Battaglia del Volturno

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Coordinate: 41°05′31″N 14°05′40″E / 41.091944°N 14.094444°E41.091944; 14.094444

Battaglia del Volturno
Mille a Capua Vizzotto2.JPG

Data 26 settembre- 2 ottobre 1860
Luogo valle del Volturno
Esito Vittoria delle truppe garibaldine-sabaude
Modifiche territoriali Le regioni meridionali della penisola italica entrano nel Regno d'Italia
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
20.350 28.000
Perdite
306 morti
1.328 feriti
389 prigionieri
308 morti
820 feriti
3.063 prigionieri
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La battaglia del Volturno indica alcuni scontri armati avvenuti tra i volontari garibaldini e le truppe borboniche, avvenuti tra fine settembre e i primi di ottobre 1860 nei pressi del fiume Volturno, durante la spedizione dei mille.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La battaglia principale si svolse il 1º ottobre 1860 a sud del fiume. Furono impegnati circa 24.000 garibaldini, costituenti l'esercito meridionale, contro circa 50.000 borbonici.[1] Al conflitto partecipò anche Carmine Crocco, come volontario garibaldino dopo aver disertato dall'esercito borbionico, che poi diventerà' un noto insurrezionalista del brigantaggio postunitario.[2]

Dopo le scaramucce del 26 e 29 settembre, il 30 i borbonici tentarono una offensiva con il passaggio del fiume a Triflisco, per puntare su Santa Maria a Valogno, ma furono arrestati dal fuoco di due compagnie della Brigata Spangaro, attestate a San Iorio. Finalmente il primo ottobre il maresciallo generale Giosuè Ritucci, che comandava i borbonici riuniti a Capua e in parte sulla destra del Volturno sino Caiazzo, si decise ad attaccare con l'intento di muovere frontalmente con due divisioni, la Afan de Rivera e la Tabacchi, sul centro garibaldino a Sant'Angelo in Formis e a Santa Maria Capua Vetere, raggiungere Caserta e di qui dirigersi su Napoli: due colonne laterali dovevano cooperare all'azione.

Le truppe di Garibaldi occupavano un fronte assai esteso, di ben venti chilometri, allo scopo di proteggere le numerose comunicazioni per Napoli e Caserta: avevano la destra a Sant'Angelo con i soldati comandati da Giacomo Medici e a Santa Maria Capua Vetere con gli uomini di Milbitz, il centro a nord di Caserta con i volontari comandati da Gaetano Sacchi per la riserva e il quartier generale di Garibaldi con i volontari comandati da Stefano Türr. L'azione iniziò a ovest da parte dei borbonici che, incoraggiati dalla presenza del re Francesco II e dei conti di Trapani e Caserta, fecero ripiegare gli avamposti garibaldini ottenendo qualche buon successo. Garibaldi messosi alla testa di una compagnia e con i volontari di Medici, riuscì a ristabilire la situazione.

Intanto si continuava a combattere con accanimento a Santa Maria Capua Vetere, dov'era ferito lo stesso generale Milbitz e si segnalava la presenza della cavalleria ungherese del maggiore Scheiter accorsa da Caserta insieme alla brigata Eber della riserva comandata da Stefano Türr.

Fase dei combattimenti vicino l'arco di Adriano a Santa Maria Capua Vetere.

Alle ore 18 i borbonici furono costretti a ripiegare facendo ripristinare la linea garibaldina, Santa Maria Capua Vetere-Sant'Angelo in Formis. Nel frattempo si combatteva aspramente pure sulle colline a est da Monte Tifata dove un piccolo gruppo di contadini diretti da nobili rimasti fedeli ai Borbone resistettero un'intera giornata, lo scontro iniziato la mattina si concluse quando i garibaldini diedero fuoco al palazzo dei Cocozza all'interno del quale c'erano le provviste e le munizioni dei volontari borbonici a Monte Viro e a Castel Morrone, dove cadeva Pilade Bronzetti alla testa del 1º Battaglione Bersaglieri, che andò distrutto.

Un altro combattimento assai importante e di maggiori proporzioni si svolgeva frattanto a est, ai Ponti della Valle, sulla via per Maddaloni. Il settore era affidato a Nino Bixio, il quale si dichiarò deciso a morirvi prima di lasciarlo.

Le truppe garibaldine il primo di ottobre vennero attaccate dalla brigata estera del generale von Mechel, che nel primo scontro perse il proprio figlio che ricopriva il grado di tenente.

Di fronte all'impeto delle truppe borboniche, bavaresi e svizzere, Bixio dovette retrocedere con gravi perdite oltre il Monte Caro; questa posizione nel corso della serata venne ripreso dal colonnello Dezza con i battaglioni Bersaglieri Menotti e col battaglione Bersaglieri Taddei, facendo ripiegare von Mechel a nord oltre Dugenta.

Dopo il ripiegamento del von Mechel, la colonna borbonica del colonnello Perrone rimase in posizione isolata presso Caserta con circa tremila uomini. Venne attaccata il 2 ottobre mattina, di fronte e alle spalle, dalle truppe garibaldine con il concorso del 1º Battaglione Bersaglieri regolari piemontesi, del maggiore Soldo. Questa unità, che pure si disimpegnò dall'attacco ritirandosi a nord, fu concessa dall'ambasciatore piemontese a Napoli Villamarina che contravvenne agli ordini di Cavour di rimanere neutrale nel conflitto.[3]

La battaglia si poteva dire conclusa con una sostanziale vittoria, seppur sofferta e con gravi perdite, dei soldati garibaldini e sabaudi. Si chiudeva così, con l'arrivo delle truppe regolari piemontesi, la battaglia garibaldina più grande e decisiva.

Commento[modifica | modifica sorgente]

È ritenuta una delle più importanti battaglie del Risorgimento, tanto per il numero dei combattenti coinvolti che per i risultati ottenuti da Garibaldi, che arrestò la ripresa offensiva dell'esercito borbonico dopo la sua ricostruzione tra le mura di Capua. Ragioni politiche e incomprensioni non diedero per lungo tempo la dovuta importanza a questa battaglia, di carattere offensivo per le truppe borboniche.

Ai borbonici, bene armati ed equipaggiati, venne meno l'abilità dei capi, a differenza dei garibaldini, mal preparati, ma comandati da militari capaci e di grande ascendente, a cominciare da Garibaldi, che mostrò un notevole intuito tattico. I borbonici persero giorni preziosi prima di attaccare, a tutto vantaggio dei loro avversari che ebbero tempo di rafforzarsi sul terreno.

Note[modifica | modifica sorgente]

Giovanni Fattori:battaglia del Volturno, Garibaldini a Santa Maria Capua Vetere
  1. ^ Girolamo Arnaldi, Storia d'Italia, Volume 4, UTET, Torino, 1965, p. 167
  2. ^ Carmine Crocco, Come divenni brigante, Edizioni Trabant, 2009, p. 11
  3. ^ Ferdinando Bosio, Il marchese di Villamarina, Tipografia Editrice Lombarda, Milano, 1877, pp. 179-183.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Stato Maggiore Esercito – Ufficio Storico. Cesari Cesare. La campagna di Garibaldi nell'Italia Meridionale. (1860). 1928, Libreria dello Stato, Roma;
  • Stato Maggiore Esercito – Ufficio Storico. Scritti sul 1860 nel centenario. 1960, Regionale, Roma;
  • Stato Maggiore Esercito – Ufficio Storico. Garibaldi jr. Giuseppe. La battaglia del Volturno. 1981, Regionale, Roma;
  • Stato Maggiore Esercito – Ufficio Storico. Il generale Giuseppe Garibaldi. 1982, Stilografica, Roma.
  • Giovanni Cerino Badone, Volturno 1860. L'ultima battaglia, in Commissione Italiana di Storia Militare, Società Italiana di Storia Militare, L'anno di Teano, Atti del Convegno Nazione CISM-SISM su il Risorgimento e l'Europa, Roma 2011, pp. 273–307. Volume degli atti Quaderno Sism 2010 The Year of Teano, testo dell'articolo Volturno 1860. L'ultima battaglia, tavole ed illustrazioni Volturno 1860. L'ultima battaglia. Illustrazioni.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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