Guglielmo Oberdan

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Gugliemo Oberdan

Guglielmo Oberdan, nato con il nome di Wilhelm Oberdank (Trieste, 1º febbraio 1858Trieste, 20 dicembre 1882), è stato un patriota ed esponente dell'irredentismo italiano.

Monumento dedicato a Oberdan a Trieste.
La caserma dove avvenne l'esecuzione, divenuta poi Piazza Oberdan.

Indice

Biografia [modifica]

Wilhelm Oberdank era figlio illegittimo di Josepha Maria Oberdank, una domestica ed in seguito cuoca di origine slovena di Gorizia, e del soldato veneto Valentino Falcier, arruolato nell'esercito dell'impero austro-ungarico. Quando Falcier abbandonò la Oberdank, questa si sposò con un altro uomo, Franz Ferencich un facchino del porto con quattro figli, che non riconobbe Wilhelm; egli quindi mantenne il cognome della madre. In gioventù italianizzò il proprio nome e cognome in Guglielmo Oberdan per rivendicare la propria italianità.[1]
Trascorse i primi anni di vita in una città segnata dai contrasti fra i fedeli all'Austria e gli irredentisti. Si distinse nelle attività scolastiche frequentando la scuola elementare italiana e nel 1869/70 la "civica scuola reale superiore", una scuola per borghesi. In questi anni inizia a leggere molto, concentrandosi su alcuni scrittori, quali Voltaire, Montesquieu e Mazzini che ne influenzarono la vita. Nel 1877, grazie ad una borsa di studio del comune di Trieste, poté iscriversi al Politecnico di Vienna; trovò alloggio a poco prezzo nella casa di una vedova presso Loiusengasse sulla Wieden. Ben presto divenne una figura di guida tra gli studenti italiani, e durante una festa organizzata da alcuni studenti polacchi, dichiarò la Polonia "quale sorella dell'Italia nella sfortuna". Nel marzo dell'anno seguente, però, avendo l'Austria proclamato la mobilitazione per occupare militarmente la Bosnia e l'Erzegovina come deciso nel Congresso di Berlino ricevette la chiamata alle armi e dovette interrompere gli studi. Fu assegnato al 22^ reggimento di fanteria "Freiherr von Weber".[1]

Per non combattere agli ordini dell'Austria Ungheria, decise subito di disertare e, aiutato da organizzazioni patriottiche italiane, la notte tra il 16 e il 17 luglio 1878 disertò, abbandonò Vienna per trasferirsi a Roma dove frequentò i movimenti degli ex garibaldini e quelli irredentisti; poté anche iscriversi all'università, per completare gli studi in ingegneria. All'ultimo anno fu però costretto ad interromperli poiché, a causa di alcune sue opinioni, il sussidio assegnatogli dallo Stato italiano gli venne revocato. Da li in poi dovette iniziare a darsi da fare per vivere, disegnando per alcuni studi d'ingegneria e traducendo dal tedesco all'italiano per alcuni giornali. Nella sua piccola stanza a Trastevere aveva appesi due ritratti: quello di Gesù e quello di Garibaldi. Mentre leggeva opere del filosofo inglese John Stuart Mill, diveniva sempre più attivo all'interno dei movimenti attivisti. Nel luglio 1879, Oberdan ricevette a Roma un bacio sulla fronte dal suo "idolo", Giuseppe Garibaldi.[1]

Ala morte di Giuseppe Garibaldi, avvenuta nel 1882, Oberdan marciò dietro al carro funebre con la bandiera di Trieste al collo per dimostrare il suo lutto. Il conseguente scoraggiamento degli esuli che avevano riposto in Garibaldi le loro speranze, spinse Oberdan a organizzare un attentato, assieme ad altri irredentisti (tra cui l'istriano Donato Ragosa, con cui si era sempre mantenuto in contatto), contro l'imperatore Francesco Giuseppe in visita a Trieste in occasione dei 500 anni di dedizione della città all'Austria, la "fidelissima" fin dal 1382. La notte del 2 agosto, lungo il corso di Trieste, un uomo mai identificato lanciò una bomba lungo un corteo di veterani, causando una sola morte. La sera del 17 agosto, grazie ad una soffiata alla polizia, una bomba del tutto simile venne sequestrata a bordo del piroscafo Lloyd Milano che proveniva da Venezia. Non è dato sapere se la prima bomba fu gettata da Oberdan, ma risulta maggiormente verosimile che questo fatto abbia scatenato in lui la voglia di immolarsi per la partia. Dopo queste prime due bombe, Oberdan cercò di trasportare da Roma a Trieste due ordigni alla "Orsini"; giunse assieme a Ragosa la località Ronchi presso Monfalcone, ma venne arrestato dopo che aveva sparato malamente ad un gendarme trentino, in seguito alla segnalazione di un messo comunale che notò il suo ingresso clandestino in territorio austriaco nei pressi di Versa. Durante il primo interrogatorio egli si dichiarò come Rossi, ma in seguito, davanti al giudice distrettuale Dandini confessò il suo intento di voler attraversare il confine per recarsi con le due bombe a Trieste. Non contento dell'arresto, in quanto egli voleva essere immolato, si autoaccusò. Il 20 ottobre 1882, davanti all'imperial-regio tribunale della guarnigione di Trieste, Oberdan venne condannato a morte per impiccagione dalla giustizia austriaca per alto tradimento, diserzione in tempo di pace, resistenza violenta all'arresto e cospirazione, avendo confessato le intenzioni di attentare alla vita dell'imperatore Francesco Giuseppe. Il 4 novembre la condanna venne confermata e solo all'alba del 20 dicembre venne impiccato nel cortile interno della caserma grande di Trieste. Mentre il boia Willenbacher, venuto direttamente da Vienna gli metteva il cappio al collo, Oberdan esclamo: "Evviva l'Italia! Evviva Trieste libera!"[1]

Omaggi [modifica]

L'Italia lo considera un martire dell'irredentismo, gli è stato dedicato un mausoleo che affianca il palazzo del Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, sorto nello stesso posto dove all'epoca dei fatti si trovava la caserma in cui fu impiccato.

A Treviglio (BG) gli è stato dedicato un Istituto Tecnico Commerciale (I.T.C. G. Oberdan) e sempre a Trieste gli è stato dedicato un liceo scientifico, e numerose piazze, vie e istituti scolastici sono stati a lui dedicati in quasi tutte le città italiane dal primo dopo guerra fino ai giorni nostri. Oberdan è ricordato anche in un canto, diventato molto popolare, come La Canzone del Piave, insieme a Nazario Sauro e Cesare Battisti oltre che nell'Inno a Oberdan, cantato anche da Milva.

Giosuè Carducci, per commemorare il martire Oberdan, pubblicò sul Resto del Carlino un'epigrafe in suo onore,[2] la quale fu successivamente incisa su una lapide:

« IN MEMORIA XX DICEMBRE 1882 GUGLIELMO OBERDAN MORTO SANTAMENTE PER L'ITALIA, TERRORE AMMONIMENTO
RIMPROVERO AI TIRANNI DI FUORI AI VIGLIACCHI DI DENTRO - GIOSUÈ CARDUCCI XX DICEMBRE 1907. »

La quinta galleria della strada delle 52 gallerie del Monte Pasubio, scavate in occasione dei combattimenti della prima guerra mondiale, porta il suo nome.[3]

Note [modifica]

  1. ^ a b c d Claus Gatterer, Italiani maledetti, maledetti austriaci, Bolzano, Praxis 3, 2009.
  2. ^ Albano Sorbelli, Carducci e Oberdan, 1882-1916, Bologna, Zanichelli.
  3. ^ Gattera 2007, op. cit., pagg. 100-109

Bibliografia [modifica]

  • Renato de Marzi, Oberdank il terrorista, Udine, Del Bianco Editore, 1978
  • Rolf Wörsdörfer, Krisenherd Adria 1915-1955: Konstruktion und Artikulation des Nationalen im italienisch-jugoslawischen Grenzraum Paderborn, Schöning, 2004
  • Francesco Salata, Guglielmo Oberdan secondo gli atti segreti del processo: carteggi diplomatici e altri documenti inediti, con illustrazioni e facsimili, Bologna, Zanichelli, 1924
  • Carlo Longo de Bellis-Manifesto autentico di Giosuè Carducci-1907
  • Alfred Alexander, "L'affare Oberdank, miti e realtà di un martire irredentista", Milano, Edizioni Il Formichiere,1977
  • Claudio Gattera, Il pasubio e la strada delle 52 gallerie, Valdagno, Gino Rossato Editore, 2007. ISBN 978-88-8130-017-4

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