Trieste

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Trieste
comune
Trieste
Trieste – Stemma Trieste – Bandiera
(dettagli)
Trieste – Veduta
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Friuli-Venezia Giulia-Stemma.png Friuli-Venezia Giulia
Provincia Provincia di Trieste-Stemma.png Trieste
Sindaco Roberto Cosolini (PD) dal 30/05/2011
Territorio
Coordinate 45°38′10″N 13°48′15″E / 45.636111°N 13.804167°E45.636111; 13.804167 (Trieste)Coordinate: 45°38′10″N 13°48′15″E / 45.636111°N 13.804167°E45.636111; 13.804167 (Trieste)
Altitudine 2 m s.l.m.
Superficie 84,49 km²
Abitanti 209 454[1] (30-11-2013)
Densità 2 479,04 ab./km²
Frazioni vedi elenco
Comuni confinanti Duino-Aurisina, Erpelle-Cosina (SLO), Monrupino, Muggia, San Dorligo della Valle, Sesana (SLO), Sgonico
Altre informazioni
Cod. postale 34121-34151 (aboliti 34012, 34014, 34017)
Prefisso 040
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 032006
Cod. catastale L424
Targa TS
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Cl. climatica zona E, 2 102 GG[2]
Nome abitanti triestini
Patrono san Giusto
Giorno festivo 3 novembre
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Trieste
Posizione del comune di Trieste nella provincia omonima
Posizione del comune di Trieste nella provincia omonima
Sito istituzionale
« Trieste ha una scontrosa / grazia. Se piace, / è come un ragazzaccio aspro e vorace, / con gli occhi azzurri e mani troppo grandi / per regalare un fiore; / come un amore / con gelosia. »
(Umberto Saba, Trieste, vv. 8-14)

Trieste ascolta[?·info] (IPA: [triˈɛste][3], Trieste in dialetto triestino, Trst in sloveno[4], Triest in tedesco, Trieszt in ungherese) è un comune italiano di 208.924 abitanti[5], capoluogo dell'omonima provincia e della regione Friuli-Venezia Giulia. È il quindicesimo comune italiano per popolazione, nonché il più popoloso[6] e più densamente abitato[7] della regione, oltre che il più densamente abitato dell'intero Triveneto[8].

Trieste, fulcro della regione storico-geografica della Venezia Giulia, fa da ponte tra Europa occidentale e centro-meridionale, mescolando caratteri mediterranei ed mitteleuropei. È un importante snodo ferroviario e marittimo. Il suo porto fu il principale sbocco marittimo dell'Impero Asburgico, che nel 1719 gli riconobbe lo status porto franco. Il porto franco venne mantenuto (con il nome di Porto Libero di Trieste) anche nel Trattato di Parigi fra l'Italia e le potenze alleate del 1947 con il quale veniva istituito il Territorio Libero di Trieste, e più oltre anche nel 1954, quando il Governo Militare Alleato cedette l'amministrazione civile all'Italia in virtù del Memorandum di Londra. Oggi è uno snodo internazionale per i flussi di scambio terra-mare tra i mercati dell'Europa centro-orientale e l'Asia[9]. Nel 2013 Trieste è stato il primo porto in Italia in termini di volume complessivo di merci in transito, con circa 56 milioni di tonnellate.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Provincia di Trieste.
Il fiume sotteraneo Timavo

Il fiume Timavo scorre nel sottosuolo del Carso triestino.
Lo si può vedere scorrere ad oltre 100 m sotto la superficie, visitando le Grotte di San Canziano (15 km ad est di Trieste) e vederlo riaffiorare alle sue risorgive presso Duino (20 km a nord-ovest di Trieste)

Le Grotte di San Canziano
Le Risorgive del Timavo

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Trieste, affacciata sull'omonimo golfo nella parte più settentrionale dell'Alto Adriatico, si colloca fra la penisola italiana e la penisola istriana, distante qualche chilometro dal confine con la Slovenia. Il territorio cittadino è occupato prevalentemente da un pendio collinare che diventa montagna anche nelle zone limitrofe all'abitato; si trova ai piedi di un'imponente scarpata che dall'altopiano del Carso a 458 metri sul livello del mare, digrada bruscamente verso il mare. Il comune di Trieste è diviso in varie zone climatiche a seconda della distanza dal mare o dell'altitudine.

Al di sotto delle arterie stradali cittadine scorrono corsi d'acqua che provengono dall'altopiano. Liberi un tempo di scorrere all'aperto, da quando la città si è sviluppata, a partire dalla seconda metà del Settecento, vennero incanalati in apposite condutture ed ancora oggi percorrono i sotterranei delle odierne via Carducci (precedentemente via del Torrente, appunto), via Battisti (ex Corsia Stadion), viale XX Settembre (ex viale dell'Acquedotto), via delle Sette fontane o piazza tra i Rivi.

A sud della città scorre il Rio Ospo che segna il confine geografico con l'Istria[10]. Inoltre l'attuale zona cittadina compresa tra la stazione ferroviaria, il mare, "via Carducci" e Piazza della Borsa, il Borgo Teresiano, venne edificata nel XVIII secolo dopo l'interramento delle precedenti saline per ordine dell'Imperatrice Maria Teresa d'Austria.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Trieste Barcola, Stazione meteorologica di Trieste Porto e Stazione meteorologica di Trieste Basovizza.

Il clima della città di Trieste secondo la classificazione di Köppen rientra nel tipo mediterraneo. Grazie ad una latitudine intermedia tra il Polo Nord e l'equatore e alla posizione costiera, la città di Trieste gode di un clima piuttosto mite d'inverno e caldo, ma non torrido, d'estate. Relativamente al trentennio ufficiale di riferimento della climatologia mondiale (IPCC/WMO) 1971-2000 la media annuale delle temperature presso la stazione meteorologica di Trieste è stata di 15 °C, le temperature medie del mese più freddo (gennaio) si sono attestate attorno ai 6 °C, mentre quelle del mese più caldo (luglio) leggermente al di sopra dei 24 °C. Nei mesi invernali assai raramente le temperature, almeno sulla costa, scendono al di sotto dello zero; viceversa, nelle frazioni carsiche, spesso si registrano minime notturne negative. Scarse sono anche, lungo la fascia costiera, le giornate con neve, nebbia o grandine. L'umidità media annuale è del 64% mentre l'escursione termica giornaliera è di soli 4,5 °C: entrambe risultano tra le più basse in Italia.

Data la peculiarità del territorio cittadino si può affermare che mentre il centro di Trieste, sviluppatosi lungo la costa, presenta delle temperature relativamente miti e una discreta insolazione, le frazioni e le località carsiche sviluppatesi sul retrostante altipiano ad un'altezza tra i duecento e i cinquecento metri hanno un clima decisamente più continentale: a Basovizza, situata a circa 370 metri s.l.m., la temperatura media annua si aggira attorno agli 11 °C con una media del mese più freddo (gennaio) di 1,5 °C e di quello più caldo (luglio) di 20,6 °C.

Bora - Vento da record

Trieste è teatro della manifestazione di un particolare fenomeno atmosferico rappresentato dalla Bora, un vento caratterizzato da raffiche brevi ma intense che possono superare la velocità di 180 km/h

Gli effetti della Bora sul Molo Audace (Febbraio 2011)

Al generale clima mite fanno eccezione i giorni, qualche anno rari, qualche altro più frequenti, in cui soffia la cosiddetta Bora, vento che si incunea dal retroterra lungo i bassi valichi che si aprono tra i monti alle spalle della città, per scendere su Trieste e il Golfo. Sebbene per compressione adiabatica la temperatura dell'aria scendendo sulla città si riscaldi comunque di tre o quattro gradi, le raffiche aumentano notevolmente la sensazione cutanea di freddo, anche con temperature relativamente miti. Eccezionalmente la Bora soffia per brevissimi periodi anche d'estate, innalzando talvolta le temperature anche al di sopra dei 35 gradi. Le raffiche di aria di origine continentale provenienti da Est-Nord-Est allo sbocco in Adriatico acquistano ulteriore velocità e in casi eccezionali in mare aperto si possono raggiungere i 50 nodi, come registrato nel dicembre 1996. In alcune zone la bora è più forte e frequente che in altre, e solamente la zona della Costiera, da Miramare a Sistiana, è totalmente immune dall'effetto di tale vento.

Molto interessante per l'andamento del clima è la variazione avvenuta negli ultimi 100 anni nella frequenza della bora e dei venti orientali in genere, diminuiti di 28 giorni annui, mentre lo scirocco ed i venti meridionali nello stesso periodo sono aumentati in frequenza di 26 giorni annui.

Vista la vicinanza dei rilievi, brevi piogge possono presentarsi durante tutto l'anno (questo è un discrimine rispetto al tipico clima mediterraneo) ma durante i mesi estivi le precipitazioni sono comunque rare e prevalentemente a carattere temporalesco (luglio in genere è il mese più secco). Le precipitazioni raggiungono l'apice della frequenza e dell'intensità a novembre e aprile, quando di norma scende di latitudine il flusso delle correnti perturbate atlantiche.

Mese[11] Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 7 9 12 17 22 25 28 27 24 18 12 8 8 17 26,7 18 17,4
T. min. mediaC) 3 4 6 10 14 18 20 20 17 13 8 4 3,7 10 19,3 12,7 11,4
Precipitazioni (mm) 71 62 77 87 81 102 71 101 102 87 114 92 225 245 274 303 1 047

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Trieste e Questione triestina.
Resti della basilica forense romana presso la cattedrale di S. Giusto

Dalla Preistoria alla colonizzazione romana[modifica | modifica sorgente]

Slivia, resti dell'antico castelliere
Arco di Riccardo
Teatro Romano

Sin dal II millennio a.C. il territorio della provincia di Trieste fu sede di importanti insediamenti protostorici, i castellieri, villaggi arroccati sulle alture e protetti da fortificazioni in pietra, i cui abitanti appartenevano a popolazioni di probabile origine illirica e di stirpe indoeuropea. Fra il X e il IX secolo a.C. la popolazione autoctona entrò in contatto con un'altra etnia indoeuropea, i (Venetici, Heneti o Eneti), da cui venne notevolmente influenzata sotto il profilo culturale. Il nome Tergeste è di origine preromana, con base preindoeuropea: terg = mercato, ed il suffisso –este, tipico dei toponimi venetici[12]. In alternativa, si ritrova proposta l'origine latina del nome "tergestum" (riportata dal geografo di età augustea Strabone), legata al fatto che i legionari romani dovettero combattere tre battaglie per avere ragione delle popolazioni indigene ("Ter-gestum bellum", dal latino "ter" = tre volte e "gerere bellum" = far guerra, cui il participio passato da "gestum bellum").

Con le conquiste militari dell'Illiria da parte dei Romani, i cui episodi più salienti furono la guerra contro la pirateria degli Istri del 221 a.C., la fondazione di Aquileia nel 181 a.C. e la guerra istrica del 178-177 a.C., ebbe inizio un processo di romanizzazione ed assimilazione delle popolazioni preesistenti. Tergeste fu colonizzata alla metà del I secolo a.C. in epoca cesariana (Regio X Venetia et Histria), ed è probabile che la fortezza principale fosse situata sulle pendici del colle di San Giusto. I Tergestini sono menzionati nel De bello Gallico di Giulio Cesare, a proposito di una precedente invasione forse di Giapidi: "Chiamò T. Labieno e mandò la legione quindicesima (che aveva svernato con lui) nella Gallia Cisalpina, a tutela delle colonie dei cittadini romani, per evitare che incorressero, per incursioni di barbari, in qualche danno simile a quello che nell'estate precedente era toccato ai Tergestini che, inaspettatamente, avevano subito irruzioni e rapine. (CAES. Gall. 8.24). Tergestum fu citata poi da Strabone[13], geografo attivo in età augustea, che la definì come phrourion (avamposto militare) con funzioni di difesa e di snodo commerciale. Tergeste si sviluppò e prosperò in epoca imperiale, imponendosi come uno dei porti più importanti dell'alto Adriatico sulla via Popilia-Annia[senza fonte]. Il nucleo abitativo nel 33 a.C. venne cinto da alte mura (ancora visibile la porta meridionale, il cosiddetto Arco di Riccardo) da Ottaviano Augusto (murum turresque fecit) e venne arricchito da importanti costruzioni quali il Foro ed il Teatro.

Il Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dominio vescovile a Trieste 948-1295.


Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, Trieste passò sotto il controllo dell'impero bizantino fino al 788, quando venne occupata dai franchi.

Nel 1098 risultava già diocesi vescovile con il nome latino di Tergestum.

Nel XII secolo divenne un Libero Comune.

Dopo secoli di battaglie contro la rivale Venezia, nel 1283 la città fu occupata dai Veneziani, ma le truppe Goriziane e quelle Patriarcali la riconquistarono.

Successivamente Trieste si pose sotto la protezione (1382) del duca d'Austria conservando però una notevole autonomia fino al XVII secolo.

La città di Trieste fu risparmiata dai saccheggi dei turchi, che nel 1470, durante una incursione diretta in Friuli, incendiarono il paese di Prosecco, a soli 8 km da Trieste.[14]

Passaggio all'Austria e porto franco[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Impero austriaco e Città imperiale di Trieste e dintorni.
Mappa del 1794
Trieste nel XVII secolo
Trieste nel 1885

Nel 1719 divenne porto franco e, in quanto unico sbocco sul mare Adriatico dell'Impero Austriaco, Trieste fu oggetto di investimenti e si sviluppò moltissimo, passando dai 3000 abitanti di inizio Settecento a più di 200.000 ad inizio Novecento e diventando, nel 1867, capoluogo della regione del cosiddetto "Litorale Adriatico" dell'impero (l'Adriatisches Küstenland). In questo periodo nacque e prosperò una nuova borghesia mercantile arricchitasi grazie al commercio marittimo. La città consolidò una particolare fisionomia urbanistica che in parte la caratterizza ancora oggi e che risulta di grande effetto per chi la visita per la prima volta. Grazie al suo status privilegiato di unico porto commerciale della Cisleithania e primo porto dell'Austria-Ungheria, Trieste divenne una città fortemente cosmopolita, plurilingue e plurireligiosa, come dimostra il censimento del comune del 31 dicembre 1910: quasi due terzi degli abitanti (64,7%) era italofona (pari al 51,8% della popolazione urbana), a cui si aggiungevano gli italiani immigrati dal Regno d'Italia e pertanto considerati stranieri (12,9%), il 24,8% degli abitanti era di lingua slovena, il 5,2% di lingua tedesca, mentre si contavano molte comunità minori (i serbi, i croati, gli armeni, gli ebrei, i greci, gli ungheresi, gli inglesi e gli svizzeri). Nel XVIII secolo in città il dialetto triestino (idioma settentrionale di tipo veneto[15]) sostituì il tergestino, l'antico dialetto locale di tipo retoromanzo. Il triestino, parlato anche da scrittori e filosofi, continua ad essere tuttora l'idioma più usato in ambito familiare e in molti contesti sociali di natura informale e talvolta anche formale, affiancandosi, in una situazione di diglossia, all'italiano, lingua amministrativa e principale veicolo di comunicazione nei rapporti di carattere pubblico.

L'Irredentismo e la prima unione all'Italia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Italia irredenta e Austria-Ungheria.
Mappa austriaca di Trieste (1888)

Trieste fu, con Trento, oggetto e al tempo stesso centro di irredentismo, movimento che, negli ultimi decenni del XIX secolo e agli inizi del XX aspirava ad un'annessione della città all'Italia. Ad alimentare l'irredentismo triestino erano soprattutto le classi borghesi in ascesa (ivi compresa la facoltosa colonia ebraica), le cui potenzialità ed aspirazioni politiche non trovavano pieno soddisfacimento all'interno dell'Impero austro-ungarico. Quest'ultimo veniva visto da molti come un naturale protettore del gruppo etnico slavo (verbali del consiglio dei ministri imperiali asburgici del 1866, dopo la perdita di Venezia, per ridurre dove possibile l'influenza dell'elemento italiano, in favore di quello germanico o slavo quando questi fossero presenti) che viveva sia in città che in quelle zone multietniche che costituivano il suo immediato retroterra (che iniziò ad essere definito in quegli anni con il termine di Venezia Giulia).

Nella città, durante manifestazioni pro italiane seguenti una petizione firmata da 5.858 cittadini verso l'Inclito Consiglio della città, richiedente il diritto della lingua italiana nelle scuole statali, avvenute tra il 10 e il 12 luglio 1868, scoppiarono scontri e violenze nelle strade principali cittadine con fra gli sloveni locali arruolati fra i soldati asburgici, che provocarono la morte dello studente Rodolfo Parisi, ucciso con 26 colpi di baionetta e di due operai Francesco Sussa e Niccolo' Zecchia[16][17].

In realtà agli inizi del Novecento il gruppo etnico sloveno era in piena ascesa demografica, sociale ed economica, e, secondo il discusso censimento del 1910, costituiva circa la quarta parte dell'intera popolazione triestina. Ciò spiega come l'irredentismo assunse spesso, nella città giuliana, dei caratteri marcatamente anti-slavi che vennero perfettamente incarnati dalla figura di Ruggero Timeus. La convivenza fra i vari gruppi etnici che aveva da secoli contraddistinto la realtà sociale di Trieste (e di Gorizia)[senza fonte] subì, pertanto, un generale deterioramento fin dagli anni che precedettero la prima guerra mondiale.

Nel 1918 il Regio esercito entrò a Trieste acclamato da quella parte della popolazione che era di sentimenti italiani. La sicura imminente annessione della città e della Venezia Giulia all'Italia, fu però accompagnata da un ulteriore inasprimento dei rapporti tra il gruppo etnico italiano e quello sloveno, traducendosi talvolta anche in scontri armati. A tale proposito furono emblematici, il giorno 13 luglio 1920, i disordini scoppiati a Trieste in seguito ad un attentato contro l'esercito italiano di stanza a Spalato, che aveva causato due vittime fra i militari, secondo ricostruzioni storiche le manifestazioni contro il gruppo etnico sloveno sfociarono in seguito all'assassinio di un manifestante italiano "Giovanni Ninni" nell'assalto da parte di alcuni squadristi guidati da Francesco Giunta all'Hotel Balkan, ove aveva sede il Narodni dom (Casa Nazionale), centro culturale degli sloveni e delle altre nazionalità slave locali, che fu dato alle fiamme e cercarono di ostacolare l'intervento dei pompieri. Lo stesso giorno dei squadristi devastarono anche gli uffici delle "Jadranska banka", la filiale della "Ljubljanska kreditna banka", la tipografia del settimanale "Edinost", la Cassa di Risparmio Croata, la scuola serba e numerosi altri centri di aggregazione delle comunità etniche presenti a Trieste[18][19].

Con la firma del Trattato di Rapallo del novembre 1920, Trieste passò definitivamente all'Italia, inglobando, nel proprio territorio provinciale, zone dell'ex Principesca Contea di Gorizia e Gradisca, dell'Istria e della Carniola.

Il primo dopoguerra e il periodo interbellico[modifica | modifica sorgente]

Il periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale fu segnato da numerose difficoltà per Trieste. L'economia della città fu colpita infatti dalla perdita del suo secolare entroterra economico; ne soffrì soprattutto l'attività portuale e commerciale, ma anche il settore finanziario. Trieste perse la sua tradizionale autonomia comunale e cambiò anche la propria configurazione linguistica e culturale. Quasi la totalità della comunità germanofona lasciò infatti la città dopo l'annessione all'Italia.

 Volantino intimidatorio  Volantino intimidatorio
Volantino intimidatorio
Il "Narodni dom" in fiamme

Con l'avvento del fascismo l'uso pubblico delle lingue slovena e tedesca fu proibito e vennero chiuse le scuole, i circoli culturali e la stampa della comunità slovena. A causa della persecuzione etnica, circa il 10% degli sloveni residenti in città scelse di emigrare nel vicino Regno di Jugoslavia. Dalla fine degli anni venti, si sviluppò l'attività sovversiva dell'organizzazione antifascista e irredentista sloveno-croata TIGR, con alcuni attentati dinamitardi anche nel centro cittadino.

Nonostante i problemi economici e il teso clima politico, la popolazione della città crebbe negli anni venti del Novecento, grazie soprattutto all'immigrazione da altre zone dell'Italia. La prima metà degli anni trenta furono invece anni di ristagno demografico, con una leggera flessione della popolazione dell'ordine di circa l'1% su base quinquennale (nel 1936 si contarono infatti quasi duemila abitanti in meno che nel 1931). Nello stesso periodo, e successivamente, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, furono portate avanti alcune importanti opere urbanistiche; tra gli edifici più rilevanti vanno ricordati il palazzo dell'Università e il Faro della vittoria.

Con l'introduzione delle leggi razziali fasciste lette per la prima volta da Benito Mussolini dal balcone del Municipio di Trieste il 18 settembre 1938, la vita culturale ed economica della città subì un ulteriore degrado dovuto all'esclusione della comunità ebraica dalla vita pubblica.

L'occupazione tedesca[modifica | modifica sorgente]

Nel periodo che va dall'armistizio (8 settembre 1943) all'immediato dopoguerra, Trieste fu al centro di una serie di vicende che hanno segnato profondamente la storia del capoluogo giuliano e della regione circostante e suscitano tuttora accesi dibattiti.

Campo di concentramento Risiera di San Sabba a Trieste
Luogo dove si trovava il forno crematorio in cui i nazisti incenerivano i corpi delle loro vittime
Luogo dove si trovava il forno crematorio in cui i nazisti incenerivano i corpi delle loro vittime

Nel settembre del 1943 la Germania nazista occupò senza alcuna resistenza la città che venne a costituire, insieme a tutta la Venezia Giulia una zona di operazioni di guerra, l'OZAK (Operationszone Adriatisches Küstenland), alle dirette dipendenze del Gauleiter di Carinzia Friedrich Rainer. Egli tollerò in città la ricostituzione di una sede del PFR, diretta dal federale Bruno Sambo, la presenza di un'esigua forza di militari italiani al comando del generale della GNR Giovanni Esposito e l'insediamento di un reparto della Guardia di Finanza. Si riservò però la nomina del podestà, nella persona di Cesare Pagnini, e del prefetto della provincia di Trieste, Bruno Coceani, entrambi ben accetti ai fascisti locali, alle autorità della RSI e allo stesso Mussolini, che conosceva personalmente Coceani. Durante l'occupazione nazista la Risiera di San Sabba - oggi Monumento Nazionale e museo - venne destinata a campo di prigionia e di smistamento per i deportati in Germania e Polonia e per detenuti politici, partigiani italiani e slavi. In seguito, nei primi anni cinquanta la Risiera fu usata come campo profughi per gli esuli istriani, fiumani e dalmati in fuga dai territori passati alla sovranità jugoslava.

Monumento ai 71 italiani fucilati a Trieste per rappresaglia dai nazisti il 3 aprile 1944

Nonostante la dura repressione attuata dalle autorità tedesche centinaia di abitanti del comune di Trieste si aggregarono alle unità partigiane slovene operanti in Venezia Giulia per contrastare le truppe degli occupatori tedeschi. Molti di essi morirono nelle azioni di guerriglia partigiana o nei lager tedeschi. I loro nomi risultano scolpiti sui monumenti eretti a loro ricordo in quasi tutte le frazioni della città.

Le autorità tedesche commisero nei confronti della popolazione civile numerosi crimini; la maggior parte di questi furono compiuti nella stessa Trieste.

Il 3 aprile 1944 i nazisti fucilarono al poligono di Opicina 71 italiani, scelti a caso tra i detenuti delle carceri triestine, per rappresaglia allo scoppio di una bomba ad orologeria, che il giorno precedente, in un cinema di Opicina, aveva provocato la morte di 7 militari germanici. I cadaveri degli italiani vennero utilizzati per collaudare il nuovo forno crematorio costruito in Risiera, che da allora, fino alla data della liberazione, fu adoperato per bruciare i corpi di oltre 3500 prigionieri della Risiera, soppressi direttamente dal personale carcerario ivi operante. La Risiera, oltre ad essere usata come campo di smistamento di oltre 8000 deportati provenienti dalle Provincie orientali destinati agli altri campi di concentramento nazisti, fu adoperata in parte anche come luogo di detenzione, tortura ed eliminazione di prigionieri sospettati di attività sovversiva nei confronti del regime nazista. La presenza del forno crematorio nella Risiera testimonia che non fu utilizzata solo come luogo di smistamento e di detenzione di prigionieri, ma anche come campo di sterminio. Si tratta dell'unico campo di concentramento nazista presente in territorio italiano.

Il 23 aprile 1944 i nazisti impiccarono altri 50 italiani scelti a caso tra i detenuti del carcere triestino del Coroneo, per rappresaglia in seguito al decesso di 5 tedeschi morti in un attentato partigiano al circolo Soldatenheim nel palazzo Rittmeyer di via Ghega, nello stesso stabile in cui fu compiuto l'attentato.[20]

L'occupazione jugoslava[modifica | modifica sorgente]

L'insurrezione dei partigiani italiani e jugoslavi a Trieste fu contraddistinta da uno svolgimento anomalo. Il 30 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale del quale era presidente don Edoardo Marzari, composto da tutte le forze politiche antifasciste con l'eccezione dei comunisti, proclamò l'insurrezione generale; al tempo stesso le brigate dei partigiani jugoslavi con l'appoggio del PCI attaccarono dall'altipiano. Gli scontri si registrarono principalmente nelle zone di Opicina (sull'altipiano carsico), del Porto Vecchio, del castello di San Giusto e dentro il Palazzo di Giustizia, in città. Tutto il resto della città fu liberato. Il comando tedesco si arrese solo il 2 maggio alle avanguardie neozelandesi, che precedettero di un giorno l'arrivo del generale Freyberg. Le brigate partigiane jugoslave di Tito erano già giunte a Trieste il 1º maggio e i suoi dirigenti convocarono in breve tempo un'assemblea cittadina composta da cittadini jugoslavi e da due italiani. Questa assemblea proclamò la liberazione di Trieste, così presentando i partigiani di Tito come i veri liberatori della città agli occhi degli alleati spingendo i partigiani non comunisti del CLN a rientrare nella clandestinità.

Gli jugoslavi esposero sui palazzi la bandiera jugoslava, il Tricolore italiano con la stella rossa al centro e le bandiere rosse con la falce e martello. Le brigate jugoslave, giunte a Trieste a marce forzate per precedere gli anglo-americani nella liberazione della Venezia Giulia, non contenevano nessuna unità partigiana italiana inserita nell'Esercito jugoslavo, mandate invece a operare altrove, benché molti triestini (italiani e sloveni) vi fossero compresi. Gli alleati (nello specifico la Seconda divisione neozelandese, che fu la prima ad arrivare in città), riconobbero che la liberazione era stata compiuta dai partigiani di Tito e in cambio chiesero e ottennero la gestione diretta del porto e delle vie di comunicazione con l'Austria (infatti, non essendo ancora a conoscenza del suicidio di Hitler, gli angloamericani stavano preparando il passo ad un'invasione dell'Austria e quindi della Germania).

L'esercito jugoslavo assunse i pieni poteri. Nominò un Commissario Politico, Franc Štoka, membro del partito comunista. Il 4 maggio vennero emanati dall'autorità jugoslava a Trieste, il Comando Città di Trieste (Komanda Mesta Trst) gli ordini 1, 2, 3 e 4 che proclamano lo stato di guerra, impongono il coprifuoco (a combattimenti terminati) e uniformano il fuso orario triestino a quello jugoslavo[21]. Limitarono la circolazione dei veicoli e prelevarono dalle proprie case centinaia di cittadini, sospettati di nutrire scarse simpatie nei confronti della ideologia che guidava le brigate jugoslave. Fra questi non vi furono solo fascisti o collaborazionisti, ma anche combattenti della Guerra di Liberazione che vennero deportati massa in campi di concentramento quali quello di Borovnica o di Goli Otok da cui non fecero più ritorno o uccidendoli direttamente gettandoli nelle foibe. Un memorandum statunitense dell'8 maggio recitava:

« A Trieste gli jugoslavi stanno usando tutte le familiari tattiche di terrore. Ogni italiano di una qualche importanza viene arrestato. Gli Jugoslavi hanno assunto un controllo completo e stanno attuando la coscrizione degli italiani per il lavoro forzato, rilevando le banche e altre proprietà di valore e requisendo cereali e altre vettovaglie in grande quantità. »
(Il memorandum stilato dal Dipartimento di Stato USA in data 8 maggio 1945[22])

L'otto maggio proclamarono Trieste città autonoma in seno alla Repubblica Federativa di Jugoslavia. Sugli edifici pubblici fecero sventolare la bandiera Jugoslava affiancata dal Tricolore italiano con la stella rossa al centro. La città visse momenti difficili, di gran timore, con le persone dibattute tra idee profondamente diverse: l'annessione alla Jugoslavia o il ritorno all'Italia. In questo clima si verificarono confische, requisizioni e arresti sommari. Vi furono anche casi di vendette personali, in una popolazione esasperata dagli eventi bellici e dalle contrapposizioni del periodo fascista. Invano i triestini sollecitarono l'intervento degli Alleati. Il comando alleato e quello jugoslavo raggiunsero infine un accordo provvisorio sull'occupazione di Trieste. Il 9 giugno 1945 a Belgrado, Josip Broz Tito, verificato che Stalin non era disposto a sostenerlo, concluse l'accordo con il generale Alexander che portò le truppe jugoslave a ritirarsi dietro la linea Morgan. Gli alleati assunsero allora il controllo della Città e del suo hinterland.

Territorio Libero di Trieste

Dal Governo Militare Alleato ai giorni nostri[modifica | modifica sorgente]

Con il Trattato di Parigi (1947), Trieste divenne una città stato indipendente sotto la protezione delle Nazioni Unite con il nome di Territorio libero di Trieste (TLT). Il territorio fu diviso in due zone amministrative: la Zona A che includeva la città di Trieste veniva temporaneamente amministrata dagli Angloamericani e la Zona B che comprendeva la costa istriana settentrionale, temporaneamente amministrata dall'esercito jugoslavo.

Con il Memorandum di Londra (1954) l'amministrazione della Zona A passò sotto giurisdizione dell'Italia in sostituzione degli eserciti angloamericani.

Con legge costituzionale del 31 gennaio 1963 ed entrata in vigore il 16 febbraio 1963 viene formata la regione Friuli Venezia Giulia di cui Trieste diviene capoluogo.

Nel 1975, con la sottoscrizione del Trattato di Osimo, l'Italia e la Jugoslavia convennero di dare forma definitiva alla divisione tramite l'attribuzione definitiva dei due territori ai rispettivi paesi.

Nel 2004, assieme ad altri Paesi, la Slovenia entra a far parte dell'Unione Europea e solo 3 anni più tardi la vicina Repubblica aderisce al trattato di Schengen, facendo venir meno la figura di Trieste quale città di confine.

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Gonfalone civico

Lo stemma duecentesco della Città di Trieste è costituito da uno Scudo francese antico di color rosso con un'alabarda d'argento (la cosiddetta alabarda) il tutto sovrastato da una corona muraria da città.

Secondo la tradizione l’alabarda (o più precisamente lancia di San Sergio), simbolo di Trieste, sarebbe caduta sul foro di Trieste dal cielo sereno come segno dell’avvenuto martirio di San Sergio – Tribuno di una legione romana convertitosi al cristianesimo durante una sua permanenza a Trieste, martirizzato in Siria all’inizio del IV secolo e considerato uno dei santi protettori di Trieste.

Ricorrenze[modifica | modifica sorgente]

La ricorrenza principale della città di Trieste è il 3 novembre, festa di San Giusto, patrono di Trieste.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Protesa da secoli a additare nel nome d'Italia le vie dell'unione tra popoli di stirpe diversa, fieramente partecipava coi figli migliori alla lotta per l'indipendenza e per l'unità della Patria; nella lunga vigilia confermava col sacrificio dei martiri la volontà d'essere italiana; questa volontà suggellava col sangue e con l'eroismo dei volontari della guerra 1915-18. In condizioni particolarmente difficili, sotto l'artiglio nazista, dimostrava nella lotta partigiana quale fosse il suo anelito alla giustizia e alla libertà che conquistava cacciando a viva forza l'oppressore. Sottoposta a durissima occupazione straniera, subiva con fierezza il martirio delle stragi e delle foibe, non rinunciando a manifestare attivamente il suo attaccamento alla Patria. Contro i trattati che la volevano staccata dalla Madrepatria, nelle drammatiche vicende di un lungo periodo di incertezze e di coercizioni, con tenacia, con passione e con nuovi sacrifici di sangue ribadiva dinanzi al mondo, il suo incrollabile diritto d'essere italiana. Esempio d'inestinguibile fede patriottica, di costanza contro ogni avversità e d'eroismo.[23]»
— 1915-18, 1943-47, 1948-54

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Provincia di Trieste.
Piazza Unità d'Italia

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Fari[modifica | modifica sorgente]

Castello di Miramare

Castelli[modifica | modifica sorgente]

Siti archeologici[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di Sant'Antonio nel borgo Teresiano
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Chiese acattoliche di Trieste.

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

(attorno al 1900) Traffico di navi sul Molo San Carlo - oggi Molo Audace

Fra la metà del XVIII e gli inizi del XX secolo Trieste, quale principale porto dell'Impero austro-ungarico, conobbe un'epoca di straordinario sviluppo economico accompagnato da una crescita demografica molto sostenuta, che permise alla città di passare da alcune migliaia di residenti del periodo 1730-1740 ai quasi 230.000 del 1910.

Con la fine della prima guerra mondiale e il congiungimento di Trieste all'Italia, il capoluogo giuliano assistette a un progressivo ristagno della propria popolazione a causa delle mutate condizioni geopolitiche in cui si era venuto a trovare alla fine della Grande guerra. Da principale emporio marittimo dell'Impero austro-ungarico e fra i massimi del Mediterraneo, la città e il suo porto iniziarono a declinare, passando ad occupare una posizione sempre più periferica nell'allora Regno d'Italia.

All'indomani della seconda guerra mondiale in città si verificò un altro mutamento delle dinamiche demografiche che l'avevano caratterizzata fino ad allora: l'esodo di molti italiani dalle terre dell'Istria ebbe infatti come meta Trieste, che conobbe ancora una volta un'impennata della popolazione residente, oltre a profonde trasformazioni della propria composizione etnica e del tessuto sociale urbano. In quegli stessi anni, e in particolare a partire dal 1954, con la fine del TLT, oltre 20.000 triestini, spinti da motivazioni di natura economica e sociale, ma anche di indole politica, scelsero l'emigrazione[24], dirigendosi principalmente in Australia, Canada e Sudamerica. Durante gli anni cinquanta e sessanta gli abitanti si mantennero costantemente al di sopra delle 270.000 unità raggiungendo un massimo di 283.000 nel 1968.

Da quel momento la città ha assistito a una progressiva diminuzione della propria popolazione. Le condizioni geo-politiche nuovamente mutate, la mancanza di un entroterra ampio che le desse respiro e la chiusura di molte attività economiche (come i cantieri navali San Marco e le birrerie Dreher) hanno costretto ampi strati di popolazione a trasferirsi altrove alla ricerca di lavoro. Ne è conseguito un decremento della natalità e un progressivo invecchiamento della popolazione residente con cali demografici che per lungo tempo hanno raggiunto e superato le 2000 unità all'anno.

Nell'ultimo decennio il decremento demografico è stato meno marcato che in precedenza, stabilizzando la popolazione triestina intorno ai 200.000 abitanti. Tale fenomeno è dovuto ad una ripresa della natalità e ad un nuovo e lento processo di immigrazione in massima parte proveniente dall'Europa orientale. La particolarità del territorio provinciale, che conta circa 240.000 abitanti ed è il più piccolo d'Italia, è nei fatti una sorta di conurbazione ed un discreto movimento di popolazione è avvenuto negli ultimi anni dal Comune capoluogo verso i Comuni limitrofi.

Nonostante la ripresa demografica cui abbiamo fatto cenno, la città assieme a Genova, Bologna e Venezia, continua ad essere in testa alle classifiche italiane per anzianità della popolazione.

Abitanti censiti[25][26]

Minoranze linguistiche e religiose, e comunità straniere[modifica | modifica sorgente]

Disposizioni per la tutela della comunità slovena
I triestini di etnia slovena utilizzano la loro lingua madre come lingua vernacolare e nei rapporti con le istituzioni pubbliche.
Un ufficio del comune di Trieste
Il gruppo linguistico sloveno viene tutelato da apposite normative[27][28][29] e contributi della Repubblica Italiana per assicurare la conservazione della propria rete scolastica e delle proprie organizzazioni politiche, culturali e sportive.

Trieste è un crocevia di culture e religioni, conseguenza sia della sua posizione geografica di "frontiera" sia delle vicissitudini storiche che ne hanno fatto un punto di incontro di molti popoli; infatti quasi ogni etnia e ogni comunità religiosa ha uno o più luoghi di aggregazione.

Mappa etnografica del 1880

La comunità slovena, presente in città fin dal Medioevo[30][31][32], raggiungeva nel 1910 (secondo il discusso censimento austriaco di quell'anno[33]) il 25% della popolazione del comune.

Durante il ventennio fascista i triestini di lingua madre slovena furono assoggettati ad una brutale politica di italianizzazione forzata che spinse molti di essi ad italianizzarsi o a scegliere l'esilio nella vicina Jugoslavia[senza fonte]. Nel 1971 la comunità slovena era stimata in circa il 5,7% della popolazione del comune.[34]

Cimitero militare austroungarico presso Prosecco (TS)

Fino alla prima guerra mondiale esisteva anche una comunità di lingua tedesca che superava il 5% della popolazione del comune, ma che si ridusse drasticamente negli anni successivi.

Sinagoga di Trieste
Tempio serbo-ortodosso della Santissima Trinità e di San Spiridione
Interno della chiesa greco-ortodossa di San Nicolò

Prima della seconda guerra mondiale e della conseguente occupazione nazista, inoltre, esisteva anche una florida comunità ebraica (nel 1931 i residenti di religione ebraica erano 4.671, di cui 3.234 aventi la cittadinanza italiana[35]). Questa si è progressivamente ridotta e attualmente conta circa 700 membri.

Nella città di Trieste attualmente sono presenti accanto alle popolazioni autoctone italiana e slovena, numerosi gruppi etnici minoritari storici tra cui croati, serbi, greci e tedeschi e gruppi di recente insediamento tra i quali arabi, rumeni, albanesi, cinesi, africani e sudamericani.

Al 31 dicembre 2010 la popolazione con passaporto estero residente a Trieste era costituita da 18.257 persone (8,9% della popolazione) così suddivise per principali paesi di provenienza:[36]

  1. Serbia, 5860
  2. Romania, 1986
  3. Croazia, 1398
  4. Cina, 1451
  5. Albania, 943
  6. Bosnia ed Erzegovina, 622
  7. Ucraina, 484
  8. Kosovo, 392
  9. Moldavia, 247
  10. Slovenia, 245

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica sorgente]

A Trieste si trova la sede della CEI (Central European Initiative), un ente internazionale con lo scopo di favorire la cooperazione e lo sviluppo nell'Europa centrale; vi fanno parte 17 paesi dall'Italia alla Bielorussia.

Qualità della vita[modifica | modifica sorgente]

Trieste è stata classificata da il Sole 24 ORE la prima città in Italia per la qualità della vita nel 2005 e nel 2009[37].

Anno Qualità della Vita
(Sole 24 Ore)
2004
6° [38]
2005
1° (+5)[38]
2006
2° (-1)[39]
2007
9° (-7)[40]
2008
6° (+3)[41]
2009
1° (+5)[42]
2010
4° (-3)[43]
2011
4° (=)[44]
2012
5° (-1)[45]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Università e ricerca[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sistema Trieste.
L'Università degli Studi di Trieste

Trieste era sede, fin dal 1877, di una reputata Scuola Superiore di Commercio. Nel 1924 la città si dotò di un'Università, che nei decenni successivi acquistò un notevole prestigio e che ospita da tempo numerose organizzazioni scientifiche internazionali e il principale parco scientifico italiano. Trieste infatti è nota come Città della scienza e accoglie una comunità scientifica ed universitaria molto conosciuta e rinomata all'estero che richiama ogni anno migliaia di studenti da tutto il mondo e di tutte le culture. Da notare in campo scientifico sono il sincrotrone ELETTRA all'Area Science Park, la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) ed il Centro Internazionale di Fisica Teorica.

Musei[modifica | modifica sorgente]

Musei civici[modifica | modifica sorgente]

Trieste accoglie 32 musei fra i quali troviamo il "Museo Revoltella - Galleria d'arte moderna", i "Civici musei di storia ed arte", una rete ("museo multiplo") di undici istituzioni museali triestine (Museo di storia ed arte e orto lapidario", Museo del Castello e Armeria", Lapidario tergestino, Museo d'arte orientale, Museo teatrale "Carlo Schmidl", Museo di guerra per la pace "Diego de Henriquez" Museo della Risiera di San Sabba, Museo di storia patria, Museo Morpurgo de Nilma, Museo Sartorio, Museo del Risorgimento e Sacrario Oberdan e Museo postale e telegrafico della Mitteleuropa (in collaborazione con le Poste italiane) e i "Civici musei scientifici", costituiti da quattro istituzioni (Museo civico di storia naturale, Acquario marino, Museo del mare e Orto botanico). Altri tre musei fanno parte del "Servizio bibliotecario urbano" (Museo Sveviano, Museo petrarchesco piccolomineo e Museo Joyce Museum), a cui si aggiungono due biblioteche (Biblioteca civica "Attilio Hortis"" e Biblioteca comunale del popolo "Pier Antonio Quarantotti Gambini", l'Archivio diplomatico e l'Archivio storico).

Lo stadio Nereo Rocco, inaugurato nel 1992, ospita infine una serie di opere d'arte contemporanea, vincitrici di un apposito concorso (Nike, di Paolo Borghi primo classificato, ed opere di Nino Perizi, Marino Cassetti e Franco Chersicola, Livio Schiozzi, Claudio Sivini, Carlo Ciussi, Luciano Del Zotto, Gianni Borta, Enzo Mari e Francesco Scarpabolla. Per il "Polo natatorio" Davide Rivalta ha scolpito l'Ippopotamo in equilibrio sulla sfera.

Musei artistici[modifica | modifica sorgente]

Musei storici[modifica | modifica sorgente]

  • Civico Museo del Castello e Armeria, dedicato alla storia del Castello di San Giusto e ospitato nei locali dello stesso castello, acquisito dal comune nel 1932 e restaurato nel 1936 l'armeria raccoglie armi tra il XII e il XIX secolo.
  • Civico Museo di storia patria, nato come sezione del Museo di storia ed arte, fu ospitato dal 1925 nella palazzina Basevi. Doveva raccogliere i materiali della vita pubblica e privata della città, ma se ne distaccarono nel 1934 i materiali risorgimentali e nel dopoguerra, in seguito ai danni subiti dalla palazzina e lo spostamento alla sede attuale, la collezione di dipinti fu distaccata presso il Museo Sartorio.
  • Civico Museo del Risorgimento e Sacrario Oberdan, raccoglie cimeli rinascimentali cittadini, precedentemente parte della raccolta del Museo di storia patria, ospitati in un edificio costruito nel 1934 dall'architetto Umberto Nordio sul luogo della scomparsa caserma nella quale era stato giustiziato Guglielmo Oberdan, nella piazza omonima.
  • Civico Museo della Risiera di San Sabba, conserva, in alcune sale del monumento, ristrutturato nel 1965 (architetto Romano Boico), una raccolta di cimeli provenienti dai campi di sterminio tedeschi e oggetti sottratti dai nazisti agli ebrei triestini.
  • Civico Museo di guerra per la pace "Diego de Henriquez", istituito nel 1997, raccoglie cimeli di storia militare riuniti dal collezionista Diego de Henriquez.
  • Lapidario Tergestino, ospitato in uno dei bastioni del Castello, custodisce reperti provenienti dagli edifici della Trieste romana e precedentemente custoditi nell'Orto lapidario.
  • Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa, nato dalla collaborazione del Comune con le Poste italiane e ospitato nel palazzo delle Poste del 1894, raccoglie cimeli postali della regione e delle zone limitrofe.
  • Museo Etnografico di Servola, sorto nel 1975, per iniziativa di don Dušan Jakomin, con lo scopo di raccogliere, conservare, esporre e mettere a disposizione di studiosi e di quanti siano interessati, documenti e oggetti legati alla storia, alla cultura e al costume del rione di Servola.

Musei scientifici[modifica | modifica sorgente]

  • Science centre immaginario scientifico. Situato nella splendida baia di Grignano, a ridosso del Parco di Miramare di Trieste, il Science Centre Immaginario Scientifico (IS) è un museo della scienza interattivo e multimediale. Il centro adotta originali tecniche espositive e innovative metodologie di animazione didattica che lo inseriscono nella tipologia dei cosiddetti “musei di nuova generazione” – ovvero i “science centre” di scuola anglosassone – che rivoluzionano le modalità tipiche di un museo tradizionale: da luogo deputato alla conservazione ed esposizione di reperti e vecchi strumenti, il museo si trasforma in un luogo vivo, dove il visitatore interagisce con gli oggetti presenti e con gli ambienti museali.
Il dinosauro “Antonio”
Tethyshadros insularis
In alcuni periodi dell’anno a Duino, presso il sito paleontologico in cui sono stati rinvenuti i suoi resti fossili, viene esposta al pubblico la copia del tetisadro, soprannominato amichevolmente Antonio, che è il più grande e completo resto fossile di dinosauro in Italia – i suoi resti fossili originali sono conservati presso il Museo Civico di Storia Naturale a Trieste
  • Civico Museo di storia naturale, inaugurato nel 1846 da un'associazione privata (la "Società di amici della scienza naturale") come "Gabinetto zoologico-zootomico", venne donato alla città nel 1852 e si trasferì nella sede attuale con il nome di "Civico museo Ferdinando Massimiliano". Comprende una sezione botanica, una sezione zoologica, una sezione paleontologica e una mineralogica e svolge attività didattica e di ricerca.
  • Civico Acquario Marino, inaugurato nel 1933 ed ospitato nell'ex "Peschiera Centrale", edificata nel 1913 in stile liberty dall'architetto Giorgio Polli. Ospita esemplari della fauna marina adriatica in un sistema di vasche con acqua prelevata direttamente dal mare.
  • Civico Museo del mare, inaugurato nel 1904 come "Museo della pesca" dalla "Società di pesca e piscicultura marina". A questo si aggiunsero materiali provenienti dall'Istituto nautico "Tomaso di Savoia Duca di Genova" di Trieste, con la trasformazione in "Esposizione marina permanente", affidato alla "Società adriatica di scienze naturali". Nel 1968 divenne il museo attuale con la nuova sede allestita dall'architetto Umberto Nordio. Ospita i materiali sulla storia della marineria triestina.
  • Orto Botanico, fondato nel 1842 dal "Gremio farmaceutico", a cui seguì nel 1861 un giardino per le specie spontanee dell'ambiente carsico. Nel 1903 ricevette il nome attuale.

Musei letterari[modifica | modifica sorgente]

Dimore storiche[modifica | modifica sorgente]

  • Civico museo Sartorio, ospitato in una villa settecentesca, ristrutturata nell'Ottocento e appartenente alla famiglia Sartorio. Conserva alcuni ambienti con arredi originali e diverse collezioni donate alla città, il Trittico di Santa Chiara, opera di Paolo e Marco Veneziano del 1328 e disegni di Giambattista Tiepolo.
  • Civico Museo Morpurgo de Nilma, ospitato nell'appartamento ottocentesco dei banchieri Morpurgo, con gli arredi originali, donato dalla famiglia al Comune nel 1943.

Altri musei[modifica | modifica sorgente]

Teatro[modifica | modifica sorgente]

Questi sono i principali teatri di Trieste:

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

"... la mia anima è a Trieste ...", James Joyce, lettera a Nora, 27 ottobre 1909

L'ambiente culturale mitteleuropeo e la particolare storia di Trieste hanno favorito fin dall'Ottocento l'affermazione di scrittori triestini e l'arrivo di importanti autori stranieri che nella Città vissero a lungo. L'elenco di sotto comprende i più importanti scrittori nativi di Trieste e altri scrittori che vissero e scrissero loro opere nel e/o sul capoluogo giuliano.

Scrittori di lingua tedesca:

Scrittori di lingua inglese:

Scrittori di lingua slovena:

Scrittori di lingua francese:

Media[modifica | modifica sorgente]

Elenco dei media di diffusione locale fruibili a Trieste:

Quotidiani Periodici Case Editrici TV Radio Internet

Nazionali

Locali

Redazioni di Trieste:

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Alessandro D'Alatri riceve il Premio "Città di Trieste" per il cinema
Imbarcazioni iscritte alla Barcolana in attesa del segnale di partenza
  • Trieste film festival, festival cinematografico che si tiene in gennaio
  • Science Plus Fiction, novembre, festival cinematografico dedicato alla fantascienza.
  • La Notte dei Saldi, luglio, negozi aperti fino a notte fonda, concerti e attrazioni in tutta la città nel primo sabato di luglio in occasione dell'inizio dei saldi estivi.
  • Triskell, festival celtico che si tiene in giugno.
  • ITS - International talent support concorso internazionale di moda accessori e fotografia, si tiene a metà luglio.
  • Piazza Europa - Esposizione di commercio itinerante, settembre, nel Borgo Teresiano commercianti ambulanti da tutta Europa riportano la città ai fasti imperiali, in un clima mitteleuropeo di cui la città è simbolo. L'evento è organizzato dalla Camera di Commercio di Trieste.
  • ERA - Esposizione di Ricerca Avanzata, novembre - dicembre, rassegna biennale di scienza e tecnica organizzata da "Globo divulgazione scientifica", che vede la partecipazione di numerosi istituti di ricerca nazionali ed internazionali.
  • Bavisela, maggio, manifestazione sportiva di richiamo internazionale, maratona, triathlon, skiroll, ecc...
  • Barcolissima, agosto, musica dal vivo, intrattenimento, specialità gastronomiche ed il concorso "La Nonna di Trieste" presso la pineta di Barcola.
  • Barcolana, la regata velica più affollata del mondo: vi partecipano circa 2000 barche. Si tiene ogni anno la seconda domenica di ottobre.* Fiera di San Nicolò, dicembre, dal 1923 in viale XX Settembre, con il "vero" San Nicolò che il 6 dicembre regala dolci ai bambini.
  • Mercatini di Natale, dicembre, in piazza Sant'Antonio.
  • Il Presepe Vivente, dicembre, in piazza Sant'Antonio tanti animali vivi ed il cammello Giulio, beniamino di triestini e turisti.
  • Ars Nova International Music Competition, dicembre, manifestazione di musica classica di richiamo internazionale per centinaia di ragazzi e giovani provenienti da tutta Europa, evento premiato al Festival Città Impresa Nord Est 2012.
  • CXG, concerto tenuto ogni anno al Teatro Miela in ricordo di Gabriele Manfioletti Manfioletti, diciottenne triestino scomparso prematuramente.

Dal 2007 in città si svolge il Premio Letterario Nazionale "Città di Trieste". Durante l'evento tra gli altri viene assegnato il "Città di Trieste" riconoscimento alla carriera per la letteratura, il cinema e il teatro con la consegna dell'Alabarda d'oro, scultura realizzata dal celebre artista triestino Bruno Chersicla.

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Le 7 circoscrizioni comunali

Circoscrizioni e rioni[modifica | modifica sorgente]

Circoscrizioni

  1. Altipiano Ovest
  2. Altipiano Est
  3. Roiano-Gretta-Barcola-Cologna-Scorcola
  4. Città Nuova - Barriera Nuova - San Vito - Città Vecchia
  5. Barriera Vecchia - San Giacomo
  6. San Giovanni - Chiadino - Rozzol
  7. Servola - Chiarbola - Valmaura - Borgo San Sergio

Rioni tradizionali e/o frazioni corrispondenti alle circoscrizioni

  1. Borgo San Nazario, Contovello (Kontovel), Prosecco (Prosek), Santa Croce (Križ), Borgo SS. Quirico e Giulitta,
  2. Banne (Bani), Basovizza (Bazovica), Gropada, Opicina (Opčine), Padriciano (Padriče), Trebiciano (Trebče),
  3. Barcola (Barkovlje), Cologna, Conconello (Ferlugi), Gretta (Greta), Grignano (Grljan), Guardiella (Vrdela), Miramare (Miramar), Roiano (Rojan), Scorcola
  4. Barriera Nuova, Borgo Giuseppino, Borgo Teresiano, Città Nuova, Città Vecchia, San Vito, San Giusto, Campi Elisi, Sant'Andrea, Cavana
  5. Barriera Vecchia (Stara mitnica), San Giacomo (Sv. Jakob), Santa Maria Maddalena Inferiore
  6. Cattinara (Katinara), Chiadino, San Luigi, Guardiella (Vrdela), Longera (Lonjer), San Giovanni (Sv. Ivan), Rozzol, Melara
  7. Chiarbola, Coloncovez (Kolonkovec), Santa Maria Maddalena Inferiore - Raute (Rovte), Santa Maria Maddalena Superiore, Servola (Škedenj), Poggi Paese, Poggi Sant'Anna (Sv. Ana), Valmaura, Altura

Economia[modifica | modifica sorgente]

La gru "Ursus" montata su pontone a Trieste

Le attività commerciali e industriali della città sono ancora legate, anche se in misura minore rispetto al passato, al porto. Nonostante l'incidenza negativa di quest'ultimo sul piano economico e occupazionale, la popolazione triestina gode di un alto tenore di vita (nel 2008 la Provincia di Trieste era seconda in Italia dopo quella di Milano[46]) e di elevati livelli di reddito[47]. Nel settore dell'industria ci sono stabilimenti che trattano la metallurgia e la meccanica industriale e navale, in funzione dalla fine dell'Ottocento.

Generali group, la più grande compagnia assicurativa italiana

La città è sede di compagnie assicurative, fondate a Trieste nel periodo Asburgico: come Assicurazioni Generali, SASA Assicurazioni, RAS e Lloyd Adriatico.

La Ferriera di Servola è un complesso industriale specializzato nella produzione di ghisa, sito a Servola, un rione di Trieste. Il complesso siderurgico si estende per 560.000 metri quadri[48] e all'ottobre 2012 impiega direttamente circa 500 dipendenti più 300 dell'indotto[49].

La fabbrica macchine della Wärtsilä Italia, ex Grandi Motori Trieste, è il più grande stabilimento per la produzione di motori navali in Europa e uno dei più importanti di componenti per centrali elettriche. Lo stabilimento, in continua crescita, ha ricevuto anche delle commesse per le ricostruzioni di centrali in Iraq. Trieste è anche sede del gruppo Fincantieri (con cantieri presenti in Italia e Stati Uniti), leader mondiale nella costruzione di navi da crociera e in ascesa nel settore della marina militare.

Grazie allo sviluppo dell'industria meccanica favorito dai numerosi cantieri navali, a partire dai primi anni del XX secolo vennero fondate anche società per la produzione di velivoli e autoveicoli, raggiungendo il massimo sviluppo a partire dal 1922[50], con l'insediamento di uno stabilimento della Ford e della sede legale della filiale italiana[51], per poi vedere chiudere le attività produttive dal 1931 in poi a causa delle pressioni della Fiat al regime fascista.[52]

Le ultime imprese attive nella produzione di autoveicoli chiusero nel secondo dopoguerra.

A Trieste si trovano anche i laboratori dell'Alcatel e della Telit, importanti compagnie operante nel settore delle telecomunicazioni.

Nel settore alimentare possiamo ricordare importanti società come Illy (caffè), Principe e Sfreddo (salumi), Parovel, Potocco, Pasta Zara, Stock. Sono di fondazione triestina anche la Hausbrandt (caffè) e la Dreher.

Oltre il 90% di tutte le aziende industriali e buona parte di quelle artigianali (es. Zona Artigianale Dolina) trovano la loro sede nella zona industriale sita nelle valli di Zaule e delle Noghere, a cavallo dei Comuni di Trieste, Muggia e San Dorligo della Valle, amministrata dall'EZIT.

A Trieste è presente un settore avanzato della ricerca scientifica, un Sincrotrone, un centro Avanzato di Fisica Teorica, e terziario avanzato.

Nella zona di Trieste è, in discussione su pressione della Regione, la costruzione di uno o due gassificatori di GNL: uno a terra in zona Zaule ed uno fuori costa nel Golfo di Trieste.

A Trieste c'è anche la sede dell'Italia Marittima (ex Lloyd Triestino) società nata nel 1836 ed a oggi una delle più vecchie e longeve compagnie di navigazione del mondo.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Raccordi autostradali e superstrade a Trieste. In verde chiaro le tratte inaugurate nel 2008.
Segnaletica stradale multilingue a Prosecco

Rete stradale e autostradale[modifica | modifica sorgente]

Trieste è un importante nodo di comunicazioni tra l'Italia e tutta l'Europa dell'est.

Principali infrastrutture:

Il collegamento con la SS 202 è stato aperto il 19 novembre 2008

È raggiungibile in automobile dall'autostrada A4 Venezia – Trieste (interessata negli ultimi tempi da un progetto di allargamento a tre corsie per ogni senso di marcia visto l'aumento sensibile del flusso veicolare negli ultimi anni) attraverso il primo svincolo presso Sistiana da cui ci si collega alla Strada regionale 14 e si può ammirare il paesaggio sul golfo dalla cosiddetta Strada Costiera. Dopo questa uscita l'autostrada prende il nome di Raccordo Autostradale 13. Altre uscite sono nei pressi di Prosecco ed è stato ultimato e aperto al traffico a novembre 2008 l'ultimo tratto Padriciano – Cattinara. La città è collegata anche alla rete autostradale Slovena. Verso Lubiana il transito avviene attraverso il vecchio valico confinario di Fernetti, mentre verso l'Istria avviene attraverso la bretella verso il valico di Rabuiese che collega la città alla rete autostradale verso Capodistria e Pola.

L'insieme delle strade a scorrimento veloce che collegano l'A4 a Trieste e ai valichi con la Slovenia è definito Grande Viabilità Triestina.

Il sistema delle infrastrutture stradali è ampiamente sfruttato dall'Autostazione di Trieste che garantisce collegamenti in pullman quotidiani per numerosi centri urbani di Slovenia, Croazia, Serbia e la capitale bulgara Sofia, mentre alcune autolinee collegano, con una frequenza minore, la città con altri stati dei Balcani.

Rete ferroviaria[modifica | modifica sorgente]

La stazione ferroviaria di Trieste Centrale

Trieste è servita dalle linee per Venezia e Udine di RFI S.p.A. che la collegano con il resto del paese; l'austroungarica Ferrovia Meridionale collega la città con Lubiana e Vienna, mentre la Ferrovia Transalpina raggiunge l'attuale Repubblica Ceca.

Il traffico passeggeri di Trieste è concentrato nella Stazione Centrale con collegamenti quotidiani (EurostarCity, InterCity, Intercity Notte) verso le maggiori località italiane.

Il 2 aprile 2009 ha iniziato l'attività il nuovo terminal DB AutoZug per il trasporto ferroviario con auto al seguito con partenze quattro volte alla settimana per diverse città tedesche.

Dal porto di Trieste partono quotidianamente numerosi treni merci e le cosiddette RoLa (Rollende Autobahn, "autostrade viaggianti"). Le principali destinazioni sono, in Europa: Salisburgo, Villach, Linz, Vienna, Lovosice, Brno, Bratislava, Budapest, Monaco di Baviera e Ulma. In Italia i treni servono Bologna, Milano e Padova, mentre navette merci collegano il porto con l'interporto di Cervignano del Friuli. Sono in corso d'organizzazione servizi analoghi con gli autoporti di Fernetti e Gorizia.

Trieste è anche attraversata dal Corridoio paneuropeo V, che collega Venezia a Kiev e da due progetti TEN-T dell'Unione Europea: il progetto prioritario 6 (Lione - confine ucraino) e il corridoio Baltico - Adriatico[53]. Nell'ambito dello sviluppo di queste direttrici sono in progetto opere per il miglioramento della mobilità europea, tra cui il tracciato AV - AC Venezia - Trieste, attualmente in fase di approfondimento delle condizioni progettuali (ipotesi di tracciato con affiancamento Autostrada A4), che comprende anche il progetto sotterraneo Ronchi dei Legionari - Trieste, in fase di modifica dopo la bocciatura nella valutazione di impatto ambientale.

Sono allo studio anche diverse ipotesi per il tracciato Trieste - Divaccia (Slovenia), la tratta transfrontaliera, probabilmente tutta in galleria sotterranea che, attraversata la città, si collegherà alla bretella ferroviaria proveniente da Capodistria per poi dirigersi verso Lubiana.

Aeroporto[modifica | modifica sorgente]

Una delle principali porte di accesso a Trieste è l'Aeroporto di Trieste, situato a 20 km a nord-ovest dalla città. È uno degli scali più attivi del nord-est Italia, con un traffico di 882.146 passeggeri nel 2012. Nella struttura operano le compagnie aeree quali Alitalia, Lufthansa e Ryanair con voli diretti a molte delle maggiori capitali d'Europa oltre a vari collegamenti nazionali.

Portualità[modifica | modifica sorgente]

Bus urbani della Trieste Trasporti
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Porto di Trieste.

Trieste ha un porto di notevoli dimensioni con diversi terminali, da quello container, alle banchine per i traffici Ro-Ro con la Grecia e la Turchia, principale "porta" europea dei prodotti turchi, fondamentali per lo scalo. Rilevanti anche la movimentazione del caffè (un terzo delle importazioni nazionali) e il terminale petrolifero, da cui parte l'oleodotto Transalpino, che rifornisce Austria, Baviera e Repubblica Ceca. Riguardo al traffico passeggeri è in crescita l'attività croceristica che porta ogni estate più di 100.000 passeggeri. È prevista la costruzione della Piattaforma Logistica, uno snodo intermodale porto - ferrovia che riguarderà l'attuale settore del Porto Nuovo dove attualmente sorge la Ferriera di Servola.

Mobilità urbana[modifica | modifica sorgente]

Autolinee e tranvie[modifica | modifica sorgente]

Il sistema dei trasporti di Trieste è gestito dalla Trieste Trasporti ed è ben sviluppato e distribuito su tutto il territorio comunale e provinciale. La rete di autobus comprende le linee cosiddette "urbane", il cui percorso rimane all'interno del territorio provinciale, nonché diverse linee che collegano la città alle sue frazioni come Basovizza, Prosecco o Opicina sull'altopiano carsico, e l'unica tranvia rimasta in funzione, il tram de Opcina. Altre linee coprono l'intero territorio provinciale raggiungendo Muggia e Sistiana. Il 1º settembre 2008 la Trieste Trasporti istituì una linea internazionale che collegava la città con Sesana. La linea è ora gestita dall'Avrigo, vettore sloveno.

In passato furono in esercizio una rete tranviaria urbana ed una rete filoviaria urbana.

Collegamenti marittimi[modifica | modifica sorgente]

Trieste ha una lunga tradizione nei collegamenti via mare, che servono la città e le zone limitrofe sia nella regione Friuli-Venezia Giulia e l'Istria. Tali linee cessarono di operare nella seconda metà degli anni settanta del XX secolo, per essere ripristinate solo a partire dell'estate 1999. La Trieste Trasporti organizza attualmente le linee di navigazione con il capoluogo verso la cittadina istriana di Muggia e nel periodo estivo sono attivi altri collegamenti verso Barcola e poi Grignano e Sistiana, dalla quale era attivo un servizio marittimo per Duino e Monfalcone, attualmente sospeso a causa di problemi nell'approdo monfalconese. Questi servizi sono però curati da compagnie di navigazione locali.

Sempre durante il periodo estivo è attivo un collegamento marittimo gestito dall'APT con la cittadina di Grado.

La società Trieste Lines, invece, ha in gestione il sistema di collegamenti con la costa istriana, con aliscafi veloci che raggiungono Pirano, Rovigno e Pola.

Azienda Armatore Linea Periodo Frequenza
Trieste Trasporti Delfino Verde Navigazioni Trieste - Barcola - Grignano - Sistiana Maggio - settembre 5 viaggi quotidiani
Trieste Trasporti Delfino Verde Navigazioni Trieste - Muggia Intero anno 10 viaggi giorni feriali, 6 festivi
APT Gorizia Delfino Verde Navigazioni Trieste - Grado Giugno - settembre 3 viaggi quotidiani
Trieste Lines Trieste Lines Trieste - Pirano - Rovigno - Pola 28 giugno - settembre Fino a 3 viaggi quotidiani d'estate

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sindaci di Trieste.

Consolati[modifica | modifica sorgente]

Il Corpo Consolare di Trieste è composto da 32 rappresentanze consolari[54], le quali sono:

Europa

Americhe

  • Colombia Consolato onorario
  • [[Guatemala] Consolato onorario
  • Honduras Consolato generale onorario
  • Perù Consolato generale onorario

Asia

Africa

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Accordi di collaborazione[modifica | modifica sorgente]

  • Italia Venezia, dal 2008, firmato a Trieste (10 gennaio 2008)
  • Slovenia Lubiana, dal 2008, firmato a Trieste (18 febbraio 2008)
  • Italia Milano, dal 2008, firmato a Trieste (24 ottobre 2008)
  • Croazia Fiume, dal 2011, firmato a Fiume (20 settembre 2011)
  • Germania Rostock, dal 2011, firmato a Trieste (5 ottobre 2011)

Sport[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Baseball a Trieste.

Nella città sono presenti numerose società sportive, tra le quali:

Squadre maschili[modifica | modifica sorgente]

Squadre femminili[modifica | modifica sorgente]

Giro d'Italia[modifica | modifica sorgente]

Trieste è stata arrivo di tappa del Giro d'Italia:

Trieste è stata anche partenza di tappa:

  • 2004 (22 maggio): 14ª tappa, verso Pola.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Trieste è, dopo Roma, la città italiana che vanta la maggior concentrazione di dipendenti pubblici sul totale della popolazione residente (la motivazione va ricercata nelle conseguenze dell'esodo istriano. A Trieste, infatti, fu trovata una sistemazione alle migliaia di esuli provenienti dall'Istria, dal Quarnero, dalla Dalmazia, che già lavoravano per lo Stato italiano prima di lasciare le terre di origine)[57].

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ [1]
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana. URL consultato il 20 marzo 2013.
  4. ^ La denominazione in sloveno non è ufficiale ma la minoranza linguistica è soggetta a tutela, cfr. Comune di Trieste - Statuto.
  5. ^ Dato Rete civica del Comune di Trieste al 30/12/2012
  6. ^ Lista di comuni del Friuli-Venezia Giulia per popolazione
  7. ^ Comuni del FVG per densità di popolazione
  8. ^ Comuni capoluogo di provincia - elenco per densità di popolazione
  9. ^ Autorità Portuale di Trieste
  10. ^ Atlante Enciclopedia Geografica Garzanti, Garzanti Ed., Milano 1974
  11. ^ EuroMETEO - Precipitazioni, Trieste-Porto, Italia - Medie climatiche
  12. ^ Cfr. il sito Archeologica del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
  13. ^ Geogr., V, 1, 9; VII, 5, 2
  14. ^ Gabrio De Szombathely, Un itinerario di 2000 anni nella storia di Trieste (op. cit.)
  15. ^ I secolari contatti della città con culture e lingue diverse ha facilitato tuttavia l'introduzione di alcuni termini, di origine per lo più tedesca e slovena e, in minor misura, friulana e croata (ma anche ungherese, greca, ebraica, francese e persino turca e di altre lingue) nel lessico triestino. Cfr. a tale proposito: G. Pinguentini, Dizionario storico etimologico fraseologico del dialetto triestino Trieste, Borsatti, 1954
  16. ^ Vedi pag. 10 in Guerrino Guglielmo Corbanese, Il Friuli, Trieste e l'Istria: Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del novecento, Del Bianco ed., 1999
  17. ^ Vedi pag. 162 in Luigi Carnovale, Why Italy entered into the great war, Italian-American publishing company, 1917
  18. ^ Claudio Silvestri, Dalla Redenzione al Fascismo. Trieste 1918-1922, Udine 1959, pp. 55 sg; citato in Renzo De Felice, Mussolini il rivoluzionario 1883-1920, Einaudi, Torino 1965, pag. 625.
  19. ^ Alojz Zidar,"Il popolo sloveno ricorda e accusa, Založba Lipa, Koper-Capodistria 2001"
  20. ^ F. Longo e M. Moder, Storia della Venezia Giulia 1918-1998, pag.62 (op. cit.), AA. VV., Krajevni leksikon Slovencev v Italiji , pag.194 (op. cit.), De Szombathely Gabrio, Un itinerario di 2000 anni nella storia di Trieste, pag.184 (op. cit.)
  21. ^ P.A. Quarantotti Gambini, Primavera a Trieste, Mondadori, Milano 1951
  22. ^ Marina Cattaruzza, "L'Italia e il confine orientale", Società editrice Il Mulino, Bologna, 2007, pag. 291
  23. ^ Quirinale, 9 novembre 1956
  24. ^ Raoul Pupo, Il lungo esodo. Istria: le persecuzioni, le foibe, l'esilio (pag. 227), Milano, Rizzoli, 2005, ISBN 88-17-00562-2
  25. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  26. ^ comune di Trieste, Meyers Konversationslexikon 1888
  27. ^ Legge 482 del 1999: Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche
  28. ^ Legge 38 del 2001: Norme a tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli Venezia Giulia
  29. ^ Legge regionale 16 del 2007: Norme regionali per la tutela della minoranza linguistica slovena
  30. ^ http://www.liceopetrarcats.it/sperimentazione/sitocarso/storia.htm Liceo F. Petrarca – Trieste - a.s. 2001/2002 - Il Carso tra natura e cultura
  31. ^ Janko Jež - Monumenta Frisingensia: la prima presentazione in Italia dei Monumenti letterari sloveni di Frisinga del X-XI secolo ...: con traduzione dei testi, cenni di storia del popolo sloveno e dati sugli Sloveni in Italia – Trieste: Mladika; Firenze: Vallecchi Editore, 1994 - ISBN 88-8252-024-2
  32. ^ Boris Gombač, Atlante storico dell’Adriatico orientale, Bandecchi &Vivaldi, Pontedera, 2007 - ISBN 978-88-86413-27-5
  33. ^ C. Schiffrer, "Autour de Trieste", Fasquelle Éditeurs, Parigi 1946, p.48; G. Valdevit, "Trieste. Storia di una periferia insicura", Bruno Mondadori, Milano 2004, p. 5; Angelo Vivante, Irredentismo adriatico, Firenze 1912 (ristampato 1945), p. 158-164; Carlo Schiffrer, Historic Glance at the Relations between Italians and Slavs in Venezia Giulia, Trieste 1946, p. 25-34; Pavel Stranj, Slovensko prebivalstvo Furlanije-Julijske krajine v družbeni in zgodovinski perspektivi, Trieste 1999, p. 296-302; Jean-Baptiste Duroselle, Le conflit de Trieste 1943-1954, Bruxelles 1966, p. 35-41
  34. ^ Censimento 1971
  35. ^ Silva Bon, Gli ebrei a Trieste. Identità, persecuzioni, risposte, Gorizia, Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione del Friuli-Venezia Giulia e Libreria Editrice Goriziana, 2000, pag. 29
  36. ^ Statistiche demografiche ISTAT
  37. ^ Trieste batte Aosta: è prima nella qualità della vita
  38. ^ a b IL SOLE 24 ORE
  39. ^ IL SOLE 24 ORE
  40. ^ Indagine de Il Sole 24 Ore sulla qualità della vita in Italia
  41. ^ Pagella finale - Il Sole 24 ORE
  42. ^ Graduatoria 2009 - Il Sole 24 ORE
  43. ^ Graduatoria 2010 - Il Sole 24 ORE
  44. ^ Qualità della vita 2011: - Il Sole 24 ORE
  45. ^ Qualità della vita 2012: - Il Sole 24 ORE
  46. ^ Qui di seguito si elencano i 6 parametri utilizzati da Il Sole 24 Ore per la determinazione del tenore di vita: 1) Pil pro capite; 2) depositi bancari pro capite; 3) importo medio delle pensioni; 4) consumi delle famiglie (per auto, mobili ed elettrodomestici); 5) indice Foi sul costo della vita; 6) costo delle abitazioni (Elaborazione de Il Sole 24 Ore su dati dell'Istituto Tagliacarne, ABI-Bankitalia, Istat, Inps, Findomestic, Centro Studi Sintesi ed Orizzonti Immobiliari). Cfr. Il Sole 24 Ore del 29 dicembre 2008 (Inserto: Dossier del Lunedì pag. 4)
  47. ^ La Provincia di Trieste, corrispondente sotto il profilo demografico in massima parte alla città di Trieste, aveva, secondo le ultime rilevazioni del 2007 (Il Sole 24 Ore / Istituto Tagliacarne) un Pil di Euro 28.941,25 pro capite (del 17,2% superiore alla media nazionale). Cfr. Il Sole 24 Ore del 29 dicembre 2008 (Inserto: Dossier del Lunedì pag. 4)
  48. ^ Forum Trieste 2011
  49. ^ IlSole24Ore
  50. ^ Between Agnelli and Mussolini: Ford’s unsuccessful attempt to penetrate the Italian automobile market in the interwar period, Università di MIlano-Bicocca, pag.6
  51. ^ media.ford.com Ford Timeline
  52. ^ Between Agnelli and Mussolini: Ford’s unsuccessful attempt to penetrate the Italian automobile market in the interwar period, Università di MIlano-Bicocca, pag.8, 12
  53. ^ Core Network Corridors: 1. Baltic – Adriatic Corridor, TEN-T, Unione Europea
  54. ^ Elenco aggiornato delle Rappresentanze Diplomatiche straniere in Italia
  55. ^ a b c d e ELENCO AGGIORNATO A FEBBRAIO 2011 DEI GEMELLAGGI STIPULATI DAI COMUNI DEL F.V.G.
  56. ^ Città gemellate dal sito del Comune di Graz. URL consultato il 18-09-2012.
  57. ^ [2] articolo di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella - 1861-2011 Visioni d'Italia, Corriere della Sera del 17/07/2010

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA. VV., Krajevni leksikon Slovencev v Italiji - Tržaška pokrajina, Založništvo tržaškega tiska, Trst 1990
  • Angelo Ara, Claudio Magris: Trieste. Un'identità di frontiera. Torino, Einaudi 2000 (orig. 1982). ISBN 88-06-59823-6
  • De Szombathely Gabrio, Un itinerario di 2000 anni nella storia di Trieste, Edizioni Italo Svevo Trieste 1994
  • Fabio Cusin: Appunti alla storia di Trieste. Udine, Del Bianco 1983.
  • Trieste, Austria, Italia tra Settecento e Novecento: studi in onore di Elio Apih. A cura di Marina Cattaruzza. Udine, Del Bianco 1996.
  • Marina Cattaruzza: L'Italia e il confine orientale 1866-2006. Bologna, Mulino 2007. ISBN 978-88-15-11394-8
  • Francesca Longo e Matteo Moder, Storia della Venezia Giulia 1918-1998, Baldini Castoldi Dalai Editore, Milano 2004, ISBN 88-8490-629-6
  • Beniamino Pagliaro: "Trieste, la bella addormentata". Pordenone, Edizioni Biblioteca dell'Immagine 2011. ISBN 88-6391-072-3
  • Com'è bella Trieste - Breve viaggio nella Trieste slovena, pubblicato da Založništvo tržaškega tiska - Editoriale Stampa Triestina, Trieste, 2011.
  • B.C. Novak, Trieste 1941-1954. La lotta politica, etnica e ideologica, Mursia, Milano. ISBN 978-88-425-5196-6

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]