Diffusione dello sloveno in Italia

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Raggruppamenti delle lingue e dei dialetti in Italia[1]

La lingua slovena in Italia viene principalmente parlata da una comunità autoctona residente lungo il confine orientale. Non ci sono dati recenti e certi sui parlanti in sloveno o dialetti sloveni in Italia; statistiche del 1974 attestavano gli utilizzatori dello sloveno a 61.000 persone[2] nel territorio del Friuli-Venezia Giulia, raccolti nella provincia di Trieste e nelle zone orientali delle province di Gorizia e Udine. La qualifica di "dialetto sloveno" qui considerata è quella derivante dalla legislazione italiana.

Diffusione[modifica | modifica sorgente]

Note storiche[modifica | modifica sorgente]

Alla fine del 700 i Franchi estesero il loro dominio anche sul Carso e la parte interna dell'Istria. Poiché tali terre erano scarsamente popolate, in quanto impervie, i Franchi e poi le autorità del Sacro Romano Impero consentirono l'insediamento degli slavi.
La Repubblica di Venezia estese
il suo dominio soprattutto sulle cittadine costiere dell'Istria e
della Dalmazia abitate da popolazioni romanizzate.
La suddivisione linguistica
nel 1880 rispecchiava la precedente divisione politica durata per oltre 1000 anni.

La diffusione dell’uso dello sloveno in alcune zone nel Nord-est dell’Italia trova la sua origine nell’Alto Medioevo; risalgono infatti già all’VIII secolo i primi documenti storici che attestano l’arrivo, dall’area balcanico-danubiana, di gruppi di popolazioni slave ed il loro insediamento nelle zone marginali della pianura friulana e delle sponde nord-orientali del Mare Adriatico, che dopo molteplici vicende storiche furono parte dello Stato italiano.

I primi territori abitati da sloveni ad entrare a far parte del territorio dello Stato italiano furono la Val Resia (slov. Rezija), le Valli del Torre (slov. Terska dolina) e le Valli del Natisone (slov. Nediške doline), nel 1866 a conclusione della terza guerra di indipendenza italiana.

Modifica del confine tra Italia e Jugoslavia e conseguenze per le popolazioni confinarie
Litorale 1.png
Nella determinazione del confine avvenuta dopo la prima guerra mondiale vennero prese in considerazione soprattutto le pretese territoriali vantate dal Regno d’Italia, al quale vennero assegnati territori abitati da circa 400.000 abitanti di lingua slovena e croata, contro i 15.000 Italiani residenti nei territori assegnati alla Jugoslavia.
Allo stesso modo, nella determinazione del confine avvenuta dopo la seconda guerra mondiale vennero prese in considerazione soprattutto le pretese territoriali vantate dalla Jugoslavia, senza consultare gli abitanti delle aree contese: alla fine della disputa, le aree assegnate all’Italia risultavano abitate da circa 60.000 Sloveni, mentre le aree assegnate alla Jugoslavia risultavano abitate da circa 300.000 Italiani, la maggioranza dei quali venne costretta ad esodare.

L’assegnazione all’Italia degli altri territori ancora oggi con una presenza di parlanti sloveno (Val Canale, Gorizia e Trieste)[3], avvenne al termine della prima guerra mondiale in base al Trattato di Rapallo (1920)[4].

Con l'avvento del fascismo (1922) nei territori annessi all'Italia venne applicata l'assimilazione culturale attraverso l'italianizzazione forzata.

  • gran parte degli impieghi pubblici furono assegnati agli appartenenti al gruppo etnico italiano;
  • nelle scuole fu vietato l'insegnamento dello sloveno in tutte le scuole della regione. Con l'introduzione della Legge n. 2185 del 1/10/1923 (Riforma scolastica Gentile), fu abolito nelle scuole l'insegnamento della lingua slovena. Nell'arco di cinque anni tutti gli insegnanti sloveni delle scuole con lingua d'insegnamento slovena, presenti sul territorio abitato da sloveni assegnati all'Italia con il trattato di Rapallo, furono sostituiti con insegnanti originari dell'Italia, e l'insegnamento impartito esclusivamente in lingua italiana;[5][6]
  • col R. Decreto N. 800 del 29 marzo 1923 furono imposti d'ufficio nomi italiani a tutte le centinaia di località dei territori assegnati all'Italia col Trattato di Rapallo, anche laddove precedentemente prive di denominazione in lingua italiana:
    così Boljun divenne Bogliuno[senza fonte],
    [...] Dolina - San Dorligo della Valle,
    [...] Dekani – Villa Decani,
    [...] Jelšane – Elsane,
    [...] Moščenice – Moschenizza,
    [...] Tinjan – Antignana,
    [...] Veprinac – Apriano, ...[7];
  • in base al Regio Decreto Legge N. 494 del 7 aprile 1926 furono italianizzati i cognomi a sloveni:
    così Adamich divenne Adami,
    [...] Dimnik - Dominici,
    [...] Klun - Coloni,
    [...] Polh - Poli, ...[8],
    .

Alla fine della seconda guerra mondiale l'Italia, senza negoziare reciprocita', riconobbe agli sloveni residenti sul suo territorio i diritti riconosciuti alle minoranze linguistiche dalla nuova costituzione repubblicana:

« La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche. »
(Art. 6 della Costituzione della Repubblica Italiana)

Provincia di Udine[modifica | modifica sorgente]

Aree caratterizzate dalla presenza di abitanti di madre lingua slovena e comuni in cui si applicano le misure di tutela della minoranza slovena, a norma dell'art. 4 della legge 23-02-2001, n. 38
Fonte: Decreto del Presidente della Repubblica 12 settembre 2007 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 276 del 27 novembre 2007)

I cittadini italiani di lingua slovena della provincia di Udine sono suddivisi in tre comunità autoctone, ognuna con specificità proprie.

La maggior parte è compresa nella Slavia friulana, dove si parlano i dialetti sloveni detti del Natisone (nadiški) e del Torre (terski). Essa comprende i comuni di Lusevera, Taipana, Pulfero, Savogna, Grimacco, Drenchia, San Pietro al Natisone, San Leonardo, Stregna e le frazioni montane dei comuni di Nimis, Attimis, Faedis, Torreano e Prepotto. L’arrivo delle popolazioni slave sulle sponde del fiume Natisone iniziato già nel VII secolo è documentato dallo storico Paolo Diacono[9]. Gli slavi si stabilirono in queste zone già in epoca longobarda, tanto che fu proprio il potere longobardo ad accogliere i primi coloni e ad imporre il confine orientale tra popolazione romanza e slava, quasi coincidente al limite naturale esistente tra la pianura (romanza) e il territorio montuoso delle prealpi (slavo)[10].

Gli abitanti di Resia parlano un dialetto sloveno arcaico (il resiano) che viene percepito da molti parlanti, che hanno sviluppato una propria peculiare identità etno-linguistica, come idioma a sé stante.

I parlanti sloveno della Val Canale vivono nei comuni di Malborghetto-Valbruna (frazioni Valbruna, Bagni di Lusnizza, Santa Caterina, Ugovizza), Pontebba (frazione Laglesie San Leopoldo), a Tarvisio (frazioni Camporosso, Cave del Predil, Fusine in Valromana). Storicamente hanno fatto parte, fino al 1918, della Carinzia e della Carniola (frazione tarvisiana di Fusine in Valromana) e sono l'unica comunità slovena della provincia di Udine che ha storicamente goduto di un sistema scolastico in lingua slovena.

In base al censimento del 1921 gli Sloveni in provincia di Udine erano circa 34.000.[11]

Comuni a maggioranza slavofona nella provincia di Udine:

Provincia di Gorizia[modifica | modifica sorgente]

Le origini del nome

Il nome italiano Gorizia deriva dal sostantivo slavo gorica (leggi gorìza), diminutivo di gora (monte), e significa collina.[12] Si tratta di un toponimo slavo comune in Friuli - es. Goricizza (frazione di Codroipo, UD), Gorizzo (frazione di Camino al Tagliamento, UD), ecc. - che probabilmente sta ad indicare il ripopolamento della zona ad opera di genti slave dopo le devastanti incursioni degli Ungari (IX secolo).

Il nome di Gorizia compare per la prima volta nell'anno 1001, in una donazione imperiale che Ottone III fece redigere a Ravenna, mediante la quale egli cedeva il castello di Salcano e la villa denominata Goriza (medietatem predii Solikano et Gorza nuncupatum), a Giovanni, patriarca di Aquileia, ed a Guariento, conte del Friuli. La località è ricordata successivamente nel 1015 (medietatem unius villae que sclavonica lingua vocatur Goriza).

Comunità di lingua slovena sono presenti anche nei centri industriali della Bisiacaria.

In base ai dati del censimento del 1910, nell'area compresa nell'attuale provincia di Gorizia risiedevano circa 20.000 Sloveni, di cui circa 11.000 nella città di Gorizia, che in quel tempo contava circa 31.000 abitanti.[11][13]

Lo sloveno standard è parlato da parte della minoranza di lingua slovena della città di Gorizia e in alcune zone dei comuni di Monfalcone, di Ronchi dei Legionari e di Sagrado, mentre nei comuni di San Floriano del Collio, Savogna d'Isonzo, Doberdò del Lago e nelle frazioni di Oslavia, Piuma, Groina e Sant' Andrea lo sloveno è la lingua parlata dalla maggior parte della popolazione. Nel comune di San Floriano del Collio e in alcune frazioni di Cormons, Dolegna del Collio e Gorizia (Podgora/Piedimonte) è diffusa la variante detta dialetto del Collio (briško narečje), mentre nei comuni del Carso goriziano e nei sobborghi meridionali di Gorizia si parla il dialetto carsico (kraško narečje).

Comuni a maggioranza di lingua slovena nella provincia di Gorizia:

Provincia di Trieste[modifica | modifica sorgente]

Un ufficio del comune di Trieste.

In provincia di Trieste, dove risiede la comunità di lingua slovena più numerosa[14] della regione, lo sloveno è parlato, dagli appartenenti della minoranza, su quasi tutto il territorio della provincia, tranne che nel centro abitato di Muggia ed in alcune sue frazioni. Nel comune di Trieste lo sloveno è minoritario in città, ma maggioritario in alcuni sobborghi periferici e nelle frazioni dell'entroterra carsico.

Gli antenati slavi degli attuali appartenenti alla minoranza slovena iniziarono a stabilirsi nelle aree disabitate nei dintorni della città di Trieste già all'epoca di Carlo Magno[15][16], come risulta documentato dal Placito del Risano[17][18] formulato nell'804 presso il fiume Risano a soli 12 km a sud di Trieste.

In base ai dati del censimento del 1910, nell'area compresa dall'attuale provincia di Trieste risiedevano circa 69.000 Sloveni, di cui circa 56.000 nel comune di Trieste, che in quel tempo contava circa 230.000 abitanti[11][13]

Nelle zone rurali del comune di Muggia, nella maggior parte delle frazioni del comune di Dolina-San Dorligo della Valle e in alcuni rioni periferici di Trieste è diffuso il dialetto istriano-variante di Risano. Nei comuni di Monrupino, Sgonico e in alcune frazioni di Dolina-San Dorligo della Valle è diffuso il dialetto carniolino centrale (notranjsko narečje). Lo sloveno è diffuso come dialetto carsico (kraško narečje) anche su tutto il territorio del comune di Duino-Aurisina (ad esclusione della frazione Villaggio del Pescatore), dove però è minoritario rispetto all'italiano.

Comuni a maggioranza di lingua slovena nella provincia di Trieste:

La Chiesa[modifica | modifica sorgente]

La Chiesa usa la lingua slovena nella liturgia ovunque vi sia un numero sufficiente di fedeli sloveni. Nelle diocesi di Trieste e di Gorizia vi sono due vicari episcopali per gli sloveni ed i fedeli sloveni sono organizzati in modo autonomo. Il clero è attivamente impegnato nell’affermazione della convivenza tra la popolazione italiana e quella slovena[19]

I dialetti[modifica | modifica sorgente]

Area di diffusione della lingua slovena e delle sue varietà dialettali in Slovenia, Austria, Italia, Croazia e Ungheria[senza fonte]

██ Area di utilizzo dei dialetti appartenenti al gruppo dialettale carinziano

██ Area di utilizzo dei dialetti appartenenti al gruppo dialettale litoraneo nell'ambito dei principali gruppi dialettali sloveni[20]
1 – Dialetto istriano

Lo sloveno in Italia è rappresentato da vari dialetti; tutti questi, tranne il resiano, si estendono anche dall'altra parte del confine con la Slovenia (e, nel caso del dialetto del Gailtal, anche in Austria):

Tranne il penultimo, che fa parte del gruppo dei dialetti carinziani, tutti gli altri fanno parte del gruppo dei dialetti del Litorale (primorska narečna skupina).

Quanto al resiano tanto i linguisti che i poteri politici e l'opinione pubblica non sono concordi riguardo al suo status: alcuni lo considerano parte integrante del gruppo dialettale litoraneo, altri parlano di un dialetto di transizione tra i gruppi litoraneo e carinziano, altri ancora sostengono la sua peculiarità nell'ambito della famiglia linguistica slovena; taluni, infine, sostengono invece si tratti di un idioma a sé stante, sebbene simile allo sloveno[senza fonte]. Il Resiano ha mantenuto infatti degli arcaismi non più esistenti negli altri dialetti sloveni, quale ad esempio il tempo verbale aoristo, e presenta un sistema fonetico del tutto peculiare, con ben quattro varianti locali della dizione. La popolazione parlante, inoltre, secondo alcuni istigata da decenni di propaganda[senza fonte], sembra propendere ampiamente per un'identificazione indipendente dallo sloveno.

Sloveno standard e dialetti sloveni[modifica | modifica sorgente]

Il frazionamento della minoranza in Italia, come anche la diversa appartenenza statale, rendono problematica (nonché in più di qualche caso dichiaratamente avversata) l'adozione dello standard letterario sloveno come lingua comune per l'insieme delle comunità: mentre infatti gli slovenofoni di Trieste e di Gorizia si riconoscono pienamente nella lingua e nelle tradizioni culturali della vicina Slovenia - alle quali hanno dato anzi un contributo storicamente significativo -, i gruppi della provincia di Udine (Slavia friulana) tendono in genere a porre l'accento sulla differenza dei loro dialetti dallo standard sloveno, per sottolineare la loro peculiarità storica e culturale. Ciò deriva anche dal fatto che, a differenza degli sloveni della provincia di Trieste e Gorizia che hanno avuto scuole pubbliche con lo sloveno standard come lingua d'insegnamento dai tempi dell'Impero asburgico, gli sloveni della provincia di Udine non hanno mai avuto la possibilità di un contatto costante con la lingua letteraria slovena nonostante le promesse del Regno d'Italia. La loro variante dello sloveno è quindi rimasta sul livello di lingua orale, creando un diffuso fenomeno di diglossia, che aveva caratterizzato a lungo anche gli sloveni dell'Oltremura.

La peculiarità del resiano ha inoltre indotto alla creazione di una propria standardizzazione ortografica che si è andata diffondendo negli ultimi due decenni. All'inizio del 2007 il consiglio comunale di Resia ha però approvato una risoluzione che afferma la volontà del comune di essere inserito nel territorio dove sarà vigente la legge di tutela della minoranza slovena[21], benché resti aperta la polemica soprattutto interna sulla questione dell'uso del Resiano scritto nel sistema educativo e amministrativo in luogo dello Sloveno, e sull'opportunità di sostenere la richiesta di un diverso riconoscimento per questo idioma da parte dello Stato italiano.

È difficile fare chiarezza sulle posizioni contrastanti che vengono prese nel dibattito anche perché sul territorio della tutela culturale le polemiche vengono alimentate anche da posizioni politiche e ideologiche in buona parte provenienti dall'esterno: in particolare se da un lato gran parte dell'associazionismo sloveno e tutte le correnti filo-slovene spingono per una comune identificazione slovena di tutti i cittadini italiani di lingua slovena del Friuli-Venezia Giulia e per l'adozione dello sloveno standard da parte di tutte le comunità, d'altro canto gran parte della politica italiana e anche friulana, e tutto il nazionalismo italiano, ivi comprese le associazioni segrete che hanno svolto un rilevante ruolo nella storia locale del XX secolo[22], sono contrari all'identificazione slovena e spingono invece per un'esaltazione delle differenze locali, culturali e storiche, e pertanto per un maggiore riconoscimento delle differenze in particolare dei Resiani e degli abitanti della Benecia. Il dibattito attuale è in tutti i casi piuttosto acceso e vario, tanto da essere difficile riportare completamente tutte le posizioni presenti.

Scolarizzazione in lingua slovena[modifica | modifica sorgente]

Una scuola elementare in lingua slovena in provincia di Trieste.

Sotto la monarchia d'Austria-Ungheria grazie al regime federale dello Stato l'idioma sloveno ha trovato una sua collocazione scolastica, mentre le terre che scelsero tramite il referendum del 1866 di passare sotto il regno d'Italia non fruirono di questa opportunità. Già nella seconda metà del Settecento, Maria Teresa d'Austria e successivamente Giuseppe II e Leopoldo II, furono tre imperatori illuminati che promossero la scolarizzazione di massa in tutto il loro Impero. In seguito alle riforme costituzionali degli anni sessanta dell'Ottocento, la scolarizzazione elementare nella parte austriaca della duplice monarchia venne a dipendere dalle amministrazioni comunali. Per gli sloveni del Goriziano e del Carso ciò significò una scolarizzazione nella lingua slovena standard, mentre a Trieste (in quanto prevalentemente italiana), ed anche in parte dell'Istria dove sia le amministrazioni comunali sia l'istruzione erano italiane, vennero fondate, già dalla seconda metà dell'Ottocento, varie scuole private slovene, dirette dalla "Società SS. Cirilio e Metodio" (Cirilmetodova družba). Questo, insieme alla diffusione delle attività culturali di stampo popolare, ha permesso agli sloveni austroungarici di imparare a leggere e scrivere nello sloveno standard. Dopo l'assegnazione al Regno d'Italia del Litorale austriaco avvenuta in base al trattato di Rapallo (1920) gli sloveni ivi residenti persero la possibilità di studiare la propria madrelingua dai banchi di scuola. In seguito all'applicazione della Legge n. 2185 del 1/10/1923 (Riforma scolastica Gentile), solo nell'area comprendente le attuali provincie di Gorizia e Trieste furono abolite tutte le scuole con lingua di insegnamento slovena (oltre 60)[23][24]. Fu solo dopo la seconda guerra mondiale che gli sloveni riottennero il diritto di frequentare la scuola dell'obbligo nella propria lingua madre, in base alla Legge n. 1012 del 19/07/1961[25]. In territorio Italiano va ricordato monsignor Ivan Trinko[26] appassionato diffusore della cultura slovena che si oppose alle proibizioni del regime fascista all'uso dello sloveno locale nelle chiese. Questo oltre alla diversa storia delle terre del Natisone rispetto a quelle slovene contribuì ad un senso di appartenenza diverso degli Italiani di lingua slava della provincia di Udine dagli sloveni della provincia di Gorizia e Trieste. Tuttavia i rapporti economici, parentali (i tanti matrimoni) e culturali tra le genti delle vallate confinarie (italiane e slovene) lungo il confine della provincia di Udine, sono sempre stati, nei secoli, molto forti.[senza fonte]

Da oltre 20 anni esiste, a S. Pietro al Natisone nella Slavia friulana, una scuola pubblica bilingue molto frequentata dai ragazzi della vallata e finanziata dallo Stato italiano. La scuola media di primo grado, richiesta da diversi anni, è stata inaugurata il 12 settembre 2007[27].

Lo status dello sloveno in Italia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bilinguismo amministrativo in Italia.
Carta d'identità bilingue.

Nella provincia di Trieste e in quella di Gorizia funzionano, dal primo dopoguerra, scuole statali con lo sloveno come lingua d'insegnamento.

Con la legge n. 38 del 23 febbraio 2001 è stato costituito il "Comitato istituzionale paritetico per i problemi della minoranza slovena" con sede a Trieste, si è provveduto a tracciare un elenco dei comuni abitati dalla minoranza, estendendo alle Valli del Natisone le norme di tutela, riconoscendo come scuole statali gli istituti bilingui privati. Nel 2007 è stato aperto nel centro di Trieste lo Sportello unico statale per gli Sloveni[28], al fine di consentire alla comunità di utilizzare la propria lingua materna nei rapporti con le istituzioni pubbliche.

Le associazioni di lingua slovena sono quasi tutte inquadrate nell'Unione Culturale Economica Slovena (SKGZ - Slovenska kulturno gospodarska zveza) e nella Confederazione delle Organizzazioni Slovene (SSO - Svet slovenskih organizacij), che a loro volta hanno dato vita al Coordinamento delle minoranze slovene in Italia, Austria, Ungheria e Croazia (SLOMAK - "Slovenska manjšinska koordinacija"). A Trieste esiste anche l'Istituto Sloveno delle Ricerche (SLORI - Slovenski raziskovalni inštitut). Nella stessa città viene stampato, dal 1945, il quotidiano Primorski dnevnik, redatto completamente in lingua slovena. Dalla sede regionale RAI vanno inoltre in onda numerose trasmissioni radiofoniche e televisive in lingua slovena. Le comunità slovene di Gorizia e Trieste hanno inoltre la possibilità di ascoltare i canali radiofonici e televisivi della vicina Slovenia, con la quale hanno mantenuto intensi e stretti contatti culturali che si sono rafforzati dopo la proclamazione dell'indipendenza del paese nel 1991.

Da decenni, lo sloveno è utilizzato come lingua coufficiale in diversi comuni della provincia di Trieste e del Goriziano, con tutti i documenti redatti in forma bilingue. Lo sloveno standard viene utilizzato anche in alcuni comuni delle Valli del Natisone (provincia di Udine), pur se sporadicamente, per via delle già citate resistenze di parte della popolazione locale ad identificare il proprio dialetto con la lingua slovena ufficiale.

Riferimenti normativi[modifica | modifica sorgente]

Nei comuni in cui vige la tutela della comunità slovena[29] è consentita l'esposizione della bandiera slovena accanto a quella italiana, europea e regionale[30].

Comuni tutelati[modifica | modifica sorgente]

Elenco dei comuni in cui vige la tutela della comunità slovena (legge n. 38 del 2001, approvato da decreto del presidente della Repubblica il 12 settembre 2007[31])

Comune Provincia
Attimis Provincia di Udine
Cividale del Friuli* Provincia di Udine
Cormons Provincia di Gorizia
Doberdò del Lago Provincia di Gorizia
Drenchia Provincia di Udine
Duino-Aurisina Provincia di Trieste
Faedis** Provincia di Udine
Gorizia* Provincia di Gorizia
Grimacco Provincia di Udine
Lusevera Provincia di Udine
Malborghetto-Valbruna Provincia di Udine
Monfalcone Provincia di Gorizia
Monrupino Provincia di Trieste
Muggia Provincia di Trieste
Nimis*** Provincia di Udine
Prepotto Provincia di Udine
Pulfero Provincia di Udine
Resia Provincia di Udine
Ronchi dei Legionari Provincia di Gorizia
San Floriano del Collio Provincia di Gorizia
Sagrado Provincia di Gorizia
San Dorligo della Valle Provincia di Trieste
San Leonardo Provincia di Udine
San Pietro al Natisone Provincia di Udine
Savogna Provincia di Udine
Savogna d'Isonzo Provincia di Gorizia
Sgonico Provincia di Trieste
Stregna Provincia di Udine
Taipana Provincia di Udine
Tarvisio Provincia di Udine
Torreano Provincia di Udine
Trieste* Provincia di Trieste
* Nelle aree centrali di Trieste e Gorizia e nel comune di Cividale i servizi alla minoranza vengono garantiti solo da uffici dedicati. Non si applica inoltre il bilinguismo visivo.
** Solo le seguenti frazioni e località: Canebola, Valle, Clap, Costalunga, Costapiana, Pedrosa, Stremiz e Gradischiutta
*** Solo la frazione di Cergneu

Personaggi celebri[modifica | modifica sorgente]

Tra i cittadini italiani di lingua slovena ricordiamo:

  • Tra gli italiani celebri con ascendenze slovene, non identificabili con la comunità slovena del Friuli-Venezia Giulia, ricordiamo:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Studio dell'Università di Padova. URL consultato il 6-8-2009.
  2. ^ Raoul Pupo, Il Lungo esodo, Rizzoli, Milano, 2005, pag. 304 ISBN 88-17-00562-2
  3. ^ Carta linguistica del Littorale Austro Illirico giusta le statistiche ufficiali dei singoli comuni e località (31 dicembre 1900), Istituto Geografico De Agostini, Novara; riportata in: Sandi Volk, Esuli a Trieste, Edizioni Kappa Vu, Udine, 2004
  4. ^ Bojan Brezigar, Tra le Alpi e l’Adriatico - Gli Sloveni nell’Unione Europea, pg.7, Centro d’Informazione di Bruxelles - Ufficio Europeo per le Lingue Meno Diffuse, 1996, ISBN 90-74851-30-4
  5. ^ Pavel Strajn, La comunità sommersa – Gli Sloveni in Italia dalla A alla Ž, - Editoriale Stampa Triestina, Trieste 1992
  6. ^ Boris Gombač, Atlante storico dell'Adriatico orientale (op. cit.)
  7. ^ Paolo Parovel, L'identità cancellata, Eugenio Parovel Editore, Trieste 1986
  8. ^ Paolo Parovel, L'identità cancellata, Eugenio Parovel Editore, Trieste 1985
  9. ^ Paolo Diacono, Historia Langobardorum, libro V
  10. ^ it.wikipedia.org/wiki/Pulfero
  11. ^ a b c Boris Gombač, Atlante storico dell'Adriatico orientale, op.cit.
  12. ^ "Il castello di Gorizia", Sergio Tavano, Libreria Adamo, 1978
  13. ^ a b Paolo Parovel, L'identità cancellata, op.cit.
  14. ^ Raoul Pupo, Il Lungo esodo, pag.304, Rizzoli, Milano, 2005, pag. 304 ISBN 88-17-00562-2
  15. ^ Janko Jež - Monumenta Frisingensia: la prima presentazione in Italia dei Monumenti letterari sloveni di Frisinga del X-XI secolo...: con traduzione dei testi, cenni di storia del popolo sloveno e dati sugli Sloveni in Italia – Trieste: Mladika; Firenze: Vallecchi Editore, 1994 - ISBN 88-8252-024-2
  16. ^ Boris Gombač, Atlante storico dell’Adriatico orientale, Bandecchi &Vivaldi, Pontedera, 2007 - ISBN 978-88-86413-27-5
  17. ^ Storia - Istria - MEDIOEVO: Il placito di Risano Centro di Documentazione Multimediale delle Cultura Giuliana Istriana Fiumana Dalmata: Medievale – Il Placito di Risano
  18. ^ Storia Liceo F. Petrarca – Trieste – a.s. 2001/2002: Il Carso tra natura e Cultura
  19. ^ Bojan Brezigar, Tra le Alpi e l’Adriatico - Gli Sloveni nell’Unione Europea, pg.21, Centro d’Informazione di Bruxelles - Ufficio Europeo per le Lingue Meno Diffuse, 1996, ISBN 90-74851-30-4].
  20. ^ Inštitut za slovenski jezik Frana Ramovša
  21. ^ *** NORMATTIVA ***
  22. ^ Alle Origini della Gladio « Dott. Faustino Nazzi
  23. ^ Pavel Strajn, La comunità sommersa – Gli Sloveni in Italia dalla A alla Ž, pagine 173 e 174, ZTT - Editoriale Stampa Triestina, Trieste 1992
  24. ^ Slovenska manjšina v Italiji - Wikipedija, prosta enciklopedija
  25. ^ http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1961-07-19;1012 Legge n. 1012 del 19 luglio 1961: Disciplina delle istituzioni scolastiche nella provincia di Gorizia e nel Territorio di Trieste
  26. ^ http://www.lintver.it/storia-vicendestoriche-cittadinanzachiese.htm
  27. ^ Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia - la giunta regionale
  28. ^ SUSS, Annuncio dell'attuazione della norma
  29. ^ Legge n. 38 del 2001: Norme a tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli Venezia Giulia
  30. ^ Legge regionale n. 27 del 2001: Adozione e disposizioni per l’ uso ed esposizione della bandiera della Regione Friuli Venezia Giulia, nonché per quelle della Repubblica italiana, dell’Unione europea, e delle comunità di riferimento dei gruppi linguistici della Regione
  31. ^ Elenco del Ministero dell'Interno
  32. ^ Carteggio scazonte: corrispondenza tra Alojz Rebula e Manlio Cecovini" Province: Trieste, 2001

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA.VV., Krajevni leksikon Slovencev v Italiji - Goriška pokrajina (Trieste - Dunio: KLSI, 1995).
  • AA.VV, Krajevni leksikon Slovencev v Italiji - Tržaška pokrajina (Trieste: Založništvo tržaškega tiska, 1990).
  • Boris Gombač, Atlante storico dell'Adriatico orientale, Bandecchi & Vivaldi Editori, Pontedera 2007.
  • Joachim Hösler, Slovenia: storia di una giovane identità europea (Trieste: Beit, 2008).
  • Milica Kacin-Wohinc & Jože Pirjevec, Storia degli Sloveni in Italia (Venezia: Marsilio, 1998).
  • Paolo Parovel, L'identità cancellata, Eugenio Parovel Editore, Trieste 1985.
  • Vida Valenčič, Botta e risposta sugli sloveni in Italia (Trieste: SLORI Istituto sloveno di ricerche, 2003).
  • Marta Verginella, Il confine degli altri: La questione giuliana e la memoria slovena (Roma: Donzelli, 2008).
  • Marta Verginella, Sandi Volk, Katja Colja, Storia e memoria degli sloveni del Litorale (Trieste: Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli-Venezia Giulia, 1994).

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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