendere la lotta partigiana.
Di lì a qualche mese, il 25 aprile finiva almeno in Italia la Seconda guerra mondiale; tuttavia gli Alleati mantennero sotto la loro amministrazione tutto il Settentrione ritenendo che unificare il Paese poteva provocare il rischio di una guerra civile. Il CLN si adeguò alle disposizioni alleate prendendo in giurisdizione tutto il Centro-Sud mentre al Nord continuava ad operare il CLNAI. Parri rientrato finalmente a Milano fu confermato come rappresentante del Partito d'Azione. Pur essendo un ex capo partigiano, disapprovò le azioni delle bande, soprattutto comuniste, che si dedicavano alla "vendetta", uccidendo ex fascisti. Definì una "macelleria messicana" l'oltraggio riservato al corpo di Mussolini a Piazzale Loreto.
[modifica] Parri presidente del Consiglio
Intanto si era sciolto, su pressione della sinistra, il secondo governo Bonomi. I colloqui svoltosi fra Roma e Milano fra maggio e giugno fra le sei principali forze politiche del momento (Democrazia Cristiana; Partito Comunista Italiano; Partito Socialista Italiano; Partito Liberale Italiano; Partito d'Azione; Democrazia del Lavoro) portarono dopo l'affossamento del nome di Ivanoe Bonomi, di Pietro Nenni e di Alcide De Gasperi alla scelta di Ferruccio Parri.
Il nome di Parri fu proposto da Pietro Nenni come una personalità intermedia fra le forze di sinistra e quelle centriste presenti nel CNL. Nel nuovo governo egli assunse ad interim anche il Ministero dell'Interno.
Secondo un efficace ritratto che ne fece Indro Montanelli Parri, appena insediatosi volle «conoscere tutte le pratiche di cui si stava occupando il governo» venendone talmente sommerso da non uscire più dal suo ufficio per giorni e giorni, mangiando soltanto pane e salame.
Il suo governo, seppur lacerato dagli scontri fra l'estrema sinistra e i liberali, riuscì a varare i primi timidi provvedimenti economici per far uscire il paese dalla situazione post-bellica: il risarcimento pagato in dollari dagli Stati Uniti per le truppe d'occupazione permise il risanamento delle infrastrutture. La linea perseguita in questo senso dai ministri delle Finanze Marcello Soleri, che morì durante l'incarico, e Epicarmo Corbino creò, secondo alcuni, le condizioni per il "miracolo economico" degli anni cinquanta e sessanta.
Poco dopo fu varata da Parri la Consulta Nazionale: una sorta di Parlamento scelto dai vari partiti in attesa di libere elezioni.
In politica estera dovette seguire il delicato tema delle trattative di pace: l'Italia era considerata un paese sconfitto e "provocatore della guerra". Per questo venne esclusa dalla Conferenza di San Francisco dove Parri e De Gasperi, ministro degli Esteri tentarono di partecipare. Fu totalmente vano il tentativo di far entrare l'Italia nel novero dei paesi alleati con la dichiarazione di guerra all'ormai sconfitto Giappone e l'invio in quel paese di un contingente simbolico di volontari. Anche alla successiva Conferenza di Potsdam dove doveva essere decisa la sorte di Trieste e dell'Istria, l'Italia fu esclusa per un veto esplicito posto da Churchill. A Potsdam la questione giuliana non fu discussa e in un comunicato venne riconosciuto all'Italia di essere stato il primo Paese a rompere l'alleanza con la Germania.
Poco dopo in seguito ad una serie di visite all'estero di De Gasperi, si era giunti a convocare un nuovo tavolo di trattative, con la partecipazione di Italia e Iugoslavia sulla questione giuliana e sulle colonie italiane (Africa Orientale; Libia e Grecia). Parri espresse una posizione nettamente solidale con De Gasperi, contestato dai comunisti di Togliatti vicini invece a Tito. Contemporaneamente alcune sue dichiarazioni di sostegno alle tesi repubblicane, gli alienarono il consenso dei liberali che guidarono una campagna contro di lui. Benedetto Croce esprimendo il malcontento moderato definì "un forte distacco fra Paese reale e il governo". Contro il governo si accanì anche il movimento dell'Uomo Qualunque fondato in quel periodo da Guglielmo Giannini.
Il 22 novembre la crisi esplose definitivamente: i ministri liberali rassegnarono le dimissioni e il 24, Parri lasciò la presidenza del Consiglio. Convocò i giornalisti al Viminale e si definì vittima di un colpo di Stato; poi presentò polemicamente le dimissioni al CLN e non al luogotenente Umberto di Savoia come prevedeva la legge. Poco dopo nell'ultimo consiglio dei ministri fu convinto da De Gasperi a rettificare le sue dimissioni e a scusarsi per la sua espressione su un presunto golpe. Quindi si recò al Quirinale per dimettersi come voleva la prassi.
[modifica] Negli anni successivi
Acclamato all'unanimità segretario del Partito d'Azione nel dicembre del 1945, guidò il partito al congresso del febbraio 1946 dove lo scontro fra le due correnti dette "radicali" e "socialisti" portò all'uscita di Ugo La Malfa e un deciso spostamento a sinistra del Partito. Parri fu confermato segretario, in quanto unica personalità in grado di mantenere unita la galassia azionista. Alle successive elezioni del 2 giugno, fu eletto deputato all'Assemblea Costituente ma il crollo del suo partito fu tale che preferì scogliere il PdA aderendo qualche mese dopo, con la corrente detta "Concentrazione Democratica" al Partito Repubblicano Italiano. Venne rieletto in Piemonte alla Camera nel 1948 e votò la fiducia ai governi centristi guidati da Alcide De Gasperi.
Nel 1953 abbandonò il Pri in disaccordo con la nuova legge elettorale, la legge truffa, e diede vita con Piero Calamandrei al movimento di Unità Popolare. Unità Popolare ottenne appena lo 0,6% ma sarà decisivo nel far mancare alla coalizione vincente il quorum per ottenere il premio di maggioranza.
Pochi mesi prima, il 17 maggio, I Meridiani d'Italia, un giornale di destra, pubblicò un articolo titolato «Prove clamorose: Parri tradì i partigiani».
Parri decise di portare il giornale in tribunale ma il processo non finì mai perché cadde tutto in prescrizione. Fu un processo all'epoca molto seguito: a favore di Parri testimoniarono importanti politici del periodo come il comunista Luigi Longo e il futuro presidente della Repubblica Sandro Pertini. Pertini ricordò ai giudici come i capi partigiani avessero temuto per la vita del "comandante Maurizio". Uno dei suoi carcerieri riferì che Parri fu duramente percosso dai fascisti mentre lo trascinavano al carcere.
Fu per Parri un duro colpo: l'incertezza della fine del processo non cancellò i dubbi e le insinuazioni che correvano sul suo passato e una volta confidò a Enzo Biagi che «Non basta vivere pulitamente per essere puliti. Per i miei avversari avrei dovuto morire durante la Resistenza; lo pensavo anch'io ma non è colpa mia se è andata così».
Nel 1957 in vista delle imminenti elezioni politiche dell'anno successivo, Parri si candidò come indipendente nelle liste del PSI risultando eletto al Senato dove costituì il gruppo della Sinistra Indipendente. Contestò aspramente il governo Tambroni (che godeva dell'appoggio esterno del MSI) e i metodi impiegati per reprimere le proteste popolari di Genova e Reggio Emilia
Nel 1963 il presidente della Repubblica Antonio Segni lo nominò senatore a vita. Rimase all'interno della Sinistra Indipendente, di cui fu il presidente per molti anni, mantenendosi all'opposizione dei vari governi di centrosinistra che guidarono l'Italia negli anni sessanta e settanta.
Considerato uno dei padri della patria, morì a novantuno anni nel 1981. Fu sepolto nel cimitero monumentale di Staglieno, a Genova.
[modifica] Onorificenze
[modifica] Curiosità
A Parri viene attribuita l'espressione "macelleria messicana". Egli la utilizzò il 29 aprile 1945, esprimendo la ripugnanza di fronte ai macabri fatti di Piazzale Loreto, dove i cadaveri di Benito Mussolini, Claretta Petacci ed altri gerarchi fascisti furono appesi per i piedi alla tettoia di una pompa di benzina al pubblico ludibrio.
Quando si insediò per il secondo governo dell'era post-fascista, il suo volto era totalmente sconosciuto e, al suo arrivo a Roma in treno, notando una calca di giornalisti chiese ad uno di essi cosa stava accadendo. La risposta del cronista fu «Non ci disturbi, siamo attendendo il presidente del consiglio», pertanto Parri riuscì a raggiungere Palazzo Chigi in tranquillità e nel completo anonimato.
[modifica] Bibliografia
- Aldo Aniasi, Parri: l'avventura umana, militare, politica di Maurizio, Torino, ERI, 1991.
- Luca Polese Remaggi, La nazione perduta: Ferruccio Parri nel Novecento italiano, Bologna, Il mulino, 2004.
[modifica] Collegamenti esterni
- INSMLI - Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia Movimento fondato dallo stesso Ferruccio Parri nel 1949
- Giancarlo Iacchini, Ferruccio Parri: ora e sempre Resistenza
- Ricordo di Ferruccio Parri
- Date personali e incarichi nella Costituente
| Predecessore: | Ministro degli Interni del Regno d'Italia | Successore: | |
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| Ivanoe Bonomi | 21 giugno 1945 - 8 dicembre 1945 | Giuseppe Romita |


