Rivoluzione siciliana del 1848

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La rivoluzione di Palermo in una stampa d'epoca

La rivoluzione siciliana del 1848 iniziò il 12 gennaio 1848. Il moto siciliano fu il primo a scoppiare in un anno colmo di rivoluzioni e rivolte popolari, avviando quell'ondata di moti rivoluzionari che sconvolse l'Europa e che viene definita primavera dei popoli. La rivoluzione siciliana portò alla proclamazione di un "nuovo" Regno di Sicilia (anche detto Stato di Sicilia) indipendente, che sopravvisse fino al maggio del 1849.

Premesse alla rivoluzione[modifica | modifica sorgente]

I regni di Napoli e di Sicilia, sebbene governati dallo stesso sovrano e considerati in Europa come un'unica potenza, avevano sempre continuato a mantenere istituzioni autonome[1] fino al 1816. In quell'anno, dopo sei secoli di separazione, vennero riuniti con la Legge fondamentale del Regno delle Due Sicilie, in una nuova entità statuale[2]. Lo Stato istituito da Ferdinando I comprendeva, all'incirca, i territori appartenuti, durante il dodicesimo e il tredicesimo secolo, al regno normanno-svevo di Sicilia, che era stato diviso in due in seguito alla rivolta dei Vespri Siciliani nel 1282. Il nome "Due Sicilie" è effettivamente una conseguenza degli eventi storici che seguirono i Vespri.
Durante il tumultuoso periodo napoleonico, la Corte Borbonica fu costretta a lasciare Napoli e fuggire a Palermo con l'assistenza della marina britannica. Gli inglesi, con la complicità della classe baronale siciliana, furono abili a cogliere l'opportunità per forzare i Borbone a promulgare una nuova costituzione per la Sicilia, basata sul sistema Westminster del governo parlamentare, e fu, infatti, una costituzione alquanto liberale per quei tempi. In ogni caso, dopo il Congresso di Vienna, Ferdinando IV di Napoli e III di Sicilia, appena ritornato alla corte reale di Napoli, abolì immediatamente la costituzione. Vi è una forte connessione tra questa azione e le numerose rivolte popolari, sobillate dagli stessi baroni, che ebbero luogo in Sicilia, dai moti del 1820-1821, con le prime sommosse anti-borboniche e con l'isola che si dichiarò, seppur per breve tempo, indipendente da Napoli, ai tumulti del 1837: in entrambi i casi i propositi rivoluzionari furono aspramente sedati.

La rivoluzione[modifica | modifica sorgente]

Stampa allegorica del tempo raffigurante la cacciata delle truppe napoletane dalla Sicilia all'inizio della rivolta

La rivoluzione siciliana di quell'anno riveste un certo significato per diverse ragioni. Anzitutto il suo precoce inizio, il 12 gennaio 1848, la rende la prima rivolta dei moti di tale anno. Essa è in realtà l'ultima di quattro grandi moti che ebbero luogo in Sicilia tra il 1800 ed il 1849 contro i Borbone, oltre ad essere poi l'origine della creazione di stato indipendente e autonomo che durò circa 16 mesi. Tale stato era dotato di una costituzione liberale che sopravvisse per la durata del nuovo Regno che è considerata molto democratica per il suo tempo, al punto da ispirare la compilazione dello Statuto Albertino voluto da Carlo Alberto di Savoia. Infine, la rivoluzione del '48, avendo avuto come protagonisti parecchi dei promotori della rivoluzione del 1860 è da considerarsi parte di quel processo che portò alla fine del regno dei Borbone nelle Due Sicilie che ebbe luogo tra il 1860 ed il 1861 con l'unificazione italiana detta anche Risorgimento.

La rivoluzione del 1848 fu sostanzialmente organizzata e centrata a Palermo. La natura nobiliare della rivolta, appoggiata dalla Francia e dall'Inghilterra, era evidente nell'organizzazione, infatti manifesti e volantini vennero distribuiti tre giorni prima degli atti rivoluzionari veri e propri. Essa prese inizio il 12 gennaio sotto la guida di Rosolino Pilo e Giuseppe La Masa. Il tempo d'inizio fu deliberatamente scelto affinché coincidesse con il compleanno di Ferdinando II delle Due Sicilie, essendo egli stesso nato a Palermo nel 1810 durante il periodo di occupazione napoleonica del Regno di Napoli.

L'esercito borbonico, capitanato dal generale De Majo, oppose una debole resistenza e si ritirò dall'isola. Messina e Palermo, tuttavia, furono luogo di aspri combattimenti duramente la ritirata dell'esercito. Solo la ben fortificata città di Messina, fu sotto controllo degli insorti per pochi mesi, perché riconquistata dai borboni già a settembre dopo il lungo assedio della città e il bombardamento indiscriminato e prolungato sulla città costeranno al re Borbone l'appellativo di "re bomba" e le conseguenti proteste di Francia, Russia, Stati Uniti d'America e altri paesi.

Stato di Sicilia[modifica | modifica sorgente]

Regno di Sicilia
Motto: La Sicilia sarà sempre Stato indipendente
Dati amministrativi
Lingue ufficiali italiano
Lingue parlate italiano e siciliano
Capitale Palermo
Politica
Forma di Stato Monarchia parlamentare
Forma di governo Governo costituzionale
Capo del governo Ruggero Settimo
Nascita 12 gennaio 1848
Causa Scoppio della rivoluzione a Palermo
Fine 15 maggio 1849
Causa Sconfitta dei rivoluzionari e ricostituzione del Regno delle Due Sicilie
Territorio e popolazione
Territorio originale Sicilia
Economia
Valuta Tornese, Carlino, Tarì
Risorse Zolfo di Sicilia
Produzioni Zolfo, riso, agrumi
Commerci con Bacino del Mediterraneo e Gran Bretagna
Religione e società
Religione di Stato Cattolicesimo
Evoluzione storica
Preceduto da Flag of the Kingdom of the Two Sicilies (1816).svg
Regno delle Due Sicilie
Succeduto da Flag of the Kingdom of the Two Sicilies (1816).svg
Regno delle Due Sicilie

I nobili siciliani furono immediatamente capaci di rispolverare la Costituzione siciliana del 1812 che includeva i principi della democrazia rappresentativa e della centralità del Parlamento siciliano nel governo dello Stato.

Il 23 gennaio si riunisce il Comitato Generale, i cui leader erano i patrioti siciliani Vincenzo Fardella di Torrearsa, Ruggero Settimo (presidente), Francesco Paolo Perez, Mariano Stabile (segretario generale) [3] e Francesco Crispi. In ogni caso la monarchia borbonica viene dichiarata definitivamente decaduta.

Il nuovo governo[modifica | modifica sorgente]

Il 25 marzo fu riaperto dopo circa 30 anni di chiusura, il Parlamento di Sicilia, presieduto da Vincenzo Fardella di Torrearsa, fra l'ottimismo e la gioia dei politici e del popolo, la Sicilia si regge come governo costituzionale, e viene proclamato il nuovo Regno di Sicilia.

Il capo del nuovo governo Ruggero Settimo, già ammiraglio della flotta borbonica, ma che da sempre nutriva schietti sentimenti liberali e mal digeriva le politiche borboniche nei confronti del popolo isolano, fu accolto con entusiasmo e salutato come padre della patria siciliana. Tra i ministri, furono nominati Francesco Crispi, Francesco Paolo Perez, Mariano Stabile, Michele Amari, Pietro Lanza Branciforte e Salvatore Vigo.

Il 10 giugno 1848, si proclama la moderna costituzione del nuovo Stato di Sicilia, che ricalca quella del 1812 (poi abolita dal Borbone).

Il titolo è: La Sicilia sarà sempre Stato indipendente, ma le idee tra i rappresentanti del parlamento sono in netto contrasto. All'interno del parlamento vi sono i filo-repubblicani, che aspirano ad un'indipendenza dell'isola come repubblica, ci sono i sostenitori delle tesi di Vincenzo Gioberti che parla di un'Italia unita ma confederata in tanti Stati federali e c'è chi è fedele all'istituto della monarchia come Fardella, quindi restauratori del vecchio Regno di Sicilia, soppresso dal Borbone nel 1816.
Fu Fardella a dichiarare ufficialmente decaduta la dinastia borbonica.

Come accaduto in Grecia, dove fu chiamato un re tedesco, e in Belgio, dove come in Grecia il re chiamato era tedesco, il governo dell'isola, spinto dalle sollecitazioni di Vincenzo Fardella di Torrearsa, venne affidato a un re non siciliano, ma da ricercare tra gli italiani, come decretato il 13 aprile dal General Parlamento di Sicilia[4] e il 10 luglio 1848 il parlamento elegge re di Sicilia il figlio di Carlo Alberto di Savoia, il duca di Genova Ferdinando Alberto Amedeo di Savoia, cui viene indicato il nome di Alberto Amedeo I di Sicilia, che però, impegnato come generale nella prima guerra d'indipendenza la rifiuta. Si continuò, ma invano, la ricerca di un nuovo regnante.

Questa mossa metterà in crisi il futuro dello Stato indipendente e da quel momento in poi l'esecutivo si regge come un governo costituzionale, ma ha breve vita. Infatti le campagne diventano sempre meno controllate, e il governo risulta indebolito, mentre Ferdinando II delle Due Sicilie, spinto da queste indecisioni decide di riconquistare l'isola.

La riconquista borbonica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Assedio di Messina.

L'esercito borbonico di Carlo Filangieri, principe di Satriano attaccò la città di Messina già nel settembre del 1848. La città fu sottoposta a pesantissimi bombardamenti da parte dell'artiglieria borbonica, incendiando o riducendo in macerie interi quartieri.[5] Le parti in gioco scrissero di episodi di crudeltà sulla popolazione civile così come sui soldati napoletani [6]. Ferdinando festeggiò la riconquista di Messina nella sua reggia a Caserta mentre i siciliani chiesero una tregua che fu concessa il 18 settembre.

Nei primi mesi del 1849, l'Esercito delle Due Sicilie da Messina prepara la riconquista, inviando un esercito di 16.000 uomini comandato da Filangieri. Il 28 febbraio 1849, Ferdinando II indirizzò un proclama ai siciliani, promettendo un nuovo statuto per l'isola, che indusse il governo palermitano a dichiarare decaduto l'armistizio. Con il successivo 19 marzo le ostilità ripresero. I pochi rivoluzionari del generale polacco Ludwik Mierosławski poco poterono contro i soldati di Filangieri: questi già il 30 riprese l’offensiva e il 7 aprile, dopo aspri combattimenti, fu occupata Catania.

Nel frattempo, il 14 aprile, il parlamento palermitano accettava le precedenti proposte di Ferdinando II. Salvo che il 26 aprile si presentò dinnanzi a Palermo una squadra navale, con una ingiunzione alla resa e, il 5 maggio, l'avanzata dei napoletani sino a Bagheria. Giunse allora la notizia che il sovrano aveva concesso l'amnistia e, il 14 maggio 1849, Filangieri prese possesso di Palermo.

Cadendo Palermo, cadde l'intera isola e le speranze di continuare con uno Stato indipendente svanirono definitivamente. Ruggero Settimo escluso dall'amnistia[7] fu costretto a rifugiarsi a Malta dove venne ricevuto con tutti gli onori di un capo di Stato. Tornò dall'esilio nel 1861 e divenne Presidente del Senato del neonato Regno d'Italia: carica che mantenne fino alla sua morte nel 1863, a Malta.
Dei 43 esclusi dal provvedimento di amnistia alcuni si imbarcarono per Malta, altri si imbarcarono per Genova alla volta di Torino, altri ancora si rifugiarono a Londra. Si trattava del vertice della intellighentsija siciliana: negli anni successivi molti di essi (La Masa, La Farina, Crispi, Amari, Cordova, Fardella di Torrearsa) condivisero la causa risorgimentale e, 11 anni più tardi, furono alla base della preparazione ed attuazione della spedizione dei Mille.

Ferdinando II nominò Filangieri duca di Taormina e governatore della Sicilia. Dopo 17 mesi il progetto di uno Stato siciliano confederato all'Italia ebbe fine, anche se in realtà non fu mai riconosciuto dalle potenze straniere. Lo statuto del 1848 non venne mai più riproposto. La sanguinosa riconquista borbonica provocò una profonda frattura in tutto lo Stato, che contribuirà, nel 1860, alla rapida perdita del regno da parte di Francesco II.

Le monete del regno[modifica | modifica sorgente]

Il 14 marzo 1849 si prese la decisione di battere propria moneta, e si dispose la coniazione di proprie monete raffiguranti l'antico e famoso stemma siciliano, cioè la Trinacria, simbolo di libertà durante il periodo pre-romano, e durante la rivolta del vespro, inoltre, avrebbero portato nella ghiera il motto "Sicilia indipendente", mentre i documenti del 1848 riportano la scritta, "Patria Gloria Amore" e "Viva la Sicilia indipendente".

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Niccolò Palmieri, Saggio storico e politico sulla costituzione del Regno di Sicilia, Losanna, S. Bonamici e Compagni, 1847, p. 68. (ISBN non esistente). URL consultato il 24 novembre 2011.
  2. ^ Niccolò Palmieri, Saggio storico e politico sulla costituzione del Regno di Sicilia, Losanna, S. Bonamici e Compagni, 1847, pp. 285-286. (ISBN non esistente). URL consultato il 24 novembre 2011.
  3. ^ Harold Acton, Gli ultimi Borboni di Napoli (1825-1861)
  4. ^ "La Sicilia si reggerà a Governo Costituzionale, e chiamerà al Trono un principe Italiano dopoché avrà riformato il suo Statuto''" Decreti in Collezione di Leggi e Decreti Del General Parlamento di Sicilia nel 1848 Anno 1° della Rigenerazione, Palermo, Stamperia Pagano-Via Macqueda laterale S. Orsola, n. 321-322, 1848
  5. ^ Richard Moll, Della Storia d'Italia dal 1814 al 1851 in continuazione del sommario di Cesare Balbo,,Torino 1852, pag. 109
  6. ^ Harold Acton, Gli Ultimi Borboni di Napoli, Firenze, 1977, p. 301.
  7. ^ Giovanni Mulè Bertòlo, La rivoluzione del 1848 e la provincia di Caltanissetta, Caltanissetta, 1898, p. 38

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Denis Mack Smith, Storia della Sicilia medioevale e moderna, Laterza, Roma-Bari, 1976
  • Salvo Di Matteo, Storia della Sicilia dalla preistoria ai giorni nostri, 2001, Arbor, Palermo.
  • Santi Correnti, Breve storia della Sicilia, Newton, Roma. 2002
  • Francesco Renda, Storia della Sicilia dalle origini ai giorni nostri, 3 voll., Sellerio, 2003.
  • Mulè, La rivoluzione del 1848 e la provincia di Caltanissetta, Caltanissetta, 1898

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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