Cattedrale di San Giusto (Trieste)

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Coordinate: 45°38′47″N 13°46′21″E / 45.646389°N 13.7725°E45.646389; 13.7725

Basilica cattedrale di San Giusto Martire
La facciata e il campanile
La facciata e il campanile
Stato Italia Italia
Regione Friuli-Venezia Giulia
Località Trieste
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Diocesi di Trieste
Consacrazione 1385
Stile architettonico romanico, gotico
Inizio costruzione 1302
Completamento 1320

1leftarrow.pngVoce principale: San Giusto (Trieste).

La basilica cattedrale di San Giusto è il principale edificio religioso cattolico della città di Trieste. Si trova sulla sommità dell'omonimo colle che domina la città.

Come viene riferito dalla maggior parte degli storici triestini, l'aspetto attuale della basilica deriva dall'unificazione delle due preesistenti chiese di Santa Maria e di quella dedicata al martire san Giusto, che vennero inglobate sotto uno stesso tetto dal vescovo Rodolfo Pedrazzani[1], da Robecco tra gli anni 1302 e 1320 per provvedere la città di una cattedrale imponente.

La prima notizia riguardante la cattedrale risale all'anno 1337, quando il campanile dell'ex chiesa di Santa Maria venne rivestito con uno spesso muro per poter sostenere il nuovo edificio. I lavori al campanile si conclusero nel 1343, ma quelli alla chiesa si protrassero praticamente fino alla fine del secolo. Il campanile in origine era più elevato, ma nel 1422 venne colpito da un fulmine e venne ridotto all'altezza attuale.

Dopo la definitiva dedizione della città all'Austria (1382), l'allora imperatore Leopoldo III nominò il primo vescovo tedesco di Trieste, Enrico de Wildenstein, che in data 27 novembre 1385 consacrò l'altare maggiore della cattedrale.

Esterno[modifica | modifica sorgente]

L'austera facciata della chiesa è arricchita da un enorme rosone di pietra carsica, elaborato sul posto da maestri scalpellini ingaggiati a Soncino, vicino a Cremona, donde proveniva il vescovo. Ne rimane un ricordo nella denominazione della via dei Soncini a Trieste.

Sia il campanile che la facciata della chiesa sono generosamente coperti con reperti del periodo romano, con i quali durante l'illuminismo probabilmente si intendeva ingentilire la pesantezza della costruzione. Il portale d'entrata fu per esempio ricavato da un antico monumento funebre. I busti in bronzo, aggiunti nel 1862 alla facciata su mensole ricavate da piedistalli romani, rappresentano tre vescovi illustri: Enea Silvio Piccolomini poi papa Pio II, Rinaldo Scarlicchio, scopritore delle reliquie venerate nella cattedrale, e Andrea Rapicio umanista del XVI secolo.

Il campanile ospita un complesso di cinque grosse campane accordate in scala di Sol maggiore. Il tozzo del campanile è del XIV secolo; una statua romanico-bizantina di San Giusto (X-XI secolo) trova posto un'edicola gotica: in una mano regge il modello della città e nell'altra la palma del martirio (la testa, di dimensioni diverse dal corpo, è di riutilizzo).[2]

Interno[modifica | modifica sorgente]

L'alabarda di Sergio nello stemma cittadino

Non ci sono molti dati sulla decorazione interna della chiesa. Nell'anno 1423 l'abside fu affrescata da Domenico Lu Domine e Antonio Baietto, noti artisti friulani, e tale rimase fino al 1843 quando fu ampliata.

Ma nei primi decenni del ventesimo secolo fu abbattuta e ricostruita. L'affresco con l'Incoronazione della Vergine venne sostituito con un mosaico che ripropone lo stesso tema.

Degli altri affreschi originali rimangono pochi reperti, il più importante dei quali è il Ciclo di san Giusto, in cinque elementi, esposto nella cappella laterale.

Nell'interno sono contenuti molti dei manufatti sacri, fra cui il Tesoro, celato dietro un'enorme grata di fattura barocca, che contiene tuttora molti oggetti di inestimabile valore, sebbene nel 1984 sia stato pesantemente saccheggiato. Esistono tuttavia pareri controversi su molti di questi oggetti, essendo evidente la loro difficile collocazione storica e geografica. Addirittura per il simbolo della città, cioè l'alabarda di san Sergio, patrono secondario della città, non è possibile definire un'origine certa né l'esatta epoca di forgiatura.

I mosaici absidali bizantini[modifica | modifica sorgente]

Le due absidi laterali (corrispondenti a quelle dei due sacelli di S. Maria e di S. Giusto) sono decorate con magnifici mosaici, opera di maestranze veneziane e costantinopolitane.

L'abside di S. Maria reca una splendida raffigurazione della Theotokos, seduta su un trono, su fondo oro, con il Bambino in braccio, affiancata da due corpulenti angeli. Si tratta di una superba esecuzione di matrice costantinopolitana della prima metà del XII secolo, probabilmente eseguita in parallelo alla schiera degli Apostoli su un prato idilliaco, posta nell'emiciclo absidale sottostante, inquadrata in una cornicetta decorata, che invece spetta, per la morbidezza dei panneggi e le affinità delle fisionomie di alcune figure con quelle della Cattedrale Ursiana di Ravenna, a un'équipe di mosaicisti veneziani, gli stessi formatisi nella scuola delle maestranze bizantine che decorarono la basilica di San Marco nell'ultimo quarto dell'XI secolo. Come in Santa Maria Assunta a Torcello, gli apostoli sono rappresentati nella serie latina, cioè con Giacomo minore e Taddeo al posto di Marco e Luca.

Nell'abside destra invece spicca il Pantocrator in trono, affiancato come in una Deesis dai santi Giusto e Servolo. Le fattezze del Cristo, slanciato, severo e nobile, collocano la stesura di questo mosaico al primo XIII secolo, ad opera di mosaicisti bizantini.

Organo[modifica | modifica sorgente]

Sull'ampia cantoria a ridosso della parete di controfacciata, si trova l'organo a canne Mascioni opus 345, costruito nel 1922 al posto di uno strumento precedente costruito da Giovanni Tonoli nel 1860 e saccheggiato di tutte le sue canne durante la prima guerra mondiale. La costruzione di un nuovo organo venne affidata all'organaro Vincenzo Mascioni che vi lavorò dal dicembre 1921 fino al novembre dell'anno successivo, quando l'opera venne inaugurata con una serie di concerti tenuti da Marco Enrico Bossi.

Nel corso del restauro necessario dopo la seconda guerra mondiale, effettuato dalla ditta Mascioni negli anni settanta, la fonica dello strumento venne adattata al gusto dell'epoca, le tastiere, originariamente due, portate a tre, le canne di facciata sostituite con altre canne nuove. Inoltre, il sistema di trasmissione fu trasformato da pneumatico in elettrico.

Attualmente (2012), l'organo ha tre tastiere di 58 note ciascuna ed una pedaliera concavo-radiale di 30. La cassa in legno neoclassica che incornicia il rosone è quella originaria.

Di seguito, la disposizione fonica dello strumento:

Prima tastiera - Positivo
Principale 4'
Ottava 2'
Duodecima 1.1/3'
Cembalo 2 file
Sesquialtera 2 file
Flauto stoppo 8'
Flauto camino 4'
Cromorno 8'
Seconda tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale I 8'
Principale II 8'
Ottava 4'
Duodecima 2.2/3'
Quintadecima 2'
Decimasettima 1.3/5'
Decimanona 1.1/3'
Vigesimaseconda 1'
Ripieno 6 file
Flauto 8'
Flauto 4'
Dulciana 8'
Voce Umana 8'
Tromba 8'
Tromba 4'
Terza tastiera - Espressivo
Principale 8'
Ottava 4'
Quintadecima 2'
Ripieno 4 file
Bordone 16'
Bordone 8'
Flauto in VIII 4'
Flauto in XII 2.2/3'
Silvestre 2'
Flauto in XVII 1.3/5'
Gamba 8'
Coro Viole 8'
Oboe 8'
Tremolo
Pedale
Contrabbasso 16'
Principale 16'
Basso 8'
Ottava 4'
Ripieno 4 file
Subbasso 16'
Bordone 8'
Tromba 16'
Tromba 8'
Trombina 4'

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ ROTTA, Daniela Climich, Il colle e la Cattedrale di San Giusto, Trieste, Edizione Italo Svevo, 2005, p. 64.
  2. ^ Friuli Venezia-Giulia, Touring Club Italiano, 2004, pag. 44.

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