Santo Stefano Quisquina

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Santo Stefano Quisquina
comune
Santo Stefano Quisquina – Stemma Santo Stefano Quisquina – Bandiera
Panorama del paese da monte San Calogero
Panorama del paese da monte San Calogero
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Agrigento-Stemma.png Agrigento
Amministrazione
Sindaco Francesco Cacciatore (lista civica Progetto Comune S.stefano quisquina - Cacciatore Sindaco) dal 10/06/2013
Territorio
Coordinate 37°37′27″N 13°29′29″E / 37.624167°N 13.491389°E37.624167; 13.491389 (Santo Stefano Quisquina)Coordinate: 37°37′27″N 13°29′29″E / 37.624167°N 13.491389°E37.624167; 13.491389 (Santo Stefano Quisquina)
Altitudine 730 m s.l.m.
Superficie 85,94 km²
Abitanti 4 914[1] (30-09-2011)
Densità 57,18 ab./km²
Comuni confinanti Alessandria della Rocca, Bivona, Cammarata, Casteltermini, Castronovo di Sicilia (PA), San Biagio Platani
Altre informazioni
Cod. postale 92020
Prefisso 0922
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 084040
Cod. catastale I356
Targa AG
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti stefanesi
Patrono santa Rosalia
Giorno festivo Dalla prima domenica di giugno al mercoledì successivo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Santo Stefano Quisquina
Posizione del comune di Santo Stefano Quisquina nella provincia di Agrigento
Posizione del comune di Santo Stefano Quisquina nella provincia di Agrigento
Sito istituzionale

Santo Stefano Quisquina (IPA: [ˈsanto ˈsteːfano kwisˈkwina], Santu Stèfanu Cuschina in siciliano) è un comune italiano di 4.914 abitanti[1] della provincia di Agrigento in Sicilia.

Prima del 4 gennaio 1863[senza fonte], giorno in cui assunse l'attuale denominazione, il paese fu chiamato dapprima Santo Stefano di Melia e, in seguito, Santo Stefano di Bivona.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Santo Stefano Quisquina è situato nell'entroterra agrigentino, ubicato ad un'altezza di 732 m s.l.m. È circondato dai monti Sicani, che fanno da corona al paese.

Orografia[modifica | modifica sorgente]

Le montagne che circondano il paese sono le seguenti:

  • Monte San Calogero (967 m)
  • Serra Moneta (1188 m)
  • Monti San Filippo e Kadera (1192 m)
  • Pizzo Stagnataro (1346 m)
  • Pizzo Castelluzzo (1011 m)
  • Monte Quisquina (986 m)
  • Pizzo delle Rondini (1246 m)

Idrografia[modifica | modifica sorgente]

Il territorio comunale di Santo Stefano Quisquina è situato nella valle del Magazzolo ed è ricco di sorgenti. È attraversato dai fiumi Magazzolo e Platani.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini del nome

Il nome del comune deriva dal greco στέφανος (pronuncia stèfanos), corona, in quanto coronato dai monti Sicani: fu deciso, così, di consacrare il paese a santo Stefano. Quisquina, invece, è il nome della zona boschiva che circonda il comune: il nome deriva dal termine arabo coschin, cioè oscurità, per via della fittezza dei suoi boschi. In passato il paese era chiamato dapprima "Santo Stefano di Melia" (attuale contrada del territorio di Castronovo di Sicilia), in seguito "Santo Stefano di Bivona" (per la notevole vicinanza con Bivona, antico ducato e capoluogo di distretto borbonico); il nome attuale, "Santo Stefano Quisquina", venne assunto definitivamente nel 1863.

Santo Stefano Quisquina nasce come villaggio agro-pastorale attorno alle sorgenti di Capo Favara, sorge a 732 metri sul livello del mare e dista 73 Km da Agrigento. Prima della sua fondazione, alcuni documenti attestano l'esistenza di un casale Sancti Stephani appartenuto già al X secolo, il cui territorio al tempo dei Normanni, era di proprietà dei Sinibaldi (parenti di santa Rosalia), signori della Quisquina e del monte delle Rose. Nel 1296 compare, come primo signore di Santo Stefano, Giovanni di Caltagirone, che visse al tempo di Federico II d'Aragona. Molte famiglie nobili governarono Santo Stefano: i Larcan, che nel 1559 vendette la baronia e gran parte dei suoi bene al Protonotaro del Regno di Sicilia Alfonso Ruiz, che fece dono della baronia alla madre Elisabetta nel 1574. Essendo questa moglie di Carlo Ventimiglia di Belmonte, nel 1599 ogni diritto transitò alla famiglia Ventimiglia. I Ventimiglia dominarono a lungo, e durante il loro regno il paese ebbe uno sviluppo demografico ed edilizio. Durante il '700 i Ventimiglia fecero ricostruire importanti opere come il Castello Baronale e la Chiesa Madre. Nel 1812 il paese entrò a far parte del nuovo distretto di Bivona e il 4 gennaio 1863 ha assunto definitivamente il nome di S.Stefano Quisquina dopo essere stato chiamato prima S.Stefano di Melia e poi S.Stefano di Bivona.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Prospetto della Chiesa Madre
  • Chiesa Madre, Santuario di San Giacinto Giordano Ansalone (XIV secolo).

La settecentesca Chiesa Madre riassume la storia di tutta la comunità stefanese poiché conserva le maggiori opere artistiche e soprattutto custodisce il gran patrimonio spirituale legato alle tradizioni e alla devozione verso i suoi Santi; ma la chiesa rappresenta per gli stefanesi qualcosa di più di un semplice edificio, poiché come dice Calogero Messina "...dentro ed intorno vi si svolge da secoli la vita degli stefanesi." Da antichi documenti risulta che la chiesa di S.Nicola (il cui culto era molto diffuso all'inizio del millennio) fosse già esistente nel XII secolo ma la tradizione vuole che la chiesa madre sarebbe stata fondata nel XIV secolo per volere di Federico Chiaramonte. Costruita in un'area franosa e ricca di sorgenti, la chiesa è stata più volte sottoposta ad restauri e rifacimenti: nel Cinquecento dalla famiglia Ruiz mentre nel Settecento fu ricostruita così come ci appare oggi sotto la direzione di Padre Ignazio Traina e per volontà del principe di Belmonte G.E.Ventimiglia; la chiesa è stata consacrata il 4 settembre 1774 dal vescovo di Girgenti Mons. A. Lanza. Ad abbellire la chiesa furono i fratelli Manno pittori di notevole fama e commissionate preziose statue lignee dorate ed un crocifisso intagliato. In occasione dell'elevazione a Santuario la chiesa ha visto l'ultimo restauro che ha aggiunto alla numerose opere d'arte già presenti alcune più recenti di fattura stefanese.

Interno Chiesa Madre

L'impianto è basilicale ed a 3 navate divise da due file di 4 colonne di ordine dorico, la navata centrale ha copertura a botte ed è più alta e più lunga delle laterali; il presbiterio è rialzato termina con un'abside semicupolato mentre le navate laterali terminano con una volta absidale. Il prospetto, molto semplice quasi da voler nascondere la ricchezza dell'interno, è a salienti, corrisponde anche in altezza delle tre navate interne, ed è impreziosito da un portale in pietra scolpito ed arricchita da teste d'angelo ed al centro da rami di palma e ulivo. Dall'ottobre del 1987 con la canonizzazione del domenicano stefanese Giacinto Giordano la chiesa è stata elevata a Santuario.

  • Chiesa di San Francesco di Sales oppure Oratorio delle cinque Piaghe.

Vero e proprio gioiello dell'architettura sacra stefanese, è stata costruita intorno al 1580 ed è impreziosita da pregevoli stucchi nella volta del presbiterio e dal marmoreo altare maggiore del 1760 (nel paliotto le cinque piaghe sono rappresentate da altrettanti pezzetti di marmo rosso). Opere presenti: tela di S.Francesco di Sales del Settecento; nelle cappelle laterali S.Anna e la Madonna del Rosario del 1781; la Madonna Addolorata, scultura lignea del Pennino 1770, sul presbiterio una tela di Gesù Risolto e Gesù Crocifisso. Nell'altare maggiore la Deposizione del Cristo dalla Croce scultura lignea del Settecento.

Divenuta parrocchia nel 1950, crollò nel 1961 e oggi dell'edificio originale sopravvive solo il campanile a base squadrata. La nuova Chiesa è stata consacrata il 26 dicembre 1999. Custodisce numerose opere importanti che un tempo si trovavano nella Chiesa Madre, come la tela dei 15 Santi Ausiliatori e una tela dei Manno doppiamente dipinta: Santa Rosalia che fugge la vanità del mondo e sul retro L'epigrafe un tempo era lo sportello che chiudeva la cappella di Santa Rosalia in Chiesa Madre coprendo così il busto-reliquiario; inoltre le tele dell'Annunciazione e della Veronica che asciuga il volto di Gesù di F. Panepinto dell'800 ed un prezioso crocifisso ligneo del '500.

  • Chiesa di Sant'Antonio Abate o del Purgatorio.

Fondata nel 1708 la chiesa di San Antonio Abate ad unica navata con volta a botte è ricca di opere provenienti dal vicino ex convento di S.Domenico (oggi palazzo municipale), le opere sono tutte datati intorno al Cinquecento e il Seicento. Le opere più importanti sono un crocifisso ligneo del Settecento, una statua della Madonna Immacolata sorretta dagli Angeli del Settecento e una statua di San Antonio Abate rivestita d'oro zecchino del Seicento.

  • Collegio di Maria.

Fondato nel 1772 per volere di G.E.Ventimiglia, il collegio è adiacente la Chiesa di S.Antonio Abate ed è delle suore Colleggine della Sacra Famiglia, rappresenta un piccolo museo di opere poiché raccoglie tele e sculture provenienti da chiese ora non più esistenti.

A quota 967 m s.l.m. sorge la cinquecentesca Chiesa di San Calogero, sul pizzo dell'omonimo monte più volte restaurata, l'ultimo è degli anni ottanta. Raggiungibile attraverso una stradella nel bosco, si può scorgere una splendida chiesetta che il punto silenzioso, elevato e panoramico la rende particolarmente suggestiva. All'interno: busto di bronzo del Santo ed un altare con un bassorilievo raffigurante S.Calogero che guarda la montagna e due tele raffiguranti alcuni momenti della vita del Santo.

La piccola Chiesetta di San Calogero posta sull'omonimo monte, in versione invernale.

Ad una sola navata. L'altare è in marmo e dominato dalla statua della Vergine della Catena, opera lignea di autore ignoto del'700. Fino agli anni cinquanta, la chiesa era affiancata da un piccolo eremo.


Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

  • Castello
Fontana di piazza Castello; a destra, l'antico castello baronale

Siti archeologici[modifica | modifica sorgente]

Una campagna di scavi effettuata da un team dell'istituto archeologico dell'Università di Gottingen nel biennio 2009-2010 ha messo in luce circa 200 siti archeologici rinvenuti nei territori di Santo Stefano Quisquina e di alcuni comuni limitrofi[2].

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

  • Riserva naturale orientata Monte Cammarata
  • Parco urbano
  • Villa Comunale

La villa comunale è uno dei luoghi più suggestivi e tranquilli di Santo Stefano Quisquina, oltre a offrire refrigerio nei mesi estivi estivi è un luogo d'incontro frequentato volentieri dai stefanesi. Fu realizzata intorno al 1910 in seguito ad una frana avvenuta alla fine dell'Ottocento che distrusse alcune abitazioni, fra cui la Chiesa della Maddalena minacciando anche la Chiesa Madre. Per porre rimedio ai danni causati dallo smottamento del terreno si ebbe l'idea di creare un giardino pubblico ricco di alberi le cui radici avrebbero fermato il terreno. La villa presenta una varietà botaniche come tigli, cipressi, salici, pini, palme, tasso. Varcando il cancello di ingresso il maestoso Viale dei tigli. All'interno della villa si trovano un parco giochi per i bambini, un campo di tennis e un numeroso numero di panchine dove sostare.

La villa comunale

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[3]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Al 31 dicembre 2009 gli stranieri residenti a Santo Stefano Quisquina sono in totale 35[4], provenienti da 6 stati diversi. I residenti stranieri provengono dalla Romania (27), dall'Ucraina (4), dal Brasile, dal Marocco, dalla Tanzania e dalla Tunisia (1).

Religione[modifica | modifica sorgente]

La religione maggiormente praticata a Santo Stefano Quisquina è il cattolicesimo. Una tela raffigurante gli "Antichi protettori" del paese che sono: Santo Stefano Protomartire, Madonna della Catena e Santa Rosalia oggi conservata nella Chiesa Madre, consente di retrodatare la fede religiosa del paese almeno al 1464.

Questa tela ci attesta come già nel 1464 a Santo Stefano c'era un forte culto e devozione verso Santa Rosalia la vergine palermitana, prima ancora che venissero scoperte le reliquie della Santa sul Monte Pellegrino avvenuta il 15 luglio 1624 il popolo stefanese sapeva che una fanciulla si era rifugiata nel secolare bosco della Quisquina, infatti ogni martedì seguente la Pasqua gli stefanesi si recavano alla Quisquina in pellegrinaggio celebrando la messa su un rudero altare perché ancora non si sapeva bene il luogo e il posto dove la santa aveva stabilito la sua dimora. La notizia della scoperta delle Reliquie della Santa si diffuse in tutta la Sicilia così il 24 agosto del 1624 due muratori palermitani decisero di andare alla Quisquina e di cercare la grotta della Santa. Trovarono tra le sterpaglie un buco e si calarono dentro, mentre scendevano notarono sulla parete alcuni segni che sembravano lettere, essendo ormai sera decisero di ritornare in paese e di ritornarvi l'indomani. Il giorno seguente tutto il popolo stefanese con il clero andarono alla Quisquina, pulirono dalla crosta calcarea quelle lettere per poterle leggerle e con un carboncino le riscrissero; era il testamento spirituale di Santa Rosalia che dice: "Ego Rosalia Sinibaldi quisquinae et rosarum domini filia amore domine mei jesus cristi in hoc antro habitare decrevi" Io Rosalia Figlia di Sinibaldi padrone della Quisquina e del Monte delle Rose per amore del mio Signore Gesù Cristo ho deciso di abitare in questo oscuro antro" sotto l'epigrafe c'è un numero 12 gli studiosi sostengono che siano gli anni in cui la Santa restò alla Quisquina. Subito dopo la scoperta della grotta fu eretta una cappella e in seguito fu costruito l'Eremo con il Santuario. Ogni anno il martedì successivo alla prima domenica di giugno il popolo stefanese si reca in pellegrinaggio, portando in processione il busto argenteo con le reliquie di Santa Rosalia donato il 12 ottobre 1625, alla Quisquina in quella grotta che ospitò la Santa prima di stabilirsi sul monte Pellegrino a Palermo.

Il Paese ha dato anche i natali anche ad un grande Santo martire Giacinto Giordano Ansalone. Nato il 1º novembre 1598, battezzato nella Chiesa Madre di S.Stefano Quisquina (come afferma l'atto di battesimo che si conserva nella archivio parrocchiale), studiò presso i Domenicani per poi partire in missione in Giappone dove venne martirizzato a Nagasaki il 17 novembre 1624. Giovanni Paolo II lo proclama Santo il 18 ottobre 1987. La festa liturgica si celebra il 19 novembre mentre l'ultima domenica di luglio la solenne processione per le vie del paese per dare possibilità agli emigrati stefanesi di partecipare alla festa del Santo martire concittadino.

La tradizione dice anche che San Calogero sia passato da questo paese, lo testimonia un piccolo santuario che da tempi immemorabili è posto sul "Pizzo di San Calogero" che domina il paese.

A Santo Stefano Quisquina si celebrano le seguenti feste religiose:

  • 19 marzo, festa di San Giuseppe, con allestimento del tradizionale " Altare di San Giuseppe" e processione del simulacro del santo per le vie del paese.
  • Riti della Settimana Santa, con la suggestiva processione dell'urna con il Cristo morto accompagnato dal tradizionale "Lamento".
  • Prima domenica di giugno, festa di Santa Rosalia, patrona del paese, cinque giorni di festa per la Santa Patrona con il Solenne pellegrinaggio all'Eremo della Quisquina.
  • 17-18 giugno, festa di San Calogero, processione notturna del Santo al "Pizzo di S. Calogero"
  • Ultima domenica di luglio, festa di San Giacinto Giordano Ansalone, con solenne processione del Santo compaesano per le vie del suo paese.
  • Seconda domenica di agosto, festa della Madonna del Carmine con processione del simulacro della Madonna.
  • Seconda domenica di ottobre, Festa della Madonna della Catena, processione per le vie del paese.
  • 13 dicembre, festa di Santa Lucia, con benedizione della "Cuccia" e del pane e la processione per le vie del paese.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Biblioteche[modifica | modifica sorgente]

La Biblioteca Comunale "Giordano Ansalone" ha sede nell'ex municipio comunale nell'omonima Piazza Municipio. Dispone di un patrimonio di 14.000 volumi, con incrementi annui di 300 opere, 10 periodici e 2 quotidiani.

Scuole[modifica | modifica sorgente]

A Santo Stefano Quisquina si trova il Liceo delle Scienze Umane "Madre Teresa di Calcutta".

Università[modifica | modifica sorgente]

A Santo Stefano Quisquina si trovano i locali della sede decentrata dell'Università degli studi di Palermo di Bivona, che dipende logisticamente dal polo universitario di Agrigento.

Media[modifica | modifica sorgente]

Ha sede nel paese l'emittente radiofonica Radio Santo Stefano, che copre gran parte della Sicilia occidentale. Dal 2009 è inoltre attiva una web-tv, Quisquina Channel, che offre servizi di informazione, intrattenimento e promozione culturale.

Persone legate a Santo Stefano Quisquina[modifica | modifica sorgente]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Dista 69 km da Agrigento, 86 da Palermo e 99 da Caltanissetta.

Strada Statale 118 Italia.svg

Il comune è attraversato dalla strada statale 118 Corleonese Agrigentina.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Il comune di Santo Stefano Quisquina fa parte delle seguenti organizzazioni sovracomunali:

Sport[modifica | modifica sorgente]

Calcio[modifica | modifica sorgente]

La squadra di calcio maschile cittadina è la Quisquinese che nella stagione 2011-2012 milita nel campionato di Seconda Categoria[6].

La squadra di calcio a 5 femminile è la Quisquinese che nella stagione 2010-2011 milita nella serie C regionale.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30-09-2011.
  2. ^ Giornale di Sicilia, pagina 37 del 9 ottobre 2010.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ Dati ISTAT. URL consultato il 12 luglio 2011.
  5. ^ GURS Parte I n. 43 del 2008. URL consultato l'8 luglio 2011.
  6. ^ Resi noti i gironi di seconda categoria: Quisquinese nel girone B in quisquinachannel.it. URL consultato il 22 settembre 2011.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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