Canicattì

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Canicattì
Panorama di Canicattì
Canicattì - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Sicilia
Provincia: stemma Agrigento
Coordinate: 37°21′36″N 13°51′4″E / 37.36, 13.85111Coordinate: 37°21′36″N 13°51′4″E / 37.36, 13.85111
Altitudine: 465 m s.l.m.
Superficie: 91,41 km²
Abitanti:
34.000 31-05-2007
Densità: 373 ab./km²
Comuni contigui: Serradifalco (CL), Montedoro (CL), Caltanissetta (CL), Delia (CL), Castrofilippo, Racalmuto, Naro
CAP: 92024
Pref. telefonico: 0922
Codice ISTAT: 084011
Codice catasto: B602 
Nome abitanti: canicattinesi 
Santo patrono: San Pancrazio 
Giorno festivo: 3 aprile 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia

Canicattì (Caniattì in siciliano) è un comune di circa 34.000 abitanti della provincia di Agrigento.

Teatro Sociale di E. Basile
Villa Firriato di E. Basile

Indice

[modifica] Geografia

Il territorio di Canicattì, al confine fra la provincia di Agrigento, in una conca naturale (l'alta valle del fiume Naro) circondata da basse colline, assai fertile e tradizionalmente vocata alle colture frutticole (un tempo il mandorlo, oggi l'uva Italia, l'uva da mosto, la pesca e l'albicocca). L'area si differenzia notevolmente dal territorio circostante tale differenza ha favorito sia il paesaggio agricolo che il centro urbano. Più verde e florido il primo, maggiormente ricco di attività commerciali, anche all'avanguardia, e di animazione cittadina il secondo, rispetto ai centri vicini di entrambe le province.

[modifica] Storia

[modifica] Profilo storico

I resti archeologici ritrovati nella città e nelle zone adiacenti testimoniano l'estistenza di un abitato già in epoca pre-romana. Il nome di Canicattì è di origine araba. Deriva da Handaq-attin, che vuol dire fossato di argilla, toponimo che troviamo in una carta geografica della Sicilia sotto i Saraceni.[1]

Dopo la conquista della Sicilia da parte dei Normanni, il signore del luogo, probabilmente l'Emiro Melciabile Mulè, fu assediato e sconfitto dal barone Salvatore Palmeri (1087), che era al seguito del Conte Ruggero e questi per ricompensa gli offrì la spada e il dominio del feudo. Sotto la signoria dei Palmeri, la fortezza araba venne ampliata e prese l'aspetto di un vero e proprio castello con una torre.

Ai normanni successero i Francesi, cacciati poi dagli Aragonesi. Nel 1448 il feudo di Canicattì venne ceduto da Antonio Palmeri, che non aveva figli, al nipote Andrea De Crescenzio. Questi ottenne dal re Giovanni d'Aragona la "Licentia populandi", cioè la facoltà di ampliare i confini del feudo, di incrementare gli abitanti e di amministrare la Giustizia. Sotto il De Crescenzio, Canicattì era una comunità rurale che contava da mille a millecinquecento abitanti, insediati nella parte alta della città. Ad Andrea succedette il figlio Giovanni, che non avendo figli maschi, lasciò la baronia al genero Francesco Calogero Bonanno, nel 1507.

Con il casato Bonanno la città conobbe un considerevole incremento demografico; i feudatari, prima baroni, poi duchi e infine principi della Cattolica, fecero costruire splendidi edifici e fontane. La signoria dei Bonanno durò fino a tutto il '700, ma verso la fine del secolo iniziò il suo declino; la società feudale si avviava a scomparire. L'ultimo dei Bonanno, nel 1819, cedette la signoria di Canicattì al barone Gabriele Chiaramonte Bordonaro.

Canicattì - Panorama centro storico

Dopo le sommosse e rivoluzioni del 1848 e 1859/61, raggiunta l'unità d'Italia a Canicattì sorsero banche, mulini e stabilimenti che incrementarono il commercio. Per tutto il corso del novecento l'economia della città si è basata fondamentalmente sull'agricoltura (Uva da tavola soprattutto), commercio e settore terziario.

Per la sua prosperità agricola, fondata soprattutto sulla coltura dei vigneti di uva da tavola, Canicattì è stata annoverata nel 1987 tra i Cento Comuni della Piccola-Grande Italia.

È stata centro (seppur minore rispetto alle grandi città dell'isola) di laboratori politici sia di centro-destra che di sinistra ed è stata vittima, a volte, di gravi episodi, come le stragi naziste e americane del 1943 e quella del 1947. La città è da secoli il centro più importante lungo la direttrice di comunicazioni - oggi stradali e ferroviarie - fra Agrigento e Caltanissetta (e da qui verso Catania e Palermo).

Il dialetto di Canicattì, essendo, la città tra le province di Agrigento e Caltanissetta, ha sue peculiarità che non si trovano in altre parti dell'isola e che influenzano il circondario. Degni di nota sono gli studi sulla parlata, sulla sintassi e sulla grammatica canicattinese del salesiano don Fausto Curto D'Andrea.

[modifica] Eventi notevoli

[modifica] Economia

Canicattì Centro storico

Favorita dalla posizione strategica, già verso la fine dell'Ottocento la città ferveva di attività commerciali e industriali di rilievo; l'agricoltura vi appariva avanzata ed era presente anche un forte comparto minerario, con estrazioni di salgemma e zolfo (il territorio è contiguo all'altopiano solfifero che si estende a Ovest del comune).

Negli anni settanta del Novecento l'economia canicattinese prese un forte slancio grazie all'esplosione del fenomeno della coltura intensiva dell'uva bianca da tavola della varietà "Italia". In quegli anni la ricchezza apportata dall'agricoltura fu improvvisa e ingente, tanto da porre la città fra i centri italiani più dinamici durante il "boom" economico degli anni ottanta, al pari di cittadine del centro-nord del Paese.

Vigneti e pescheti di Canicattì


L'afflusso di denaro portò il fiorire di attività commerciali e, in minor misura, industriali. Comportò, altresì, un sia pur limitato aumento della popolazione (dai 28.094 abitanti del 1971 ai 32.344 del 1991), che peraltro assume maggior peso se guardato nella prospettiva locale di uno spopolamento pressoché generalizzato dei centri urbani della Sicilia interna e collinare-montana. Veri e propri fenomeni di immigrazione interna favorirono tale aumento: molti cittadini provengono dai centri vicini, e si sono trasferiti a Canicattì, spesso, dopo avervi studiato, poiché la città è anche sede di diversi istituti di istruzione secondaria (che coprono un largo raggio di tipologie). Era presente anche un'immigrazione interna stagionale, per la raccolta dell'uva, oggi perlopiù sostituita dall'immigrazione dall'estero (Romania e Marocco, in primo luogo).

Uva da Tavola Italia di Canicattì


Negli ultimi anni, però, la monocoltura dell'uva da tavola ha mostrato i suoi lati negativi, accusando fortemente le crisi stagionali e la costante riduzione del prezzo di vendita all'ingrosso (in termini reali, e fino al rialzo del 2005). Sono stati quindi espiantati molti vigneti. Su alcuni dei terreni così liberati sono stati impiantati pescheti. I pescheti sono estesi per c.a. 2.000 ha, e cominciano a diffondersi le coltivazioni di albicocche e di uva da mosto. Quest'ultima - presente soprattutto con il vitigno "Nero d'Avola" - produce alcuni ottimi vini e il settore sembra offrire qualche spunto d'ottimismo, rafforzato, per l'uva da tavola, dall'avvio della produzione IGP, la cui qualità può spuntare sul mercato prezzi ben più alti di quella priva di certificazione europea. Nonostante le difficoltà del comparto agricolo, apparse gravi negli anni successivi al 2001, l'agricoltura rimane, finora, la prima attività economica del comune, con circa il 28% degli occupati. Segue il commercio con il 21%, la pubblica amministrazione con il 9%, l'industria edile con l'8,5%, l'industria manifatturiera con l'8%, l'istruzione con l'8%, le intermediazioni con il 4,6%, i trasporti e le comunicazioni con il 3,7%, gli affari immobiliari con il 3,3%, la sanità con il 3%, gli altri servizi pubblici con il 3% e gli esercizi alberghieri e di ristorazione con il 2%.

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] Monumenti

Tra i momumenti più importanti si ricordano:

Panorama
Chiesa Madre
  • Chiesa Madre San Pancrazio, edificata grazie alle offerte dei baroni Adamo e della popolazione, nel 1760. Conserva una tela del "Monocolo" Pietro d'Asaro, rappresentante la Sacra Famiglia, S.Anna, S. Gioacchino e un donatore con un cesto di frutta, la statua marmorea della Madonna delle Grazie di epoca bizantina, un reliquiario del settecento, un dipinto ad olio raffigurante la Vergine Addolorata del pittore Olivio Sozzi, una statuetta marmorea rappresentante l'"Ecce Homo" di buona fattura e di autore ignoto, un fonte battesimale del seicento e altre opere di minor valore. All'interno del Duomo di Canicattì riposa in apposito sarcofago marmoreo, l'Arcivescovo Mons. Angelo Ficarra. Il vecchio duomo sorgeva nei pressi della Rocca Baronale e risaliva all'epoca della conquista normanna, ma fu poi abbandonato perché fatiscente già verso la fine del seicento.
  • Chiesa del Santo Spirito con annesso convento e chiostro dei frati minori osservanti, del seicento. Il convento fu edificato per volere di donna Antonia Balsamo Bonanno e del frate Antonio Nocera, sui resti di un vecchio oratorio. La chiesa, a tre navate, conserva una statua marmorea, degli inizi del seicento, rappresentante la Madonna col bambino, di scuola gaginesca e un Crocifisso, di ignoto autore, festeggiato ogni anno il 3 maggio.
  • Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo del 1662. Annesso alla chiesa fu edificato il Monastero delle benedettine, oggi abbandonato. La chiesa, tra le più belle di Canicattì, è oggi in attesa di restauro. All'interno si conservavano oggetti sacri di grande valore e numerosi stucchi di scuola serpottiana.
  • Chiesa di San Diego d'Alcalà, protettore della città, sede della Confraternita dei Santi Sebastiano e Diego. Nella parrocchia si organizza la tradizionale processione del Venerdì Santo, risalente al settecento e tuttora molto sentita dalla popolazione. La via Crucis con le statue del Cristo, della Madonna Addolorata, di Santa Maria Maddalena e di San Giovanni, vede la partecipazione delle autorità religiose, politiche, civili e militari della città.
  • Chiesa di Santa Maria del Carmelo, edificata alla fine del cinquecento assieme al convento dei frati carmelitani. Agli inizi dell'Ottocento la chiesa fu ricostruita a spese degli zolfatai. Dopo la soppressione degli ordini religiosi, il convento fu abbattuto e al suo posto furono edificati la Casa del Fascio (oggi palazzo della Guardia di Finanza) e il Teatro Comunale Sociale.
  • Chiesa di Santa Maria degli Agonizzanti, edificata dai baroni Adamo e un tempo sede della Confraternita che assisteva i condannati a morte. All'interno si conserva una tela settecentesca del pittore Guadagnino raffigurante la Madonna che assiste un morente.
  • Chiesa di San Giuseppe, edificata nel seicento e rimaneggiata nei secoli successivi, accanto a quello che fu l'Ospedale dei Poveri e oggi è il Collegio di Maria. L'interno conserva una statua lignea di San Giuseppe, opera del Bagnasco e un soffitto ligneo a cassettoni di pregevole fattura.
  • Chiesa di San Biagio, esistente già alla fine del cinquecento e nell'Ottocento affidata ai padri agostiniani. L'interno conserva tele settecentesche di buona fattura, un'antica statua di San Biagio e una pregevole statua lignea dell'Addolorata.
  • Chiesa di San Francesco, della fine del '500, un tempo dei frati conventuali. La chiesa, conserva una statua dell'Immacolata, ritenuta miracolosa dalla popolazione, incoronata nel 1954 dal cardinale di Palermo Ernesto Ruffini, Regina della città. La chiesa conserva una cripta del '500, scoperta negli anni cinquanta del secolo scorso.
  • Chiesa San Domenico, del 1612, con annesso convento, un tempo dei domenicani. La chiesa conserva due antiche statue, San Domenico e San Tommaso, ritrovate durante alcuni lavoro di restauro.
  • Resti della secentesca fontana del Nettuno situati nel prospetto della torre campanaria della Chiesa del Purgatorio.
  • Teatro Sociale, opera dell'architetto Ernesto Basile. Nel 1927 ospitò Luigi Pirandello con la sua Compagnia teatrale.
  • Villa Firriato, sempre del Basile, edificata alla fine dell'800 per volere del nobiluomo Francesco Lombardo Gangitano.
  • Palazzo La Lomia del XVII secolo, sito in via Cattaneo; un altro palazzo La Lomia si trova in via Mariano Stabile
    Canicattì - Ex Casa del fascio
  • Palazzo Gangitano
  • Palazzo Adamo
  • Palazzo Bartoccelli, già Adamo
  • Villa Giacchetto, già residenza estiva delle monache benedettine di Naro
  • Resti romano-bizantini (necropoli, terme e marmi) di contrada Vitosoldano
  • Resti della Rocca Baronale, nel Largo Castello, edificata dagli arabi come fortilizio, trasformata in castello dai normanni e in palazzo baronale dai feudatari della Città
  • Chiesa Madonna della Rocca, edificata nel settecento e ristrutturata negli anni settanta del novecento. Nella chiesa, riposano le spoglie mortali del Venerabile Gioacchino La Lomia, che nel 1881 fondò il convento dei cappuccini, annesso alla chiesa
  • Cine-Teatro Odeon, inaugurato nel 1952

[modifica] Personalità legate a Canicattì

Giudice R. Livatino

La città ha dato i natali a diversi personaggi illustri: il Venerabile padre Gioacchino La Lomia (Missionario Apostolico nel Brasile), Mons. Benedetto La Vecchia, (Filosofo, Matematico, prima Vescovo di Noto poi Arcivescovo di Siracusa), Mons. Angelo Ficarra (Latinista, Vescovo di Patti, Arcivescovo), il senatore Salvatore Gangitano (patriota, senatore del Regno d'Italia), il senatore Salvatore Sammartino (Avvocato, Senatore della Repubblica), lo scienziato Antonino Sciascia (Medico, Scopritore della Fototerapia), il filosofo Calogero Angelo Sacheli (Professore universitario, filosofo e pedagogo),

Giudice A. Saetta

il patriota risorgimentale Vincenzo Macaluso (Avvocato, Giornalista, Patriota del Risorgimento), il capitano Giovanni Ippolito eroe della Grande Guerra della Brigata Catanzaro, il sociologo padre Angelo Brucculeri (Gesuita, Scrittore, redattore della rivista "La Civiltà Cattolica"), il tenente-colonnello pilota Vincenzo La Carrubba, eroe della II guerra mondiale, l'avvocato Domenico Cigna, giurista, parlamentare, giornalista e poeta, l'avvocato Giovanni Guarino Amella, vissuto a Canicattì lo scrittore Giuseppe Alaimo, il diplomatico Alfonso Arena, il poeta Peppi Paci, i magistrati Rosario Livatino e Antonino Saetta.

È nato a Canicattì anche don Rosario Vella, Vescovo di Ambanja (Madagascar). Ha origini canicattinesi anche l'attore americano Ben Gazzara, figlio di immigrati di Canicattì trasferitisi negli Stati Uniti. Anche se nato ad Agrigento, viene considerato come canicattinese l'appuntato dei Carabinieri, Medaglia d'Oro al valor militare, Alfonso Principato

[modifica] Cultura

Per approfondire, vedi la voce Accademia del Parnaso.
L'intero Parnaso, con Apollo e le nove Muse, nella piazza centrale canicattinese

La città è nota anche per l'Accademia del Parnaso, nata nel 1922, e che, attraverso la poesia e il suo magnifico "Statuto" prendeva di mira il potere e molti aspetti della vita del tempo. Tra i fondatori, che potrebbero benissimo essere paragonati alle "maschere" della commedia dell'arte si ricordano un oste, il quale declamava i suoi versi all'interno della sua attività, il fascista don Ciccio Giordano, un filosofo, professore universitario e pedagogo , il prof. Calogero Angelo Sacheli, un farmacista-giornalista-polemista e cioè il socialista Diego Cigna, un barone eccentrico e grande viaggiatore, Agostino La Lomia, un avvocato, il quale durante un processo chiese la perizia psichiatrica per il suo assistito solo per aver scelto lui come difensore, Salvatore Sanmartino, un poeta, definito il "cantore di Agrigento", Francesco Macaluso, un sarto, Giuseppe Paci, autore delle famose "Maschere", un venditore ambulante, Pietro Greco. Tra i suoi arcadi vanno ricordati: Luigi Pirandello, Marta Abba, Filippo Tommaso Marinetti, Adriano Tilgher (che la definì la "più audace Accademia satirica italiana"), Leonardo Sciascia e tanti altri.

[modifica] Eventi Culturali Musicali Teatrali

  • 4°CONCORSO INTERNAZIONALE PER GIOVANI MUSICISTI [1]

All'evento, che si svolge di regola l'ultima settimana di aprile, concorrono giovani musicisti Italiani e Stranieri.

  • "PASSIONE" di A.Lo Brutto - spettacolo musicale teatrale sulla Passione di Gesù [2]

Attraverso i personaggi raccontati dal Vangelo, ripercorrendo alcune tappe della vita di Gesù ed in particolar modo dei suoi ultimi giorni fino alla resurrezione. Grazie ai contenuti, alla scelta stilistica, alle canzoni ricche di atmosfera e di momenti suggestivi, grazie alle superbe interpretazioni degli attori, con un andamento brillante che lascia spazio anche a colpi di scena ed a momenti di intensa emozione, "PASSIONE" fà rivivere sul palcoscenico naturale e sul pubblico, "che è attore e spettatore nello stesso tempo", im modo creativo e coinvolgente, una storia vera di quasi duemila anni fa. La manifestazione si svolge la domenica delle Palme presso la scalinata di via Scinà.

[modifica] Amministrazione comunale

Sindaco: Vincenzo Corbo (centrosinistra) dal 11/06/2006
Centralino del comune: 0922 734111
Posta elettronica: gabinetto.sindaco@comune.canicatti.ag.it

[modifica] Bibliografia

Padre Gioacchino La Lomia
  • Alaimo, Giuseppe. Strade, Piazze, quartieri. ed. La Torre, 1983.
  • Augello, Gaetano. L'Accademia del Parnaso e la poesia di Peppi Paci, edito a cura del Lions Club Castel Bonanno. 2001.
  • Augello, Gaetano. Agostino La Lomia. Un Gattopardo nella terra del Parnaso. Editore Cerrito, Canicattì, 2006.
  • Augello, Gaetano. La Canicattì di mons. Vincenzo Restivo.
  • Candiano, Pietro. Mascari di Paci, ATEC, Canicattì, 1974.
  • Candiano Pietro. Canicattì e la Sicilia. A cura della Banca Popolare dell’Agricoltura, dicembre 1981, Grafiche Fama, Caltanissetta, 1981.
  • Caruso, Giuseppe. Emergenze architettoniche nel centro storico di Canicattì. ARCI Circolo "Samarcanda", Tipolitografia Aurora, Canicattì 1995.
  • Curto D'Andrea, Fausto. Canicattì, Madrid e Bagdad della Sicilia. Tracce di spagnolo e arabo nella parlata di Canicattì e centri vicini. Grafiche Fama, Caltanissetta, 1979.
  • Curto D'Andrea, Fausto. La grammatica canicattinisa. Grafiche FAMA, Caltanissetta, 1980.
  • Curto D'Andrea, Fausto. Note del mio "ngangaranguni", fonetica e notizie varie della parlata di Canicattì e paesi vicini. Grafiche Fama, Caltanissetta.
  • Curto D'Andrea, Fausto. San Diego de Alcalà. Vita del Santo. Tipolitografia nissena s.n.c., 1993.
  • Curto D'Andrea, Fausto. Vita di Mons. Benedetto La Vecchia. Tipolitografia Aurora, Canicattì 1996.
Mons. Angelo Ficarra
  • Gangitano, Giacinto. Il castello di Canicattì. Siracusa 1961.
  • Gangitano, Giacinto. I Bonanno e la fondazione della Badia. Canicattì 1962.
  • Giannetto Pantano, Rossana. Cartolare di versi ad uso di Leonardo Martines. Lions Club Castel Bonanno, Tipografia Aurora di Cerrito, Canicattì 2002.
  • Lauricella, Giuseppe. Feste e religiosità a Canicattì, Distretto scolastico n° 7. Canicattì, 1997.
  • Lauricella, Giuseppe. Pratiche mediche a Canicattì, malanni, rimedi e ... magia. Distretto scolastico n° 7, Canicattì, 1997.
  • La Vecchia, Angelo. Canicattì - Storia, tradizioni e varia umanità. Canicattì 1995.
  • Lodato, Diego - La Vecchia, Antonio. La città di Canicattì. Storia, Ambiente, Arte, Uomini Illustri, Folklore. Papiro Editrice, Enna, 1987.
  • Lodato, Diego. La Secolare Accademia del Parnaso. Canicattì, gli arcadi, il barone. Edizioni Arti Grafiche Avanzato, Canicattì (Ag), 1998.
  • Lodato, Diego. Itinerario storico di Canicattì, a cura dei Salesiani, Canicattì (Ag), 1992.
  • Lodato, Diego. Sommario storico e fotografico di Canicattì, a cura del Kiwanis, Canicattì (Ag), 1992.
  • Vaiana, Salvatore, La repressione del brigantaggio a Canicattì e dintorni da Francesco Bonanno a Cesare Mori, in "Canicattì nuova", 2002.
  • Vaiana, Salvatore, Storia della Camera del Lavoro di Canicattì, edizione a cura della Cgil, Agrigento, 2007.
  • Vaiana, Salvatore, La strage di Canicattì, in G. C. Marino, La Sicilia delle stragi, Roma, Newton & Compton, 2007.
  • Vaiana, Salvatore, Il contadino dirigente, Avanzato Editore, Canicattì, 2008.

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Galleria fotografica

[modifica] Note

  1. ^ ...Da abbandonare l'etimologia proposta da M. Amari , Bibl. ar-sic.I, 96, di Ayin al-qattà, cioè Fonte del tagliatore di pietra.... - Ignazio Scaturro, Storia della città di Sciacca, pag. 195 - 1924
  2. ^ http://www.solfano.it/canicatti/tragicifatti43.html Tragici fatti del '43 a Canicattì


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