Peppino Garibaldi

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Giuseppe Garibaldi

Giuseppe Garibaldi, detto Peppino Garibaldi (South Yarra, 29 luglio 1879Roma, 19 maggio 1950), è stato un generale e agente segreto italiano.

Nato con il nome di Giuseppe Garibaldi in onore del nonno Giuseppe Garibaldi, ma conosciuto come Peppino Garibaldi, fu il primogenito di Ricciotti Garibaldi.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Primi anni[modifica | modifica sorgente]

Studia al collegio tecnico di Fermo, ma a 18 anni, nel 1897, fugge per unirsi al padre e combattere per la libertà dei popoli della Grecia, della Bulgaria, della Serbia e del Montenegro che si erano ribellati all'Impero ottomano combattendo valorosamente a Domokos. L'anno dopo si diploma e decide di partire per l'Argentina stabilendosi nella capitale e lavorando come tecnico nella Società Elettrica Buenos Aires y Belgrano. Successivamente si sposterà a New York, a Montevideo e a Gualeguay.

Maturità[modifica | modifica sorgente]

Nel 1903 andò a combattere in Sudafrica al servizio dell'Impero Britannico (sua madre, Costanza Hopcraft, era inglese) contro i Boeri. In seguito partecipa alla rivoluzione in Venezuela contro il dittatore Julián Castro e guerreggia in Guyana e in Messico. Dopo delle esperienze lavorative in Romania e a Panamá, torna in Messico a combattere contro il dittatore Porfirio Diaz durante la Rivoluzione messicana.

Prende parte alla fase Maderista della Rivoluzione, dove riveste un ruolo importante, ricevendo il grado di Colonnello (unico straniero a ricevere un grado così alto), al pari degli altri grandi capi rivoluzionari messicani che combattono contro il Porfiriato, e comanda tra le sue truppe la <Legione Straniera>, dove saranno inquadrati quasi tutti i volontari stranieri accorsi in Messico per unirsi alla Rivoluzione.

In Messico 1911

Nel 1912 andò a combattere in Grecia col padre ed i fratelli. Dal 1913 al 1915 abitò negli Stati Uniti.

Prima guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Rientrò in Europa per combattere nella prima guerra mondiale. Peppino Garibaldi si recò a Parigi dove creò una Legione Garibaldina, che doveva battersi in favore della Francia, alla quale aderì con entusiasmo la gioventù repubblicana, e ne fecero parte anche veterani delle precedenti campagne di Grecia e Sudafrica, mazziniani e sindacalisti. Assunse il comando della Legione Garibaldina, operante nelle Argonne, inquadrata come IV reggimento della Legione straniera francese, col grado di tenente colonnello dell'esercito francese.

La Legione Garibaldina indossò la camicia rossa. Il 26 dicembre 1914 combatté nei pressi di Bolante una sanguinosa battaglia da cui i volontari della Legione uscirono vittoriosi, ma nella quale perse la vita il fratello di Peppino, Bruno. La seconda battaglia della Legione Garibaldina nelle Argonne avvenne il 5 gennaio 1915 a Four de Paris, dove la Legione subì gravi perdite tra cui un altro fratello di Peppino, Costante.

A metà marzo 1915 la Legione Garibaldina venne sciolta ed i suoi componenti spediti sul fronte in Italia. Nel giugno dello stesso anno Peppino entrò, spinto da Guglielmo Miliocchi e Giuseppe Evangelisti di Perugia ed assieme ai fratelli, nella loggia massonica a Perugia.

Quando l'Italia entrò in guerra andò al combattere sul fronte italiano con la brigata Cacciatori delle Alpi, con la quale fu poi inviato in Francia, nel 1918, segnalandosi per coraggio e capacità di comando. Finita la guerra, fu nominato generale di brigata nell'esercito italiano.

Il dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Rinuncia alla carriera militare per intraprendere attività commerciali tra gli Stati Uniti e Londra senza però avere successo. Nel 1922, decide di entrare in politica, opponendosi a Benito Mussolini e al Partito Nazionale Fascista. Le sue idee non sono chiare e guida delle confuse azioni antimussoliniane, con l'appoggio di Domizio Torriggiani, Gran Maestro della Massoneria Italiana e del fratello Ricciotti.

Fallita la manifestazione del 4 novembre 1924 a Roma con i gruppi di "Italia Libera", con il fratello Sante, Luigino Battisti (figlio di Cesare Battisti) e l'ex bersagliere Randolfo Pacciardi. Trasferitosi in Francia nel 1925, insieme al fratello Ricciotti e Sante iniziò ad organizzare la legione garibaldina. In seguito Ricciotti jr entrò in contatto con il vice questore Francesco La Polla il quale reclutò i due fratelli come agenti del governo italiano[1]. Fu organizzato un piano che prevedeva un falso attentato contro Mussolini e l'organizzazione di un'azione militare contro la Spagna assecondando l'ignaro Macià[2]. L'obiettivo era di costringere il governo francese a prendere posizione contro i fuoriusciti italiani gettando su questi ultimi discredito e provocare attriti tra la Spagna e la Francia[3]. La polizia francese svolse le sue indagini evitando le pressioni che pur arrivavano da parte di alcuni politici ed individuò Ricciotti come agente provocatore così il 4 novembre 1926 arrestò Macià e il 5 anche Ricciotti jr a Nizza[4][5].

Peppino allora partì per New York dove rimase fino al 1940. Gli anni negli Stati Uniti saranno oscuri e dovrà condurre una vita modesta. In questo periodo si sposa con l'americana Maddalyn Nichols, sarà un matrimonio lungo e felice. Con l'aiuto della sorella Giuseppina e del fratello Sante torna in Italia nel 1940 per rivedere l'anziana madre Costanza (che morirà un anno dopo il 9 novembre 1941). Il fratello Ezio vorrebbe che si unisse a lui nel sostenere i Gruppi d'Azione Nizzarda che chiedevano il ritorno di Nizza all'Italia, ma Peppino si rifiuta.

Dopo l'armistizio dell'8 settembre viene arrestato dai tedeschi e rinchiuso a Regina Coeli. Finita la guerra, conduce una vita riservata, con l'amata Maddalyn e muore a Roma il 19 maggio 1950 all'età di 71 anni.

Monumenti[modifica | modifica sorgente]

La trentaseiesima galleria della strada delle 52 gallerie del Monte Pasubio, scavate in occasione dei combattimenti della prima guerra mondiale, porta il suo nome[6].

Nel centro storico di Città del Messico è intitolata a lui, dal 1921, l'importante piazza Piazza Garibaldi.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 33: "Il La Polla convinse Ricciotti Garibaldi (e questi, a sua volta, i fratelli Peppino e Sante) a diventare - a pagamento- agente segreto del fascismo"
  2. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 33
  3. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 33
  4. ^ http://www.storiaefuturo.com/it/numero_26/articoli/1_antifascismo-francia~1403.html#5:"Nell’estate dello stesso anno anche Meschi e Abate ebbero la conferma di quel che molti militanti antifascisti avevano sospettato: Ricciotti Garibaldi era a tutti gli effetti un agente al servizio di Mussolini. Nel novembre del 1926 il nipote dell’eroe dei due mondo venne arrestato dalla polizia francese proprio con l’accusa di spionaggio"
  5. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, op. cit., p. 34
  6. ^ Gattera 2007, op. cit., pagg. 106

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Claudio Gattera, Il pasubio e la strada delle 52 gallerie, Valdagno, Gino Rossato Editore, 2007, ISBN 978-88-8130-017-4.