Cassa di Risparmio di Roma
La Cassa di Risparmio di Roma è stato uno storico istituto di credito romano, dal 2002 confluito in Capitalia, oggi Unicredit.
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[modifica] Storia
[modifica] 1836-1870 Cariroma nello Stato Pontificio
La Cassa di Risparmio di Roma nasce nel 1836 per iniziativa privata di alcuni esponenti dell'aristocrazia capitolina, della Curia e del mondo dell'imprenditorialità e dell'alta finanza. Il 3 maggio 1836 venne approntato lo statuto della costituenda Cassa di Risparmio di Roma nella forma di una società privata. Il 20 giugno successivo l'iniziativa ricevette autorizzazione di Papa Gregorio XVI affinché "prontamente sia posto in attività uno Stabilimento sì utile alle private famiglie ed a tutta la civile società”.[1]
La sottoscrizione delle cento azioni di 50 scudi romani, destinate a costituire il fondo di dotazione, si esaurì in brevissimo tempo e il 14 agosto 1836, una domenica, la Cassa così costituita aprì i battenti al pubblico a Palazzo Borghese nei locali messi gratuitamente a disposizione dal Principe don Francesco Borghese, primo presidente della banca.
A differenza delle altre casse di risparmio, l'ente romano nacque per impulso di soggetti privati, tra i quali figuravano i nomi più di spicco dell'alta nobiltà romana. Sfogliando l'elenco degli amministratori e dei soci della Cassa, infatti, si può notare come questi appartenessero al fior fiore della classe dirigente dello Stato Pontificio.
Le finalità statutarie dell'istituto di credito romano rispondevano principalmente a intenti di beneficenza in senso lato. Lo statuto stabiliva che l'ente non aveva fini di lucro e si proponeva di agire unicamente in vista dell'utilità sociale; i soci accettavano di fornire "la loro opera e i capitali gratuitamente, e di rinunciare a qualsiasi forma di remunerazione: persino nel deprecato caso di cessazione dell'Istituto, essi - recitava lo statuto - non avrebbero mai voluto indietro i loro quattrini, che sarebbero stati invece erogati a pubblico beneficio, principalmente dei depositanti".[2]
A sottolineare le finalità non speculative dell'istituzione, lo statuto stabiliva molti e precisi limiti all'ammontare delle somme accettate in deposito, che non dovevano eccedere i venti scudi alla volta e essere iscritte in libretti nominativi (e non più d'uno per persona); gli interessi corrisposti erano pari al 4% e venivano liquidati semestralmente.
Nel primo decennio di vita l'attività della banca fu caratterizzata da un buon successo, testimoniato dalla continua crescita dei depositi.
Nel 1844 venne approvato in via definitiva un severo regolamento interno e la Cassa conobbe da allora, sia pur fra vicende alterne, una crescita pressoché costante. Tant'è che nel 1845 alla chiusura del decimo esercizio d'attività, i risultati apparivano più che lusinghieri.
La Cassa di Risparmio affrontò le eccezionali circostanze del 1849, innanzitutto, con una notevole riduzione delle spese. D'altra parte, non volendo scuotere la fiducia dei risparmiatori, cercò di corrispondere nei limiti del possibile alle continue richieste di rimborso, col risultato però di accrescere le passività.
Gli anni Cinquanta e Sessanta rappresentarono per la Cassa di Risparmio di Roma una fase di sostanziale routine, né di scosse paragonabili a quelle degli anni 1848-1849 ma nemmeno di grandi exploit.
[modifica] 1870-1946 Cariroma nel Regno d'Italia
[modifica] 1946-1982 Cariroma nella Repubblica Italiana
[modifica] 1982-2002 Dalla Cassa di risparmio di Roma a Capitalia
Nel 1982 Cesare Geronzi arriva alla Cassa di Risparmio di Roma come direttore generale. Alla fine degli anni Ottanta il Banco di Santo Spirito, storica banca romana controllata dall'IRI presieduto da Romano Prodi, si trova in difficoltà economiche. Geronzi vorrebbe acquistare il Banco, ma Cariroma non dispone degli 800 miliardi di lire necessari per farlo. Per ottenere il capitale necessario, Cariroma vende al Banco di Santo Spirito i propri sportelli, diventando una holding, e con il denaro ottenuto rileva il capitale azionario[3]. Nel 1990 viene aggiunto al gruppo anche il Banco di Roma[4] .
Successivamente la Banca di Roma acquisisce numerose società: compra la Banca Mediterranea, finanzia l'alta velocità delle Ferrovie dello Stato, fonda la holding turistica Ecp. Nel 1995 acquisisce la Banca Nazionale dell'Agricoltura (venduta cinque anni dopo all'Antonveneta a 1,5 volte il prezzo pagato) e il suo gruppo supera un giro d'affari di 10.000 miliardi di lire.
A fine anni '90 il gruppo Banca di Roma si allarga al sud, con l'acquisizione di Mediocredito Centrale e del Banco di Sicilia; in cambio la regione siciliana e la Fondazione Banco di Sicilia ne divengono due soci importanti. Nel 2002 sono assorbite la Banca Popolare di Brescia e la Cassa di Risparmio di Reggio Emilia. È questo il percorso che, attraverso l'unione di banche in crisi o pre-crisi, conduce Geronzi alla creazione nel luglio 2002 di un'unica unità bancaria, Capitalia.
[modifica] Note
- ^ Rescritto di Gregorio XVI del 20 giugno 1836, a firma del cardinal Gamberini
- ^ CASSA DI RISPARMIO DI ROMA, Monografia storico-statistica dalla fondazione (14 agosto 1836) all'anno 1910, Roma, Calzone, 1911
- ^ Da la Repubblica del 12 aprile 1999 sezione Affari e Finanza "Storie di banche e di banchieri"
- ^ Da Repubblica del 17 aprile 1992 "Supercorazzata alla romana",